L’Antologia di Spoon River compie cent’anni!

amazon2

antologia_di_spoon_river_edgar_lee_masters1Avere cent’anni e non dimostrarli è quello che succede a questa raccolta di versi che è tutt’oggi uno dei libri di poesia più amati e venduti del mondo.
Edgar Lee Masters ebbe la felice intuizione di raccontare (l’antologia contiene 19 storie che vedono come protagonisti ben 248  personaggi) la vita umana di un piccolo paesino dell’Illinois attraverso le voci dei suoi abitanti che essendo per lo più passati a miglior vita non hanno alcun motivo per mentire e quindi si raccontano con assoluta sincerità.
L’autore per scrivere la raccolta di versi si ispirò a persone veramente esistite nei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield nell’Illinois che appartenendo alle più svariate categorie di mestieri riescono a descrivere uno spaccato nudo e crudo di un piccolo “microcosmo” americano.
La versione definitiva venne pubblicata in America nel 1916 mentre in Italia fu pubblicata non senza problemi nel 1943 grazie alla traduzione di Fernanda Pivano, allieva di quel Cesare Pavese che convinse Giulio Einaudi a pubblicare il suo lavoro.
Si era in quei tempi nel periodo fascista e vigeva il divieto di far circolare testi stranieri, per cui quando il Ministero della Cultura Popolare scoprì la traduzione dell’Antologia di Spoon River ( nonostante il cambio del titolo in “Antologia di S. River” ) e di “Addio alle armi di Hemingway”, Fernanda Pivano fu arrestata.
Fabrizio De André che lesse l’Antologia in gioventù, nel 1971 insieme a Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani, rielaborò i testi di nove poesie, li musicò e li raccolse nell’album “Non al denaro non all’amore né al cielo”, liberamente tratto dall’Antologia di Spoon River.
Per chi ama la poesia quest’opera di Masters è un pilastro portante da cui partire non fosse altro per apprezzare come questo libro “sia qualcosa di meno della poesia e di più della prosa” come amava definirlo l’autore.
E’ un libro che non può mancare nella propria libreria e nel mio caso mi segue da una quarantina di anni; quando lo lessi per la prima volta, in un’epoca in cui internet e tutte le sue applicazioni erano ancora in embrione, mi aiutò non poco ad arricchire il mio vocabolario d’inglese, grazie alla traduzione a fianco di ciascun epitaffio originale.

Vini Vigna Dogarina

Antologia di Spoon River. Testo inglese a fronte

Non Al Denaro, Non All’Amore, Ne Al Cielo

Essere o non essere Charlie?

amatricedLa rete in questi giorni è stata squassata da un vera e propria turbolenza con migliaia di commenti al vetriolo a seguito delle vignette pubblicate dalla rivista francese Charlie Hebdo che non hanno risparmiato le zone del centro Italia colpite dal terremoto e soprattutto le vittime che sono state raffigurate come dei piatti di penne gratinate e al pomodoro o peggio ancora come delle lasagne farcite di morti.
Una vignetta che fa schifo incapace di trasmettere nel momento in cui la guardi quello che la satira dovrebbe suscitare, un momento di riflessione. Una vignetta sbagliata!
Vignetta che in Francia era passata del tutto inosservata, ma al contrario appena comparsa in Italia ha suscitato un tale pandemonio da costringere la rivista a pubblicare sulla propria pagina facebook due giorni dopo un’ulteriore vignetta che forniva una sorta di spiegazione per meglio comprendere la prima vignetta che a detta della rivista non era stata capita!
La seconda vignetta si rivolge direttamente agli italiani e recita: “Italiani, non è Charlie Hebdo che ha costruito le vostre case ma la mafia!”.
Questa ulteriore precisazione ha mobilitato ancora di più la rete e migliaia di persone che solo venti mesi fa hanno postato sulla propria pagina facebook il motto “JesuisCharlie” oggi lo sostituiscono con un il più consono “JesuisnepasCharlie”.
Quando Parigi e la redazione di Charlie Hebdo vennero prese d’assalto dai terroristi scrissi un articolo dal titolo “La strage di Parigi racconta che l’Europa è in guerra!” in cui invitato ad andare a rivedere con la dovuta calma le vignette pubblicate da Charlie Hebdo nel corso degli ultimi anni per scoprire che i giornalisti di questa testata non hanno pubblicato solo vignette irriverenti contro il mondo islamico o contro la chiesa o questo o quel politico, ma anche centinaia di vignette in cui invitavano i potenti a fare una seria riflessione sulle conseguenze che avrebbero potuto avere i continui interventi armati in quei paesi da cui attraverso propri emissari ( e non per un tragico destino ) sono stati barbaramente uccisi.
Charlie Hebdo è Charlie Hebdo e non cambierà mai, ma una vignetta dura lo spazio di un attimo ( mentre un terremoto ti segna per la vita), e in questo infinitesimo lasso di tempo deve essere in grado di promuovere una riflessione, talvolta può anche far sorridere ma se ci riesce è un di più, la satira è molto differente dalla comicità!
Prima del tragico assalto terroristico in cui fu sterminata la redazione, Charlie Hebdo aveva serie difficoltà economiche e andava in edicola tirando 10.000 copie.
La tragedia ha scatenato una catena di solidarietà a livello mondiale, tanto che grazie alla marea di donazioni il numero mandato in edicola dopo la tragedia fu tirato in un milione di copie.
Oggi Charlie Hebdo a venti mesi dalla tragedia è ritornata ad essere una rivista per pochi intimi, incapace tra l’altro di riuscire a sostituire in maniera adeguata gli autori che caddero sotto il fuoco dei terroristi.
Per carità, chi facendo il proprio lavoro non ha mai commesso un errore? Ma quella vignetta che raffigura le lasagne infarcite di morti a guardarla bene mi ricorda tanto quel “Macheronì” con cui venivano chiamati all’inizio del secolo i nostri migranti in Francia, e chissà che dentro non ci sia anche un pizzico d’invidia per quel sugo all’amatriciana servito su tutte le tavole del mondo e che per la sua semplicità suona come un affronto per chi si riempie la bocca citando piatti ( Soupe gratinée à l’oignon, Boeuf bourguignon, Tarte tatin, Bouillabaisse, Confit de canard, Coq au vin, Foie gras, Quiche Lorraine, Escargot à la bourguignonne) che per quanto elaborati e appetibili non sapranno mai trasmettere la goduria che sa dare un piatto di pasta all’italiana (che noi italiani ci sogniamo ad occhi aperti ogni qualvolta siamo in giro per il mondo).
La seconda vignetta, quella che ci ricorda che le nostre case sono costruite dalla mafia, fa parte della visione che molti stranieri hanno dell’Italia e degli italiani : “pasta,pizza,mafia e mandolini”, dove spesso e volentieri per mafia s’intende malaffare e corruzione.
E qui l’attimo di riflessione può scattare, basti pensare:
– a quelle risate che si scambiavano alle 4 del mattino, subito dopo il terremoto dell’Aquila, quegli imprenditori che già pregustavano lasagne infarcite di appalti per le loro aziende;
– a tutti quei tecnici che a suon di timbri hanno dato per sicuri edifici che sono miseramente crollati al suolo;
– a quella manciata di condannati per il disastro de L’Aquila che a ottobre vedranno cadere in prescrizione tutti i procedimenti non ancora portati a termine.
E che dire di un’Italia che a Messina a distanza di oltre cent’anni dal tragico terremoto del 1908 vede ancora in piedi nel quartiere dell’Annunziata le baracche tirate su dagli svizzeri e dai prussiani.
Ecco allora che quella seconda vignetta può diventare una sorta di manifesto di quello che rappresenta il terremoto per l’Italia, una marea di soldi pubblici distribuiti a raffica per mettere in sicurezza e ristrutturare territori ed edifici, finiti il più delle volte in prebende a tecnici e imprenditori.
Del resto fino a quando avremo politici ed esponenti del governo che vedono nel terremoto un volano per l’economia saremo sempre esposti al vignettista di turno!

Raggirata o sbugiardata?

amazon2

++ Roma: Raggi in fascia tricolore, onorata servire città ++Tempo addietro scrissi che il M5S mi ricordava ( non per la connotazione politica ma per il modo in cui è nato) per certi versi quel Partito dell’Uomo Qualunque che Guglielmo Giannini fondò nel 1946 come conseguenza naturale della fondazione del settimanale “L’uomo qualunque” che si proponeva agli italiani come il messaggero dell’antipolitica.
Alle elezioni amministrative del 1946 il Fronte dell’Uomo Qualunque ottenne un lusinghiero successo in termini di consensi e sempre nello stesso anno riuscì a far eleggere 30 deputati all’Assemblea costituente.
Poi nel breve giro di due anni il Fronte si disunisce, i suoi deputati confluiscono in altre formazioni e di fatto il movimento sparisce.
Nel’46 si partì da un settimanale mentre di fatto il M5S è partito da un Blog che attraverso la rete ha cominciato a lanciare il credo pentastellato.
Quello che sta accadendo in questi giorni a Roma non vorrei che fosse l’anticamera di uno sfaldamento del M5S.
Che governare Roma non sarebbe stata una passeggiata credo che Grillo e i maggiorenti del movimento lo avessero messo in conto, ma da come stanno andando le cose mi sembra che ci stiano mettendo del loro per vanificare la fiducia che i romani gli hanno accordato.
A ben guardare qualcosina che non quadra c’è e allora mi vengono spontanee alcune riflessioni:
– la Raggi non è una neofita della politica, avendo ricoperto l’incarico di consigliera comunale durante la consiliatura Marino e allora mi chiedo ma se ti candidi a fare il Sindaco vorrai prepararti per tempo una squadra fidata e irreprensibile con cui governare o no?
– in un solo giorno la giunta della Raggi ha perso per revoca il Capo di Gabinetto, e per dimissioni lassessore al bilancio e tre manager a capo delle partecipate Atac e Ama; ora in un’Italia della politica dove non si dimette mai nessuno appare del tutto strano che cinque soggetti si dimettano tutti lo stesso giorno;
– l’assessore Muraro sembrerebbe essere indagata e cosa non secondaria la Raggi pur essendone a conoscenza dal 19 luglio ha omesso di rendere pubblica la notizia;
– l’assessore De Dominicis nominato al posto del dimissionario Minenna sembra essere stato contattato per fornire la sua disponibilità da un avvocato amico della Raggi e non da lei stessa in prima battuta.
Credo che una esponente del M5S chiamata dai romani a governare la Capitale non possa permettersi situazioni di imbarazzo come queste, perché anche il solo pensiero che una di queste possa essere vera accomunerebbe il M5S a quel modo di fare politica che ha portato in tutti questi anni alla sfascio in cui versa Roma.
Che l’assessore Muraro dia le dimissioni penso sia un atto dovuto, non tanto per l’avviso di garanzia* ricevuto ma per il fatto di averlo nascosto, ma quello che più preme è che il Sindaco Raggi chiarisca in maniera definitiva cosa vuole fare da grande, se poi avesse anche l’umiltà di chiedere scusa sarebbe cosa buona e saggia!
Prima di andare in giro per il mondo a coltivare ambizioni future di governare il paese ( Di Maio a giro per il mondo) o calcare le piazze italiane in una sorta di eterna campagna elettorale (DiBattista) credo che i maggiorenti del movimento avrebbero dovuto stringersi intorno alla Raggi per consentirle di partire con il piede giusto alla guida di quella capitale che può essere veramente il trampolino di lancio per un futuro governo del paese.
Se però questa o quella nomina anche nel M5S deve rispondere ad interessi di correnti che si stanno creando tra i singoli componenti del direttorio o di quelli che sono contro al direttorio, beh è prevedibile che la fiducia ricevuta dagli elettori ben presto verrà revocata.
Che non sia facile districarsi in un ginepraio di interessi che ruotano intorno al governo della capitale è pacifico, come è altrettanto chiaro che proprio quelli che hanno mangiato e lucrato su Roma faranno di tutto e di più per rendere la vita difficile alla Raggi e poco importa che Giachetti e il PD se ne escano con frasi trionfali del tipo : “già si sapeva che ci sarebbero stati problemi” perché questi soggetti dovrebbero ricordare che proprio il PD ha mandato da un notaio i suoi consiglieri comunali a formalizzare le loro dimissioni al fine di defenestrare Marino che sarà stato un extra-terrestre o un incapace, ma anche l’unico che ha fatto segnare una diminuzione del debito pubblico ( sul Sole 24 ore nell’ottobre del 2015 il giornalista Gianni Dragoni propose una classifica giornaliera dell’aumento medio del debito attribuito agli ultimi quattro sindaci: Rutelli ha prodotto un aumento giornaliero di 892.937 euro, Veltroni di 416.476 euro, Alemanno di 450.160 euro, mentre Ignazio Marino è l’unico con il segno meno, avendo diminuito il debito ogni giorno di 13 mila euro).
Il M5S si è da sempre proclamato diverso da tutti gli altri partiti, come un movimento libero da condizionamenti e quindi capace di cambiare l’Italia, bene, ora deve dimostrare di riuscire dove gli altri hanno fallito ma per farlo il web, il Blog di Grillo e le consultazioni online servono a poco, a maggior ragione se in streaming ci va solo quello che ci deve andare ( non per esempio la riunione di questa sera).
Questa sera Di Maio aveva preannunciato la sua presenza al nuovo programma tv su RAI 3 “Politics” ma all’ultimo minuto trovando una scusa non si è presentato e così facendo non ha reso un buon servizio non solo agli italiani ma allo stesso movimento, perché così facendo si è messo sullo steso piano di quei politici che non sopportiamo più e che si sottraggono alle domande.
Male non fare, paura non avere!

White Musk / Muschio Bianco

*Nota: durante l’audizione presso la commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie in cui sono state sentite il Sindaco Raggi e l’assessore Muraro quest’ultima ha affermato di non essere stata raggiunta da alcun avviso di garanzia.
Resta il fatto che l’assessore Muraro è iscritta nel registro degli indagati dal 21 aprile e ne ha avuto contezza dal 18 luglio, giorno in cui le è stato autorizzato l’accesso agli atti che la riguardano. Rimane quindi il fatto non trascurabile che fino all’udienza in Commissione parlamentare l’assessore Muraro ha sempre negato di essere indagata.

La Buona Scuola funziona! Per la moglie del Premier Renzi è perfetta!

amazon2

Agnese-Landini-RenziMa chi l’ha detto che “La Buona Scuola“ non funziona?
La moglie del Premier Renzi, Professoressa Agnese Landini è stata assunta per “chiamata diretta” dopo un lungo precariato.
Dall’anno scolastico 2016/17 sarà a tutti gli effetti una insegnante di ruolo presso l’Istituto tecnico linguistico Peano di Firenze.
La dirigente scolastica Maria Centonze, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha spiegato come l’Istituto abbia provveduto a selezionare dieci nuovi docenti: ” tramite il curriculum abbiamo scelto i professori, le nostre richieste riguardavano, in particolare, competenze linguistico-comunicative in lingua straniera e l’utilizzo delle tecnologie in classe”.
Il curriculum della Professoressa Agnese Landini corrispondeva pienamente alle esigenze richieste dall’Istituto Peano di Firenze et voilà!

Spray Corpo Profumati

Terremoto – gli Italiani ci mettono il cuore, lo Stato gli spiccioli!

45500Non poteva che essere così, alle ore 12 di oggi lunedì 29 agosto a soli cinque giorni dal terremoto che ha colpito il centro Italia gli Italiani hanno risposto con il cuore a questa catastrofe donando attraverso i loro sms inviati al numero 45500 la somma di 10.041.730,00 euro!
Dieci milioni di euro che stanno a testimoniare quanto gli Italiani sappiano essere solidali tra di loro con i fatti, lasciando le parole ai rappresentanti di quelle Istituzioni che anche in questa tragica evenienza hanno messo in atto la solita passerella mediatica in cui hanno espresso la loro vicinanza e solidarietà ai malcapitati di turno.
Abbiamo sentito frasi di circostanza del tipo: “non vi lasceremo soli”, “siamo una grande famiglia” “lanceremo il progetto Casa Italia”, “chiederemo a voi come dovremo ricostruire”.
Ma chi veramente ha oltrepassato il limite della decenza è stato il ministro Alfano che in visita ad Arquata del Tronto ha detto: “La filiera dei soccorsi ha funzionato alla perfezione, siamo qui a mostrare il nostro dolore ma anche l’orgoglio e la riconoscenza per tutta la filiera dei soccorsi” mentre ha tagliato corto in merito alle polemiche sorte sull’inadeguatezza degli edifici pubblici distrutti dal sisma affermando che: “Nella lotta tra uomo e natura vince sempre la natura. Evitiamo le ipocrisie, siamo un paese sismico. Se avessimo avuto inefficienze avremo dovuto scusarci con italiani. Ci saranno accertamenti per verificare responsabilità, siamo tutti a lavoro ciascuno al nostro posto. Ma il sistema dei soccorsi ha retto l’urto”.
Peccato che i cronisti della testata giornalistica “NewsTown – Le notizie dalla città che cambia” presenti fin dalle prime ore del mattino nella città di Amatrice raccontino un’altra storia che parla di solo due mezzi dei vigili del fuoco e di alcune ambulanze ( presumibilmente provenienti dagli ospedali di Amatrice, Rieti e L’Aquila) alle ore 8.30/9.00 e quindi a circa 6 ore dalla scossa delle 3.30 – con tanto di foto che inquadra i due mezzi dei Vigili del Fuoco.
La versione dei cronisti viene confermata da Pietro Di Stefano, assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila, che durante l’audizione nella II Commissione Territorio conferma che: “Quando siamo arrivati ad Amatrice, c’erano 4 o 5 funzionari di Protezione civile, una decina di Vigili del Fuoco e nessun altro. Evidentemente, c’è qualcosa che non va: sono le prime ore ad essere importanti, se si vogliono salvare delle vite. E per farlo, è necessaria organizzazione”.
Per contro il ministro Alfano ha lanciato un tweet dal suo account twitter in cui ci fa sapere con tanto di foto a corredo che : “Sui luoghi da cui partono i soccorsi. Accanto ai nostri eroi in divisa.Tutti al lavoro ciascuno al suo posto” – tweet che senz’altro potrà utilizzare con orgoglio nelle sue prossime campagne elettorali. Povera Italia!
Ma tornando al cuore degli Italiani, lo Stato o sarebbe meglio dire il Governo Renzi da par suo ha risposto deliberando nel Consiglio dei Ministri (convocato appositamente per far fronte alle prime esigenze delle zone terremotate) uno stanziamento di 50 milioni di euro destinati agli interventi di immediata necessità che verranno coordinati dalla Protezione civile.
Da notare che attualmente il Fondo per le emergenze nazionali dispone di 234 milioni, si avete letto bene, sono disponibili duecentotrentaquattro milioni su di un Bilancio di previsione 2016 che prevede spese per oltre 600 miliardi di euro.
Ma forse è utile sapere che:
– nel 2015 attraverso la Consip (è la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana. Opera nell’esclusivo interesse dello Stato e il suo azionista unico è il Ministero dell’economia e delle finanze) l’INAIL ha speso 15 milioni di euro per il restyling del proprio sito web;
– sempre attraverso la Consip il Governo Renzi ha previsto per il 2015 una spesa di 106 milioni di euro per l’acquisizione di 5.900 auto in leasing per la Pubblica Amministrazione;
– nel febbraio 2015 la Corte dei Conti ha sentenziato che i colossi BPlus e HGB che operano nel campo delle slot machine e dei videopoker, pagheranno all’erario poco più di 400 milioni di euro (BPlus – 335 e HGB –72) a fronte di una sentenza del 2012 che prevedeva una sanzione di 2,5 miliardi di euro.
In pratica lo Stato ha condonato a questi gestori di slot machine più di 2 miliardi che oggi sarebbero stati utilissimi per far fronte a questa tragica evenienza.
– l’Air For Renzi, l’Airbus A340-500 di cui il nostro Premier si è dotato per i suoi spostamenti e i cui documenti di acquisizione della trattativa tra Palazzo Chigi, Alitalia e Ethiad sono stati totalmente secretati (necessitano di un permesso speciale per essere consultati)alla faccia della trasparenza – perché sull’Airbus è previsto che possano viaggiare non solo il Premier ma anche il presidente della Repubblica e vari membri del governo, costerebbe da come traspare da un atto ministeriale inviato ai Presidenti delle Camere, una cifra molto vicina ai 15 milioni di euro all’anno.
Infatti la “Nota aggiuntiva per la Difesa 2016” come riportato dal Fatto quotidiano certifica che la voce “trasporto aereo di Stato” di solito pari a 2,5/3 milioni di euro l’anno sale per l’anno 2016 a 17,4 milioni di euro, con un aumento del 622% rispetto al 2015.
Da notare come ciliegina sulla torta che questo gioiellino quando è in movimento beve circa 18.500 euro l’ora di combustibile, quattro volte il consumo degli aerei adibiti al trasporto dei Vip;
– giusto per la cronaca è passata quasi inosservata a stampa e tv la visita privata in Italia della prima ministra norvegese Erna Solberg che ha volato con normali voli di linea low-cost e che ha prenotato e pagato direttamente gli alberghi dove ha soggiornato tramite Booking.com ed Expedia. Certo! Una prima ministra così non può far notizia mentre si aggira per Firenze come una normale cittadina che si mette in coda per andare a visitare la Cupola del Brunelleschi;
– che dire poi della ministra svedese, Aida Hadzialic, che si è dimessa  scusandosi con i cittadini per aver bevuto due bicchieri, «uno di vino e uno di spumante» e fermata dalla polizia sul ponte che collega la Danimarca alla Svezia.
Ho scritto recentemente che in Italia manca la cultura della prevenzione e per curiosità sono andato a guardare come siamo messi in campo geologico, beh non ci crederete ma in Italia i dipartimenti di Scienze della terra sono passati dai 29 del 2010 agli 8 del 2016 (le 8 sedi rimaste sono: alla Federico II di Napoli, alla Sapienza di Roma e poi a Bari, Pisa, Firenze, Torino, Milano e Padova).
Questo il comunicato stampa emesso in proposito dal Consiglio Nazionale dei Geologi.
In Italia sono trascorsi ormai cinque giorni dalla tragedia e non si è ancora sentita una volta la parola “scusa” che dovrebbe essere pronunciata da coloro che avevano il compito ben preciso di vigilare sulla messa a norma degli edifici pubblici crollati miseramente.
Del resto cosa ci possiamo aspettare da una classe dirigente che esprime un Governo e dei ministri che vedono il terremoto come un’opportunità di ripresa economica, arrivando ad affermare come ha fatto il ministro delle infrastrutture Del Rio a Porta a Porta che : «Oggi l’Aquila è il più grande cantiere d’Europa».
Illustri economisti hanno da sempre sostenuto che quando si debba affrontare una grande crisi economica uno dei rimedi più efficaci sia quello di far nascere una guerra, ma questi illuminati non hanno tenuto conto che gli Italiani sono da sempre in guerra con una classe politica che è capace solo a promettere senza mai mantenere e far crescere a dismisura il debito pubblico per alimentare con le più svariate prebende  il proprio consenso elettorale.
A questo proposito è di questi giorni l’annuncio del super manager Marchionne che si è schierato per il SI al referendum, a che pro? Le aziende che dirige non sono più in Italia, lui abruzzese di nascita si divide tra la Svizzera, dove è domiciliato, e il Canada.
Da quello che leggo sui social (dove non penso scrivano solo i supporter del M5S) il vento sta cambiando, la gente è stufa di essere tartassata e chissà che l’ennesima tragedia ricaduta sulla pelle degli Italiani non li spinga a cambiare, a cercare di creare un’alternativa a una classe dirigente che giorno dopo giorno dimostra di essere sempre più lontana dai bisogni quotidiani di chi ha un’attività, di chi vive con una miseria di pensione, di chi è senza lavoro, di chi non riesce a pagarsi gli studi.
Basta con i politici nominati, ogni cittadino, ogni comunità dovrà avere il sacrosanto diritto di mandare in Parlamento la donna o l’uomo che sapranno portare avanti le aspettative del territorio che andranno a rappresentare, i parlamentari dovranno risiedere non solo nella regione di appartenenza ma nel collegio in cui si presenteranno.
Solo così si avrà la certezza che gli eletti se non faranno il loro dovere, alla prossima tornata elettorale potranno essere mandati a casa.

Nell’Italia a rischio terremoti manca la cultura della prevenzione

tricolore-mezz-astaSvegliarsi la mattina e apprendere dalla radio e dalla tv che un’ampia zona dell’Italia centrale è stata colpita nel cuore della notte dal terremoto è un qualcosa che ti mette tristezza e che ti porta a pensare nell’immediato, prima ancora di veder scorrere le immagini in tv, alla disperazione che sta avvolgendo gli abitanti di quelle zone che in pochi secondi hanno perso gli affetti più cari e i ricordi di una vita, e che attraverso i loro occhi realizzano da subito che per quanto accaduto non vi è più nulla da fare.
Sono momenti in cui va in scena una disperazione silenziosa che purtroppo nel nostro Paese torna a ripetersi ciclicamente (basta dare uno sguardo al sito dell’ INVG – Centro Nazionale Terremoti) specie lungo quella dorsale appenninica (dalla Garfagnana a Messina) che è tristemente nota come zona sismica.
Ti viene voglia di allargare le braccia per trasmettere in un ipotetico abbraccio tutta la tua solidarietà e commozione a queste persone che sono toccate da un dolore che credo possa essere definito “indescrivibile”.
Poi la mattinata scorre via e ti accorgi che mentre cerchi di fare il tuo lavoro con in sottofondo la radio accesa sulla diretta dalle zone terremotate, cominci a ragionare sul fatto che sono trascorsi 7 anni dal terremoto che devastò l’Aquila (che dista circa 40 km. in linea d’aria da Amatrice) e nulla o quasi è stato fatto da chi ha governato l’Italia in questi anni per impedire che una scossa di magnitudo 6 come quella avvertita ad Amatrice possa rendere del tutto inagibile il locale Ospedale (una struttura pubblica evidentemente non a norma).
Intanto dalla radio ti arrivano gli interventi della Presidente della Camera On.le Laura Boldrini e del responsabile nazionale della Protezione Civile Ing.Fabrizio Curcio che si rimpallano i complimenti, la Presidentessa per la professionalità messa in campo dagli operatori della Protezione Civile e il responsabile nazionale della Protezione Civile per aver da subito allertato il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri con competenze sull’evento sismico in modo da poter concertare un piano di interventi il più possibile armonico.
Leggi poi a ulteriore conferma della necessità di interventi di prevenzione su queste zone che proprio Amatrice e Accumoli furono rase al suolo o quasi nell’ottobre 1639 da un terremoto e allora, pur sapendo benissimo che i terremoti non sono prevedibili, ti sorge spontanea una domanda: per quale motivo in Italia terremoti di magnitudo 6 causano catastrofi mentre in altri paesi, quali ad esempio il Giappone, vengono poco più che avvertiti?
La risposta è semplicissima e si chiama “malapolitica”, quell’insieme di intrallazzi, immobilismo o peggio ancora di finanziamenti concessi e mai usati che hanno consentito in tutti questi anni a chi governa di tirare a campare senza mai affrontare in maniera seria un piano di interventi strutturali, di manutenzione ordinaria e di prevenzione nelle aree soggette a rischio sismico.
La “malapolitica” non ha colorazione ma è quella che in queste tragiche evenienze non fa mai mancare attraverso le più alte cariche istituzionali la propria solidarietà che puntualmente si traduce nella più classica delle frasi: “non vi lasceremo soli”.
Il Premier Renzi in conferenza stampa a Rieti ha assicurato che si comincerà a lavorare per la ricostruzione già da domani, peccato che durante il suo viaggio istituzionale non si sia spinto fino a L’Aquila e Onna dove avrebbe potuto constatare di persona a che punto sia la loro ricostruzione a 7 anni dal terremoto che le ha interessate.
Questa notte nelle tendopoli che verranno allestite migliaia di persone passeranno la loro prima notte all’addiaccio e credo che per molti di loro l’ultimo pensiero prima di coricarsi non sia quello di essere soli ma di non avere alcuna certezza di poter ritornare in tempi brevi alla normalità!

Buonanotte!

StampaAmatrice proprio in questa settimana si apprestava a fare festa e ad accogliere migliaia di turisti per la 50° edizione della Sagra degli spaghetti all’Amatriciana, piatto che l’ha resa famosa in tutto il mondo.

Credits photo:Ansa

Savona – “Vino e Farinata” cambia gestione ma la tradizione continuerà?

Vini Vigna Dogarina

Vino-e-farinata-savona-piccolaLa notizia era rimbalzata per le vie della città da qualche anno ma solo recentemente i tam tam provenienti dai caruggi del centro storico avevano confermato che a breve lo storico locale “Vino e Farinata” di via Pia si apprestava a cambiare gestione.
E così è stato, sabato 20 agosto dopo 37 anni passati a sfornare teglie di farinata con la sua famiglia (le sorelle Angelina e Bruna), Giorgio Del Grande ha detto stop per lasciare ad altri ( sembrerebbe ad alcuni imprenditori savonesi) il non facile compito di continuare la tradizione della “Fainâ de çeixai” e della “Fainà gianca”, quest’ultima tipicamente savonese.
La famiglia Del Grande rilevò nell’aprile del 1979 dalla famiglia Parodi quello che definire un “locale storico” è decisamente riduttivo visto che ai tavoli di questo tempio del gusto hanno trovato posto intere generazioni di savonesi di ogni ceto sociale, personaggi della cultura, dell’arte, dello spettacolo, della politica (uno su tutti l’indimenticato Presidente Sandro Pertini) nonché molti cultori del buon gusto e delle tradizioni ( come non ricordare le SEJANN-E CUNVIVIÄLI dell’Associazione “A Campanassa”).
Ho dei piacevoli ricordi di gioventù legati a questo locale, quando in occasione della tradizionale Processione del Venerdì Santo mi ritrovavo, a sforzo ormai compiuto, con tutti i portatori della cassa a dar fondo ad interminabili serie di cabaret di farinata.
Lo frequentavo già ai tempi della famiglia Parodi quando nel tardo pomeriggio era quasi un’abitudine settimanale per le famiglie passare da “Vino e Farinata” per prendere un cartoccio di farinata appena sfornata da mangiare poi a casa per cena.
A Giorgio Del Grande va riconosciuto il merito di aver saputo fermare il tempo, mantenendo il locale in una sorta di limbo che lo ha reso quasi anacronistico in un mondo che all’esterno viaggia a suon di gigabyte mentre nel locale oggi come allora non vi è la macchina del caffè e tantomeno il telefono.
I savonesi da una vita sanno che bisogna passare a prenotare (in tarda mattina o nel tardo pomeriggio), mentre chi viene da fuori molto spesso fa ricorso al telegramma o i più scaltri hanno trovato il sistema di telefonare a qualche negozio vicino pregando i titolari di fare loro da tramite per la prenotazione.
Certo chi subentrerà nella conduzione avrà la possibilità di dotarsi di telefono e di macchina del caffè ma l’aspetto più importante in assoluto rimane quello di mantenere alta la qualità delle materie prime, peculiarità che da sempre ha contraddistinto questo locale dove si può dire che la crisi sia sempre rimasta fuori dalla porta.
A onor del vero negli ultimi anni si è sentito che in cucina qualcuno percepiva un velo di stanchezza che faceva diventare un piatto squisito mangiato per anni (sardine ripiene, moscardini affogati, insalata di mare, polpo e patate) in un piatto nella norma, senza quel pizzico in più che fa sempre la differenza e si chiama “voglia di cucinare”.
Nulla da dire invece sulla farinata che era e rimane in assoluto la più buona della città con una particolare menzione a quella “bianca” che provata e riprovata rimane sempre e comunque “sublime”, meglio se accompagnata dal mitico vino Nostralino e da una doppia porzione di formagetta e olive taggiasche.
A “Fainà gianca”, quella preparata con farina di frumento, sale, olio extravergine d’oliva ed acqua di fonte è una prerogativa della cucina savonese a tal punto che la sezione savonese dell’Accademia italiana della cucina  ha fatto sancire attraverso un atto notarile l’origine savonese del piatto indicando tra le altre cose alcune regole imprescindibili a cui attenersi scrupolosamente nel momento in cui la si volesse cucinare: ingredienti, metodo di preparazione e cottura, modalità in cui deve essere servita ( ben calda e sempre prima di quella di ceci).
Amaretti-BesioLa farinata di grano è stata inventata dai savonesi agli inizi del’1500 per un motivo di pura necessità quando in seguito alla distruzione di parte del porto di Savona per mano di Andrea Doria, Genova impose un forte dazio sui ceci che in quell’epoca erano una voce molto importante della catena alimentare.
I savonesi avendo difficoltà a sottostare al pagamento di nuovi e più pesanti dazi sui ceci decisero di sostituire la farina di ceci con quella di grano dando vita di fatto alla “Fainà gianca” che viene ancora oggi consumata a Savona e Albissola, contrariamente a quanto avviene per la farinata di ceci presente in tutta la Liguria e nel basso Piemonte.
A “Fainâ de çeixai” al contrario sembra che sia nata per caso nel 1284 quando Genova riuscì a prevalere su Pisa nella battaglia della Meloria.
Le galee genovesi, pregne di una moltitudine di vogatori prigionieri, si trovarono coinvolte in una tempesta durante la quale l’impetuosità delle acque rovesciò alcuni barili d’olio e dei sacchi di ceci che si inzupparono di acqua salata.
I comandanti delle galee fecero recuperare quanto era andato perso e lo consegnarono dentro delle scodelle come pasto ai marinai sotto forma di una purea di ceci e olio.
Molti marinai non vollero mangiare tale poltiglia e la lasciarono nella scodella che sotto il sole cocente il giorno dopo si trasformò in una sorta di frittella.
Vinti dalla fame i marinai assaggiarono la frittella e la trovarono molto buona, per cui rientrati in porto i genovesi memori di quanto avvenuto in mare provarono a cuocere la purea di ceci in forno, assaggiando di fatto la versione primordiale di quella che poi sarebbe diventata la “Fainâ de çeixai”.
I genovesi in allora per deridere gli sconfitti la chiamarono “l’oro di Pisa”.

Buon meritato riposo alla famiglia Del Grande e un in bocca al lupo a chi  subentrerà!

Promozioni su La Feltrinelli.it

Renzi si è autorottamato!

PDcracChe l’aria non fosse delle migliori per Renzi e il PD in questa tornata elettorale amministrativa lo si era già capito al termine del primo turno quando a urne chiuse i risultati avevano consegnato un quadro politico chiaro che raccontava di un PD in evidente difficoltà un po’ ovunque.
Renzi nella conferenza stampa post voto aveva tentato di minimizzare parlando di un PD quasi ovunque sopra il 40% e di importanti successi registrati in comuni piccoli dove il candidato del PD veniva eletto al primo turno.
Non è necessario essere degli osservatori attenti o dei fini politologi per capire che da quella conferenza post voto del primo turno si è avvertito che per la prima volta dal suo avvento al potere Renzi cominciava a perdere qualche colpo nonostante l’atteggiamento un po’ spavaldo con cui di fatto liquidava quello che per lui null’altro era che un incidente di percorso.
Resta il fatto che il Premier iper presente nella campagna elettorale per il primo turno è letteralmente sparito dalla circolazione nelle due settimane precedenti i ballottaggi non fosse altro perché sia Renzi che il suo entourage, ma ancor di più i candidati sindaci al ballottaggio, hanno capito in maniera inequivocabile che la presenza di Renzi al fianco degli aspiranti sindaci del PD avrebbe fatto perdere ulteriori voti.
Ma ahimè la frittata ormai era fatta e nonostante il buon Renzi abbia girato alla larga dai ballottaggi, gli elettori hanno capito che il nuovo che avanza non è rappresentato dal Renzismo ma dalle facce nuove dei candidati grillini che su venti comuni in cui sono andati al ballottaggio contro un sindaco espressione del PD hanno vinto 19 volte.
Le vittorie di Raggi a Roma e di Appendino a Torino dicono che Renzi, il suo governo e la sua idea di PD sono stati totalmente asfaltati da una forza nuova a cui la stragrande maggioranza degli elettori ha deciso di affidare il governo delle due capitali d’Italia.
E’ successo quello su cui nessuno sei mesi fa avrebbe scommesso un’euro, Renzi non è più il nuovo che avanza e da rottamatore si è autorottamato per aver voluto forzare la mano a un elettorato che con il voto di eri ha dimostrato di non seguirlo più.
Renzi è il principale artefice di questa debacle del PD ma anche i componenti più stretti del suo entourage ci hanno messo del loro e penso a quel burlone che ha lanciato un bel #Ciaone agli elettori il giorno dopo la consultazione referendaria; alla vice segretaria Serracchiani che aveva parlato di un buon esito elettorale al primo turno e che da Presidente del Friuli Venezia Giulia oggi deve incassare il passaggio al centro-destra del capoluogo di regione Trieste; al senatore Esposito (già assessore nella giunta Marino a Roma) che nella sua Torino ha visto cadere sotto i colpi del nuovo che avanza il sindaco uscente Fassino a cui la candidata del M5S Appendino ha rifilato un distacco di quasi 20 punti in quindici giorni di campagna elettorale per i ballottaggi (Appendino partiva da – 11 punti e alla fine ne ha dati 9 di distacco a Fassino); che dire poi del Presidente del PD Orfini che ha sparato a raffica sul candidato del M5S a Roma mentre a disastro avvenuto non ha avuto neppure il coraggio di commentare un risultato che vede il PD romano travolto non solo da mafia capitale ma dagli stessi elettori che avevano incoronato sindaco il buon Marino.
La vera analisi politica sul tracollo del PD la si può fare in maniera compiuta analizzando non solo i risultati provenienti dalle grandi città ma anche e soprattutto quelli dei capoluoghi di provincia dove il PD era da illo tempo al governo della città.
Mi piace ricordare il dato di Savona, città in cui sono nato, da sempre “rossa” dove per trovare un sindaco non del PD negli ultimi 34 anni bisogna risalire al 1994 quando il candidato del centro destra Francesco Gervasio diventò sindaco battendo Aldo Pastore del PD.
Da quel lontano 1994, dopo 18 anni di governo della città a totale appannaggio della sinistra con gli ultimi due sindaci del PD (Ruggeri e Berruti) eletti entrambi per due mandati consecutivi, ieri Savona ha voltato pagina affidando la guida della città a Ilaria Caprioglio del centro-destra.
Alle elezioni nella mia città mi legano bellissimi ricordi, quando da giovanotto fui chiamato per una quindicina di anni a svolgere la funzione di presidente di seggio in una città dove l’allora Partito Comunista poteva vantare sull’apporto di una folta schiera di militanti che presenziavano alle attività all’interno del seggio (con i loro rappresentati di lista, tra cui alcuni che erano delle vere e proprie istituzioni) e all’organizzazione del servizio di rifocillamento (focaccia calda, caffè, panini, ecc.) nonché alla trasmissione a tempo di record dei risultati dei singoli seggi alla segreteria cittadina del partito.
Credo che buona parte del disastro elettorale dell’attuale PD sia da imputare a Renzi che ha voluto per sua ambizione personale trasformare il partito della sinistra in una sorta di accozzaglia di soggetti che nulla hanno a che spartire con i militanti di quello che un tempo era il Partito Comunista, penso ai vari Verdini, Bondi e consorte, oltre ai vari fuoriusciti dalle più disparate forze politiche.
Nelle precedenti elezioni amministrative il PD e il centro sinistra governavano in 21 capoluoghi, il centro-destra in 4, oggi la situazione è decisamente diversa con il PD/centro sinistra al governo in 9 capoluoghi, il centro-destra in 10 e il M5S in 3 ( Roma, Torino, Carbonia).
A dire il vero di Renzi al momento non c’è traccia, niente conferenza stampa ieri notte e nessun messaggio sulla sua pagina facebook dove questa mattina i commenti che lo irridono stanno arrivando a pioggia e tra i più gettonati vi è quello in cui gli viene ricordato a proposito del suo silenzio se “abbia finito i giga”.
Nessuno al momento si è fatto avanti per suggerire un passo indietro a Renzi, ma credo che se il PD non vorrà correre il rischio di un continuo e fluente travaso di voti verso il M5S qualcuno dovrà pur chiedere all’uomo che si è fatto Premier di lasciare la guida del partito anche perché i risultati elettorali di ieri sono il peggio del peggio per un partito che ha la pretesa di governare un paese senza aver vinto le elezioni politiche e grazie ai giochi di palazzo che hanno portato tre dicasi tre presidenti del consiglio al potere senza essere stati mai eletti dal popolo.
Poiché il cerino rimane in mano come vuole la consuetudine all’ultimo della fila, tocca al buon Renzi farsi carico di prendere atto che ieri gli elettori hanno mandato un messaggio molto chiaro all’inquilino di Palazzo Chigi, ma ancora di più al segretario del PD.
Il vento è cambiato, niente più gioco delle tre carte, niente più slide, niente più mance elettorali, niente più riforme a scatola chiusa, niente più partito della nazione, ma facce nuove a cui affidare per iniziare l’amministrazione delle città, piccole o grandi che siano.
Provare per credere, avrebbe detto il Renzi dei tempi migliori!

Marco Pannella, il signor Hood si è ritirato sul Gran Sasso

pannella18Marco Pannella l’uomo che ha dedicato tutta la sua vita per cercare di migliorare la nostra se ne è andato e mi piace pensarlo in cima alle vette del suo amato Gran Sasso intento a guardare il tributo di stima che gli hanno riservato le migliaia di persone che si sono messe in fila per andare a salutarlo nella camera ardente allestita a Montecitorio.
Il popolo con questa sua manifestazione di vicinanza ha dato l’ennesima lezione di civiltà a una classe politica e a quei palazzi del potere che spesso hanno beffeggiato e deriso un uomo politico che è stato la storia dei diritti civili in Italia, prima di tutti!
Nessun Presidente della Repubblica ha sentito il dovere di conferirgli la carica di senatore a vita che più di ogni altro avrebbe meritato, ma in queste ore i tanti italiani che con la loro vicinanza e la pioggia di messaggi di cordoglio hanno ringraziato questo abruzzese coriaceo e sognatore si sono fatti carico di sopperire all’ennesima ingenerosità di una classe politica che oggi ne tesse le lodi mentre in vita lo ha bollato come un visionario, rivolgendogli spesso e volentieri sorrisi beffardi e irridenti, talvolta al limite della sopportazione.
Pannella è stato un autentico leader politico, capace di assolvere appieno il vero ruolo che dovrebbe avere un capo popolo che non può che essere quello di trovare percorsi nuovi e originali che possano portare a una trasformazione ed emancipazione della coscienza di una collettività.
A quanti lo hanno bollato come visionario sarebbe utile ricordare che spesso e volentieri i visionari disegnano e aprono strade che i saggi, poi, fanno proprie.
Questo teramano, molto legato alla sua terra, ha cambiato il modo di fare comunicazione tanto che proprio nella sua città natale la facoltà di Scienze della Comunicazione gli ha conferito la laurea ad honorem «Per le sue straordinarie innovazioni introdotte nel linguaggio politico e comunicativo»   e tra le motivazioni contenute nella laudatio del Prof. Stefano Traini troviamo questo passaggio: “Per portare avanti le sue battaglie politiche, Marco Pannella ha ideato azioni di forte impatto comunicativo, contribuendo a cambiare – nella seconda metà del Novecento – il linguaggio e le modalità della comunicazione politica in Italia. Laddove gli spazi per un’informazione adeguata risultavano scarsi o del tutto assenti, Pannella ha inventato spazi diversi – talora marginali e interstiziali – e modalità innovative con intuito sorprendente”.
Tante sono state le battaglie in cui si è buttato anima e corpo : divorzio, aborto legale, diritti civili, obiezione di coscienza antimilitarista, dignità e diritti degli omosessuali e delle donne, contro la pena di morte, contro la partitocrazia, contro la fame nel mondo, contro le condizioni dei detenuti nelle carceri italiane, per riformare la giustizia, per la separazione delle carriere dei magistrati, per la responsabilità civile dei giudici.
Sotto la sua guida il Partito Radicale ha raccolto in poco più di trent’anni qualcosa come 50 milioni di firme per i quesiti referendari, un record che rimarrà di sicuro ineguagliabile in Italia.
Se ne è andato un uomo libero, un politico serio e capace di assorbire le istanze del popolo di cui si è sempre circondato.

Nel 1975 Francesco De Gregori ha pubblicato uno dei suoi album di maggiore successo, quel “Rimmel”, che contiene all’interno “Robin Hood”, la canzone che l’artista ha dedicato a Marco Pannella e il cui titolo non ha bisogno di molte spiegazioni!
Di seguito il testo della canzone:

Il Signor Hood era un galantuomo,
sempre ispirato dal sole.
Con due pistole caricate a salve
ed un canestro pieno di parole.
Con due pistole caricate a salve,
ed un canestro pieno di parole.
E che fosse un bandito,
negare non si può, però non era il solo.
E che fosse un bandito,
negare non si può.
E sulla strada di Pescara,
venne assalito dai parenti ingordi,
e scaricò le sue pistole in aria
e regalò le sue parole ai sordi.
E scaricò le sue pistole in aria
e regalò le sua parole ai sordi.
E qualcuno ha pensato, che fosse morto li,
però non era vero.
E qualcuno ha giurato che fosse morto li.
E adesso anche quando piove,
lo vedi sempre con le spalle al sole.
Con un canestro di parole nuove
calpestare nuove aiuole.
Con un canestro di parole nuove,
calpestare nuove aiuole.
E tutti lo chiamavano Signor Hood,
ma il suo vero nome era “Spina di pesce”.
E tutti lo chiamavano Signor Hood.

 

29° Salone Internazionale del Libro di Torino – dal 12 al 16 maggio 2016

Salone-Libro-logo-miniOggi ha preso il via nei padiglioni 1, 2, 3 e 5 di Lingotto Fiere la ventinovesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, un appuntamento da non perdere per gli amanti della lettura.
Da questa edizione parte il nuovo assetto della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura : oltre ai Soci storici (Regione Piemonte, Città di Torino e Torino Metropoli) e al recente ingresso di Miur e Mibact, entra fra i Soci Fondatori anche Intesa Sanpaolo quale importante partner privato.
I quattro padiglioni di Lingotto Fiere (51.000 metri quadri di superficie) ospiteranno: 37 sale convegni e laboratori, più di 1.100 editori (chi con proprio stand, chi all’interno di spazi collettivi e istituzionali), oltre 1200 convegni e dibattiti in programma, più di 500 gli gli operatori internazionali accreditati all’International Book Forum, di cui più di 250 stranieri provenienti da 41 Paesi.
Dal 1988 il Salone Internazionale del Libro di Torino è non solo la più grande libreria italiana del mondo, ma anche un enorme festival culturale capace di richiamare oltre 250.000 visitatori nei cinque giorni di apertura.
Saranno 70 i nuovi espositori che debuttano al Salone; fra loro La Conchiglia di Capri, raffinato libraio-editore di scuola napoletana, molto attivo sul fronte degli incontri fra le culture del Mediterraneo, e i 24 editori indipendenti dell’Incubatore che provengono da tutta Italia e hanno meno di due anni di vita, sarà presente per la prima volta anche l’Istituto Luce.
Dopo Calabria, Veneto e Lazio, la Regione Ospite d’onore nel 2016 è la Puglia, mentre le altre Regioni Italiane presenti con un proprio spazio sono Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Piemonte, Sardegna, Toscana e Valle d’Aosta.
La Puglia accoglierà i visitatori già all’esterno del Salone, con il Villaggio Puglia, allestito sul Piazzale antistante il Lingotto, mentre all’interno nello stand del padiglione 3 sarà possibile curiosare tra le librerie dei 37 editori pugliesi presenti.
Il titolo del Salone 2016 è Visioni, e il suo filo conduttore vuole dare spazio alle esperienze di chi ha la capacità di guardare lontano, di darsi e vincere sfide che sembrano impossibili, di lavorare per il futuro attuando progetti forti, basati su una conoscenza vera, ma anche sul patrimonio letterario, artistico e filosofico che costituisce la nostra identità culturale, e dunque nell’indispensabile saldatura tra cultura scientifica e cultura umanistica.
Al centro di questa edizione vi saranno dunque i visionari che, nei rispettivi rami di attività, si sono distinti per la lungimiranza del progetto, le capacità d’innovazione, l’originalità dei metodi operativi, ma anche la sapienza divulgativa e comunicativa.
Vi sono inoltre i progetti speciali che rappresentano un importante elemento dell’identità del Salone e un preciso punto di riferimento per pubblico, editori e operatori specializzati:

Casa CookBook, l’area interamente dedicata alle pubblicazioni enogastronomiche, che da 4 anni coinvolge editori, autori, grandi chef e associazioni con presentazioni, dibattiti e showcooking.
Book to the future, lo spazio interamente dedicato all’editoria del futuro. Per il terzo anno consecutivo ospita 10 startup internazionali che offrono servizi innovativi per la fruizione dei contenuti editoriali.
L’Incubatore, che dal 2007 a oggi ha ospitato oltre 250 case editrici con meno di due anni di vita, molte diventate nel frattempo concrete realtà del panorama editoriale nazionale.
La quarta edizione dello spazio collettivo dedicato all’editoria per ragazzi: le migliori proposte per i più piccoli, dalle favole illustrate ai titoli didattico-educativi, dalle graphic novel ai libri dedicati a chi ha difficoltà cognitive.
Per gli appassionati di lettura nordica, vi segnalo la presenza della casa editrice Iperborea ( queste le coordinate: G84-H83, padiglione 2) che esporrà tutti i classici del catalogo e le ultime novità, tra cui “Assassinio di marzo” di Dan Turéll, “La politica dell’impossibile” di Stig Dagerman, “L’ultimo bicchiere di Klingsor” di Torgny Lindgren in anteprima e “Una moglie giovane e bella” di Tommy Wieringa, che sarà presentato direttamente dall’autore in due diverse occasioni: venerdì 13 alle 17 nell’ambito del Salone OFF (Libreria Trebisonda) e sabato 14 alle 12 al Lingotto (Sala Blu).
Fra le novità più rilevanti di questo Salone il biglietto ridotto che da 9,00 € scende a 8,00 (invariato a 10 € l’intero), e l’introduzione del nuovo biglietto ridotto preserale a soli 5,00 €, valido dopo le ore 18 e per il quale è stata ideata una nuova striscia di eventi e concerti serali con grandi nomi della musica italiana.
Tutti i biglietti possono essere acquistati in prevendita online sul sito web del Salone.

Orari
Giovedì, domenica e lunedì dalle 10 alle 22
Venerdì e sabato dalle 10 alle 23

Per maggiori informazioni e programma dettagliato:
http://www.salonelibro.it/

un giornalista in viaggio che non sopporta gli ombrelli