Archivi categoria: Spettacoli

La colonna sonora d’iItalia si è spenta

E’ mancato oggi a Roma il maestro Ennio Morricone il più grande compositore di musica contemporanea.
Le sue colonne sonore straordinarie ci hanno fatto amare, sognare e ci hanno raccontato quello che nel film non si vedeva, perché con lui la musica di un film è diventata protagonista al pari della scena
Sono talmente tanti i film di successo che ha firmato che è quasi impossibile ricordarli tutti
Era un genio della musica ed è grazie a lui che nelle canzoni è stato introdotto l’arrangiamento
Non so dove possa essere in questo momento ma mi piace pensarlo seduto ad un tavolo a discutere di crome e biscrome con Mozart e Beethoven
Una cosa è certa la sua musica in questo mondo vivrà per sempre!
Grazie Maestro!

 

The Italian soundtrack has turned off
Ennio Morricone, the greatest contemporary music composer, passed away today in Rome.
His extraordinary soundtracks made us love, dream and told us what we didn’t see in the film, because with him the music of a film became the protagonist on a par with the scene
There are so many successful films that he has signed that it is almost impossible to remember them all
He was a genius of music and it is thanks to him that the arrangement was introduced in the songs
I don’t know where it can be at the moment but I like to think of it sitting at a table discussing quavers and biscrome with Mozart and Beethoven
One thing is for sure his music in this world will live forever!
Thank you Maestro!

 

Les Plus Belles Années d’une vie


E’ stato presentato al Festival di Cannes il nuovo film di Claude LeloucheLes Plus Belles Années d’une vie” che 53 anni dopo “Un uomo e una donna” fa ritrovare i due protagonisti Jean-Louis Trintignant e Anouk Aimée ( 88 anni lui e 86 lei) in un sequel che racconta di come il tempo possa distruggere tutto ma non l’amore!
Oggi, Jean-Louis sta perdendo la memoria e vive in una casa di cura, e suo figlio François chiede allora ad Anna di andare a fargli visita, perché lei è l’unica persona che non ha dimenticato!
Questo film affronta un tema molto delicato: quando invecchi per la società non esisti più!
Niente di più sbagliato!
Certo i protagonisti hanno addosso i segni che gli anni hanno lasciato, ma nel modo in cui si guardano, in cui parlano, in cui si sfiorano  c’è tutta la magia di una relazione tra due persone che non hanno mai smesso di amarsi
Un film da vedere!
Perché quest’uomo e questa donna nel film non vengono percepiti come  un attore e un’attrice, sono riusciti insieme ad attraversare quel palcoscenico magico dove non si finge più

 

 

 

 

Claude Lelouche’s new film “Les Plus Belles Années d’une vie” was presented at the Cannes Film Festival that 53 years later “A man and a woman” brings together the two protagonists Jean-Louis Trintignant and Anouk Aimée (he, 88 and she 86 ) in a sequel that tells how time can destroy everything but not love!
Today, Jean-Louis is losing his memory and living in a nursing home, and his son François then asks Anna to visit him, because she is the only person who has not forgotten!
This film deals with a very delicate subject: when you age for society you don’t exist anymore!
Nothing could be more wrong!
Of course the protagonists are wearing the signs that years have left, but in the way they look at each other, where they speak, where they touch, there is all the magic of a relationship between two people who have never stopped loving each other
A movie to see!
Because this man and this woman in the film are not perceived as an actor and an actress, they managed together to cross that magical stage where they no longer pretend

 

Se ne è andato Fabrizio FRIZZI .. una brava persona

Se ne è andato Fabrizio Frizzi, un pezzo di storia della RAI e della Tv italiana.
Il conduttore che per quasi quarant’anni è entrato nelle case degli italiani portando un sorriso, il suo sorriso .. semplice e pulito, quello di una brava persona.
Le attestazioni di stima e di affetto che in queste ore gli arrivano non solo dagli addetti ai lavori ma da tanta gente comune, confermano quanto questa persona sia stata percepita come una brava persona.
Senza tanti tweet o clamore questo uomo semplice e generoso è entrato in sala operatoria per donare il suo midollo a una bimba che ne aveva bisogno!
Credo che un giorno sua figlia potrà comprendere quanto grande sia stato il suo papà!
R.I.P.

Fabrizio Frizzi is gone, a piece of history of RAI and Italian TV.
The anchorman tv who for almost forty years has entered in the homes of Italians bringing a smile his smile … simple and clean, that of a good person.
The attestations of esteem and affection that arrive in these hours not only from insiders but from many people, confirm how much this person has been perceived as a good person.
Without many tweets or hype, this simple and generous man entered the operating room to donate his marrow to a child who needed it!
I think one day his daughter will understand how big her dad was!
R.I.P.

Credits:
LaPresse/ Marco Alpozzi
LaPresse/Stefano Colarieti
LaPresse/ Daniele Badolato

Sanremo 2018 – vincono Ermal Meta e Fabrizio Moro come da copione

La 68° edizione del Festival di Sanremo targata Baglioni e condotta da Michelle Hunziker e Piefrancesco Favino se da una parte ha ridato alla musica il ruolo di assoluta protagonista della kermesse sanremese dall’altra si è dimostrata nel suo complesso decisamente soporifera, forse perché 20 canzoni da ascoltare sono troppe o più semplicemente perché non ci sono state canzoni capaci di elevarsi a tal punto da evitare l’inevitabile abbiocco.
Per carità gli ascolti sono stati da record e non poteva essere diversamente perché il Festival non lo guarda più nessuno ma poi puntualmente ti ritrovi con uno share sopra il 50% che tradotto in numeri vuol dire 11/12 milioni di spettatori.
Alcune chicche per la verità ci sono state: l’apertura di Fiorello la prima serata, Favino che è stato una piacevole sorpresa e si è superato nel monologo con cui ha introdotto Fiorella Mannoia nella serata finale, bravo lui e brava lei a cui Gabbani ha scippato la vittoria lo scorso anno.
La Rai ha cercato di ravvivare un po’ l’ambiente con quella pagliacciata dell’auto plagio della canzone di Moro&Meta presa subito in carico dal mondo social che a suon di #salviamoermalmeta hanno di fatto sancito che il regolamento del Festival c’è ma è datato per cui finisce tutto a tarallucci e vino e non poteva che essere così visto l’esito finale.
Di Baglioni e della Hunziker che dire se non che il primo mi è sembrato un po’ imbalsamato quasi alla Renato Balestra mentre la presentatrice svizzera verrà ricordata più che altro per la marea di abiti che ha cambiato, alcuni tra l’altro veramente brutti!
La vera rivelazione è stata il gruppo Lo Stato Sociale che ha riportato al Festival quel tocco di goliardia che ha rimandato subito al grande Rino Gaetano, il testo della loro “Una vita in vacanza” è una riflessione sul mondo del lavoro ai giorni nostri.
Ornella Vanoni è stata bravissima e la sua presenza e interpretazione mi ha ricordato quella frase pronunciata da Picasso : “ ci vuole tempo per diventare giovani”.
Ron ha interpretato una chicca lasciata dal grande Lucio Dalla, un omaggio dovuto all’indimenticato cantautore bolognese.
La musica si sa non ha tempo ma credo che i tre di quel che resta dei Pooh potevano tranquillamente passare la mano.
A contendersi il podio sono rimasti in tre : Moro-Meta, Lo Stato SocialeAnnalisa e dopo l’ultimo televoto la vittoria è andata a Ermal Meta e Fabrizio Moro.

La classifica finale

1° Ermal Meta – Fabrizio – Non mi avete fatto niente
2° Lo Stato Sociale – Una vita in vacanza
3° Annalisa – Il mondo prima di te

    1. Ron – “Almeno pensami”
    2. Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico – “Imparare ad amarsi”
    3. Max Gazzé – “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”
    4. Luca Barbarossa – “Passame er sale”
    5. Diodato e Roy Paci – “Adesso”
    6. The Kolors – “Frida (Mai, mai, mai)”
    7. Giovanni Caccamo – “Eterno”
    8. Le Vibrazioni – “Così sbagliato”
    9. Enzo Avitabile e Peppe Servillo – “Il coraggio di ogni giorno”
    10. Renzo Rubino – “Custodire”
    11. Noemi – “Non smettere mai di cercarmi”
    12. Red Canzian – “Ognuno ha il suo racconto”
    13. Decibel – “Lettera dal Duca”
    14. Nina Zilli – “Senza appartenere”
    15. Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – “Il segreto del tempo”
    16. Mario Biondi – “Rivederti”
    17. Elio e le Storie Tese – “Arrivedorci”

Al Festival di Sanremo comincia lo spettacolo con la giuria di qualità!


Se già la griglia di partenza del 68° Festival di Sanremo targato Baglioni lasciava a desiderare che dire di una giuria di esperti presieduta da Pino Donaggio e composta da: Giovanni Allevi, Serena Autieri, Milly Carlucci, Gabriele Muccino, Rocco Papaleo, Mirca Rosciani e Andrea Scanzi.
Muccino deve promuovere gratis un film, Papaleo forse pure o torna a farsi un giro a Sanremo dopo averlo co-presentato (2012), la Carlucci (1992) e la Autieri (2003) lo hanno presentato ma esperte di musica non direi, Scanzi ci sta come i cavoli a merenda ma si sa che di questi tempi il prezzemolo va di moda e non cresce in sala stampa, tal Mirca Rosciani è sostituto maestro del coro del Teatro di Fano e m’hai detto niente!
Buon ultimo Giovanni Allevi che con Pino Donaggio sono gli unici due al loro posto, con qualche riserva per il primo, perché sarà pure un genio ma personalmente non ripongo grande fiducia in chi afferma che a casa non ha un pianoforte e suona solo quando va ai concerti, perché sarebbe un po’ come dire che un Pollini o un Abbado abbiano perso solo del tempo nello studio e applicazione sullo strumento, quindi anche lui fa parte di quella grande bolla mediatica che talvolta porta per ragioni commerciali a sopravalutare artisti dotati di talento ma normali come compositori.
Per carità è al suo posto in quanto conosce la musica e può essere in grado di giudicare le canzoni, ma genio per genio potrei dire che preferisco nel suo genere Brian Eno.

White Christmas – la canzone dei record

BingfilmUn giorno Philip Roth, uno dei più importanti scrittori ebrei in lingua inglese se ne uscì con questa frase: “ Dio diede a Mosè i dieci comandamenti e poi diede a Irving Berlin White Christmas ”.
Niente di più vero visto che questa canzone con cui il suo autore ha di fatto reinventato il Natale risulta essere quella più eseguita nella storia della musica registrata con oltre 500 versioni in 25 lingue diverse.
La versione di Bing Crosby, il giovanotto che fu chiamato “ il cantante del salotto” ha fatto registrare oltre 35 milioni di copie vendute in tutto il mondo a cui vanno aggiunte tutte le ulteriori utilizzazioni legate alle trasformazioni della registrazione elettrica in un arco temporale che va dal 78 giri alle suonerie telefoniche dei giorni nostri.
L’autore di questo successo planetario fu un ebreo russo che in origine si chiamava Israel Baline, nato nel 1888 a Temun in Russia, e arrivato a New York con la famiglia all’età di cinque anni.
Poverissimo, riuscì a farsi strada nel mondo della musica non prima di aver cambiato nome diventando quell’Irving Berlin che sfornò 812 composizioni di cui 451 capaci di scalare le classifiche del successo; è sua giusto per capire la portata del suo mix di “ genio e regolatezza ” la famosissima  Cheek to cheek.
White Christmas entrò per la prima volta nella classifica Usa il 3 ottobre 1942 e mantenne il primo posto per undici settimane consecutive, e vi rientrò per altri vent’anni, ogni anno nel mese di dicembre, arrivando a collezionare 38 settimane al primo posto e 86 settimane di presenze complessive.
Non è facile spiegare il successo di questa canzone con cui l’autore ha saputo in qualche modo catturare la quotidianità degli americani e forse la migliore spiegazione la si può trovare in una dichiarazione dello stesso autore che a proposito della bontà di una canzone affermava “ Una buona canzone incarna i sentimenti della gente e un autore di canzoni non è molto di più di uno specchio che riflette questi sentimenti ”, come dargli torto!

La lectio magistralis di Renzo Arbore

Questa sera Renzo Arbore con il suo “Indietro tutta 30 e l’ode” ha tenuto una vera e propria lectio magistralis sulla degenerazione a cui è andata incontro la tv in tutti questi anni dove l’improvvisazione vera è stata messa da parte per lasciare il posto a quella “finta”.

Rivedere gli spezzoni del suo “Indietro tutta” del 1987 hanno fatto capire quanto Arbore fosse avanti anni luce nel mandare in onda uno show dove imperava non solo l’improvvisazione ma anche la bontà dei testi scritti da autori capaci di fare il loro mestiere e di creare una sorta di fil rouge che trasformava un programma di intrattenimento a prima vista demenziale in un contenitore capace di dispensare spunti di riflessione per niente banali.

E poi che piacere rivedere una tv maliziosa ma mai volgare che senza ricorrere alle parolacce sapeva essere divertente ed arguta.

Questa sera Arbore con il suo ritorno in tv ha fotografato e immortalato quello che l’Italia è diventata in questi 30 anni, e il ritratto che ne  esce dalla tv nel frattempo diventata al plasma non può che trasmettere una malinconia infinita al solo pensiero dei Grandi fratelli e dei vari salotti dove vince chi la spara più grossa!

Ma il vero dramma di questa sera è che in fondo in fondo la tv che oggi ci viene propinata è lo specchio di quello che siamo diventati, un Paese dove la grazia,la compostezza, l’arguzia, l’educazione e la classe sono ormai solo un lontano ricordo.

E tutto ciò non può che trasmettere tanta tristezza!

 

La tomba delle lucciole

tombalucciole14La tomba delle lucciole è un film bellissimo e unico nel suo genere, molto triste e in alcune scene decisamente crudo che aiuta le giovani generazioni a riflettere sulle nefandezze della guerra – prodotto nel 1988 da Isao Takahata (il regista di Heidi e di La storia della principessa splendente) che insieme a Hayao Miyazaki ha fondato il più celebre studio di produzione di film di animazione giapponesi, lo Studio Ghibli.
Tratto dal romanzo autobiografico ”Hotaru no Haka” di Nosaka Akiyuki, racconta gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale in Giappone attraverso la storia commovente dei due protagonisti protagonisti: Seita, 14 anni, e la sorellina Setsuko, di soli 4, che rimasti orfani in seguito ai bombardamenti dei B-29 americani sulla città di Kobe, cercano di ricostruirsi una parvenza di famiglia e serenità, non riuscendo purtroppo nel loro intento.
La sera del 21 settembre 1945, nell’atrio della stazione ferroviaria di Kobe, un ragazzo muore di fame fra l’indifferenza dei passanti. Tutto quello che possiede è soltanto una scatola di latta che contiene piccoli frammenti di ossa ( che Seita ha recuperato quando da solo ha cremato la sorella circondato da centinaia di lucciole danzanti nell’aria).
Quando la scatola viene gettata via da un inserviente, appare il fantasma di una bambina, presto raggiunto da quello del ragazzo. Inizia così il flashback che racconta la loro storia.

SETSUKO
Quando rimane orfana Setsuko è appena una bambina. Una bambina che dovrà confrontarsi con la solitudine e l’orrore della guerra e della fame, che le porterà via il sorriso e la vita stessa.
SEITA
Il giovane Seita, tenta in qualche modo di ribellarsi alle brutture che la guerra gli imporrebbe, e rimasto orfano preferisce rifugiarsi in una grotta per “giocare alla famiglia” con la sorellina. Una scelta che finirà in tragedia.

«La vita degli uomini, in questo periodo storico, è destinata a durare quanto la vita di una lucciola»

Una tomba per le lucciole

Nosaka Akiyuki Akiyuki Nosaka Nato nel 1930 a Kamakura (prefettura di Kanagawa), in seguito alla morte della madre il piccolo Nosaka Akiyuki venne adottato da una famiglia di Kobe.
La sua infanzia è stata segnata da bombardamenti, distruzioni e mercato nero, avvenimenti che, secondo le sue stesse parole, sarebbero divenuti “gli unici maestri della sua carriera letteraria”.
Al termine della guerra si trasferì a Tokyo, dove conducendo una vita errabonda fatta di piccoli furti e miseria finì per essere rinchiuso in una casa di correzione per minori.
Nel 1950 si iscrisse al corso di francese della Waseda Daigaku di Tokyo, interrompendo gli studi due anni dopo per dedicarsi ai lavori più disparati, prima di entrare alla televisione come autore televisivo.
Nel 1963 pubblica “I maestri dell’eros” (Erogotoshitachi), un romanzo che gli porta una buona dose di successo anche al di fuori dei confini giapponesi.
Nel 1967 arriva “La tomba delle lucciole” (Hotaru no haka), seguito da “Le alghe americane” (America hijiki) nel 1968 e “Maria della notte” (Mayonaka no Maria) nel 1969, opere anche queste di grande successo.
Con “Hotaru no Haka” da cui è stato tratto il film  “La tomba delle lucciole” ha venduto oltre un milione di copie.

Sanremo 2017 diventa il “Disco per l’estate” e vince Francesco Gabbani

sanremo-2017-logoSanremo non è più Sanremo, da quest’anno è diventato l’anteprima del Disco per l’estate.
Francesco Gabbani con la super orecchiabile Occidentali’s Karma si è aggiudicato la 67° edizione del Festival di Sanremo precedendo Fiorella Mannoia e Ermal Meta.
Una vittoria, quella del bravissimo Gabbani, che sancisce con largo anticipo che la sua canzone diventerà il tormentone della prossima estate.
La musica quest’anno con un colpo di coda ha relegato al ruolo di comprimario lo spettacolo televisivo che anno dopo anno profuma di antico, diventando a tratti noioso infarcito da una pubblicità assillante, da ospiti evitabili, da qualche ciaone di troppo, da quelle larghe intese che si sono da subito trasformate in un predominio della sciura Maria che chiamata per salvare il carrozzone sanremese lo ha di fatto affossato portandosi dietro quel suo modo di fare tv che con il Festival ci sta come i cavoli a merenda, tanto che verrebbe quasi voglia di dire arridatece le vallette.
Tra tutti gli ospiti che si sono alternati sul palco dell’Ariston l’intervento di Geppi Cucciari l’ha vista primeggiare con un monologo di quelli che non fanno solo sorridere ma anche meditare.

La classifica
1° Francesco Gabbani
2° Fiorella Mannoia
3° Ermal Meta
4° Michele Bravi
5° Paola Turci
6° Sylvestre
7° Fabrizio Moro
8° Elodie
9° Bianca Atzei
10° Samuel
11° Michele Zarrillo
12° Lodovica Comello
13° Marco Masini
14° Chiara
15° Alessio Bernabei
16 ° Clementino

White Musk / Muschio Bianco

George Michael è volato via!

george-michael-2Se proprio non volete scrivere della sua musica e della sua grandezza come artista, allora invece di scrivere stupidaggini senza senso sulla sua vita privata, scrivete della sua immensa generosità a favore dei più deboli, dei malati e di quanti hanno avuto in serbo dalla vita solo miseria.
George Michael ha regalato a molte persone un momento di felicità, ma soprattutto la speranza di poter credere ancora nella vita e l’ha fatto con la gentilezza che solo un angelo può avere.
E lui un angelo lo è stato per davvero, per tutte quelle persone che ha aiutato tenendosi in disparte, senza mai apparire, facendo del bene senza volere il più delle volte che si sapesse che dietro a quell’atto caritatevole c’era lui.
Scrivetelo che ha aiutato: la LGBT Community britannica, il NHS servizio sanitario pubblico inglese, il Macmillan Cancer Support, Childline ( il telefono azzurro britannico ) e i minatori; che ha lavorato come volontario in un rifugio per senzatetto, che ha devoluto in beneficenza le royalties del suo singolo Last Christmas/Everything She Wants (oltre 2 milioni di copie vendute nel mondo), che ha realizzato un concerto speciale, interamente gratuito, a nord di Londra per gli infermieri del NHS come ringraziamento per le cure che prestarono alla sua mamma quando morì di cancro.
In un mondo pazzesco come quello in cui viviamo oggigiorno, non vi è più rispetto nemmeno per la morte, ed i primi a infierire sono proprio quei “media” che per anni si sono fatti grassi scrivendo e dando notizie dei suoi successi.

george-michael