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La colonna sonora d’iItalia si è spenta

E’ mancato oggi a Roma il maestro Ennio Morricone il più grande compositore di musica contemporanea.
Le sue colonne sonore straordinarie ci hanno fatto amare, sognare e ci hanno raccontato quello che nel film non si vedeva, perché con lui la musica di un film è diventata protagonista al pari della scena
Sono talmente tanti i film di successo che ha firmato che è quasi impossibile ricordarli tutti
Era un genio della musica ed è grazie a lui che nelle canzoni è stato introdotto l’arrangiamento
Non so dove possa essere in questo momento ma mi piace pensarlo seduto ad un tavolo a discutere di crome e biscrome con Mozart e Beethoven
Una cosa è certa la sua musica in questo mondo vivrà per sempre!
Grazie Maestro!

 

The Italian soundtrack has turned off
Ennio Morricone, the greatest contemporary music composer, passed away today in Rome.
His extraordinary soundtracks made us love, dream and told us what we didn’t see in the film, because with him the music of a film became the protagonist on a par with the scene
There are so many successful films that he has signed that it is almost impossible to remember them all
He was a genius of music and it is thanks to him that the arrangement was introduced in the songs
I don’t know where it can be at the moment but I like to think of it sitting at a table discussing quavers and biscrome with Mozart and Beethoven
One thing is for sure his music in this world will live forever!
Thank you Maestro!

 

Les Plus Belles Années d’une vie


E’ stato presentato al Festival di Cannes il nuovo film di Claude LeloucheLes Plus Belles Années d’une vie” che 53 anni dopo “Un uomo e una donna” fa ritrovare i due protagonisti Jean-Louis Trintignant e Anouk Aimée ( 88 anni lui e 86 lei) in un sequel che racconta di come il tempo possa distruggere tutto ma non l’amore!
Oggi, Jean-Louis sta perdendo la memoria e vive in una casa di cura, e suo figlio François chiede allora ad Anna di andare a fargli visita, perché lei è l’unica persona che non ha dimenticato!
Questo film affronta un tema molto delicato: quando invecchi per la società non esisti più!
Niente di più sbagliato!
Certo i protagonisti hanno addosso i segni che gli anni hanno lasciato, ma nel modo in cui si guardano, in cui parlano, in cui si sfiorano  c’è tutta la magia di una relazione tra due persone che non hanno mai smesso di amarsi
Un film da vedere!
Perché quest’uomo e questa donna nel film non vengono percepiti come  un attore e un’attrice, sono riusciti insieme ad attraversare quel palcoscenico magico dove non si finge più

 

 

 

 

Claude Lelouche’s new film “Les Plus Belles Années d’une vie” was presented at the Cannes Film Festival that 53 years later “A man and a woman” brings together the two protagonists Jean-Louis Trintignant and Anouk Aimée (he, 88 and she 86 ) in a sequel that tells how time can destroy everything but not love!
Today, Jean-Louis is losing his memory and living in a nursing home, and his son François then asks Anna to visit him, because she is the only person who has not forgotten!
This film deals with a very delicate subject: when you age for society you don’t exist anymore!
Nothing could be more wrong!
Of course the protagonists are wearing the signs that years have left, but in the way they look at each other, where they speak, where they touch, there is all the magic of a relationship between two people who have never stopped loving each other
A movie to see!
Because this man and this woman in the film are not perceived as an actor and an actress, they managed together to cross that magical stage where they no longer pretend

 

La tomba delle lucciole

tombalucciole14La tomba delle lucciole è un film bellissimo e unico nel suo genere, molto triste e in alcune scene decisamente crudo che aiuta le giovani generazioni a riflettere sulle nefandezze della guerra – prodotto nel 1988 da Isao Takahata (il regista di Heidi e di La storia della principessa splendente) che insieme a Hayao Miyazaki ha fondato il più celebre studio di produzione di film di animazione giapponesi, lo Studio Ghibli.
Tratto dal romanzo autobiografico ”Hotaru no Haka” di Nosaka Akiyuki, racconta gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale in Giappone attraverso la storia commovente dei due protagonisti protagonisti: Seita, 14 anni, e la sorellina Setsuko, di soli 4, che rimasti orfani in seguito ai bombardamenti dei B-29 americani sulla città di Kobe, cercano di ricostruirsi una parvenza di famiglia e serenità, non riuscendo purtroppo nel loro intento.
La sera del 21 settembre 1945, nell’atrio della stazione ferroviaria di Kobe, un ragazzo muore di fame fra l’indifferenza dei passanti. Tutto quello che possiede è soltanto una scatola di latta che contiene piccoli frammenti di ossa ( che Seita ha recuperato quando da solo ha cremato la sorella circondato da centinaia di lucciole danzanti nell’aria).
Quando la scatola viene gettata via da un inserviente, appare il fantasma di una bambina, presto raggiunto da quello del ragazzo. Inizia così il flashback che racconta la loro storia.

SETSUKO
Quando rimane orfana Setsuko è appena una bambina. Una bambina che dovrà confrontarsi con la solitudine e l’orrore della guerra e della fame, che le porterà via il sorriso e la vita stessa.
SEITA
Il giovane Seita, tenta in qualche modo di ribellarsi alle brutture che la guerra gli imporrebbe, e rimasto orfano preferisce rifugiarsi in una grotta per “giocare alla famiglia” con la sorellina. Una scelta che finirà in tragedia.

«La vita degli uomini, in questo periodo storico, è destinata a durare quanto la vita di una lucciola»

Una tomba per le lucciole

Nosaka Akiyuki Akiyuki Nosaka Nato nel 1930 a Kamakura (prefettura di Kanagawa), in seguito alla morte della madre il piccolo Nosaka Akiyuki venne adottato da una famiglia di Kobe.
La sua infanzia è stata segnata da bombardamenti, distruzioni e mercato nero, avvenimenti che, secondo le sue stesse parole, sarebbero divenuti “gli unici maestri della sua carriera letteraria”.
Al termine della guerra si trasferì a Tokyo, dove conducendo una vita errabonda fatta di piccoli furti e miseria finì per essere rinchiuso in una casa di correzione per minori.
Nel 1950 si iscrisse al corso di francese della Waseda Daigaku di Tokyo, interrompendo gli studi due anni dopo per dedicarsi ai lavori più disparati, prima di entrare alla televisione come autore televisivo.
Nel 1963 pubblica “I maestri dell’eros” (Erogotoshitachi), un romanzo che gli porta una buona dose di successo anche al di fuori dei confini giapponesi.
Nel 1967 arriva “La tomba delle lucciole” (Hotaru no haka), seguito da “Le alghe americane” (America hijiki) nel 1968 e “Maria della notte” (Mayonaka no Maria) nel 1969, opere anche queste di grande successo.
Con “Hotaru no Haka” da cui è stato tratto il film  “La tomba delle lucciole” ha venduto oltre un milione di copie.

Ugo Tognazzi – la voglia matta che non si spegne mai

tognazzi6Ugo Tognazzi, uno dei più grandi attori che il cinema italiano e mondiale abbia mai avuto nasceva a Cremona il 23 marzo di 94 anni fa.
Ricordare la sua nascita a 25 anni dalla sua morte è come riavvolgere la pellicola di un film con le immagini dei tanti personaggi a cui ha dato vita in un arco temporale che va dagli anni ’50 al 1990, anno in cui è prematuramente scomparso.
In quarant’anni di carriera nei suoi film ha messo a nudo con mirabile maestria i difetti dell’uomo comune e alcuni suoi personaggi sono entrati a far parte non solo della storia del cinema, ma anche della quotidianità, uno per tutti il conte Mascetti.
Il segreto del successo riscosso dai suoi personaggi è dovuto al fatto che come lui stesso ha raccontato in un intervista: “a queste macchiette faccio fare le cose che farei io nella vita”.
E’ stato molto amato dal pubblico per la sua innata simpatia, e dalle donne che ne hanno esaltato la sua fama di grande tombeur des femmes; da parte sua non ha mai nascosto la passione per le donne e l’amore quasi viscerale per la cucina.
I suoi film a distanza di anni si vedono sempre con piacere e soprattutto non stancano mai, anzi il più delle volte sono di gran lunga preferibili alla normale programmazione della Tv e seppur datati sanno sprigionare una sorta di “voglia matta” che fa si che se ne incontri uno facendo zapping non puoi che continuarne la visione.

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It’s never too late maestro Morricone!

morricone7Dopo oltre 60 anni di carriera in cui ha scritto le musiche per più di 500 tra film e serie tv il maestro Ennio Morricone si è visto assegnare l’Oscar per la miglior colonna sonora originale per “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino.
Come diceva il maestro Manzi, “non è mai troppo tardi” anche se il genio delle colonne sonore è dovuto passare attraverso ben cinque nomination dagli anni ’70 ad oggi per vedersi riconosciuto quel talento straordinario che lo ha reso famoso in tutto il mondo.
La statuetta appena vinta ha sicuramente un altro sapore rispetto a quella ricevuta nel 2007 dalle mani di Clint Eastwood quale riconoscimento alla carriera e premia un musicista che ha saputo da sempre badare alla concretezza.
Le parole pronunciate dal maestro subito dopo la consegna del premio fanno capire l’umiltà di un artista che ha portato il genio italiano nel mondo, testimoniando che c’è ancora qualcosa per cui andare fieri di essere italiani.
“Buonasera signori, ringrazio l’Academy per il prestigioso riconoscimento. Il mio pensiero va agli altri candidati e in particolare allo stimato John Williams. Non c’è musica importante se non c’è un grande film che la ispiri, ringrazio quindi Quentin Tarantino per avermi scelto e il produttore Harvey Weinstein e tutta la troupe del film. Dedico questa musica e questa vittoria a mia moglie Maria”.

Ennio Morricone

  • – ha scritto le musiche per più di 500 tra film e serie tv;
  • – le sue composizioni sono state usate in più di 60 film vincitori di premi;
  • – ha scritto la musica di canzoni indimenticabili, una su tutte “Se telefonando” ( testo di Costanzo-De Chiara) cantata da Mina;
  • – ha ricevuto cinque nomination agli Oscar per i film : I giorni del cielo (1979) di Terrence Malick, Mission di Roland Joffé (1987), Gli intoccabili di Brian De Palma (1988), Bugsy di Barry Levinson (1992), Malèna di Giuseppe Tornatore (2001);
  • – ha vinto : 3 Grammy Awards, 3 Golden Globe, 10 David di Donatello, 5 Nastri d’argento, 6 Bafta, 1 European film awards, 1 Polar Music prize;
  • – ha ricevuto: Oscar alla carriera (2007), Leone d’oro alla carriera (1995), European Film Award alla carriera (1999), David del Cinquantenario(2006);
  • – ha ricevuto a Hollywood, la stella rosa con il nome dorato sulla Walk of Fame (27/02/2016).

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Giù-la-testa

Omar Sharif è sceso dall’autobus

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sharif3E’ sceso dall’autobus della vita Omar Sharif, l’attore che meglio di ogni altro ha rappresentato sul grande schermo la storia di un amore impossibile, quello tra Yuri, medico dall’animo sensibile e la giovane infermiera Lara.
Come non ricordare la sua toccante interpretazione nel film che lo consacrò al successo, quel Dottor Zivago di cui una marea di donne nel mondo si innamorarono e piansero nella scena finale in cui non riuscì a raggiungere quella ragazza che lui credeva potesse essere Lara.
A pensarci bene chi non ha fatto almeno una volta i conti con un amore impossibile, di quelli che ti portano al sacrificio per il bene della persona amata ma che al tempo stesso ti fanno sentire proprio come Yuri che mentre la slitta si allontanava sulla neve corre dentro casa, sale le scale in un baleno e rompe un vetro di una finestra reso opaco dal ghiaccio per poter vedere ancora per un attimo quel puntino all’orizzonte.
Omar Sharif era una simpatica canaglia, dotato di un grande fascino e di una innata eleganza che lo rendevano molto corteggiato dalle donne, anche se lui stesso affermava che la sua fama di rubacuori era dovuta soprattutto al fatto che le donne erano più interessate ai suoi personaggi che a lui.
Ma è innegabile che le donne così come il bridge ( era uno dei giocatori più quotati al mondo) sono state le due grandi passioni che lo hanno accompagnato per buona parte del suo viaggio terreno.
Era malato di Alzheimer e nel 1977, quasi a mo’ di presagio, scrisse a quattro mani con Marie-Thérèse Guinchard la sua autobiografia “The Eternal Male” quasi a voler contraddire quella voce fuori campo che nel finale del Dottor Zivago recitava: “Le pareti del suo cuore erano di carta, ma lo teneva per sè. Teneva molte cose in sè.”
Omar Sharif al contrario di Yuri ha voluto raccontare per tempo la sua vita, giocando d’anticipo ( da buon giocatore) con quel male che gli avrebbe impedito per sempre di ricordare.

Alcuni tra i suoi film più importanti:

Lawrence d’Arabia, regia di David Lean (1962)
La caduta dell’impero romano, regia di Anthony Mann (1964)
E venne il giorno della vendetta (1964)
Gengis Khan il conquistatore, regia di Henry Levin (1965)
Una Rolls-Royce gialla, regia di Anthony Asquith (1965)
Il dottor Zivago, regia di David Lean (1965)
Il papavero è anche un fiore, regia di Terence Young (1966)
C’era una volta…, regia di Francesco Rosi (1967)
La notte dei generali, regia di Anatole Litvak (1967)
Funny Girl, regia di William Wyler (1968)
Mayerling, regia di Terence Young (1968)
L’oro di Mackenna, regia di J. Lee Thompson (1969)
L’ultima valle   (1971)
Il seme del tamarindo, regia di Blake Edwards (1974)
Funny Lady, regia di Herbert Ross (1975)
Un asso nella mia manica   (1976)
Ashanti, regia di Richard Fleischer (1979)
Linea di sangue, regia di Terence Young (1979)
Le chiavi della libertà (1989)
Viaggio d’amore (1990)
Il ladro dell’arcobaleno (1991)
Quella strada chiamata paradiso, regia di Henri Verneuil (1992)
Il tredicesimo guerriero   (1999)
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano (2003)
Oceano di fuoco – Hidalgo (2003)
Fuoco su di me (2005)
10.000 A.C. (10,000 B.C.) (2007)
Hassan and Marcus (2008)
Un castello in Italia, regia di Valeria Bruni Tedeschi (2013)

Londra – Audrey Hepburn: Portraits of an Icon

hepburn9Se avete programmato nei prossimi mesi una vacanza a Londra e siete appassionati di cinema vi segnalo che la metropoli multietnica celebra Audrey Hepburn (1929-1993) con una mostra fotografica che racconta per immagini la sua carriera cinematografica e l’impegno come ambasciatrice Unicef.
Le oltre 70 immagini in mostra alla National Portrait Gallery documentano i percorsi della vita di quella che rimane una indimenticabile icona di stile; la vedrete mentre muove i primi passi come giovanissima modella e poi attraverso una miscellanea di fotografie, copertine di riviste di moda, articoli di giornali e locandine dei suoi film.
La mostra si avvale anche degli scatti dei più importanti fotografi al mondo quali Richard Avedon, Cecil Beaton, Terry O’Neill, Norman Parkinson and Irving Penn.
La mostra ha avuto il supporto della Bernard Lee Schwartz Foundation e del Audrey Hepburn Exhibition Supporters Group e la sua organizzazione è avvenuta con il supporto di Audrey Hepburn Estate / Luca Dotti & Sean Hepburn Ferrer ( la fondazione dei figli Sean Hepburn Ferrer e Luca Dotti).

La mostra sarà aperta fino al 18 ottobre 2015
Biglietti:
Tickets with donation* Full price £10 / Concessions £8.50
Tickets without donation Full price £9 / Concessions £7.50
Concessions include: senior citizens (over 60), students, children 12–18 years.

Orario di apertura
Giornalmente 10.00 – 18.00
Giovedì e venerdì fino alle 21.00.

National Portrait Gallery
St Martin’s Place
London
WC2H 0HE
020 7306 0055

Catalogue_coverIl catalogo della mostra pubblicato il 2 luglio 2015, composto da 192 pagine e 145 illustrazioni è disponibile per essere acquistato presso i negozi della Galleria al prezzo di £29.95 con copertina rigida e £19.95 nella versione in brossura, volendo lo si può acquistare anche online quando si prenota il biglietto.

#Hepburn

NPGcop

 

 

Addio a Laura Antonelli … sogno erotico di una generazione

antonelli15Se ne è andata in silenzio, forse stroncata da un infarto, l’attrice italiana che più di ogni altra ha costituito il sogno erotico di una generazione.
Laura Antonaz (questo il suo vero nome) nata a Pola, attuale Croazia, nel 1941 dopo un’infanzia da profuga si trasferì in Italia insieme ad altri 300 mila istriani costretti a fuggire dalla ex Jugoslavia.
Diplomatasi a Napoli presso l’Istituto Superiore di Educazione Fisica si trasferì con la famiglia a Roma, dove dopo una breve parentesi come insegnante di educazione fisica cominciò a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo, dapprima furono fotoromanzi, alcuni caroselli e piccole parti in alcuni film, tra cui “Il magnifico cornuto” per la regia di Antonio Pietrangeli nel 1964.
Ma fu nel 1973 quando recitò il ruolo della cameriera nel film “Malizia” di Salvatore Samperi che Laura diventò un vera e proprio sex symbol grazie a una vestaglietta, succinta e ammiccante che la rese terribilmente sexy.
Malizia incassò al botteghino qualcosa come 6 miliardi di lire, quando un biglietto del cinema costava mille lire, e la bellezza prorompente di Laura attirò a lei i più importanti registi dell’epoca tra cui Giuseppe Patroni Griffi ( La divina creatura) e Luchino Visconti che la volle per il ruolo di moglie di Giancarlo Giannini ne “L’innocente”.
La sua interpretazione in “Malizia” le valse il Nastro d’Argento come migliore attrice protagonista e il Globo d’oro come miglior attrice rivelazione, ma soprattutto le consentì di spiccare il volo verso una carriera ricca di successi che la vide regina incontrastata della commedia sexy degli anni ’60 e ’70.
Negli anni ’80 continuò a recitare in film di cassetta, tra cui “Porca vacca”, “Grandi magazzini”, “Rimini Rimini”, “Roba da ricchi” e nella mini serie TV “Disperatamente Giulia” di Enrico Maria Salerno.
Poi nel 1991 vi fu il tentativo di dare un seguito alla pellicola che l’aveva resa famosa con la realizzazione di “Malizia 2000”, ma l’operazione commerciale si trasforma in un vero e proprio flop al botteghino e l’attrice, che si era nel frattempo sottoposta a un intervento di chirurgia plastica mal riuscito, cade in un forte stato di depressione.
Sempre nel’91 Laura viene coinvolta in una vicenda giudiziaria che la porta a essere rinchiusa nel carcere di Rebibbia per reati legati alla droga; mandata ai domiciliari (dopo pochi giorni) la sua vita da quel momento sarà segnata per sempre ( e poco importa se dopo la prima condanna a tre anni e sei mesi verrà completamente assolta nel processo d’appello dopo quasi dieci anni) e lei sprofonderà in un silenzio che la accompagnerà fino alla tragica scomparsa di oggi.
A quei pochi amici che in questi anni si sono prodigati ( a dire il vero vi fu una sorta di fuggi fuggi ) per starle vicino, tra cui Lino Banfi che lottò per farle ottenere il sussidio della Legge Bacchelli, lei rispose con una lettera in cui chiedeva di essere dimenticata!
Ma come si può dimenticarla!

Il cantautore Simone Cristicchi a dedicato a Laura Antonelli la canzone “Laura”  contenuta nel cd “Album di famiglia”, una canzone molto toccante in cui Cristicchi a modo suo denuncia come la Antonelli fu vittima del perbenismo.

Alcuni tra i suoi film più importanti:

La rivoluzione sessuale, regia di Riccardo Ghione (1968)
Venere in pelliccia, regia di Massimo Dallamano (1969-1975)
Il merlo maschio, regia di Pasquale Festa Campanile (1971)
Malizia, regia di Salvatore Samperi (1973)
Sessomatto, regia di Dino Risi (1973)
Peccato veniale, regia di Salvatore Samperi (1974)
L’innocente, regia di Luchino Visconti (1976)
Casta e pura, regia di Salvatore Samperi (1981)
Viuuulentemente mia, regia di Carlo Vanzina (1982)
Porca vacca, regia di Pasquale Festa Campanile (1982)
Sesso e volentieri, regia di Dino Risi (1982)
La venexiana, regia di Mauro Bolognini (1986)
Grandi magazzini, regia di Castellano e Pipolo (1986)
Rimini Rimini, regia di Sergio Corbucci (1987)
Roba da ricchi, regia di Sergio Corbucci (1987)
Gli indifferenti, regia di Mauro Bolognini (1988) Miniserie TV
Disperatamente Giulia, regia di Enrico Maria Salerno (1989) Miniserie TV
L’avaro, regia di Tonino Cervi (1990)

 

Laura di Simone Cristicchi

Lauraaa-aa-a
Lauraaa-aa-a

Maresciallo buona sera
si accomodi alla festa
c’è il mio manager, il produttore
manca solo il regista
Laura nella sua vestaglia
sola come un cane beve
sopra il tavolo in salotto
una montagna di neve

Laura pazza, Laura ingenua
Laura povera drogata
Laura fragile, sensibile
alla gogna trascinata
Laura aspetta la sentenza
crocifissa sul giornale
condannata per dieci anni
ad impazzire

Lauraaa-aa-a
Lauraaa-aa-a
Lauraaa-aa-a

Cara Laura, forse è vero
è tutta colpa dell’amore
che riavvolgerà il destino
riscrivendoci il copione
ma se in ogni fotogramma
resti sempre la più bella
la tua anima è leggera
come un volo di farfalla

Mentre scorrono veloci
i titoli di coda
non è ancora troppo tardi
per riavere la tua vita
ora che cammini libera
e ti perdi tra la gente
con il nome di una donna
come tante

Lauraaa-aa-a

Addio a Virna Lisi, l’attrice più bella ed elegante del cinema italiano

Se ne è andata Virna Lisi l’attrice italiana che meglio di ogni altra ha saputo incarnare una bellezza perfetta, algida, aristocratica.
Di lei è rimasto impresso nella mente di molti italiani per anni lo slogan ( ideato da Gualtiero Marchesi ) con cui venne in qualche modo dipinta nello spot pubblicitario del dentifricio Chlorodont che andò in onda per anni su Carosello e dove lei era la donna che “ con quella bocca può dire ciò che vuole”.
Ma Virna Lisi con quella bocca dal sorriso smagliante ha saputo dispensare durante la sua lunga carriera di attrice non pochi no, rinunciando a parti importanti pur di mantenere la sua libertà e un certo distacco verso ruoli improntati esclusivamente su quell’immagine di bellona che non è mai stata nelle sue corde.
Nel’64 dopo un film girato in America al fianco di Jack Lemmon a cui ne seguirono altri due con Tony Curtis, David Niven e Frank Sinatra disse no a Hollywood per tornare in Italia, rifiutando anche il ruolo di Barbarella che fu poi di Jane Fonda.
Nel’68 rifiutò di fare la bondgirl al fianco di Sean Connery nel film “Dalla Russia con Amore”.
Ma per essere un’attrice che sapeva dire spesso e volentieri no ai produttori, ha collezionato da antidiva : sei Nastri d’argento, un Prix d’interprètation fèminine a Cannes per la ‘Regina Margot’, due David di Donatello per le sue interpretazioni più altrettanti alla carriera.
Era una persona semplice, vera e molto schietta tanto che in una recente intervista rilasciata nel mese di settembre al Fatto quotidiano ad una precisa domanda sull’Oscar assegnato al film di Sorrentino “ La grande bellezza “ disse : “Devo dire quello che penso? Il film di Sorrentino, La Grande Bellezza l’ho trovato orrendo. Una brutta copia de La dolce vita, senza un solo spunto che fosse originale. Lo so che mi odieranno, ma non me ne frega niente. Dopo essermi sentita dire per una vita ‘conta fino a dieci prima di parlare’, non ho più recinti né obblighi. Mi sento libera. Il peggio che mi può capitare è che qualcuno non mi parli più. Non mi pare grave e forse è persino un contrappasso meritato.”
E oggi che la vera “ grande bellezza “ del cinema italiano se ne è andata forse saranno in molti a ricordarla non solo per il suo sorriso ma anche e soprattutto per le grandi interpretazioni che ha saputo regalarci.

Rotterdam – The Designing 007: Fifty Years of Bond Style

bond3Fino al’8 febbraio 2015 il Museo Kunsthal di Rotterdam ospita la mostra “The Designing 007: Fifty Years of Bond Style” dove oltre 500 fra gadget, costumi, automobili “culto”, storyboard, sceneggiature e oggetti di scena regalano, insieme a numerosi frammenti cinematografici, una fantastica esperienza multimediale dedicata ai cinquant’anni di storia di James Bond.
Il Kunsthal sembra avere come slogan ‘Più ce n’è, meglio è’ visto che ogni anno riesce ad ospitare 25 nuove esposizioni, che coprono tutti i generi di espressione culturale, e non ha paura di essere nuovo, progressista e avventuroso.
C’è spazio per ogni genere di arte: antica, nuova e sperimentale, fotografia, design e qualunque altra cosa si possa immaginare. Proprio come molti altri musei a Rotterdam, il Kunsthal è un’attrazione architettonica in sé.
Rem Koolhaas, l’architetto che lo ha progettato ha scelto una superficie eccezionale di 3300 metri quadri e quindi vi è o spazio sufficiente per cinque esposizioni alla volta.
La mostra dedicata a Bond compre un arco temporale di 50 anni dal Dr. No del 1962 con Sean Connery a Skyfall del 2012 con Daniel Craig.
L’Agente 007 non è risultato essere unicamente un eroe del grande schermo catturando l’immaginazione degli spettatori ma ha lasciato anche un indelebile impatto nel mondo dell’arte, della musica, del fashion, della tecnologia, del lifestyle e del design.
La mostra è realizzata con materiale esclusivo proveniente dagli archivi della EON Productions ed è stata precedentemente presentata a Londra, Toronto,Shanghai e Melbourne.
Venerdì 28 novembre e venerdì 30 gennaio vi saranno due serate Cocktail  con apertura della mostra dalle 17 alle 20 mentre il Kunsthal café rimarrà aperto fino alle 22 con musica; il biglietto d’ingresso sarà di 11euro, mentre per i biglietti acquistati dopo le 17 il Kunsthal offrirà una riduzione del 50% sul prezzo del primo cocktail che sarà di 3,50euro anziché 6,95euro.
La mostra attraverso una dozzina di sale a tema vi farà ripercorrere un viaggio lungo 50 anni attraverso 500 indimenticabili oggetti : dall’impeccabile “ white tuxedo “ indossata da Roger Moore in Octopussy (1983), alla Aston Martin DB5 di GoldenEye (1995), al bikini arancione indossato da Halle Barry in La morte può attendere (2002)
Sono disponibili il catalogo illustrato della mostra e la biografia di Ian Fleming.
La mostra è aperta :
dal martedì al sabato dalle 10 alle 17
la domenica e nei festivi dalle 11 alle 17
rimane chiusa il lunedì, il 25 dicembre e l’1 gennaio
Prezzi d’ingresso :
Adulti 11euro
Gruppi min.15 persone 8,50euro
Studenti <27 anni 6euro
Giovani da 6 a 18 anni 2euro
Bambini <6 anni gratis

Bond7

MAINPORT HOTEL PACKAGE
Mainport Hotel essendo partner ufficiale della mostra su James Bond offre un interessante pacchetto che comprende colazione a buffet, 1 cocktail presso il bar “on the Rocks”, l’uso gratuito della Spa Heaven ubicata all’8° piano e il pernotto in una King-size City XL room per 79euro a notte per persona.
Per informazioni e prenotazioni: http://www.mainporthotel.com

Rotterdam
Una città dai tanti volti: una dinamica città portuale, una moderna città del divertimento, un’elegante città dello shopping e una vivace città degli artisti.
Ma Rotterdam è soprattutto la città olandese dell’architettura per eccellenza, dove l’innovazione ha un ruolo da protagonista e lo skyline cambia di continuo.
Tra i grattacieli di Rotterdam puoi fare di tutto, puoi dedicarti allo shopping, gustare piatti prelibati, visitare numerosi musei e attrazioni in centro e nei dintorni.
I principali musei della città e due dei musei più progressisti dell’Olanda, il Boijmans van Beuningen e il Kunsthal, hanno sede presso il Museumpark di Rotterdam.
In altre parti della città vi sono ulteriori musei e interessanti attrazioni, quali il museo della navigazione (Scheepvaartmuseum), la torre Euromast e la nave ss Rotterdam.

Dall’aeroporto arrivare in centro è facilissimo.

  • In auto (Sixt) o in taxi: 10 min.
  • Con RandstadRail (stop Meijerplein)+ Airport Shuttle (navetta numero 50): 15 min.
  • Con le Airport Shuttle (navette numero 33): 20-25 min.

Intercity direct

Il treno Intercity direct di NS rappresenta il collegamento più rapido tra Amsterdam, Schiphol, Breda e Rotterdam, con due corse ogni ora, dalla mattina presto alla sera tardi.

  • Amsterdam – Rotterdam: 41 min.
  • Schiphol – Rotterdam: 27 min.
  • Breda – Rotterdam: 25 min.

Un consiglio: acquistare la Rotterdam Welcome Card direttamente all’aeroporto.
La Rotterdam Welcome Card offre più del 25% di sconto in oltre 50 tra attrazioni, musei, locali e ristoranti di Rotterdam e l’utilizzo illimitato dei trasporti pubblici urbani (metropolitana, tram e autobus) per 1, 2 o 3 giorni.