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Governo una poltrona per TRE

Da oggi il Presidente della Repubblica Mattarella inizierà le consultazioni al Quirinale per cercare di trovare una soluzione condivisibile tra le varie forze politiche che aspirano a formare un nuovo Governo che possa presentarsi con i numeri necessari per poter ottenere una fiducia ampia in entrambi i rami del Parlamento.
La strada sembra quantomeno tracciata non fosse altro per il risultato uscito dalle urne nella recente consultazione elettorale, che racconta di un successo netto del M5S che ha ottenuto da solo il 32% dei consensi e di un altrettanto successo della coalizione di centro-destra che ha ottenuto il 37% sommando i voti ottenuti dai partiti che la compongono.
Questo risultato double-face si presta a due differenti letture: la prima vedrebbe come naturale conseguenza l’assegnazione dell’incarico a Luigi Di Maio in quanto candidato premier del partito che ho ottenuto da solo 1/3 dei voti degli italiani, la seconda altrettanto plausibile indicherebbe come assegnatario dell’incarico quel Matteo Salvini che a urne chiuse rivendica il diritto di diventare premier essendo il leader indiscusso della colazione che ha ottenuto in termini percentuali il maggior consenso da parte degli elettori.
Le recenti elezioni in tempi brevi dei Presidenti di Camera dei Deputati e Senato hanno fatto capire ai più che un accordo tra M5S e Lega può essere fattibile al fine di raggiungere una quadra per trovare i numeri necessari ad ottenere le dovute fiducie in entrambe le Camere.
Non sarà facile arrivare ad un accordo non tanto per la volontà dei due leader che hanno ben chiara la strada da percorrere per cavalcare il successo trovato nelle urne ma per tutti quelli che cominciano a gufare per cercare di rendere impraticabile la convergenza su una soluzione tecnicamente e politicamente   accettabile da ambo le parti.
E poi ci siamo noi italiani, che per anni abbiamo smanettato sulle tastiere di computer, smartphone e tablet per chiedere l’abolizione dei privilegi di chi fa politica e soprattutto dei costi incommensurabili che la stessa genera.
Sì noi italiani, che adesso che alla presidenza della Camera dei Deputati è arrivato un esponente del M5S, quel Roberto Fico che ha annunciato nella sua prima intervista di rinunciare alla indennità di mandato suppletiva e ad altri bonus diventiamo tanti piccoli Alessia Morani deputata del PD che su twitter posta : “Una domanda per il Presidente #Fico: se non ha cambiato abitudini e ha continuato a venire a Montecitorio con l’autobus, in questi 5 anni come ha fatto a spendere 15.180,60 euro di taxi e solo 314 di bus e Metro? Ci potrebbe spiegare? Grazie”.
Per la cronaca questa deputata, che fino a ieri era un giorno si e uno no in TV, è quella che ha consigliato (nel programma “Quinta colonna” su rete 4) ad una signora di 90 anni che con una pensione di 650 euro al mese non riesce ad arrivare a fine mese di andare in banca a ipotecarsi la casa.
Sempre questo personaggio ad agosto twittava “la legge Richetti per l’abolizione dei vitalizi sarà approvata in autunno” … e come tutti sappiamo quella proposta di legge è rimasta una proposta e basta.
Ma hai visto mai che sia la volta buona che vitalizi e prebende varie per senatori e deputati vengano riportati alla normalità e che un Presidente della Camera svolga il proprio ruolo come un normale cittadino imprestato alla politica per servire il proprio Paese e non per fare incetta di bonus e agevolazioni di ogni tipo per lui e per i propri famigliari.
Ho letto di tutto su Roberto Fico, anche che sarebbe un pericolo per i cittadini dal momento che si reca al suo lavoro di Presidente della Camera non sull’auto blu ma con l’autobus e quindi qualora fosse bersaglio di un malintenzionato metterebbe a rischio non solo la sua incolumità ma anche quella dei passeggeri.
Ora mi chiedo se chi scrive queste scemenze abbia mai sentito parlare della ministra svedese che venne uccisa da uno scriteriato mentre da sola stava facendo la spesa in un supermercato, o se abbia contezza che a differenza dei paesi nordici dove i ministri girano per strada da soli o al massimo accompagnati dal loro assistente in Italia l’ultimo degli ultimi dei sottosegretari quando si muove per far rientro nel suo collegio elettorale e accompagnato come minimo da una macchina di scorta , quando non sono due.
Tra qualche giorno Roberto Fico verrà blindato per ragioni di sicurezza dall’apparato statale, non lo so, per ora mi piace vederlo andare a Napoli in treno o alla Camera in autobus, propaganda elettorale? Non credo, gli italiani hanno già votato.
Certamente se non consentiranno a lui di muoversi così liberamente di sicuro farà in modo visto che ha i numeri per farlo di eliminare tante auto blu destinati a centinaia di signor nessuno.
Ma il problema per molti italiani e per quei politici che hanno sempre beneficiato dei privilegi riservati alla casta è che il neo Presidente della Camera ha speso nei cinque anni di legislatura (2013-dicembre 2017) oltre 15 mila euro di taxi, che a far il conto della serva vuol dire che ha speso circa 280 euro di taxi al mese in una città come Roma, cifra che divisa per 20 giorni lavorativi si riduce ad una bazzecola come direbbe Totò.
Ma diciamo le cose come stanno, qualcuno fuori e dentro il Palazzo comincia a realizzare che questi del M5S avendo la maggioranza quasi totale dell’ufficio di presidenza della Camera metteranno in pratica quello che hanno promesso in campagna elettorale e partiranno con quei tagli annunciati per anni, ma mai realizzati, da chi li ha preceduti nella stanza dei bottoni.
Oppure vogliamo parlare di chi voleva rottamare l’intera classe dirigente per rilanciare l’Italia ed è rimasto a sua volta rottamato e non poteva essere diversamente, perché quando poi si è costretti a candidare un Pier Ferdinando Casini che siede in Parlamento da 35 anni per vincere il collegio uninominale di Bologna la gente capisce quanto possa essere poco credibile chi predica bene ma razzola male.
I nemici più grandi Di Maio e Salvini li hanno all’interno del Palazzo e se vorranno andare avanti per la loro strada che è poi quella indicata dagli elettori nelle urne, dovranno trovare una sintesi politica, magari pensando ad una staffetta di metà legislatura blindandosi a vicenda come vice di chi farà il premier per primo oppure facendo entrambi un passo indietro per tallonare da vicino a loro volta come vice premier un soggetto terzo chiamato a guidare il Governo.
Se una di queste due strade non sarà praticabile non resterà che dare nuovamente la matita agli elettori e credo che in questo caso saremo chiamati a votare su una sorta di ballottaggio tra M5S e Lega.
A chi conviene?

Il crollo di un certo tipo di giornalismo

 

Le elezioni di ieri con la netta vittoria del Movimento 5 Stelle e la notevole affermazione della Lega Nord di Salvini hanno decretato il crollo di un certo tipo di giornalismo che non ha più ragione di esistere!
I due partiti più bersagliati da un giornalismo che ha dato dei poveretti ai candidati del M5S bollandoli come degli sprovveduti e del populista a Salvini sono stati premiati dagli italiani!!
E questo dovrebbe far capire a questo tipo di giornalismo, se ancora ve ne fosse bisogno, che gli italiani non sono poi così cretini come si pensa e questo vale per tutti da nord a sud!
Ieri gli italiani hanno dimostrato andando a votare in maniera corposa che vogliono cambiare e il voto in democrazia va rispettato a partire da chi dovrebbe fare una informazione corretta e non di parte o peggio ancora taroccata!

The collapse of a certain type of journalism
Yesterday’s elections with the clear victory of the 5 Star Movement and the remarkable affirmation of the Lega Nord of Salvini have decreed the collapse of a certain type of journalism that no longer has any reason to exist!
The two parties most targeted by a journalism that gave poor people to the candidates of the M5S by boiling them as the unwary and the populist Salvini were rewarded by the Italians!
And this should make it clear to this type of journalism, if still needed, that the Italians are not so stupid as you think and this applies to everyone from north to south!
Yesterday the Italians have shown going to vote in a substantial manner that they want to change and the vote in democracy must be respected from those who should make a correct information and not biased or even worse!

Linea Honeymania

Politica: cambiare l’Italia si può!

 

Dopo una campagna elettorale in cui la politica ha dato il peggio di se promettendo di tutto e di più pur sapendo che ben difficilmente le promesse fatte potranno essere mantenute, oggi gli italiani avranno la possibilità di cambiare l’Italia!
In tempi non sospetti, quando il Movimento 5 Stelle si stava affacciando sulla scena politica italiana ho scritto che l’unico modo a parer mio per poter cambiare veramente l’Italia non può che essere quello di fare piazza pulita di una classe dirigente che in vent’anni non ha saputo produrre solo disastri.
Oggi dopo 24 anni dalla prima discesa in campo di Berlusconi ce lo ritroviamo come protagonista di questa campagna elettorale grazie alla pochezza di una sinistra che per demerito di Renzi ha fatto in modo di venire relegata al ruolo di terzo incomodo in una lotta per la vittoria finale che appare sempre più un duello all’ultimo voto tra la destra di Berlusconi e il Movimento 5 stelle.
Renzi in questa campagna elettorale ha avuto l’incisività che può avere un morto vivente, capace come è stato di spostare ancora una volta la battaglia elettorale non sui programmi ma sul denigrare gli avversari e trovando scorciatoie elettorali per personaggi impresentabili quali la Boschi dirottata in quel di Bolzano e per quel Pier Ferdinando Casini che dovrà essere eletto nella rossa Bologna nelle liste del PD, lui che è stato il delfino di Forlani ai tempi d’oro della DC e che siede ininterrottamente in Parlamento da 35 anni; un personaggio che ha cambiato una marea di casacche pur di rimanere a galla saltando da destra a sinistra con la grazia di un cardellino e capace di fare incetta di cariche istituzionali nel corso di una carriera politica che verrà ricordata unicamente per le tante poltrone occupate, non fosse altro per il fatto che in 35 anni di attività politica non è stato in grado di promulgare una legge che porti il suo nome.
La sinistra poi si è fatta del male ulteriore mandando in scena quel miserevole valzer delle mummie capitanato dall’emerito presidente Napolitano, dal mai pervenuto in Africa Walter Veltroni e dal sempre spendibile Romano Prodi che sono scesi in campo per ricordare agli italiani che Gentiloni è stato un ottimo presidente del Consiglio e quindi potrebbe essere lui in caso di un ipotetico governo del Presidente e in segno di continuità il prossimo Presidente del Consiglio.
Credo che questi personaggi avrebbero fatto meglio a rimanere all’interno dei loro sarcofaghi dorati perché forse dimenticano che Gentiloni è stato il quarto Presidente del Consiglio non eletto dagli italiani e quando si è cimentato in una consultazione elettorale nel lontano 2003 nelle primarie del PD per scegliere il candidato sindaco di Roma i romani gli hanno preferito Marino, relegandolo al terzo posto con poco più del 15% di preferenze, preceduto addirittura da Davide Sassoli al 30%.
Ma i veri protagonisti nel bene e nel male di questa campagna elettorale sono stati Berlusconi che ha guidato la coalizione di centro destra e Luigi Di Maio candidato premier del Movimento 5 stelle.
Berlusconi ha dimostrato di non aver perso nonostante i suoi 81 anni la sua grande capacità comunicativa e nell’ultimo mese ha fatto il pieno di passaggi televisivi dimostrando anche una notevole resistenza fisica.
Come per il passato anche in questa occasione ha saputo distribuire in maniera sapiente il suo verbo in un crescendo che lo ha portato a dare l’annuncio a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale di aver convinto il Presidente del Parlamento Europeo Tajani ad accettare di essere il candidato premier di Forza Italia e quindi di fatto dell’intera colazione di centro destra e il nome di Tajani potrà sicuramente incidere e non poco per far confluire sulla coalazione di centro destra ulteriori voti rispetto a quelli che al momento gli vengono già accreditati dei sondaggi.


Luigi Di Maio ha condotto con il Movimento 5vstelle una campagna elettorale incisiva e capace di far capire agli italiani che nulla è stato lasciato al caso ma tutto programmato e bene per arrivare a due giorni dalle elezioni con la presentazione al corpo elettorale dell’intera squadra di ministri che si occuperanno dell’Italia in caso di una affermazione del Movimento con una maggioranza utile per poter ricevere dal Capo dello Stato il mandato per formare il nuovo governo.
Di Maio è stato attaccato e ridicolizzato dai suoi avversari che hanno più volte tirato in ballo l’aver fatto in gioventù lavori umili per non dover gravare sulla famiglia.
Renzi & company, ma anche lo stesso Berlusconi hanno più volte parlato di Di Maio come di uno sprovveduto che vendeva noccioline allo stadio partenopeo durante le partite del Napoli o peggio di aver fatto anche il muratore.
Credo che questi attacchi potranno generare nei confronti dei mittenti un effetto boomerang non fosse altro per il fatto che in Italia vi sono centinaia di migliaia di ragazzi che svolgono lavori talvolta anche umili per mantenersi gli studi o per non gravare più di tanto sulla famiglia in attesa di trovare un occupazione stabile che oggi più che mai è diventata un vero e proprio miraggio per i tanti giovani in cerca di un lavoro serio, continuativo ed adeguatamente retribuito.
Il movimento 5 stelle, ricorda come ho scritto più volte il Movimento dell’uomo qualunque fondato dal giornalista Giannini che raccolse un discreto successo nelle amministrative del 1946 e nelle elezioni per l’Assemblea della Costituente tenutesi lo stesso anno, per poi dissolversi come neve al sole nel giro di un paio di anni.
Nella maggior parte dei casi i candidati nelle liste del Movimento 5 stelle sono dei normali cittadini che si propongono se eletti di governare un paese che da oltre 20 anni è in mano ai professionisti della politica che hanno prodotto unicamente danni e aumentato a dismisura il debito pubblico.
Una delle principali critiche che viene mossa al Movimento ed ai suoi candidati, dai professionisti della politica che siedono da una vita in Parlamento è che per governare un paese ci vogliono persone competenti e preparate.
Allora citiamone alcune di queste persone competenti e preparate, giusto per capire la differenza con un potenziale candidato sottosegretario indicato in caso di vittoria dal Movimento a ricoprire non un ruolo di primaria importanza ma di collaborazione con il Ministro.
Vogliamo parlare della Presidente della Camera Boldrini e della sua presenza non ricordo con quale funzione in uno dei programmi delle ragazze Coccodè, dei calendari non certo di Padre Pio della On.le Mara Carfagna, delle comparsate su Playboy della On.le Mussolini, della Ministra Fedeli che dirige l’Istruzione con la terza media, della On.le Lorenzin che con il solo diploma dirige il Ministero della Sanità e come ciliegina della torta che dire del buon Renzi che da giovane si dilettava con la Ruota della Fortuna.
Da più parti si parla già di un eventuale governo del Presidente in quanto lo scenario più plausibile per il dopo voto non dovrebbe prevedere   nessuna forza politica capace di arrivare alla maggioranza richiesta per poter governare da sola.
Mi auguro che gli italiani abbiano invece la forza una buona volta di dare a questo paese una maggioranza capace di governare al fine di evitare il solito carrozzone capace di imbarcare parlamentari a destra e a manca, fatto questo che porterebbe inevitabilmente alla triste e poco edificante spartizione delle poltrone seguendo l’arci noto manuale Cencelli.
La domanda da porsi prima di entrare in cabina mai come questa volta è delle più semplici : voglio cambiare l’Italia o lasciare tutto come sta?
La risposta è solo una.

Smoky Poppy

Renzi non abdica, anzi il piccolo principe vuol farsi Imperatore!

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renzi-e-moglie-spallaDomenica notte quando Renzi ha concluso la sua conferenza stampa da Palazzo Chigi e si è avvicinato alla moglie Agnese mettendole il braccio sopra la spalla per guadagnare l’uscita ho capito che il piccolo principe non avrebbe abdicato ma al contrario era già pronto strategicamente ad imboccare la strada che per soddisfare la sua smodata ambizione lo porterà a tentare di essere incoronato Imperatore!
Da quella conferenza si è voluto fa uscire  l’immagine  mediatica di un ragazzo dedito alla famiglia e grato alla moglie che l’ha supportato in un’avventura in cui lui per il bene dell’Italia e degli italiani non ha esitato a trascurare le persone più care, peccato che nessun italiano sappia che faccia abbia la moglie del suo predecessore Enrico Letta.
Renzi è il classico politico che vuole rottamare chi lo ha preceduto a botte di distinguo : “io non sono come quelli là” ma poi come ha raccontato Emiliano, presidente della Regione Puglia, a Matrix su canale 5 intervistato da Nicola Porro, in occasione delle primarie che lo hanno incoronato segretario del PD si è succhiato l’appoggio incondizionato di Emiliano (che per darglielo ha litigato con Bersani e D’Alema) e poi una volta ottenuto ciò che voleva non si è più fatto vedere in Puglia, nemmeno per promuovere la campagna elettorale di Emiliano alla Regione.
Diciamo le cose come stanno, quale Premier al mondo non avrebbe annunciato le proprie dimissioni dopo una sconfitta elettorale come quella subita dal Pinocchietto di Pontassieve, stiamo parlando di venti punti percentuali capaci di mettere ko non solo un Premier ma anche il partito che lo esprime e la compagine governativa che lo ha sostenuto (ricordiamoci che D’Alema, l’ultimo Premier a dimettersi per una sconfitta elettorale, lo fece per molto meno essendo incappato in una debacle del partito alle elezioni regionali nel ‘2000).
Il problema è un altro, Renzi in piena campagna elettorale aveva annunciato che in caso di vittoria del NO si sarebbe non solo dimesso ma avrebbe considerato chiusa la sua esperienza politica!
Ma quanti sono quelli che non gli hanno creduto? A vedere i risultati del Referendum si direbbe che siano stati una marea gli italiani che si sono portati avanti in quel difficile campo talvolta minato che si chiama “democrazia”, della serie.. per intanto ti voto contro e poi vediamo se te ne andrai veramente a casa!
A proposito ve lo ricordate Cameron,dopo la batosta rimediata con la Brexit, immortalato mentre mangia fish and chips su un muretto in compagnia della moglie!

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Dalle urne è uscito un verdetto chiaro e forte, agli italiani non “garba” il governo Renzi e chi lo sostiene, e cosa assai più importante vogliono poter scegliere con il proprio voto da chi essere governati.
Appare quindi inevitabile che non si perda ulteriore tempo e si metta il popolo in condizione di poter ritornare alle urne in tempi brevi per scegliere la propria classe dirigente.
Nel momento in cui Renzi ha capito di aver perso alla grande, che cosa ha fatto? Ha subito rilanciato la palla nel campo avversario invitando i vincitori a proporre loro le soluzioni per uscire dal tunnel in cui lui stesso l’ha confinato!
Ma come? Non era Renzi che in campagna elettorale aveva promesso non solo a Cuperlo (che nel Pd conta come il 2 a briscola) ma anche agli italiani che avrebbe rimesso mano all’Italicum!
E se avesse vinto il SI cosa sarebbe successo? Pinocchietto avrebbe incassato la vittoria e mandato il Paese a nuove elezioni con l’attuale legge elettorale a marzo del prossimo anno per fare tabula rasa di chi si fosse ancora frapposto alla sua incoronazione a Imperatore.
Ma il dramma è che questo irresponsabile tale ambizione continua a coltivarla nonostante la scoppola che ha preso e la riprova si è avuta nella Direzione del PD tenutasi l’altro giorno; una Direzione assai anomala per un partito che ha il termine “democratico” nel proprio simbolo!
In Direzione ha parlato solo il segretario che così facendo ha umiliato non solo le varie componenti del partito ma credo anche tutti quei militanti che difficilmente potranno riconoscersi in un segretario che con il suo entourage di ex democristiani sta mettendo sotto assedio il partito che fu di Gramsci e Togliatti.
Tutto studiato a tavolino, parla solo il segretario e la Direzione viene convocata in maniera permanente il che significa in termini pratici che a breve non sarà convocata nessuna ulteriore Direzione in cui le varie componenti possano chiedere conto al segretario della sua sconfitta.
Del resto cosa fare Renzi lo ha ben chiaro, mettere in condizioni il Presidente Mattarella di ridargli nuovamente l’incarico per un Renzi bis oppure fare un governo di scopo con a capo un suo uomo di fiducia (e mantenuto a galla ancora con i Verdini,gli Alfano,ecc.) che possa traghettarlo senza ulteriori traumi alle prossime elezioni dove sicuramente lui sarà il candidato Premier del PD, altro che lasciare la politica!
Pinocchietto è convinto che alle prossime elezioni, da tenersi il più tardi possibile (in modo da permettere alla marea di neoeletti di maturare il vitalizio, che si materializzerà il 17 settembre 2017) potrà contare su quei 13 milioni di italiani che hanno votato SI.
Credo che Renzi non abbia recepito appieno il messaggio che gli italiani gli hanno mandato il 4 dicembre e continui a pensare che con un’ulteriore campagna elettorale lunga e infarcita di balle possa risorgere e poter arrivare alla guida del Paese da eletto e non da nominato.
Da un esame dei flussi elettorali non è così difficile capire che quei 13 milioni di voti non sono tutti suoi o del PD ma anche di elettori che pur non votando normalmente PD si sono espressi per il SI al Referendum.
Pinocchietto vuol far credere che si andrà presto alle elezioni ma al contrario sta lavorando per ottenere un nuovo incarico che gli consenta di governare ancora per un anno o al peggio di mettere un suo clone, perché nessuno lo scrive o dice, ma nei primi mesi del prossimo anno il governo dovrà procedere a una marea di nomine che sicuramente non saranno lasciate decidere ad un esecutivo di unità nazionale perché non è difficile capire che ogni forza politica vorrà poter accedere alla propria fetta di una torta che si prospetta più che prelibata visto che stiamo parlando delle nomine dei vertici di : Finmeccanica, Poste, Eni, Enel, Terna, Tesoro e Banca d’Italia.
Ma vi sembra possibile che quando si è voluto varare la riforma Fornero sulle pensioni il Parlamento l’abbia fatto in 16 giorni e ora dopo un pronunciamento chiaro e inequivocabile del popolo che chiede di indire nuove elezioni politiche si debba aspettare il pronunciamento della Consulta che avverrà solo il 24 gennaio 2017 ( Consulta dove peraltro il Presidente Mattarella è di casa, visto che ne ha fatto parte dal 2011 fino alla sua elezione a Presidente della Repubblica).
Gli italiani hanno dimissionato il Governo Renzi ma non il Parlamento e allora i nostri tra virgolette (visto che sono tutti nominati) “rappresentanti” si riuniscano e producano collegialmente una nuova legge elettorale che risponda a due priorità assolute: far scegliere agli elettori i propri rappresentanti, consentire a spoglio avvenuto che la colazione vincente possa essere messa in condizione di governare, grazie non solo al premio di maggioranza che riceverà, ma anche e soprattutto all’introduzione del divieto di cambio di casacca per i parlamentari eletti.
In questa vicenda grottesca non vanno sottaciute le enormi responsabilità di chi nel fare informazione si è schierato con chi ha il potere, penso ai tanti colleghi giornalisti che hanno raccontato alla gente quell’Italia che non c’è, dando per buone tutte le balle che il Premier ha raccontato non solo in campagna elettorale ma day by day nei suoi 1000 giorni di governo.
Per raccontare le cose come stanno non è necessario avere in tasca la tessera di un partito o di un movimento, è sufficiente vivere una giornata tra la gente magari cominciando al mattino presto quando ti tocca aspettare per decine di minuti il treno in ritardo, per poi passare davanti all’edicola dove rinunci a comprare il giornale e al bar dove la colazione, cappuccio e cornetto, per molti è solo un bel ricordo.
Ma se ti metti a scrivere di queste cose vieni bollato come un populista da quelli come Renzi che credono di aver capito tutto e vanno in mezzo alla gente solo quando devono chiedere voti!
Io sarò un populista e non capirò niente, ma una cosa l’ho intesa, quella di domenica per Renzi e il PD è stata una sconfitta epocale e al prossimo sbaglio o balla che sia il popolo non farà nessun tipo di sconto!

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NCD insieme verso il nulla

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NcDlogoE’ di questi giorni la notizia della richiesta di arresto formulata dal gip di Reggio Calabria (nell’ambito dell’operazione “Erga Omnes“, condotta dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della Procura di Reggio Calabria) per il senatore del NCD Giovanni Bilardi.
Una richiesta che suona come un de profundis per il partito del Presidente Alfano che ha sempre rivendicato di aver lasciato Berlusconi per non consegnare l’Italia nelle mani di Grillo!
Peccato che nell’ultimo sondaggio eseguito da Euromedia per la trasmissione tv Ballarò del 23 giugno il M5S venga dato al 22,5% e il NCD al 2,7%, ben al di sotto della soglia di quel 3% che garantisce l’entrata in Parlamento.
Il sondaggio non lascia spazio a interpretazioni, il M5S andrebbe al ballottaggio contro il PD e il NCD sarebbe fuori dal Parlamento!
Del resto non vi può essere partita tra un Movimento che fa della legalità il suo motto vincente e un partito che è sconquassato al suo interno da problemi che vanno dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta fino al concorso esterno in associazione mafiosa.
Di questi tempi nei corridoi di Palazzo gira la battutina : “il NCD ha più indagati che voti” considerato che a conti fatti almeno 1/3 dei parlamentari dell’intero gruppo che riunisce NCD e UDC sono attenzionati dalla magistratura.
Qualche nome? Il sen.Azzolini per il quale è stato chiesto l’arresto dalla Procura di Trani per lo scandalo delle case di cura Divina Provvidenza di Bisceglie; il sottosegretario Castiglione appena salvato dalla sfiducia e implicato nella abuso d’ufficio nell’inchiesta sull’appalto da 97 milioni di euro per la gestione del centro rifugiati di Mineo; il sen.Aiello indagato per voto di scambio e pure presente nella stessa inchiesta che vede coinvolto il sen.Bilardi.
Che dire poi del sen.Formigoni imputato nel processo che lo vede accusato di associazione a delinquere e corruzione in un filone dell’inchiesta sulla sanità lombarda o dei due ministri costretti alle dimissioni: Nunzia De Girolamo ministra alle Politiche Agricole, iscritta nel registro degli indagati con l’ipotesi di abuso di ufficio (i fatti risalgono al 2012 quando nel corso di alcune conversazioni con il manager e il direttore amministrativo della Asl di Benevento, la parlamentare campana avrebbe cercato di imporre le proprie nomine nell’azienda sanitaria); Maurizio Lupi ministro delle Infrastrutture e dei trasporti dimessosi dal governo Renzi per il caso Incalza e lo scandalo delle Grandi opere (quello del rolex d’oro avuto in dono dal figlio).
Oggi più di ieri si capisce il motivo della scelta che portò l’allora segretario nazionale del Pdl Alfano a lasciare Berlusconi per fare da stampella a un governo del PD, non fu solo un fatto di poltrone ( 4 ministri, 2 vice ministri e 6 sottosegretari ) ma anche e soprattutto l’aver staccato una cambiale in bianco per il futuro!
Non ci vuole molto a capire che se oggi il NCD non fosse al Governo i vari Azzolini, Castiglione e Bilardi difficilmente potrebbero essere salvati dalle richieste di sfiducia o peggio ancora da quelle dei magistrati.
Del resto che il partito del Presidente Alfano si basi sul nulla lo dice il fatto che i senatori del gruppo hanno votato in aula e salutato con tanto di tweet festaioli la riforma sulla #buonascuola, quella che comprende per intenderci anche l’articolo 16 del maxiemendamento che recita: “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e sensibilizzare studenti, docenti e genitori sulle tematiche indicate all’articolo 5 comma 2 del Decreto Legge 93”.
Andando a leggere l’articolo 5, questo recita: “Il ministro delegato per le pari opportunità elabora un piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”; e leggendo il testo di questo piano di azione straordinario c’è un paragrafo specifico sull’educazione, il 5.2 che dice: “Obiettivo primario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambine e bambini, sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti, sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa”.

White Musk

Tutto chiaro? Non direi, visto che il sen.Giovanardi al contrario dei suoi colleghi di partito non ha votato il provvedimento forse memore del fatto che solo pochi giorni prima il Presidente Alfano in occasione della giornata della famiglia aveva lanciato il tweet: “Spettacolo Piazza #SanGiovanni stracolma di donne, uomini e bambini! In Parlamento faremo sentire la loro voce. #difendiamoinostrifigli “.
L’impressione è che il NCD fatichi più che mai a rimanere a galla, del resto i recenti sondaggi elettorali e i risultati delle elezioni regionali confermano che vi è il rischio ( che è poi quello più micidiale per chi fa politica ) che un partito nato per salvare l’Italia da Grillo si trasformi nel partito del nulla!
Fatti due conti il 2,7 – 3% di consenso attribuito ad oggi al NCD lo rende ininfluente se a votare si andasse domani mattina; la sua misera percentuale non serve alla coalizione di centro destra per vincere ( sono sufficienti i voti della Lega, di Forza Italia e di Fratelli d’Italia ) e meno che mai al centro sinistra che non avrebbe alcun interesse a mettersi in casa un partito alla deriva e sotto assedio della magistratura ( il PD ha già i suoi indagati a cui pensare).
La vera fotografia della parabola del partito del presidente Alfano si è materializzata nelle recenti elezioni amministrative quando si è provveduto al rinnovo di diverse amministrazioni comunali, tra cui quella di Agrigento, città del ministro dell’interno Alfano.
Se è pur vero che nella città della Valle dei templi ha vinto il candidato della colazione di centro sinistra ( formata da ben sette liste a sostegno, tra cui PD e NCD ) è altrettanto vero che se la lista del NCD ha preso il 12,48% pari a 4062 voti, l’On.le Marco Marcolin della Lega Nord e appoggiato dalla lista Noi per Salvini ha ottenuto il 9,15% pari a 2574 voti, ma è opportuno ricordare che siamo in Sicilia e non in Val Brembana e soprattutto in casa del Ministro dell’Interno.
Appare quindi del tutto evidente che per il partito del nulla è iniziato il countdown che lo porterà prima o poi nuovamente al cospetto degli elettori ( tutti si affannano a dire che voteremo nel 2018, ma con un PD che perde consensi in maniera vertiginosa, non è detto che si possa tornare al voto quanto prima ) e la strada verso un nuovo salto della quaglia sembra pressoché tracciata, sempre ovviamente per il bene dell’Italia e magari questa volta per non consegnare l’Italia anziché a Grillo al PD e al premier Renzi con cui il presidente Alfano attualmente governa il Paese e la sua città!

Fermare Renzi è un dovere democratico!

truffaIl 10 dicembre del 2012 Matteo Renzi in un tweet rivolto a Berlusconi scriveva : “Caro Silvio, le cose si possono comprare, le persone no. Non tutte, almeno. Io no. Hai le porte aperte per me? Chiudi pure, fa freddo! #ciao”.
Il 12 marzo 2014 l’allora Capogruppo di SEL alla Camera dei deputati Gennaro Migliore in un tweet sull’Italicum scriveva : “Quello che viene chiamato #Italicum ha lo stesso orrendo odore del #Porcellum , che arriverà a impestilentire tutto il Paese. #opencamera”.
Per la cronaca l’On.le Migliore il 18 giugno 2014 si è dimesso dalla carica di Capogruppo di SEL per dar vita a una associazione chiamata “ Libertà e Diritti – Socialisti Europei “ detta anche LED.
Dopo tre mesi di permanenza nel gruppo misto della Camera dei Deputati il 22 ottobre 2014 l’on.le Migliore con la sparuta pattuglia di fuoriusciti da SEL passa alla corte di Renzi nel Partito Democratico.
Lunedì 27 aprile 2015 quando l’Italicum (approvato oggi dalla Commissione Affari Istituzionali alla presenza dei soli rappresentanti del Governo e della maggioranza) approderà in aula per la maggioranza il relatore sarà indovinate un po’ chi? L’on.le Gennaro Migliore!
Tutto sommato il tweet di Renzi a Berlusconi riletto oggi non fa una piega, le cose si possono comprare, le persone no! Ma una poltrona cos’è? Un seggio blindato in Parlamento alle prossime elezioni, quando i nomi dei futuri eletti del PD li farà il segretario Renzi, cos’è? Una poltrona certa!
Ecco quindi spiegate le sostituzioni dei dieci dissidenti del PD nella Commissione Affari Istituzionali sostituiti da altrettanti parlamentari del PD che hanno obbedito non tanto per spirito di servizio ma per garantirsi un posto alla prossima tornata elettorale.
Questo atto vergognoso per il partito dei Gramsci,Togliatti, Amendola e Berlinguer fa capire quanto sia necessario che ai cittadini venga riconosciuto il diritto di poter scegliere con la preferenza il proprio politico di riferimento da mandare in Parlamento e se fossi un elettore di sinistra mai e poi mai darei la mia preferenza a chi si è prestato (con la sua disponibilità al subentro) a rimpiazzare i parlamentari sostituiti d’imperio.
Per futura memoria è utile ricordare i nomi dei cacciati : Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Andrea Giorgis, Enzo Lattuca, Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrini, Marilena Fabbri, Roberta Agostini e Marco Meloni, e quelli dei sostituti : Paola Bragantini, Stefania Covello,Edo Patriarca; Stella Bianchi, Maria Chiara Gadda,Giampaolo Galli, David Ermini,Alessia Morani, Ileana Piazzoni, Franco Vazio ( tra questi giusto per la cronaca 6 sono abusivi: Morani, Gadda, Vazio, Covello, Piazzoni, Ermini, tutti eletti con premio il maggioranza incostituzionale).
Fragranze White MuskAl ministro per le Riforme Maria Elena Boschi che oggi se ne è uscita con la dichiarazione: “Sinceramente credo che le opposizioni abbiano poca dimestichezza con le regole della democrazia, il confronto in commissione c’è stato per 13 mesi tra i due rami del Parlamento e proseguirà con chi resta in Commissione”, sarebbe opportuno che qualcuno ricordasse che la Corte costituzionale ( per quello che ancora vale ) nella sentenza 14 del 1964 si è espressa in maniera del tutto precisa: “Il divieto di mandato imperativo importa che il parlamentare è libero di votare secondo l’indirizzo del suo partito, ma è anche libero di sottrarsene. Nessuna norma potrebbe legittimamente disporre che derivino conseguenze a carico del parlamentare per il fatto che egli abbia votato contro le direttive del partito”.
Ma quello che sta accadendo in questi giorni in Parlamento non riguarda solo i mal di pancia del PD e gli elettori della sinistra ma al contrario pone all’attenzione dell’intera nazione l’avanzata di un fenomeno che molti hanno chiamato “Renzismo“ o meglio ancora “ Democratura”.
Ditemi voi se quello che sta mettendo in atto Renzi da tempo nell’indifferenza generale non ricorda molto da vicino il modus operandi con cui il Fascismo prese il potere attraverso sei semplici mosse:
1) NO al voto popolare (Renzi non è stato eletto dal popolo);
2) Decide il Re chi mettere alla guida del Governo (Renzi è diventato Premier nominato dal presidente della Repubblica senza passare attraverso regolari elezioni);
3) Le opposizioni vengono di fatte azzerate (è quello che sta accadendo per l’Italicum);
4) Premio di maggioranza al partito che riceve più voti (è quanto previsto dall’Italicum che assegna un premio di maggioranza spropositato al partito che vincerà le elezioni, in prima battuta o al ballottagio);
5) Abolizione delle preferenze (è quanto previsto dall’Italicum che toglie ai cittadini la possibilità di indicare la preferenza per il proprio candidato mantenendo di fatto una Camera dei Deputati di nominati);
6) Abolizione di una delle due Camere (già fatto con l’abolizione del Senato sostituito con il Senato delle Autonomie dove i senatori non verranno più votati dai cittadini ma saranno nominati dalle segreterie dei partiti attraverso i consigli regionali; l’esatta fotocopia della Camera dei Fasci e delle Corporazioni che sostituì la Camera dei deputati dal 1939 al 1943).
Ma il vero colpo finale del suo progetto di presa totale del potere Renzi lo vuole mettere a segno proprio con l’Italicum che è una moderna rivisitazione di quella che fu chiamata nel lontano 1953 la “legge truffa”, una legge che dopo un lungo dibattito alla Camera dei Deputati fu oggetto di una lettura fulminea al Senato con lo scopo di poter essere approvata giusto in tempo per entrare in vigore in occasione delle elezioni politiche del 3 giugno 1953.
La legge promulgata il 31 marzo 1953 aveva lo scopo di assegnare uno spropositato premio di maggioranza alla forza politica che nelle elezioni di giugno avesse raggiunto il 50% dei voti ( per la cronaca le forze apparentate ottennero il 49,8% dei voti e quindi il meccanismo della legge non scattò) e fu caldamente osteggiata dal Partito Comunista come testimoniano le pagine dell’Unità di allora.
Oggi l’ex Premier Letta che recentemente ha dichiarato che lascerà il Parlamento per assumere la direzione l’Istituto di studi politici di Parigi (Institut d’études politiques de Paris), conosciuto come Sciences Po, in un intervento nel programma mix24 di Minoli ha detto tra le altre cose che “Renzi racconta un Paese che non c’è!” e ancora sull’Italicum “Finora c’è stata solo una legge elettorale approvata a maggioranza stretta in Italia: il Porcellum ed è stato un disastro. Le altre, il Mattarellum e quelle della Prima Repubblica sono state approvate a maggioranze larghe perché, come ha detto Renzi stesso, le regole del gioco si fanno tutte insieme”.
Ma oggi Renzi le regole del gioco se le vuol fare da solo e solo per lui mentre nel suo programma elettorale per le primarie del 2012 diceva chiaramente “I deputati devono essere scelti tutti direttamente, nessuno escluso, dai cittadini“ (come si può leggere nello stralcio del suo programma riportato in fondo a questo articolo), della serie “ verba volant, scripta manent “.
Se poi volete avere una panoramica più ampia sull’intera vicenda andate sulla pagina facebook del Premier Renzi e leggetevi i commenti degli italiani, non so se ho visto male ma per trovarne uno favorevole bisogna farne scorrere dieci contrari ed è per questo che fermare Renzi è un dovere democratico!
Diffidate gente, diffidate da chi si vuol fare RE!

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Renzi mattarella Berlusconi!

quirinaleRenzi con la candidatura di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica ha di fatto messo a segno sulla scacchiera politica una sorta di scacco alla regina e salvo stravolgimenti dell’ultima ora dovuti a improbabili franchi tiratori alla quarta votazione darà scacco matto a Berlusconi e a quanti hanno creduto sulla sua affidabilità politica.
Quello che meraviglia è come un uomo navigato come il Cavaliere sia potuto cadere nel tranello preparatogli da un politico spregiudicato che nel giro di un anno ha fatto fuori con l’inganno due personaggi non secondari del PD come Bersani e Letta, per prendersi prima il partito e poi il Governo.
Berlusconi e il cerchio magico che lo circonda pagheranno, se verrà eletto Mattarella, un prezzo altissimo per questa sonora sconfitta che di fatto ridicolizza la classe dirigente di Forza Italia ma umilia pesantemente quell’elettorato di centro destra che alle ultime elezioni aveva affidato il proprio mandato elettorale a questi personaggi che anziché pensare a fare una ferrea opposizione a un governo di sinistra ci sono andati spesso e volentieri a braccetto permettendo a Renzi di portare a casa la riforma del Senato e il varo della nuova legge elettorale.
Il buon Renzi che si è trovato a dover combattere una lotta interna al suo partito con quelle frange minoritarie che giorno dopo giorno gli stavano creando problemi per un cammino sereno del suo Governo non ci ha pensato due volte ad anteporre i suoi interessi personali a quelli degli italiani; la candidatura di Mattarella gli ha di fatto permesso di ricompattare il PD e poco gli è importato se tale candidatura verrà o meno condivisa da Forza Italia e dalle altre forze di opposizione.
Peccato che in Italia non vi sia solo il 40% degli italiani che ha dato il voto al PD nelle ultime elezioni europee ma vi sia anche la rimanenza e cioè quel 60% di italiani che hanno dato il loro voto ad altri partiti o che non sono andati per nulla a votare.
La logica, il buon senso e la bramosia tanto sbandierata da Renzi di voler essere il nuovo che avanza avrebbe fatto pensare all’elezione di un Presidente della Repubblica che potesse raccogliere la più ampia condivisione possibile tra tutte le forze politiche presenti in Parlamento e non l’imposizione di un nome, prendere o lasciare, deciso dall’assemblea del PD.
Alcuni analisti politici in queste ore hanno parlato di Renzi come di un novello Andreotti ma credo che la definizione che più si adatta “ al bullo fiorentino “ come lo ha chiamato in un intervista a Radio radicale l’On.le Pizzolante del Ncd sia quella di essere una sorta di reincarnazione di Berlusconi ma con quella cattiveria che il Cavaliere non ha mai avuto.
Se Mattarella verrà eletto come auspicato da Renzi con il sistema : “ questo è il nome, se volete votarlo lo votate, altrimenti ce lo eleggiamo da soli “ la prima domanda da porsi è perché Mattarella e non Prodi, Veltroni o Bersani.
La risposta è semplicissima e sta nel Renzismo che prevede tra le altre cose l’istituzione in maniera subdola di una sorta di “ Premierato “ che porterà Renzi ad essere il protagonista assoluto della scena politica e confinerà il dodicesimo Presidente della Repubblica a un ruolo poco più che notarile.
Mattarella è senza ombra di dubbio persona stimabilissima, più volte ministro e attualmente giudice costituzionalista di nomina parlamentare ma credo che senza andare molto lontano sia sufficiente chiedere sue notizie ai cittadini di Nizza, Chambéry, Lugano e Graz per capire quali possano essere le sue credenziali sotto il profilo internazionale.
Chi pensava che l’avvento di Renzi ( che per dovere di cronaca è giusto ricordare non è stato eletto dagli italiani ma imposto dal benemerito Napolitano ) portasse una ventata nuova nella politica italiana ha avuto la possibilità di assistere ancora una volta nelle ore che precedono la quarta votazione al solito “ teatrino della politica “ con una raffica di dichiarazioni di politici ( Giovanardi e Formigoni, giusto per citarne due ) che pur non condividendo il metodo utilizzato da Renzi voteranno Mattarella per senso di responsabilità ( meglio conosciuto come “attaccamento alla poltrona” ) o esponenti del Governo quali Alfano e la sua mini pattuglia di ministri che di fronte al ricatto del Premier “ o votate Mattarella o vi dimettete “ scelgono con alto senso di responsabilità e per il bene degli italiani di votare un Presidente imposto anziché uscire da un Governo che il Premier sta sempre più portando avanti a suo uso e consumo.
Non credo che questa volta i franchi tiratori potranno stravolgere più di tanto l’esito di una votazione che appare alla vigilia quasi scontata, anzi forse potrebbero arrivare al contrario dei franchi soccorritori.
In qualunque modo finirà la vicenda gli aspetti che maggiormente accompagneranno questa votazione saranno: la consapevolezza di aver visto all’opera un Premier spregiudicato, capace di arrivare a ricattare la micro pattuglia di ministri del Ncd per ottenere il loro voto favorevole e la sensazione che la stragrande maggioranza degli attuali parlamentari ( compresa la comitiva di fuori usciti penta stellati ) pur sentendosi traditi, offesi, scavalcati e ridotti all’obbedienza non hanno nessuna voglia che si torni a votare.
Chissà se il nuovo Presidente, dovesse essere Mattarella, avrà voglia di prendersi la briga da costituzionalista qual è di verificare se l’attuale Governo gode ancora di una maggioranza credibile agli occhi degli italiani.

Quirinale da oggi si vota ma per chi?

MostraOggi il Parlamento in seduta congiunta inizierà le votazioni per l’elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica italiana e a quanto pare il nome che uscirà dalle insalatiere che raccoglieranno i voti dei 1009 grandi elettori ( tra cui anche il presidente benemerito Giorgio Napolitano in qualità di senatore a vita ) sarà il frutto di un accordo tra il premier Renzi e il sempre in campo Berlusconi.
Il buon Renzi alle prese con la fronda della minoranza interna al suo partito ha dovuto ricorrere alla scialuppa di salvataggio che gli ha lanciato il Cavaliere, confermando di fatto che il patto del Nazareno riguardava anche l’elezione del prossimo inquilino del Quirinale e sarà interessante vedere nei prossimi mesi quali saranno le contropartite richieste in cambio da Berlusconi su cui il buon Matteo l’11 settembre 2013 diceva: “In un qualsiasi Paese dove un leader politico viene condannato con sentenza definitiva, la partita è finita: game over”.
Ma tornando agli aspetti tecnici della votazione i 1009 grandi elettori che sono la sommatoria di 630 deputati, 315 senatori, 6 senatori a vita e 58 rappresentanti delle regioni saranno chiamati nelle prime tre votazioni ad esprimere una maggioranza dei due terzi degli aventi diritto per eleggere il nuovo Presidente, il che vuol dire che individuato un candidato lo stesso dovrà ricevere non meno di 672 voti; a partire poi dalla quarta votazione in poi sarà sufficiente la maggioranza assoluta del 50% più uno pari a 505 voti.
Non è dato sapere a quale votazione verrà eletto il nuovo Presidente e di conseguenza con quanti voti, perché il tutto è nelle mani di chi muove i fili del teatrino della politica, anche se sarebbe auspicabile che il prescelto o la prescelta venisse eletto in maniera condivisa dalla stragrande maggioranza dei votanti.
Due dati che dovrebbero far riflettere gli esponenti della casta sono quelli emersi da un sondaggio effettuato in questi giorni dall’Istituto nazionale di ricerche DEMOPOLIS e i risultati delle Quirinarie lanciate dal Il fatto quotidiano dove sta spopolando Giancarlo Magalli.
Nel sondaggio di DEMOPOLIS ( lo trovate qui ) il 68% degli italiani si sono detti favorevoli ad eleggere direttamente il Presidente della Repubblica e per un italiano su due è Sandro Pertini il presidente della Repubblica più amato degli ultimi quarant’anni.
Il dato che emerge dal sondaggio è molto chiaro, gli italiani non vogliono lasciare in mano ai politici l’elezione del Capo dello Stato e indicano in maniera altrettanto chiara le caratteristiche che dovrebbe avere il futuro Presidente, portando ad esempio la figura di Sandro Pertini.
Le Quirinarie promosse da Il fatto quotidiano stravinte da Giancarlo Magalli inchiodano ulteriormente alle proprie responsabilità tutti quei politici che anno dopo anno hanno prodotto il nulla portando il paese sull’orlo del baratro.
Il voto a Magalli è chiaramente un voto di protesta ma lo stesso Magalli  ha ben spiegato il significato di questo voto nella trasmissione Agorà, dicendo: “Io credo che chi voleva capire ha capito. Non c’è nessun tentativo da parte di nessuno di mettere la mia faccia nella rosa dei candidati al Quirinale. Semmai c’è il tentativo di togliere delle facce che alla gente non piacciono“. Come dargli torto!
Nessuno ha la sfera di cristallo e quindi è superfluo fare previsioni ben sapendo che il nome che uscirà dalle insalatiere sarà per forza di cose il frutto di un compromesso, perché al contrario come ha detto il Premier Renzi durante la segreteria del PD finisce che : “se la maionese impazzisce, faccio una renzata “.
Di renzate penso che ne abbiamo già sorbite abbastanza, per cui sarebbe auspicabile che il prossimo Presidente non sia un monarca come l’ormai benemerito Napolitano e una volta nel pieno delle sue funzioni faccia l’unica cosa di buon senso che l’ambiguità su cui si regge l’attuale maggioranza del Governo gli impone, sciolga le Camere e chieda agli italiani di ritornare al più presto a votare per dare al paese un Governo credibile e non basato su di un inciucio tra una parte della maggioranza e una parte di finta opposizione.

pertini

Renzi Berlusconi e la premiata ditta FORZA RENZI

Nel teatrino della politica italiana ieri è andata in scena una moderna rivisitazione di quella che fu chiamata nel lontano 1953 la “legge truffa”, una legge che dopo un lungo dibattito alla Camera dei Deputati fu oggetto di una lettura fulminea al Senato con lo scopo di poter essere approvata giusto in tempo per entrare in vigore in occasione delle elezioni politiche del 3 giugno 1953.
La legge promulgata il 31 marzo 1953 aveva lo scopo di assegnare uno spropositato premio di maggioranza alla forza politica che nelle elezioni di giugno avesse raggiunto il 50% dei voti ( per la cronaca le forze apparentate ottennero il 49,8% dei voti e quindi il meccanismo della legge non scattò) e fu caldamente osteggiata dal Partito Comunista come testimoniano le pagine dell’Unità di allora.
L’evoluzione della politica ci ha portato dopo 60 anni a rivedere nelle aule del Parlamento una “Legge truffa“ che ieri è stata chiamata “Espositum“ o “supercanguro“ con cui il Senato della Repubblica votandola ha di fatto precluso la discussione e il voto su gran parte degli emendamenti presentati dai parlamentari con lo scopo di migliorare la nuova legge elettorale chiamata “Italicum”.
Ma al di là della gravità dell’atto anti democratico compiuto da chi ha votato l’emendamento presentato dal senatore del PD Esposito, la vera vergogna di questo attentato alla democrazia che ci consegnerà un Parlamento di nominati è il fatto che l’emendamento sia passato grazie ai voti di buona parte dei senatori di Forza Italia che di fatto dovrebbero rappresentare l’opposizione.
Il Premier Renzi che governa senza essere stato votato dagli italiani e grazie alla compiacenza dell’ormai benemerito Presidente Napolitano (che durante il suo mandato ha benedetto non uno ma ben tre governi non legittimati dal voto popolare) sbeffeggiando la minoranza interna del suo partito non ha trovato di meglio che entrare in società con Berlusconi nella premiata ditta FORZA RENZI.
La giustificazione data dal premier Renzi per questa operazione a dir poco spregiudicata è stata che le riforme di carattere istituzionale è un bene che siano condivise anche dalle opposizioni.
C’è però un piccolo particolare di cui il Premier non tiene conto ed è quello relativo ai numeri che hanno portato all’approvazione dell’emendamento truffa, perché un conto è presentare un emendamento che viene votato dall’intera maggioranza e anche dalle opposizione mentre ben altra cosa è prendere atto che i voti delle opposizioni hanno contribuito in maniera determinante a far approvare l’emendamento che nel caso specifico senza i voti dei senatori di Forza Italia non sarebbe passato.
Questo genere di operazioni non possono che essere chiamate per quello che sono, un vero e proprio INCIUCIO.
La vicenda ci consegna la fotografia di due partiti, PD e Forza Italia, che stanno tradendo il mandato ricevuto dagli elettori nelle elezioni politiche del 2013, elezioni in cui il PD si presentò con il chiaro intento di far sparire dalla scena politica il giaguaro Berlusconi e Forza Italia come l’unica vera alternativa alla sinistra con cui mai e poi mai avrebbe governato.
Il buon Renzi in queste ore ha rivolto più volte il suo pensiero, per giustificare l’inciucio con Berlusconi, ai tanti militanti che prestano volontariamente la loro opera nelle Feste dell’Unità e che a sentir lui gli avrebbero chiesto a più riprese di andare avanti nel suo lavoro di riforma del paese.
Non ho alcun dubbio sulla totale inaffidabilità politica di Renzi che ha dimostrato, se ancora ve ne fosse bisogno, proprio ieri quanto il suo modo di fare politica non abbia nulla di innovativo ma anzi rappresenti un film già visto; ho invece un grande rispetto per tutti quei militanti che animati da una grande passione politica sacrificano il loro tempo per sostenere il partito in cui credono e penso che sarebbe cosa buona e saggia che avessero come segretario una persona affidabile e non un politico che a fronte di una marea di spot pubblicitari sul #fare sta portando a casa con la complicità di Forza Italia riforme che consegneranno ai cittadini un Senato dopolavoristico per i consiglieri regionali e una Camera dei Deputati fatta di onorevoli nominati e non eletti in maniera diretta.