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Raggirata o sbugiardata?

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++ Roma: Raggi in fascia tricolore, onorata servire città ++Tempo addietro scrissi che il M5S mi ricordava ( non per la connotazione politica ma per il modo in cui è nato) per certi versi quel Partito dell’Uomo Qualunque che Guglielmo Giannini fondò nel 1946 come conseguenza naturale della fondazione del settimanale “L’uomo qualunque” che si proponeva agli italiani come il messaggero dell’antipolitica.
Alle elezioni amministrative del 1946 il Fronte dell’Uomo Qualunque ottenne un lusinghiero successo in termini di consensi e sempre nello stesso anno riuscì a far eleggere 30 deputati all’Assemblea costituente.
Poi nel breve giro di due anni il Fronte si disunisce, i suoi deputati confluiscono in altre formazioni e di fatto il movimento sparisce.
Nel’46 si partì da un settimanale mentre di fatto il M5S è partito da un Blog che attraverso la rete ha cominciato a lanciare il credo pentastellato.
Quello che sta accadendo in questi giorni a Roma non vorrei che fosse l’anticamera di uno sfaldamento del M5S.
Che governare Roma non sarebbe stata una passeggiata credo che Grillo e i maggiorenti del movimento lo avessero messo in conto, ma da come stanno andando le cose mi sembra che ci stiano mettendo del loro per vanificare la fiducia che i romani gli hanno accordato.
A ben guardare qualcosina che non quadra c’è e allora mi vengono spontanee alcune riflessioni:
– la Raggi non è una neofita della politica, avendo ricoperto l’incarico di consigliera comunale durante la consiliatura Marino e allora mi chiedo ma se ti candidi a fare il Sindaco vorrai prepararti per tempo una squadra fidata e irreprensibile con cui governare o no?
– in un solo giorno la giunta della Raggi ha perso per revoca il Capo di Gabinetto, e per dimissioni lassessore al bilancio e tre manager a capo delle partecipate Atac e Ama; ora in un’Italia della politica dove non si dimette mai nessuno appare del tutto strano che cinque soggetti si dimettano tutti lo stesso giorno;
– l’assessore Muraro sembrerebbe essere indagata e cosa non secondaria la Raggi pur essendone a conoscenza dal 19 luglio ha omesso di rendere pubblica la notizia;
– l’assessore De Dominicis nominato al posto del dimissionario Minenna sembra essere stato contattato per fornire la sua disponibilità da un avvocato amico della Raggi e non da lei stessa in prima battuta.
Credo che una esponente del M5S chiamata dai romani a governare la Capitale non possa permettersi situazioni di imbarazzo come queste, perché anche il solo pensiero che una di queste possa essere vera accomunerebbe il M5S a quel modo di fare politica che ha portato in tutti questi anni alla sfascio in cui versa Roma.
Che l’assessore Muraro dia le dimissioni penso sia un atto dovuto, non tanto per l’avviso di garanzia* ricevuto ma per il fatto di averlo nascosto, ma quello che più preme è che il Sindaco Raggi chiarisca in maniera definitiva cosa vuole fare da grande, se poi avesse anche l’umiltà di chiedere scusa sarebbe cosa buona e saggia!
Prima di andare in giro per il mondo a coltivare ambizioni future di governare il paese ( Di Maio a giro per il mondo) o calcare le piazze italiane in una sorta di eterna campagna elettorale (DiBattista) credo che i maggiorenti del movimento avrebbero dovuto stringersi intorno alla Raggi per consentirle di partire con il piede giusto alla guida di quella capitale che può essere veramente il trampolino di lancio per un futuro governo del paese.
Se però questa o quella nomina anche nel M5S deve rispondere ad interessi di correnti che si stanno creando tra i singoli componenti del direttorio o di quelli che sono contro al direttorio, beh è prevedibile che la fiducia ricevuta dagli elettori ben presto verrà revocata.
Che non sia facile districarsi in un ginepraio di interessi che ruotano intorno al governo della capitale è pacifico, come è altrettanto chiaro che proprio quelli che hanno mangiato e lucrato su Roma faranno di tutto e di più per rendere la vita difficile alla Raggi e poco importa che Giachetti e il PD se ne escano con frasi trionfali del tipo : “già si sapeva che ci sarebbero stati problemi” perché questi soggetti dovrebbero ricordare che proprio il PD ha mandato da un notaio i suoi consiglieri comunali a formalizzare le loro dimissioni al fine di defenestrare Marino che sarà stato un extra-terrestre o un incapace, ma anche l’unico che ha fatto segnare una diminuzione del debito pubblico ( sul Sole 24 ore nell’ottobre del 2015 il giornalista Gianni Dragoni propose una classifica giornaliera dell’aumento medio del debito attribuito agli ultimi quattro sindaci: Rutelli ha prodotto un aumento giornaliero di 892.937 euro, Veltroni di 416.476 euro, Alemanno di 450.160 euro, mentre Ignazio Marino è l’unico con il segno meno, avendo diminuito il debito ogni giorno di 13 mila euro).
Il M5S si è da sempre proclamato diverso da tutti gli altri partiti, come un movimento libero da condizionamenti e quindi capace di cambiare l’Italia, bene, ora deve dimostrare di riuscire dove gli altri hanno fallito ma per farlo il web, il Blog di Grillo e le consultazioni online servono a poco, a maggior ragione se in streaming ci va solo quello che ci deve andare ( non per esempio la riunione di questa sera).
Questa sera Di Maio aveva preannunciato la sua presenza al nuovo programma tv su RAI 3 “Politics” ma all’ultimo minuto trovando una scusa non si è presentato e così facendo non ha reso un buon servizio non solo agli italiani ma allo stesso movimento, perché così facendo si è messo sullo steso piano di quei politici che non sopportiamo più e che si sottraggono alle domande.
Male non fare, paura non avere!

White Musk / Muschio Bianco

*Nota: durante l’audizione presso la commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie in cui sono state sentite il Sindaco Raggi e l’assessore Muraro quest’ultima ha affermato di non essere stata raggiunta da alcun avviso di garanzia.
Resta il fatto che l’assessore Muraro è iscritta nel registro degli indagati dal 21 aprile e ne ha avuto contezza dal 18 luglio, giorno in cui le è stato autorizzato l’accesso agli atti che la riguardano. Rimane quindi il fatto non trascurabile che fino all’udienza in Commissione parlamentare l’assessore Muraro ha sempre negato di essere indagata.

Renzi si è autorottamato!

PDcracChe l’aria non fosse delle migliori per Renzi e il PD in questa tornata elettorale amministrativa lo si era già capito al termine del primo turno quando a urne chiuse i risultati avevano consegnato un quadro politico chiaro che raccontava di un PD in evidente difficoltà un po’ ovunque.
Renzi nella conferenza stampa post voto aveva tentato di minimizzare parlando di un PD quasi ovunque sopra il 40% e di importanti successi registrati in comuni piccoli dove il candidato del PD veniva eletto al primo turno.
Non è necessario essere degli osservatori attenti o dei fini politologi per capire che da quella conferenza post voto del primo turno si è avvertito che per la prima volta dal suo avvento al potere Renzi cominciava a perdere qualche colpo nonostante l’atteggiamento un po’ spavaldo con cui di fatto liquidava quello che per lui null’altro era che un incidente di percorso.
Resta il fatto che il Premier iper presente nella campagna elettorale per il primo turno è letteralmente sparito dalla circolazione nelle due settimane precedenti i ballottaggi non fosse altro perché sia Renzi che il suo entourage, ma ancor di più i candidati sindaci al ballottaggio, hanno capito in maniera inequivocabile che la presenza di Renzi al fianco degli aspiranti sindaci del PD avrebbe fatto perdere ulteriori voti.
Ma ahimè la frittata ormai era fatta e nonostante il buon Renzi abbia girato alla larga dai ballottaggi, gli elettori hanno capito che il nuovo che avanza non è rappresentato dal Renzismo ma dalle facce nuove dei candidati grillini che su venti comuni in cui sono andati al ballottaggio contro un sindaco espressione del PD hanno vinto 19 volte.
Le vittorie di Raggi a Roma e di Appendino a Torino dicono che Renzi, il suo governo e la sua idea di PD sono stati totalmente asfaltati da una forza nuova a cui la stragrande maggioranza degli elettori ha deciso di affidare il governo delle due capitali d’Italia.
E’ successo quello su cui nessuno sei mesi fa avrebbe scommesso un’euro, Renzi non è più il nuovo che avanza e da rottamatore si è autorottamato per aver voluto forzare la mano a un elettorato che con il voto di eri ha dimostrato di non seguirlo più.
Renzi è il principale artefice di questa debacle del PD ma anche i componenti più stretti del suo entourage ci hanno messo del loro e penso a quel burlone che ha lanciato un bel #Ciaone agli elettori il giorno dopo la consultazione referendaria; alla vice segretaria Serracchiani che aveva parlato di un buon esito elettorale al primo turno e che da Presidente del Friuli Venezia Giulia oggi deve incassare il passaggio al centro-destra del capoluogo di regione Trieste; al senatore Esposito (già assessore nella giunta Marino a Roma) che nella sua Torino ha visto cadere sotto i colpi del nuovo che avanza il sindaco uscente Fassino a cui la candidata del M5S Appendino ha rifilato un distacco di quasi 20 punti in quindici giorni di campagna elettorale per i ballottaggi (Appendino partiva da – 11 punti e alla fine ne ha dati 9 di distacco a Fassino); che dire poi del Presidente del PD Orfini che ha sparato a raffica sul candidato del M5S a Roma mentre a disastro avvenuto non ha avuto neppure il coraggio di commentare un risultato che vede il PD romano travolto non solo da mafia capitale ma dagli stessi elettori che avevano incoronato sindaco il buon Marino.
La vera analisi politica sul tracollo del PD la si può fare in maniera compiuta analizzando non solo i risultati provenienti dalle grandi città ma anche e soprattutto quelli dei capoluoghi di provincia dove il PD era da illo tempo al governo della città.
Mi piace ricordare il dato di Savona, città in cui sono nato, da sempre “rossa” dove per trovare un sindaco non del PD negli ultimi 34 anni bisogna risalire al 1994 quando il candidato del centro destra Francesco Gervasio diventò sindaco battendo Aldo Pastore del PD.
Da quel lontano 1994, dopo 18 anni di governo della città a totale appannaggio della sinistra con gli ultimi due sindaci del PD (Ruggeri e Berruti) eletti entrambi per due mandati consecutivi, ieri Savona ha voltato pagina affidando la guida della città a Ilaria Caprioglio del centro-destra.
Alle elezioni nella mia città mi legano bellissimi ricordi, quando da giovanotto fui chiamato per una quindicina di anni a svolgere la funzione di presidente di seggio in una città dove l’allora Partito Comunista poteva vantare sull’apporto di una folta schiera di militanti che presenziavano alle attività all’interno del seggio (con i loro rappresentati di lista, tra cui alcuni che erano delle vere e proprie istituzioni) e all’organizzazione del servizio di rifocillamento (focaccia calda, caffè, panini, ecc.) nonché alla trasmissione a tempo di record dei risultati dei singoli seggi alla segreteria cittadina del partito.
Credo che buona parte del disastro elettorale dell’attuale PD sia da imputare a Renzi che ha voluto per sua ambizione personale trasformare il partito della sinistra in una sorta di accozzaglia di soggetti che nulla hanno a che spartire con i militanti di quello che un tempo era il Partito Comunista, penso ai vari Verdini, Bondi e consorte, oltre ai vari fuoriusciti dalle più disparate forze politiche.
Nelle precedenti elezioni amministrative il PD e il centro sinistra governavano in 21 capoluoghi, il centro-destra in 4, oggi la situazione è decisamente diversa con il PD/centro sinistra al governo in 9 capoluoghi, il centro-destra in 10 e il M5S in 3 ( Roma, Torino, Carbonia).
A dire il vero di Renzi al momento non c’è traccia, niente conferenza stampa ieri notte e nessun messaggio sulla sua pagina facebook dove questa mattina i commenti che lo irridono stanno arrivando a pioggia e tra i più gettonati vi è quello in cui gli viene ricordato a proposito del suo silenzio se “abbia finito i giga”.
Nessuno al momento si è fatto avanti per suggerire un passo indietro a Renzi, ma credo che se il PD non vorrà correre il rischio di un continuo e fluente travaso di voti verso il M5S qualcuno dovrà pur chiedere all’uomo che si è fatto Premier di lasciare la guida del partito anche perché i risultati elettorali di ieri sono il peggio del peggio per un partito che ha la pretesa di governare un paese senza aver vinto le elezioni politiche e grazie ai giochi di palazzo che hanno portato tre dicasi tre presidenti del consiglio al potere senza essere stati mai eletti dal popolo.
Poiché il cerino rimane in mano come vuole la consuetudine all’ultimo della fila, tocca al buon Renzi farsi carico di prendere atto che ieri gli elettori hanno mandato un messaggio molto chiaro all’inquilino di Palazzo Chigi, ma ancora di più al segretario del PD.
Il vento è cambiato, niente più gioco delle tre carte, niente più slide, niente più mance elettorali, niente più riforme a scatola chiusa, niente più partito della nazione, ma facce nuove a cui affidare per iniziare l’amministrazione delle città, piccole o grandi che siano.
Provare per credere, avrebbe detto il Renzi dei tempi migliori!

Marinato da chi?

marino_renziQuando penso a Ignazio Marino mi viene spontaneo associarlo a un salmone che dopo aver vissuto per alcuni anni in mare, sente l’istinto di tornare nelle acque dolci in cui è nato, quasi a significare come l’acqua salata lo ritenesse una sorta di corpo estraneo.
Si sa che il salmone giunto alla meta, si riproduce e muore sfiancato per il viaggio, ed è un po’ quello che è successo al Sindaco della città eterna che nel giro di un paio di mesi è stato giorno dopo giorno sfilettato a piacere dai media, dal suo stesso partito e ovviamente dalle opposizioni fino a quando non si è arrivati all’atto finale che se per il salmo salar il più delle volte vuol dire apparire in tavola sotto forma di un bel piatto di salmone marinato, per il “marziano” come lo chiamano i suoi detrattori sono state le tanto agognate dimissioni.
Ma chi ha marinato Marino e perché?
Facendo un po’ di conti all’indietro stiamo parlando di un esponente del PD che alle primarie romane del 7 aprile 2013 ha vinto con il 51% dei voti, precedendo David Sassoli con il 28% e l’attuale ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che si fermò al 14%.
Si potrebbe quindi dire, stando ai risultati delle primarie, che Marino sta al PD romano come il segretario Renzi sta al PD nazionale, ma il vero botto Marino lo fa quando viene eletto Sindaco al ballottaggio dove ottiene 664.490 voti pari al 63,93% contro i 374.883 voti pari al 36,07% del Sindaco uscente Gianni Alemanno.
I numeri di allora dicono che due romani su tre lo hanno votato come Sindaco anche se per dovere di cronaca va ricordato che a votare andarono solo il 44,93% degli aventi diritto (il che vuol dire, fatto non trascurabile, che oltre 1 milione 300mila romani hanno disertato le urne).
Tra le prime dichiarazioni rilasciate dal neoeletto Sindaco vi fu la non profetica : “Cambieremo Roma insieme” che oggi a poco più di due anni da quello spot a mo’ di sfida fa capire quanto possa essere stato difficile il cammino tutto in salita di questo genovese di madre svizzera ma romano d’adozione.
Una delle tiritere più usate dai suoi detrattori è stata quella di non essere un romano DOC ma un “marziano” catapultato all’improvviso nella città eterna senza aver portato con sé il libretto delle istruzioni per governarla.
debitoRomaNoi italiani, si sa abbiamo la memoria corta perché è fin troppo facile dando una guardatina ai dati pubblicati dal Sole24 capire che sotto due Sindaci “romani de’Roma” come Rutelli e Veltroni l’aumento medio giornaliero del debito del Comune di Roma era rispettivamente di + € 829,937 e di + € 416.476 mentre con Marino è sceso a – € 12.987 ( con Alemanno era a + € 450.160).
In questi giorni così tormentati che hanno portato alle dimissioni si è scritto di tutto e di più sul perché Marino avrebbe dovuto lasciare, ripercorrendo i vari episodi che lo hanno visto protagonista partendo dalla panda rossa per arrivare alle ricevute dei rimborsi non conformi, passando per i suoi viaggi e l’invito non invito di Papa Francesco, in un percorso tortuoso fatto di gaffes, piccole bugie e file di rastrelliere.
Certamente Marino ci ha messo del suo per arrivare al punto che si è arrivati e verrebbe quasi da pensare che possa sembrare uno sprovveduto o al contrario un furbacchione, ma di cosa stiamo parlando? Di qualche ricevuta non conforme in una marea di conti che hanno generato in decenni di mala gestione debiti per poco meno di 15 miliardi!
Il vero problema di questa vicenda è legato alla degenerazione della classe dirigente che ha portato la politica ad esprimersi non più attraverso contenuti e programmi ma lanciando una infinita sequela di spot che hanno il solo scopo di nascondere ai cittadini la drammaticità delle migliaia di problematiche irrisolte che riguardano non solo Roma ma l’intera penisola.
Ignazio Marino è figlio del nuovo modo di far politica lanciato da Renzi, si viaggia, si gira, si va di social a tutto spiano, si corre ad inaugurare questo o quell’evento spostando di fatto l’attenzione dalle criticità; c’è un problema in Italia? Si vola alla finale degli open di tennis in America; c’è un problema a Roma si va a Philadelphia ad accogliere il Papa!
Le dimissioni di Marino sono la prima vera sconfitta di Renzi che agli occhi dei cittadini romani passerà per quello che ha fatto spallucce quando gli chiedevano di azzerare il Consiglio comunale per Mafia Capitale, mentre non ci ha pensato due volte a far saltare Marino per il tramite dell’aut aut rivoltogli da quel Matteo Orfini Presidente del PD e commissario del PD romano, che ai tempi di Mafia Capitale minimizzava (dicendo dal Nazareno: “Marino e Zingaretti sono stati un baluardo della legalità e quello che sta emergendo è dovuto anche alle loro denunce. Sono loro il baluardo della legalità”) e l’altro ieri ha messo spalle al muro il “marziano” per qualche bottiglia di vino di troppo!
Marino è risultato essere un vero e proprio corpo estraneo in un sistema che viaggia ormai da troppo tempo su metodiche ben consolidate che portano benefici finanziari a quei poteri forti che di fatto ne hanno segnato la fine.
Non appena è circolata la notizia delle sue possibili dimissioni è stata lanciata su change.org una petizione per invitarlo a ritirare le sue dimissioni ( qui trovate la petizione ) che al momento ha raggiunto oltre 47.000 firme.
Nella petizione vengono snocciolati in 40 punti alcuni dei provvedimenti assunti da Marino nei suoi due anni di mandato e a leggerli bene si può ben capire perché il PD abbia deciso di assecondare il volere dei poteri forti romani sconfessando di fatto tutti quei romani che avevano affidato a Marino nel 2013 il compito di governare la capitale per i prossimi cinque anni.
Tra i sostenitori di Marino vi è anche Massimiliano Tonelli, uno dei fondatori del blog “Roma fa schifo” ( che da anni racconta il degrado della città) che sulla vicenda ha detto: “Marino non fa schifo. Fa schifo chi lo attacca e lo fa perché è in malafede”.
In effetti scorrendo i 40 punti delle cose fatte sembrerebbe che Marino abbia fatto qualcosina di più delle ormai famose “rastrelliere” ma è pur vero che il metro di giudizio di un cittadino che utilizza i mezzi pubblici per spostarsi è dato nell’immediato dal fatto che l’autobus è perennemente in ritardo e non dalla consapevolezza che si sta lavorando per ridurre quegli sprechi che consentiranno di poter aumentare con nuove acquisizioni il parco degli automezzi a disposizione.
Una delle più strette collaboratrici di Marino, Alessandra Cattoi in un’intervista a LaPresse ha detto: “Dovevamo scegliere se chiuderci in Campidoglio con i tecnici per rimettere a posto i conti e le aziende, fare pulizia e creare protocolli per la legalità oppure stare nei quartieri, in mezzo alla gente. Tutte e due le cose non siamo riusciti a farle”.
Dai primi di novembre arriverà il Commissario straordinario con la sua corte di ben 8 vice per traghettare la Capitale verso nuove elezioni, ma Roma si lascerà mai governare?

Linea Honeymania

I Barbari le chiamano emozioni

Feye8Corsi e ricorsi della storia, i Romani chiamavano “Barbari” tutti quei popoli che vivevano al di fuori dei loro confini, questi popoli venivano considerati incivili e rozzi.
Sono trascorsi più o meno 1600 anni da quei tempi e mai definizione risulta essere più attuale, visto quello che è successo a Roma nelle ore che hanno preceduto la disputa della partita di Europa League che vedeva contrapposta la Roma agli olandesi del Feyenoord.
Si è trattato di una vera e propria ordalia di Barbari che hanno trasformato la Fontana della Barcaccia ( che da quattro secoli si mostra al mondo in tutta la sua bellezza ) in una pattumiera e Piazza di Spagna in un pisciatoio pubblico.
Il comportamento tenuto da questi pseudo tifosi che vengono chiamati i “Black Block“ del calcio olandese ha sconvolto, deturpato e violentato il “salotto buono” di Roma capitale, ricoprendo di vergogna una nazione come l’Olanda che risulta essere molto attenta al rispetto dei diritti umani ma credo anche al rispetto del proprio patrimonio culturale.
Certamente non è corretto pensare che tutti gli olandesi siano come questo manipolo di Barbari giunti a Roma con al seguito adesivi in cui è effigiata una lupa decapitata, perché sarebbe come ammettere che dentro ognuno di noi si annidi un Genny a ‘carogna, non è così e lo sappiamo benissimo tanto noi italiani quanto il popolo olandese, però credo che episodi come quello di ieri debbano far riflettere e non poco chi nel mondo ci identifica ancora solo come “ mafia spaghetti ” perché il grado di civilizzazione di un popolo passa anche attraverso la capacità di riconoscere i propri errori e di chiedere scusa quando le circostanze lo impongono.
Detto questo, chi va ad Amsterdam deve avere ben presente che non può bere alcolici per strada (deve farlo unicamente all’interno dei Pub), con un’unica eccezione per il giorno in cui cade la ricorrenza del compleanno del Sovrano, fino al 2013 il Queen’s Day si è festeggiato il 30 aprile mentre dal 2014 con l’avvento al trono del principe Guglielmo Alessandro la ricorrenza è stata spostata al 27 aprile ( giorno del genetlìaco del Re ); inoltre particolare non irrilevante è vietatissimo urinare per strada perché si viene sanzionati con una multa decisamente salata.
Ecco perché questi Barbari che nulla hanno a che vedere con lo Sport vivono come una forte emozione il poter bere liberamente per strada e urinare quando e come gli piace, per loro è trasgressione allo stato puro!
Gli olandesi sono brava gente come lo siamo noi e non a caso ho avuto modo di ascoltare una intervista su Radio RAI 1 a un italiano ( che abita da 25 anni in Olanda) a cui questa mattina la moglie olandese ha chiesto scusa per quanto i suoi connazionali hanno fatto a Roma.
Altra storia è quando si parla di politica o di istituzioni, in Italia ci ritroviamo con la solita sventagliata di frasi fatte e di circostanza del tipo: “non succederà più”, “di questo episodio faremo tesoro per il futuro”, “abbiamo fatto tutto quanto era possibile fare per prevenire il disastro”, “cosa potevamo fare? Impedire agli olandesi di girare per Roma?“, mentre da parte olandese l’Ambasciatore in Italia pur dicendosi addolorato per quanto successo ha confermato che l’Olanda non contribuirà finanziariamente per riparare i danni causati dai propri connazionali.
Credo che di errori ne abbiano commessi tutti, a partire dall’Uefa che dovrebbe imporre ad ogni Club il versamento preventivo ( all’inizio di ogni stagione ) alla Federazione Internazionale di una “caparra cautelativa“ da utilizzarsi per pagare i danni eventualmente causati dai propri tifosi in occasioni di comportamenti come quelli tenuti dai tifosi olandesi; qualora tutto si svolga in maniera regolare la caparra verrà restituita il giorno dopo la finale del torneo.
Che dire poi di un Ministero dell’Interno che attraverso le sue varie emanazioni ( Prefettura, Questura, osservatori vari, ecc.) non è stato in grado di realizzare che a Roma stavano arrivando 5/6000 tifosi di un Club ad alto rischio; sarebbe stato sufficiente andare su Google e digitare due parole: Feyenoord e violenza per capire i trascorsi di questa tifoseria.
Ma c’è di più, si lasciano circolare liberi nel centro storico di Roma migliaia di teppisti quando in quella zona non c’è corteo di esodati, cassaintegrati o scioperanti che possa minimamente avvicinarsi!
E che dire dell’ordinanza di divieto di vendita degli alcolici emessa per i Municipi I, II e XV? Ma veramente chi l’ha emessa ha pensato che potesse essere sufficiente per scongiurare ciò che poi è successo? Dove e come si sono procurati da bere migliaia di tifosi? Magari nei supermercati, Hotel e Bed&breakfast che erano esenti dal divieto!
Lo Sport ne esce distrutto da questa vicenda, ma non tutto il mondo dello Sport perché è solo il calcio internazionale a pagare un prezzo altissimo che mette oggi più che mai a repentaglio la sua credibilità.
La FIFA e la UEFA devono passare alla tolleranza zero, obbligando tutte le Federazioni nazionali di concerto con i relativi governi a porre in atto quegli strumenti legislativi che a suo tempo Margaret Thatcherla Lady di ferro“ impose al calcio inglese.
Solo mettendo in atto una politica repressiva contro il tifo organizzato e la violenza, che passi attraverso arresti e processi per direttissima che portino alla certezza delle pene si potrà fare un primo passo importante per arginare comportamenti che nulla hanno a che vedere con lo Sport.

Caro ministro Poletti ci illumini!

poletti7In questi giorni in cui Roma Capitale è scossa dalla vicenda di corruzione legata alla Cooperativa ”29 giugno” e del suo presidente Salvatore Buzzi arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso assistiamo ad una vera e propria eclissi mediatica da parte del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti che mentre prima era un giorno si e l’altro pure in televisione di colpo si è reso irreperibile.
A onor del vero dopo la pubblicazione della famosa foto che lo ritrae a cena, con Salvatore Buzzi e alcuni esponenti del “mondo di mezzo” il ministro ha affidato alle pagine di Repubblica, attraverso una sua lettera una sorta di giustificazione sulla partecipazione a quella cena, dicendosi sconcertato ed amareggiato per le notizie relative all’inchiesta, nonché di provare grande rabbia e di sentirsi tradito perché sente che sono stati feriti e traditi i principi ed i valori in cui crede e per i quali si è impegnato per una vita.
Non conosco i motivi che hanno spinto il Premier Renzi ad affidare a Poletti l’incarico di ministro ma credo che possa aver giocato un ruolo determinante il fatto che il buon Poletti ha ricoperto dal 2002 fino al momento della nomina a ministro l’incarico di Presidente della Legacoop.
Oggi dopo i fatti di Roma Capitale ci troviamo di fronte ad un enorme conflitto di interessi visto che il ministro che in 12 anni di presidenza della Legacoop non è stato in grado di vigilare sul bubbone che stava proliferando in una delle tante Coop associate si trova oggi a dover vigilare come ministro sull’organismo di cui lui era a capo e che a quanto pare non ha per nulla vigilato.
Forse sarebbe il caso di sospendere momentaneamente lo slogan con cui la Coop si promuove, quel motto “ la Coop sei tu “ non fosse altro perché suona un po’ come una nota stonata nei confronti di tutti quei lavoratori consociati in cooperative che vivono del loro sano ed onesto lavoro.
Capisco che il ministro Poletti nell’allora ruolo di Presidente della Legacoop possa essere stato invitato a presenziare alla famosa cena dove allo stesso tavolo sedevano accanto a lui alcuni tra i principali indagati della bufera giudiziaria abbattutasi su Roma, ma quello che emerge da una rapida consultazione del sito web della “29 giugno” fa capire che tra Poletti e Buzzi vi sia stato un gioco di sponda piuttosto evidente, troviamo infatti Poletti immortalato in copertina accanto a Buzzi nel Magazine della “29Giugno” con cui vengono presentati i bilanci della Cooperativa del 2012 e del 2013, oltre a numerose altre foto che li vede fianco a fianco.
Ma la di là delle foto che possono avere una rilevanza più o meno marginale, quello di cui viene spontaneo chiedere conto al ministro Poletti è come mai nei suoi 12 anni trascorsi alla guida della Legacoop nazionale non abbia mai pensato di controllare l’operato della “29giugno” che non era una Cooperativa qualsiasi ma bensì una macchina da soldi capace di aumentare il proprio bilancio tra il 2008 e il 2013 da 28 milioni di euro agli attuali 60 milioni.
A questo proposito è superfluo ricordare che lo Statuto della Legacoop presieduta per 12 anni da Poletti recita all’art.1 che: “Legacoop è competente a esercitare la vigilanza sugli enti cooperativi”.
Viene quindi spontaneo chiedersi come mai l’attuale ministro Poletti durante tutti gli anni di presidenza della Legacoop non si sia mai chiesto in che maniera una Coop come la “29giugno” possa aver aumentato in maniera così impressionante il proprio fatturato!
La domanda diventa del tutto legittima proprio in virtù del fatto che il buon Poletti ( come evidenziano le numerose foto ) è dimostrato che abbia avuto una certa familiarità di frequentazione nel corso degli anni con le attività istituzionali poste in essere dalla Coop “29giugno” e quindi abbia avuto coscienza anno dopo anno dell’aumento costante del fatturato.
Per cui, Caro ministro Poletti ci illumini!