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Bere latte italiano diventa quasi un lusso!

Io-Bevo-latte-italiano-1In questi giorni è scoppiato il caso che ha visto contrapposti la Cooperativa dei produttori di Latte della Valpolcevera e la Parmalat, partecipata del gruppo Lactalis.
Motivo del contendere la decisione da parte di Lactalis di non rinnovare il contratto con gli allevatori liguri ai quali in fase di rinnovo ha offerto 25 centesimi al litro, una cifra inidonea a coprire i costi di produzione che si aggirano intorno ai 36/40 centesimi al litro a cui vanno aggiunti i costi di trasporto ( circa 9/10 centesimi al litro).
Fortunatamente, grazie alla mediazione della Coldiretti Liguria e al tempestivo intervento dell’assessorato all’Agricoltura di Regione Liguria si è riusciti a trovare un accordo in tempi brevi con il Gruppo Caseario Pugliese-Conrado, di Lauriano, in provincia di Torino che assorbirà 100 quintali di latte per produrre con il marchio Caseificio Pugliese formaggi freschi a pasta filata 100% made in Italy, questo almeno fino al 30 settembre.
La pagina Facebook della Parmalat è stata presa d’assalto e i responsabili della comunicazione dell’azienda hanno postato sulla pagina un comunicato stampa, cercando di rispondere alla marea di commenti negativi postati dai consumatori; risposte che a dire il vero sono sembrate una sorta di copia incolla personalizzato di volta in volta con l’inserimento del nome della persona a cui si tentava di rispondere.
Una brutta storia figlia di quelle politiche europee che permettono l’ingresso in Italia di latte proveniente dall’estero a prezzi stracciati.
L’episodio che ha visto come protagonisti gli allevatori liguri porta noi consumatori a una riflessione su come possa succedere che un litro di latte pagato alla stalla meno di 0,40 cent lo si possa ritrovare sullo scaffale del supermercato ad un cifra che oscilla tra 1 euro e 40/80 cent.
Ci troviamo di fronte in pratica a un aumento che in alcuni casi giunge a toccare la ragguardevole percentuale di più del 300% ( il 260% lo impone il trasformatore e il 30-40% il venditore finale ).
Ma è per tutti così o in altri Paesi il latte ha prezzi più ragionevoli? E come al solito andando a vedere in casa dei nostri cugini francesi e degli eterni avanti tedeschi scopriamo che in Francia a fronte di un prezzo alla stalla di 0,34 cent. di euro il latte sullo scaffale viene venduto ad un prezzo che oscilla tra 0,75 e 0,90 cent. di euro, mentre in Germania dove la stalla riceve 0,39 cent. di euro il prezzo al pubblico è assestato su 0,90 cent. di euro (in pratica in questi paesi il costo di un litro di latte è pari al doppio di quello che lo si paga alla stalla che lo produce).
Ma allora c’é qualcosa che non funziona? che cosa ? E qui chi più ne ha più ne metta… incomincia un incredibile giro di valzer dove la responsabilità del prezzo finale del latte viene rimbalzata a destra e a manca e ovviamente ognuno tra quanti commercializzano il latte si sente legittimato a dire la sua, per cui ci tocca sentir dire che : in Germania il latte costa di meno perché i tedeschi ne consumano giornalmente di più, sempre in Germania il latte ha una durata di 10 giorni anziché di 6 come in Italia, e ancora l’Italia a differenza degli altri Paesi ha una commercializzazione estremamente frammentaria che richiede di conseguenza una struttura logistica-distributiva articolata e complessa (e giù paroloni, ma stiamo parlando di latte!), e ancora l’Italia con la sua forma lunga e stretta (già siamo una penisola) è un paese difficile da distribuire, la produzione non può essere accentrata altrimenti il latte non riuscirebbe ad arrivare in tempo sugli scaffali, e ancora se ci facessero produrre quel milione e mezzo di tonnellate di latte in più di cui abbiamo bisogno, e che invece siamo costretti ad importare, forse potremmo contenere i prezzi, e ancora per ultimo che il prezzo della Francia è un caso a parte in quanto in Francia il consumo di latte fresco è irrilevante (e allora poiché noi ne beviamo più di loro dobbiamo pagarlo più caro? strano però che i tedeschi che ne sono grandi consumatori lo paghino di meno… qui qualcuno non la dice giusta!).
E’ chiaro che le dichiarazioni sono state tutte rilasciate da soggetti che commercializzano il latte ed è proprio a questi signori che mi verrebbe da porre una domanda: come è possibile che in un qualsiasi supermercato italiano un litro di latte parzialmente scremato prodotto in una Centrale del Latte che dista 100 km da casa mia costi 1,60 cent. di euro, mentre nella stessa città in un supermercato di una catena tedesca un litro di latte con le stesse caratteristiche e prodotto a 1.000 km di distanza da casa mia costi 1 euro? E i costi di trasporto e il caro carburante? .
Ma c’è di più, siamo poi sicuri che il latte italiano che ci viene venduto a un prezzo da bene di lusso sia veramente prodotto in Italia? In ogni caso sempre meglio dare una guardatina all’etichetta per vedere la provenienza del latte che stiamo acquistando.
Possibile che bere un buon bicchiere di latte italiano possa diventare per molte famiglie ( penso a quelle numerose) quasi un lusso!
Non sarebbe opportuno che i “trasformatori” si sforzassero di ottimizzare le fasi intermedie della filiera e magari allineare i margini di guadagno a quelli “più umani” dei paesi vicini, per evitare di pagare un litro di latte quanto un litro di benzina!

Burri Corpo

Informazioni su doubleg ()
Nato a Savona, giornalista e autore, ama viaggiare e non sopporta gli ombrelli. Ha scritto diversi reportage sui Paesi Nordici, soprattutto su Irlanda e Finlandia pubblicandone le relative Guide di viaggio. I suoi libri sono pubblicati da : R.C.S. Libri, Fabbri, Sonzogno, De Vecchi editore, Sperling & Kupfer. - La definizione corretta di giornalista? - ” colui che non si lascia intimidire dal rapporto conflittuale fra stampa e potere “

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