Tutti gli articoli di doubleg

Nato a Savona, giornalista e autore, travel e food blogger, ama viaggiare, cucinare e non sopporta gli ombrelli. Ha scritto diversi reportage sui Paesi Nordici, soprattutto su Irlanda e Finlandia pubblicando le relative Guide di viaggio. I suoi libri sono pubblicati da : R.C.S. Libri, Fabbri, Sonzogno, De Vecchi editore, Sperling & Kupfer. Press office,Comunicazione,Pr - Attorno a un tavolo da pranzo non si invecchia mai. - Per chi vuole vederli ci sono fiori dapperutto, Henri Matisse - La definizione corretta di giornalista? - ” colui che non si lascia intimidire dal rapporto conflittuale fra stampa e potere “

Nessuno è innocente

Vola a prezzi scontati!

DF3Ettore Benussi, burbero commissario della squadra mobile di Trieste, sogna la vicina pensione. E invece lo aspetta un nuovo caso: la morte della vecchia Ursula Cohen, trovata senza vita nelle acque triestine. Per Benussi è chiaro, la signora è scivolata e annegata. Ma che ci faceva una novantenne a passeggio sulle Rive, in una notte di bora? E come mai chiunque la conoscesse sembra avere ottimi motivi per rallegrarsi della sua morte? Tutti tranne la vecchia amica Renate Stein: la sola a sapere dell’orrendo segreto, antico di cinquant’anni, che Ursula Cohen si portava dentro.

Mentre leggevo questo romanzo d’esordio firmato Roberta De Falco mi sono venuti in mente alcuni versi che il poeta Umberto Saba ha dedicato alla sua città nella poesia “Trieste“ contenuta nella raccolta “ Trieste e una donna” del 1910 e precisamente: “Trieste ha una scontrosa grazia. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore; come un amore con gelosia.”
Trieste è proprio come la descrive Saba e chi di voi abbia posato gli occhi sulla più bella piazza d’Europa, bevuto un “capo in b” al Caffè degli specchi o assaggiato i gusti intensi di Pepi S’ciavo accompagnati da un paio di ombre non può fare a meno di leggere questo libro.

Nessuno è innocente (Pandora)

DF4Roberta De Falco, è lo pseudonimo dietro cui si nasconde la sceneggiatrice Roberta Mazzoni.
Nasce a Milano il 3 ottobre del 1951, figlia di un architetto; mentre frequentava i corsi di Letteratura alla Università Statale di Milano, ha esordito nel mondo dello spettacolo nel 1970 come costumista al Piccolo Teatro di Milano, ha inoltre collaborato a lungo con la RAI.
Nel 1976 si trasferisce a Roma dove, oltre a svolgere attività di sceneggiatrice, insegna narratologia cinematografica.
Come sceneggiatrice ha lavorato a progetti anche importanti: “Interno berlinese” di Liliana Cavani, “Va’ dove ti porta il cuore” di Cristina Comencini, “Nel mio amore” di Susanna Tamaro, i televisivi “Promessi sposi” e “La famiglia Ricordi”.
È stata aiuto montatrice alla RAI Corporation di New York (1977). Sempre per la televisione ha realizzato programmi scientifici in collaborazione con Ruggero Orlando (La Casa del Sole, 1978; L’Universo dopo Einstein, 1979).
Ha poi iniziato l’attività di assistente alla regia in due film ( “Stark System” di Armenia Balducci e “La pelle” di Liliana Cavani).
Come autrice letteraria ha pubblicato nel 1995 per Il Saggiatore l’antologia di aforismi “Scrivere – manuale a più voci per aspiranti narratori”. Ha scritto anche un libro a copie numerate (Verso Pergamo, edito da Imago, 1983).
Come traduttrice, si è occupata di Segreti, Silenzi, Bugie di Adrienne Rich (edito da La Tartaruga nel 1982). È stata curatrice di un libro di Cesare Zavattini (Basta coi Soggetti, edito da Bompiani, 1977).
Fa parte del consiglio della Fondazione Tamaro, per progetti formativi e umanitari in collegamento con la Limmat Stiftung.
Oggi vive e lavora a Porano, nella campagna di Orvieto (TR) e ha in essere un’amicizia amorosa con Susanna Tamaro da oltre 25 anni.

Sperling & Kupfer Editore

Tosi accende i fari nella nebbia!

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T6La querelle che ha portato alla rottura tra il sindaco di Verona Flavio Tosi e il segretario della Lega Nord Matteo Salvini (che di fatto lo ha espulso dal movimento) è stata letta da molti osservatori politici come incomprensibile ma invero non è niente altro che un passaggio dovuto per un politico che da grande vorrebbe fare addirittura il Premier.
Per ben capire quanto è successo in questi giorni è necessario fare un passo indietro, a quel 6 ottobre 2013 quando dal Palabam di Mantova, Flavio Tosi lancia la Fondazione “Ricostruiamo il Paese”.
L’obiettivo della Fondazione è quello di organizzare le primarie nazionali del Centro Destra e di sostenere la candidatura di Tosi a leader della coalizione, un progetto politico a dir poco ambizioso supportato dalla creazione su tutto il territorio nazionale di una rete di comitati provinciali: i Fari.
Appare quindi del tutto evidente che un politico che si propone di “ ricostruire il Paese “ da una futuribile posizione di Premier non possa pensare di vedersi relegato al ruolo di comprimario ( per di più scomodo ) nelle ormai imminenti elezioni regionali che riguarderanno la sua regione, quel Veneto dove il buon Tosi pensa di poter fare la voce grossa non fosse altro per il ruolo che gli compete come segretario nazionale della Liga Veneta.
L’ambizione personale, seppur legittima, a volte fa andare oltre la buona curanza di rispettare il lavoro degli altri, l’interesse generale del proprio movimento e non da ultimo il desiderio di tutti quegli elettori che vorrebbero veder riconfermato alla guida della regione un governatore che ha ben operato durante il suo mandato.
Vi è poi un aspetto tecnico non secondario, il sindaco Tosi ha scelto a suo tempo (nel 2012) di riproporsi come primo cittadino della sua Verona, avendo quindi ben chiaro l’impegno che lo avrebbe atteso in caso di rielezione per i prossimi cinque anni.
Forse il sindaco di Verona ha pensato che per iniziare a cavalcare l’onda che dovrebbe portarlo nel suo immaginario a governare l’Italia non vi fosse miglior cosa che utilizzare una probabile elezione a governatore del Veneto come ulteriore trampolino di lancio verso la sua tappa di avvicinamento a Palazzo Chigi.
Tutto legittimo, peccato che la regione Veneto arrivi da cinque anni di buon governo del presidente Zaia e che quindi la sua riconferma diventi un passaggio obbligato per la Lega Nord che non dovrebbe avere grosse difficoltà a mantenere il governo di questa regione.
Il sindaco Tosi di mestiere fa il politico a tempo pieno e quindi sorprende non poco che un politico di lungo corso come lui ( è in politica da venti anni ) non abbia colto come la rinascita record della Lega Nord ( dopo le penose vicende di Belsito & company) ottenuta grazie al nuovo modo di porsi del segretario Salvini abbia di fatto seppellito nelle nebbie della Padania il “Patto del Pirellone” siglato nel dicembre del 2013 tra il segretario uscente della Lega Nord Maroni e i due astri nascenti Tosi e Salvini, patto che prevedeva per Salvini la segreteria del partito e per Tosi la candidatura a premier nelle primarie del centrodestra alle prossime elezioni politiche.
E così al sindaco costretto all’angolo non resta che una via (che sa un po’ di suicidio politico), quella di candidarsi contro quel movimento che lo ha visto prima militante e poi protagonista della scena politica per più di un ventennio; ma la storia della Lega Nord insegna che chi si è allontanato negli anni per trovare nuove strade ha finito sempre per perdersi!
Tosi avrà pure acceso i fari ma la nebbia che lo avvolge ha di fatto già spento la sua corsa!

Linea Honeymania

I Barbari le chiamano emozioni

Feye8Corsi e ricorsi della storia, i Romani chiamavano “Barbari” tutti quei popoli che vivevano al di fuori dei loro confini, questi popoli venivano considerati incivili e rozzi.
Sono trascorsi più o meno 1600 anni da quei tempi e mai definizione risulta essere più attuale, visto quello che è successo a Roma nelle ore che hanno preceduto la disputa della partita di Europa League che vedeva contrapposta la Roma agli olandesi del Feyenoord.
Si è trattato di una vera e propria ordalia di Barbari che hanno trasformato la Fontana della Barcaccia ( che da quattro secoli si mostra al mondo in tutta la sua bellezza ) in una pattumiera e Piazza di Spagna in un pisciatoio pubblico.
Il comportamento tenuto da questi pseudo tifosi che vengono chiamati i “Black Block“ del calcio olandese ha sconvolto, deturpato e violentato il “salotto buono” di Roma capitale, ricoprendo di vergogna una nazione come l’Olanda che risulta essere molto attenta al rispetto dei diritti umani ma credo anche al rispetto del proprio patrimonio culturale.
Certamente non è corretto pensare che tutti gli olandesi siano come questo manipolo di Barbari giunti a Roma con al seguito adesivi in cui è effigiata una lupa decapitata, perché sarebbe come ammettere che dentro ognuno di noi si annidi un Genny a ‘carogna, non è così e lo sappiamo benissimo tanto noi italiani quanto il popolo olandese, però credo che episodi come quello di ieri debbano far riflettere e non poco chi nel mondo ci identifica ancora solo come “ mafia spaghetti ” perché il grado di civilizzazione di un popolo passa anche attraverso la capacità di riconoscere i propri errori e di chiedere scusa quando le circostanze lo impongono.
Detto questo, chi va ad Amsterdam deve avere ben presente che non può bere alcolici per strada (deve farlo unicamente all’interno dei Pub), con un’unica eccezione per il giorno in cui cade la ricorrenza del compleanno del Sovrano, fino al 2013 il Queen’s Day si è festeggiato il 30 aprile mentre dal 2014 con l’avvento al trono del principe Guglielmo Alessandro la ricorrenza è stata spostata al 27 aprile ( giorno del genetlìaco del Re ); inoltre particolare non irrilevante è vietatissimo urinare per strada perché si viene sanzionati con una multa decisamente salata.
Ecco perché questi Barbari che nulla hanno a che vedere con lo Sport vivono come una forte emozione il poter bere liberamente per strada e urinare quando e come gli piace, per loro è trasgressione allo stato puro!
Gli olandesi sono brava gente come lo siamo noi e non a caso ho avuto modo di ascoltare una intervista su Radio RAI 1 a un italiano ( che abita da 25 anni in Olanda) a cui questa mattina la moglie olandese ha chiesto scusa per quanto i suoi connazionali hanno fatto a Roma.
Altra storia è quando si parla di politica o di istituzioni, in Italia ci ritroviamo con la solita sventagliata di frasi fatte e di circostanza del tipo: “non succederà più”, “di questo episodio faremo tesoro per il futuro”, “abbiamo fatto tutto quanto era possibile fare per prevenire il disastro”, “cosa potevamo fare? Impedire agli olandesi di girare per Roma?“, mentre da parte olandese l’Ambasciatore in Italia pur dicendosi addolorato per quanto successo ha confermato che l’Olanda non contribuirà finanziariamente per riparare i danni causati dai propri connazionali.
Credo che di errori ne abbiano commessi tutti, a partire dall’Uefa che dovrebbe imporre ad ogni Club il versamento preventivo ( all’inizio di ogni stagione ) alla Federazione Internazionale di una “caparra cautelativa“ da utilizzarsi per pagare i danni eventualmente causati dai propri tifosi in occasioni di comportamenti come quelli tenuti dai tifosi olandesi; qualora tutto si svolga in maniera regolare la caparra verrà restituita il giorno dopo la finale del torneo.
Che dire poi di un Ministero dell’Interno che attraverso le sue varie emanazioni ( Prefettura, Questura, osservatori vari, ecc.) non è stato in grado di realizzare che a Roma stavano arrivando 5/6000 tifosi di un Club ad alto rischio; sarebbe stato sufficiente andare su Google e digitare due parole: Feyenoord e violenza per capire i trascorsi di questa tifoseria.
Ma c’è di più, si lasciano circolare liberi nel centro storico di Roma migliaia di teppisti quando in quella zona non c’è corteo di esodati, cassaintegrati o scioperanti che possa minimamente avvicinarsi!
E che dire dell’ordinanza di divieto di vendita degli alcolici emessa per i Municipi I, II e XV? Ma veramente chi l’ha emessa ha pensato che potesse essere sufficiente per scongiurare ciò che poi è successo? Dove e come si sono procurati da bere migliaia di tifosi? Magari nei supermercati, Hotel e Bed&breakfast che erano esenti dal divieto!
Lo Sport ne esce distrutto da questa vicenda, ma non tutto il mondo dello Sport perché è solo il calcio internazionale a pagare un prezzo altissimo che mette oggi più che mai a repentaglio la sua credibilità.
La FIFA e la UEFA devono passare alla tolleranza zero, obbligando tutte le Federazioni nazionali di concerto con i relativi governi a porre in atto quegli strumenti legislativi che a suo tempo Margaret Thatcherla Lady di ferro“ impose al calcio inglese.
Solo mettendo in atto una politica repressiva contro il tifo organizzato e la violenza, che passi attraverso arresti e processi per direttissima che portino alla certezza delle pene si potrà fare un primo passo importante per arginare comportamenti che nulla hanno a che vedere con lo Sport.

RADIO default

gm2Sono state rilasciate da poche ore le rivelazioni sui dati di ascolto delle radio italiane relative al secondo semestre 2014 che in pratica confermano il trend di quelle del primo semestre, la RADIO perde 2 milioni di ascoltatori e nessuna delle emittenti a livello nazionale è esente da questo calo che se dovesse essere confermato anche per il 2015 porterebbe ad un vero e proprio default di quella che un tempo era lo strumento di comunicazione per antonomasia.
Sono ormai due anni che gli ascoltatori calano in maniera rilevante ma a quanto pare gli addetti ai lavori fanno orecchie da mercante, anzi a leggere le dichiarazioni rilasciate dai responsabili delle varie emittenti su queste ultime rivelazioni sembra che questi signori abbiano copiato dal mondo della politica quella capacità sublime di far passare come una vittoria anche la più bruciante delle sconfitte.
Perdono tutti ma ognuno di loro riesce a trovare uno spunto per dirsi soddisfatto sulla base di un dato di riferimento ( ininfluente nella lettura generale ) che li pone vincenti rispetto a questo o quel concorrente o in una fascia d’ascolto piuttosto che in un’altra, insomma tutti perdenti ma allo stesso tempo tutti vincenti!
Mentre analizzavo i dati delle tabelle allegate, mi è tornato in mente quel fantastico film “Good Morning Vietman “ in cui Robin Williams ha magistralmente interpretato il ruolo dell’aviere disc-jockey Adrian Cronauer chiamato a Saigon per risollevare le sorti della radio locale dell’esercito.
Ecco, Adrian Cronauer con tutti i suoi limiti, pregi e difetti rimane per me l’esempio lampante di come la radio possa assolvere appieno la sua funzione “sociale” nel momento in cui chi la fa è in grado di trasmettere a chi la ascolta non solo della buona musica o delle notizie interessanti ma soprattutto quelle emozioni, capaci di concedere un momento di evasione dai mille problemi che appesantiscono la giornata di ognuno di noi.
Oggi sembrerebbe che per alcuni Boss della comunicazione che amministrano i principali gruppi radiofonici la soluzione di tutti i problemi possa essere quella di riempire il più possibile i palinsesti di sola musica mentre a mio parere  relegare la radio a puro mezzo da dove si irradia solo musica è un’autentica follia!
Chi vuole ascoltare solo musica si affida a canali tipo youtube, spotify, deezer o simili per cui l’unica vera differenza la RADIO la fa nel momento in cui è in grado di proporre programmi strutturati ( magari in alcuni casi se avessero una logica sarebbe anche meglio ) dove i conduttori possano trovare ognuno sulla base delle proprie caratteristiche di conduzione un filo conduttore idoneo a catalizzare l’attenzione degli ascoltatori.
Per quanto riguarda i dati degli ascolti c’è poco da commentare essendo davanti ad una sorta di cimitero zeppo di segni meno, certo che fa notizia il calo di Deejay e di 105 ma RDS e RTL non stanno meglio e forse l’unica che limita le perdite è Radio Italia.
Su Radio Monte Carlo non c’è nulla da dire se non che si conferma saldamente all’ultimo posto tra le emittenti nazionali, scendendo al di sotto del milione e 200 mila ascoltatori e facendo registrare una perdita di 39.000 ascoltatori nel giorno medio e di 7.000 unità nel quarto d’ora medio ( nel secondo semestre 2014 è addirittura scesa a 1.158.000 ascoltatori, segnale che tra i due semestri il secondo è andato decisamente peggio del primo ).
Nel complesso il Gruppo Finelco ( Radio 105, Virgin Radio e RMC ) negli ultimi tre anni ha perso più di mezzo milione di ascoltatori ma a quanto pare i dirigenti sono pienamente soddisfatti dei loro risultati, tanto che sembra sia stata rilasciata la seguente dichiarazione ( fonte primaonline.it ):
” Il Gruppo Finelco esprime la propria soddisfazione per i dati preliminari di ascolto del II Semestre 2014 appena rilasciati da Radio Monitor:
– Il gruppo Finelco si conferma, anche nel secondo semestre 2014, così come era già avvenuto nel primo semestre, il primo gruppo radiofonico di broadcaster nazionali con una share del 13,9%, in ulteriore crescita e ancor più nettamente davanti al secondo gruppo, Rai, fermo all’11,1% e al terzo gruppo , Espresso, in flessione all’11%.
– Radio 105 si conferma la seconda radio italiana per ascolto nel quarto d’ora medio e, da un lato, dimezza la distanza dalla prima radio RTL, distanza che solo un anno fa raggiungeva i 120.000 ascoltatori (627.000 RTL contro 507.000 Radio 105) ed ora è di soli 62.000 ascoltatori (628.000 RTL, 566.000 Radio 105); dall’altro lato stacca nettamente la terza radio Deejay, che un anno fa era a poco più di 100.000 ascoltatori di distanza ed ora si trova 176.000 ascoltatori dietro a Radio 105.”
Verranno tempi migliori per tutti? Da quello che ho sentito negli ultimi tempi on air non direi proprio.

Buona radio a tutti!

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Luisella un addio pieno d’amore!

 

luisSPverdeLa notizia era nell’aria da tempo ed è una di quelle notizie che i fedelissimi di RMC non avrebbero mai voluto ascoltare dai microfoni dell’emittente monegasca per cui figuriamoci lo stupore di doverla apprendere non dalla voce della diretta interessata ma dalla bacheca della sua pagina facebook.
Ho avuto il piacere di incontrare Luisella a casa sua all’inizio del mese di febbraio per una chiacchierata ma soprattutto per capire il perché di quel lungo silenzio che non prometteva nulla di buono e devo dire di aver percepito in quell’incontro la grande professionalità e signorilità di una donna che ha speso gli anni più belli della sua vita per mettersi al servizio di milioni di ascoltatori.
Oggi come in tutti questi anni passati davanti ai microfoni di RMC Luisella è rimasta “ quella di sempre “ fedele a se stessa e al suo stile inconfondibile mai al di sopra delle righe, una persona semplice e solare che ha saputo entrare in punta di piedi nel cuore dei fedelissimi diventando per molti di loro un’amica, una sorella, una mamma capace di distribuire attraverso il suo carattere gioviale e la sua risata contagiosa migliaia di gocce di serenità.
Luisella nel giorno di San Valentino si è decisa a postare sulla sua pagina FB un messaggio pieno d’amore rivolto ai suoi ascoltatori visto che da RMC non arrivava nessun segnale ed era subissata di messaggi che le chiedevano notizie in merito alla sua assenza dai microfoni.
langhe5aNon voglio scrivere in questo pezzo di Radio Monte Carlo ( potrete leggere cosa penso di questa vicenda cliccando qui ) e del trattamento che ha riservato a Luisella per non sporcare quello che deve essere un augurio di buona vita per la “ signora della radiofonia italiana “.
Luisella, alassina DOC, ha iniziato a trasmettere nell’emittente monegasca il 7 aprile del 1970 e da allora non ha mai più smesso diventando l’anima storica di Radio Monte Carlo, dove tra meno di due mesi avrebbe festeggiato i 45 anni ininterrotti di radio che tradotti in numero fanno 526 mesi o se si vuole 16436 giorni!
E pensare che quando arrivò a Monaco era poco più di una ragazzina, che mai e poi mai avrebbe realizzato che da quel provino a cui fu sottoposta sarebbe nato l’amore più lungo della sua vita.
Una marea di programmi radiofonici diventati successi indimenticabili tra cui : Pensando a te, Formula Uno, Chiedetelo a Luisella, e il celeberrimo “ Il Milione “ che mandò letteralmente in tilt il traffico telefonico di quella che in allora si chiamava SIP.
Nel suo messaggio di addio, in cui traspare un profondo senso di gratitudine per i suoi ascoltatori ma anche un velo di tristezza Luisella scrive in conclusione : ”chiudo una porta e apro una finestra che sarà sicuramente inondata di sole e piena di fiori!”, nulla di più vero ma sappi cara Luisella che ogni volta che aprirai quella finestra sarai inondata dall’affetto dei tuoi fedelissimi che mai e poi mai potranno dimenticarti e ti saranno sempre vicini come in queste ore in cui stanno riempiendo di like e di commenti il tuo messaggio per ricordarti che tu sarai sempre nei loro cuori.

Linea Honeymania

messaggioLuisella

Radio Monte Carlo è morta ripudiando Luisella!

La Feltrinelli.it

RIPokNel gergo giornalistico “il coccodrillo“ è una sorta di necrologio, spesso scritto in anticipo, in modo da poterlo pubblicare non appena giunge la notizia della morte dell’interessato.
Quello relativo a Radio Monte Carlo stazionava da molto tempo in una casella del disco rigido del mio computer non fosse altro per il fatto che l’emittente monegasca è ormai in una sorta di coma irreversibile che l’ha confinata da anni all’ultimo posto della classifica degli ascolti tra le emittenti nazionali, battuta pure da Radio Maria e da una emittente regionale come Radio Subasio.
La morte è avvenuta ieri alle 17.31 nel momento in cui Luisella Berrino, voce storica della radio e vera anima di quella che una volta era la Radio di Gran Class, ha postato sulla bacheca del suo profilo facebook un messaggio di addio rivolto ai suoi ascoltatori.
Luisella tra 49 giorni avrebbe festeggiato i 45 anni di conduzione dai microfoni di RMC un vero e proprio record che avrebbe suggellato nel migliore dei modi una carriera interamente vissuta insieme a quello che lei ha sempre definito “ il vero e unico amore della mia vita “.
Il comportamento riservato dalla dirigenza della radio a Luisella è qualcosa di veramente inqualificabile e irrispettoso nei confronti di una professionista che nell’immaginario collettivo è da sempre identificata come la vera anima dell’emittente monegasca, RMC è Luisella.
Quello che è veramente ignobile e non averle concesso di poter salutare i suoi ascoltatori da quel microfono che è stato parte integrante della sua vita e questo fa capire quanto “piccole piccole” siano le persone che attualmente dirigono la radio, che sono poi le stesse che hanno a suo tempo riservato lo stesso trattamento a Paolo & Lester, a Mauro Pellegrino e a Jackie.
Che dire poi di un editore che avendo la fortuna di avere tra i suoi speaker un’autentica icona della radiofonia italiana si preoccupa di dare disposizioni per non farla più andare in onda anziché pensare a come organizzare una mega festa per i suoi 45 anni di microfono!
Non oso pensare dove possano aver indirizzato i loro sguardi gli addetti ai lavori che hanno avuto, è il caso di dire, la sfortuna di incrociare Luisella nei suoi ultimi giorni trascorsi in radio; ma si sa noi italiani siamo tutti uguali, quando si tratta di parlare dei politici siamo tutti pronti a sbeffeggiarli per il loro attaccamento alla poltrona, ma quando ognuno di noi vede a rischio la propria, ovunque essa sia, non muoviamo un dito per correre in soccorso di un collega o per spendere una parola in suo favore.
Il trattamento riservato a Luisella dalla triade che governa RMC è solo la punta di un iceberg che racchiude al suo interno una storia fatta di 10 anni di insuccessi in termini di ascolti e di scelte incomprensibili su programmi e palinsesti, per non parlare della gestione deficitaria della pagina facebook ( che sembra la pagina di una casa d’aste specializzata nelle vedute di Montecarlo ) sulla quale si è arrivati a censurare e bannare decine di ascoltatori per i loro commenti ( in occasione della querelle scatenata ai tempi di Platinette ).
Una pagina e un sito web dove la dirigenza non si è neppure degnata di fare un comunicato di ringraziamento per una voce che è parte integrante della storia di RMC, poi magari lo faranno ma resta il fatto che è stata Luisella a   vedersi costretta a dover dare per prima la notizia.
Luisella come è noto era andata in pensione ma non credo sarebbe stato un ostacolo insormontabile trovare il modo per farla proseguire fino all’appuntamento con la storia del 7 aprile 2015 e poi nominarla “ Ambasciatrice onoraria della radio nel Principato di Monaco “.
Tutto ciò non è stato possibile perché chi di dovere non si è nemmeno posto il problema di come tributare il meritato riconoscimento ad una colonna portante della radio, stiamo parlando di Luisella e non di uno dei tanti speaker che sono passati dai microfoni della radio o di un tecnico del suono che seppur collocati in ruoli dirigenziali rimangono pur sempre quello che originariamente sono stati.
Non sono a conoscenza se il gruppo RCS Mediagroup che detiene il 44,5% delle azioni di Finelco segua da vicino e con interesse quello che sta accadendo all’interno di Radio Monte Carlo dove oltre all’aver messo alla porta Luisella sembra che si parli della possibilità di stravolgere completamente le caratteristiche della radio limitando sempre più la presenza in voce degli speaker per lasciare ampio spazio alla sola musica.
Girano voci sul possibile interessamento di un paio di gruppi stranieri a rilevare la quota di spettanza RCS, ma anche dell’intero pacchetto azionario, fatto questo che comporterebbe l’uscita di scena di Hazan; e se invece qualcuno trovasse giovamento dalla morte di Radio Monte Carlo?
Del resto per chi crede nell’aldilà dopo la morte c’è sempre un’altra vita!

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Sanremo 2015 – il festival torna a essere il FESTIVAL!

sanremoA pensarci bene il Festival di Sanremo è il format televisivo più longevo nella storia della tv con le sue 65 edizioni che tra alti e bassi hanno raccontato al mondo intero l’evoluzione della musica italiana.
C’era come sempre molta attesa per la novità targata Carlo Conti che arrivava dopo la parentesi un po’ così di Morandi, dove la direzione artistica non è stata delle migliori, e quella di Fazio che ha seguito una linea ben precisa voluta dal conduttore.
Il calimero della tv come lo chiama Panariello ha saputo riportare la kermesse sanremese agli antichi splendori proponendo una sorta di grande carrozzone capace di imbarcare protagonisti in grado di accontentare il pubblico di ogni età, partendo dal revival di Albano e Romina per arrivare a quel Ed Sheeran idolo dei giovanissimi; uno spettacolo ricco di ospiti che hanno saputo rappresentare al meglio quella tradizione nazionalpopolare che è un po’ da sempre il segreto del successo di questo Festival che per una settimana riesce a monopolizzare gli ascolti tv, vuoi anche per l’assoluta non belligeranza da parte di tutte le altre reti tv.
Hanno vinto come da copione i tenorini de Il Volo, per la gioia della Clerici e di Tony Renis, e con loro sono saliti sul podio Nek e Malika Ayane rispettando di fatto le previsioni della vigilia.
Questa edizione verrà ricordata per gli ascolti da capogiro, per le vallette non vallette e per la presenza di Conchita Wurst che parafrasando il titolo di una canzone di Orietta Berti ha portato sul palco dell’Ariston un nuovo modo di fare spettacolo, quello del fin che la barba va!
Tra le vallette la splendida Rocío Muñoz Morales in Armani Priveè ha lasciato al palo Arisa ed Emma Marrone che a dire il vero non sono proprio mai partite.
La qualità delle canzoni è stata superiore alla norma a parte l’infelice performance di Biggio e Mandelli che con la loro “ Vita d’inferno “ sono sembrati la brutta copia di Elio e le storie tese, presentando una sorta di cover di Cochi e Renato con qualche aggiunta del miglior Stefano Rosso.
Il premio della critica “ Mia Martini “ è andato a Malika Ayane, ma ha ottenuto un buon numero di voti anche “ Io sono una finestra “ del duo Mauro Coruzzi e Grazia Di Michele, un pezzo con un testo decisamente bello.
Unica nota dolente i comici che mai come quest’anno hanno dimostrato di non essere all’altezza della situazione o meglio di non far ridere, gli unici che si sono salvati o meglio i meno peggio sono stati: Luca e Paolo nel siparietto con Carlo Conti, Marta e Gianluca con il loro “speed date” e Virginia Raffaele nell’imitazione di Ornella Vanoni, mentre Panariello è sembrato aver perso lo smalto dei giorni migliori.
Di Carlo Conti che dire, se non che approdato a Sanremo dopo anni di aspettativa ha saputo riportare il festival ad essere quello con la F maiuscola.

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La scelta civica di Scelta Civica a favore di Renzi!

sceltacivica2Il termine “trasformismo” in politica nasce nel lontano 1882 sotto il governo Depetris, il quale premier della Sinistra liberale rivolse un appello agli esponenti più progressisti della Destra affinchè si avvicinassero alle posizioni della Sinistra per dar vita a un nuovo schieramento centrista.
Sono passati da quel tempo più di 130 anni ma questo termine è oggi più che mai attuale grazie non tanto al recente passaggio armi e bagagli di otto parlamentari di Scelta Civica nelle file del PD di Renzi ( poverini che altro potevano fare per mantenere le loro poltrone ) ma al fatto che in questa legislatura sono già oltre 170 i parlamentari che hanno cambiato casacca in corso d’opera.
Questa vicenda che riguarda gli otto parlamentari di Scelta Civica (Linda Lanzillotta, Gianluca Susta, Alessandro Maran, Pietro Ichino, Ilaria Borletti Buitoni, Irene Tinagli, Carlo Calenda, Stefania Giannini) a cui si è aggiunto anche Benedetto Della Vedova che confluirà nel gruppo misto, ha una certa rilevanza non fosse altro per il fatto che questi 8+1 parlamentari ricoprono incarichi di Governo e istituzionali di tutto rispetto: stiamo parlando infatti di un ministro ( Stefania Giannini ) di un vice ministro ( Carlo Calenda ) di un Vice Presidente del Senato ( Linda Lanzillotta, moglie tra l’altro dell’ex ministro Bassanini – oggi Presidente della Cassa Depositi e Prestiti -) di due sottosegretari ( Benedetto della Vedova e Ilaria Borletti Buitoni ) e di membri all’interno delle Commissioni permanenti ( Irene Tinagli, Pietro Ichino, Gianluca Susta, Alessandro Maran ), per cui appare del tutto chiaro che il passaggio non possa che essere dettato dall’esigenza di mantenere la propria poltrona in considerazione del fatto che Scelta Civica alle ultime elezioni Europee ( quelle per intenderci con cui Renzi si è auto legittimato a governare l’Italia a fronte del 40% dei consensi raccolti dal PD) ha raccolto la miseria di 196.157 voti sui 27 milioni e trecentomila voti espressi dagli italiani con una percentuale pari al 0,71% a livello nazionale (in pratica non esiste più).
I numeri che riguardano quel che resta del partito di Mario Monti (un altro di quelli che avrebbero dovuto cambiare l’Italia) sono mortificanti e recitano che nel 2013 i montiani erano 69, mentre oggi sono rimasti in 25 tra deputati e senatori.
Il premier Renzi che di fatto ha rivolto un invito perentorio a questi parlamentari di passare nelle file del suo partito li ha poi catalogati come soggetti “stabilizzatori” capaci con la loro sensibilità politica di rendere possibile un percorso comune per il bene del paese.
Peccato che nel 2010 pinocchietto Renzi in una puntata di Porta a Porta dichiarava : «È l’ora di finirla con chi viene eletto con i voti di qualcuno e poi passa di là… Vale per tutti, a destra e a sinistra. Se c’è l’astensionismo è anche perché se io prendo e decido di mollare con i miei, è legittimo farlo. Però allora devo anche avere il coraggio di avere rispetto per chi mi ha votato, perchè chi mi ha votato non ha cambiato idea”.
Parole sante! Ma quelli che in allora furono chiamati “responsabili” tra cui i due peones Razzi e Scilipoti che vennero ricoperti di frizzi e lazzi e consacrati al ruolo perenne di “macchietta della politica” oggi sono diventati “stabilizzatori” e non ha più alcuna importanza il fatto che abbiano chiesto (con tanto di programma) e ottenuto dagli italiani un voto per svolgere un determinato mandato parlamentare che oggi viene totalmente e definitivamente stravolto.
Per chi avesse qualche dubbio al riguardo potrebbe essere interessante riguardare la registrazione di quello spezzone di Porta a Porta in cui l’allora aspirante segretario del PD raccontava cosa un politico serio non dovrebbe fare nello svolgimento del mandato affidatogli dagli elettori, peccato che oggi essendo il buon Renzi al governo questa regola elementare non valga più ma anzi sia diventata una scelta civica!

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Cracco reinventa l’amatriciana e Amatrice dice no!

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AmatriceQAnni fa mentre ero di passaggio ad Amatrice fui ospitato per il pranzo da alcuni conoscenti “ amatriciani da generazioni “ e provai la goduria di assaporare un piatto di spaghetti all’amatriciana preparati secondo tradizione; sarà stata la fame, l’aria buona, il guanciale nostrano o il pecorino locale, fatto sta che quel piatto di spaghetti fumanti rimane a tutt’oggi la miglior amatriciana di sempre.
Sabato sera ho avuto modo di vedere alcuni spezzoni del programma “C’è posta per te” condotto da Maria De Filippi su Canale 5 e ho assistito alla performance dello Chef Carlo Cracco che essendo il regalo per la destinataria della posta l’ha coinvolta in un giochino per poterle assegnare come premio un invito a pranzo presso il suo ristorante di Milano.
Lo Chef stellato ha coinvolto la festeggiata in una sorta di Cracco Quiz con tre domande che riguardavano la conoscenza degli ingredienti di alcune ricette classiche, tra cui il famoso sugo all’amatriciana.
Il buon Cracco memore dello slogan coniato per la pubblicità delle patatine San Carlo “ La cucina ha bisogno di audacia “ non ha trovato di meglio che inserire tra gli ingredienti del sugo all’amatriciana l’aglio in camicia!
Si sa che gli Chef alla Cracco ogni tanto se ne escono con alcune stravaganze per lanciare qualche piatto che andrà ad arricchire i loro menu artistici, ma bene ha fatto il Comune di Amatrice a rivendicare immediatamente la paternità della ricetta originale i cui ingredienti erano e rimangono: guanciale, pecorino, vino bianco, pomodoro San Marzano, pepe e peperoncino.
L’Amministrazione Comunale sulla propria pagina facebook si è detta sconcertata e si augura che quello di Cracco sia stato un vero e proprio “ lapsus”, per cui pur non avendo nulla in contrario sul fatto che lo Chef possa liberamente inserire nel sugo da lui preparato “l’aglio in camicia” resta del tutto evidente che tale sugo non potrà essere chiamato “ Amatriciana “.
Stiamo infatti parlando di un sugo che ha reso celebre la cucina romana nel mondo, ma che nella realtà deve la sua origine ai pastori amatriciani che lo preparavano con gli ingredienti che avevano a disposizione quando portavano al pascolo le loro greggi.
Agli inizi il piatto preparato con guanciale tagliato a cubetti o in fettine sottilissime, pecorino e spaghetti fu chiamato “ unto e cacio “; con il tempo questa ricetta chiamata anche “gricia”  fu in qualche modo impreziosita con l’aggiunta di pomodoro e qualche lacrima di olio d’oliva, per diventare la vera “amatriciana”.
Nell’Ottocento quando molti amatriciani ( a causa della crisi della pastorizia ) emigrarono a Roma e trovarono lavoro nei ristoranti locali vi fu per l’amatriciana la vera e propria diffusione a livello nazionale.
Il primo ristorante amatriciano a Roma lo aprì nel 1860 Luigi Sagnotti chiamandolo “ Il Passetto “ dato che attraverso il ristorante si poteva passare dal vicolo del passetto a piazza Navona.
Il vero boom l’amatriciana lo raggiunse a metà degli anni ’90 grazie all’attore Aldo Fabrizi che ne divenne in pratica l’indiretto testimonial parlandone spesso durante le sue trasmissioni radiofoniche e televisive.
Ma tornando ad Amatrice, piccolo borgo montano in provincia di Rieti, è utile sapere che proprio recentemente ( il 23 gennaio 2015 ) la Giunta comunale , ha deliberato di concedere il riconoscimento De.Co. a tre prodotti della tradizione amatriciana: il Pecorino di Amatrice, il Guanciale amatriciano e gli Gnocchi ricci, approvandone i relativi disciplinari di produzione predisposti dalla Commissione di esperti.
Amatrice inoltre ospita l’ultimo fine settimana di agosto “ La Sagra degli spaghetti all’amatriciana “ e quella che si terrà il prossimo agosto sarà la 49° edizione.

Curiosità
– Alla semplicità degli ingredienti di questo piatto, il poeta Carlo Baccari (1878 – 1978) dedicò questi suoi versi:
“… E li tra gli armenti, da magica mano, nascesti gioiosa nel modo più strano
la pecora mite e il bravo maiale, donarono insieme formaggio e guanciale”.

– Agli “Ingredienti degli spaghetti all’amatriciana e città di Amatrice“, il 29 agosto 2008, è stato dedicato dalle Poste Italiane un francobollo, policromo e dentellato del valore di 0,60 euro

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Gli italiani viaggeranno anche nel 2015!

lastFUn sondaggio condotto da OnePoll in cinque Paesi europei per lastminute.com (   campione nel settore dei viaggi e delle vacanze all’ultimo minuto ) racconta che gli italiani non sono solo un popolo di santi, poeti e navigatori ma anche e soprattutto di viaggiatori.
Infatti nonostante una situazione economica non certo incoraggiante gli italiani stando al sondaggio si dimostrano desiderosi di continuare a viaggiare anche nel 2015 e con il proposito di approntare un budget di spesa non inferiore a quello dell’anno appena trascorso.
I tre dati che emergono con vigore ad una prima lettura del sondaggio sono:

  • – il 38% degli italiani progetta di concedersi almeno due vacanze quest’anno;
  • – L’87% aspira a vacanze più avventurose e due terzi dichiara di voler essere più spontaneo per il 2015;
  • – Oltre il 70% prenoterà le proprie vacanze online.

Andando più nel dettaglio si può notare che un italiano su cinque spera di potersi concedere almeno quattro fughe vacanziere quest’anno, anche se in media gli italiani partiranno in vacanza al massimo tre volte, così come accaduto nel 2014 e spendendo quanto l’anno scorso (51%).
I dati rivelano che anche se gli italiani hanno il minor numero di ferie annuali rispetto alla media europea, desiderano usare per viaggiare almeno 15 dei loro 23 giorni feriali (la media delle ferie in Europa è pari a 28 giorni).
Lo studio ha inoltre rivelato che rispetto agli altri paesi europei, gli italiani sono i più soddisfatti di come sfruttano le proprie vacanze: il 79% crede di prendere il giusto numero di ferie durante l’anno (contro una media europea del 66%).
Inoltre, gli italiani sono i meno abitudinari, quelli che ripetono meno le stesse vacanze ogni anno (42% contro una media europea del 56%) e sono tra quelli più propensi ad essere più avventurosi in questo 2015 (87% contro una media europea del 59%).
La spontaneità dei viaggiatori italiani è in continua crescita fatto questo che fotografa l’Italia come un paese di viaggiatori last minute, dove quasi il 48% prenoterà le proprie vacanze solo quindici giorni prima della partenza, mentre il 67% dichiara l’intenzione di voler prenotare all’ultimo minuto. I motivi? Il 20% per cercare ed ottenere le migliori offerte, il 15% per l’eccitazione e la spontaneità della prenotazione last minute, mentre il 13% per scappare dalla routine quando ne sentono il bisogno.
Ma quali sono le aspirazioni degli italiani in fatto di vacanze per il 2015? Dove andremo e cosa faremo? Destinazione dei sogni o realtà?
Tutti amiamo sognare in grande quando si tratta di viaggi! La ricerca ha evidenziato che le fantasie di viaggio più sognate dagli italiani vedono ai primi posti un lungo viaggio per vedere tutti i luoghi preferiti in una sola vacanza, un viaggio intorno al mondo, crogiolarsi al sole di una remota isola con spiagge paradisiache e assistere a fenomeni naturali come l’aurora boreale. Grandi viaggi e grandi sogni non c’è che dire, ma anche a causa della paura della crisi, nemmeno il 14% di questi verrà portato a compimento entro la fine dell’anno.
Ma non c’è bisogno di andare lontano o fare il viaggio della vita per divertirsi! L’Italia continua ad essere la destinazione preferita, scelta dal 40% degli intervistati (contro il 63% del 2014).
Ma quando si tratta di viaggiare all’estero, sono Spagna e Stati Uniti ad avere la meglio. Ecco la Top 10 dei paesi europei preferiti:

  1. Spagna (34%)
  2. USA (29%)
  3. Francia (26%)
  4. Gran Bretagna (24%)
  5. Australia (23%)
  6. Grecia (22%)
  7. Caraibi (18%)
  8. Egitto (18%)
  9. Germania (16%)
  10. Maldive (15%)

La buona notizia per i suoi risvolti economici è che l’Italia rientra nella TOP 3 delle destinazioni da visitare quest’anno per i viaggiatori europei con il 21% delle preferenze, superata solo da Spagna (32%) e Francia (29%).
Gli italiani in vacanza: godersi la vita e conoscere nuove culture!Cosa fare in vacanza?
Non c’è dubbio per gli italiani: vacanze al mare e weekend in città, con qualche giorno di relax e benessere ovviamente. Ma qualsiasi meta sia quella prescelta, gli italiani optano sempre di più per vivere esperienze uniche: al primo posto della classifica delle attività privilegiate per le vacanze 2015, si trovano a pari merito la visita di nuove città e stare stesi al sole (66%) seguiti da sperimentare la cucina locale (64%), conoscere una nuova cultura (54%) e godersi trattamenti di bellezza (45%).
Noiosi? Abitudinari? Tutt’altro…c’è spazio per un po’ di adrenalina:
rispetto allo scorso anno sono aumentati di sei volte i temerari che progettano di nuotare con gli squali (6% vs 1%) e sono più che duplicati coloro che sognano una vacanza fatta di immersioni (18% vs 8%) o scorribande sulle moto d’acqua (17% vs 7%).
Top 10 delle attività da fare in vacanza nel 2015:

  1. Visitare una città (66%)
  2. Stare stesi al sole (66%)
  3. Provare la cucina locale (64%)
  4. Escursioni culturali (54%)
  5. Trattamenti benessere (45%)
  6. Andare a teatro/opera (29%)
  7. Scalare una montagna (24%)
  8. Andare in bicicletta (21%)
  9. Immersioni (18%)
  10. Moto d’acqua (17%)

Note sul sondaggio
La dimensione totale del campione di adulti selezionato in cinque paesi consiste in 5.000 individui: 1.000 in Gran Bretagna, 1.000 in Germania, 1.000 in Francia, 1.000 in Spagna, 1.000 in Italia. Il sondaggio è stato condotto online.
I dati, a cui è stato dato peso statistico, sono rappresentativi di tutti gli adulti (maggiori di 18 anni) nei rispettivi paesi.