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Se ne va un annus horribilis.. Auguri per il 2017!

Il 2016 è stato un annus horribilis, Buon 2017.. che possa essere davvero un anno sereno!

Renzi non abdica, anzi il piccolo principe vuol farsi Imperatore!

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renzi-e-moglie-spallaDomenica notte quando Renzi ha concluso la sua conferenza stampa da Palazzo Chigi e si è avvicinato alla moglie Agnese mettendole il braccio sopra la spalla per guadagnare l’uscita ho capito che il piccolo principe non avrebbe abdicato ma al contrario era già pronto strategicamente ad imboccare la strada che per soddisfare la sua smodata ambizione lo porterà a tentare di essere incoronato Imperatore!
Da quella conferenza si è voluto fa uscire  l’immagine  mediatica di un ragazzo dedito alla famiglia e grato alla moglie che l’ha supportato in un’avventura in cui lui per il bene dell’Italia e degli italiani non ha esitato a trascurare le persone più care, peccato che nessun italiano sappia che faccia abbia la moglie del suo predecessore Enrico Letta.
Renzi è il classico politico che vuole rottamare chi lo ha preceduto a botte di distinguo : “io non sono come quelli là” ma poi come ha raccontato Emiliano, presidente della Regione Puglia, a Matrix su canale 5 intervistato da Nicola Porro, in occasione delle primarie che lo hanno incoronato segretario del PD si è succhiato l’appoggio incondizionato di Emiliano (che per darglielo ha litigato con Bersani e D’Alema) e poi una volta ottenuto ciò che voleva non si è più fatto vedere in Puglia, nemmeno per promuovere la campagna elettorale di Emiliano alla Regione.
Diciamo le cose come stanno, quale Premier al mondo non avrebbe annunciato le proprie dimissioni dopo una sconfitta elettorale come quella subita dal Pinocchietto di Pontassieve, stiamo parlando di venti punti percentuali capaci di mettere ko non solo un Premier ma anche il partito che lo esprime e la compagine governativa che lo ha sostenuto (ricordiamoci che D’Alema, l’ultimo Premier a dimettersi per una sconfitta elettorale, lo fece per molto meno essendo incappato in una debacle del partito alle elezioni regionali nel ‘2000).
Il problema è un altro, Renzi in piena campagna elettorale aveva annunciato che in caso di vittoria del NO si sarebbe non solo dimesso ma avrebbe considerato chiusa la sua esperienza politica!
Ma quanti sono quelli che non gli hanno creduto? A vedere i risultati del Referendum si direbbe che siano stati una marea gli italiani che si sono portati avanti in quel difficile campo talvolta minato che si chiama “democrazia”, della serie.. per intanto ti voto contro e poi vediamo se te ne andrai veramente a casa!
A proposito ve lo ricordate Cameron,dopo la batosta rimediata con la Brexit, immortalato mentre mangia fish and chips su un muretto in compagnia della moglie!

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Dalle urne è uscito un verdetto chiaro e forte, agli italiani non “garba” il governo Renzi e chi lo sostiene, e cosa assai più importante vogliono poter scegliere con il proprio voto da chi essere governati.
Appare quindi inevitabile che non si perda ulteriore tempo e si metta il popolo in condizione di poter ritornare alle urne in tempi brevi per scegliere la propria classe dirigente.
Nel momento in cui Renzi ha capito di aver perso alla grande, che cosa ha fatto? Ha subito rilanciato la palla nel campo avversario invitando i vincitori a proporre loro le soluzioni per uscire dal tunnel in cui lui stesso l’ha confinato!
Ma come? Non era Renzi che in campagna elettorale aveva promesso non solo a Cuperlo (che nel Pd conta come il 2 a briscola) ma anche agli italiani che avrebbe rimesso mano all’Italicum!
E se avesse vinto il SI cosa sarebbe successo? Pinocchietto avrebbe incassato la vittoria e mandato il Paese a nuove elezioni con l’attuale legge elettorale a marzo del prossimo anno per fare tabula rasa di chi si fosse ancora frapposto alla sua incoronazione a Imperatore.
Ma il dramma è che questo irresponsabile tale ambizione continua a coltivarla nonostante la scoppola che ha preso e la riprova si è avuta nella Direzione del PD tenutasi l’altro giorno; una Direzione assai anomala per un partito che ha il termine “democratico” nel proprio simbolo!
In Direzione ha parlato solo il segretario che così facendo ha umiliato non solo le varie componenti del partito ma credo anche tutti quei militanti che difficilmente potranno riconoscersi in un segretario che con il suo entourage di ex democristiani sta mettendo sotto assedio il partito che fu di Gramsci e Togliatti.
Tutto studiato a tavolino, parla solo il segretario e la Direzione viene convocata in maniera permanente il che significa in termini pratici che a breve non sarà convocata nessuna ulteriore Direzione in cui le varie componenti possano chiedere conto al segretario della sua sconfitta.
Del resto cosa fare Renzi lo ha ben chiaro, mettere in condizioni il Presidente Mattarella di ridargli nuovamente l’incarico per un Renzi bis oppure fare un governo di scopo con a capo un suo uomo di fiducia (e mantenuto a galla ancora con i Verdini,gli Alfano,ecc.) che possa traghettarlo senza ulteriori traumi alle prossime elezioni dove sicuramente lui sarà il candidato Premier del PD, altro che lasciare la politica!
Pinocchietto è convinto che alle prossime elezioni, da tenersi il più tardi possibile (in modo da permettere alla marea di neoeletti di maturare il vitalizio, che si materializzerà il 17 settembre 2017) potrà contare su quei 13 milioni di italiani che hanno votato SI.
Credo che Renzi non abbia recepito appieno il messaggio che gli italiani gli hanno mandato il 4 dicembre e continui a pensare che con un’ulteriore campagna elettorale lunga e infarcita di balle possa risorgere e poter arrivare alla guida del Paese da eletto e non da nominato.
Da un esame dei flussi elettorali non è così difficile capire che quei 13 milioni di voti non sono tutti suoi o del PD ma anche di elettori che pur non votando normalmente PD si sono espressi per il SI al Referendum.
Pinocchietto vuol far credere che si andrà presto alle elezioni ma al contrario sta lavorando per ottenere un nuovo incarico che gli consenta di governare ancora per un anno o al peggio di mettere un suo clone, perché nessuno lo scrive o dice, ma nei primi mesi del prossimo anno il governo dovrà procedere a una marea di nomine che sicuramente non saranno lasciate decidere ad un esecutivo di unità nazionale perché non è difficile capire che ogni forza politica vorrà poter accedere alla propria fetta di una torta che si prospetta più che prelibata visto che stiamo parlando delle nomine dei vertici di : Finmeccanica, Poste, Eni, Enel, Terna, Tesoro e Banca d’Italia.
Ma vi sembra possibile che quando si è voluto varare la riforma Fornero sulle pensioni il Parlamento l’abbia fatto in 16 giorni e ora dopo un pronunciamento chiaro e inequivocabile del popolo che chiede di indire nuove elezioni politiche si debba aspettare il pronunciamento della Consulta che avverrà solo il 24 gennaio 2017 ( Consulta dove peraltro il Presidente Mattarella è di casa, visto che ne ha fatto parte dal 2011 fino alla sua elezione a Presidente della Repubblica).
Gli italiani hanno dimissionato il Governo Renzi ma non il Parlamento e allora i nostri tra virgolette (visto che sono tutti nominati) “rappresentanti” si riuniscano e producano collegialmente una nuova legge elettorale che risponda a due priorità assolute: far scegliere agli elettori i propri rappresentanti, consentire a spoglio avvenuto che la colazione vincente possa essere messa in condizione di governare, grazie non solo al premio di maggioranza che riceverà, ma anche e soprattutto all’introduzione del divieto di cambio di casacca per i parlamentari eletti.
In questa vicenda grottesca non vanno sottaciute le enormi responsabilità di chi nel fare informazione si è schierato con chi ha il potere, penso ai tanti colleghi giornalisti che hanno raccontato alla gente quell’Italia che non c’è, dando per buone tutte le balle che il Premier ha raccontato non solo in campagna elettorale ma day by day nei suoi 1000 giorni di governo.
Per raccontare le cose come stanno non è necessario avere in tasca la tessera di un partito o di un movimento, è sufficiente vivere una giornata tra la gente magari cominciando al mattino presto quando ti tocca aspettare per decine di minuti il treno in ritardo, per poi passare davanti all’edicola dove rinunci a comprare il giornale e al bar dove la colazione, cappuccio e cornetto, per molti è solo un bel ricordo.
Ma se ti metti a scrivere di queste cose vieni bollato come un populista da quelli come Renzi che credono di aver capito tutto e vanno in mezzo alla gente solo quando devono chiedere voti!
Io sarò un populista e non capirò niente, ma una cosa l’ho intesa, quella di domenica per Renzi e il PD è stata una sconfitta epocale e al prossimo sbaglio o balla che sia il popolo non farà nessun tipo di sconto!

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Licenziato Renzi!

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renzi-a-casaIl Premier Renzi ha chiamato a raccolta gli italiani per avere, in un delirio di onnipotenza, il lasciapassare per modificare la Costituzione a suo piacimento e il popolo italiano ha accolto in pieno questo invito facendo registrare un affluenza alle urne da record che ha sfiorato il 70% (68,48).
Dalle urne è uscita una sonora bocciatura per Renzi e per tutto il suo entourage, i risultati parlano chiaro e soprattutto non lasciano spazio a quel teatrino della politica in cui dopo una tornata elettorale solitamente si fa fatica a trovare chi ha perso.
Questa volta non è andata così, più di 19 milioni di italiani hanno detto NO licenziando di fatto Renzi e il suo governo, un risultato che in termini percentuale fissa al 59,14 % i NO e al 40,86% i SI, che in termini pratici sta a significare uno scarto percentuale di circa 20 punti.
L’Italia ha detto NO a Renzi e lo ha fatto in maniera omogenea considerato che solo tre regioni hanno fatto registrare una leggera supremazia del SI: Trentino Alto Adige (53,87 SI), Toscana (52,51 SI), Emilia Romagna (50,39 SI– poco più di 20.000 voti di vantaggio sul NO).
Nel resto della penisola il NO ha trionfato e soprattutto al Sud si è avuta la più sonora bocciatura per il Premier: Sardegna ( 72,22 NO), Sicilia (71,58 NO), Campania (68,52 NO), mentre al Nord è il Veneto la regione con la percentuale più alta di NO (61,94).
Gli italiani con il voto di ieri hanno dimostrato che quando si deve decidere sul futuro del nostro Paese hanno ancora voglia di poter dire la loro, lo hanno fatto mandando un messaggio molto chiaro non solo a Renzi ma all’intera classe politica: è finito il tempo di firmare cambiali in bianco a chicchessia, gli italiani vogliono poter scegliere da chi essere rappresentati in Parlamento!
Il NO di ieri non è solo un NO a Renzi ma anche e soprattutto a chi cambiando casacca ha permesso al suo governo di stare a galla ( Verdini, Alfano e transfughi vari), un esecutivo che come i due precedenti (Monti e Letta) non è stato votato dagli italiani ma creato a tavolino sotto l’abile regia di quel Giorgio Napolitano che per tale servizio ha ricevuto i gradi di “ Presidente emerito”.
La palla ora passa nelle mani del Presidente Mattarella al quale toccherà cogliere il messaggio lanciato dagli italiani, basta giochini di palazzo, si dia l’incarico a un traghettatore che nel giro di un paio di mesi licenzi una nuova legge elettorale che permetta agli italiani di decidere chi mandare in Parlamento e poi nel più breve tempo possibile si vada nuovamente a votare per scegliere chi finalmente ci governerà in maniera legittima per i prossimi cinque anni.
Renzi uscirà di scena? Non ne sarei così convinto anche se avrà il suo da fare a rimettere in sesto un PD che da questo Referendum esce profondamente lacerato al suo interno e decisamente indebolito.
Certo a veder le facce di molti suoi compagni di partito messi in naftalina mi viene in mente l’epitaffio sulla tomba di Lucio Cornelio Silla : “Nessun amico mi ha reso servigio, nessun nemico mi ha recato offesa, che io non abbia ripagati in pieno.”
Amen!

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Perché scelgo NO!

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scelgono1Quella che sta per finire è stata senza alcun dubbio una delle peggiori campagne elettorali di sempre, piena di insulti e toni accesi tra le forze politiche e di invasioni di campo da parte di chi con le proprie esternazioni a favore del SI ha voluto mettere in guardia gli italiani su possibili scenari apocalittici per il futuro del nostro Paese.
Confindustria, Marchionne, Jp Morgan, l’ambasciatore Usa in Italia, la troika Ue, agenzie di rating e chi più ne ha più ne metta ci hanno voluto dire che le lobby e i poteri forti sono dalla parte del Premier Renzi.
Ma questi sostenitori del Premier messo lì per fare le Riforme sono coscienti di avere una buona parte di colpa per averci trascinato nelle condizioni in cui versiamo, o no?
Un campagna elettorale in cui il Premier e tutti i componenti del suo Governo si sono spesi a dismisura (promettendo pure guarigioni miracolose) non solo lungo l’intera penisola ma addirittura all’estero per promuovere il SI a favore di una Riforma che se approvata cambierà in peggio la nostra Costituzione.
Eminenti colleghi giornalisti che appaiono un giorno si e l’altro pure in Tv si sono spesso trincerati durante questa “campagna anomala” dietro la più classica delle giustificazioni: “come giornalista non posso schierarmi” per poi attaccare a spron battuto il politico di turno non proprio in sintonia con la linea editoriale seguita dalla testata o rete di appartenenza del collega.
Io credo che ci sia una profonda differenza tra un voto politico/amministrativo e uno referendario con il quale ci viene chiesto se cambiare o meno la nostra Costituzione.
Ritengo quindi che anche un giornalista abbia non solo il diritto ma anche il dovere di pronunciarsi su un Referendum di tale importanza, ragion per cui io scelgo di votare NO a questa riforma.
Questa Riforma ci è stata venduta come la possibilità unica e irripetibile di cambiare una carta ferma da 70 anni! Niente di più falso visto che la Costituzione dal ’48 ad oggi è stata modificata per ben 35 volte e chi come il sottoscritto ha scelto di dire NO, non lo fa perché non la vuole cambiare a prescindere ma solo per preservarla da un cambiamento in peggio!
Quanto proposto dalla ditta Renzi&Boschi tende a stravolgere più di un terzo della Carta (47 articoli su 139) e lo fa in malo modo visto che è scritta male e in maniera confusionale, tanto da trasformare le 9 parole dell’art.70 in un interminabile sproloquio in cui non si capisce niente.
Potrei scrivere e argomentare una serie infinita di motivi validi per cui scelgo di votare NO a questa riforma, ma per non tediarvi su argomenti triti e ritriti mi soffermo unicamente su alcuni aspetti a mio modo di vedere importanti e in qualche modo dirimenti sulla preferenza di voto per il NO.
Voto NO a questa riforma perché non prevede l’introduzione del vincolo di mandato per i parlamentari.
Il Premier Renzi ha tuonato che questa riforma porrà fine alla giostra dei governi in un Paese che ha avuto 63 governi in 70 anni! Ma si è chiesto il novello riformatore toscano perché dal 1946 ad oggi sono stati solo 27 i presidenti del consiglio in Italia? (De Gasperi ne ha guidati 8, Andreotti 7, Fanfani 6 e via via tutti gli altri).
La risposta è semplicissima, i governi sono caduti per i giochi di palazzo e per il trasformismo dei parlamentari che pur di ottenere questo o quell’incarico di governo non hanno esitato anno dopo anno a contribuire alla caduta dei vari governi negando di volta in volta la fiducia a questo o quell’esecutivo.
Un mini dossier approntato da Openpolis ha fotografato molto bene la situazione dei cambi di casacca nella XVII legislatura, quella in corso e in carica dal febbraio 2013; in poco più di tre anni sono ben 252 (tra deputati e senatori) i parlamentari che hanno cambiato gruppo, in pratica uno ogni tre giorni.
Voto NO a questa riforma perché il nuovo Senato non sarà più eletto dai cittadini ma dai consigli regionali e dal Capo dello Stato.
Il Senato voluto da Renzi&Boschi sarà formato da 100 senatori: 5 nominati dal capo dello Stato, 21 nominati dai Consigli Regionali tra i sindaci, 74 nominati dai Consigli Regionali tra i consiglieri regionali.
Avrei tanto piacere che i due illuminati toscani spiegassero come faranno i cittadini a scegliere quali saranno i 21 sindaci che andranno al Senato?
Senza contare che il tanto strombazzato risparmio di 500 milioni di euro l’anno che si otterrà con il nuovo Senato è stato prontamente smentito dalla Ragioneria Generale che ha calcolato un taglio non superiore ai 50 milioni di euro.
Voto NO a questa riforma perché non è assolutamente vero che in Italia sono necessari anni per approvare le leggi, quando vi è la volontà politica le leggi si approvano anche in 16 giorni come nel caso della legge Fornero che ha fregato e rovinato milioni di italiani.
Voto NO a questa riforma perché triplica da 50 a 150 mila le firme per presentare disegni di legge di iniziativa popolare e rimanda ad una futura legge costituzionale i referendum propositivi.
Voto NO a questa riforma fatta da Renzi a braccetto con la Boschi e Verdini grazie a una nuova maggioranza nata raccogliendo tutti i transfughi dalle formazioni politiche attraverso le quali si erano presentati al cospetto degli elettori nel febbraio del 2013.
Voto NO a questa riforma per la quale il Premier ha promesso prebende e bonus a tutti pur di strappare qualche SI, arrivando da Presidente del Consiglio a scrivere una lettera agli italiani all’estero in cui ha spiegato solo le ragioni del SI e non anche quelle del NO, fatto questo che inchioda il Premier a delle assunzioni di responsabilità ben precise in caso di sconfitta del SI.
Questo Referendum è nato come un voto pro o contro Renzi, ed è stato lui il primo a venderlo come una cosa sua; quindi un politico così diverso dai precedenti e lontano anni luce dai rappresentanti della casta non avrà alcuna difficoltà in caso di vittoria del NO a trarre le dovute conseguenze, del resto Berlusconi gli ha già offerto pubblicamente un posto da annunciatore a Mediaset.
Hai visto mai che è la volta buona che pensionano Mastrota!

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Pensioni da fame?

pensioni-da-fameHai una pensione da fame?
Non ti preoccupare l’on.le Alessia Morani del PD ha la soluzione giusta per te : ipoteca la casa così la finisci con sta lagna che non riesci ad arrivare a fine mese!

Proprio vero che il Governo Renzi pensa proprio a tutto e a tutti!
Sei un pensionato avanti con gli anni e hai una pensione che non ti permette di poterti curare o di pagare tasse e bollette varie e che problema c’è?
L’on.le Alessia Morani, vice presidente del gruppo PD alla Camera dei Deputati, ospite il 24 ottobre 2016 nel programma tv “Quinta Colonna”condotto da Del Debbio ha dato a un’anziana pensionata che percepisce 650 euro di assegno mensile la soluzione giusta per risolvere ogni suo problema!
L’on.le Morani ha consigliato alla signora di rivolgersi a una banca per richiedere un prestito vitalizio ipotecario!!!
Il prestito vitalizio ipotecario, meglio conosciuto nel mondo anglosassone con il termine di “reverse mortgage” è una particolare forma di finanziamento a cui possono accedere i cittadini che abbiano compiuto i 60 anni di età e che dispongano della proprietà di un immobile non gravato da altre iscrizioni ipotecarie.
All’anziano viene concesso un finanziamento a fronte dell’iscrizione di un’ipoteca sulla casa di proprietà ( in cui potrà continuare a vivere) mentre la restituzione del capitale e degli interessi sarà a carico, in tutto o in parte, degli eredi posteriormente al decesso del mutuatario.
Nel caso in cui gli eredi si rifiutino di pagare la banca potrà vendere l’immobile per soddisfare il suo credito con il ricavato, restituendo agli eredi l’eventuale eccedenza.
Che dire all’on.le Alessia Morani se non un bel.. bene brava bis!!!
Mentre il Premier Renzi è in giro per la penisola in piena campagna elettorale per il Referendum a raccontare che aumenterà le pensioni minime a tutti, la Morani ti manda in banca a chiedere un prestito!
amazonNella Riforma costituzionale voluta dalla Renzi&Boschi company è inserita una legge elettorale che ancora una volta porterà ad avere un Parlamento di nominati e non di eletti.
I parlamentari devono essere eletti con le preferenze dai cittadini attraverso i collegi elettorali, solo così si darà la possibilità al popolo di poter giudicare l’operato dei propri rappresentanti.
Secondo voi l’on.le Alessia Morani eletta nel 2013 nella circoscrizione delle Marche in una lista blindata del PD ( era collocata al nono posto della lista e in quella circoscrizione al PD sono stati assegnati 9 seggi), alle prossime elezioni politiche potendo esprimere la preferenza sarebbe nuovamente eletta?

Per la cronaca.. il prestito vitalizio ipotecario è stato previsto con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico 22 dicembre 2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 38 del 16 febbraio 2016, in attuazione dell’articolo 1, legge 2 aprile 2015, n. 44, con la quale viene tentata la rivitalizzazione di questa particolare forma di finanziamento dedicata a soggetti anziani d’età.

Un grande, Bertolt Brecht delle banche diceva: “Che cos’è rapinare una banca, in confronto al fondarla?”

Spray Corpo Profumati

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Chi trova un amico trova un TESORO!

posteIn questi tempi lo slogan che va più di moda tra i nostri governanti è quello che recita : “ è ora che la gente non veda più lo Stato come un nemico! Dobbiamo riavvicinare la gente alla politica e per farlo non c’è miglior cosa che trasmettere fiducia!”.
Parole sacrosante che il Premier Renzi & company non passa giorno che recitino in ogni intervento pubblico, a maggior ragione in questi giorni in cui è scattato il conto alla rovescia per il Referendum costituzionale del 4 dicembre.
Caso ha voluto che proprio in questi giorni ho avuto modo di recuperare mentre ero in fila ad uno sportello delle Poste Italiane una copia del volantino/circolare nel quale si da conto della scaletta degli accrediti delle pensioni per tutto l’anno 2017.
Dal calendario allegato si può facilmente notare che nel 2017 le pensioni non verranno più accreditate il primo di ogni mese ma bensì: 5 volte al 2 del mese e ben 7 volte al 3 del mese; ma il bello è che nei dodici mesi del prossimo anno solo 4 volte il primo del mese cadrà in un giorno festivo.
Per chi riceve la pensione tramite conto corrente postale e utilizza un normale bancomat per fare la spesa o per pagare medicinali, bollette, ecc. vale la regola che se sul conto corrente non vi è capienza il bancomat non funziona.
Pensando a quei pensionati che ricevono pensioni poco superiori ai 500 euro mensili mi chiedo se sia normale che queste persone per ben sette volte in un anno debbano essere per due giorni al mese a rischio di non poter fare la spesa o peggio ancora di non poter acquistare dei medicinali.
Come al solito a dover tirare la cinghia sono sempre i più deboli, persone avanti con gli anni che al contrario dovrebbero essere tutelate.
In tempi di campagna elettorale per il referendum si sente parlare solamente di bonus, aumenti delle pensioni minime ecc.ecc. ma questi venditori di fumo lo sanno che dal prossimo anno (carta canta) i pensionati per 19 giorni in un anno non potranno disporre dei loro soldi!
E questo dovrebbe essere lo Stato amico, quello da tenerti stretto come un tesoro!
Per dirla alla Bud Spencer e Terence Hill mi sa che sia giunto il momento di un bel “Altrimenti ci arrabbiamo!!!”.
E basta no!

Vini Vigna Dogarina

postepensioni

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Referendum dal #Ciaone alla vittoria di Pirro!

Vota-QualunquementeOltre 15,5 milioni di italiani hanno disatteso l’invito del Premier Renzi di recarsi al mare e di questo 32,1% del corpo elettorale l’85,8% (pari a 13.334.764 milioni di persone) ha votato SI.
Non è stato raggiunto il quorum necessario per rendere valido il Referendum ma a mente fredda, oggi si può dire che sarebbe stato difficile il contrario, non fosse altro per il fatto che:
– si è votato in una sola giornata
– il Governo non ha voluto accorparlo alle amministrative di giugno
– vi è stata una totale disinformazione da parte dei media e del servizio pubblico RAI verso questo appuntamento referendario.
Dalle rilevazioni fornite dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni), giusto per capire il livello di disinformazione che ha accompagnato questo Referendum, nel periodo 4-10 aprile 2016 i TG di RAI 1 hanno dedicato in totale all’argomento del quesito referendario in sette giorni solo 13 minuti e 28 secondi (meno di 2 minuti al giorno tra tutti i TG mandati in onda nell’arco dell’intera giornata).
Che dire poi del giornalista Gerardo Greco (conduce su RAI 3 il programma Agorà) che durante la puntata del 6 aprile, presente in collegamento Michele Emiliano presidente PD della Regione Puglia (uno dei principali promotori del referendum) ha affermato che: “si vota soltanto in alcune regioni, in otto mi sembra” e dopo la precisazione di Emiliano sul fatto che si trattava di un voto nazionale ha continuato così: ”si vota dappertutto in Italia, ma ovviamente sono interessate soltanto le regioni che lo hanno promosso… se io vivo in Valle d’Aosta delle trivellazioni in adriatico diciamo che poco mi interessa” (per la cronaca in Valle d’Aosta sono andati a votare il 34,02% dei cittadini, al pari di regioni come l’Emilia Romagna o le Marche).
Che sia stato un Referendum anomalo gli osservatori più attenti lo hanno capito e non poteva essere diversamente dal comportamento del Presidente della Repubblica che si è recato a votare intorno alle 20,30, quando al contrario i suoi predecessori (tranne una volta Scalfaro) in passato si sono presentati al seggio sempre di buon mattino; non bisogna essere degli esperti di comunicazione per capire che il modus operandi di Mattarella ha di fatto precluso l’eventuale effetto traino che avrebbe potuto avere la notizia del voto del Presidente nei TG delle ore 13.
Mattarella ha scelto di non voler dare un significato politico al quesito referendario, ma nella realtà già nel corso della giornata si è capito (grazie agli interventi fuori luogo di alcuni esponenti della segreteria del PD) che il Referendum era per il PD l’ennesima conta interna tra Renzi e la minoranza del suo partito.
La conferma di tutto ciò è venuta alle 23.08 quando il Premier Renzi da Palazzo Chigi ha commentato l’esito del Referendum rivolgendosi quasi esclusivamente a “quei pochi, pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione che hanno voluto cavalcare un referendum per esigenze personali politiche”.
Nel suo discorso farcito di tante baggianate degne del miglior “la qualunque” il Premier Renzi si è scagliato contro “una parte della classe dirigente di questo Paese che si mostra autoreferenziale: vivono su Twitter e Facebook. Ma l’Italia è molto più grande, fuori dalle telecamere c’è un Paese che chiede concretezza” e ancora “Per settimane autorevoli ospiti si sono chiusi nei talk show, hanno teorizzato spallate, hanno ipotizzato crolli”.
Non ho avuto il piacere di poter esprimere con un voto la legittimazione della carica che ricopre il Premier Renzi, ma sentito il discorso di ieri sera sono sempre più convinto che Renzi stia usando la sua carica per fare pulizia all’interno del suo partito e francamente trovo irrispettoso verso i cittadini che un Premier vada in conferenza stampa dopo l’esito di un Referendum per fare la lista dei cattivi tra i Presidenti di Regione del suo partito, quasi fosse l’ennesima resa dei conti all’interno del PD.
Che Renzi non sia credibile, lo si capisce dalla boutade di scagliarsi contro chi sta tutto il giorno su Twitter e Facebook, che detto da uno che sui social ha lanciato addirittura l’hastag #MatteoRispode con tanto di diretta in contemporanea su entrambi i social, sa un po’ di presa in giro!
Che dire poi del comportamento dell’onorevole Ernesto Carbone che a votazione aperta alle 15.12 ha sentito il bisogno di salutare quanti avevano esercitato il loro diritto di voto o stavano per farlo con il seguente tweet: “Prima dicevano quorum. Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare. #ciaone”, per la cronaca questo personaggio fa parte della I Commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati oltre che essere un componente della segreteria del PD.
Qualche ora prima il vicesegretario del PD Lorenzo Guerini, appena resi noti i dati del Ministero in merito all’affluenza delle 12 se ne è uscito con questa dichiarazione: : “I dati che ci giungono dalla Rete del Pd che segue l’andamento dell’affluenza ai seggi sono in linea, anzi direi addirittura meglio, con le nostre aspettative. Aspettiamo chiaramente i dati ufficiali del Viminale, ma per quanto è in nostro possesso lo possiamo fare con assoluta serenità. Comunque per una valutazione complessiva del risultato parlerà a urne chiuse il nostro segretario”.
Non poteva mancare per chiudere al meglio le esternazione dei dirigenti del PD il tweet della ministra Boschi che alle 23.51 scrive: “Questo Governo è più forte dei sondaggi, dei talk e delle polemiche #avantitutta” che scritto da lei che nel Porta a Porta di martedì 5 aprile ha avuto come ospite nientemeno che Bruno Vespa è tutto dire!
Quasi mai nell’immediatezza dell’esito elettorale si ha la prontezza di passare sotto la lente d’ingrandimento il responso che viene dalle urne e talvolta ci si limita a prendere per buone alcune dichiarazioni rilasciate a caldo dai leader dei vari partiti, una su tutte quella di Renzi che in conferenza stampa ha parlato dei lavoratori delle piattaforme come i veri vincitori di questa consultazione popolare, invitando a brindare con le donne e gli uomini di Ravenna (un territorio che si è sempre distinto per affluenza) dove si è registrato un dato al di sotto della media nazionale.
A bocce ferme andando a vedere i dati delle Elezioni Regionali in Emilia Romagna del 23 novembre 2014 si scopre che in provincia di Ravenna :
– su 303.931 elettori sono andati a votare in 125.284 pari al 41,31%
– la lista del PD ha ottenuto 56.420 voti
Mentre per il Referendum di ieri è successo che:
– su 294.249 elettori sono andati a votare in 84.131 pari al 28,59%
– hanno votato SI 58.532 persone (70,60%) e NO 24.298 (29,40%)
Non è difficile ipotizzare che coloro che hanno votato SI sono +2.100 rispetto a quanti votarono PD nel 2014.
Se poi si vanno a guardare i dati della Camera del 2013 e delle Europee del 25 maggio 2014 si scopre che:
– nel 2013 alla Camera su 46.905.154 elettori sono andati a votare in 35.270.926 pari al 75,20%
– nel 2104 alle Europee su 49.256.169 elettori sono andati a votare in 29.908.004 pari al 58,69%
– la lista del PD ha ottenuto 8.646.034 voti pari al 25,43 alla Camera 2013
– la lista del PD ha ottenuto 11.172.861 voti pari al 40,82% alle Europee 2014
Mentre per il Referendum di ieri:
– su 50.675.406 elettori sono andati a votare in 15.806.788 pari al 31,19%
– hanno votato SI 13.334.764 elettori che sono quasi 5 milioni di voti in più rispetto ai voti del PD del 2013 e 2,2 milioni in più rispetto a quelli del 2014.
Considerato che per il referendum costituzionale previsto per il prossimo mese di ottobre non sarà richiesto il quorum credo che il risultato di ieri possa essere considerato per Renzi & company una vittoria di Pirro, perché se è vero che il referendum non è passato è altrettanto vero che su un tema non del tutto accattivante le opposizioni hanno saputo mettere in fila oltre 13 milioni di #staiserenomatteo ai quali mi auguro si aggiungeranno anche quelli di quanti quotidianamente si lamentano che l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!
La prossima volta non ci saranno alibi, tutti quanti avremo ben chiaro il motivo per cui saremo chiamati alle urne: dare il nostro voto a Renzi o mandarlo a casa!

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2015 – un anno da dimenticare!

Invito all'assaggio 6 bottiglie di Prosecco di Valdobbiadene Superiore DOCG con spedizione gratuita!

Una cara amica nello scambio di auguri per l’anno che verrà, mi ha scritto:

“è stato un anno difficile ma il prossimo finisce con il 16 che, mi dicono, è un numero fortunato. Crediamoci! Non costa niente …”

Auguri di ogni bene!
Buon 2016

pensierinodellasera

Renzi & Boschi : l’Italia giusta siamo noi!

Fragranze White Musk

Boschil'ItaliagiustaIl Premier Renzi non trova di meglio che correre in soccorso della regina della Leopolda ( forse sarebbe il caso di dire ex-regina, vista la fugace apparizione nella sesta edizione appena conclusa) caduta nelle grinfie dei malpensanti e di tutti quei giornalisti che hanno avuto l’ardire di sottolineare le non poche “strane” coincidenze emerse nel momento in cui il Governo ha messo mano al decreto salva banche, non da ultimo lo scrittore Saviano che da luce quando criticava Berlusconi è diventato oggi per Renzi & company qualcosa del tipo : «per un bravo scrittore perdere la creatività è terribile, Saviano riponga il mattarello».
La vicenda è ormai di dominio pubblico non fosse altro per il fatto che a fare le spese della mala gestione della Banca Etruria sono tutti quei piccoli e medi risparmiatori che fidandosi sulla parola del funzionario di riferimento della propria filiale hanno perso tutti i loro risparmi.
Il padre della ministra, Pierluigi Boschi è stato Consigliere di Amministrazione di Banca Etruria dal 3 aprile 2011 e Vice presidente dal maggio 2014 (giusto tre mesi dopo l’insediamento del Governo Renzi) fino a quando la banca è stata commissariata (nella stessa banca hanno lavorato il fratello della ministra, Emanuele e la di lui moglie Valentina).
Nel 2012 e nel 2013 la Banca d’Italia a seguito di due ispezioni ha multato Banca Etruria per 2,54 milioni di euro e tra coloro a cui era rivolta la sanzione figura anche Pier Luigi Boschi a cui gli ispettori di via Nazionale infliggono una multa di 144mila euro per “violazioni di disposizioni sulla governance, carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione nel controllo del credito e omesse e inesatte segnalazioni alla vigilanza”.
Sembrerebbe che il padre della Boschi abbia detto in questi giorni di logoramento poltico di essersi impegnato a fare tutto il possibile per cercare di salvare la banca dal dissesto, ma nel periodo 2013/14 quando la banca è già attenzionata da Bankitalia il consiglio di amministrazione spende in consulenze oltre 15 milioni di euro, mentre negli ultimi cinque anni consiglieri e sindaci ricevono emolumenti per oltre 14 milioni di euro mentre la banca arriva a cumulare perdite per oltre 300 milioni a cui vanno a sommarsi altri 500 milioni prima del de profundis.
Se come sostiene qualcuno l’affossamento della banca è dovuto in buona parte ai “crediti malati” non si capisce per quale motivo su oltre 1600 dipendenti della banca solo 19 siano stati utilizzati come addetti al recupero dei crediti!
Ma c’è di più, sembrerebbe come rivela il Sole24Ore che 13 ex amministratori e 5 sindaci della banca di fatto prestavano i soldi a loro stessi (198 posizioni di fido per un importo totale di 185 milioni) e di questi soldi ben 90 milioni sono finiti tra i prestiti in incaglio o in sofferenza e coincidenza delle coincidenze chi lavorava nell’ufficio incagli di Banca Etruria se non Emanuele Boschi, il fratello della ministra.

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Renzi da par suo si è buttato a pesce sulla vicenda tentando dapprima di scaricare ogni responsabilità sulla Commissione Europea dicendo che le regole delle banche adesso le decide l’Europa, ma il commissario Ue ai servizi finanziari Jonathan Hill non ci ha messo molto a chiarire che: “esistono alcune banche che vendevano alla gente prodotti inadatti e questo ha avuto conseguenze personali per alcune persone in Italia, ma è il governo italiano a essere alla guida del processo di salvataggio delle 4 banche italiane e sono quindi del Governo italiano le responsabilità inerenti al provvedimento emanato”.
E così il buon Renzi corregge il tiro e afferma che : “Il Governo italiano quando ha visto che quattro banche rischiavano di chiudere e rischiavano di perdere migliaia di posti di lavoro e i soldi dei contribuenti è intervenuto e sono molto lieto delle misure che ha preso perché ha salvato i soldi dei conti correnti e i posti di lavoro” (anche i posti di lavoro di chi ha truffato i propri clienti) e aggiunge di essere favorevole all’apertura di una commissione di inchiesta parlamentare su ciò che è avvenuto nel sistema bancario italiano ed europeo negli ultimi 15 anni.
Peccato che in questi giorni la Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, presieduta dall’On.le Fioroni e nata dall’esigenza di fare luce sugli aspetti non ancora chiariti della tragica vicenda ha depositato il testo della relazione sui primi 12 mesi di attività impiegati per far luce su un fatto accaduto 37 anni fa!
Questo giusto per capire cosa significhi nel nostro paese aprire una commissione di inchiesta parlamentare!
Ma intanto la polemica politica aumenta giorno per giorno dopo il suicidio di un pensionato che ha perso 110mila euro in obbligazioni subordinate presso la Banca Etruria e il Premier in questo frangente riesce a dare il meglio di sé affermando che: “Non sono abituato a strumentalizzare la vita e la morte di alcune persone. Il governo esprime il proprio dolore e fa le condoglianze alla famiglia dell’uomo che si è tolto la vita dopo aver perso i suoi soldi ma è al lavoro per trovare soluzioni”.
Ma Renzi si sa, predica bene ma razzola male e infatti mentre stava tenendo il suo discorso alla chiusura della Festa dell’Unità di Milano (domenica 6 Settembre 2015) sul palco alle sue spalle capeggiava a mo’ di poster l’immagine terrificante del povero bimbo siriano Aylan.
La ministra Boschi da par suo ha dichiarato di “non accettare lezioni di moralità da nessuno” perchè il Governo “non fa favoritismi o leggi personali”   e “sul piano politico non c’è nessun disagio perché il nostro governo è intervenuto per evitare che quattro banche chiudessero. Queste quattro banche avranno un futuro ridimensionato, ma avranno un futuro. Abbiamo fatto quello che ritenevamo giusto e potevamo fare”.
Peccato che nel decreto salva banche licenziato dal Governo Renzi si consentano azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori solo con l’autorizzazione del commissario della società e come ricorda “La Stampa” di sabato 12 dicembre 2015, l’articolo 35 del decreto che ha recepito la direttiva del bail-in recita: «L’esercizio dell’azione sociale di responsabilità e di quella dei creditori sociali contro i membri degli organi amministrativi e di controllo e il direttore generale (…), spetta ai commissari speciali sentito il comitato di sorveglianza, previa autorizzazione della Banca d’Italia», il che tradotto in termini pratici vuol dire che i truffati che volessero avviare eventuali azioni di risarcimento per le responsabilità degli amministratori non potranno farlo senza ottenere in via preventiva il benestare dei commissari, del comitato di sorveglianza e di palazzo Koch (della serie, campa cavallo che l’erba cresce).
Sempre la ministra Boschi, in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa che la vede tra le protagoniste del libro stesso, ha dichiarato: “Mio padre è una persona perbene e se sento del disagio è verso di lui e la mia famiglia, se mio padre è finito nelle cronache, è perché è mio padre e mi spiace. Ma lo conosco, conosco la mia famiglia e affronteremo questo momento”.
Forse sarebbe opportuno che la ministra Boschi indipendentemente da come andranno a finire le mozioni di sfiducia presentate in Parlamento dalle opposizioni nei suoi confronti e del Governo Renzi sentisse la responsabilità come esponente di quella nuova classe politica che avanza di rispondere insieme al suo babbo a poche e semplici domande per togliere d’impaccio lei e tutta la sua famiglia e per dimostrare agli Italiani che lo slogan di cui si fa forza il suo partito “Pd – l’Italia giusta!“ non diventi l’ennesima barzelletta a cui ci ha abituato chi fa politica in Italia!
Queste le domande:
– Il Sole24Ore riporta che negli ultimi 5 anni i 13 ex amministratori e i 5 sindaci di Banca Etruria si sono assegnati compensi per oltre 14 milioni di euro: quanti di questi 14 milioni sono stati pagati a Pierluigi Boschi?
– Sempre secondo il Sole24Ore gli amministratori di Banca Etruria si sono concessi fidi per 185 milioni, quanti di questi soldi sono andati a società riconducibili alla famiglia del ministro Boschi?
– I crediti in incaglio o sofferenza in capo ad amministratori e sindaci di Banca Etruria valgono 90 milioni di euro (fonte: Sole24Ore): quanti di questi 90 milioni sono dovuti da Pierluigi Boschi?
– I crediti in sofferenza o incaglio di Banca Etruria ammontano a 3 miliardi: quanti di questi 3 miliardi di crediti in sofferenza o incagliati sono stati concessi a società amministrate da Pierluigi Boschi o da altri famigliari di esponenti del governo, compreso il Premier Renzi?
– Nel biennio 2013/14, sono stati spesi in consulenze da Banca Etruria ben 15 milioni di euro attraverso “incarichi che vengono forniti sulla stessa materia a diversi professionisti”: quanti di questi 15 milioni sono stati assegnati a familiari o amici del ministro Boschi?

Se può essere d’aiuto per invogliarla a rispondere non sarebbe male che la ministra Boschi si rivedesse il filmato delle dichiarazioni da lei rilasciate nella trasmissione Ballarò nel novembre 2013 in occasione della vicenda che portò alle dimissioni della ministra Cancellieri ( per una telefonata fatta o ricevuta).
Ho letto infine che la città di Arezzo si sarebbe stretta intorno alla sua ministra e alla famiglia Boschi ben voluta da tutti e non mi capacito come alle recenti elezioni comunali del 15 giugno 2015 il candidato Sindaco Matteo Bracciali sostenuto dal Pd e dalla ministra sia stato battuto al ballottaggio da Alessandro Ghinelli sostenuto dal Centro-destra.
Fatto questo che ha riconsegnato alla destra la città di Arezzo dopo 10 anni di governo della sinistra e chissà se nel segreto delle urne nel momento di vergare la scheda a qualcuno il pensiero non sia andato agli amici degli amici di Banca Etruria!
Che sia un’altra l’Italia giusta!

Questo l’intervento della ministra Boschi a Ballarò nel novembre 2013

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Renzi a casa? Domenica può essere #lavoltabuona

bacio1Le elezioni regionali che si svolgeranno domenica indipendentemente da quello che sarà l’esito del voto, che peraltro potrebbe riservare non poche sorprese, un messaggio forte ai cittadini ( soprattutto a quelli che guardano o guardavano a sinistra ) l’hanno già mandato non appena la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi terminata la conferenza dedicata agli “impresentabili” è stata oggetto di un attacco indiscriminato da parte di tutti gli esponenti del PD che compongono il cerchio magico che circonda il Premier Renzi.
Attaccare Rosy Bindi per difendere De Luca è un messaggio forte che non può testimoniare il segno della trasformazione del PD in un’altra cosa!
La pasionaria di Sinalunga del PD è stata bersagliata da tutti i parlamentari più vicini a Renzi, tra cui il presidente del partito Orfini, i vice segretari Guerini e Serrachiani, mentre il capogruppo del Senato Zanda è arrivato addirittura a definire l’operato della Bindi una “barbarie politica” prendendo a prestito da Berlusconi un termine a lui molto caro.
Ma l’elenco degli impresentabili non è null’altro che una goccia di aceto su una frittata che il Premier Renzi e il suo cerchio magico avevano già provveduto a cuocere a fuoco lento nel momento in cui erano scesi in massa in Campania per sostenere il candidato De Luca a cui Renzi, il sottosegretario Lotti e la ministra Boschi hanno riservato frasi del tipo: “Vincenzo De Luca è un amministratore straordinario”, “La candidatura di De Luca è autorevole, qualificata e assolutamente vincente”, “De Luca è una guida forte”.
La ministra Boschi a dire il vero si è spinta ben oltre le sue competenze e nella sua veste di ministro della Repubblica ha detto: “La sentenza della Cassazione nella sostanza non cambia nulla”, secondo la legge Severino “De Luca è candidabile ed eleggibile” sostituendosi di fatto alla magistratura.
Nel pomeriggio il Premier Renzi che a quanto sembra ha accusato il colpo ha risposto per le rime alla Bindi da Ancona dove stava chiudendo la campagna elettorale nelle Marche e durante il comizio elettorale ha detto che : “La Bindi con De Luca se la vedrà in Tribunale”.

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Ora mi chiedo quale rispetto abbia un Premier non eletto dai cittadini per chi comunque ricopre una carica istituzionale e svolge il suo ruolo nei dettami previsti dalla Costituzione; per quale motivo la Bindi dovrebbe vedersela in Tribunale con De Luca? Non stava forse svolgendo il compito che il Parlamento aveva assegnato alla Commissione antimafia, oppure il problema è dovuto al fatto che in quella lista sia comparso il nome di De Luca per cui il Premier si è speso molto in questa campagna elettorale?
Per la cronaca nel pomeriggio il presidente emerito della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri, interpellato dall’Agi sulle accuse di “violazione della costituzione” da parte dei renziani, ha spiegato che la Commissione e la Bindi hanno agito correttamente: “Si violerebbe la legge o la Costituzione se le indicazioni date fossero false, ma trattandosi di fatti veri e di carattere pubblico come sono gli atti giudiziari, non si fa che mettere i cittadini nelle condizioni di scegliere”.
Una cosa è certa, l’aria che tira in casa PD non è delle migliori e a un giorno dal voto cominciano a non quadrare più i conti a chi pensava di vincere alla grande questa tornata elettorale.
Di sicuro sul risultato finale avrà un ruolo molto importante l’astensionismo che potrebbe falsare non poco l’esito delle elezioni e parlare di eventuali dimissioni di Renzi in caso di un risultato deludente non è più in queste ore un fatto impensabile.
La vicenda degli impresentabili ha di fatto messo un timbro di valenza nazionale su queste elezioni a cui Renzi e il suo cerchio magico hanno sempre tentato di dare una valenza puramente amministrativa e quindi non politica.
E’ chiaro che nel momento in cui una tornata elettorale assume una valenza nazionale e quindi politica, cambia l’ottica con cui il cittadino deve ponderare l’importanza del suo voto.
Ecco quindi che i problemi regionali lasciano il posto a temi di politica nazionale e il voto di domenica potrebbe per molti cittadini significare un apprezzamento o meno su quanto il governo Renzi ha fatto o non ha fatto ( job acts, riforma della scuola, legge elettorale, ecc.).
Qualcuno pensa che si potrebbe profilare uno scenario simile a quello che toccò a Massimo D’Alema che da Presidente del Consiglio nel ‘2000 dopo la batosta rimediata dal centro sinistra nelle elezioni regionali del 16 aprile si vide costretto a recarsi al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni.
A dire il vero D’Alema quando si presentò in Senato, senza fare capriole dialettiche, senza nascondersi dietro la giustificazione del voto amministrativo e non politico, ammise la sconfitta riconoscendo l’insufficienza dell’azione del suo governo.
Il governo Renzi da quanto mi è dato leggere attraverso le migliaia di commenti (alcuni accompagnati da slogan piuttosto coloriti) postati dai cittadini sulla pagina facebook e sull’account twitter del Premier non mi sembra a naso che goda dello stesso gradimento manifestato in occasione delle elezioni europee per cui non resta che aspettare lo spoglio di domenica sera per capire se Renzi potrà continuare la sua corsa o dovrà preparare la valigia.