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Governo una poltrona per TRE

Da oggi il Presidente della Repubblica Mattarella inizierà le consultazioni al Quirinale per cercare di trovare una soluzione condivisibile tra le varie forze politiche che aspirano a formare un nuovo Governo che possa presentarsi con i numeri necessari per poter ottenere una fiducia ampia in entrambi i rami del Parlamento.
La strada sembra quantomeno tracciata non fosse altro per il risultato uscito dalle urne nella recente consultazione elettorale, che racconta di un successo netto del M5S che ha ottenuto da solo il 32% dei consensi e di un altrettanto successo della coalizione di centro-destra che ha ottenuto il 37% sommando i voti ottenuti dai partiti che la compongono.
Questo risultato double-face si presta a due differenti letture: la prima vedrebbe come naturale conseguenza l’assegnazione dell’incarico a Luigi Di Maio in quanto candidato premier del partito che ho ottenuto da solo 1/3 dei voti degli italiani, la seconda altrettanto plausibile indicherebbe come assegnatario dell’incarico quel Matteo Salvini che a urne chiuse rivendica il diritto di diventare premier essendo il leader indiscusso della colazione che ha ottenuto in termini percentuali il maggior consenso da parte degli elettori.
Le recenti elezioni in tempi brevi dei Presidenti di Camera dei Deputati e Senato hanno fatto capire ai più che un accordo tra M5S e Lega può essere fattibile al fine di raggiungere una quadra per trovare i numeri necessari ad ottenere le dovute fiducie in entrambe le Camere.
Non sarà facile arrivare ad un accordo non tanto per la volontà dei due leader che hanno ben chiara la strada da percorrere per cavalcare il successo trovato nelle urne ma per tutti quelli che cominciano a gufare per cercare di rendere impraticabile la convergenza su una soluzione tecnicamente e politicamente   accettabile da ambo le parti.
E poi ci siamo noi italiani, che per anni abbiamo smanettato sulle tastiere di computer, smartphone e tablet per chiedere l’abolizione dei privilegi di chi fa politica e soprattutto dei costi incommensurabili che la stessa genera.
Sì noi italiani, che adesso che alla presidenza della Camera dei Deputati è arrivato un esponente del M5S, quel Roberto Fico che ha annunciato nella sua prima intervista di rinunciare alla indennità di mandato suppletiva e ad altri bonus diventiamo tanti piccoli Alessia Morani deputata del PD che su twitter posta : “Una domanda per il Presidente #Fico: se non ha cambiato abitudini e ha continuato a venire a Montecitorio con l’autobus, in questi 5 anni come ha fatto a spendere 15.180,60 euro di taxi e solo 314 di bus e Metro? Ci potrebbe spiegare? Grazie”.
Per la cronaca questa deputata, che fino a ieri era un giorno si e uno no in TV, è quella che ha consigliato (nel programma “Quinta colonna” su rete 4) ad una signora di 90 anni che con una pensione di 650 euro al mese non riesce ad arrivare a fine mese di andare in banca a ipotecarsi la casa.
Sempre questo personaggio ad agosto twittava “la legge Richetti per l’abolizione dei vitalizi sarà approvata in autunno” … e come tutti sappiamo quella proposta di legge è rimasta una proposta e basta.
Ma hai visto mai che sia la volta buona che vitalizi e prebende varie per senatori e deputati vengano riportati alla normalità e che un Presidente della Camera svolga il proprio ruolo come un normale cittadino imprestato alla politica per servire il proprio Paese e non per fare incetta di bonus e agevolazioni di ogni tipo per lui e per i propri famigliari.
Ho letto di tutto su Roberto Fico, anche che sarebbe un pericolo per i cittadini dal momento che si reca al suo lavoro di Presidente della Camera non sull’auto blu ma con l’autobus e quindi qualora fosse bersaglio di un malintenzionato metterebbe a rischio non solo la sua incolumità ma anche quella dei passeggeri.
Ora mi chiedo se chi scrive queste scemenze abbia mai sentito parlare della ministra svedese che venne uccisa da uno scriteriato mentre da sola stava facendo la spesa in un supermercato, o se abbia contezza che a differenza dei paesi nordici dove i ministri girano per strada da soli o al massimo accompagnati dal loro assistente in Italia l’ultimo degli ultimi dei sottosegretari quando si muove per far rientro nel suo collegio elettorale e accompagnato come minimo da una macchina di scorta , quando non sono due.
Tra qualche giorno Roberto Fico verrà blindato per ragioni di sicurezza dall’apparato statale, non lo so, per ora mi piace vederlo andare a Napoli in treno o alla Camera in autobus, propaganda elettorale? Non credo, gli italiani hanno già votato.
Certamente se non consentiranno a lui di muoversi così liberamente di sicuro farà in modo visto che ha i numeri per farlo di eliminare tante auto blu destinati a centinaia di signor nessuno.
Ma il problema per molti italiani e per quei politici che hanno sempre beneficiato dei privilegi riservati alla casta è che il neo Presidente della Camera ha speso nei cinque anni di legislatura (2013-dicembre 2017) oltre 15 mila euro di taxi, che a far il conto della serva vuol dire che ha speso circa 280 euro di taxi al mese in una città come Roma, cifra che divisa per 20 giorni lavorativi si riduce ad una bazzecola come direbbe Totò.
Ma diciamo le cose come stanno, qualcuno fuori e dentro il Palazzo comincia a realizzare che questi del M5S avendo la maggioranza quasi totale dell’ufficio di presidenza della Camera metteranno in pratica quello che hanno promesso in campagna elettorale e partiranno con quei tagli annunciati per anni, ma mai realizzati, da chi li ha preceduti nella stanza dei bottoni.
Oppure vogliamo parlare di chi voleva rottamare l’intera classe dirigente per rilanciare l’Italia ed è rimasto a sua volta rottamato e non poteva essere diversamente, perché quando poi si è costretti a candidare un Pier Ferdinando Casini che siede in Parlamento da 35 anni per vincere il collegio uninominale di Bologna la gente capisce quanto possa essere poco credibile chi predica bene ma razzola male.
I nemici più grandi Di Maio e Salvini li hanno all’interno del Palazzo e se vorranno andare avanti per la loro strada che è poi quella indicata dagli elettori nelle urne, dovranno trovare una sintesi politica, magari pensando ad una staffetta di metà legislatura blindandosi a vicenda come vice di chi farà il premier per primo oppure facendo entrambi un passo indietro per tallonare da vicino a loro volta come vice premier un soggetto terzo chiamato a guidare il Governo.
Se una di queste due strade non sarà praticabile non resterà che dare nuovamente la matita agli elettori e credo che in questo caso saremo chiamati a votare su una sorta di ballottaggio tra M5S e Lega.
A chi conviene?

Il crollo di un certo tipo di giornalismo

 

Le elezioni di ieri con la netta vittoria del Movimento 5 Stelle e la notevole affermazione della Lega Nord di Salvini hanno decretato il crollo di un certo tipo di giornalismo che non ha più ragione di esistere!
I due partiti più bersagliati da un giornalismo che ha dato dei poveretti ai candidati del M5S bollandoli come degli sprovveduti e del populista a Salvini sono stati premiati dagli italiani!!
E questo dovrebbe far capire a questo tipo di giornalismo, se ancora ve ne fosse bisogno, che gli italiani non sono poi così cretini come si pensa e questo vale per tutti da nord a sud!
Ieri gli italiani hanno dimostrato andando a votare in maniera corposa che vogliono cambiare e il voto in democrazia va rispettato a partire da chi dovrebbe fare una informazione corretta e non di parte o peggio ancora taroccata!

The collapse of a certain type of journalism
Yesterday’s elections with the clear victory of the 5 Star Movement and the remarkable affirmation of the Lega Nord of Salvini have decreed the collapse of a certain type of journalism that no longer has any reason to exist!
The two parties most targeted by a journalism that gave poor people to the candidates of the M5S by boiling them as the unwary and the populist Salvini were rewarded by the Italians!
And this should make it clear to this type of journalism, if still needed, that the Italians are not so stupid as you think and this applies to everyone from north to south!
Yesterday the Italians have shown going to vote in a substantial manner that they want to change and the vote in democracy must be respected from those who should make a correct information and not biased or even worse!

Linea Honeymania

Politica: cambiare l’Italia si può!

 

Dopo una campagna elettorale in cui la politica ha dato il peggio di se promettendo di tutto e di più pur sapendo che ben difficilmente le promesse fatte potranno essere mantenute, oggi gli italiani avranno la possibilità di cambiare l’Italia!
In tempi non sospetti, quando il Movimento 5 Stelle si stava affacciando sulla scena politica italiana ho scritto che l’unico modo a parer mio per poter cambiare veramente l’Italia non può che essere quello di fare piazza pulita di una classe dirigente che in vent’anni non ha saputo produrre solo disastri.
Oggi dopo 24 anni dalla prima discesa in campo di Berlusconi ce lo ritroviamo come protagonista di questa campagna elettorale grazie alla pochezza di una sinistra che per demerito di Renzi ha fatto in modo di venire relegata al ruolo di terzo incomodo in una lotta per la vittoria finale che appare sempre più un duello all’ultimo voto tra la destra di Berlusconi e il Movimento 5 stelle.
Renzi in questa campagna elettorale ha avuto l’incisività che può avere un morto vivente, capace come è stato di spostare ancora una volta la battaglia elettorale non sui programmi ma sul denigrare gli avversari e trovando scorciatoie elettorali per personaggi impresentabili quali la Boschi dirottata in quel di Bolzano e per quel Pier Ferdinando Casini che dovrà essere eletto nella rossa Bologna nelle liste del PD, lui che è stato il delfino di Forlani ai tempi d’oro della DC e che siede ininterrottamente in Parlamento da 35 anni; un personaggio che ha cambiato una marea di casacche pur di rimanere a galla saltando da destra a sinistra con la grazia di un cardellino e capace di fare incetta di cariche istituzionali nel corso di una carriera politica che verrà ricordata unicamente per le tante poltrone occupate, non fosse altro per il fatto che in 35 anni di attività politica non è stato in grado di promulgare una legge che porti il suo nome.
La sinistra poi si è fatta del male ulteriore mandando in scena quel miserevole valzer delle mummie capitanato dall’emerito presidente Napolitano, dal mai pervenuto in Africa Walter Veltroni e dal sempre spendibile Romano Prodi che sono scesi in campo per ricordare agli italiani che Gentiloni è stato un ottimo presidente del Consiglio e quindi potrebbe essere lui in caso di un ipotetico governo del Presidente e in segno di continuità il prossimo Presidente del Consiglio.
Credo che questi personaggi avrebbero fatto meglio a rimanere all’interno dei loro sarcofaghi dorati perché forse dimenticano che Gentiloni è stato il quarto Presidente del Consiglio non eletto dagli italiani e quando si è cimentato in una consultazione elettorale nel lontano 2003 nelle primarie del PD per scegliere il candidato sindaco di Roma i romani gli hanno preferito Marino, relegandolo al terzo posto con poco più del 15% di preferenze, preceduto addirittura da Davide Sassoli al 30%.
Ma i veri protagonisti nel bene e nel male di questa campagna elettorale sono stati Berlusconi che ha guidato la coalizione di centro destra e Luigi Di Maio candidato premier del Movimento 5 stelle.
Berlusconi ha dimostrato di non aver perso nonostante i suoi 81 anni la sua grande capacità comunicativa e nell’ultimo mese ha fatto il pieno di passaggi televisivi dimostrando anche una notevole resistenza fisica.
Come per il passato anche in questa occasione ha saputo distribuire in maniera sapiente il suo verbo in un crescendo che lo ha portato a dare l’annuncio a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale di aver convinto il Presidente del Parlamento Europeo Tajani ad accettare di essere il candidato premier di Forza Italia e quindi di fatto dell’intera colazione di centro destra e il nome di Tajani potrà sicuramente incidere e non poco per far confluire sulla coalazione di centro destra ulteriori voti rispetto a quelli che al momento gli vengono già accreditati dei sondaggi.


Luigi Di Maio ha condotto con il Movimento 5vstelle una campagna elettorale incisiva e capace di far capire agli italiani che nulla è stato lasciato al caso ma tutto programmato e bene per arrivare a due giorni dalle elezioni con la presentazione al corpo elettorale dell’intera squadra di ministri che si occuperanno dell’Italia in caso di una affermazione del Movimento con una maggioranza utile per poter ricevere dal Capo dello Stato il mandato per formare il nuovo governo.
Di Maio è stato attaccato e ridicolizzato dai suoi avversari che hanno più volte tirato in ballo l’aver fatto in gioventù lavori umili per non dover gravare sulla famiglia.
Renzi & company, ma anche lo stesso Berlusconi hanno più volte parlato di Di Maio come di uno sprovveduto che vendeva noccioline allo stadio partenopeo durante le partite del Napoli o peggio di aver fatto anche il muratore.
Credo che questi attacchi potranno generare nei confronti dei mittenti un effetto boomerang non fosse altro per il fatto che in Italia vi sono centinaia di migliaia di ragazzi che svolgono lavori talvolta anche umili per mantenersi gli studi o per non gravare più di tanto sulla famiglia in attesa di trovare un occupazione stabile che oggi più che mai è diventata un vero e proprio miraggio per i tanti giovani in cerca di un lavoro serio, continuativo ed adeguatamente retribuito.
Il movimento 5 stelle, ricorda come ho scritto più volte il Movimento dell’uomo qualunque fondato dal giornalista Giannini che raccolse un discreto successo nelle amministrative del 1946 e nelle elezioni per l’Assemblea della Costituente tenutesi lo stesso anno, per poi dissolversi come neve al sole nel giro di un paio di anni.
Nella maggior parte dei casi i candidati nelle liste del Movimento 5 stelle sono dei normali cittadini che si propongono se eletti di governare un paese che da oltre 20 anni è in mano ai professionisti della politica che hanno prodotto unicamente danni e aumentato a dismisura il debito pubblico.
Una delle principali critiche che viene mossa al Movimento ed ai suoi candidati, dai professionisti della politica che siedono da una vita in Parlamento è che per governare un paese ci vogliono persone competenti e preparate.
Allora citiamone alcune di queste persone competenti e preparate, giusto per capire la differenza con un potenziale candidato sottosegretario indicato in caso di vittoria dal Movimento a ricoprire non un ruolo di primaria importanza ma di collaborazione con il Ministro.
Vogliamo parlare della Presidente della Camera Boldrini e della sua presenza non ricordo con quale funzione in uno dei programmi delle ragazze Coccodè, dei calendari non certo di Padre Pio della On.le Mara Carfagna, delle comparsate su Playboy della On.le Mussolini, della Ministra Fedeli che dirige l’Istruzione con la terza media, della On.le Lorenzin che con il solo diploma dirige il Ministero della Sanità e come ciliegina della torta che dire del buon Renzi che da giovane si dilettava con la Ruota della Fortuna.
Da più parti si parla già di un eventuale governo del Presidente in quanto lo scenario più plausibile per il dopo voto non dovrebbe prevedere   nessuna forza politica capace di arrivare alla maggioranza richiesta per poter governare da sola.
Mi auguro che gli italiani abbiano invece la forza una buona volta di dare a questo paese una maggioranza capace di governare al fine di evitare il solito carrozzone capace di imbarcare parlamentari a destra e a manca, fatto questo che porterebbe inevitabilmente alla triste e poco edificante spartizione delle poltrone seguendo l’arci noto manuale Cencelli.
La domanda da porsi prima di entrare in cabina mai come questa volta è delle più semplici : voglio cambiare l’Italia o lasciare tutto come sta?
La risposta è solo una.

Smoky Poppy

La Buona Scuola di Renzi diventa una scuola alla buona!

buonascuolaNOL’avvio del nuovo anno scolastico ha sancito senza se e senza ma che la scuola è nel caos totale e a gridarlo non sono solo i sindacati ma anche e soprattutto gli insegnanti, gli studenti e le famiglie, tanto che la Buona Scuola di Renzi & company sembra essere diventata più che altro una scuola alla buona!
La riforma di pinocchietto Renzi portata avanti con i numeri della propaganda permanente per ammaliare l’opinione pubblica è tutt’altro che la preannunciata cura miracolosa contro la “supplentite” tanto che anche quest’anno si assisterà al solito balletto dei supplenti, con l’aggravante che in base al nuovo piano di immissioni in ruolo bisognerà aspettare novembre per sapere se e dove saranno assunti!
Che la Buona Scuola di Renzi & company fosse un flop era nelle cose non fosse altro per il fatto che migliaia di addetti ai lavori ( insegnanti, studenti, personale) ne hanno contestato la validità da subito, chiedendo a più riprese in fase di discussione di poter dire la loro per migliorare una riforma che avrebbe dovuto essere una riforma epocale in grado di mettere finalmente fine a molte criticità della scuola pubblica italiana.
buona1Renzi & company non hanno voluto sentir ragioni e il Governo con la maggioranza che lo supporta si sono in pratica votati da soli in Parlamento la riforma nonostante nei circoli del PD il cerchio magico di pinocchietto Renzi avesse fatto girare un volantino di invito, per inutili incontri sul tema, che recitava: “ La buona Scuola – Il futuro della Buona Scuola lo scriviamo insieme. – Vi propongo un patto, un patto educativo. Noi sul tavolo mettiamo le idee che vedete e tutto il coraggio che abbiamo, per evitare il coro di lamentela dei rassegnati e dei cinici che già dicono: ‘Tanto non cambia mai nulla.’ A voi chiedo di essere protagonisti e non spettatori. Chi vuole bene all’Italia vuole bene alla scuola. Renderla più giusta e più rispettata è il nostro obiettivo. Lo facciamo insieme? Ti aspettiamo. Firmato Matteo Renzi”.
Ho sempre sostenuto che attaccare la Buona Scuola di Renzi & company partendo dal fatto che nelle scuole manca la carta igienica sia un errore perché pur essendo un aspetto molto importante il buon funzionamento di un istituto scolastico si corre il rischio di essere tacciati di non avere argomenti validi di discussione da parte di chi promuove le riforme in un crescendo di slogan che tendono a deviare l’attenzione dal vero problema che rimane l’inadeguatezza della proposta di legge.
Renzi & company hanno più volte respinto le proteste delle opposizioni proprio adducendo al fatto che per loro il problema più grosso era quello alla mancanza di carta igienica nelle scuole, segno che non aveva nulla in concreto da proporre.
Due esponenti di primo piano del PD come l’On.le Flavia Malpezzi e il sottosegretario del MIUR Davide Faraone hanno ben esplicitato a tal proposito il pensiero del Governo in merito al “problema carta igienica“, segno quindi che pur essendo un aspetto secondario era e rimane comunque uno di quei problemi a cui l’opinione pubblica presta una certa attenzione.
Video dell’intervento dell’On.le Flavia Malpezzi alla Camera su la buona scuola.
L’On.le Flavia Malpezzi del PD in sede di dichiarazioni di voto alla Camera dei Deputati su la Buona Scuola rivolgendosi alle opposizioni ha detto :”Significa per intenderci che ci saranno i soldi per la carta igienica, se ve lo dobbiamo spiegare in un altro modo vi facciamo lo schemino”, mentre il sottosegretario Faraone dopo l’approvazione della riforma in un’intervista ha detto: “Questo è un governo che per la prima volta dopo tanti anni torna a investire nella scuola. L’avrete sentito ripetere a me, al premier Renzi, al Ministro Giannini, a vari parlamentari più volte nel corso di questi mesi di gestazione del ddl #labuonascuola. È così. È un dato incontrovertibile che non può essere negato: in legge di stabilità ci sono 3 miliardi destinati alla scuola. L’ultima volta che si è parlato di soldi e scuola il numero era un 8, sì, ma con un segno meno davanti. Oltre ai 3 miliardi, molte altre sono le risorse che verranno investite sui singoli istituti. Perché senza fondi a disposizione l’autonomia rimane sulla carta. Nessuno potrà più dire che nelle scuole non ci sono nemmeno i soldi per la carta igienica.”
Intervista sottosegretario Davide Faraone
Chissà se questi due esponenti del PD hanno avuto modo di leggere la lettera inviata a Orrizontescuola.it da una mamma, nonché docente precaria, della provincia di Monza e Brianza che spiega come in occasione dell’inizio dell’anno scolastico 2015/16 si è vista richiedere dalla Scuola media della figlia, anche per quest’anno, il pagamento del contributo scolastico!
Mentre le è stato chiesto sempre per l’anno in corso di portare alla Scuola elementare di suo figlio più piccolo il sapone, lo scottex, le salviette e una risma di carta A4!
La mamma conclude la sua lettera scrivendo: “Tutto questo, moltiplicato per il numero di famiglie, anzi di allievi, mi induce a pensare che le Scuole non siano autonome e che il motto “faraonico” – Nessuno potrà più dire che nelle scuole non ci sono nemmeno i soldi per la carta igienica- sia solo propaganda, per fortuna facile da sbugiardare … se lo facessimo tutti!”
Lettera mamma della provincia di Monza e Brianza
Ecco quindi che il problema carta igienica messo in questi termini può assumere una sua valenza per far capire quanto la propaganda a lungo andare possa non essere sufficiente a coprire l’inadeguatezza di chi legifera.
Del resto già un sondaggio lanciato a suo tempo dal sito skuolanet e ancora aperto, alla domanda : Nella tua scuola avvertite il problema della mancanza di carta igienica? Recita che l’82,8% degli studenti provvedono da soli portandosi dietro pacchetti di fazzoletti di carta.
StampaScritto della carta igienica vediamo invece cosa è emerso dalla presentazione ( avvenuta la scorsa settimana ) del XIII Rapporto di Cittadinanzattiva su sicurezza, qualità e accessibilità a scuola.
XIII Rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza delle scuole
La sicurezza delle scuole nel nostro Paese lascia ancora a desiderare: quattro edifici su dieci hanno una manutenzione carente, oltre uno su cinque presenta lesioni strutturali, in quasi la metà dei casi gli interventi strutturali non sono stati effettuati. Più della metà delle scuole, inoltre, si trova in zona a rischio sismico e più di una su dieci a rischio idrogeologico.
L’Anagrafe dell’edilizia scolastica, varata ad agosto, resta ancora un’opera non aggiornata ed incompleta, non certo la fotografia nitida da cui partire per programmare la messa in sicurezza delle scuole: un esempio su tutti : la scuola elementare di Laigueglia (SV) risulta dal database come scuola sicura e senza necessità di particolari interventi, difatti lo stesso Comune l’aveva inserita tra i punti di ritrovo in caso di emergenza: peccato che a giugno un’intera parete della palestra sia crollata sull’adiacente ferrovia.
Diventa quindi una sorta di barzelletta del tipo “la sai l’ultima” condividere l’ottimismo del Ministero dell’Istruzione quando afferma che con l’Anagrafe “conosciamo le condizioni di ogni edificio scolastico” e che “in quattro anni tutte le scuole saranno sicure.”
Nella realtà l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, come nel caso della scuola di Laigueglia, presenta dati, per una parte dei comuni e delle regioni, ancora approssimativi, non aggiornati e poco chiari.
Il XIII Rapporto su sicurezza, qualità ed accessibilità a scuola nello specifico fa riferimento al monitoraggio di 101 edifici scolastici di 13 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio,Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto).
Per la valutazione degli edifici scolastici sono stati utilizzati 4 componenti o macro-aree (edifici, qualità, prevenzione e vigilanza, organizzazione), 20 fattori e 391 indicatori; la rilevazione è stata effettuata, fra marzo e giugno 2015, attraverso una griglia di osservazione diretta, che i cittadini monitori hanno riempito durante il sopralluogo, e tramite il questionario rivolti al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione.
Il contesto ambientale
Il 73% delle scuole monitorate è situato in zona a rischio sismico; il 14% in zona a rischio idrogeologico, il 4% in zona a rischio industriale, il 5% a rischio vulcanico, il 5% in zona a elevato inquinamento acustico.
Lo stato degli edifici
Il 39% delle scuole ha uno stato di manutenzione mediocre o pessimo, una scuola su cinque (21%) presenta lesioni strutturali per lo più sulla facciata esterna (41%); il 38% dei corridoi, il 27% delle palestre e il 15% delle aule presenta distacchi di intonaco o segni di fatiscenza. Di fronte alla richiesta di piccoli lavori di manutenzione, nel 12% dei casi l’ente proprietario non è mai intervenuto e nel 21% è intervenuto con molto ritardo. Nel caso di richiesta di lavori di manutenzione strutturale, ben più lunghi e onerosi, in ben il 45% delle situazioni l’ente non è intervenuto.
Crolli
Da settembre 2014 ad agosto 2015 Cittadinanzattiva ha contato 45 casi di crolli in scuole di ogni ordine e grado. A volte eventi annunciati e prevedibili, se non addirittura ripetuti, altri totalmente inaspettati. Tra questi ultimi, quello che ha fatto più scalpore la vicenda della scuola elementare Pessina di Ostuni (BR): inaugurata a gennaio di quest’anno, ad aprile ha subito il crollo di un solaio un’aula, causando il ferimento di due bambini. O ancora, il crollo, a giugno, di un muro della palestra nella scuola elementare di Laigueglia (SV) che era “a prova di sicurezza” tanto che il Comune l’aveva inserita tra i punti di ritrovo in caso di emergenza.
Cortili
I cortili sono presenti nell’87% delle scuole monitorate. Nel 93% dei casi sono recintati, ma lo stato della recinzione è pessimo in una scuola su cinque. Talvolta vengono usati come magazzino, con presenza di ingombri e di rifiuti non rimossi; in una scuola su tre sono utilizzati come parcheggio, dal personale e dalle famiglie. L’88% dei cortili è dotato di uno spazio verde e nel 28% anche di una area gioco o sportiva attrezzata.
Bagni
I bagni sono spesso sprovvisti di carta igienica (manca nel 42%), di sapone (53%), di asciugamani (77%) e di scopini per il wc (assenti nel 49% delle scuole).
La sicurezza interna
Mancano scale di sicurezza nel 26% delle scuole monitorate; solo il 34% presenta vetrate a norma; le porte con apertura antipanico sono assenti nel 74% delle aule, nell’89% dei bagni, nel 65% delle aule computer, nel 54% dei laboratori, nel 47% delle mense e nel 37% delle palestre e anche nel 15% dei cortili dove saranno obbligatorie per legge.
In più di una scuola su quattro, l’impianto elettrico non è completamente o per nulla adeguato; quasi una scuola su tre ha un impianto anti-incendio in stato arretrato.
Certificazioni e segnaletica
Poco più di una scuola su tre possiede il certificato di agibilità statica (38%), il certificato di agibilità igienico-sanitaria (35%), e quello di prevenzione incendi (32%). Il 98% ha nominato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, solo il 6% il medico competente.
Il piano di emergenza è presente in tutte le scuole, mentre il documento di valutazione dei rischi è stato redatto nel 97%.
Le prove di evacuazione sono effettuate con regolarità nel 98% delle scuole, per lo più relativamente al rischio incendio (86%) e sismico (81%). Veramente rare (5%) le prove per rischio idrogeologico. La piantina con i percorsi di evacuazione è presente nel 92% delle scuole, la segnalazione delle uscite di emergenza nell’85%.
Barriere architettoniche e accessibilità
Quasi una scuola su due è priva di posti per disabili ad hoc nel cortile o nel parcheggio interno. Il 50% degli edifici su più piani dispone di un ascensore, ma questo nel 12% dei casi non funziona e nel 4% non è abbastanza largo da consentire l’ingresso di una carrozzina. Barriere architettoniche sono presenti nel 18% degli ingressi e dei laboratori, nel 17% delle aule, nel 13% dei bagni, nel 12% delle palestre e nel 6% delle mense. Il 73% delle scuole non ha tutte le aule utilizzabili da un disabile, nel 75% non sono installate attrezzature didattiche o tecnologiche adeguate agli studenti disabili.
Mancano bagni per disabili in una scuola su quattro. Dal punto di vista della didattica, tutte le scuole monitorate attuano piani educativi individualizzati.
Potremmo ancora scrivere dell’aspetto più caotico della riforma, quella delle 102mila assunzioni promesse, attraverso le fasi 0,A e B che hanno immesso in ruolo poco più di 29mila docenti e addentrarci nei meccanismi complessi dell’assegnazione delle destinazioni decise da un algoritmo del MIUR ( per i docenti l’algoritmo va bene mentre nel caso di Calderoli è un insulto alle istituzioni) che ha portato migliaia di docenti dal sud al nord dell’Italia solo sulla carta perché il MIUR ha concesso ai prescelti la possibilità di effettuare ancora un anno nella propria provincia e quindi prendere eventualmente servizio nella nuova destinazione solo dal 1 luglio 2016, fermo restando che il prossimo anno molti di questi docenti potranno usufruire di un piano straordinario di assegnazione provvisoria, della serie parto anzi no!
Forse tutto sommato l’unico che veramente dovrebbe partire con biglietto di sola andata da Palazzo Chigi alla sua residenza abituale è il Premier Renzi!

Renzi e l’arte del baratto!

barattoPDMentre il buon Renzi va a farsi una gita premio negli USA per andare a trovare il Presidente Obama senza peraltro che si sappia il motivo che lo ha spinto oltre oceano in Italia la Whirpol, multinazionale statunitense che lo scorso anno rilevò la marchigiana Indesit, ha comunicato che il piano industriale della società prevede nell’immediato 1.350 esuberi di cui 1.200 nelle fabbriche e 150 nei centri di ricerca, oltre alla chiusura dello stabilimento di Caserta dove lavorano circa 800 persone.
Il premier Renzi aveva definito l’operazione come “fantastica” e di aver “parlato personalmente con gli americani a Palazzo Chigi” mentre nell’intervista rilasciata il 13 luglio 2014 al Corriere della Sera ebbe a dire anche: “Noi, se ci riusciamo, vogliamo portare aziende da tutto il mondo a Taranto, a Termini Imerese, nel Sulcis, come nel Veneto. Il punto non è il passaporto, ma il piano industriale. Se hanno soldi e idee per creare posti di lavoro, gli imprenditori stranieri in Italia sono i benvenuti”.
Un’altra delle sue balle colossali che diventa prova provata, il suo Governo afferma di aver aumentato i posti di lavoro in Italia e solo con questa operazione “ fantastica “ 1.350 italiani perderanno il lavoro!
Ma il buon Renzi non si ferma davanti a nulla e continua a portare avanti la sua personale campagna di auto marketing e così capita che dia notizia sulla sua pagina facebook dell’incontro avuto con gli studenti della Georgetown University dove ha parlato alla vigilia del suo incontro con Barack Obama alla Casa Bianca.
Agli studenti ha detto tra le altre cose : “per troppo tempo però il nostro Paese è stata la bella addormentata nel bosco, come se il meglio fosse già accaduto e potessimo vivere il presente solo sognando il nostro grande passato. Ma noi siamo qui per svegliare la bella addormentata, noi siamo qui per dare un indirizzo al futuro. Questo indirizzo è il lavoro straordinario, l’energia, l’impegno che abbiamo messo in questo primo anno nelle riforme: la legge elettorale, l’architettura istituzionale, la PA, il fisco, il jobs act, la giustizia, la lotta alla corruzione, la buona scuola, l’innovazione”.
E chi poteva parlare di favole meglio di lui che ha dimostrato giorno dopo giorno di essere l’insuperabile Pinocchio della politica italiana!
Ma la vera notizia bomba di queste ore è che pinocchietto Renzi sembra sia pronto a barattare la Riforma del Senato ( tanto voluta presto e subito ) per avere via libera sulla legge elettorale dalla minoranza del suo partito, quel PD che sta veramente dando il peggio di sé con una minoranza che se avesse solo un minimo di dignità voterebbe contro l’Italicum per far cadere un Governo illegittimo e ridare ai cittadini la possibilità di eleggere un nuovo Parlamento che possa dar vita a un Governo che abbia una legittimazione popolare e non l’imprimatur di una nomina presidenziale ( come i due che l’hanno preceduto).
L’aria sta cambiando e Renzi da abile venditore di fumo lo sa benissimo e non a caso vuole far passare a tutti i costi e in velocità l’Italicum per poter poi andare al voto con una legge che concede la maggioranza assoluta dei seggi ad una forza politica che ammesso e non concesso che possa prendere il 40% dei voti non ha la maggioranza assoluta nel paese visto che la minoranza o meglio i perdenti rappresenterebbero comunque il 60% degli aventi diritto al voto.
A questo proposito il sondaggio condotto da IXE’ per Agorà la dice lunga su come la pensano in questo momento gli italiani, che dicono: nel 64% dei casi che il Governo Renzi ha fatto peggio del previsto e nel 57% dei casi che il dibattito sulla legge elettorale è superfluo essendo altre le priorità per il paese.
E allora Renzi che fa? Tira fuori dal cilindro magico l’arte del baratto! E con chi la fa questa sorta di permuta : a me l’Italicum a voi il Senato eletto! Con la minoranza del suo partito che altrimenti non gli voterebbe la legge elettorale in Parlamento.
Ma chi lo ha votato Renzi per fare e disfare una legge elettorale ad uso e consumo unicamente del suo partito politico? Nessuno! Perché si è sottratto al voto popolare mandando l’oramai famoso tweet #staisereno al malcapitato Letta.
Qualcuno lo fermi prima che sia troppo tardi! Non ci sono di mezzo i vari mal di pancia del PD ma qualcosa di molto più importante: la democrazia del nostro paese!

Smoky Poppy

Renzi mattarella Berlusconi!

quirinaleRenzi con la candidatura di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica ha di fatto messo a segno sulla scacchiera politica una sorta di scacco alla regina e salvo stravolgimenti dell’ultima ora dovuti a improbabili franchi tiratori alla quarta votazione darà scacco matto a Berlusconi e a quanti hanno creduto sulla sua affidabilità politica.
Quello che meraviglia è come un uomo navigato come il Cavaliere sia potuto cadere nel tranello preparatogli da un politico spregiudicato che nel giro di un anno ha fatto fuori con l’inganno due personaggi non secondari del PD come Bersani e Letta, per prendersi prima il partito e poi il Governo.
Berlusconi e il cerchio magico che lo circonda pagheranno, se verrà eletto Mattarella, un prezzo altissimo per questa sonora sconfitta che di fatto ridicolizza la classe dirigente di Forza Italia ma umilia pesantemente quell’elettorato di centro destra che alle ultime elezioni aveva affidato il proprio mandato elettorale a questi personaggi che anziché pensare a fare una ferrea opposizione a un governo di sinistra ci sono andati spesso e volentieri a braccetto permettendo a Renzi di portare a casa la riforma del Senato e il varo della nuova legge elettorale.
Il buon Renzi che si è trovato a dover combattere una lotta interna al suo partito con quelle frange minoritarie che giorno dopo giorno gli stavano creando problemi per un cammino sereno del suo Governo non ci ha pensato due volte ad anteporre i suoi interessi personali a quelli degli italiani; la candidatura di Mattarella gli ha di fatto permesso di ricompattare il PD e poco gli è importato se tale candidatura verrà o meno condivisa da Forza Italia e dalle altre forze di opposizione.
Peccato che in Italia non vi sia solo il 40% degli italiani che ha dato il voto al PD nelle ultime elezioni europee ma vi sia anche la rimanenza e cioè quel 60% di italiani che hanno dato il loro voto ad altri partiti o che non sono andati per nulla a votare.
La logica, il buon senso e la bramosia tanto sbandierata da Renzi di voler essere il nuovo che avanza avrebbe fatto pensare all’elezione di un Presidente della Repubblica che potesse raccogliere la più ampia condivisione possibile tra tutte le forze politiche presenti in Parlamento e non l’imposizione di un nome, prendere o lasciare, deciso dall’assemblea del PD.
Alcuni analisti politici in queste ore hanno parlato di Renzi come di un novello Andreotti ma credo che la definizione che più si adatta “ al bullo fiorentino “ come lo ha chiamato in un intervista a Radio radicale l’On.le Pizzolante del Ncd sia quella di essere una sorta di reincarnazione di Berlusconi ma con quella cattiveria che il Cavaliere non ha mai avuto.
Se Mattarella verrà eletto come auspicato da Renzi con il sistema : “ questo è il nome, se volete votarlo lo votate, altrimenti ce lo eleggiamo da soli “ la prima domanda da porsi è perché Mattarella e non Prodi, Veltroni o Bersani.
La risposta è semplicissima e sta nel Renzismo che prevede tra le altre cose l’istituzione in maniera subdola di una sorta di “ Premierato “ che porterà Renzi ad essere il protagonista assoluto della scena politica e confinerà il dodicesimo Presidente della Repubblica a un ruolo poco più che notarile.
Mattarella è senza ombra di dubbio persona stimabilissima, più volte ministro e attualmente giudice costituzionalista di nomina parlamentare ma credo che senza andare molto lontano sia sufficiente chiedere sue notizie ai cittadini di Nizza, Chambéry, Lugano e Graz per capire quali possano essere le sue credenziali sotto il profilo internazionale.
Chi pensava che l’avvento di Renzi ( che per dovere di cronaca è giusto ricordare non è stato eletto dagli italiani ma imposto dal benemerito Napolitano ) portasse una ventata nuova nella politica italiana ha avuto la possibilità di assistere ancora una volta nelle ore che precedono la quarta votazione al solito “ teatrino della politica “ con una raffica di dichiarazioni di politici ( Giovanardi e Formigoni, giusto per citarne due ) che pur non condividendo il metodo utilizzato da Renzi voteranno Mattarella per senso di responsabilità ( meglio conosciuto come “attaccamento alla poltrona” ) o esponenti del Governo quali Alfano e la sua mini pattuglia di ministri che di fronte al ricatto del Premier “ o votate Mattarella o vi dimettete “ scelgono con alto senso di responsabilità e per il bene degli italiani di votare un Presidente imposto anziché uscire da un Governo che il Premier sta sempre più portando avanti a suo uso e consumo.
Non credo che questa volta i franchi tiratori potranno stravolgere più di tanto l’esito di una votazione che appare alla vigilia quasi scontata, anzi forse potrebbero arrivare al contrario dei franchi soccorritori.
In qualunque modo finirà la vicenda gli aspetti che maggiormente accompagneranno questa votazione saranno: la consapevolezza di aver visto all’opera un Premier spregiudicato, capace di arrivare a ricattare la micro pattuglia di ministri del Ncd per ottenere il loro voto favorevole e la sensazione che la stragrande maggioranza degli attuali parlamentari ( compresa la comitiva di fuori usciti penta stellati ) pur sentendosi traditi, offesi, scavalcati e ridotti all’obbedienza non hanno nessuna voglia che si torni a votare.
Chissà se il nuovo Presidente, dovesse essere Mattarella, avrà voglia di prendersi la briga da costituzionalista qual è di verificare se l’attuale Governo gode ancora di una maggioranza credibile agli occhi degli italiani.

Quirinale da oggi si vota ma per chi?

MostraOggi il Parlamento in seduta congiunta inizierà le votazioni per l’elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica italiana e a quanto pare il nome che uscirà dalle insalatiere che raccoglieranno i voti dei 1009 grandi elettori ( tra cui anche il presidente benemerito Giorgio Napolitano in qualità di senatore a vita ) sarà il frutto di un accordo tra il premier Renzi e il sempre in campo Berlusconi.
Il buon Renzi alle prese con la fronda della minoranza interna al suo partito ha dovuto ricorrere alla scialuppa di salvataggio che gli ha lanciato il Cavaliere, confermando di fatto che il patto del Nazareno riguardava anche l’elezione del prossimo inquilino del Quirinale e sarà interessante vedere nei prossimi mesi quali saranno le contropartite richieste in cambio da Berlusconi su cui il buon Matteo l’11 settembre 2013 diceva: “In un qualsiasi Paese dove un leader politico viene condannato con sentenza definitiva, la partita è finita: game over”.
Ma tornando agli aspetti tecnici della votazione i 1009 grandi elettori che sono la sommatoria di 630 deputati, 315 senatori, 6 senatori a vita e 58 rappresentanti delle regioni saranno chiamati nelle prime tre votazioni ad esprimere una maggioranza dei due terzi degli aventi diritto per eleggere il nuovo Presidente, il che vuol dire che individuato un candidato lo stesso dovrà ricevere non meno di 672 voti; a partire poi dalla quarta votazione in poi sarà sufficiente la maggioranza assoluta del 50% più uno pari a 505 voti.
Non è dato sapere a quale votazione verrà eletto il nuovo Presidente e di conseguenza con quanti voti, perché il tutto è nelle mani di chi muove i fili del teatrino della politica, anche se sarebbe auspicabile che il prescelto o la prescelta venisse eletto in maniera condivisa dalla stragrande maggioranza dei votanti.
Due dati che dovrebbero far riflettere gli esponenti della casta sono quelli emersi da un sondaggio effettuato in questi giorni dall’Istituto nazionale di ricerche DEMOPOLIS e i risultati delle Quirinarie lanciate dal Il fatto quotidiano dove sta spopolando Giancarlo Magalli.
Nel sondaggio di DEMOPOLIS ( lo trovate qui ) il 68% degli italiani si sono detti favorevoli ad eleggere direttamente il Presidente della Repubblica e per un italiano su due è Sandro Pertini il presidente della Repubblica più amato degli ultimi quarant’anni.
Il dato che emerge dal sondaggio è molto chiaro, gli italiani non vogliono lasciare in mano ai politici l’elezione del Capo dello Stato e indicano in maniera altrettanto chiara le caratteristiche che dovrebbe avere il futuro Presidente, portando ad esempio la figura di Sandro Pertini.
Le Quirinarie promosse da Il fatto quotidiano stravinte da Giancarlo Magalli inchiodano ulteriormente alle proprie responsabilità tutti quei politici che anno dopo anno hanno prodotto il nulla portando il paese sull’orlo del baratro.
Il voto a Magalli è chiaramente un voto di protesta ma lo stesso Magalli  ha ben spiegato il significato di questo voto nella trasmissione Agorà, dicendo: “Io credo che chi voleva capire ha capito. Non c’è nessun tentativo da parte di nessuno di mettere la mia faccia nella rosa dei candidati al Quirinale. Semmai c’è il tentativo di togliere delle facce che alla gente non piacciono“. Come dargli torto!
Nessuno ha la sfera di cristallo e quindi è superfluo fare previsioni ben sapendo che il nome che uscirà dalle insalatiere sarà per forza di cose il frutto di un compromesso, perché al contrario come ha detto il Premier Renzi durante la segreteria del PD finisce che : “se la maionese impazzisce, faccio una renzata “.
Di renzate penso che ne abbiamo già sorbite abbastanza, per cui sarebbe auspicabile che il prossimo Presidente non sia un monarca come l’ormai benemerito Napolitano e una volta nel pieno delle sue funzioni faccia l’unica cosa di buon senso che l’ambiguità su cui si regge l’attuale maggioranza del Governo gli impone, sciolga le Camere e chieda agli italiani di ritornare al più presto a votare per dare al paese un Governo credibile e non basato su di un inciucio tra una parte della maggioranza e una parte di finta opposizione.

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Renzi Berlusconi e la premiata ditta FORZA RENZI

Nel teatrino della politica italiana ieri è andata in scena una moderna rivisitazione di quella che fu chiamata nel lontano 1953 la “legge truffa”, una legge che dopo un lungo dibattito alla Camera dei Deputati fu oggetto di una lettura fulminea al Senato con lo scopo di poter essere approvata giusto in tempo per entrare in vigore in occasione delle elezioni politiche del 3 giugno 1953.
La legge promulgata il 31 marzo 1953 aveva lo scopo di assegnare uno spropositato premio di maggioranza alla forza politica che nelle elezioni di giugno avesse raggiunto il 50% dei voti ( per la cronaca le forze apparentate ottennero il 49,8% dei voti e quindi il meccanismo della legge non scattò) e fu caldamente osteggiata dal Partito Comunista come testimoniano le pagine dell’Unità di allora.
L’evoluzione della politica ci ha portato dopo 60 anni a rivedere nelle aule del Parlamento una “Legge truffa“ che ieri è stata chiamata “Espositum“ o “supercanguro“ con cui il Senato della Repubblica votandola ha di fatto precluso la discussione e il voto su gran parte degli emendamenti presentati dai parlamentari con lo scopo di migliorare la nuova legge elettorale chiamata “Italicum”.
Ma al di là della gravità dell’atto anti democratico compiuto da chi ha votato l’emendamento presentato dal senatore del PD Esposito, la vera vergogna di questo attentato alla democrazia che ci consegnerà un Parlamento di nominati è il fatto che l’emendamento sia passato grazie ai voti di buona parte dei senatori di Forza Italia che di fatto dovrebbero rappresentare l’opposizione.
Il Premier Renzi che governa senza essere stato votato dagli italiani e grazie alla compiacenza dell’ormai benemerito Presidente Napolitano (che durante il suo mandato ha benedetto non uno ma ben tre governi non legittimati dal voto popolare) sbeffeggiando la minoranza interna del suo partito non ha trovato di meglio che entrare in società con Berlusconi nella premiata ditta FORZA RENZI.
La giustificazione data dal premier Renzi per questa operazione a dir poco spregiudicata è stata che le riforme di carattere istituzionale è un bene che siano condivise anche dalle opposizioni.
C’è però un piccolo particolare di cui il Premier non tiene conto ed è quello relativo ai numeri che hanno portato all’approvazione dell’emendamento truffa, perché un conto è presentare un emendamento che viene votato dall’intera maggioranza e anche dalle opposizione mentre ben altra cosa è prendere atto che i voti delle opposizioni hanno contribuito in maniera determinante a far approvare l’emendamento che nel caso specifico senza i voti dei senatori di Forza Italia non sarebbe passato.
Questo genere di operazioni non possono che essere chiamate per quello che sono, un vero e proprio INCIUCIO.
La vicenda ci consegna la fotografia di due partiti, PD e Forza Italia, che stanno tradendo il mandato ricevuto dagli elettori nelle elezioni politiche del 2013, elezioni in cui il PD si presentò con il chiaro intento di far sparire dalla scena politica il giaguaro Berlusconi e Forza Italia come l’unica vera alternativa alla sinistra con cui mai e poi mai avrebbe governato.
Il buon Renzi in queste ore ha rivolto più volte il suo pensiero, per giustificare l’inciucio con Berlusconi, ai tanti militanti che prestano volontariamente la loro opera nelle Feste dell’Unità e che a sentir lui gli avrebbero chiesto a più riprese di andare avanti nel suo lavoro di riforma del paese.
Non ho alcun dubbio sulla totale inaffidabilità politica di Renzi che ha dimostrato, se ancora ve ne fosse bisogno, proprio ieri quanto il suo modo di fare politica non abbia nulla di innovativo ma anzi rappresenti un film già visto; ho invece un grande rispetto per tutti quei militanti che animati da una grande passione politica sacrificano il loro tempo per sostenere il partito in cui credono e penso che sarebbe cosa buona e saggia che avessero come segretario una persona affidabile e non un politico che a fronte di una marea di spot pubblicitari sul #fare sta portando a casa con la complicità di Forza Italia riforme che consegneranno ai cittadini un Senato dopolavoristico per i consiglieri regionali e una Camera dei Deputati fatta di onorevoli nominati e non eletti in maniera diretta.

ROMA – la politica delle larghe intese finisce in manette

Dopo quello che è successo ieri a Roma con la maxi operazione “Mondo di mezzo” torna più che mai attuale la frase di Mark TwainSe votare servisse a qualcosa, non ce lo lascerebbero fare”.
Non è necessario entrare nei particolari dell’operazione per capire che l’ennesima questione di malaffare che ha coinvolto la politica italiana vede coinvolti uomini politici di destra e di sinistra che hanno intrallazzato tra di loro nel più completo rispetto di quella che viene chiamata la politica “delle larghe intese”.
Quello che ha dell’incredibile è che questa classe politica continua imperterrita a farsi i cavoli propri incurante dei messaggi che il popolo gli sta inviando con la mancata partecipazione al voto.
Credo che a questo punto sia necessario andare oltre ed avere la forza di azzerare completamente questa classe politica anche a costo di disertare in massa i prossimi appuntamenti elettorali, perché se ad aver ragione è Mark Twain l’unico mondo per mandarli a casa tutti e di non votarne NESSUNO!

Riforma del Senato – Renzi #ilmiopacco per l’Italia!

Il premier Renzi incurante del ruolo delle opposizioni e del fatto che tre italiani su quattro (il 73%) vogliono un Senato eletto dai cittadini ( sondaggio del 20 luglio commissionato dal Corriere della Sera alla Ipsos ) ha fatto approvare dal Senato della Repubblica la Riforma costituzionale che prevede un Senato delle Istituzioni composto da 100 senatori che non saranno più eletti direttamente dai cittadini.
Nei giorni scorsi Flipper Renzi aveva accusato gli attuali senatori di non volere le riforme perché attaccati alle poltrone, ma nella realtà oggi il Senato ha votato la Riforma della “paura”, non quella di perdere l’attuale poltrona ma bensì quella di garantirsi con un voto compiacente una qualche poltrona futura!
Del resto che il Governo e la maggioranza che lo sostiene, a partire dal Pd, abbiano puntato una pistola alla testa dei loro senatori durante i lavori parlamentari è un fatto accertato e la prova del nove è comparsa ogni volta che in aula si è fatto ricorso al voto segreto che ha visto Governo e maggioranza sempre regolarmente battuti.
Il Premier Renzi da buon venditore di fumo ha voluto a tutti i costi questa riforma per poter consegnare agli italiani dopo il bonus degli 80 euro un vero e proprio pacco dono con la dedica che questa riforma cambierà l’Italia!
A cosa siano serviti gli 80 euro lo ha certificato nero su bianco l’Istat che ha parlato di “ Italia in recessione tecnica “ a fronte di un ulteriore calo del 0,2% del Pil ( il dato peggiore degli ultimi 14 anni ), mentre Pinocchietto Renzi quando enunciò il bonus fece previsioni di un +0,8% minimo.
Per la Riforma del Senato Pinocchietto Renzi l’ha buttata ancora una volta sui soldi evocando il risparmio di futuri 50 milioni di euro per le casse dello Stato!
Una goccia d’acqua a fronte di un bilancio del Senato ( bilancio consuntivo 2011) di 546 milioni di euro e di un bilancio della Camera dei Deputati ( bilancio consuntivo 2011 ) di 1 miliardo e 70 milioni di euro, per un totale tra i due rami del Parlamento di 1 miliardo 626 milioni di euro di spese annue!
I 50 milioni di euro che Pinocchietto Renzi asserisce di far risparmiare allo Stato avrebbe potuto tranquillamente risparmiarli facendo gli opportuni tagli alle spese del Senato, dove si spendono annualmente per alcune tra le innumerevoli voci :
23,5 milioni di euro di rimborsi per segretari particolari, consulenze per il Consiglio di Presidenza, cerimoniale, studi e ricerche; 8,5 milioni di euro per Comunicazioni istituzionali ( di cui 4,5 milioni per la stampa degli atti parlamentari ) – per la cronaca il Parlamento polacco ha da tempo abolito ogni forma di atto cartaceo mediante la fornitura di un Ipad a ciascun singolo deputato; 2,5 milioni di euro per l’assicurazione dei senatori; 8 milioni di euro per servizi di trasporto e spedizione; 5,5 milioni di euro per spese di pulizia e facchinaggio; 13,5 milioni di euro per la diaria ai senatori.
Appare del tutto chiaro che non sia ammissibile barattare la libertà democratica di ogni singolo cittadino a cui verrà precluso il diritto di votare i propri rappresentanti con la scusa di favorire un risparmio marginale per le casse dello Stato, non fosse altro per il fatto che a tutti i nuovi senatori le spese che sosterranno per l’esercizio delle loro funzioni verranno rimborsate dagli organi territoriali di competenza ( leggasi Regioni e Comuni) e quindi dallo Stato, oppure c’è qualcuno che immagina un consigliere regionale pagarsi di tasca propria tutte le spese che dovrà sostenere per raggiungere Roma e per soggiornarvi durante i lavori parlamentari.
E’ chiaro che si tratterà di un Senato di nominati e capace nello specifico di dare un’ampia maggioranza alla sinistra, ma vediamo con una semplice simulazione come sarebbe composto ad oggi il nuovo Senato delle Istituzioni che conterà 100 senatori di cui 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 persone illuminate la cui nomina spetterà al Presidente della Repubblica.
Partendo dai sindaci dei capoluoghi di regione avremo : 16 senatori del centro-sinistra ( Aquila, Napoli, Bologna, Trieste, Roma, Genova, Milano, Ancona, Campobasso, Torino, Bari, Cagliari, Palermo,.Firenze, Trento, Bolzano ), 3 senatori del centro-destra ( Potenza, Catanzaro, Perugia ), 1 senatore autonomista ( Aosta ), 1 senatore non presente in quanto Venezia è commissariata.
Per quanto riguarda invece i 74 senatori nominati dai consigli regionali ( ogni regione dovrà avere non meno di 2 senatori ) su base proporzionale agli abitanti di ciascuna regione dovrebbero entrare nel nuovo Senato 44 senatori di centro-sinistra e 30 senatori di centro-destra.
Avremo così un Senato delle Istituzioni in cui il centro-sinistra avrà la maggioranza assoluta con 60 senatori mentre il centro-destra potrà contare su 33 senatori, gli autonomisti 1 più i 5 di nomina presidenziale.
Questi senatori tra cui rivedremo presumibilmente Fassino, Burlando, Orlando, Vendola, Zaia, Maroni, DeMagistris, Pisapia, Nardella, Chiamparino e Serrachiani saranno chiamati tra le altre cose a votare il prossimo Presidente della Repubblica e appare del tutto evidente lo squilibrio che potrà generare una Camera di nominati dalle segreterie dei partiti.
E così mentre Pinocchietto Renzi ci dona #ilmiopacco per l’Italia il nostro Paese è in recessione e nessuno di chi lo governa a partire da chi si vanta di poter fare le riforme perché “ Silvio c’è “ ( come gli ha ricordato in aula il senatore Romani di Forza Italia ) ha uno straccio di voglia di mettere mano alle vere riforme di cui questo Paese avrebbe bisogno!