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2015 – un anno da dimenticare!

Invito all'assaggio 6 bottiglie di Prosecco di Valdobbiadene Superiore DOCG con spedizione gratuita!

Una cara amica nello scambio di auguri per l’anno che verrà, mi ha scritto:

“è stato un anno difficile ma il prossimo finisce con il 16 che, mi dicono, è un numero fortunato. Crediamoci! Non costa niente …”

Auguri di ogni bene!
Buon 2016

pensierinodellasera

Bocciata #labuonapolitica di Renzi e del suo governo

bocciatoI risultati delle regionali di ieri nelle sette regioni chiamate al voto saranno ricordate per la Caporetto rimediata dal PD in Veneto e in Liguria, due regioni in cui il Premier Renzi e le sue ministre si sono spesi all’inverosimile in campagna elettorale per sostenere le due candidate Moretti e Paita.
Oggi a disfatta avvenuta, nel PD le voci parlanti del cerchio magico vicino a Renzi ( i vari Orfini, Guerini, Rosato e Serrachiani ) minimizzano dicendo che in fondo si tratta pur sempre di elezioni a valenza regionale e non politica, dimenticando che giusto in Veneto il Premier Renzi aveva promosso la candidatura della Moretti con un video in cui la scarrozzava in una macchina con lui alla guida e il messaggio lanciato era piuttosto chiaro: lei governerà il Veneto ma alla guida ci sono io!
A Renzi si sa non piace perdere e così non ha trovato di meglio che volare questa mattina di buon’ora in Afghanistan per evitare di dover commentare un risultato elettorale che vede lui e il suo governo ampiamente bocciato!
Il primo dato contro Renzi è che l’astensione dalle urne anziché diminuire è aumentata passando dal 64,13% delle regionali 2010 e dal 58,69% delle europee del 2014 al 53,90% di ieri, risultato che indica che ha votare non è andata la metà degli italiani chiamati alle urne.
Ma non era lui ad aver lanciato l’hastag #labuonapolitica che aveva lo scopo di riavvicinare al voto gli italiani, non era lui quello che si era detto convinto di andare a pescare con il Partito della nazione nell’elettorato del centro destra e del movimento 5 stelle? Beh da quello che si è visto al suo PD la missione non è riuscita per nulla ma anzi il PD rispetto alle elezioni europee dello scorso anno, quelle per intenderci con cui Renzi si era fatto Re forte del 40% raccolto, perde voti ovunque, non solo nelle regioni perse ma anche e soprattutto in quelle vinte.
Ieri sera Orfini, presidente del PD, imprudentemente si è lasciato andare a un euforico “abbiamo vinto”, ma forse si riferiva alla partita che stava giocando alla playstation con il Premier Renzi, perché a ben vedere i risultati ottenuti dalla lista PD in tutte e sette le regioni fanno registrare un calo di voti che ridimensiona totalmente il risultato delle europee e fa pensare che il PD sia tornato ai livelli di quando il partito era gestito da chi Renzi ha voluto rottamare.

A proposito di rottamazione c’è un aspetto molto interessante sul voto in Campania che fa capire come il Renzismo di fatto non abbia nulla di diverso rispetto al modo di fare politica della classe dirigente che l’ha preceduto; Renzi da una parte parla di rottamazione e dall’altra riesuma nientemeno un personaggio come Ciriaco De Mita che seppur con un modesto 2,34% del suo UDC consegna di fatto la vittoria a De Luca (disattendendo al fotofinish un accordo già siglato con Caldoro)  e quindi al PD di Renzi! ( De Luca 41,14 – 2,34= 38,80 * Caldoro 38,38 + 2,34= 40,72 ).
Vediamo nel dettaglio i risultati ottenuti dalla lista PD nelle sette regioni chiamate al voto:
LIGURIA
Il centrodestra ha vinto ottenendo con Toti il 37.71% mentre la candidata del PD Paita ha ottenuto il 27.83%.
La lista PD ha ottenuto il 25.63% (138.590 voti) contro il 28.35% (211.500 voti) delle regionali del 2010 e il 41.67% (323.728 voti).
In pratica il PD perde 73.000 voti rispetto al 2010 e 185.138 rispetto al 2014.
VENETO
Il centrodestra ha vinto ottenendo con Zaia il 50.08% mentre la candidata del PD Moretti ha ottenuto il 22.74% – un risultato con cui per dirla alla Renzi il presidente uscente Zaia ha completamente asfaltato la Moretti che a leggere i suoi tweet pre-voto pensava di vincere alla grande.
La lista PD ha ottenuto il 16.67% (307.942 voti) contro il 20.34% (456.309 voti) delle regionali del 2010 e il 37.52% (899.723 voti).
La lista PD perde 148.367 voti rispetto al 2010 e 591.781 rispetto al 2014.
TOSCANA
Il candidato del PD Rossi vince ottenendo il 48.03% seguito a sorpresa al secondo posto dal candidato della Lega Borghi che ottiene il 20.02%.
La lista PD ha ottenuto il 46.35% (614.406 voti) contro il 42.20% (641.000 voti) delle regionali del 2010 e il 56.35% (1.069.000voti).
Anche in questa regione proverbialmente rossa la lista PD fa registrare una perdita di 26.594 voti rispetto al 2010 e qualcosa come 454.594 voti rispetto al 2014.
MARCHE
Il candidato del PD Ceriscioli vince con il 41.07% precedendo il candidato del M5S Maggi che ottiene il 21.78%.
La lista PD ha ottenuto il 35.13% (186.357 voti) contro il 31.12% (224.897 voti) delle regionali del 2010 e il 45.45% (361.463 voti).
E anche in questa regione a trazione rossa la lista PD perde 38.540 voti rispetto al 2010 e 175.106 rispetto al 2014.
UMBRIA
La candidata del PD Marini vince con il 42.78% sul candidato del centrodestra Ricci che ottiene il 39.27%.
La lista PD ha ottenuto il 35.76% (125.777 voti) contro il 36.17% (149.219 voti) delle regionali del 2010 e il 49.15% (228.329 voti).
E così nella rossa Umbria la lista PD perde 23.442 voti rispetto al 2010 e 102.552 rispetto al 2014.
CAMPANIA
Il candidato del PD De Luca vince con il 41.14% sul candidato del centrodestra Caldoro che ottiene il 38.38%.
La lista PD ha ottenuto il 19.49% (443.092 voti) contro il 21.43% (590.000 voti) delle regionali del 2010 e il 36.12% (832.183 voti).
Anche qui la lista PD perde 146.908 voti rispetto al 2010 e 389.091 rispetto al 2014.
PUGLIA
Il candidato del PD Emiliano vince con il 47.10%, mentre per il secondo posto c’è una lotta all’ultimo voto tra la candidata del M5S Laricchia (18.40%) e   Schitulli (18.31%) della lista Fitto.
La lista PD ha ottenuto il 18.83% (316.204 voti) contro il 20.75% (410.395 voti) delle regionali del 2010 e il 33.58% (550.086 voti).
Anche qui la lista PD perde 94.191 voti rispetto al 2010 e 233.882 rispetto al 2014.

Olio di Argan

Da sempre l’analisi politica del risultato di una consultazione elettorale si fa in due modi: il primo attraverso l’ormai deprimente “teatrino della politica” con cui i politici si arrampicano sugli specchi per non ammettere la sconfitta (teatrino nel quale da ieri sera entrano di diritto i vari Orfini, Guerini, Rosato e Serracchiani); il secondo attraverso la conta dei voti che ciascun partito ha ottenuto in termini generali; per cui sulla base dei dati presenti online sul sito del Ministero dall’Interno alle ore 17.30 di oggi si può affermare che il PD ha perso 551.411 voti rispetto alle regionali del 2010 e 2.574.125 voti rispetto alle europee del 2014.
A conti fatti, credo che quando un partito nel giro di un anno perde qualcosa come oltre 2,5 milioni di voti non si possa in nessun caso parlare di una vittoria, ma semmai di una sonora sconfitta.
Questo risultato certifica la fine anticipata della luna di miele tra Renzi e buona parte degli italiani, nel breve spazio di un anno i cittadini hanno avuto tra le mani non il gessetto con cui Renzi ci ha impartito la sua lezioncina alla lavagna ma l’atavica matita copiativa con la quale hanno vergato nei suoi confronti una netta bocciatura.
Il miracolo del PD di Renzi e del Renzismo non esiste più, siamo ritornati al PD di Bersani e di quelle percentuali comprese tra il 20-30%.
Non poteva finire diversamente, Renzi ha sfidato il mondo della scuola e del lavoro, i pensionati, spesso arrivando quasi a ridicolizzare queste categorie per cui credo che ieri gli sia arrivata una sonora lezione e che sia in difficoltà nel metabolizzarla lo dice il fatto che oggi di lui ( sempre attento a dire la sua su tutto ) in Italia non c’è traccia!
Un suggerimento? Provi se ne ha il coraggio a farsi votare dagli italiani, si dimetta e lasci che siano i cittadini a decidere se possa essere un Re o un paggetto!

Renzi a casa? Domenica può essere #lavoltabuona

bacio1Le elezioni regionali che si svolgeranno domenica indipendentemente da quello che sarà l’esito del voto, che peraltro potrebbe riservare non poche sorprese, un messaggio forte ai cittadini ( soprattutto a quelli che guardano o guardavano a sinistra ) l’hanno già mandato non appena la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi terminata la conferenza dedicata agli “impresentabili” è stata oggetto di un attacco indiscriminato da parte di tutti gli esponenti del PD che compongono il cerchio magico che circonda il Premier Renzi.
Attaccare Rosy Bindi per difendere De Luca è un messaggio forte che non può testimoniare il segno della trasformazione del PD in un’altra cosa!
La pasionaria di Sinalunga del PD è stata bersagliata da tutti i parlamentari più vicini a Renzi, tra cui il presidente del partito Orfini, i vice segretari Guerini e Serrachiani, mentre il capogruppo del Senato Zanda è arrivato addirittura a definire l’operato della Bindi una “barbarie politica” prendendo a prestito da Berlusconi un termine a lui molto caro.
Ma l’elenco degli impresentabili non è null’altro che una goccia di aceto su una frittata che il Premier Renzi e il suo cerchio magico avevano già provveduto a cuocere a fuoco lento nel momento in cui erano scesi in massa in Campania per sostenere il candidato De Luca a cui Renzi, il sottosegretario Lotti e la ministra Boschi hanno riservato frasi del tipo: “Vincenzo De Luca è un amministratore straordinario”, “La candidatura di De Luca è autorevole, qualificata e assolutamente vincente”, “De Luca è una guida forte”.
La ministra Boschi a dire il vero si è spinta ben oltre le sue competenze e nella sua veste di ministro della Repubblica ha detto: “La sentenza della Cassazione nella sostanza non cambia nulla”, secondo la legge Severino “De Luca è candidabile ed eleggibile” sostituendosi di fatto alla magistratura.
Nel pomeriggio il Premier Renzi che a quanto sembra ha accusato il colpo ha risposto per le rime alla Bindi da Ancona dove stava chiudendo la campagna elettorale nelle Marche e durante il comizio elettorale ha detto che : “La Bindi con De Luca se la vedrà in Tribunale”.

White Musk

Ora mi chiedo quale rispetto abbia un Premier non eletto dai cittadini per chi comunque ricopre una carica istituzionale e svolge il suo ruolo nei dettami previsti dalla Costituzione; per quale motivo la Bindi dovrebbe vedersela in Tribunale con De Luca? Non stava forse svolgendo il compito che il Parlamento aveva assegnato alla Commissione antimafia, oppure il problema è dovuto al fatto che in quella lista sia comparso il nome di De Luca per cui il Premier si è speso molto in questa campagna elettorale?
Per la cronaca nel pomeriggio il presidente emerito della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri, interpellato dall’Agi sulle accuse di “violazione della costituzione” da parte dei renziani, ha spiegato che la Commissione e la Bindi hanno agito correttamente: “Si violerebbe la legge o la Costituzione se le indicazioni date fossero false, ma trattandosi di fatti veri e di carattere pubblico come sono gli atti giudiziari, non si fa che mettere i cittadini nelle condizioni di scegliere”.
Una cosa è certa, l’aria che tira in casa PD non è delle migliori e a un giorno dal voto cominciano a non quadrare più i conti a chi pensava di vincere alla grande questa tornata elettorale.
Di sicuro sul risultato finale avrà un ruolo molto importante l’astensionismo che potrebbe falsare non poco l’esito delle elezioni e parlare di eventuali dimissioni di Renzi in caso di un risultato deludente non è più in queste ore un fatto impensabile.
La vicenda degli impresentabili ha di fatto messo un timbro di valenza nazionale su queste elezioni a cui Renzi e il suo cerchio magico hanno sempre tentato di dare una valenza puramente amministrativa e quindi non politica.
E’ chiaro che nel momento in cui una tornata elettorale assume una valenza nazionale e quindi politica, cambia l’ottica con cui il cittadino deve ponderare l’importanza del suo voto.
Ecco quindi che i problemi regionali lasciano il posto a temi di politica nazionale e il voto di domenica potrebbe per molti cittadini significare un apprezzamento o meno su quanto il governo Renzi ha fatto o non ha fatto ( job acts, riforma della scuola, legge elettorale, ecc.).
Qualcuno pensa che si potrebbe profilare uno scenario simile a quello che toccò a Massimo D’Alema che da Presidente del Consiglio nel ‘2000 dopo la batosta rimediata dal centro sinistra nelle elezioni regionali del 16 aprile si vide costretto a recarsi al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni.
A dire il vero D’Alema quando si presentò in Senato, senza fare capriole dialettiche, senza nascondersi dietro la giustificazione del voto amministrativo e non politico, ammise la sconfitta riconoscendo l’insufficienza dell’azione del suo governo.
Il governo Renzi da quanto mi è dato leggere attraverso le migliaia di commenti (alcuni accompagnati da slogan piuttosto coloriti) postati dai cittadini sulla pagina facebook e sull’account twitter del Premier non mi sembra a naso che goda dello stesso gradimento manifestato in occasione delle elezioni europee per cui non resta che aspettare lo spoglio di domenica sera per capire se Renzi potrà continuare la sua corsa o dovrà preparare la valigia.