Nato a Savona, giornalista e autore, travel e food blogger, ama viaggiare, cucinare e non sopporta gli ombrelli.
Ha scritto diversi reportage sui Paesi Nordici, soprattutto su Irlanda e Finlandia pubblicando le relative Guide di viaggio.
I suoi libri sono pubblicati da : R.C.S. Libri, Fabbri, Sonzogno, De Vecchi editore, Sperling & Kupfer.
Press office,Comunicazione,Pr
- Attorno a un tavolo da pranzo non si invecchia mai.
- Per chi vuole vederli ci sono fiori dapperutto, Henri Matisse
- La definizione corretta di giornalista? - ” colui che non si lascia intimidire dal rapporto conflittuale fra stampa e potere “
Da venerdì 24 a mercoledì 29 luglio Valpelline si tuffa nella tradizione valdostana riproponendo per la 47° volta la Sagra Seupa à la Vapelenentse che è diventata con il passare degli anni un vero e proprio rito dell’estate in cui buona parte degli abitanti del paese vengono coinvolti per la preparazione della tradizionale Seupa che diventa qualcosa di più di un semplice piatto contadino a base di pane bianco raffermo e fontina per trasformarsi in un momento in cui attraverso una sorta di appartenenza collettiva una comunità tramandae mantiene viva la propria tradizione.
La sagra nacque negli ’60 proponendo ai pochi turisti che si spingevano in zona la Seupa à la Vapelenentse come piatto tipico della tradizione Valpellinesee dell’intera regione, poi con il passare degli anni e il crescente interesse suscitato dalle sagre in genere questo appuntamento è diventato una vera e propria attrattiva enogastronomica.
E’ un piatto semplice, che può considerarsi “piatto unico” per la sua corposità e sostanza ma capace di trasmettere piacevoli sensazioni e gli abili cuochi della Pro Loco di Valpelline preparano la Seupaseguendo l’antica ricetta a cui il Comune di Valpelline ha assegnato la Denominazione Comunale di Origine.
Alla base della ricetta vi sono il pane raffermo e la fontina e a scanso di equivoci è bene precisare da subito che la Seupa (secondo la ricetta tradizionale) non si cucina aggiungendo agli strati di pane e fontina anche strati di cavolo verza, ma utilizzandolo esclusivamente nella preparazione del brodo.
La documentazione storica relativa alla ricetta della “Seupa à la Vapelenentse” si perde nella notte dei tempi e agli abitanti di Valpelline è stata tramandata da nonne e bisnonne verbalmente o per mezzo dei loro quaderni di ricette.
Si prepara con il pane bianco perché questo pane, comprato un tempo quasi esclusivamente per i malati e per le persone anziane, dato il suo alto costo non doveva essere sprecato e quindi, anche se raffermo, veniva tutto utilizzato.
La ricetta tradizionale, quella per intenderci riconosciuta con la Denominazione Comunale di Origine, recita:
Ingredienti per quattro persone: – 400 grammi di pane bianco (tipo brutto e buono) – 400 grammi di Fontina – 150 grammi di burro – un pizzico di cannella in polvere – 1 litro e ½ circa di brodo di carne preparato con salvia, rosmarino, alloro, ¼ di cavolo verza e verdure varie a piacere (carote, cipolle …)
– Affettare il pane, possibilmente acquistato il giorno precedente, in fettine di circa 1 cm. di spessore; – Affettare la fontina in fettina di circa 2/3 mm di spessore; – Imburrare una teglia da forno; – Stendere uno strato di pane, disponendolo ben vicino in modo da non lasciare spazi vuoti, poi stendere nello stesso modo uno strato di fontina, badando che ricopra completamente lo strato di pane, ripetere l’operazione per tre volte; – Versare sulla Seupa così preparata il brodo bollente e punzecchiare con una forchetta per verificare che penetri in maniera uniforme, attenzione, a non esagerare; – Far fondere il burro con il pizzico di cannella, e versarlo sempre uniformemente sulla Seupa; – Infornare per 40 minuti a 200/220°, prestando attenzione a che la superficie diventi dorata, ma senza bruciarla, eventualmente spennellarla ancora con un pezzetto di burro; – Togliere dal forno alcuni minuti prima di servire in tavola e lasciare riposare.
Nel caso non abbiate la possibilità di presenziare alla Sagra per gustarvi sul posto la Seupa ma voleste provare a farla a casa vi suggerisco di abbinarlaa due eccellenti vini valdostani: il primo è il mitico Vallée d’Aoste Enfer Arvier DOC(un vino rosso, dal sapore intenso e corposo e dal colore rubino), mentre il secondo giusto per osare è il Blanc de Morgex et de La Salle (servito alla temperatura di 8-10° C).
Centro visitatori / Museo della Fontina
Poco lontano da Valpelline in frazione Frissonnière si trova il Centro Visitatoriche in realtà è un vero e proprio museo della Fontina che attraverso un’area espositiva suddivisa in tre sezioni: :”La storia”, “L’Ambiente”, “La lavorazione”racconta tutto quello che c’è da sapere su questo formaggio DOP così unico.
Nella sala proiezione ( 50 i posti a sedere) è possibile visionare un filmato molto esauriente che ripercorre tutte le fasi della produzione della Fontina.
La visita al museo ed al centro comprende anche gli spettacolari magazzini di stagionatura delle fontine scavati nella roccia, uno dei quali ricavato all’interno dell’antica miniera di rame.
Sono presenti anche una postazione multimediale e un piccolo spazio dedicato all’artigianato valdostano.
Centro visitatori / Museo della Fontina Fraz. Frissonnière 11010 VALPELLINE (AO)
Riolo Terme fino a domenica 26 luglio all’ombra dell’imponente Rocca Sforzesca ospiterà la ventitreesima edizione della sagra dedicata a sua Maestà lo scalogno e creata nel lontano 1992 dalla locale Pro Loco con l’intento di esaltare e promuovere un prodotto della terra che nasconde al suo interno una sorta di laboratorio chimico.
La raccolta dello Scalognoavviene a metà giugno e quindi la scelta del mese di luglio per celebrarlo è una tappa obbligata in quanto in questo periodo il prodotto si presenta fresco e profumato.
Coltivato da sempre in Romagna, lo Scalogno è un piccolo bulbo appartenente alla famiglia delle Liliacee( come l’aglio e la cipolla) e fu portato in Italia da popoli provenienti dall’oriente già tre mila anni fa; pur essendo cugino di aglio e cipolla ha un gusto più dolce e deciso rispetto alla cipolla e decisamente meno inteso di quello dell’aglio; ha un colore bianco violaceo ed è avvolto all’esterno da una pellicola la cui colorazione può variare dal ramato al rossastro.
Ha varie proprietà benefiche grazie alle sue componenti che lo rendono un ottimo disinfettante intestinale, battericida e fluidificante del sangue (solfuro di allile); può essere un buon antinvecchiamento per effetto della componente solfidrica che lo rende un valido antiradicalico, mentre il Selenio (Se) che ha in se gli conferisce un azione antiossidante.
Un’alimentazione che preveda l’utilizzo costante dello Scalogno può portare benefici nelle carenze di calcio, nelle malattie polmonari, nelle infezioni della vescica.
Dal 1997 lo Scalogno di Romagna ha ottenuto il riconoscimento IGP(indicazione geografica protetta) presso la Comunità Europea.
La fiera ospita la mostra mercato degli agricoltori che sono in possesso della certificazione del prodotto e per tutta la durata della manifestazione i ristoratori locali proporranno menu a tema mentre nello stand gastronomico allestito dalla Pro Loco il piccolo bulbo troverà la sua esaltazione grazie alle sapienti capacità culinarie degli addetti ai fornelli che proporranno un menu comprendente: scalogno sott’olio, crostini misti di scalogno, fiori di cipolline e salsa di scalogno, tagliolini allo scalogno, risotto allo scalogno, polenta al ragù di scalogno, tartare allo scalogno, salsiccia allo scalogno, arrosto al forno con scalogno, castrato allo scalogno, frittate di scalogno, patate al forno con scalogno, scalogno al forno.
In contemporanea alla Fiera dello Scalogno di Romagna IGP, Riolo Terme ospiterà per il quarto anno consecutivo anche la “Fiera del libro romagnolo” nella centrale Piazza Mazzanti.
23° Fiera dello Scalogno di Romagna IGP – Riolo Terme Orari: feriale: dalle ore 19.00 alle ore 24.00 festivo: dalle ore 12.00 alle ore 24.00 Ingresso gratuito
Siamo a Chianale, piccola frazione dell’altrettanto piccolo comune di Pontechianale (178 abitanti al 1 gennaio 2013), in alta Val Varaita in provincia di Cuneo. La Chanal inserito tra i “Borghi più belli d’Italia”fu nel passato un’importante tappa del Chemin Royal, tappa obbligatoria per trasportare il sale oltre il confine francese, passando per i 2748 m del Colle dell’agnello per poi raggiungere la regione del Queyras.
In questo piccolo borgo, separato in due parti dal torrente Varaita, tra un tripudio di ardesie, lose, legno e travi antiche si respira il profumo delle Alpi circondati dall’essenza della cultura occitana e provenzale.
Proprio all’inizio del borgo a pochi metri dal parcheggio situato sulla riva del torrente Varaita si trova una piccola locanda a conduzione famigliare, La Peiro Groso dove si possono degustare in un ambiente tranquillo e accogliente le specialità della cucina di montagna.
Questa locanda occitana costruita attorno a una grande pietra presente e visibile nella sala da pranzo principale e in alcune stanze, (da qui il nome “Peiro groso”espressione del dialetto occitano che significa pietra grande) appartiene alla famiglia Bondioni.
La struttura, in origine, era l’azienda agricola della famiglia stessa (risalente probabilmente al 1723) è stata totalmente ristrutturata nel 2002 e dopo cinque anni di lavori si è giunti all’inaugurazione nell’aprile del 2007. La locandasi sviluppa su 2 livelli, il pianoterra in cui si trovano le due salette adibite alla ristorazione, la sala relax con il caminetto per rilassarsi nelle giornate di maltempo, una piccola zona bar, la reception e la cucina, mentre al piano superiore si trovano le 4 stanze.
Attualmente è gestita con professionalità e cortesia dalla famiglia Stucchi che propone un nutrito ventaglio di piatti della tradizione occitana utilizzando come materie prime i prodotti tipici a km.0 della Val Varaita o delle valli vicine.
Un proverbio antico recitava: “La fam es’ na bono cuziniro – la fame è una buona cuoca” e questa frase è capace di racchiudere dentro di sé le radici e l’ispirazione di una cucina povera, saporita e creativa come quella occitana.
La cucina di montagna è stata spesso una cucina di sopravvivenza, tanto che gli storici sono soliti ricordare che nel passato il mangiare più diffuso delle valli occitane era la cinghia.
Una cucina molto legata al territorio e alle sue stagioni che consisteva in niente o poco più di niente, quasi come se fosse una dieta dei malnutrì: pane di grano saraceno o segale, castagne, polenta, patate, uova, latte, formaggi, erbe selvatiche;ingredienti che oggi nell’era dei fast food possono sembrare quanto di più sano e gustoso possa esserci.
Attraverso cotture lente e l’impeccabile manualità di chi cucinava vennero fuori dei piatti che ancora oggi sono dei veri ambasciatori della tradizione del ricettario occitano: l’oca arrosto (il piatto della festa), la minestra di riso e castagne, le cipolle ripiene (sebos abaouso), le frittate di ortiche o cipolle, i crosettin (gnocchetti), la polenta di grano saraceno ( meglio conosciuto come formentin), a supa mitunà (zuppa di pane raffermo e cipolle), le raviolas de Blins (gnocchi della Valle Varaita alla moda di Bellino), i macarons e trifolas (maccheroni e patate con funghi), la polenta de trifolas e fromentin (polenta di patate e grano saraceno), l’oula al fourn.
La cucina occitana delle valli piemontesi a differenza di quella che va dai Pirenei alla Provenza non abbonda di salse alle erbe, spezie, carne di maiale e conserve di pesce ma si riconosce soprattutto nell’utilizzo di farine, tome, tomini, cacciagione, trotelle, funghie formaggi particolari come il bruss( una crema piuttosto piccante di formaggi rifermentati).
Sta all’abilità e bravura di chi è dietro ai fornelli di saper presentare ai giorni nostri una cucina ricca di tradizioni attraverso una rivisitazione delle ricette più gettonate; è il caso del giovane cuoco Alessandro Stucchi della Locanda La Peiro Groso che seguendo le stagioni è in grado di offrire un ventaglio di proposte molto interessanti, tra cui vi segnalo:
Antipasti Tagliere di salumi e formaggi della valle, Bresaola di cervo con bouquet, Frittella di grano saraceno con insalatina all’aceto balsamico, Prosciutto cotto di vitello d’alpe Varaitano con carciofi e salsa verde, Vitello tonnato, Caponatina di verdure con cialda croccante di parmigiano, Tortino di porri e patate con grissini di polenta croccante, Mini tomini di Melle con zucchine alla griglia e polenta arrostita
Primi piatti Ravioles della Val Varaita con panna, formaggio e burro fuso, Agnolotti alle ortiche e ripieni di gallina conditi con salsa di noci, Polenta concia, Risotto alla barbabietola, Risotto di legumi su cialda croccante di Castelmagno, Polenta pignulet con funghi porcini, Tagliatelle con panna salsiccia e funghi
Secondi piatti Stinco di agnello glassato al forno con polenta e verdure, Costolette di capriolo, Spezzatino d’asino,Medaglione di coniglio lardellato su cavolo cappuccio viola e polenta
Dessert Torta sablè con ricotta, amaretti, zucca e salsa inglese, Mousse al cioccolato fondente e bianco con salsa mou, Torta allo jogurt con marmellata di sambuco, Semifreddo menta e cioccolato, Semifreddo alla vaniglia e salsa al caffè
La Locanda La Peiro Groso è aperta tutto l’anno, nei festivi è preferibile prenotare per il pranzo anche se devo dire che pur essendovi arrivato ad un orario indecente per pranzare, il titolare e lo staff di cucina con una cortesia quasi introvabile mi hanno concesso il piacere di poter degustare la cucina occitana.
Il museo del costume di Chianale e dell’Artigianato tessile
Il museo del costume di Chianale è ospitato nell’antica chiesa dei Cappuccini, operanti in valle nel corso del ‘600 e del ‘700.
Il Museo è stato inaugurato il 13 settembre 2008 a conclusione di un lungo e delicato lavoro di ristrutturazione.
Ospita una ricca documentazione sui costumi della valle e sui prodotti dell’artigianato tessile. L’abito tradizionale delle donne costituisce nei tre comuni più elevati della Val Varaita un apparato complesso che in riferimento a una precisa area territoriale è l’espressione di un’altrettanto precisa unità culturale.
Museo del Costume e dell’Artigianato tessile Frazione Chianale, 7 12020 Pontechianale (CN) – Italy Tel. (+39) 0175 950106
Orari Nei mesi di Giugno e Settembre: Solo Sabato e Domenica dalle 15:00 alle 18:00 Nei mesi di Luglio e Agosto: Tutti i giorni dalle 15:00 alle 18:00 Chiuso il Martedì
Azienda Agricola Roggero – Toumin del Mel – Melle
Sulla strada provinciale che da Costigliole di Saluzzo porta a Chianale, subito dopo Brossasco e prima di Sampeyre nel paesino di Melle potete trovare l’Azienda Agricola Roggero.
Il piccolo caseificio artigianale nasce nel 1990 quando Luciano Roggero con l’aiuto della moglie Manuela e della figlia Annalisa raccoglie l’esperienza dal papà Giovanni che da anni aveva in proprio una piccola produzione di Toumin dal Mel.
I Roggero hanno saputo coniugare in un tutt’uno tradizione, territorio e prodotto riuscendo a diventare un punto di riferimento costante per gli amanti del buon formaggio, e tutto ciò è stato possibile grazie alla passione e alla modernizzazione che ha saputo mettere in atto la famiglia in tutti questi anni.
Al ritorno da Chianale avrete la possibilità di fare una sosta presso il loro punto vendita dove troverete una vasta selezione di tomini,tome,formaggi e latticini tra cui: Toumin del Mel · Toumin al Purunin · Toumin al Pevrez Tomino alle erbe · Toma dal Bòt · Tuma d’Meira Bianca Tomini Freschi · Nostrale · Burro · Ricotta Yogurt naturale e alla frutta · Latte fresco · Bruss
Orario invernale: 9-12.30 / 15.30-19 martedì chiuso
Orario estivo: 8.30-12.30 / 15.30-19.30 Agosto sempre aperto
L’Occitania L’Occitania è un’area compresa geograficamente tra le Alpi, i Pirenei, il Mediterraneo e l’Atlantico Francese contraddistinta da una lingua comune: l’occitano.
La sua estensione è delimitata a Nord da una linea ideale che unisce Bordeaux a Briançon e passa sensibilmente sopra Limoges, Clermont-Ferrand e Valence.
Questa linea, che ignora le frontiere statali, attraversa le Alpi e abbraccia una dozzina di valli sul versante italiano, si allunga sulla costa mediterranea da Mentone sino alla Catalogna.
Correndo sui Pirenei, entra appena nello stato spagnolo con la Val d’Aran, tocca i Paesi Baschi e si tuffa nell’Oceano Atlantico.
Si deve considerare di lingua d’oc anche il comune di Guardia Piemontese in provincia di Cosenza.
La superficie totale dell’Occitania è di circa 196.000 kmqcon una popolazione stimata di circa 12 milionidi abitanti.
In Italia sono occitani 120 comuni delle province di Cuneo, Torino e Imperia su una superficie di 4300 kmq con circa 90.000 abitanti.
Le valli occitane italiane sono ufficialmente quattordici ma il conteggio è complicato dalla morfologia complessa di alcune vallate. In provincia di Cuneo sono occitani l’alta Val Tanaro, le valli del Quié (o kyé), la Valle Pesio, le valli Vermenagna, Gesso, Stura, Grana, Maira, Varaita, Po.
La minoranza linguistico-storica occitana, è stata riconosciuta nel 1999 dalla Legge 482“Norme per la tutela delle minoranze linguistico-storiche”..
La cultura occitana si contraddistingue per la lingua, gli usi e costumi, la musica e soprattutto per la cucina.
Il suo simbolo è la croce chiamata comunemente croce di Tolosa, croce del Languedoc, croce Catara o croce Occitana, appare ufficialmente nel 1211 sul sigillo della Contea di Tolosa.
Per maggiori informazioni sull’Occitania www.chambradoc.it
Di seguito trovate il video del brano “Volam dins l’aire” interpretato dai Gai Saber e inciso nell’album “La fàbrica occitana”.
I Gai Sabersono una delle band folk di musica occitane più apprezzata in Italia e iquesto filmato è relativo alla loro partecipazione al Grünberg Folk Festival.
Se volete maggiori informazioni su questo gruppo folk potete andare sul loro sito web www.gaisaber.it
Puntuali come i primi temporali estivi sono arrivati i dati degli ascolti radiofonici rilasciati da Radio Monitor e relativi al primo semestre 2015.
Da anni sostengo che nell’era del digitale mi sembra perlomeno anacronistico affidarsi ad una telefonata per confezionare un dato così importante per le emittenti radiofoniche (sul quale dovranno costruire le basi per la loro raccolta pubblicitaria).
A maggior ragione con l’avvento dei social appare del tutto sorpassato un metodo di rivelazione effettuato sulla base di 60.000 telefonate lungo l’intera penisola a fronte di una popolazione radiofonica che si assesta intorno ai 52 milioni di possibili utenti.
Qualcuno potrebbe obiettare che i sondaggi elettorali a livello nazionale si effettuano su campioni di 1000 intervistati e vengono presi per buoni con le opportune percentuali di margine di errore; in questo caso però Radio Monitor non sta facendo un sondaggio ma al contrario sta rilasciando dei dati finali che dovrebbero indicare quanti voti hanno preso le singole emittenti!
Forse sarebbe il caso di pensare a una raccolta dei dati di ascolto tramite web facendo passare tutte le radio in streaming, metodo che consentirebbe tra l’altro di tracciare l’IP, e cosa non secondaria gli ascoltatori unici.
In occasione della precedente rilevazione Linus di Radio Deejay ha messo in discussione sul suo Blog la validità del lavoro di Radio Monitor, scrivendo tra l’altro: “Come si fa ad accettare una statistica nella quale non ci sono due numeri coerenti in fila, dove i dati delle singole fasce orarie sembrano tirati coi dadi, fino a formare una montagna russa dove ogni tre mesi, alla stessa ora, c’è di volta in volta un picco o un baratro?” (cliccare su Blogperleggere la sua opinione in proposito).
Non penso che Linus (come al contrario hanno scritto quelli di R105) abbia fatto questa boutade per giustificare i dati negativi della sua radio, ma più che altro per evidenziare l’incoerenza dei dati che vengono rilasciati.
Dati che permettono quasi sempre di non avere né vincitori né vinti, infatti chi perde sugli ascolti in generale magari vince nel quarto d’ora medio o viceversa, giusto per poter rilasciare dichiarazioni positive andando a cercare con il lumicino l’unico dato magari di una flebile tenuta.
E’ un po’ il caso del comunicato emesso dal Gruppo Finelco in occasione di questa rilevazione dove tra le altre cose si legge: “Questo eccellente risultato del Gruppo Finelco è reso ancora più significativo dal fatto che tutte e tre le radio che lo compongono risultano in crescita nel quarto d’ora medio 6-24: Radio 105 del 10,7%, Virgin Radio del 9,9% e Radio Monte Carlo del 2,2%, contro una crescita del totale ascolto radiofonico dell’1,6%. Dunque tutte e tre le radio del Gruppo Finelco hanno aumentato sia i propri ascolti sia le proprie share”. (giornaleradioinfo per leggere l’intero comunicato).
Peccato che andando a comparare gli ascolti degli ultimi tre anni (dal 2012 al 2015) le tre radio del Gruppo Finelcohanno perso qualcosa come 490.000 ascoltatori (– 426.000 R105, – 73.000 RMC) con la sola eccezione di Virgin Radio che ha guadagnato 9.000 ascoltatori.
Sul fatto poi che tutte e tre le emittenti del Gruppo Finelcoaumentino le percentuali nel quarto d’ora medio viene da pensare come RMC possa aumentare nel ¼ ora medio a fronte di una perdita ormai costante che si ripete ad ogni rilevazione ( in quella attuale perde 60.000 ascoltatori).
Da notare poi che nel TSL (Time Spent Listening) che misura il gradimento dei programmi degli ascoltatori attraverso il tempo medio speso ad ascoltare la radio, RMC raccoglie soli 88 minuti nell’arco orario 6/24, che in altri termini significa che in media un ascoltatore dedica a RMC un’ora e ventotto minuti al giorno.
Dell’emittente monegasca del resto c’è ben poco da scrivere non fosse altro per il fatto che raccogliendo uno share del 1,5% è ormai relegata nel panorama radiofonico italiano in quella voce anonima meglio conosciuta come “ALTRI” ( dove in politica trovano spazio i partitini che non riescono ad entrare in Parlamento).
Mesi fa scrissi in occasione del benservito dato alla mitica Luisella Berrinoche quella vicenda avrebbe avuto come conseguenza la morte di RMC ( cliccare per leggere Radio Monte Carlo è morta ripudiando Luisella!) e a vedere gli attuali risultati non mi sono sbagliato di molto, non è morta ma è in coma irreversibile!
Sarebbe troppo facile e semplicistico imputare all’addio di Luisellala perdita di ulteriori 60.000 ascoltatori, credo che buona parte del calo sia dovuto alla sua uscita di scena ma sono altrettanto convinto che un buon numero di ascoltatori abbia cambiato frequenza per il fatto che giornalmente RMC ripropone attraverso i suoi speaker una sorta di bollito misto, precotto da chi tira le fila in Largo Donegani.
Confesso che sono ormai sei mesi che non ascolto più RMC a vantaggio di Radio Rai 1 o delle mie playlist e mi trovo benissimo, però in previsione dell’uscita dei dati d’ascolto la scorsa settimana ho ascoltato di mercoledì quella che una volta era la Radio di Gran Class.
L’impressione che ho avuto è la stessa che mi accompagna quando vado a pranzo alla “Trattoria del Bollito” (due volte l’anno) dove con la dovuta maestria e pomposità mi viene servito il piatto principe della cucina piemontese, il Gran bollito misto.
Come non riconoscere nei 12 pezzi ( 7 tagli di carne e 5 tra ammennicoli e frattaglie) che compongono questo piatto speciale i 12 speaker che si alternano ai microfoni della radio monegasca; pensateci bene, non dovrebbe essere così difficile con un po’ di fantasia trovare: una gallina, un cappello da prete, un tenerone, una culatta, un testina, una lingua, una coda o una punta di petto.
In trattoria il primo pensiero che mi passa per la mente nel momento in cui mi viene servito il piatto fumante e invitante è “ci voleva, ora me lo gusto per benino!”, il secondo pensiero a metà del pranzo è “ mamma mia quanto! Non riesco a finirlo, la gallina è un po’ stagionata, la scaramella stracotta, la testina ha qualche pelo di troppo”, il terzo a fine pranzo “ bene, ora per sei mesi come bollito sono a posto”. Radio Monte Carlo sembra proprio un Gran bollito misto, un piatto che mantiene ancora nell’era dei vegani un suo fascino ma capace di stancarti già mentre lo stai degustando e le similitudini con quello che passa in onda non sono poi così distanti: musica ripetitiva e sempre più legata ai voleri delle case discografiche e non ai desiderata degli ascoltatori e meno che mai degli speaker, coppie di speaker che scoppiano vuoi perché mal assortite o troppo datate o peggio ancora del tipo “che barba che noia”, voci che hanno perso molto dello smalto dei tempi migliori per non dire di quelle che sembrano veramente un “po’ bollite” o quasi al limite del soporifero, rubriche messe in onda solo con lo scopo di fare sciâto ( creare trambusto o interesse ) come diciamo noi liguri.
Del resto i risultati sono di una chiarezza disarmante e da questo giro di giostra in poi i futuri competitor di una radio che si avvicina sempre più verso il baratro si chiameranno Radio Zeta(745.000) e Radio Norba – la radio del sud(670.000) che cominciano ad annusare la preda, mentre Radio Subasio ( 1.508.000) dopo aver ridicolizzato la Radio di Gran Class si appresta a sorpassare anche R101.
Quanto durerà ancora questa lenta agonia? Se l’andamento è quello degli ultimi tre anni potrebbero bastarne solo altri tre (forse anche meno) per scendere sotto la soglia di quel milione di ascoltatori che porterà inevitabilmente ad una sorta di eutanasia assistita non fosse altro per evitare a quel che resta della Radio diGran Class una fine veramente impietosa.
E’ sceso dall’autobus della vita Omar Sharif, l’attore che meglio di ogni altro ha rappresentato sul grande schermo la storia di un amore impossibile, quello tra Yuri, medico dall’animo sensibile e la giovane infermiera Lara.
Come non ricordare la sua toccante interpretazione nel film che lo consacrò al successo, quel Dottor Zivago di cui una marea di donne nel mondo si innamorarono e piansero nella scena finale in cui non riuscì a raggiungere quella ragazza che lui credeva potesse essere Lara.
A pensarci bene chi non ha fatto almeno una volta i conti con un amore impossibile, di quelli che ti portano al sacrificio per il bene della persona amata ma che al tempo stesso ti fanno sentire proprio come Yuri che mentre la slitta si allontanava sulla neve corre dentro casa, sale le scale in un baleno e rompe un vetro di una finestra reso opaco dal ghiaccio per poter vedere ancora per un attimo quel puntino all’orizzonte. Omar Sharifera una simpatica canaglia, dotato di un grande fascino e di una innata eleganza che lo rendevano molto corteggiato dalle donne, anche se lui stesso affermava che la sua fama di rubacuori era dovuta soprattutto al fatto che le donne erano più interessate ai suoi personaggi che a lui.
Ma è innegabile che le donne così come il bridge( era uno dei giocatori più quotati al mondo) sono state le due grandi passioni che lo hanno accompagnato per buona parte del suo viaggio terreno.
Era malato di Alzheimer e nel 1977, quasi a mo’ di presagio, scrisse a quattro mani con Marie-Thérèse Guinchard la sua autobiografia “The Eternal Male” quasi a voler contraddire quella voce fuori campo che nel finale del Dottor Zivago recitava: “Le pareti del suo cuore erano di carta, ma lo teneva per sè. Teneva molte cose in sè.” Omar Sharif al contrario di Yuri ha voluto raccontare per tempo la sua vita, giocando d’anticipo ( da buon giocatore) con quel male che gli avrebbe impedito per sempre di ricordare.
Alcuni tra i suoi film più importanti:
Lawrence d’Arabia, regia di David Lean (1962) La caduta dell’impero romano, regia di Anthony Mann (1964) E venne il giorno della vendetta (1964) Gengis Khan il conquistatore, regia di Henry Levin (1965) Una Rolls-Royce gialla, regia di Anthony Asquith (1965) Il dottor Zivago, regia di David Lean (1965) Il papavero è anche un fiore, regia di Terence Young (1966) C’era una volta…, regia di Francesco Rosi (1967) La notte dei generali, regia di Anatole Litvak (1967) Funny Girl, regia di William Wyler (1968) Mayerling, regia di Terence Young (1968) L’oro di Mackenna, regia di J. Lee Thompson (1969) L’ultima valle (1971) Il seme del tamarindo, regia di Blake Edwards (1974) Funny Lady, regia di Herbert Ross (1975) Un asso nella mia manica (1976) Ashanti, regia di Richard Fleischer (1979) Linea di sangue, regia di Terence Young (1979) Le chiavi della libertà (1989) Viaggio d’amore (1990) Il ladro dell’arcobaleno (1991) Quella strada chiamata paradiso, regia di Henri Verneuil (1992) Il tredicesimo guerriero (1999) Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano (2003) Oceano di fuoco – Hidalgo (2003) Fuoco su di me (2005) 10.000 A.C. (10,000 B.C.) (2007) Hassan and Marcus (2008) Un castello in Italia, regia di Valeria Bruni Tedeschi (2013)
Dopo lo schiaffone rimediato in occasione del Referendum greco il Premier Renzi ha già in mente la nuova ricetta con cui si presenterà al board della UE per dare finalmente il via al suo intendimento di cambiar verso all’Europa!
In occasione della presentazione si accettano prenotazione per i tavoli allestiti a mo’ di Leopolda ( i posti sono limitati, per cui affrettatevi ) … è dovuta una quota di partecipazione di € 1000 ( rimasta invariata, nonostante lo sforzo mentale richiesto ) per sovvenzionare l’iniziativa. #paggettoRenzi#teladoioleuropa#cambiarversoalleuropa#quelfiascodiRenzi#staiserenoMatteo#cavolinidiBruxelles
Il popolo greco si è espresso con una valanga di NO contro la politica di austerità portata avanti in questi anni dalla troika e dalla UE.
Un risultato che per il popolo greco sta a significare un sussulto di dignità dopo aver subito dal 2010 a tutt’oggi ogni sorta di imposizioni e sacrifici da parte di chi ha fatto dell’austerità la propria ragione di vita.
Va detto per chiarezza che il referendum di oggi non ha vincitori ma solo vinti perché al di là del risultato numerico il ricorso alle urne sancisce la sconfitta della UE e della stessa Grecia che si ritrova ormai sull’orlo del baratro.
Trovare i colpevoli in entrambi i campi non è poi così difficile, da una parte vi sono la Merkel e i promotori della politica del rigore e dall’altra la classe politica greca che è riuscita a mandare in poco più di 30 anni un Paese sull’orlo del fallimento.
Quando la Grecia entrò nell’EU agli inizi degli anni ottanta aveva un debito pubblico contenuto, pari al 28% del Pil e poteva contare su una discreta economia interna basata sull’industria navale, sul comparto minerario e ovviamente su turismo e agricoltura.
Con l’entrata nella UE la Grecia si aprì, suo malgrado, all’importazione di quelle economie forti dei Paesi nordici che in poco tempo riuscirono a mettere ko la produzione nazionale e lo Stato si sostituì all’industria privata ricollocando nel comparto pubblico buona parte dei suoi disoccupati.
Ma per rendere possibile tutto ciò i politici hanno percorso la strada più semplice e più gratificante per loro (per ottenere consensi), quella di non curarsi più del debito pubblico sopraffatti dalla bramosia di ottenere voti che ricambiavano distribuendo a pioggia impieghi pubblici.
Quando poi nel 2009 è scoppiata la crisi molti dei settori produttivi erano spariti e l’assistenzialismo si faceva ormai carico di sfamare il 70% della popolazione.
Quello di oggi non era un referendum per uscire dall’Europa ma per dar vita a un’altra Europa e credo che il NO secco uscito dalle urne debba far riflettere non solo la classe dirigente greca ma soprattutto il board della UE al quale arriva un invito chiaro e diretto a cambiare rotta.
Tsipras ha aperto una strada nuova e c’è da augurarsi che quel buontempone del nostro Premier questa sera abbia imparato qualcosa sul valore che sembra ancora avere la parola democrazia.
Quel Renziche nell’ultima settimana nei giorni pari abbracciava il suo amicone Tsipras e nei giorni dispari correva dietro alla cancelliera Merkel affannandosi a dire (per essere il primo dei paggetti) che il referendum in Grecia non era null’altro che uno sbaglioe che lui non lo avrebbe fatto.
Sappiamo dai tempi del giochino a Letta quanto la coerenza non sia parola conosciuta da pinocchietto Renzi ma questa sera dalla Grecia arriva un messaggio altrettanto chiaro anche per il più incoerente dei Premier che mai l’Italia abbia avuto, quello che il volere del popolo è sovrano!
Certo che per essere un suo amicone, al buon Matteo, Tsipras gli ha rifilato uno schiaffone mica da ridere!
Se avete programmato nei prossimi mesi una vacanza a Londra e siete appassionati di cinema vi segnalo che la metropoli multietnica celebra Audrey Hepburn (1929-1993) con una mostra fotografica che racconta per immagini la sua carriera cinematografica e l’impegno come ambasciatrice Unicef.
Le oltre 70 immagini in mostra alla National Portrait Gallery documentano i percorsi della vita di quella che rimane una indimenticabile icona di stile; la vedrete mentre muove i primi passi come giovanissima modella e poi attraverso una miscellanea di fotografie, copertine di riviste di moda, articoli di giornali e locandine dei suoi film.
La mostra si avvale anche degli scatti dei più importanti fotografi al mondo quali Richard Avedon, Cecil Beaton, Terry O’Neill, Norman Parkinson and Irving Penn.
La mostra ha avuto il supporto della Bernard Lee Schwartz Foundation e del Audrey Hepburn Exhibition Supporters Group e la sua organizzazione è avvenuta con il supporto di Audrey Hepburn Estate / Luca Dotti & Sean Hepburn Ferrer ( la fondazione dei figli Sean Hepburn Ferrer e Luca Dotti).
La mostra sarà aperta fino al 18 ottobre 2015 Biglietti:
Tickets with donation* Full price £10 / Concessions £8.50
Tickets without donation Full price £9 / Concessions £7.50
Concessions include: senior citizens (over 60), students, children 12–18 years.
Orario di apertura
Giornalmente 10.00 – 18.00
Giovedì e venerdì fino alle 21.00.
National Portrait Gallery St Martin’s Place London WC2H 0HE 020 7306 0055
Il catalogo della mostra pubblicato il 2 luglio 2015, composto da 192 pagine e 145 illustrazioni è disponibile per essere acquistato presso i negozi della Galleria al prezzo di £29.95 con copertina rigida e £19.95 nella versione in brossura, volendo lo si può acquistare anche online quando si prenota il biglietto.
Stefano Fassina il calimero del PD dopo aver lasciato il partito ha rotto gli indugi e si è fatto grande promuovendo al teatro Palladium alla Garbatella un incontro dal tema “Scuola lavoro democrazia, futuro a sinistra” a cui hanno partecipato Pippo Civati, Cofferati, esponenti di SEL e Rifondazione comunista, oltre a una nutrita schiera di militanti che hanno stracciato la tessera del PD.
Il leader in pectore della nuova sinistra non ha scelto una data a caso per la sua presentazione, ma lo ha fatto il 4 luglio che come lui stesso ha spiegato: “Oltre all’Indipendenza degli Stati Uniti oggi celebriamo anche l’indipendenza da una sinistra rassegnata e subalterna”. Fassina davanti ad una sala gremitissima non ha usato giri di parole ma anzi è andato diritto al problema affermando: “Stiamo costruendo un partito di governo che mette insieme la sinistra vera. Quella alternativa a Renzi, che di sinistra non ha nulla”.
Nel suo intervento l’ex vice ministro dell’Economia del Governo Letta ha citato Edoardo Bennato e la sua celebre “L’isola che non c’è” per lanciare il messaggio che la nuova formazione politica che si materializzerà subito dopo la pausa estiva nasce proprio per andare verso quell’isola che oggi non c’è e nella quale potranno coabitare le diverse anime della sinistra che nulla condividono con il PD di Renzi.
Quello che si apprestano a lanciare Fassina, Civati e & co. è un progetto politico molto interessante che potrà portare a risultati da doppia cifra elettorale nel momento in cui saprà imbarcare nel viaggio verso l’isola la moltitudine di naufraghi della sinistra che si sono visti costretti a scendere da un barcone, quello del PD, che fa acqua da tutte le parti. Renzi ha fatto spallucce, ma è chiaro a tutti che ha accusato il colpo, tanto che dopo l’annuncio dell’addio di Fassina al PD si è affrettato a dire ai componenti del suo cerchio magico di non attaccarlo pubblicamente e se possibile di non commentare e non è difficile capire il motivo di questo suo atteggiamento.
Infatti se l’uscita di Pippo Civati è stata bollata dall’entourage di Renzi con la più classica delle battute: “ se ne è andato perché ha perso la corsa per la segreteria e perché non conta nulla” quella di Fassina è una defezione di quelle che può fare male e soprattutto nata per dare voce ai tanti militanti che non si riconoscono più in un PD che sa molto di Fanfani e poco o niente di Berlinguer.
Ecco allora che diventa estremamente controproducente per Renzi e combriccola dare contro a chi come Fassina ha messo da parte gli interessi personali per portare avanti quell’idea di sinistra che non si riconosce per nulla nelle riforme portate avanti dal Governo Renzi. Fassinapuò essere simpatico o antipatico ma sicuramente è una persona coerente con le proprie idee e rispettoso degli impegni presi a suo tempo con gli elettori (alle primarie per le politiche del 2013 a Roma città fu il più votato con oltre 11.000 preferenze) non ci ha pensato due volte a lasciare un partito in cui le differenze non vengono rispettate ma anzi fatte oggetto di sberleffi.
Fossi in Renzi comincerei a guardarmi a sinistra con una certa apprensione visto che la sua luna di miele con una parte della metà degli italiani è pressoché finita, come recitano i sondaggi che vedono lo sgretolamento costante del suo consenso.
Tra i tanti hastag lanciati dal premier Renzi dal giorno del suo insediamento a Palazzo Chigi quello relativo a #labuonapolitica si può considerare uno dei più gettonati e secondo come importanza solo al fantastico #staisereno con cui buttò giù dal palazzo Letta.
Se #staisereno fu un hastag di sostanza (te lo mando e ti soffio il posto) al contrario #labuonapolitica è quello che maggiormente rappresenta l’essenza di quel Renzismo che si basa sul nulla e che può essere catalogato come “just an illusion“ (prendendo in prestito il titolo della canzone più famosa degli Imagination lanciata nel 1982). #labuonapolitica è quella con cui Renziafferma di voler cambiare l’Italia in meglio, affidandosi a processi innovativi che vadano a scardinare il vecchio sistema!
Peccato che in questi giorni pinocchietto Renziabbia messo in atto una mossa che con #labuonapoliticanon ha nulla a che vedere ma anzi ricorda i vecchi maneggi di democristiana memoria con cui venivano distribuiti gli incarichi di peso sulla base delle indicazione d’ordine fornite dai poteri forti.
E’ il caso delle dimissioni obbligate a cui è stato sottoposto il presidente della Cassa Depositi e Prestiti( nonchè di Metroweb), Franco Bassaninipolitico di lungo corso e socialista votato alla causa del PCI. Franco Bassanini è stato Onorevole dal 1979 al 1996 ( VIII,IX,X,XI,XII legislatura), Senatore dal 1996 al 2006 ( XIII e XIV legislatura), nonché Ministro per la funzione pubblica dal 1996 al 2001 (nei governi Prodi I, D’Alema II e Amato II), mentre la di lui moglie Linda Lanzillotta ( ha cambiato 7partiti dall’inizio della sua attività politica ad oggi: Unione Comunisti Italiani, PSI, Democrazia e Libertà – La Margherita, PD, Alleanza per l’Italia, Scelta Civica, PD) attuale Vice Presidente del Senato siede in Parlamento dal 1996 ( XV,XVI,XVII legislatura) ed è stata Ministro per gli affari regionali dal 2006 al 2008 (Governo Prodi).
Per dirla in parole povere le Fondazioni bancarie d’intesa con il premier Renzihanno deciso la destituzione di Bassaniniper fare spazio a Claudio Costamagna, già consigliere di amministrazione di Bulgari, del Gruppo Il Sole 24 Ore, di Autogrill, di DeA Capital tutte società quotate sulla Borsa italiana. Costamagna ha lavorato in Citibank, Montedison e Goldman Sachs, colosso della finanza mondiale dove, entrato nel 1988 come responsabile dell’investment banking per il mercato italiano ne è uscito dopo vent’anni con la stessa carica ma estesa all’intera area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa).
Attualmente è Presidente di Salini Impregilo Spa ( che costruisce anche opere per enti locali finanziati dalla Cassa depositi ) e siede anche nel consiglio di amministrazione di Luxottica, FTI Consulting Inc, Virgin Group Holdings Ltd.
Per allontanare Bassanini dalla cassaforte d’Italia il premier Renzinon si è affidato a un tweet ma lo ha fatto con un comunicato ufficiale che recita: “Ho parlato col Presidente Bassanini dell’esigenza – avvertita dal Governo e dalle Fondazioni bancarie – che tale processo sia accompagnato da una riflessione più ampia sulla governance della Cassa. Gli ho anche prospettato la mia intenzione di continuare ad utilizzare le sue competenze ela sua esperienza al servizio del Paese per altri incarichi. Bassanini si è dichiarato disponibile a favorire questo processo di rinnovamento, scegliendo per il momento di lavorare a Palazzo Chigi con l’incarico di “consigliere speciale” del Presidente del Consiglio. È mia intenzione affidargli divolta in volta il compito di predisporre analisi, proposte e soluzioni suspecifici problemi, continuando a dare il suo contributo alla realizzazione del Piano Banda Ultralarga”.
Della serie ti trombo dalla Cassa Depositi e Prestitiperché non sei “funzionale” ma ti nomino “consigliere speciale” del Presidente del Consiglio per la Banda Ultralarga!
Beh se questa è #labuonapolitica visto quello che sta succedendo in Europa e in Grecia a proposito del potere delle banche credo che sia veramente il caso di preoccuparsi.
SEDE CDP CASSA DEPOSITI E PRESTITI TARGA
un giornalista in viaggio che non sopporta gli ombrelli