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Referendum dal #Ciaone alla vittoria di Pirro!

Vota-QualunquementeOltre 15,5 milioni di italiani hanno disatteso l’invito del Premier Renzi di recarsi al mare e di questo 32,1% del corpo elettorale l’85,8% (pari a 13.334.764 milioni di persone) ha votato SI.
Non è stato raggiunto il quorum necessario per rendere valido il Referendum ma a mente fredda, oggi si può dire che sarebbe stato difficile il contrario, non fosse altro per il fatto che:
– si è votato in una sola giornata
– il Governo non ha voluto accorparlo alle amministrative di giugno
– vi è stata una totale disinformazione da parte dei media e del servizio pubblico RAI verso questo appuntamento referendario.
Dalle rilevazioni fornite dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni), giusto per capire il livello di disinformazione che ha accompagnato questo Referendum, nel periodo 4-10 aprile 2016 i TG di RAI 1 hanno dedicato in totale all’argomento del quesito referendario in sette giorni solo 13 minuti e 28 secondi (meno di 2 minuti al giorno tra tutti i TG mandati in onda nell’arco dell’intera giornata).
Che dire poi del giornalista Gerardo Greco (conduce su RAI 3 il programma Agorà) che durante la puntata del 6 aprile, presente in collegamento Michele Emiliano presidente PD della Regione Puglia (uno dei principali promotori del referendum) ha affermato che: “si vota soltanto in alcune regioni, in otto mi sembra” e dopo la precisazione di Emiliano sul fatto che si trattava di un voto nazionale ha continuato così: ”si vota dappertutto in Italia, ma ovviamente sono interessate soltanto le regioni che lo hanno promosso… se io vivo in Valle d’Aosta delle trivellazioni in adriatico diciamo che poco mi interessa” (per la cronaca in Valle d’Aosta sono andati a votare il 34,02% dei cittadini, al pari di regioni come l’Emilia Romagna o le Marche).
Che sia stato un Referendum anomalo gli osservatori più attenti lo hanno capito e non poteva essere diversamente dal comportamento del Presidente della Repubblica che si è recato a votare intorno alle 20,30, quando al contrario i suoi predecessori (tranne una volta Scalfaro) in passato si sono presentati al seggio sempre di buon mattino; non bisogna essere degli esperti di comunicazione per capire che il modus operandi di Mattarella ha di fatto precluso l’eventuale effetto traino che avrebbe potuto avere la notizia del voto del Presidente nei TG delle ore 13.
Mattarella ha scelto di non voler dare un significato politico al quesito referendario, ma nella realtà già nel corso della giornata si è capito (grazie agli interventi fuori luogo di alcuni esponenti della segreteria del PD) che il Referendum era per il PD l’ennesima conta interna tra Renzi e la minoranza del suo partito.
La conferma di tutto ciò è venuta alle 23.08 quando il Premier Renzi da Palazzo Chigi ha commentato l’esito del Referendum rivolgendosi quasi esclusivamente a “quei pochi, pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione che hanno voluto cavalcare un referendum per esigenze personali politiche”.
Nel suo discorso farcito di tante baggianate degne del miglior “la qualunque” il Premier Renzi si è scagliato contro “una parte della classe dirigente di questo Paese che si mostra autoreferenziale: vivono su Twitter e Facebook. Ma l’Italia è molto più grande, fuori dalle telecamere c’è un Paese che chiede concretezza” e ancora “Per settimane autorevoli ospiti si sono chiusi nei talk show, hanno teorizzato spallate, hanno ipotizzato crolli”.
Non ho avuto il piacere di poter esprimere con un voto la legittimazione della carica che ricopre il Premier Renzi, ma sentito il discorso di ieri sera sono sempre più convinto che Renzi stia usando la sua carica per fare pulizia all’interno del suo partito e francamente trovo irrispettoso verso i cittadini che un Premier vada in conferenza stampa dopo l’esito di un Referendum per fare la lista dei cattivi tra i Presidenti di Regione del suo partito, quasi fosse l’ennesima resa dei conti all’interno del PD.
Che Renzi non sia credibile, lo si capisce dalla boutade di scagliarsi contro chi sta tutto il giorno su Twitter e Facebook, che detto da uno che sui social ha lanciato addirittura l’hastag #MatteoRispode con tanto di diretta in contemporanea su entrambi i social, sa un po’ di presa in giro!
Che dire poi del comportamento dell’onorevole Ernesto Carbone che a votazione aperta alle 15.12 ha sentito il bisogno di salutare quanti avevano esercitato il loro diritto di voto o stavano per farlo con il seguente tweet: “Prima dicevano quorum. Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare. #ciaone”, per la cronaca questo personaggio fa parte della I Commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati oltre che essere un componente della segreteria del PD.
Qualche ora prima il vicesegretario del PD Lorenzo Guerini, appena resi noti i dati del Ministero in merito all’affluenza delle 12 se ne è uscito con questa dichiarazione: : “I dati che ci giungono dalla Rete del Pd che segue l’andamento dell’affluenza ai seggi sono in linea, anzi direi addirittura meglio, con le nostre aspettative. Aspettiamo chiaramente i dati ufficiali del Viminale, ma per quanto è in nostro possesso lo possiamo fare con assoluta serenità. Comunque per una valutazione complessiva del risultato parlerà a urne chiuse il nostro segretario”.
Non poteva mancare per chiudere al meglio le esternazione dei dirigenti del PD il tweet della ministra Boschi che alle 23.51 scrive: “Questo Governo è più forte dei sondaggi, dei talk e delle polemiche #avantitutta” che scritto da lei che nel Porta a Porta di martedì 5 aprile ha avuto come ospite nientemeno che Bruno Vespa è tutto dire!
Quasi mai nell’immediatezza dell’esito elettorale si ha la prontezza di passare sotto la lente d’ingrandimento il responso che viene dalle urne e talvolta ci si limita a prendere per buone alcune dichiarazioni rilasciate a caldo dai leader dei vari partiti, una su tutte quella di Renzi che in conferenza stampa ha parlato dei lavoratori delle piattaforme come i veri vincitori di questa consultazione popolare, invitando a brindare con le donne e gli uomini di Ravenna (un territorio che si è sempre distinto per affluenza) dove si è registrato un dato al di sotto della media nazionale.
A bocce ferme andando a vedere i dati delle Elezioni Regionali in Emilia Romagna del 23 novembre 2014 si scopre che in provincia di Ravenna :
– su 303.931 elettori sono andati a votare in 125.284 pari al 41,31%
– la lista del PD ha ottenuto 56.420 voti
Mentre per il Referendum di ieri è successo che:
– su 294.249 elettori sono andati a votare in 84.131 pari al 28,59%
– hanno votato SI 58.532 persone (70,60%) e NO 24.298 (29,40%)
Non è difficile ipotizzare che coloro che hanno votato SI sono +2.100 rispetto a quanti votarono PD nel 2014.
Se poi si vanno a guardare i dati della Camera del 2013 e delle Europee del 25 maggio 2014 si scopre che:
– nel 2013 alla Camera su 46.905.154 elettori sono andati a votare in 35.270.926 pari al 75,20%
– nel 2104 alle Europee su 49.256.169 elettori sono andati a votare in 29.908.004 pari al 58,69%
– la lista del PD ha ottenuto 8.646.034 voti pari al 25,43 alla Camera 2013
– la lista del PD ha ottenuto 11.172.861 voti pari al 40,82% alle Europee 2014
Mentre per il Referendum di ieri:
– su 50.675.406 elettori sono andati a votare in 15.806.788 pari al 31,19%
– hanno votato SI 13.334.764 elettori che sono quasi 5 milioni di voti in più rispetto ai voti del PD del 2013 e 2,2 milioni in più rispetto a quelli del 2014.
Considerato che per il referendum costituzionale previsto per il prossimo mese di ottobre non sarà richiesto il quorum credo che il risultato di ieri possa essere considerato per Renzi & company una vittoria di Pirro, perché se è vero che il referendum non è passato è altrettanto vero che su un tema non del tutto accattivante le opposizioni hanno saputo mettere in fila oltre 13 milioni di #staiserenomatteo ai quali mi auguro si aggiungeranno anche quelli di quanti quotidianamente si lamentano che l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!
La prossima volta non ci saranno alibi, tutti quanti avremo ben chiaro il motivo per cui saremo chiamati alle urne: dare il nostro voto a Renzi o mandarlo a casa!

Referendum-Ernesto-Carbone

Referendum-Maria-Elena-Boschi

Referendum-Renzi-twitter

Attenti a quei due! Per loro il Referendum è una bufala

Referendum-Vota-SI-24Certo che noi italiani siamo proprio fortunati ad avere un Presidente del Consiglio, il Premier Renzi, che bolla come una “Bufala” il Referendum del 16 aprile e un ex Presidente della Repubblica (ora “emerito”) che rincara la dose definendolo “un’iniziativa pretestuosa” invitando di fatto gli italiani a non andare a votare!
Sarebbe troppo facile liquidare le esternazioni dei due compagni di cordata, che buttarono giù dal burrone il buon Letta, come le dichiarazioni di due politici non interessati al quesito referendario, e no!
Renzi al di là della sua carica di segretario del PD è il Presidente del Consiglio, il capo di quel governo che sta governando il paese ed è inaccettabile che un capo di governo inviti il popolo a disertare le urne, mentre al contrario il Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi invita ad andare a votare.
Napolitano da par suo non è una novità che consideri il ricorso al voto popolare un rischio, del resto nel corso del suo mandato ha sempre preferito ricercare accordi di Palazzo con i quali ha di fatto imposto scelte politiche che andavano ben oltre i suoi compiti istituzionali, per cui oggi da lui ci si aspettava più che un accorato appello a non andare a votare una serena autocritica sugli esiti a cui ha portato la sua presidenza; credo comunque che quest’ultima esternazione del “Presidente emerito” possa considerarsi una sorta di mesto commiato dalla vita politica.
La consultazione popolare di domenica costerà alle casse dello Stato dai 350 ai 400 milioni di euro (a Milano la macchina organizzativa costerà quasi 5 milioni, mentre per Roma ci vorranno non meno di 17 milioni) e gli uomini che rappresentano le istituzioni che fanno? Invitano gli italiani a non andare a votare!
Il segretario del PD Renzi, dimentica o meglio fa finta di non ricordare che il Referendum di domenica è l’unico rimasto in campo dei sei quesiti referendari sulla ricerca e l’estrazione degli idrocarburi in Italia promossi nel 2015 da dieci consigli regionali (Abruzzo, Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna,Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) di cui ben otto governati dal centro sinistra. L’Abruzzo si è poi ritirato dalla lista dei promotori.
Renzi invita a non andare a votare ma i Giovani Democratici di Basilicata, Puglia, Abruzzo, Calabria e Molise fanno cartello insieme e invitano alla partecipazione per un’Italia che guarda avanti!
Il Premier e il suo cerchio magico si affannano a ricordare che l’astensione è comportamento legittimo, e lo fa pure la vice segretaria del PD Serracchiani che il 21 gennaio 2012 postava un twitter che recitava:Oggi a Monopoli ho partecipato alla manifestazione per la difesa del mare Adriatico dai rischi delle trivellazioni petrolifere”.
Sarebbe troppo facile tirare in ballo la recentissima vicenda di “trivellopoli” che ha visto come protagonista l’ex ministra Guidi e il suo compagno per avere un motivo in più per andare a votare domenica, ma credo che quel twitter di quattro anni fa della Serracchiani, oggi totalmente sconfessato sia molto di più che un invito ad andare a votare SI.

Spray Corpo Profumati

Serrachiani-twitter-Monopoli

Bere latte italiano diventa quasi un lusso!

Io-Bevo-latte-italiano-1In questi giorni è scoppiato il caso che ha visto contrapposti la Cooperativa dei produttori di Latte della Valpolcevera e la Parmalat, partecipata del gruppo Lactalis.
Motivo del contendere la decisione da parte di Lactalis di non rinnovare il contratto con gli allevatori liguri ai quali in fase di rinnovo ha offerto 25 centesimi al litro, una cifra inidonea a coprire i costi di produzione che si aggirano intorno ai 36/40 centesimi al litro a cui vanno aggiunti i costi di trasporto ( circa 9/10 centesimi al litro).
Fortunatamente, grazie alla mediazione della Coldiretti Liguria e al tempestivo intervento dell’assessorato all’Agricoltura di Regione Liguria si è riusciti a trovare un accordo in tempi brevi con il Gruppo Caseario Pugliese-Conrado, di Lauriano, in provincia di Torino che assorbirà 100 quintali di latte per produrre con il marchio Caseificio Pugliese formaggi freschi a pasta filata 100% made in Italy, questo almeno fino al 30 settembre.
La pagina Facebook della Parmalat è stata presa d’assalto e i responsabili della comunicazione dell’azienda hanno postato sulla pagina un comunicato stampa, cercando di rispondere alla marea di commenti negativi postati dai consumatori; risposte che a dire il vero sono sembrate una sorta di copia incolla personalizzato di volta in volta con l’inserimento del nome della persona a cui si tentava di rispondere.
Una brutta storia figlia di quelle politiche europee che permettono l’ingresso in Italia di latte proveniente dall’estero a prezzi stracciati.
L’episodio che ha visto come protagonisti gli allevatori liguri porta noi consumatori a una riflessione su come possa succedere che un litro di latte pagato alla stalla meno di 0,40 cent lo si possa ritrovare sullo scaffale del supermercato ad un cifra che oscilla tra 1 euro e 40/80 cent.
Ci troviamo di fronte in pratica a un aumento che in alcuni casi giunge a toccare la ragguardevole percentuale di più del 300% ( il 260% lo impone il trasformatore e il 30-40% il venditore finale ).
Ma è per tutti così o in altri Paesi il latte ha prezzi più ragionevoli? E come al solito andando a vedere in casa dei nostri cugini francesi e degli eterni avanti tedeschi scopriamo che in Francia a fronte di un prezzo alla stalla di 0,34 cent. di euro il latte sullo scaffale viene venduto ad un prezzo che oscilla tra 0,75 e 0,90 cent. di euro, mentre in Germania dove la stalla riceve 0,39 cent. di euro il prezzo al pubblico è assestato su 0,90 cent. di euro (in pratica in questi paesi il costo di un litro di latte è pari al doppio di quello che lo si paga alla stalla che lo produce).
Ma allora c’é qualcosa che non funziona? che cosa ? E qui chi più ne ha più ne metta… incomincia un incredibile giro di valzer dove la responsabilità del prezzo finale del latte viene rimbalzata a destra e a manca e ovviamente ognuno tra quanti commercializzano il latte si sente legittimato a dire la sua, per cui ci tocca sentir dire che : in Germania il latte costa di meno perché i tedeschi ne consumano giornalmente di più, sempre in Germania il latte ha una durata di 10 giorni anziché di 6 come in Italia, e ancora l’Italia a differenza degli altri Paesi ha una commercializzazione estremamente frammentaria che richiede di conseguenza una struttura logistica-distributiva articolata e complessa (e giù paroloni, ma stiamo parlando di latte!), e ancora l’Italia con la sua forma lunga e stretta (già siamo una penisola) è un paese difficile da distribuire, la produzione non può essere accentrata altrimenti il latte non riuscirebbe ad arrivare in tempo sugli scaffali, e ancora se ci facessero produrre quel milione e mezzo di tonnellate di latte in più di cui abbiamo bisogno, e che invece siamo costretti ad importare, forse potremmo contenere i prezzi, e ancora per ultimo che il prezzo della Francia è un caso a parte in quanto in Francia il consumo di latte fresco è irrilevante (e allora poiché noi ne beviamo più di loro dobbiamo pagarlo più caro? strano però che i tedeschi che ne sono grandi consumatori lo paghino di meno… qui qualcuno non la dice giusta!).
E’ chiaro che le dichiarazioni sono state tutte rilasciate da soggetti che commercializzano il latte ed è proprio a questi signori che mi verrebbe da porre una domanda: come è possibile che in un qualsiasi supermercato italiano un litro di latte parzialmente scremato prodotto in una Centrale del Latte che dista 100 km da casa mia costi 1,60 cent. di euro, mentre nella stessa città in un supermercato di una catena tedesca un litro di latte con le stesse caratteristiche e prodotto a 1.000 km di distanza da casa mia costi 1 euro? E i costi di trasporto e il caro carburante? .
Ma c’è di più, siamo poi sicuri che il latte italiano che ci viene venduto a un prezzo da bene di lusso sia veramente prodotto in Italia? In ogni caso sempre meglio dare una guardatina all’etichetta per vedere la provenienza del latte che stiamo acquistando.
Possibile che bere un buon bicchiere di latte italiano possa diventare per molte famiglie ( penso a quelle numerose) quasi un lusso!
Non sarebbe opportuno che i “trasformatori” si sforzassero di ottimizzare le fasi intermedie della filiera e magari allineare i margini di guadagno a quelli “più umani” dei paesi vicini, per evitare di pagare un litro di latte quanto un litro di benzina!

Burri Corpo

FLiXBUS approda anche in Spagna

10000_tickets-300x250pxFLiXBUS  la start-up degli autobus verdi a poche settimane dall’ingresso nel Regno Unito approda anche in Spagna, inaugurando collegamenti giornalieri diretti tra Genova e Barcellona, portando a 18 il numero dei Paesi interessati dal network della mobilità leader in Europa.
Con questa nuova linea, FLiXBUS  è in grado di offrire un’alternativa di viaggio sostenibile e accessibile non solo a chi vorrà visitare Barcellona, ma anche a quanti desiderino raggiungere alcune delle località più rinomate del sud della Francia: la linea, infatti, effettua fermate intermedie anche a Nizza, Cannes, Aix-en-Provence, Marsiglia, Nîmes e Montpellier.
Per i ponti del 25 Aprile e del 2 Giugno FLiXBUS lancia l’offerta: “viaggia in Italia e scegli il tuo prezzo: tratte a 1€, 5€, 9€” – tra le destinazioni più richieste in Italia segnaliamo: Torino, Roma, Lucca, Venezia, Milano, Verona, Ferrara e molte altre a partire da solo 1€!
In occasione dell’attivazione del collegamento con Barcellona FLiXBUS promuove la Super Offerta “Hola Barcelona!” con la messa a disposizione di 10.000 biglietti per Barcellona a soli 9€ con partenza da Genova.
Mentre per il Regno Unito è sempre valida l’offerta “London Calling: Parigi – Londra a 9€ – una doppia vacanza a soli 9€”.
I servizi a bordo degli autobus FLiXBUS sono molteplici: grazie al servizio di Wi-Fi gratuito, su ogni autobus si può navigare sul web, guardare film, ascoltare musica o semplicemente rilassarsi; ogni autobus, inoltre, è dotato di prese di corrente, fondamentali per un lungo viaggio – in modo che pc portatile, tablet o cellulare non saranno mai scarichi.
L’offerta di FLiXBUS è caratterizzata da un modello di business unico e innovativo, basato sulla collaborazione con una rete di aziende partner e una chiara distinzione dei ruoli: da un lato la start-up FLiXBUS, che si occupa della pianificazione delle linee, del marketing, e del servizio pre e post vendita, dall’altro i partner locali, piccole e medie imprese di autobus, che si occupano dello svolgimento del servizio operativo, rispettando gli standard qualitativi stabiliti da FLiXBUS e assicurando un servizio di qualità.
Con FLiXBUS diventa quindi possibile viaggiare in tutta Europa in modo sostenibile, confortevole e piacevole e fatto non secondario, con oltre 45.000 collegamenti giornalieri verso oltre 700 destinazioni in 18 Paesi, gli autobus verdi rappresentano un’alternativa moderna e adatta a tutte le tasche.
I biglietti si possono acquistare su www.flixbus.it, presso le agenzie di viaggio affiliate e attraverso l’app gratuita di FLiXBUS.
Nel caso in cui vi siano ancora posti liberi, inoltre, i passeggeri last-minute potranno acquistare i biglietti a prezzo pieno dal conducente al momento della partenza.

Per maggiori informazioni:
www.flixbus.it

Cuneo – Spontaneamente musica e la nota stonata!

stonata3Circa un mese fa la band “Tony Mac Music Show“, mentre tornava a casa dopo una tournée in Trentino è stata vittima di un pauroso incidente stradale sulla A21, dove un tir saltando lo spartitraffico è piombato nella carreggiata opposta centrando in pieno il furgone su cui viaggiavano i quattro componenti della band che nell’impatto hanno perso tutti la vita.
Una tragedia immane che ha gettato nello sconforto famigliari e amici delle vittime, generando profondo cordoglio nell’opinione pubblica e in tantissimi colleghi musicisti che hanno esternato la loro vicinanza con messaggi di cordoglio, attraverso i social, da tutta Italia; mentre la trasmissione Radio 1 Music Club condotta da John Vignola li ha ricordati dai microfoni di Radio RAI1 venerdì 11 marzo 2016 (il podcast è disponibile sulla pagina Radio 1 Music Club – Podcast).
Durante la camera ardente e il funerale come richiesto dai famigliari delle vittime, colleghi musicisti, amici e artisti di strada hanno suonato in ricordo dei componenti della band, prematuramente scomparsi, e sono stati attimi toccanti nonchè il modo migliore per accompagnarli nel loro ultimo viaggio.
Dopo circa una settimana dai funerali è stato lanciato su facebook ( tramite una pagina di un artista di strada, Andrea Ruberto) un evento denominato “Spontanemente Musica” programmato per il 10 aprile 2016 nella centrale via Roma a Cuneo.
L’incipit dell’evento recita: “In data 10 aprile 2016 è stata organizzata a Cuneo una manifestazione no profit a carattere musicale su richiesta popolare per onorare quattro amici musicisti che il 6 Marzo 2016 hanno perso la vita in un incidente sulla A21 nei pressi di Brescia e per parlare di musica attraverso la musica, più specificatamente attraverso la musica di strada”.
Quasi in contemporanea (12 marzo 2016) la pagina facebook “Cuneo Rock” ha postato una lettera aperta indirizzata Al Signor Sindaco della Città di Cuneo e a tutti i Sindaci della Granda, nella quale viene rivolto un appello affinchè la musica live possa continuare a vivere a Cuneo e nell’intera provincia.
Può essere che le due iniziative abbiano trovato un punto di sinergia sulla tematica di promuovere la musica live, fatto sta che sembrerebbe essere partita una sorta di collaborazione per organizzare al meglio l’evento del 10 aprile.
Ma visto che siamo in Italia, e le pastoie burocratiche sono all’ordine del giorno, ecco che gli organizzatori si trovano a dover fare i conti con la Legge regionale 15 luglio 2003 n. 17 “Valorizzazione delle espressioni artistiche in strada” e soprattutto con la SIAE che sembrerebbe richiedere un pagamento preventivo a mo’ di fidejussione per la tutela del diritto d’autore sulla musica che si andrà ad eseguire.
In questo ginepraio si inserisce anche il Comune di Cuneo che in un primo momento sembrerebbe suggerire agli organizzatori di farsi carico del versamento SIAE, per poi correggere il tiro offrendosi di pagare con i soldi delle casse comunali la tassa richiesta.
Il feeling tra gli organizzatori a quanto pare si rompe e dalle rispettive pagine facebook si assiste a un botta e risposta tra quelle che dovevano essere le due anime dell’evento, con tanto di precisazioni, distinguo e quant’altro … per farla breve l’evento viene annullato.
L’ambiente comincia a surriscaldarsi e i giornali locali ne danno ampia notizia con titoli o sottotitoli un po’ sibillini del tipo . “Gli organizzatori hanno rinunciato poiché mancano 700 euro per pagare la Siae”“Ingiusto pagare la Siae” ecc.
La Cuneo Rock precisa che : “da parte nostra la giornata aveva l’intenzione di puntare l’attenzione sui musicisti della Granda e sui problemi che riscontra la musica live” mentre l’organizzatore primario a sua volta sottolinea che: “La manifestazione non è nata per i quattro musicisti, ma grazie a loro. Io non so come altro dirlo, mi sembra di ripetermi, ma va bene. Vogliamo parlare di musica. Lo facciamo in ricordo di loro quattro semplicemente perché senza ciò che è accaduto non si sarebbe arrivati ad indire l’evento”.
Questa mattina la SIAE ha rilasciato nella sezione news del suo portale la lettera inviata dal Direttore Generale Gaetano Baldini all’organizzatore dell’evento e al Sindaco di Cuneo (cliccando qui trovate la lettera).
Nella lettera il Direttore Generale SIAE conferma all’organizzatore di aver pagato personalmente l’intero diritto d’autore che maturerà, versando il relativo anticipo e allegando copia della licenza, della relativa fattura e dell’assegno.
Sul fatto che la SIAE sarebbe intervenuta in tal senso non avevo il benché minimo dubbio, perché come scrive il Direttore Generale è un atto dovuto per onorare la memoria dei quattro ragazzi, due dei quali erano associati alla SIAE.
Che poi la SIAE sia una sorta di carrozzone all’italiana e che da anni necessiti di una totale riforma strutturale, non ci piove!
Al di là del fatto che l’intervento della SIAE dovrebbe porre fine alla querelle e quindi consentire a chi lo vorrà di suonare liberamente domenica 10 aprile mi chiedo perché si sia voluto far diventare questo evento una sorta di commemorazione.
Un’eventuale commemorazione si sarebbe potuta fare chiedendo la relativa disponibilità ai famigliari e agli amici più cari, l’aver anche solo lasciato trasparire che l’evento musicale in cui suonare e parlare di musica possa avere utilizzato come cassa di risonanza l’atto commemorativo mi sembra una vera e propria nota stonata!

Aggiornamento………………..

In data 5 aprile 2016 il Direttore Generale della SIAE Baldini ha inviato un’altra lettera al Sindaco di Cuneo in cui afferma che la SIAE si dissocia dalla manifestazione affermando tra le altre cose: “Ho ricevuto molte email di amici dei musicisti scomparsi e parlato a lungo con due loro amiche. Mi hanno spiegato che in molti si sono dissociati da questo “signore” che, contro il volere di amici e familiari, ha strumentalizzato questa tragedia a fini personali. Ferma restando la mia personale disponibilità e quella della Siae ad onorare la memoria di quei Musicisti, ci dissociamo da qualsiasi iniziativa non concordata e non condivisa con e dai familiari.”

Cliccando qui trovate la lettera

Cala il sipario per Paolo Poli il genio del teatro

paolo-poli6Paolo Poli che avrebbe compiuto 87 anni tra due mesi se ne è andato dopo una lunga malattia mentre era ricoverato al Fatebenefratelli di Roma.
Aveva esordito in teatro nel 1958, portando in scena “Finale di partita” di Samuel Beckett e in quasi 60 anni di carriera era diventato uno dei più importanti attori teatrali italiani, talvolta imprestato al cinema e alla televisione.
Un artista decisamente sui generis, colto e raffinato, una sorta di Peter Pan dotato di una comicità brillante che affidandosi spesso e volentieri a personaggi “en travesti” ha portato in scena visioni oniriche accompagnate talvolta da doppi sensi eleganti e mai volgari.
La scrittrice Natalia Ginzubrg che rifiutò l’offerta di Poli per trasformare il suo libro “Le piccole virtù” in una piece teatrale lo definì: “Un lupo in pelle d’agnello”.
Era lontano dal teatro dal giugno del 2014 quando rappresentò per l’ultima volta lo spettacolo “Aquiloni”.
In Tv era ritornato da protagonista lo scorso anno con il programma-conversazione (in otto puntate) curato dall’amico Pino Strabioli, «E lasciatemi divertire» (è una citazione da Palazzeschi) nel quale tra ricordi personali, citazioni, letture e canzoni ha raccontato a modo suo i sette vizi capitali: lussuria, gola, ira, invidia, accidia, avarizia e superbia.
Un ritorno, quello in Tv, avvenuto quarant’anni dopo “Babau”, uno spettacolo in quattro puntate, scritto da Poli con Vito Molinari e Ida Omboni in cui venivano descritte, in una sorta di indagine/inchiesta, le maggiori caratteristiche negative dell’uomo medio italiano raccontando di: mammismo, conformismo, arrivismo e intellettualismo.
Il programma fu realizzato a Torino nel 1970 ma fu mandato in onda, nella RAI riformata, solo durante la programmazione estiva del 1976 a causa di una censura che ne vietò la trasmissione per ben sei anni.
Poli è stato in Italia uno dei primi personaggi pubblici dichiaratamente omosessuali e a proposito della sua dichiarata omosessualità una delle sue citazioni più calzanti fu: “Sapevo fin dall’inizio di essere gay. Entrai in una panetteria, e vidi che mi garbava il fornaio. Andai al cinema, davano King Kong, avevo cinque anni, e vidi che mi garbava pure il gorilla”.
Nel 2013 è uscita per Rizzoli la sua autobiografia “Sempre fiori mai un fioraio” in cui tra una passeggiata romana e una serie di pranzi ­ sempre nello stesso ristorante ­, Paolo Poli racconta a Pino Strabioli e ai lettori, che quasi per magia diventano spettatori, i suoi ottant’anni da “regina” delle scene.
Ha realizzato come interprete anche alcuni audiolibri per la Emons tra cui:
– I Promessi sposi
– La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, di Pellegrino Artusi

Altre sue citazioni famose:
“La mente è come l’ombrello: per funzionare deve essere aperta”
“Quando i nostri idoli cadono dagli altari, i lividi ce li facciamo noi”

Sempre fiori mai un fioraio. Ricordi a tavola

Chissà chi lo sa? Siamo in guerra o no!

Pray-belgique-tin-tinNegli anni’70 il sabato pomeriggio RAI 1 mandò in onda un fortunatissimo programma per ragazzi che si chiamava “Chissà chi lo sa?” condotto da Febo Conti per la regia di Cino Tortorella (quello che si travestiva da Mago Zurlì per presentare lo Zecchino d’Oro), nel programma due scuole medie si scontravano a suon di domande basate su indovinelli e cultura generale.
Se il programma fosse ancora in onda ai giorni nostri, credo che gli alunni delle medie non avrebbero alcuna difficoltà a rispondere “Si” a una domanda volta a chiedere se l’Europa sia o meno in guerra, non fosse altro per le immagini di terrore e sangue che dall’inizio del 2015 a intervalli ormai quasi costanti scorrono sugli schermi delle Tv di casa.
Peccato che gli adulti e tra questi quelli che si sono assunti l’onore e l’onere di guidare il nostro Paese alla stessa domanda rispondano da mesi a questa parte in maniera evasiva o per buttarla in ridere (mentre in realtà c’è solo da piangere) alla maniera di Razzi (quel senatore che ha fatto la fortuna, artisticamente parlando di Crozza): “ beh, non penso proprio!”.
Sveglia! Quello che è successo questa mattina a Bruxelles, ma prima ancora in Francia e in Turchia è l’ennesimo messaggio forte e chiaro: l’Europa è in guerra e l’Italia almeno che non voglia trasferirsi armi e bagagli su Marte c’è dentro fino al collo!
La domanda che viene spontanea rivolgere a chi di guerra deve ragionare e quindi Governo, Presidente del Consiglio, Ministro della Difesa, Ministro dell’Interno, Ministro degli Esteri è di una semplicità disarmante: cari signori, vi siete resi conto che i terroristi hanno cambiato strategia e non rivolgono più le loro attenzioni “al tritolo” alle sedi istituzionali o alle alte personalità che le governano ma stanno facendo la guerra al popolo: a chi prende la metropolitana per andare a lavorare, un aereo per andare in vacanza o cena al ristorante con gli amici o la famiglia.
E voi cosa pensate di fare? Volete trattare con i terroristi? Fatelo, al più presto e bene! Non volete trattare? Allora non vi resta che combatterli, ma come? Mandando in avanscoperta dei droni?
Vi è sufficientemente chiaro che quella che stiamo vivendo è una guerra anomala perché il terrorismo è un fenomeno capace di sfuggire anche al più sofisticato sistema di sicurezza, e la riprova la si è avuta questa mattina nell’aeroporto di Bruxelles che è tra i più sicuri al mondo.
I carri armati o gli aerei super tecnologici possono servire per combattere e distruggere le loro roccaforti, là dove nasce il tutto, ma in Europa la guerra da combattere è qualcosa di più sottile e subdola, perché il nemico primario è la mente umana, che talvolta volteggia fino a quando non trova pace in una cintura esplosiva.
Qualcuno ci ha messo in testa che dobbiamo salvare il mondo, esportando la democrazia in ogni angolo del pianeta, ma siamo così tanto sicuri di riuscirci visto che gli stessi USA a quanto par di capire non hanno nessuna intenzione di imbarcarsi in un’altra guerra di Medio Oriente.
E se invece cominciassimo a guardare dentro i nostri confini, pensando magari a come rendere più sicuro il nostro Paese e di concerto l’incolumità dei suoi abitanti?
Qualcuno si indigna quando si parla di chiudere le frontiere, perché un Paese democratico non può rifiutarsi di accogliere chi è in difficoltà, ma alle difficoltà degli italiani chi ci pensa?
L’Europa no di sicuro, anzi fino ad oggi ci ha solo creato difficoltà, bacchettandoci e imponendoci direttive che vanno contro gli interessi economici dei cittadini e delle aziende italiane ( penso soprattutto al comparto agricolo, dove si è arrivati a non poter più commercializzare i prodotti della nostra terra per far posto a quelli imposti dalle dinamiche di mercato europee: agrumi, pomodori, olio, ecc.).
Mentre il premier Renzi twitta “col cuore e con la mente a Bruxelles” è sacrosanto che il cuore di tutti, non solo il suo, abbia avuto un sussulto al cospetto dell’ennesimo massacro, credo però che la mente di chi ha la responsabilità delle sorti del proprio Paese e dei suoi abitanti dovrebbe darsi delle priorità ben precise che non riguardino: centri accoglienza, moschee, e quant’altro ma unicamente la tutela del popolo italiano da chi lo sta chiamando in guerra!

brussels10

Jane Winton

Spray Corpo Profumati

Winton-portraitJane Winton è un’artista a tempo pieno che vive in un cottage isolato nel cuore nella splendida contea di Cornovaglia ( la più piccola non metropolitana, situata nella zona sud-occidentale della Gran Bretagna) con il marito Ian, che è pure lui un artista di talento, e i loro animali.
Ama il vintage a tutto tondo (tessuti, giocattoli, libri) e ha una vera e propria passione per l’American Art Folk.
Ha lavorato per 14 anni come illustratrice di libri per bambini, illustrando più di 60 libri con i suoi orsetti e coniglietti adorabili e tanti altri personaggi affascinanti ritratti in scene a volte stravaganti.
A metà degli anni ’90 sentendosi un po’ imprigionata dal ruolo di ‘signora teddy bear’ si è imbattuta per caso in un corso di vetro colorato tenuto da Rod, suo amico e artista del vetro, e ha deciso di dedicarsi alla realizzazione di vetrate colorate, nelle quali ha potuto esaltare la sua vena artistica creando bellissime immagini non solo con la vernice ma anche con la luce.
In quel tempo viveva nella contea dello Shropshire (situata nella regione delle Midlands Occidentali in prossimità del Galles) e con l’aiuto di una borsa di studio del Consiglio Shropshire e Business Link ha potuto equipaggiare il suo studio (ricavato in un vecchio fienile del giardino di casa) con tutte le attrezzature di cui aveva bisogno per realizzare pannelli di vetro dipinti.
Ha aderito al Shropshire Guild of Contemporary Craft e partecipando a varie esibizioni ha iniziato a far conoscere i propri lavori (anche grazie alle riviste specializzate del settore) raccogliendo commissioni da clienti privati non solo nel Regno Unito ma anche dall’estero: Danimarca, Irlanda, Canada e Australia.
Ha inoltre realizzato i lavori di restauro della Shrewsbury Abbey, fatto questo che l’ha consacrata come artista di livello nazionale.
Nel 2005, otto anni dopo aver iniziato il suo percorso artistico con il vetro, Jane e il marito Ian decidono di lasciare la contea di Shropshire per trasferirsi in Cornovaglia.
Il suo arrivo in Cornovaglia coincide per Jane con un ritorno al suo amore per la pittura, con un approccio però diverso rispetto al passato.
Nel suo studio di Truro, Jane riversa nei suoi nuovi lavori la sua passione per l’arte popolare americana esprimendola attraverso figure ingenue e paesaggi rurali, visti con un tocco di contemporaneità e talvolta con un po’ di sano umorismo.
Jane si affida anche all’utilizzo di supporti decorativi (stoffa,legno,carta) che uniti alla vernice acrilica riescono a sviluppare un caratteristico stile di arte naif popolare.
Le gallerie d’arte (non solo quelle in Cornovaglia) hanno mostrato un notevole interesse per questo “nuovo corso” portato avanti da Jane e le richieste per opere originali e stampe non si sono fatte attendere.

Per maggiori informazioni e richieste:

http://janewintonartwork.blogspot.it

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Norcia – 53° Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Nero Pregiato

Invito all'assaggio 6 bottiglie di Prosecco di Valdobbiadene Superiore DOCG con spedizione gratuita!

neronorcialogoNero Norcia, la più importante rassegna espositiva dell’agro-alimentare in Umbria torna per due weekend consecutivi, il 26-28 febbraio e il 04-06 marzo, per far scoprire e raccontare le eccellenze gastronomiche dei territori italiani attraverso i loro prodotti tipici.
Il protagonista indiscusso sarà ovviamente il tartufo nero, con incontri e degustazioni dedicate al “diamante nero” della tavola, ma anche le “Norcinerie”, antico metodo di lavorazione della carne di maiale, sapranno catturare l’attenzione e il palato di chi frequenterà la Mostra Mercato.
La manifestazione, durante i due weekend, ospiterà ospiti illustri, ma sicuramente il clou per il pubblico sarà rappresentato dagli espositori, provenienti da tutte le regioni d’Italia, che metteranno in mostra il gusto e la tradizione dei migliori prodotti della loro terra.
Ggli stand degli espositori saranno aperti durante i giorni di manifestazione dalla mattina alle 9 fino alla sera alle 20.
Il Tartufo Nero Pregiato (Melanosporum Vittadini), prodotto da cui prende il nome la manifestazione viene raccolto in zona dal 1 dicembre fino alla metà di marzo, per cui i tartufi freschi che verranno proposti alla manifestazione saranno tutti “appena raccolti”.
Norcia è la città prima in classifica per la produzione di questo tartufo nero che oltre ad essere il più pregiato sul mercato è il vero protagonista di molte ricette di cucina nazionale e internazionale.
Nonostante la sua raffinatezza e il suo prezzo non sempre abbordabile (che varia in funzione dell’andamento stagionale, dei quantitativi raccolti e della richiesta del mercato) viene comunemente usato per la preparazione di ricette tipicamente popolari come:
Antipasto di tartufo e parmigiano
Bruschette al tartufo nero pregiato
Crostini di Spoleto al tartufo nero
Spaghetti con il tartufo nero pregiato
Tagliatelle con tartufo e salsiccia al tartufo
Trota con salsa di tartufo nero
Agnello tartufato
Piccioni tartufati
Frittata al tartufo nero

Senza dimenticare l’Amaro al tartufo nero di Norcia, un vero e proprio must per gli amanti del diamante nero.

Per maggiori informazioni:
www.neronorcia.com

Vini Vigna Dogarina

Festival di Sanremo 2016 – vincono gli Stadio e Virginia Raffaele

desigual

Festival-di-Sanremo-2016-logoDopo la vittoria nella serata delle cover che li aveva visti trionfare con “La sera dei miracoli” dedicata al grande Lucio Dalla che di fatto vinceva così postumo il suo primo Festival di Sanremo, gli Stadio hanno fatto il bis e si sono aggiudicati con la loro “Un giorno mi dirai”, un racconto emozionante e struggente di un padre che parla alla figlia, la 66° edizione del Festival della canzone italiana.
Al terzo posto si sono piazzati la coppia Giovanni Caccamo/Deborah Iurato ( massacrata la prima sera per aver indossato un abito “da paura”), mentre sul secondo gradino del podio è salita la giovanissima Francesca Michielin che ha presentato “Nessun grado di separazione”, forse uno dei brani più orecchiabili in assoluto di questa edizione della kermesse canora e quindi facilmente appetibile dalla programmazione radiofonica, anche se a detta del mitico Dj Federico l’olandese volante (componente della giuria tecnica) quest’anno il Festival è risultato essere molto radiofonico.

COMBO IMITAZIONI Virginia Raffaele
Ma al di là dei vincitori per la parte canora, la vera trionfatrice di Sanremo 2016 è risultata Virginia Raffaele che nelle prime quattro serate ha interpretato magistralmente Sabrina Ferilli, Carla Fracci, Donatella Versace e Belen Rodriguez.
Quella dell’attrice-comica romana si può dire che fosse una vittoria annunciata, dopo il successo riscosso con l’imitazione di Ornella Vanoni nell’edizione targata 2015.
La Raffaele ha dimostrato di avere una grande capacità di cogliere pregi e difetti dei personaggi che va ad imitare e seppur in qualche modo ridicolizzandoli, lo fa senza mai essere volgare.
Dopo questa prestazione sanremese può essere considerata a tutti gli effetti la degna erede della grande Anna Marchesini.
Ritornando alla musica, il premio per il miglior testo è andato al brano “Amen” di Francesco Gabbani ( l’autore del testo è Fabio Ilacqua) vincitore nella categoria “Nuove proposte”; il premio Bigazzi ( assegnato dai componenti dell’orchestra del Festival) per la musica migliore è andato alla canzone vincitrice “Un giorno mi dirai” degli Stadio, mentre il premio della critica Mia Martini è andato a “Cieli immensi” di Patty Pravo, che ha preceduto (nella speciale classifica stilata dai giornalisti della sala stampa) Elio e le Storie tese e gli Stadio.
Per quanto riguarda la conduzione, tutto come da copione con il collaudato Carlo Conti buon padrone di casa accompagnato da una valletta bellissima, Madalina Ghedea, e da Gabriel Garko nel ruolo del valletto non valletto.
Lo spettacolo ha le sue regole, si spengono le luci della ribalta, si volta pagina e si va avanti pensando già da domani a quella che sarà la prossima edizione ma nel libro dei ricordi di questo Sanremo 2016 rimarranno senz’altro :

  • la toccante partecipazione del maestro Ezio Bosso
  • Nino Frassica che interpreta “ A mare si gioca”, favola amara sul dramma dei migranti
  • le imitazioni di Virginia Raffaele
  •  il ritorno dei fiori di Sanremo sul palco dell’Ariston
  • il video collage di apertura con gli spezzoni dei vincitori delle 65 edizioni precedenti
  •  i ritorni di Laura Pausini, Eros Ramazzotti e Renato Zero
  • la reunion dei Pooh in vista del loro ultimo anno insieme
  • i compensi da favola di Elton John e Nicole Kidman
  • la preoccupazione per non aver visto sul palco il maestro Beppe Vessicchio la prima sera
  • i nastri arcobaleno mostrati da molti artisti a favore delle unioni civili
  • lo chef Cannavacciuolo che non sa quanti minuti servono per cuocere un uovo alla coque

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