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Sara Mead

 

Sara Mead è una pittrice scozzese che ha vissuto fino al 2007 a Paisley nel  Renfrewshire una delle 32 aree amministrative della Scozia, per poi trasferirsi a Moseley, un sobborgo di Birmingham.
Ha iniziato a dipingere con continuità dal 1999 supportata ed incoraggiata da Tom Shanks, rinomato acquarellista scozzese.
Nei suoi dipinti ama spesso ritrarre dettagli della vita quotidiana dei piccoli porti, usando tonalità calde ed appassionate che riflettono le emozioni tipiche dei paesaggi marinari.
Ha partecipato a svariate mostre in Scozia e i suoi lavori sono esposti in molteplici gallerie del Regno Unito.

 

 

Sara Mead is a Scottish paintress who lived until 2007 in Paisley in Renfrewshire one of the 32 administrative areas of Scotland, then moved to Moseley, a suburb of Birmingham
She  started painting with continuity since 1999 supported and encouraged by Tom Shanks, a renowned Scottish watercolorist
In her paintings she often loves to portray details of the daily life of small ports, using warm and passionate tones that reflect the typical emotions of sea landscapes
She has participated in various exhibitions in Scotland and his works are exhibited in multiple galleries in the United Kingdom

 

Come nasce un Rapala

marchiorapalaVi siete mai chiesti come nasca un Rapala, termine con cui è comunemente indicata l’esca artificiale più conosciuta nel mondo; credeteci, se vi capiterà di andare in Finlandia non lasciatevi scappare l’opportunità di visitare la fabbrica in cui vengono costruiti questi autentici gioielli super perfetti.
La fabbrica Rapala si trova a VAAKSY, un piccolo paesino situato nel comune di ASIKKALA a circa 150 km da Helsinki; viaggiando in macchina lungo la superstrada per Lathi occorrono circa due ore per arrivarvi dalla capitale.
La fabbrica di Vaaksy è nata nel 1949 fondata da Lauri Rapala l’inventore del Rapala ( clicca sul nome per leggere la sua storia ); l’azienda nel corso degli anni è sempre stata guidata dalla stessa famiglia, per cui l’ingegno del capostipite Lauri non è andato perso ma anzi si è tramandato di padre in figlio.
Nella fabbrica trovano lavoro circa 350 operai di cui ben 300 sono donne, e questa massiccia presenza di mano d’opera femminile è dovuta al fatto che la costruzione delle esche comporta un lavoro minuzioso, fatto di abilità manuale, precisione e molta pazienza, insomma un insieme di caratteristiche che più facilmente sono reperibili nella donna.
La stragrande maggioranza degli abitanti della zona lavorano alla Rapala e di questa opportunità loro concessa, gli operai sono riconoscenti alla famiglia Rapala ed in particolar modo al vecchio Lauri al quale è stato eretto in segno di riconoscenza un monumento in un piccolo parco del paesino.
Annualmente escono dalla fabbrica quasi dieci milioni di pezzi, mentre ogni anno vengono immessi sul mercato due nuovi modelli che vanno ad arricchire il catalago che conta più di 600 modelli diversi.
La visita guidata alla fabbrica inizia da una piccola casetta in legno dove sono messi in bella mostra gli attrezzi artigianali con cui Lauri Rapala costruì negli anni trenta i primi rudimentali pesciolini in legno; tra i vari attrezzi spicca un vecchio filatoio a mano arricchito da una striscia di carta vetrata applicata intorno alla ruota più picccola, con questo attrezzo Lauri rifiniva e levigava ogni singolo pezzo.
Poco lontano accanto ai quadri contenenti i modelli più famosi e quindi più richiesti nel corso degli anni troviamo in una piccola tecla, perfettamente conservato ” il primo Rapala ” costruito da Lauri nel lontano 1936.
Il solo pensiero che questo modello sia stato costruito dalle mani di quel giovane boscaiolo-pescatore quasi sessant’anni fa ci permette di capire di quale ingegno possa essere stato dotato quest’uomo che imparò a scrivere e leggere correttamente grazie alla propria moglie che gli impartiva amorevoli lezioni durante le lunghe e gelide serate dell’inverno finlandese.
Il giro della fabbrica continua con la visione delle varie fasi lavorative necessarie per la realizzazione di ogni singolo pezzo finito.
Mediamente sono circa venticinque i passaggi lavorativi necessari per ottenere un prodotto finito, a cui si assommano nei diversi stadi del procedimento di produzione qualcosa come dieci controlli molto severi, che non vengono effettuati occasionalmente ma al contrario sono tutti programmati nei tempi e nei modi previsti dai ritmi della produzione.
Il corpo dell’esca è in legno di balsa, molto leggero ma al tempo stesso compatto e solido; la produzione dei corpi si ottiene facendo passare dei listelli di legno all’interno di apposite macchine tornitrici che modellano i corpi in varie forme e dimensioni, i listelli di legno di balsa vengono acquistati in notevoli quantità in Ecquador.
L’anima metallica dell’esca il cosidetto “scheletro” è formato da una armatura di acciaio inossidabile che comprende i tre attacchi nasale, ventrale e caudale per le ancorette e l’attacco di congiunzione fra i due settori nei modelli snodati.
Lo scheletro contiene poi nella sua parte anteriore una zavorra di piombo che viene dimensionata e posizionata in maniera diversa a seconda delle caratteristiche peculiari di ogni singolo modello.
La paletta che viene fissata saldamente al corpo è di plastica ad alta resistenza nei modelli normali, mentre nel modello Magnum è in metallo.
Le ancorette sono decisamente robuste e munite di punte estremamente accuminate; il fissaggio delle ancorette agli anelli caudali e ventrali viene realizzato mediante dei particolari moschettoni anulari a scorrimento circolare che consentono all’esca una notevole libertà di movimento in acqua.
Quindi ricapitolando, una volta che si è ottenuto l’artificiale grezzo dai listelli di legno di balsa lo stesso viene fatto passare alle varie fasi della lavorazione che prevedono l’inserimento dello scheletro, la piombatura, l’attacco delle ancorette e della paletta, la colorazione e lo strato di vernice protettiva.
Vale la pena di ricordare che nella fase di colorazione dell’esca, gli occhi di ogni singolo artificiale vengono realizzati a mano dalle operaie con un pennellino; le vernici ed i materiali utilizzati per la colorazione dei vari modelli e in particolar modo lo strato di vernice protettiva che viene applicato per ultimo sono di altissima qualità e soprattutto sono quanto di meglio l’industria chimica può offrire per garantire una perfetta conservazione dei colori nelle peggiori condizioni ambientali.
A lavorazione ultimata l’esca prima di poter passare al reparto confezionatura deve passare indenne le prove in vasca; questa fase della produzione è quella in cui si evidenzia in modo incredibile il perfezionismo della Rapala, pensate che ogni singolo pezzo viene provato in acqua in apposite vasche per testarne la navigabilità.
Esistono due tipi di vasche, quelle normali a forma di tunnel e quelle circolari in cui viene simulato il lavoro che deve fare l’artificiale quando si trova in corrente; l’esca per essere testata viene attaccata ad una piccola cannetta manovrata da un collaudatore.
Sono 40 i collaudatori che dotati di una elevata esperienza sono in grado di notare la pur minima anomalia nel comportamento dell’esca in acqua; in questa fase il collaudatore può intervenire sull’artificiale con apposite regolazioni che lo portino a nuotare in acqua secondo dei canoni predeterminati ed inderogabili.
In pratica questa procedura di collaudo serve a far sì che tutti i modelli di una serie si comportino in acqua nella stessa maniera; le esche che nonostante le regolazioni del collaudatore continuano a muoversi in maniera difforme allo standard prestabilito vengono scartate.
A questo punto l’artificiale testato viene inserito in appositi contenitori ed avviato al reparto confezionatura, dove una volta inserito nella caratteristica scatola box sarà pronto per essere commercializzato assieme agli altri 49.999 pezzi prodotti in ogni singola giornata lavorativa.

Happy birthday Tivoli!

Tivolis Hovedindgang

Oggi 15 agosto, il celebre parco divertimenti nel cuore di Copenhagen compie 175 anni
Dal 15 agosto 1843, i famosi Giardini di Tivoli, regalano emozioni e divertimento a piccoli e grandi visitatori
175 anni di attività non sono un’impresa da poco, e il Tivoli ha deciso di celebrare questo anniversario speciale con  tanti eventi e nuovi spazi all’interno del parco, tra questi la parata dell’anniversario o il Tivoli Corner e il Nimb Roof, la terrazza sul tetto dell’omonimo Hotel
Oggi  i Giardini ospiteranno un bellissimo spettacolo del New York City Ballet, quest’anno unica performance europea della prestigiosa compagnia, mentre nel weekend il protagonista sarà Rasmus Klump, il personaggio preferito dai bambini danesi, un adorabile orso bruno in pantaloni a pois rossi

Today, August 15th, the famous amusement park in the heart of Copenhagen is 175 years old
From 15 August 1843, the famous Tivoli Gardens, give emotions and fun to young and old visitors
175 years of activity are not a new feat, and Tivoli has decided to celebrate this special anniversary with many events and new spaces inside the park, among them the anniversary parade or the Tivoli Corner and the Nimb Roof, the roof terrace of the homonymous hotel
Today the Gardens will host a beautiful show of the New York City Ballet, this year the only European performance of the prestigious company, while at the weekend the protagonist will be Rasmus Klump, the favorite character of Danish children, a lovely brown bear in red polka dot pants

 

 

Senza parole!

Ho viaggiato su questo ponte migliaia di volte quando lavoravo a Genova, code interminabili, traffico impressionante, una manutenzione continua con cantieri sempre aperti nel corso degli anni … ma oggi nel 2018 in Italia si muore ancora per l’imperizia di qualcuno e come al solito verremo inondati da un fiume di parole che non serviranno a lenire il dolore di quanti hanno perso i loro cari
E’ venuta giù l’intera campata centrale di una struttura costruita negli anni sessanta e dopo un’ora dalla tragedia è partito puntuale il solito ritornello relativo alla mancata manutenzione e prevenzione!
Gente che non fa che parlare da anni di grandi opere e poi non si riesce a mettere in sicurezza opere vetuste e oberate da carichi di traffico impressionanti!
Senza parole!

I have traveled on this bridge thousands of times when I was working in Genoa, endless queues, impressive traffic, constant maintenance with building sites always open over the years … but today in 2018 in Italy you still die from someone’s inexperience and as usual we will be inundated by a river of words that will not serve to soothe the pain of those who have lost their loved ones
The entire central span of a structure built in the sixties has come down and after one hour from the tragedy the usual refrain on the lack of maintenance started on time!
People who do nothing but talk about years of great works and then you can not secure old works and overloaded with loads of impressive traffic!
Without word!

 

Governo – Mattarella è andato oltre!

Credo che lo spettacolo che la politica offre in queste ore sia uno dei peggiori che si sia mai visto da anni, non fosse altro per il fatto che quasi la metà degli elettori non comprende perché non possa partire un governo capace di ottenere la maggioranza piena nei due rami del Parlamento.
Come sempre una certa stampa si è affrettata subito a correre in soccorso dell’emerito Presidente Mattarella bollando come “costituzionalisti da tastiera” la marea di cittadini che hanno invaso i social per manifestare il loro disappunto nei confronti di una decisione che appare del tutto politica e quindi non pertinente con i paletti che la Costituzione riserva alla più alta carica dello stato.
Accanto ai pareri di questa massa di cittadini ignoranti, di cui io stesso faccio parte, c’è però anche quello rilasciato ai microfoni di Class Cmbc dal costituzionalista Valerio Onida professore di diritto costituzionale alla Statale di Milano, già Presidente della Corte Costituzionale nel biennio 2004/5.
Il professor Onida per farla breve, ha dichiarato (come riporta Milano Finanza) “impropria” la scelta di Mattarella, aggiungendo che il Presidente si è opposto a Savona per ragione politiche e che il governo non è una dipendenza del capo dello Stato.
In queste ore la stampa ed alcuni politici da salotto televisivo stanno tentando di far passare la notizia che gli italiani sono schifati da questo modo di fare politica addossando però la colpa di quanto è accaduto a quei due irresponsabili di Di Maio e Salvini che sarebbero dei dilettanti allo sbaraglio.
Credo che gli italiani al contrario abbiano capito benissimo cosa sta succedendo e non capiscano il perché due forze politiche con una maggioranza in Parlamento non possano far partire un governo legittimato dal voto degli italiani.
Giusto per capire meglio questi due dilettanti mi sono preso la briga di fare due conti sul seguito che i due esponenti politici hanno sui social e sono venuti fuori dati oltremodo interessanti che raccontano come le due dirette video rilasciate su facebook da Di Maio e Salvini subito dopo il diniego di Mattarella abbiano ottenuto rispettivamente 7,8 milioni di visualizzazioni per Di Maio e 4,5 milioni per Salvini, mentre per la cronaca quella del neo senatore Renzi dal suo studio al Senato (quel Senato che voleva abolire) nella quale tenta di ridicolizzare quei competitor che di fatto lo hanno asfaltato, ha ottenuto poco più di 800 mila visualizzazioni.
Ma il dato che dovrebbe far riflettere certa stampa e i dirigenti delle maggiori reti televisive è che Di Maio e Salvini con due dirette raggiungono più di 12 milioni di cittadini mentre giusto per capire la portata di tale dato, il totale dei telespettatori dei principali TG delle 20 di ieri sera (29 maggio) pareggia tale cifra :
TG1       Ore 20.00 4.765.000
TG2       Ore 20.30 2.269.000
TG5       Ore 20.00 3.831.000
TGLA7 Ore 20.00 1.845.000
Se poi vogliamo capire meglio l’entità del seguito che hanno i leader giallo-verdi basta dare uno sguardo agli ascolti delle principali trasmissioni politiche della serata:
Porta a Porta seguito da 1.160.000
DiMartedì      seguito da 3.003.000
8 e ½                seguito da 2.298.000
I cittadini per quanto schifati possano essere hanno capito che le notizie è meglio andarle ad ascoltare direttamente dalla fonte che le rilascia e la decisione assunta dal Presidente Mattarella non potrà che dare maggiore voglia ai cittadini di spingere per il cambiamento, spianando di fatto la strada a Lega e M5S per ottenere una sorta di plebiscito quando si tornerà a votare.
Ho già scritto che il Presidente Mattarella è sotto scacco e se non vuole che lo scacco diventi “matto” ha solo una strada da percorrere, permettere che possa nascere un governo politico subito, senza dover ricorrere ad elezioni anticipate perché se così non fosse queste due forze politiche non tarderanno a presentargli il conto da qui a pochi mesi e sarà un conto non facile da pagare perché potrebbe mettere a rischio la sua permanenza al Quirinale.

 

Doccia Gel

Mattarella sotto scacco ..

In queste ore sono stati scritti fiumi di parole sulla decisione assunta dal Presidente Mattarella che ha di fatto cassato il governo giallo-verde che stava per nascere a guida Lega – Movimento 5 Stelle perché a suo dire il Prof. Savona destinato al ministero dell’Economia avrebbe potuto in qualche modo con le sue idee compromettere la permanenza dell’Italia all’interno del sistema euro.
Non bisogna essere dei costituzionalisti per comprendere che sotto il profilo costituzionale il Presidente Mattarella ha esercitato un diritto di veto che gli è concesso dalla Costituzione ma al tempo stesso è opportuno sottolineare che il Presidente della Repubblica nomina i ministri su proposta del Presidente del Consiglio che essendo espressione politica in questo caso di due forze politiche che hanno la maggioranza in Parlamento diventa di fatto il responsabile politico del governo che andrà ad operare e il cui operato dovrà unicamente essere giudicato dal Parlamento attraverso il voto di fiducia e quindi dai cittadini di cui il Parlamento è di fatto espressione diretta.
Quindi se non si può discutere l’aspetto formale della decisione assunta dal Presidente Mattarella si può di contro e legittimamente contestarla sotto il profilo politico.
Ma la vera notizia è che il Presidente Mattarella ha gestito in maniera pessima l’intera situazione venutasi a creare dopo il voto del 4 marzo e credo che i consiglieri che lo hanno indirizzato sulla tattica da seguire oggi avranno da recitare un grandioso mea culpa perché il Presidente ha fatto un filotto di errori incredibili arrivando a ricevere di fatto una sorta di scacco matto che se non si perfezionerà nelle prossime ore vista l’incertezza che sta aleggiando intorno alle sorti di Cottarelli di sicuro gli arriverà il giorno dopo le nuove elezioni quando le stesse forze politiche di ieri si ripresenteranno al Quirinale per far partire un governo con gli stessi componenti e a quel punto per il Presidente sarà la fine perché è impensabile che si possa bocciare nuovamente un governo che è espressione del voto dei cittadini.
Mattarella esce sconfitto da questo braccio di forza con Lega e Movimento 5 Stelle anche se Cottarelli fosse in grado in extremis di formare un governo fantasma che durerà giusto il tempo per tornare alle elezioni.
Il Presidente è finito all’angolo e sarà molto difficile in futuro poter riavviare un dialogo in qualche modo sereno con delle forze politiche che ne stanno chiedendo l’impeachment e che paradossalmente saranno quelle che dovranno costituire un governo dopo le elezioni anticipate.
Mattarella si è cacciato da solo in un vicolo cieco, per non aver seguito le indicazioni ricevute dai cittadini con il loro voto, perché ben altra storia si sarebbe avuta se avesse affidato l’incarico in prima battuta a Di Maio ed in seconda a Salvini, già sapendo che avrebbero fallito entrambi per il gioco dei veti incrociati, spianandosi così di fatto la strada per poter dare un incarico ad un terzo soggetto per formare un governo del Presidente in attesa delle nuove elezioni.
Seguendo questa strada il governo Cottarelli avrebbe potuto ottenere il via libera in Parlamento per traghettare il paese verso nuove elezioni mentre oggi questo nascente governo del Presidente targato Cottarelli rischia di non prendere nemmeno un voto di fiducia al Senato e anche un bambino è in grado di capire che se il governo del Presidente non ottiene alcun voto di fiducia il primo ad essere sfiduciato dal Parlamento è proprio quel Presidente della Repubblica che ha detto no a un governo in grado di avere una maggioranza in Parlamento per mandare allo sbaraglio un governo senza nessuna possibilità di sopravvivenza.
Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che lo spread continua a salire nonostante il Prof. Savona sia a casa appare del tutto evidente che la decisione assunta dal Presidente Mattarella si sia rilevata un vero e proprio boomerang.
Che il Presidente Mattarella sia sotto scacco è ormai evidente e lo scacco diventerà matto nel momento in cui il giorno dopo le nuove elezioni le stesse forze politiche si ripresenteranno da lui per formare nuovamente un governo, perchè a quel punto Mattarella non potrà nuovamente opporre un rifiuto.

White Musk / Muschio Bianco

 

 

 

Governo una poltrona per TRE

Da oggi il Presidente della Repubblica Mattarella inizierà le consultazioni al Quirinale per cercare di trovare una soluzione condivisibile tra le varie forze politiche che aspirano a formare un nuovo Governo che possa presentarsi con i numeri necessari per poter ottenere una fiducia ampia in entrambi i rami del Parlamento.
La strada sembra quantomeno tracciata non fosse altro per il risultato uscito dalle urne nella recente consultazione elettorale, che racconta di un successo netto del M5S che ha ottenuto da solo il 32% dei consensi e di un altrettanto successo della coalizione di centro-destra che ha ottenuto il 37% sommando i voti ottenuti dai partiti che la compongono.
Questo risultato double-face si presta a due differenti letture: la prima vedrebbe come naturale conseguenza l’assegnazione dell’incarico a Luigi Di Maio in quanto candidato premier del partito che ho ottenuto da solo 1/3 dei voti degli italiani, la seconda altrettanto plausibile indicherebbe come assegnatario dell’incarico quel Matteo Salvini che a urne chiuse rivendica il diritto di diventare premier essendo il leader indiscusso della colazione che ha ottenuto in termini percentuali il maggior consenso da parte degli elettori.
Le recenti elezioni in tempi brevi dei Presidenti di Camera dei Deputati e Senato hanno fatto capire ai più che un accordo tra M5S e Lega può essere fattibile al fine di raggiungere una quadra per trovare i numeri necessari ad ottenere le dovute fiducie in entrambe le Camere.
Non sarà facile arrivare ad un accordo non tanto per la volontà dei due leader che hanno ben chiara la strada da percorrere per cavalcare il successo trovato nelle urne ma per tutti quelli che cominciano a gufare per cercare di rendere impraticabile la convergenza su una soluzione tecnicamente e politicamente   accettabile da ambo le parti.
E poi ci siamo noi italiani, che per anni abbiamo smanettato sulle tastiere di computer, smartphone e tablet per chiedere l’abolizione dei privilegi di chi fa politica e soprattutto dei costi incommensurabili che la stessa genera.
Sì noi italiani, che adesso che alla presidenza della Camera dei Deputati è arrivato un esponente del M5S, quel Roberto Fico che ha annunciato nella sua prima intervista di rinunciare alla indennità di mandato suppletiva e ad altri bonus diventiamo tanti piccoli Alessia Morani deputata del PD che su twitter posta : “Una domanda per il Presidente #Fico: se non ha cambiato abitudini e ha continuato a venire a Montecitorio con l’autobus, in questi 5 anni come ha fatto a spendere 15.180,60 euro di taxi e solo 314 di bus e Metro? Ci potrebbe spiegare? Grazie”.
Per la cronaca questa deputata, che fino a ieri era un giorno si e uno no in TV, è quella che ha consigliato (nel programma “Quinta colonna” su rete 4) ad una signora di 90 anni che con una pensione di 650 euro al mese non riesce ad arrivare a fine mese di andare in banca a ipotecarsi la casa.
Sempre questo personaggio ad agosto twittava “la legge Richetti per l’abolizione dei vitalizi sarà approvata in autunno” … e come tutti sappiamo quella proposta di legge è rimasta una proposta e basta.
Ma hai visto mai che sia la volta buona che vitalizi e prebende varie per senatori e deputati vengano riportati alla normalità e che un Presidente della Camera svolga il proprio ruolo come un normale cittadino imprestato alla politica per servire il proprio Paese e non per fare incetta di bonus e agevolazioni di ogni tipo per lui e per i propri famigliari.
Ho letto di tutto su Roberto Fico, anche che sarebbe un pericolo per i cittadini dal momento che si reca al suo lavoro di Presidente della Camera non sull’auto blu ma con l’autobus e quindi qualora fosse bersaglio di un malintenzionato metterebbe a rischio non solo la sua incolumità ma anche quella dei passeggeri.
Ora mi chiedo se chi scrive queste scemenze abbia mai sentito parlare della ministra svedese che venne uccisa da uno scriteriato mentre da sola stava facendo la spesa in un supermercato, o se abbia contezza che a differenza dei paesi nordici dove i ministri girano per strada da soli o al massimo accompagnati dal loro assistente in Italia l’ultimo degli ultimi dei sottosegretari quando si muove per far rientro nel suo collegio elettorale e accompagnato come minimo da una macchina di scorta , quando non sono due.
Tra qualche giorno Roberto Fico verrà blindato per ragioni di sicurezza dall’apparato statale, non lo so, per ora mi piace vederlo andare a Napoli in treno o alla Camera in autobus, propaganda elettorale? Non credo, gli italiani hanno già votato.
Certamente se non consentiranno a lui di muoversi così liberamente di sicuro farà in modo visto che ha i numeri per farlo di eliminare tante auto blu destinati a centinaia di signor nessuno.
Ma il problema per molti italiani e per quei politici che hanno sempre beneficiato dei privilegi riservati alla casta è che il neo Presidente della Camera ha speso nei cinque anni di legislatura (2013-dicembre 2017) oltre 15 mila euro di taxi, che a far il conto della serva vuol dire che ha speso circa 280 euro di taxi al mese in una città come Roma, cifra che divisa per 20 giorni lavorativi si riduce ad una bazzecola come direbbe Totò.
Ma diciamo le cose come stanno, qualcuno fuori e dentro il Palazzo comincia a realizzare che questi del M5S avendo la maggioranza quasi totale dell’ufficio di presidenza della Camera metteranno in pratica quello che hanno promesso in campagna elettorale e partiranno con quei tagli annunciati per anni, ma mai realizzati, da chi li ha preceduti nella stanza dei bottoni.
Oppure vogliamo parlare di chi voleva rottamare l’intera classe dirigente per rilanciare l’Italia ed è rimasto a sua volta rottamato e non poteva essere diversamente, perché quando poi si è costretti a candidare un Pier Ferdinando Casini che siede in Parlamento da 35 anni per vincere il collegio uninominale di Bologna la gente capisce quanto possa essere poco credibile chi predica bene ma razzola male.
I nemici più grandi Di Maio e Salvini li hanno all’interno del Palazzo e se vorranno andare avanti per la loro strada che è poi quella indicata dagli elettori nelle urne, dovranno trovare una sintesi politica, magari pensando ad una staffetta di metà legislatura blindandosi a vicenda come vice di chi farà il premier per primo oppure facendo entrambi un passo indietro per tallonare da vicino a loro volta come vice premier un soggetto terzo chiamato a guidare il Governo.
Se una di queste due strade non sarà praticabile non resterà che dare nuovamente la matita agli elettori e credo che in questo caso saremo chiamati a votare su una sorta di ballottaggio tra M5S e Lega.
A chi conviene?

La fattoria dei malfattori

la fattoria dei malfattoriJalmari Jyllänketo, ispettore capo dei servizi segreti finlandesi, è inviato nel cuore della Lapponia con una missione speciale: scoprire cosa si nasconde dietro la Palude delle Renne, un vecchio kolchoz ora trasformato in una fiorente azienda agricola biologica. Corre voce che la proprietaria Ilona Kärmeskallio, eroica paladina dell’ecosostenibile, abbia ucciso il marito con le proprie mani e commesso le peggiori atrocità. Vestiti i panni di ispettore bio, l’agente segreto s’infiltra con piacere in questo paradiso salutista, che con funamboliche tecniche agrarie ricava dalla terra artica le migliori erbe aromatiche d’Europa e dove perfino la vecchia miniera di ferro scavata nelle viscere della montagna è stata convertita in un’avanguardistica fungaia. Non c’è che dire, la Palude delle Renne merita il più esclusivo bollino bio. Ma proprio nella fungaia c’è qualcosa che non torna: perché è sormontata da una torretta di guardia, avvolta da un silenzio spettrale e chiusa da un portone di acciaio? Da dove vengono le urla che Jalmari ha sentito nel suo labirinto di gallerie sotterranee? E cosa ci fanno a zappare la terra del kolchoz un noto parlamentare, un teppista nazi e il vescovo Röpelinen? Con la sua fantasia senza confini e il suo humour senza filtri, Arto Paasilinna torna a puntare la lente sulle più scomode domande aperte della società. E in un provocatorio viaggio dall’eco-paradiso agli inferi, dimostra a proprio modo, politicamente scorretto, come sostenere la bioagricoltura risolvendo l’eterno problema dei delitti e delle pene.

La fattoria dei malfattori (Hirttämättömien lurjusten yrttitarha) è uno dei tanti romanzi dello scrittore finlandese Arto Paasilinna.
Scritto nel 1998 è stato pubblicato in Italia dalla casa editrice Iperborea nel 2013.
Sono stato in Finlandia per la prima volta nel 1992 e posso dire avendola girata in lungo e in largo di conoscerla discretamente bene; ne ho ammirato la sua bellezza attraverso città e villaggi meravigliosi, fiumi impetuosi, una miriade di laghi, montagne da urlo e foreste, foreste, e poi ancora foreste che ti accompagnano e avvolgono mentre ci si spinge verso Nord e oltre il Circolo Polare Artico.
Mi ricordo la sensazione di monotonia che ho avuto nei primi due giorni di contatto con una natura così predominante, poi con il passare dei giorni osservando come vivessero quella condizione gli abitanti di villaggi distanti decine di chilometri gli uni dagli altri ho capito che una natura così avvolgente e a prima vista ostile la si può percepire solo ed unicamente come amica nel momento in cui si realizza che è parte integrante del proprio dna.
Sono ritornato in Finlandia mediamente ogni due anni e nel frattempo la lettura dei romanzi di Arto Paasilinna è stata fondamentale per poter meglio comprendere la quotidianità e la cultura di fondo dei finlandesi e per apprezzare sempre più un paesaggio ( penso ad esempio a quello della penisola di Koli) che molti ritengono affascinante giusto lo spazio di qualche minuto, ma dal quale non vedono l’ora di scappare per rituffarsi nel caos della loro “civiltà”.
Venendo al libro, Arto Pasillina è uno scrittore capace di non deludere mai!
Ha uno stile inconfondibile, una sorta di black humour di matrice britannica con il quale spinge il lettore alla riflessione sui grandi temi della vita e della nostra società, e poi che dire dei suoi personaggi sempre pronti con la dovuta tranquillità ad adattarsi alle situazioni più inusuali.
Con questo romanzo Arto ritorna sui livelli medio alti delle sue opere più riuscite ( penso a: Il Mugnaio urlante, L’anno della lepre e Il Miglior amico dell’orso).
Bella l’idea dell’ispettore di polizia che per svolgere le sue indagini si “traveste” da ispettore bio per tuffarsi in una serie di verifiche ufficiali in un’azienda agricola biologica nel cuore della Lapponia, pur sapendo quasi nulla di coltivazioni biologiche, concimi naturali e quant’altro attenga alla sfera delle coltivazioni biologiche.
Un romanzo piacevole, in cui scopriremo ciò che davvero nasconde quella fattoria, intuibile sin dal titolo.

La fattoria dei malfattori

Segnalo dello stesso autore:
L’anno della lepre (ed. orig. Jäniksen vuosi, 1975, trad.1994)
Il bosco delle volpi (ed. orig. Hirtettyjen kettujen metsä, 1983, trad.1996)
Il mugnaio urlante (ed. orig. Ulvova mylläri, 1981, trad.1997)
Il figlio del dio del tuono (ed. orig. Ukkosenjumalan poika, 1984, trad.1998)
Lo smemorato di Tapiola (ed. orig. Elämä lyhyt, Rytkönen pitkä, 1991, trad.2001)
I veleni della dolce Linnea (ed. orig. Suloinen myrkynkeittäjä, 1988, trad.2003)
Piccoli suicidi tra amici (ed. orig. Hurmaava joukkoitsemurha, 1990, trad.2006)
Il migliore amico dell’orso (ed. orig. Rovasti Huuskosen petomainen miespalvelija, 1995, trad.2008)
Prigionieri del paradiso (ed. orig. Paratiisisaaren vangit, 1974, trad.2009)
L’allegra apocalisse (ed. orig. Maailman paras kylä, 1992, trad.2010)
Le 10 donne del cavaliere (ed. orig. Kymmenen riivinrautaa, 2001, trad.2011)

 

ArtoPaasilinnaArto Tapio Paasilinna
Arto Tapio Paasilinna è nato il 20 aprile del 1942 a Kittilä in Lapponia.
È uno degli scrittori finlandesi più conosciuti all’estero, dal momento che parte della sua produzione è stata tradotta in 45 lingue.
Ha un passato da giornalista, poeta e guardiaboschi; autore di culto in Finlandia (dove ogni suo libro supera sempre le 100.000 copie), è molto amato anche all’estero per il travolgente humour e la capacità di raccontare ridendo anche le storie più tragiche.
Ha al suo attivo più di 30 romanzi, oltre a pièces teatrali e sceneggiature, ed è uno dei pochi scrittori finlandesi che vive unicamente della sua penna.
Nel 1994 gli è stato conferito in Italia il Premio Acerbi per “L’anno della lepre”, romanzo che ha superato le 120.000 copie in Italia e dal quale sono stati prodotti due film.
Vive alternando alla Lapponia e a Helsinki le sue sempre più frequenti tappe nei paesi più assolati del Sud, spesso anche in Italia.
I suoi libri generalmente riflettono la vita comune finlandese, e lasciano trasparire anche la difesa dell’ambiente e della vita naturale.
In Finlandia alcuni suoi romanzi sono stati trasformati in opere cinematografiche e televisive: “L’anno della lepre”, “Il mugnaio urlante” e “Lo smemorato di Tapiola”, mentre “Piccoli suicidi tra amici” è stato girato in versione più lunga per essere trasmesso come mini-serie televisiva.
“I veleni della dolce Linnea”, al contrario, è stato portato direttamente sul piccolo schermo.
Nell’ottobre del 2009 Paasilinna è stato ricoverato per un ictus e la conseguente emorragia cerebrale; dopo un lungo ricovero, lo scrittore è tornato a parlare e a camminare, ma la sua carriera artistica pare irrimediabilmente compromessa.
I suoi romanzi in Italia sono pubblicati dalla casa editrice Iperborea.

Binge drinking? …no grazie!

Il fenomeno del “ Binge drinking “- bere per ubriacarsi si sta affacciando anche in Italia dove un numero sempre maggiore di adolescenti e giovani beve con l’intento di ubriacarsi; nato nei Campus americani questo fenomeno con una certa rapidità si è propagato in Europa trovando spazio anche in quell’area mediterranea dove sino a qualche anno fa vigeva un modello di approccio all’alcol ritenuto da sempre come uno dei più salutari e cioè il bere moderate quantità di vino durante i pasti, ” modello ” che veniva addirittura salutato dagli scienziati come un ottimo coadiuvante per tenere in buona salute cuore e arterie.
Ma questo trend che ha accompagnato per oltre un secolo le abitudini alimentari degli italiani ha subito un brusco cambiamento negli ultimi anni, nel momento in cui il vino non lo si è più considerato un alimento al pari di pane e pasta.
La famiglia si è disabituata a consumare il pasto nella sua interezza, ognuno mangia in base ai propri orari ,il più delle volte in maniera sregolata, ed ecco quindi che molti adulti bevono al di fuori del pasto e gli adolescenti non fanno altro che seguirne l’esempio e del resto a loro supporto giungono film e pubblicità varie in cui l’alcol viene rappresentato come un innocuo divertissement, il più delle volte associato ad una sorta di espressione di successo sociale, è il trionfo dell’happy hour continuo che sforna a tutte le ore bevande alcoliche che mascherano nei loro colori sgargianti e nella loro veste un po’ trendy un elevato tasso alcolico.
Ecco quindi che il flasback nella nostra gioventù in cui a famiglia tutta riunita il nonno stappava la bottiglia di vino buono ed iniziava il giovincello ai sapori del vino, non si materializza più.Shots on a bar La brusca, per non dire tremenda realtà ci porta ai dati emersi da una serie di ricerche commissionate dal Ministero della Sanità al centro per la Promozione della salute e della ricerca sull’alcol dell’Istituto Superiore di Sanità: più di 700 mila adolescenti al di sotto dei sedici anni in Italia consumano alcol, di questi il 74% bevono il sabato sera e cosa assai più impressionante lo fanno anche il 67% dei ragazzini tra i 13 e i 15 anni; di questi bevitori imberbi il 20% lo fa con il preciso intento di ubriacarsi ed ecco che scatta l’appartenenza alla categoria dei ” binge drinking ” che sono gli individui che tracannano giù almeno sei bicchieri in un brevissimo spazio di tempo.
Il fenomeno come si può capire non è dei più edificanti e soprattutto avrà nel tempo un effetto devastante sui nostri giovani ( basti pensare che già oggi il 10% del totale dei decessi in giovane età in Italia è causato dall’abuso di alcol).
Vale quindi la pena che si corra al riparo finché si è in tempo, proibendo in maniera drastica la vendita dei super alcolici ai minori in qualsiasi locale pubblico, senza però andare a sprofondare nel ferreo proibizionismo che porterebbe a danni ben maggiori, basterà fare un’opera di acculturamento dei nostri giovani verso uno degli alimenti e sottolineo la parola alimento più importanti che abbiamo in Italia, il vino.
E di questo fardello dovranno farsi carico le istituzioni, ma anche le associazioni di produttori di vino, avvicinando i nostri giovani, nella maniera giusta e corretta, a questo nettare prelibato … da che mondo e mondo un buon bicchiere di vino non ha mai ammazzato nessuno….e allora insegniamo ai nostri ragazzi a bere un buon bicchiere di vino piuttosto che un miscuglio di bevande alcoliche che saranno pure fashion… ma anche capaci di produrre talvolta danni irreparabili.

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