Venere.com, lo specialista europeo in termini di prenotazioni alberghiere ed extra-alberghiere online ha recentemente svelato i trend di prenotazione dei nostri connazionali, e non solo, per i mesi di settembre e ottobre.
L’estate è ormai un ricordo, ma per molti le vacanze devono ancora iniziare! Anche quest’anno, infatti, molti italiani hanno preferito posticipare le ferie ai mesi di settembre e ottobre, approfittando di prezzi più favorevoli e del minor affollamento.
Venere.com ha analizzato i dati di prenotazione dei turisti italiani e stranieri in relazione a questa tendenza del “Late Summer”.
In generale, i dati dimostrano una tendenza dei clienti, nazionali ed internazionali, a ritardare le tempistiche di prenotazione affidandosi sempre di più al last minute. Gli italiani che hanno effettuato prenotazioni attraverso Venere.com per il periodo “Late summer” hanno scelto, più che per gli anni passati, mete italiane per i propri soggiorni.
A settembre il 40% degli italiani ha scelto mete italiane, rispetto al 33% dell’anno precedente; mentre per il mese di ottobre, il 33%, rispetto al 27% del 2014.
Tra le mete più gettonate per il mese di settembre troviamo le località balneari: le due isole maggiori, Sicilia e Sardegna, si posizionano infatti tra le prime scelte degli italiani, seguite subito dalla Puglia.
Per il mese di ottobre, invece, sono la campagna e le città d’arte a posizionarsi nella top ten delle scelte degli italiani, e la Toscana, con i suoi agriturismi, le sue dolci colline e la sua straordinaria cucina, rimane una delle prime scelte delle mete vacanziere.
Tra le città si aggiudica il primo posto Firenze, complice il suo grande capitale artistico e culturale, seguita da Milano (+200% rispetto al 2014), che con EXPO attrae un numero sempre maggiore di visitatori.
Le località balneari, rappresentano, anche all’estero, le mete selezionate dagli italiani per il mese di settembre, Spagna e Portogallo si posizionano in testa alla classifica con le loro infinite distese di sabbia bianca e mare cristallino, seguite subito dalle incantevoli isole del mare Egeo e dalla Turchia.
Per ottobre, invece, sono le città ad essere le mete più scelte: Spagna e Portogallo con Barcellona, Madrid e Lisbona registrano le preferenze di prenotazione, complici sicuramente le temperature più miti, a seguire le città di Germania, Austria, Svizzera e USA.
Le affascinanti città d’arte italiane, invece, rimangono sempre le mete prescelte dagli stranieri sia per il mese di settembre che per ottobre; i dati infatti confermano che la Città Eterna è la meta privilegiata per un soggiorno in Italia, seguita da Venezia, Firenze e Milano.
420 corni alpini suonano Rossini in Piazza Duomo a Milano
Sabato 26 settembre alle ore 16 ben 420 suonatori svizzeri di corni delle alpi, accompagnati da sbandieratori, tamburini e portatori di alabarde, si esibiranno sulla piazza del Duomo a Milano.
Si tratterà di un concerto da record, con l’obiettivo di aggiudicarsi il nuovo Guinness, poiché è la prima volta che un numero così elevato di suonatori di corni delle alpi svizzeri si esibirà al di fuori dei confini nazionali.
In mattinata, prima del concerto pomeridiano vi sarà una prima esibizione alle ore 12 al Padiglione svizzero a Expo Milano 2015, alla quale parteciperanno 200 suonatori di corni alpini.
La Svizzera, primo paese ad aderire a Expo Milano 2015 già nel 2011, corona il suo programma di attività in Italia con il concerto da record sulla piazza del Duomo preceduto da un’esibizione al Padiglione svizzero, dove sono state accolte sinora 1,3 milioni di persone con una media giornaliera di 10.000 visitatori.
All’insegna del motto “Corni delle alpi invece di alabarde!” Expo Milano 2015 servirà alla Svizzera per porre l’attenzione dell’Italia e del mondo su tre importanti tappe nella storia della Svizzera: 500 anni di neutralità (Marignano 1515), 200 anni di pace e indipendenza (Congresso di Vienna 1815) e l’apertura nel 2016 del San Gottardo, il tunnel ferroviario più lungo del mondo ha affermato Hans Peter Danuser, responsabile comunicazione del comitato che fa capo all’Ensemble Corni delle alpi Engadina St. Moritz e alla Federazione svizzera dei cori delle alpi.
La Federazione svizzera dei cori delle alpi fondata nel 1910 (conta 20 mila membri, compresi 2500 suonatori del corno delle alpi e 600 sbandieratori) è il principale partner del comitato organizzatore.
Il concerto sulla piazza del Duomo inizierà con la leggendaria sequenza a quattro voci dell’ouverture dell’opera «Guglielmo Tell» di Gioacchino Rossini, uno dei più grandi compositori italiani, a cui si deve anche la creazione del caratteristico segnale acustico degli autopostali svizzeri.
I 420 suonatori del corno delle alpi interpreteranno inoltre tre nuovi brani: la canzone «Expo Milano» al concerto, che si terrà alle 12 al Padiglione svizzero, e i brani «San Gottardo» e «Marignano» sulla piazza del Duomo alle 16.
I musicisti si esibiranno in costume tipico e si sposteranno il giorno stesso in treno e in autopostale dalla Svizzera per rientrare la sera stessa a casa con i mezzi pubblici, per molti di lavoro sarà la prima volta che si recheranno all’estero.
Credits: Andy Mettler
OBIETTIVO RAGGIUNTO
L’originale esibizione entrerà nel registro dei Guinness dei primati, appena completate le procedure di certificazione.
Gavi – “Nel Cortile” de La Palazzina … Il Monferrato: un territorio da gustare
Domenica 30 agosto, a partire dalle ore 18 “Nel Cortile” della tenuta La Palazzina, in via Rovereto 19 a Gavi, tre chef stellati saranno i protagonisti dell’incontro: “Il Monferrato, un territorio da gustare”. Un dialogo fatto di sensazioni, sapori ed emozioni interpretato da chi, quotidianamente, trasforma le eccellenze del nostro territorio non solo in semplici piatti, ma in vere e proprie storie da raccontare.
“Avere sullo stesso palco Ugo Alciati, Massimo Mentasti ed Andrea Ribaldone è senza dubbio un evento eccezionale. Un momento importante di riflessione sulle radici della cultura enogastronomica monferrina, sulle nostre tradizioni e su come continuare ad investire nel territorio passando
attraverso le sue eccellenze” racconta Laura Gobbi direttore artistico dell’evento. ”Sono felice che tre personaggi di questo calibro abbiano accettato con slancio di condividere il nostro progetto. Non solo tre chef, ma veri e propri “maestri d’arte”. Conoscitori e cultori del nostro territorio che lo vivono, lo rispettano e lo trasformano attraverso il loro “mestiere”, facendo assaporare la nostra terra, i nostri prodotti, i nostri vini ma soprattutto la nostra cultura, in tutto il mondo.”
Dopo l’incontro, moderato dal giornalista enogastronomico Danilo Poggio, la serata proseguirà con una degustazione dei vini Gavi DOCG, Barbera DOCG, Barbaresco DOCG dell’azienda Massimo Diotti abbinati ai tipici piatti della tradizione contadina come il risotto al Gavi, una selezione di formaggi, il pollo grigliato al momento accompagnato da verdure di stagione ed il gelato artigianale, il tutto in un’atmosfera elegante, accogliente e raffinata.
“Una serata semplice, come una volta, quando si faceva tardi ed il cortile diventava il salotto di tutti (racconta Massimo Diotti padrone di casa e produttore dell’azienda vitivinicola che porta il suo nome); con questo progetto culturale, “Nel Cortile”, l’aia de La Palazzina vuole essere un punto di incontro dove potersi confrontare su tematiche differenti, dove divertirsi e stare bene in un ambiente rilassato ed accogliente. Vogliamo ridare linfa alle nostre tradizioni, quelle vere, profonde, quelle di quei piemontesi che hanno reso la nostra terra, una terra di grandi storie e passioni.”
Il cortile riacquista la sua funzione sociale di comunità, una rivisitazione in chiave moderna, un social alternativo dove la musica del gruppo “L’arte della fuga” si alternerà con i ritmi coinvolgenti delle hit del dj Davide Gaudino che accompagneranno gli ospiti in un viaggio esperienziale attraverso le emozioni delle arti.
“Rève d’antan”
Un salotto discreto, riservato, dall’atmosfera d’antan, sarà dedicato a due nobili degustazioni: quella del Sigaro Toscano, condotta dallo specialista Sergio Tosi e poi, proprio come accadeva nei più prestigiosi salotti piemontesi, dove magia ed alchimia di inizio ‘800 si intrecciavano a discorsi di politica e cultura, verrà servito il Vermut Riserva Speciale Carlo Alberto, un liquore simbolo dalla nostra storia, vero e proprio rito sabaudo oggi conosciuto in tutto il mondo.
“Nel cortile del cortile”
All’interno del cortile de La Palazzina c’è un piccolo angolo nascosto dove, oltrepassando l’antico cancello in ferro battuto, si ha come l’impressione di entrare in un altro mondo. Un mondo magico.
Nelle antiche stalle saranno allestite le personali dei fotografi Lucia Bianchi, Carlo Ferrara e Roberto Pestarino, trame di paesaggi interiori che scavano l’anima e due giovani designer di preziosi monili presentano le loro creazioni.
Ci sarà anche chi leggerà il futuro attraverso le linee della mano e chi con le antiche lame e in una grotta sotterranea della tenuta, il luogo più suggestivo de La Palazzina, quello più profondo ed antico, un viaggio esperienziale attraverso una meditazione corporea.
A proteggere questo scrigno incantato, all’ingresso del cortile, Druin-en il gufo reale europeo.
“Per ogni lanterna che vola, un desiderio si avvera”
Allo scoccare della mezzanotte, il cielo della notte si illuminerà della luce calda di cento lanterne che verranno fatte librare insieme a tutti i nostri desideri.
Ingresso libero
Degustazione vino e piatti in abbinamento dieci euro
Per info
Laura Gobbi 338 39 37 605
Mail: info@cantinasanmatteo.it
La Palazzina, Frz. Rovereto 19, Gavi
I Vini della degustazione
Gavi DOCG
Barbera DOCG Can Jack
Barbaresco DOCG
Massimo Diotti La Palazzina
L’azienda agricola Massimo Diotti è stata fondata nel 1999 come naturale conseguenza della passione di Massimo per il vino ed il rispetto di un grande territorio. Il suo unico obiettivo è quello di offrire vini di alta qualità ed i premi, i riconoscimenti e le menzioni a livello nazionale ed internazionale sono la giusta ricompensa per un lavoro continuo di ricerca, che ambisce alla perfezione, attraverso l’armonia del terroir, del microclima, del suolo e di un certo modo di vivere ed amare la propria terra.
Ugo Alciati
Scelto come “Chef Ambassador” di Expo2015 ama definirsi semplicemente “cuoco”. Nel 2013 apre nella villa reale della Tenuta Fontanafredda di Serralunga d’Alba, il suo “Guido Ristorante” con a fianco sempre il fratello Piero che gli cura la sala e la cantina. Nato tra i fornelli delle cucine del ristorante di famiglia “Guido” a Costigliole d’Asti dove, già a nove anni seguiva con attenzione i consigli di mamma Lidia che gli trasmetteva l’amore per questo mestiere, l’attenzione per la qualità dei prodotti, ed il rispetto del territorio. Da allora, ha continuato a “giocare”, sperimentare e a creare tra i fornelli con la stessa semplicità, curiosità, e lo stesso trasporto di come quando era piccolo.
Massimo Mentasti
Chef a “La Gallina”, ristorante di Villa Sparina Resort a Monterotondo di Gavi. La sua filosofia culinaria si riassume tutta in una frase: “Cucina di memorie e ghiottonerie personali” e continua: “A darmi l’ispirazione tutti i giorni sono le cose che mi piacciono, trasformo la mia golosità in qualcosa a portata di tutti, mantenendo i sapori, i gusti e i colori. Occorre riscoprire la quotidianità che era propria dei nostri nonni e bisnonni, i ritmi naturali delle stagioni tutti quei valori, irrinunciabili, da lasciare in eredità ai nostri nipoti. A mio avviso tutti gli ingredienti che utilizzo nei miei piatti sono importanti, da quello che si può considerare più “semplice” e “povero” fino a quello più ricercato”.
Andrea Ribaldone
Piemontese da parte di padre, la passione per la cucina gli viene trasmessa dalla madre e dal nonno pastaio. Dal 2014 è alla guida del ristorante I Due Buoi, storico locale di Alessandria completamente rinnovato nell’aspetto e nella proposta gastronomica. All’interno di Expo 2015 lo troviamo come executive chef di Identità Expo. Autore e collaboratore anche in due pubblicazioni di successo, “Un cuoco in famiglia” (Sperling, 2009) e “Le Marinature” quarto volume della collana I Tecnici curata da Allan Bay (Reed Gourmet, 2012). Noto al grande pubblico per le sue partecipazioni al programma TV di Rai 1 “La prova del cuoco”, collabora spesso con “Essere e Benessere”, il programma di Nicoletta Carbone su Radio 24.
Vermut Riserva Carlo Alberto – Per Uomini e Dei, dal 1837
Nel cuore del XIX secolo le innovazioni civili e commerciali stavano rendendo il Piemonte lo stato più avanzato d’Europa, qui la degustazione del Vermut diventa vero rito, e da qui si espande in tutto il Mondo diventando, probabilmente, la prima esperienza di prodotto globalizzato.
In un clima effervescente e ricco di spunti, idee e cambiamenti, nel 1837 nasce il Vermut Riserva Carlo Alberto, ancora oggi proposto nelle sue tre versioni: rosso, bianco e dry.
Il rito del Vermut, a quell’epoca prima dei pasti, era il momento nel quale tutto il fermento innovativo di quei tempi si incontrava con vigore, sobrietà ed equilibrio. Nelle cioccolaterie, nei caffè, nei ristoranti, nei salotti, l’ora del Vermut era il momento in cui si discuteva, con eleganza di modi, sulla politica, sull’economia e dei valori spirituali.
Tante le famiglie che hanno fatto la storia nel mondo del Vermut di Torino e i responsabili del nobile Vermut affermano: “Noi di Riserva Carlo Alberto, ci sentiamo i loro eredi e da sempre cerchiamo di produrre il nostro Vermut, con storia, tradizione e legame con i territorio, rispettando il naturale ciclo produttivo e ben coscienti che il tempo e l’attenzione per la materia prima sono, e sono sempre stati, l’unica cosa indispensabile per la produzione del Vermut Riserva Carlo Alberto, unico al mondo.”
Valpelline – 47° Sagra della Seupa à la Vapelenentse
Da venerdì 24 a mercoledì 29 luglio Valpelline si tuffa nella tradizione valdostana riproponendo per la 47° volta la Sagra Seupa à la Vapelenentse che è diventata con il passare degli anni un vero e proprio rito dell’estate in cui buona parte degli abitanti del paese vengono coinvolti per la preparazione della tradizionale Seupa che diventa qualcosa di più di un semplice piatto contadino a base di pane bianco raffermo e fontina per trasformarsi in un momento in cui attraverso una sorta di appartenenza collettiva una comunità tramanda e mantiene viva la propria tradizione.
La sagra nacque negli ’60 proponendo ai pochi turisti che si spingevano in zona la Seupa à la Vapelenentse come piatto tipico della tradizione Valpellinese e dell’intera regione, poi con il passare degli anni e il crescente interesse suscitato dalle sagre in genere questo appuntamento è diventato una vera e propria attrattiva enogastronomica.
E’ un piatto semplice, che può considerarsi “piatto unico” per la sua corposità e sostanza ma capace di trasmettere piacevoli sensazioni e gli abili cuochi della Pro Loco di Valpelline preparano la Seupa seguendo l’antica ricetta a cui il Comune di Valpelline ha assegnato la Denominazione Comunale di Origine.
Alla base della ricetta vi sono il pane raffermo e la fontina e a scanso di equivoci è bene precisare da subito che la Seupa (secondo la ricetta tradizionale) non si cucina aggiungendo agli strati di pane e fontina anche strati di cavolo verza, ma utilizzandolo esclusivamente nella preparazione del brodo.
La documentazione storica relativa alla ricetta della “Seupa à la Vapelenentse” si perde nella notte dei tempi e agli abitanti di Valpelline è stata tramandata da nonne e bisnonne verbalmente o per mezzo dei loro quaderni di ricette.
Si prepara con il pane bianco perché questo pane, comprato un tempo quasi esclusivamente per i malati e per le persone anziane, dato il suo alto costo non doveva essere sprecato e quindi, anche se raffermo, veniva tutto utilizzato.
La ricetta tradizionale, quella per intenderci riconosciuta con la Denominazione Comunale di Origine, recita:
Ingredienti per quattro persone:
– 400 grammi di pane bianco (tipo brutto e buono)
– 400 grammi di Fontina
– 150 grammi di burro
– un pizzico di cannella in polvere
– 1 litro e ½ circa di brodo di carne preparato con salvia, rosmarino, alloro, ¼ di cavolo verza e verdure varie a piacere (carote, cipolle …)
– Affettare il pane, possibilmente acquistato il giorno precedente, in fettine di circa 1 cm. di spessore;
– Affettare la fontina in fettina di circa 2/3 mm di spessore;
– Imburrare una teglia da forno;
– Stendere uno strato di pane, disponendolo ben vicino in modo da non lasciare spazi vuoti, poi stendere nello stesso modo uno strato di fontina, badando che ricopra completamente lo strato di pane, ripetere l’operazione per tre volte;
– Versare sulla Seupa così preparata il brodo bollente e punzecchiare con una forchetta per verificare che penetri in maniera uniforme, attenzione, a non esagerare;
– Far fondere il burro con il pizzico di cannella, e versarlo sempre uniformemente sulla Seupa;
– Infornare per 40 minuti a 200/220°, prestando attenzione a che la superficie diventi dorata, ma senza bruciarla, eventualmente spennellarla ancora con un pezzetto di burro;
– Togliere dal forno alcuni minuti prima di servire in tavola e lasciare riposare.
Nel caso non abbiate la possibilità di presenziare alla Sagra per gustarvi sul posto la Seupa ma voleste provare a farla a casa vi suggerisco di abbinarla a due eccellenti vini valdostani: il primo è il mitico Vallée d’Aoste Enfer Arvier DOC (un vino rosso, dal sapore intenso e corposo e dal colore rubino), mentre il secondo giusto per osare è il Blanc de Morgex et de La Salle (servito alla temperatura di 8-10° C).
Per maggiori informazioni:
www.comune.valpelline.ao.it
Potrebbe interessarvi anche:
Centro visitatori / Museo della Fontina
Poco lontano da Valpelline in frazione Frissonnière si trova il Centro Visitatori che in realtà è un vero e proprio museo della Fontina che attraverso un’area espositiva suddivisa in tre sezioni: :”La storia”, “L’Ambiente”, “La lavorazione” racconta tutto quello che c’è da sapere su questo formaggio DOP così unico.
Nella sala proiezione ( 50 i posti a sedere) è possibile visionare un filmato molto esauriente che ripercorre tutte le fasi della produzione della Fontina.
La visita al museo ed al centro comprende anche gli spettacolari magazzini di stagionatura delle fontine scavati nella roccia, uno dei quali ricavato all’interno dell’antica miniera di rame.
Sono presenti anche una postazione multimediale e un piccolo spazio dedicato all’artigianato valdostano.
Centro visitatori / Museo della Fontina
Fraz. Frissonnière
11010 VALPELLINE (AO)
Per maggiori informazioni:
www.fontinacoop.com
Riolo Terme – 23° Fiera dello Scalogno di Romagna IGP
Riolo Terme fino a domenica 26 luglio all’ombra dell’imponente Rocca Sforzesca ospiterà la ventitreesima edizione della sagra dedicata a sua Maestà lo scalogno e creata nel lontano 1992 dalla locale Pro Loco con l’intento di esaltare e promuovere un prodotto della terra che nasconde al suo interno una sorta di laboratorio chimico.
La raccolta dello Scalogno avviene a metà giugno e quindi la scelta del mese di luglio per celebrarlo è una tappa obbligata in quanto in questo periodo il prodotto si presenta fresco e profumato.
Coltivato da sempre in Romagna, lo Scalogno è un piccolo bulbo appartenente alla famiglia delle Liliacee ( come l’aglio e la cipolla) e fu portato in Italia da popoli provenienti dall’oriente già tre mila anni fa; pur essendo cugino di aglio e cipolla ha un gusto più dolce e deciso rispetto alla cipolla e decisamente meno inteso di quello dell’aglio; ha un colore bianco violaceo ed è avvolto all’esterno da una pellicola la cui colorazione può variare dal ramato al rossastro.
Ha varie proprietà benefiche grazie alle sue componenti che lo rendono un ottimo disinfettante intestinale, battericida e fluidificante del sangue (solfuro di allile); può essere un buon antinvecchiamento per effetto della componente solfidrica che lo rende un valido antiradicalico, mentre il Selenio (Se) che ha in se gli conferisce un azione antiossidante.
Un’alimentazione che preveda l’utilizzo costante dello Scalogno può portare benefici nelle carenze di calcio, nelle malattie polmonari, nelle infezioni della vescica.
Dal 1997 lo Scalogno di Romagna ha ottenuto il riconoscimento IGP (indicazione geografica protetta) presso la Comunità Europea.
La fiera ospita la mostra mercato degli agricoltori che sono in possesso della certificazione del prodotto e per tutta la durata della manifestazione i ristoratori locali proporranno menu a tema mentre nello stand gastronomico allestito dalla Pro Loco il piccolo bulbo troverà la sua esaltazione grazie alle sapienti capacità culinarie degli addetti ai fornelli che proporranno un menu comprendente: scalogno sott’olio, crostini misti di scalogno, fiori di cipolline e salsa di scalogno, tagliolini allo scalogno, risotto allo scalogno, polenta al ragù di scalogno, tartare allo scalogno, salsiccia allo scalogno, arrosto al forno con scalogno, castrato allo scalogno, frittate di scalogno, patate al forno con scalogno, scalogno al forno.
In contemporanea alla Fiera dello Scalogno di Romagna IGP, Riolo Terme ospiterà per il quarto anno consecutivo anche la “Fiera del libro romagnolo” nella centrale Piazza Mazzanti.
23° Fiera dello Scalogno di Romagna IGP – Riolo Terme
Orari:
feriale: dalle ore 19.00 alle ore 24.00
festivo: dalle ore 12.00 alle ore 24.00
Ingresso gratuito
Per maggiori informazioni:
www.comune.rioloterme.ra.it
www.terredifaenza.it
www.riolotermeturismo.it
Chianale – Locanda La Peiro Groso
Siamo a Chianale, piccola frazione dell’altrettanto piccolo comune di Pontechianale (178 abitanti al 1 gennaio 2013), in alta Val Varaita in provincia di Cuneo.
La Chanal inserito tra i “Borghi più belli d’Italia” fu nel passato un’importante tappa del Chemin Royal, tappa obbligatoria per trasportare il sale oltre il confine francese, passando per i 2748 m del Colle dell’agnello per poi raggiungere la regione del Queyras.
In questo piccolo borgo, separato in due parti dal torrente Varaita, tra un tripudio di ardesie, lose, legno e travi antiche si respira il profumo delle Alpi circondati dall’essenza della cultura occitana e provenzale.
Proprio all’inizio del borgo a pochi metri dal parcheggio situato sulla riva del torrente Varaita si trova una piccola locanda a conduzione famigliare, La Peiro Groso dove si possono degustare in un ambiente tranquillo e accogliente le specialità della cucina di montagna.
Questa locanda occitana costruita attorno a una grande pietra presente e visibile nella sala da pranzo principale e in alcune stanze, (da qui il nome “Peiro groso” espressione del dialetto occitano che significa pietra grande) appartiene alla famiglia Bondioni.
La struttura, in origine, era l’azienda agricola della famiglia stessa (risalente probabilmente al 1723) è stata totalmente ristrutturata nel 2002 e dopo cinque anni di lavori si è giunti all’inaugurazione nell’aprile del 2007.
La locanda si sviluppa su 2 livelli, il pianoterra in cui si trovano le due salette adibite alla ristorazione, la sala relax con il caminetto per rilassarsi nelle giornate di maltempo, una piccola zona bar, la reception e la cucina, mentre al piano superiore si trovano le 4 stanze.
Attualmente è gestita con professionalità e cortesia dalla famiglia Stucchi che propone un nutrito ventaglio di piatti della tradizione occitana utilizzando come materie prime i prodotti tipici a km.0 della Val Varaita o delle valli vicine.
Un proverbio antico recitava: “La fam es’ na bono cuziniro – la fame è una buona cuoca” e questa frase è capace di racchiudere dentro di sé le radici e l’ispirazione di una cucina povera, saporita e creativa come quella occitana.
La cucina di montagna è stata spesso una cucina di sopravvivenza, tanto che gli storici sono soliti ricordare che nel passato il mangiare più diffuso delle valli occitane era la cinghia.
Una cucina molto legata al territorio e alle sue stagioni che consisteva in niente o poco più di niente, quasi come se fosse una dieta dei malnutrì: pane di grano saraceno o segale, castagne, polenta, patate, uova, latte, formaggi, erbe selvatiche; ingredienti che oggi nell’era dei fast food possono sembrare quanto di più sano e gustoso possa esserci.
Attraverso cotture lente e l’impeccabile manualità di chi cucinava vennero fuori dei piatti che ancora oggi sono dei veri ambasciatori della tradizione del ricettario occitano: l’oca arrosto (il piatto della festa), la minestra di riso e castagne, le cipolle ripiene (sebos abaouso), le frittate di ortiche o cipolle, i crosettin (gnocchetti), la polenta di grano saraceno ( meglio conosciuto come formentin), a supa mitunà (zuppa di pane raffermo e cipolle), le raviolas de Blins (gnocchi della Valle Varaita alla moda di Bellino), i macarons e trifolas (maccheroni e patate con funghi), la polenta de trifolas e fromentin (polenta di patate e grano saraceno), l’oula al fourn.
La cucina occitana delle valli piemontesi a differenza di quella che va dai Pirenei alla Provenza non abbonda di salse alle erbe, spezie, carne di maiale e conserve di pesce ma si riconosce soprattutto nell’utilizzo di farine, tome, tomini, cacciagione, trotelle, funghi e formaggi particolari come il bruss ( una crema piuttosto piccante di formaggi rifermentati).
Sta all’abilità e bravura di chi è dietro ai fornelli di saper presentare ai giorni nostri una cucina ricca di tradizioni attraverso una rivisitazione delle ricette più gettonate; è il caso del giovane cuoco Alessandro Stucchi della Locanda La Peiro Groso che seguendo le stagioni è in grado di offrire un ventaglio di proposte molto interessanti, tra cui vi segnalo:
Antipasti
Tagliere di salumi e formaggi della valle, Bresaola di cervo con bouquet, Frittella di grano saraceno con insalatina all’aceto balsamico, Prosciutto cotto di vitello d’alpe Varaitano con carciofi e salsa verde, Vitello tonnato, Caponatina di verdure con cialda croccante di parmigiano, Tortino di porri e patate con grissini di polenta croccante, Mini tomini di Melle con zucchine alla griglia e polenta arrostita
Primi piatti
Ravioles della Val Varaita con panna, formaggio e burro fuso, Agnolotti alle ortiche e ripieni di gallina conditi con salsa di noci, Polenta concia, Risotto alla barbabietola, Risotto di legumi su cialda croccante di Castelmagno, Polenta pignulet con funghi porcini, Tagliatelle con panna salsiccia e funghi
Secondi piatti
Stinco di agnello glassato al forno con polenta e verdure, Costolette di capriolo, Spezzatino d’asino,Medaglione di coniglio lardellato su cavolo cappuccio viola e polenta
Dessert
Torta sablè con ricotta, amaretti, zucca e salsa inglese, Mousse al cioccolato fondente e bianco con salsa mou, Torta allo jogurt con marmellata di sambuco, Semifreddo menta e cioccolato, Semifreddo alla vaniglia e salsa al caffè
La Locanda La Peiro Groso è aperta tutto l’anno, nei festivi è preferibile prenotare per il pranzo anche se devo dire che pur essendovi arrivato ad un orario indecente per pranzare, il titolare e lo staff di cucina con una cortesia quasi introvabile mi hanno concesso il piacere di poter degustare la cucina occitana.
Locanda La Peiro Groso
Frazione Chianale 3
12020 Pontechianale CN
Tel: 0175 950200
www.lapeirogroso.it
Potrebbero interessarvi anche:

Il museo del costume di Chianale e dell’Artigianato tessile
Il museo del costume di Chianale è ospitato nell’antica chiesa dei Cappuccini, operanti in valle nel corso del ‘600 e del ‘700.
Il Museo è stato inaugurato il 13 settembre 2008 a conclusione di un lungo e delicato lavoro di ristrutturazione.
Ospita una ricca documentazione sui costumi della valle e sui prodotti dell’artigianato tessile. L’abito tradizionale delle donne costituisce nei tre comuni più elevati della Val Varaita un apparato complesso che in riferimento a una precisa area territoriale è l’espressione di un’altrettanto precisa unità culturale.
Museo del Costume e dell’Artigianato tessile
Frazione Chianale, 7
12020 Pontechianale (CN) – Italy
Tel. (+39) 0175 950106
Orari
Nei mesi di Giugno e Settembre:
Solo Sabato e Domenica
dalle 15:00 alle 18:00
Nei mesi di Luglio e Agosto:
Tutti i giorni
dalle 15:00 alle 18:00
Chiuso il Martedì
Prenotazioni per visite fuori orario:
Tel. (+39) 347 8999198
www.museodelcostumechianale.it
Azienda Agricola Roggero – Toumin del Mel – Melle
Sulla strada provinciale che da Costigliole di Saluzzo porta a Chianale, subito dopo Brossasco e prima di Sampeyre nel paesino di Melle potete trovare l’Azienda Agricola Roggero.
Il piccolo caseificio artigianale nasce nel 1990 quando Luciano Roggero con l’aiuto della moglie Manuela e della figlia Annalisa raccoglie l’esperienza dal papà Giovanni che da anni aveva in proprio una piccola produzione di Toumin dal Mel.
I Roggero hanno saputo coniugare in un tutt’uno tradizione, territorio e prodotto riuscendo a diventare un punto di riferimento costante per gli amanti del buon formaggio, e tutto ciò è stato possibile grazie alla passione e alla modernizzazione che ha saputo mettere in atto la famiglia in tutti questi anni.
Al ritorno da Chianale avrete la possibilità di fare una sosta presso il loro punto vendita dove troverete una vasta selezione di tomini,tome,formaggi e latticini tra cui:
Toumin del Mel · Toumin al Purunin · Toumin al Pevrez
Tomino alle erbe · Toma dal Bòt · Tuma d’Meira Bianca
Tomini Freschi · Nostrale · Burro · Ricotta
Yogurt naturale e alla frutta · Latte fresco · Bruss
Orario invernale:
9-12.30 / 15.30-19
martedì chiuso
Orario estivo:
8.30-12.30 / 15.30-19.30
Agosto sempre aperto
Azienda Agricola Roggero
Via Provinciale 34
12020 Melle (CN)
www.aziendaagricolaroggero.it
L’Occitania
L’Occitania è un’area compresa geograficamente tra le Alpi, i Pirenei, il Mediterraneo e l’Atlantico Francese contraddistinta da una lingua comune: l’occitano.
La sua estensione è delimitata a Nord da una linea ideale che unisce Bordeaux a Briançon e passa sensibilmente sopra Limoges, Clermont-Ferrand e Valence.
Questa linea, che ignora le frontiere statali, attraversa le Alpi e abbraccia una dozzina di valli sul versante italiano, si allunga sulla costa mediterranea da Mentone sino alla Catalogna.
Correndo sui Pirenei, entra appena nello stato spagnolo con la Val d’Aran, tocca i Paesi Baschi e si tuffa nell’Oceano Atlantico.
Si deve considerare di lingua d’oc anche il comune di Guardia Piemontese in provincia di Cosenza.
La superficie totale dell’Occitania è di circa 196.000 kmq con una popolazione stimata di circa 12 milioni di abitanti.
In Italia sono occitani 120 comuni delle province di Cuneo, Torino e Imperia su una superficie di 4300 kmq con circa 90.000 abitanti.
Le valli occitane italiane sono ufficialmente quattordici ma il conteggio è complicato dalla morfologia complessa di alcune vallate. In provincia di Cuneo sono occitani l’alta Val Tanaro, le valli del Quié (o kyé), la Valle Pesio, le valli Vermenagna, Gesso, Stura, Grana, Maira, Varaita, Po.
La minoranza linguistico-storica occitana, è stata riconosciuta nel 1999 dalla Legge 482 “Norme per la tutela delle minoranze linguistico-storiche”..
La cultura occitana si contraddistingue per la lingua, gli usi e costumi, la musica e soprattutto per la cucina.
Il suo simbolo è la croce chiamata comunemente croce di Tolosa, croce del Languedoc, croce Catara o croce Occitana, appare ufficialmente nel 1211 sul sigillo della Contea di Tolosa.
Per maggiori informazioni sull’Occitania
www.chambradoc.it
Di seguito trovate il video del brano “Volam dins l’aire” interpretato dai Gai Saber e inciso nell’album “La fàbrica occitana”.
I Gai Saber sono una delle band folk di musica occitane più apprezzata in Italia e iquesto filmato è relativo alla loro partecipazione al Grünberg Folk Festival.
Se volete maggiori informazioni su questo gruppo folk potete andare sul loro sito web www.gaisaber.it
RMC è in coma irreversibile!
Puntuali come i primi temporali estivi sono arrivati i dati degli ascolti radiofonici rilasciati da Radio Monitor e relativi al primo semestre 2015.
Da anni sostengo che nell’era del digitale mi sembra perlomeno anacronistico affidarsi ad una telefonata per confezionare un dato così importante per le emittenti radiofoniche (sul quale dovranno costruire le basi per la loro raccolta pubblicitaria).
A maggior ragione con l’avvento dei social appare del tutto sorpassato un metodo di rivelazione effettuato sulla base di 60.000 telefonate lungo l’intera penisola a fronte di una popolazione radiofonica che si assesta intorno ai 52 milioni di possibili utenti.
Qualcuno potrebbe obiettare che i sondaggi elettorali a livello nazionale si effettuano su campioni di 1000 intervistati e vengono presi per buoni con le opportune percentuali di margine di errore; in questo caso però Radio Monitor non sta facendo un sondaggio ma al contrario sta rilasciando dei dati finali che dovrebbero indicare quanti voti hanno preso le singole emittenti!
Forse sarebbe il caso di pensare a una raccolta dei dati di ascolto tramite web facendo passare tutte le radio in streaming, metodo che consentirebbe tra l’altro di tracciare l’IP, e cosa non secondaria gli ascoltatori unici.
In occasione della precedente rilevazione Linus di Radio Deejay ha messo in discussione sul suo Blog la validità del lavoro di Radio Monitor, scrivendo tra l’altro: “Come si fa ad accettare una statistica nella quale non ci sono due numeri coerenti in fila, dove i dati delle singole fasce orarie sembrano tirati coi dadi, fino a formare una montagna russa dove ogni tre mesi, alla stessa ora, c’è di volta in volta un picco o un baratro?” (cliccare su Blog per leggere la sua opinione in proposito).
Non penso che Linus (come al contrario hanno scritto quelli di R105) abbia fatto questa boutade per giustificare i dati negativi della sua radio, ma più che altro per evidenziare l’incoerenza dei dati che vengono rilasciati.
Dati che permettono quasi sempre di non avere né vincitori né vinti, infatti chi perde sugli ascolti in generale magari vince nel quarto d’ora medio o viceversa, giusto per poter rilasciare dichiarazioni positive andando a cercare con il lumicino l’unico dato magari di una flebile tenuta.
E’ un po’ il caso del comunicato emesso dal Gruppo Finelco in occasione di questa rilevazione dove tra le altre cose si legge: “Questo eccellente risultato del Gruppo Finelco è reso ancora più significativo dal fatto che tutte e tre le radio che lo compongono risultano in crescita nel quarto d’ora medio 6-24: Radio 105 del 10,7%, Virgin Radio del 9,9% e Radio Monte Carlo del 2,2%, contro una crescita del totale ascolto radiofonico dell’1,6%. Dunque tutte e tre le radio del Gruppo Finelco hanno aumentato sia i propri ascolti sia le proprie share”. (giornaleradioinfo per leggere l’intero comunicato).
Peccato che andando a comparare gli ascolti degli ultimi tre anni (dal 2012 al 2015) le tre radio del Gruppo Finelco hanno perso qualcosa come 490.000 ascoltatori (– 426.000 R105, – 73.000 RMC) con la sola eccezione di Virgin Radio che ha guadagnato 9.000 ascoltatori.
Sul fatto poi che tutte e tre le emittenti del Gruppo Finelco aumentino le percentuali nel quarto d’ora medio viene da pensare come RMC possa aumentare nel ¼ ora medio a fronte di una perdita ormai costante che si ripete ad ogni rilevazione ( in quella attuale perde 60.000 ascoltatori).
Da notare poi che nel TSL (Time Spent Listening) che misura il gradimento dei programmi degli ascoltatori attraverso il tempo medio speso ad ascoltare la radio, RMC raccoglie soli 88 minuti nell’arco orario 6/24, che in altri termini significa che in media un ascoltatore dedica a RMC un’ora e ventotto minuti al giorno.
Dell’emittente monegasca del resto c’è ben poco da scrivere non fosse altro per il fatto che raccogliendo uno share del 1,5% è ormai relegata nel panorama radiofonico italiano in quella voce anonima meglio conosciuta come “ALTRI” ( dove in politica trovano spazio i partitini che non riescono ad entrare in Parlamento).
Mesi fa scrissi in occasione del benservito dato alla mitica Luisella Berrino che quella vicenda avrebbe avuto come conseguenza la morte di RMC ( cliccare per leggere Radio Monte Carlo è morta ripudiando Luisella!) e a vedere gli attuali risultati non mi sono sbagliato di molto, non è morta ma è in coma irreversibile!
Sarebbe troppo facile e semplicistico imputare all’addio di Luisella la perdita di ulteriori 60.000 ascoltatori, credo che buona parte del calo sia dovuto alla sua uscita di scena ma sono altrettanto convinto che un buon numero di ascoltatori abbia cambiato frequenza per il fatto che giornalmente RMC ripropone attraverso i suoi speaker una sorta di bollito misto, precotto da chi tira le fila in Largo Donegani.
Confesso che sono ormai sei mesi che non ascolto più RMC a vantaggio di Radio Rai 1 o delle mie playlist e mi trovo benissimo, però in previsione dell’uscita dei dati d’ascolto la scorsa settimana ho ascoltato di mercoledì quella che una volta era la Radio di Gran Class.
L’impressione che ho avuto è la stessa che mi accompagna quando vado a pranzo alla “Trattoria del Bollito” (due volte l’anno) dove con la dovuta maestria e pomposità mi viene servito il piatto principe della cucina piemontese, il Gran bollito misto.
Come non riconoscere nei 12 pezzi ( 7 tagli di carne e 5 tra ammennicoli e frattaglie) che compongono questo piatto speciale i 12 speaker che si alternano ai microfoni della radio monegasca; pensateci bene, non dovrebbe essere così difficile con un po’ di fantasia trovare: una gallina, un cappello da prete, un tenerone, una culatta, un testina, una lingua, una coda o una punta di petto.
In trattoria il primo pensiero che mi passa per la mente nel momento in cui mi viene servito il piatto fumante e invitante è “ci voleva, ora me lo gusto per benino!”, il secondo pensiero a metà del pranzo è “ mamma mia quanto! Non riesco a finirlo, la gallina è un po’ stagionata, la scaramella stracotta, la testina ha qualche pelo di troppo”, il terzo a fine pranzo “ bene, ora per sei mesi come bollito sono a posto”.
Radio Monte Carlo sembra proprio un Gran bollito misto, un piatto che mantiene ancora nell’era dei vegani un suo fascino ma capace di stancarti già mentre lo stai degustando e le similitudini con quello che passa in onda non sono poi così distanti: musica ripetitiva e sempre più legata ai voleri delle case discografiche e non ai desiderata degli ascoltatori e meno che mai degli speaker, coppie di speaker che scoppiano vuoi perché mal assortite o troppo datate o peggio ancora del tipo “che barba che noia”, voci che hanno perso molto dello smalto dei tempi migliori per non dire di quelle che sembrano veramente un “po’ bollite” o quasi al limite del soporifero, rubriche messe in onda solo con lo scopo di fare sciâto ( creare trambusto o interesse ) come diciamo noi liguri.
Del resto i risultati sono di una chiarezza disarmante e da questo giro di giostra in poi i futuri competitor di una radio che si avvicina sempre più verso il baratro si chiameranno Radio Zeta (745.000) e Radio Norba – la radio del sud (670.000) che cominciano ad annusare la preda, mentre Radio Subasio ( 1.508.000) dopo aver ridicolizzato la Radio di Gran Class si appresta a sorpassare anche R101.
Quanto durerà ancora questa lenta agonia? Se l’andamento è quello degli ultimi tre anni potrebbero bastarne solo altri tre (forse anche meno) per scendere sotto la soglia di quel milione di ascoltatori che porterà inevitabilmente ad una sorta di eutanasia assistita non fosse altro per evitare a quel che resta della Radio di Gran Class una fine veramente impietosa.
Omar Sharif è sceso dall’autobus
E’ sceso dall’autobus della vita Omar Sharif, l’attore che meglio di ogni altro ha rappresentato sul grande schermo la storia di un amore impossibile, quello tra Yuri, medico dall’animo sensibile e la giovane infermiera Lara.
Come non ricordare la sua toccante interpretazione nel film che lo consacrò al successo, quel Dottor Zivago di cui una marea di donne nel mondo si innamorarono e piansero nella scena finale in cui non riuscì a raggiungere quella ragazza che lui credeva potesse essere Lara.
A pensarci bene chi non ha fatto almeno una volta i conti con un amore impossibile, di quelli che ti portano al sacrificio per il bene della persona amata ma che al tempo stesso ti fanno sentire proprio come Yuri che mentre la slitta si allontanava sulla neve corre dentro casa, sale le scale in un baleno e rompe un vetro di una finestra reso opaco dal ghiaccio per poter vedere ancora per un attimo quel puntino all’orizzonte.
Omar Sharif era una simpatica canaglia, dotato di un grande fascino e di una innata eleganza che lo rendevano molto corteggiato dalle donne, anche se lui stesso affermava che la sua fama di rubacuori era dovuta soprattutto al fatto che le donne erano più interessate ai suoi personaggi che a lui.
Ma è innegabile che le donne così come il bridge ( era uno dei giocatori più quotati al mondo) sono state le due grandi passioni che lo hanno accompagnato per buona parte del suo viaggio terreno.
Era malato di Alzheimer e nel 1977, quasi a mo’ di presagio, scrisse a quattro mani con Marie-Thérèse Guinchard la sua autobiografia “The Eternal Male” quasi a voler contraddire quella voce fuori campo che nel finale del Dottor Zivago recitava: “Le pareti del suo cuore erano di carta, ma lo teneva per sè. Teneva molte cose in sè.”
Omar Sharif al contrario di Yuri ha voluto raccontare per tempo la sua vita, giocando d’anticipo ( da buon giocatore) con quel male che gli avrebbe impedito per sempre di ricordare.
Alcuni tra i suoi film più importanti:
Lawrence d’Arabia, regia di David Lean (1962)
La caduta dell’impero romano, regia di Anthony Mann (1964)
E venne il giorno della vendetta (1964)
Gengis Khan il conquistatore, regia di Henry Levin (1965)
Una Rolls-Royce gialla, regia di Anthony Asquith (1965)
Il dottor Zivago, regia di David Lean (1965)
Il papavero è anche un fiore, regia di Terence Young (1966)
C’era una volta…, regia di Francesco Rosi (1967)
La notte dei generali, regia di Anatole Litvak (1967)
Funny Girl, regia di William Wyler (1968)
Mayerling, regia di Terence Young (1968)
L’oro di Mackenna, regia di J. Lee Thompson (1969)
L’ultima valle (1971)
Il seme del tamarindo, regia di Blake Edwards (1974)
Funny Lady, regia di Herbert Ross (1975)
Un asso nella mia manica (1976)
Ashanti, regia di Richard Fleischer (1979)
Linea di sangue, regia di Terence Young (1979)
Le chiavi della libertà (1989)
Viaggio d’amore (1990)
Il ladro dell’arcobaleno (1991)
Quella strada chiamata paradiso, regia di Henri Verneuil (1992)
Il tredicesimo guerriero (1999)
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano (2003)
Oceano di fuoco – Hidalgo (2003)
Fuoco su di me (2005)
10.000 A.C. (10,000 B.C.) (2007)
Hassan and Marcus (2008)
Un castello in Italia, regia di Valeria Bruni Tedeschi (2013)
Renzi, la mia ricetta per cambiar verso all’Europa
Dopo lo schiaffone rimediato in occasione del Referendum greco il Premier Renzi ha già in mente la nuova ricetta con cui si presenterà al board della UE per dare finalmente il via al suo intendimento di cambiar verso all’Europa!
In occasione della presentazione si accettano prenotazione per i tavoli allestiti a mo’ di Leopolda ( i posti sono limitati, per cui affrettatevi ) … è dovuta una quota di partecipazione di € 1000 ( rimasta invariata, nonostante lo sforzo mentale richiesto ) per sovvenzionare l’iniziativa.
#paggettoRenzi #teladoioleuropa #cambiarversoalleuropa #quelfiascodiRenzi #staiserenoMatteo #cavolinidiBruxelles
In Europa c’è chi dice NO alla signora Merkel!
Il popolo greco si è espresso con una valanga di NO contro la politica di austerità portata avanti in questi anni dalla troika e dalla UE.
Un risultato che per il popolo greco sta a significare un sussulto di dignità dopo aver subito dal 2010 a tutt’oggi ogni sorta di imposizioni e sacrifici da parte di chi ha fatto dell’austerità la propria ragione di vita.
Va detto per chiarezza che il referendum di oggi non ha vincitori ma solo vinti perché al di là del risultato numerico il ricorso alle urne sancisce la sconfitta della UE e della stessa Grecia che si ritrova ormai sull’orlo del baratro.
Trovare i colpevoli in entrambi i campi non è poi così difficile, da una parte vi sono la Merkel e i promotori della politica del rigore e dall’altra la classe politica greca che è riuscita a mandare in poco più di 30 anni un Paese sull’orlo del fallimento.
Quando la Grecia entrò nell’EU agli inizi degli anni ottanta aveva un debito pubblico contenuto, pari al 28% del Pil e poteva contare su una discreta economia interna basata sull’industria navale, sul comparto minerario e ovviamente su turismo e agricoltura.
Con l’entrata nella UE la Grecia si aprì, suo malgrado, all’importazione di quelle economie forti dei Paesi nordici che in poco tempo riuscirono a mettere ko la produzione nazionale e lo Stato si sostituì all’industria privata ricollocando nel comparto pubblico buona parte dei suoi disoccupati.
Ma per rendere possibile tutto ciò i politici hanno percorso la strada più semplice e più gratificante per loro (per ottenere consensi), quella di non curarsi più del debito pubblico sopraffatti dalla bramosia di ottenere voti che ricambiavano distribuendo a pioggia impieghi pubblici.
Quando poi nel 2009 è scoppiata la crisi molti dei settori produttivi erano spariti e l’assistenzialismo si faceva ormai carico di sfamare il 70% della popolazione.
Quello di oggi non era un referendum per uscire dall’Europa ma per dar vita a un’altra Europa e credo che il NO secco uscito dalle urne debba far riflettere non solo la classe dirigente greca ma soprattutto il board della UE al quale arriva un invito chiaro e diretto a cambiare rotta.
Tsipras ha aperto una strada nuova e c’è da augurarsi che quel buontempone del nostro Premier questa sera abbia imparato qualcosa sul valore che sembra ancora avere la parola democrazia.
Quel Renzi che nell’ultima settimana nei giorni pari abbracciava il suo amicone Tsipras e nei giorni dispari correva dietro alla cancelliera Merkel affannandosi a dire (per essere il primo dei paggetti) che il referendum in Grecia non era null’altro che uno sbaglio e che lui non lo avrebbe fatto.
Sappiamo dai tempi del giochino a Letta quanto la coerenza non sia parola conosciuta da pinocchietto Renzi ma questa sera dalla Grecia arriva un messaggio altrettanto chiaro anche per il più incoerente dei Premier che mai l’Italia abbia avuto, quello che il volere del popolo è sovrano!
Certo che per essere un suo amicone, al buon Matteo, Tsipras gli ha rifilato uno schiaffone mica da ridere!














































