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Nato a Savona, giornalista e autore, travel e food blogger, ama viaggiare, cucinare e non sopporta gli ombrelli. Ha scritto diversi reportage sui Paesi Nordici, soprattutto su Irlanda e Finlandia pubblicando le relative Guide di viaggio. I suoi libri sono pubblicati da : R.C.S. Libri, Fabbri, Sonzogno, De Vecchi editore, Sperling & Kupfer. Press office,Comunicazione,Pr - Attorno a un tavolo da pranzo non si invecchia mai. - Per chi vuole vederli ci sono fiori dapperutto, Henri Matisse - La definizione corretta di giornalista? - ” colui che non si lascia intimidire dal rapporto conflittuale fra stampa e potere “

Thomas Joseph STEPHENSON

Thomas Joseph Stephenson vive a Carrickfergus (in gaelico Carraig Fhearghais, ‘ Rocca di Fergus ‘ ) una piccola cittadina dell’Irlanda del Nord nella Contea di Antrim, sulla riva del Belfast Lough.
Solitamente Thomas lo si può trovare nel suo studio-galleria “ The Court Yard Gallery “, dove dipinge le sue tele in cui ritrae scorci d’Irlanda attraverso la presenza delle immancabili pecore, che sono una vera e propria costante di ogni paesaggio irlandese.

Thomas Joseph Stephenson lives in Carrickfergus (in gaelic Carraig Fhearghais, ‘Rock of Fergus’) a small town in Northern Ireland in County Antrim, on the bank of Belfast Lough.
Thomas can usually be found in his studio-gallery “The Court Yard Gallery”, where he paints his canvases in which he portrays glimpses of Ireland through the presence of the inevitable sheep, which are a real constant in every Irish landscape

For more information Thomas website

Capre bianche e api nere – Donald Grant

Capre-bianche-libro-copertinaMary e io abbandonammo il nostro attico in città e la brillante professione di corrispondenti esteri per quotidiani e settimanali.
Ci lasciammo alle spalle una vita lussuosa e affascinante, accettando una riduzione superiore all’ottanta per cento dei nostri guadagni.
Cominciammo così una nuova vita di contadini su un roccioso lembo di terra in un remoto angolo d’Irlanda.
Non avevamo alcuna cognizione di agricoltura, se si esclude quel che si può imparare coltivando rose in una terrazza sovrastante le strade rumorose della città. Mary vendette la sua lavastoviglie all’inquilino che subentrò nel nostro appartamento e io regalai il mio frac all’opera di beneficenza “ Soccorso peruviano”.
Questa svolta radicale iniziò per caso. In un caldo giorno d’estate stavamo seduti all’ombra di un tendone in terrazza: avevo in mano un libro di Agatha Christie e Mary il suo catalogo di sementi. Lo zampillo continuo delle nostre fontanelle si sovrapponeva piacevolmente allo strombazzare dei taxi.
– Sai – dissi alzando gli occhi dal libro – mi ha sempre attirato l’idea di dedicarmi all’agricoltura. Fin da bambino avrei voluto essere agricoltore.
In verità stavo dicendo una cosa assai singolare, dal momento che tutta la mia vita era trascorsa in città, come, del resto, era avvenuto per mia moglie.
Mary non distolse gli occhi dal suo catalogo, limitandosi a borbottare qualcosa a proposito di piselli dolci. Poi, dopo qualche minuto, la mia frase sembrò colpirla e mi guardò:
– Anch’io, – disse vivacemente, e allora perché non ci proviamo?
– Proviamo che cosa? – chiesi distratto, non avendo dato peso alla mia stessa proposta.
– A fare gli agricoltori!
Misi da parte il libro, mentre mi venivano in mente diverse obiezioni alla mia uscita e all’osservazione di Mary, davvero campate in aria, se non pura follia: non possedevamo una fattoria né avevamo soldi a sufficienza per comprarne una, non avevamo tempo libero da dedicare alla campagna e avremmo dovuto incominciare tutto da zero. Il nostro lavoro di giornalisti ci impegnava molto e ci remunerava in proporzione. Dal punto di vista fisico, poi, entrambi somigliavamo assai poco a quel che deve essere un agricoltore: non eravamo più giovani e avevamo passato troppo tempo seduti a leggere, scrivere e parlare.
– Continua a leggere – disse Mary; – torno fra un minuto.
Un’ora più tardi tornò in terrazza: aveva scorso in lungo e in largo gli annunci di fattorie in vendita su parecchi giornali e settimanali e aveva fatto alcune telefonate. Questo fu l’inizio, poi ogni gradino portò al successivo.

Capre-bianche-libro-englishMi sono imbattuto in questo libro (edito per la prima volta in America nel 1973 dalla Doublebay & Co. Inc.Garden City N.Y e in Italia nel 1983 per i tipi della Mursia editore S.p.A)  nel 1999 quando ne ho trovato una copia su di una bancarella del mercatino dell’usato che stazionava di fronte al mitico Bar Vanni, in via Col di Lana – in zona RAI a Roma.
L’ho letto in una notte, trovandolo bellissimo, vista la mia passione per l’isola di smeraldo e la prima cosa che mi è venuta in mente a fine lettura è che il libro fosse stato recuperato in qualche operazione di sgombero a seguito del decesso del proprietario (che ha siglato e dato un voto al libro nella prima pagina), perchè, un libro del genere chi lo possiede se lo tiene in libreria per andarselo a rileggere quando la voglia d’Irlanda si fa sentire, o come nel mio caso, ogni due o tre anni per convincermi che il sogno di aprire una bed & breakfast nella terra di San Patrizio potrà diventare prima o poi realtà.
Donald Grant con la moglie Mary sono stati i precursori del moderno “mollo tutto e scappo via” e la loro fuga l’hanno messa in atto negli anni’60 quando internet non esisteva e una copia del giornale su cui scriveva Donald a New York impiegava 30 giorni per arrivare a Dooneen.
Mentre leggevo il libro ho provato grande ammirazione per queste due persone che hanno saputo realizzare una straordinaria impresa che realizza il sogno dell’affrancamento dalla società tecnologica, ho percepito quanto amore hanno dedicato alla loro impresa e mi son detto che potremmo farlo tutti …di trovare il nostro posto nel mondo!
Il libro è il racconto puntuale della nuova quotidianità e Donald racconta giorno per giorno la loro nuova vita in un luogo dove tutto è nuovo e diverso: dalle peripezie per la costruzione della loro casa, al lavoro nei campi, all’allevamento di capre bianche e di api nere, fino all’inevitabile incontro con gli abitanti del luogo che da tempi immemorabili vivono quella vita, con la loro cultura e le loro tradizioni; il tutto mettendo in campo la capacità di adattamento, la pazienza e l’umiltà con cui hanno saputo affrontare le non poche difficoltà.
La zona della costa irlandese che va da Kinsale fino a Dursey Island, all’estremità della penisola di Beara è una delle più belle in assoluto dell’intera Irlanda.
Il libro è ambientato nella “Sheep’s Head” Peninsula (“Capo della pecora”), lo stretto lembo di terra che si estende per 24 km tra la Mizen Peninsula e la Beara Peninsula.
Siamo di fatto nella contea di Cork, ma gli abitanti di questa zona se interrogati sul luogo da cui provengono hanno il vezzo di rispondere “da West Cork”, e non da “Cork”.
La vicinanza con la Corrente del Golfo rende questa parte di costa particolarmente temperata, con un clima decisamente mite, confermato anche dalla fioritura dei narcisi, che ogni anno avviene nel mese di gennaio.
Qui la “pioggerellina” tipicamente irlandese è di casa, visto che per 250 giorni all’anno non si dimentica di bagnare (anche se talvolta in modo lieve) la vasta e variopinta vegetazione, fatta di torbiere e di piante carnivore.
Il paesaggio, verso ovest, si fa decisamente più aspro e selvaggio e la costa è tutto un susseguirsi di piccole città portuali, piccole baie e insenature.

Capre-bianche-libro-mollo-tuttoCapre bianche e api nere – White Goats and Black Bees
Il libro è stato ristampato più volte da Mursia Editore, l’ultima edizione è del 2013 nelle Collana: Mollo tutto e …
Al volume è allegata una guida pratica con le informazioni essenziali per andare a lavorare, trasferirsi o semplicemente trascorrere un piacevole soggiorno nella meravigliosa Irlanda.

Mollo tutto e… allevo capre bianche e api nere in Irlanda

Donald Grant e Mary Frances
Donald e Mary entrambi giornalisti si erano incontrati nel periodo in cui condividevano una scrivania alle Nazioni Unite dove lavoravano come corrispondenti per le rispettive testate giornalistiche.
Donald scriveva per il “Post-Dispatcher” di St.Louis, mentre Mary era corrispondente per il “McGraw-Hill World News”, per il quotidiano indiano “Patriot” e per Look Magazine.
Negli anni’60 hanno comprato una piccola proprietà sulla penisola di “Sheep’s Head” ( capo della pecora), in gaelico “Rinn Mhuintir Bháire”, nella contea di Cork.
Qui hanno allevato capre ( tra cui Fleur, Katrina, Joy e Paddy), anatre e 200.000 api nere irlandesi, trasformandosi in contadini e vivendo in pratica di sola agricoltura.
Donald e Mary hanno continuato a vivere a Sheep’s Head e, poi a Bantry per il resto della loro vita.
Donald è morto nel 1983, mentre Mary è deceduta nel luglio del 2012 ed entrambi sono sepolti nella loro amata Kilcrohane.

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When the elegance of a woman starts from the head


Cynthia Jones-Bryson è una modista australiana pluripremiata, è nata a Delegate nel New South Wales e ora vive nella capitale Canberra
Cynthia negli ultimi 16 anni ha progettato e realizzato fantastici modellini pluri premiati
Cynthia ha studiato Fashion Design al Canberra Institute of Technology, con la Modisteria come una delle sue materie preferite, inutile dire che eccelleva e si innamorò della Modisteria
Completati gli studi a Canberra, Cynthia ha vissuto a Londra per diversi anni dove ha intrapreso un certo numero di corsi di modisteria teatrale e il suo amore per tutto ciò che il copricapo era ormai una dipendenza
Ed è proprio a Londra che la sua passione e la sua dipendenza per tutto ciò che riguarda il copricapo si è accesa ancor di più dopo aver completato un certo numero di corsi di Millinery teatrale con la famosa Modista teatrale Jane Smith
Jane era così stimolante e appassionata della sua arte, che ha saputo trasmettere la stessa passione a Cynthia
Cynthia ha acquisito una crescente reputazione nell’élite delle corse, può vantare un numero di clienti di alto profilo, tra cui l’ex governatore generale Dame Quentin Bryce (molti i modelli create appositamente per lei) e un numero crescente di vincite nella “Fashion on the Field” , oltre ad essere la vincitrice della tanto ricercata Melbourne Cup Carnival Myer Millinery Award nel 2015; è stata finalista nello stesso premio nel 2014 e nel 2018

 

 

Cynthia Jones-Bryson is an award-winning Australian milliner, she was born in Delegate in New South Wales and now lives in the capital Canberra
Cynthia over the past 16 years has designed and produced fantastic award-winning models
Cynthia studied Fashion Design at Canberra Institute of Technology, with Millinery being one of her chosen subjects, needless to say she excelled and fell in love with Millinery
Studies completed in Canberra, Cynthia lived in London for several years where she undertook a number of theatrical millinery courses and her love for everything that the headgear was now an addiction
And it is precisely in London that her passion and her dependence on everything concerning the headgear turned on even more after completing a number of theatrical Millinery courses with the famous theatrical miller Jane Smith
Jane was so inspiring and passionate about her art that she was able to pass on the same passion to Cynthia
Cynthia has a growing reputation in the racing elite, can boast a number of high-profile clients, including former Governor-General Dame Quentin Bryce (many models created specifically for her) and a growing number of “Fashion on the Field ” winners, , as well as being the winner of the much-sought after Melbourne Cup Carnival Myer Millinery Award in 2015; she was a finalist in the same award in 2014 and 2018

 

 

Her most important awards

July 2019 – Winner MAA Design Awards _ People’s Choice AWard
Nov 2018 – Finalist – Emirates Melbourne Cup Carnival Millinery Award
July 2017 – Tutor at the Millinery Association of Australia Hats off to Adelaide Millinery Convention.
March 2017 – Showcased at the Burjuman Millinery Festival in Dubai.
March 2017 – Best Millinery at Kentucky Derby – USA.
April 2017 – Featured in Hattalk Magazine.
September 2016 – showcased at London Hat week
Nov 2016 – guest judge at Emirates Melbourne Cup Carnival Millinery Award.
Nov 2016 – recognised by Elle Magazine – Best Oakes Day Looks
Nov 2015 – Winner – Emirates Melbourne Cup Carnival Millinery Award.
Nov 2014 – Finalist – Emirates Melbourne Cup Carnival Millinery Award.
March 2104 and 2015 – winner FOTF – Black Opal

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SMØRREBRØD… qualcosa più di un panino

mappaGirando per le strade di Copenaghen nell’arco dell’intera giornata vi capiterà di venire a contatto con delle vere e proprie istituzioni culturali che hanno nutrito generazioni di danesi negli ultimi 80 anni, sto parlando dei tanti chioschi degli hot-dog (pølsevogn in danese) che sono disseminati un po’ ovunque e in particolar modo nei punti di maggior passaggio.
Un hot-dog è uno spuntino deliziosamente differente, si possono scegliere i vari condimenti : ketchup, senape, salsa remolade, cipolle arrostite o crude e volendo anche il tipo di pane.
Se l’idea dell’hot-dog non vi intriga più di tanto allora vi consiglio di assaggiare un altro pezzetto di vita quotidiana danese, lo Smørrebrød, il classico panino aperto che risale al XIX secolo e viene servito giornalmente in moltissimi ristoranti della capitale danese e nel nuovo mercato dello street food.
Lo Smørrebrød un tempo era molto popolare in tutte le classi sociali, sia tra gli agricoltori, sia tra gli operai fino alla ricca borghesia urbana, poi dopo un periodo di appannamento è riuscito a tornare ai fasti dei tempi passati grazie anche alla tendenza danese di riportare il focus sui piatti e ingredienti tradizionali.
Lo Smørrebrød è qualcosa più di un panino tanto che lo si può definire “ panino a sorpresa “, una sorta di sandwich o meglio panino aperto, un concept senza fronzoli di cui si è innamorata un’intera nuova generazione.
Nei ristoranti di Smørrebrød a Copenaghen sono centinaia le varietà di ingredienti e le combinazioni che rendono questi panini aperti una specialità unica, i panini non vengono imbottiti, ma decorati con aringhe, salsicce, uova, paté, salmone, gamberetti e tanto altro ancora dando a ciascuno la possibilità di crearsi il proprio unico e personale Smørrebrød.
Vi segnalo alcuni tra i più rinomati ristoranti di Smørrebrød a Copenaghen, ricordandovi che esiste una applicazione per il vostro smartphone che sarà in grado di segnalarvi i vari ristoranti sulla cartina del centro della capitale.

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Aamanns Etablissement
In questo ristorante Adam Aamann e il suo team servono degli Smørrebrød speciali e piatti classici danesi per pranzo. Inoltre ci sono schnapps e birra biologica locale da assaggiare.
Ida Davidsen Restaurant
Ida Davidsen è probabilmente il posto più celebre di Copenaghen per assaggiare uno Smørrebrød.
Il menu è lungo 140 centimetri, ma niente paura, lo staff vi aiuterà a scegliere il panino giusto per voi; molti degli smørrebrød portano il nome delle celebrity che si sono guadagnati questo onore! .
Orangeriet
Il ristorante si trova in un bellissimo edificio all’interno dei Giardini del Re, là dove un tempo c’era il ristorante stellato Geranium.
Orangeriet è un grazioso ristorante dove mangiare con calma uno dei gustosi Smørrebrød a pranzo e un’ottima entrecote o del foie gras durante la cena, volendo si può prendere solo un dolce o un caffè.
Restaurant Told & Snaps
In questo ristorante tradizionale si assaggiano le versioni classiche dello Smørrebrød accompagnate da degustazioni di schnapp (acquavite).
Restaurant Kronborg
A Copenaghen il ristorante Kronborg è noto soprattutto per i pranzi e le cene di Natale, ma lo consiglio per tutte le altre stagioni, proprio per assaggiare gli Smørrebrød.
Grøften
Uno dei ristoranti più antichi della città, si trova all’interno del Tivoli e propone, oltre agli Smørrebrød, molti piatti della tradizione danese.
Cap Horn
Si trova lungo Nyhavn, all’interno di uno dei bellissimi edifici colorati che contraddistinguono il canale, ed è un posto molto suggestivo, dato che mantiene lo stile e gli arredi originali.
È possibile pranzare, cenare e fare il brunch, i piatti son tutti fatti in casa e gli ingredienti sono biologici..
Restaurant Schønnemann
Schønnemann è uno dei ristoranti più antichi di Copenaghen, fin dal 1877 la proprietà invita i clienti ad assaggiare i suoi Smørrebrød, le aringhe e potenti schnapp ghiacciate.

Omicidio al Savoy

Savoy“ Dalle finestre aperte si udiva il rumore delle automobili che passavano e dei treni in manovra nella zona di smistamento (tra l’altro la più grande della Scandinavia) dall’altro lato del canale; il traghetto per Copenaghen emetteva il suo fischio roco all’imbocco del porto, e da qualche parte sulla riva una ragazza rideva.
Questa dunque era la situazione in quel placido e caldo mercoledì di luglio; erano circa le otto e mezza di sera. Bisogna utilizzare la parola “circa” perché nessuno è riuscito a stabilire l’ora esatta in cui il fatto accadde.
Un uomo entrò dalla parta principale, lanciò un’occhiata in direzione della reception, dove c’erano gli uomini d’affari stranieri e il portiere in divisa, girò subito a destra superando il guardaroba e il vestibolo stretto e lungo fuori dal bar ed entrò nella sala da pranzo, tranquillo e determinato, con un passo non esattamente rapido. Non c’era nulla che destasse l’attenzione in quell’uomo, nessuno lo guardò e lui non si curò nemmeno di guardarsi in giro. Superò l’organo Hammond, il pianoforte a coda e il buffet con le sue invitanti prelibatezze, e proseguì oltre le due grosse colonne che reggevano il soffitto. Con la stessa determinazione egli puntò dritto verso la compagnia seduta all’angolo, dove il capotavola parlava dandogli le spalle. Quando fu a circa cinque passi di distanza, l’uomo infilò la mano destra nella giacca; una delle donne sedute al tavolo lo vide, e l’oratore girò un po’ la testa per guardare cosa l’avesse distratta. Gettò un’occhiata rapida e indifferente all’uomo ormai vicino e fece per voltarsi nuovamente verso gli ospiti, senza interrompere la sua relazione nemmeno per un secondo; in quello stesso istante il nuovo arrivato estrasse un oggetto azzurrino d’acciaio col calcio scanalato e una lunga canna, prese la mira e sparò alla testa dell’oratore.”

Nella sala da pranzo del prestigioso ristorante dell’Hotel Savoy di Malmo viene assassinato un facoltoso magnate, proprietario di svariate aziende e speculatore finanziario, Viktor Palmgren. L’omicida è riuscito a dileguarsi fuggendo da una finestra e inforcando una bicicletta. Tutti l’hanno visto ma nessuno lo conosce. Vista l’importanza della vittima, il caso assume rilievo nazionale ed internazionale. L’inchiesta si concentra sulle attività di Palmgren, non tutte limpidissime, nonché sulla giovane moglie Charlotte che si ritrova erede di un impero finanziario. Il commissario Beck e i suoi uomini indagano con la consueta caparbietà, scoprono un’inaspettata serie di illeciti negli affari dell’imprenditore, sufficiente a far andare in galera buona parte dei suoi collaboratori, ma nessuno di essi sembra essere direttamente coinvolto nell’assassinio. Alla fine verranno a capo del mistero, ma la verità sarà molto amara, così amara che nemmeno Martin Beck potrà essere felice di aver risolto il caso.

Omicidio al Savoy è un altro piccolo gioiello di Maj Sjöwall e Per Wahlöö, la coppia di scrittori svedesi che hanno di fatto creato in dieci anni dal 1965 al 1975 il Maigret del Nord impersonato dal commissario Martin Beck che durante le sue indagini si avvale di alcuni collaboratori (Gunvald Larsson, Åsa Torell, Lennart Kollberg) attraverso i quali gli autori raccontano, con una scrittura scorrevole, la polizia, la società e l’umanità svedesi degli anni settanta.
Per chi ama il giallo i romanzi della prolifica coppia svedese sono ancora oggi la punta dell’iceberg dei thriller nordici che in questi anni si sono creati un notevole spazio nel panorama letterario internazionale.
La novità che ha dato il via al grande successo dei loro romanzi è stata quella di far arrivare sulla scena letteraria del crimine quel Martin Beck che di fatto porta a essere protagonista di un giallo un poliziotto e non una delle tante persone comuni che si improvvisavano investigatori.
La scelta poi di descriverlo in modo del tutto realistico attraverso il suo lavoro, la vita famigliare e i suoi problemi quotidiani lo hanno da subito reso simpatico al pubblico che anno dopo anno ne ha decretato lo strabiliante successo editoriale.

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Roseanna
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L’autopompa fantasma
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Un assassino di troppo

Omicidio al Savoy (La memoria)

Maj SjöwallMaj Sjöwall
Nata a Stoccolma il 25 settembre 1935, è una scrittrice e traduttrice svedese, famosa soprattutto per aver creato insieme al marito Per Wahlöö il personaggio di Martin Beck, prima sovrintendente e poi commissario della omicidi di Stoccolma.
Ha lavorato per varie case editrici: Ahlen & Åkerlund tra il 1954 ed il 1959, Wahlstrom & Widstrand tra il 1959 ed il 1961 ed infine Esselte dal 1961 al 1963.
Nel 1961 incontra Wahlöö, che sposa l’anno seguente e col quale inizia una proficua collaborazione, interrotta dalla morte dello stesso nel 1975.

Per-WahlooPer Fredrik Wahlöö (Halland, 5 agosto 1926 – Malmö, 22 giugno 1975)
Nato ad Halland e cresciuto a Stoccolma, l’autore si è laureato presso l’Università di Lund nel 1946. La sua carriera professionale inizia come giornalista e successivamente, negli anni ’50, inizia a pubblicare i suoi primi romanzi.
Nel 1962 sposa la scrittrice Maj Sjöwall (incontrata l’anno prima) con la quale ha scritto una serie di libri che hanno per protagonista il commissario Martin Beck.

MajePerMaj Sjöwall e Per Fredrik Wahlöö come scrive Andrea Camilleri nella sua prefazione al romanzo possono essere considerati “ papà e mamma del poliziesco d’oggi “ e in effetti i dieci romanzi scritti a quattro mani tra il 1965 e il 1975 (uno all’anno, seguendo un progetto ben definito) dai due autori, furono considerati l’origine del genere poliziesco cosiddetto procedurale, tanto che nel 1971 l’Accademia svedese degli scrittori gialli ha creato il Martin Beck Award, un nuovo premio letterario dedicato al protagonista della serie “Romanzo su un crimine”.

Jo Grundy

JoGrundyJo Grundy è nata e cresciuta in una fattoria nel West Berkshire e queste sue origini le hanno dato un amore per la natura e il paesaggio inglese che ha voluto trasmettere agli altri nei suoi dipinti con cui ritrae talvolta in maniera stravagante il mutare delle stagioni del paesaggio inglese.
Nei primi anni ottanta ha studiato grafica al Berkshire College of Art and Design, poi ha lavorato come designer per circa 14 anni prima di avere i suoi due figli.
Dopo essersi dedicata alla crescita dei figli, ha iniziato il suo percorso artistico creando dei biglietti di auguri fatti in casa per poi passare a sviluppare il suo stile di pittura.
Nei suoi dipinti utilizza una tecnica mista che la porta ad utilizzare anche carta, colla e perline per creare opere particolarmente decorate.
Recentemente ha sviluppato ulteriormente il suo stile, utilizzando solo vernice acrilica e in modo particolare una specifica marca di vernice chiamata Jo Sonja da Chroma che può essere utilizzata indifferentemente su svariate superfici tra cui legno e vetro, ma anche molto bene su carta e tela.
La sua vena artistica trae ispirazione dalle stagioni sempre mutevoli del paesaggio inglese che ama rappresentare attraverso i suoi caratteristici piccoli cottage che si annidano tra dolci colline e circondati dalla fauna selvatica, fiori e uccelli.
La sua stagione preferita è l’inverno e spesso e volentieri i quadri che ha in lavorazione vengono venduti prima di essere finiti.
Solitamente vende le sue opere online, attraverso siti specializzati, e suoi dipinti sono presenti in collezioni in tutto il mondo.
Ha una gamma di oltre 50 immagini in licenza per la realizzazione di biglietti di auguri, stampe e kit di punto croce.

 

 

 

Jo Grundy was born and raised on a farm in West Berkshire and her origins have given her a love for nature and the English landscape, which she wanted to convey to others in her paintings which sometimes extravagantly portray the changing seasons of the English landscape
In the early eighties he studied graphics at Berkshire College of Art and Design, then worked as a designer for about 14 years before having her two childrenIn her paintings he uses a mixed technique that leads her to also use paper, glue and beads to create particularly decorated works.
Her artistic vein draws inspiration from the ever changing seasons of the English landscape that he loves to represent through his characteristic little cottages nestling among rolling hills and surrounded by wildlife, flowers and birds.
She  usually sells her works online, through specialized sites, and his paintings are present in collections all over the world.She  has a range of over 50 licensed images for making greeting cards, prints and cross stitch kits

 

Per maggiori informazioni :
http://www.jogrundyart.co.uk/

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Siti web che vendono le sue opere:
https://www.artgallery.co.uk/artist/josephine_grundy_2
https://www.etsy.com/uk/shop/JoGrundyArtist

 

 

Creature grandi e piccole

Promozioni su La Feltrinelli.it

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Nel 1937 James Herriot, giovane veterinario alle prime armi, viene chiamato per il ruolo di assistente veterinario a Darrowby, nello Yorkshire.
James ci racconta in questo libro i suoi primi due anni di professione trascorsi nello Yorkshire in cui la sua vita viene circondata da un mondo che egli impara presto ad amare e ad apprezzare: le creature grandi e piccole di cui si occupa per lavoro e i ruvidi, un po’ scontrosi ma anche capaci di una cordialità genuina, abitanti di quella regione.
Sono anni in cui James assiste alla trasformazione dell’agricoltura, che in quegli anni sta sostituendo il cavallo con le macchine agricole e nei quali deve affrontare i malanni degli animali senza poter far uso di penicillina e antibiotici, usando spesso e volentieri come uniche risorse: acqua fredda e sale inglese.
Tra i personaggi che lo circondano in questa sua avventura come non ricordare Siegfred Farnon, il suo bizzarro datore di lavoro e Tristan Farnon, lo spensierato fratello, studente universitario, e Helen la giovane donna con cui intreccia una storia d’amore che la porterà ad essere la futura moglie.
Un libro che affascinerà chi ama gli animali, la natura e chi vuole fuggire dalla routine quotidiana, dalla vita di città per vivere in armonia con la natura e le creature (grandi e piccole) che lo circondano.

herriot8Ho conosciuto James Herriot casualmente tanti anni fa, trovando una copia di “ Creature grandi e piccole “ in una piccola libreria; portai il libro a casa e lo divorai!
Mentre lo leggevo mi resi conto che mi ero imbattuto in uno di quei rari scrittori capaci di trasformare semplici fatti quotidiani in libri che possono diventare dei classici della letteratura; libri da consigliare come lettura nelle scuole sia medie che superiori, perché parlano di cose semplici, buone, di una vita fatta di lavoro ma non scandita dalla frenesia dei giorni nostri.
Da quel giorno l’ho seguito con grande interesse e ho letto e riletto più volte tutti i suoi libri, comprese le edizioni in inglese, provando ogni volta la stessa emozione come fosse la prima volta.
Se penso che ci sono bambini e ragazzi che non hanno mai visto una fattoria credo che mai come oggi i suoi libri possano essere utili ed educativi perché mentre Herriot si commuoveva per la nascita di un agnellino, oggi i telegiornali ci danno conto giornalmente di notizie pazzesche su bambini e animali martoriati!
Il progresso ha portato con sé una sorta di regresso e molti valori importanti si sono persi per strada, per cui credo che leggere Herriot in aula potrebbe aiutare a riscoprirli.
Il grande amore per la natura e un’abilità narrativa sorprendente fanno di Herriot un maestro del genere.

Consiglio anche:
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CREATURE GRANDI E PICCOLE – La tenera e umana storia di un medico degli animali

herriotJames Herriot, pseudonimo di James Alfred Wight (Roker, 3 ottobre 1916 – Thirsk, 23 febbraio 1995), è stato uno scrittore e veterinario britannico.
Wight nacque nel Sunderland, ma durante il primo mese di vita si trasferì con la sua famiglia a Glasgow, dove rimase fino alla laurea in veterinaria, conseguita a 23 anni presso il Glasgow Veterinary College.
Nel 1937 andò ad abitare nello Yorkshire, più precisamente nella cittadina di Thirsk (la Darrowby dei romanzi), per svolgere la professione di veterinario dapprima come dipendente e poi come socio di Donald Sinclair (il Sigfried Farnon dei romanzi).
Il 5 novembre 1941 si sposò con Joan Catherine Anderson Danbury (la Helen Alderson dei romanzi), figlia di un benestante proprietario terriero. Ebbe due figli: James Alexander (nato nel 1943) e Rosemary (nata nel 1947).
Dal 1941 al 1943 Wight fu nella RAF. In seguito ad una operazione fu ritenuto non più idoneo come pilota e dopo un breve periodo di servizio a terra venne rimandato a casa.
Wight intendeva da anni scrivere un libro, ma con la maggior parte del suo tempo impegnato dalla medicina veterinaria e dalla famiglia, la sua ambizione di scrittura rimase ferma. Spronato da sua moglie, nel 1966, all’età di 50 anni, iniziò a scrivere..
Nel 1970 raggiunse un immediato successo con la pubblicazione di Creature grandi e piccole che narra delle sue esperienze lavorative frammiste alla sua vita privata.
Da questo romanzo venne tratto un film con Anthony Hopkins del 1974 (All Creatures Great and Small) e una serie televisiva per la BBC (1978).
I suoi libri hanno venduto oltre 50 milioni di copie in tutto il mondo.

Edizioni Rizzoli – Bur

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Buona Pasqua – Happy Easter – Hyvää Pääsiäistä – Felices Pascuas – naif 2022

 

Buona Pasqua

Possa essere una Pasqua serena e felice!

Happy Easter

May it be a peaceful and happy Easter!

Hyvää pääsiäistä

Olkoon rauhallista ja iloista pääsiäistä! 

Felices Pascuas

Que sea una Pascua serena y feliz!

 

 

 

 

Oggi è il Carbonara day – 6 aprile 2022

Oggi si celebra il #CarbonaraDay, che è in pratica la “spaghettata social” più grande del mondo dedicata alla ricetta di pasta più amata e condivisa

Il Carbonara Day a cinque anni dal lancio sui social dai pastai di Unione Italiana Food che lo hanno ideato supportati da IPO – International Pasta Organisation ha raggiunto una platea potenziale di 1,7 miliardi di persone e generando ad oggi quasi 1,6 milioni di contenuti su Instagram aventi come hastag #Carbonara

E’ diventato in pratica un appuntamento imperdibile per media, cuochi, food influencer e per quanti amano condividere opinioni su questo piatto che talvolta ha generato non poche discussioni sul rapporto tradizione e contaminazione in cucina

Da una parte i puristi, quelli che ammettono una sola maniera per prepararla e 5 ingredienti canonici: pasta,guanciale,pecorino,uovo e pepe e dall’altra gli innovatori che considerando la pasta un piatto oltremodo versatile ritengono che non si debbano porre limiti alle reinterpretazioni di questa ricetta

La verità dove sta? Come spesso accade nel mezzo e quindi si può tranquillamente affermare che non esiste la carbonara perfetta, ma quella “perfetta per me “ a patto che l’autore rispetti lo spirito della ricetta originale

Ma quando è nata la Carbonara? Sembra che la sua nascita sia dovuta nel 1944 all’incontro tra la pasta italiana e gli ingredienti delle “Razione K” dei soldati americani che contenevano tra le altre cose anche tuorlo d’uovo in polvere e bacon; sembrerebbe che i soldati americani risalendo la Penisola accompagnassero alla pasta questi due ingredienti per integrare la dose di carboidrati

Ed è curioso che l’inventore della “Razione K” fu proprio quell’ Ancel Keys che molti anni dopo fu lo scopritore la celeberrima “dieta meditteranea”

Vi è poi una seconda ipotesi che racconta di carbonai appenninici ( carbonari in romanesco) che la preparavano usando ingredienti facilmente reperibili e soprattutto a lunga conservazione e in questo caso la carbonara non sarebbe null’altro che l’evoluzione del piatto “ cacio e ova “ di origini laziali e abruzzesi

Ultima ma prima per datazione l’ipotesi che ricondurrebbe la genesi della ricetta alla cucina napoletana, andando a scovare nel trattatoCucina teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti del 1837 una possibile origine della pietanza

Per partecipare all’evento virtuale le regole sono semplici: il 6 aprile, a partire dalle ore 12 basterà seguire gli hashtag #CarbonaraDay e #CarbonaraSharing e cimentarsi in dirette video, condividere opinioni, foto e consigli su Instagram, Facebook e Twitter, nel segno di un piatto all’insegna dell’inclusione.

La ricetta tradizionale

Pasta di semola di grano duro da cuocere in acqua salata (i formati più frequenti sono spaghetti e rigatoni), uova, pepe e pecorino grattugiato da aggiungere dopo la cottura e guanciale tagliato a striscioline

Spaghetti 320 g

Tuorli di uova medie 6 p

Pepe nero q.b.

Guanciale o Pancetta 150 g

Pecorino Romano 50 g

E la vostra ricetta?

Today is Carbonara day – April 6, 2022

Today we celebrate the #CarbonaraDay, which is basically the largest “social spaghettata” in the world dedicated to the most loved and shared pasta recipe

Carbonara Day five years after the launch on social networks by the Unione Italiana Food pasta makers who created it supported by IPO – International Pasta Organization has reached a potential audience of 1,7 billion people and today generating almost 1.6 million contents on Instagram having as hastag #Carbonara

In practice, it has become an unmissable event for media, cooks, food influencers and for those who like to share opinions on this dish which has sometimes generated quite a few discussions on the relationship between tradition and contamination in the kitchen

On the one hand the purists, those who admit only one way to prepare it and 5 canonical ingredients: pasta, bacon, pecorino, egg and pepper and on the other the innovators who considering pasta an extremely versatile dish believe that no limits should be placed on reinterpretations of this recipe

Where is the truth? As often happens in the middle and therefore it can be safely said that there is no perfect carbonara, but the one “perfect for me” as long as the author respects the spirit of the original recipe

But when was Carbonara born? It seems that its birth is due in 1944 to the encounter between Italian pasta and the ingredients of the “K Ration” of American soldiers which also contained powdered egg yolk and bacon among other things; it would seem that the American soldiers going up the peninsula accompanied these two ingredients to the pasta to supplement the dose of carbohydrates

And it is curious that the inventor of the “K Ration” was precisely that Ancel Keys who many years later was the discoverer of the famous “Mediterranean diet”

There is also a second hypothesis that tells of Apennine charcoal burners (carbonari in Roman dialect) who prepared it using easily available and above all long-life ingredients and in this case the carbonara would be nothing more than the evolution of the dish “cacio e ova” of Lazio and Abruzzo origins

Last but first by dating the hypothesis that would bring the genesis of the recipe back to Neapolitan cuisine, finding in the treatise “Theoretical-practical cuisine” by Ippolito Cavalcanti of 1837 a possible origin of the dish

To participate in the virtual event, the rules are simple: on April 6, starting at 12 noon, just follow the hashtags #CarbonaraDay and #CarbonaraSharing and try your hand at live videos, share opinions, photos and advice on Instagram, Facebook and Twitter, of a dish dedicated to inclusion

The traditional recipe

Durum wheat semolina pasta to be cooked in salted water (the most frequent formats are spaghetti and rigatoni), eggs, pepper and grated pecorino to add after cooking and bacon cut into strips

Spaghetti 320 g

Tuorli di uova medie 6 p

Pepe nero q.b.

Guanciale o Pancetta 150 g

Pecorino Romano 50 g

And your recipe?

 

Cento anni di Ugo Tognazzi – la voglia matta che non si spegne mai

Ugo Tognazzi, uno dei più grandi attori che il cinema italiano e mondiale abbia mai avuto nasceva a Cremona il 23 marzo di 100 anni fa
Ricordare la sua nascita è come riavvolgere la pellicola di un film con le immagini dei tanti personaggi a cui ha dato vita in un arco temporale che va dagli anni ’50 al 1990, anno in cui è prematuramente scomparso.
In quarant’anni di carriera nei suoi film ha messo a nudo con mirabile maestria i difetti dell’uomo comune e alcuni suoi personaggi sono entrati a far parte non solo della storia del cinema, ma anche della quotidianità, uno per tutti il conte Mascetti.
Il segreto del successo riscosso dai suoi personaggi è dovuto al fatto che come lui stesso ha raccontato in un intervista: “a queste macchiette faccio fare le cose che farei io nella vita”.
E’ stato molto amato dal pubblico per la sua innata simpatia e per quell’immagine di persona perbene che ha saputo sempre trasmettere e dalle donne che ne hanno esaltato la sua fama di grande tombeur des femmes; da parte sua non ha mai nascosto la passione per le donne e l’amore quasi viscerale per la cucina.
I suoi film a distanza di anni si vedono sempre con piacere e soprattutto non stancano mai, anzi il più delle volte sono di gran lunga preferibili alla normale programmazione della Tv e seppur datati sanno sprigionare una sorta di “voglia matta” che fa si che se ne incontri uno facendo zapping non puoi che continuarne la visione.

 

Ugo Tognazzi, one of the greatest actors that Italian and world cinema has ever had, was born in Cremona on 23 March 100 years ago
Remembering his birth today when he would have turned 100 is like rewinding the film of a movie with the images of the many characters he gave life to in a time span ranging from the 1950s to 1990, the year in which he prematurely passed away
In forty-year of career in his films he has exposed the defects of the common man with admirable skill and some of his characters have become part not only of the history of cinema, but also of everyday life, one for all the Conte Mascetti
The secret of the success of his characters is due to the fact that, as he himself told in an interview: “I make these specks do the things I would do in life”
He was much loved by the public for his innate sympathy and for that image of a decent person that he has always known how to convey and by the women who have exalted his fame as a great tombeur des femmes; for his part, he has never hidden his passion for women and an almost visceral love for cooking
His films after many years are always seen with pleasure and above all they never tire, indeed most of the time they are by far preferable to normal TV programming and even if dated they know how to release a sort of “mad desire” which means that if you meet one by zapping you can only continue the vision