Nato a Savona, giornalista e autore, travel e food blogger, ama viaggiare, cucinare e non sopporta gli ombrelli.
Ha scritto diversi reportage sui Paesi Nordici, soprattutto su Irlanda e Finlandia pubblicando le relative Guide di viaggio.
I suoi libri sono pubblicati da : R.C.S. Libri, Fabbri, Sonzogno, De Vecchi editore, Sperling & Kupfer.
Press office,Comunicazione,Pr
- Attorno a un tavolo da pranzo non si invecchia mai.
- Per chi vuole vederli ci sono fiori dapperutto, Henri Matisse
- La definizione corretta di giornalista? - ” colui che non si lascia intimidire dal rapporto conflittuale fra stampa e potere “
Sanremo non è più Sanremo, da quest’anno è diventato l’anteprima del Disco per l’estate. Francesco Gabbani con la super orecchiabile Occidentali’s Karma si è aggiudicato la 67° edizione del Festival di Sanremo precedendo Fiorella Mannoia e Ermal Meta.
Una vittoria, quella del bravissimo Gabbani, che sancisce con largo anticipo che la sua canzone diventerà il tormentonedella prossima estate.
La musica quest’anno con un colpo di coda ha relegato al ruolo di comprimario lo spettacolo televisivo che anno dopo anno profuma di antico, diventando a tratti noioso infarcito da una pubblicità assillante, da ospiti evitabili, da qualche ciaone di troppo, da quelle larghe intese che si sono da subito trasformate in un predominio della sciura Mariache chiamata per salvare il carrozzone sanremese lo ha di fatto affossato portandosi dietro quel suo modo di fare tv che con il Festival ci sta come i cavoli a merenda, tanto che verrebbe quasi voglia di dire arridatece le vallette.
Tra tutti gli ospiti che si sono alternati sul palco dell’Ariston l’intervento di Geppi Cucciari l’ha vista primeggiare con un monologo di quelli che non fanno solo sorridere ma anche meditare.
La classifica 1° Francesco Gabbani 2° Fiorella Mannoia 3° Ermal Meta 4° Michele Bravi 5° Paola Turci 6° Sylvestre 7° Fabrizio Moro 8° Elodie 9° Bianca Atzei 10° Samuel 11° Michele Zarrillo 12° Lodovica Comello 13° Marco Masini 14° Chiara 15° Alessio Bernabei 16 ° Clementino
Aosta ospita il 30 e 31 gennaio come ogni anno lungo le sue vie La Fiera di Sant’Orso (in francese Foire de Saint-Ours, in patois valdostano Fèira de Sènt-Or), un evento nato con l’intento di mettere in luce i frutti del lavoro artigianale valdostano.
Nel Medio Evo la Fiera si svolgeva nel Borgo di Aosta, in quell’area circostante la Collegiata che porta il nome di Sant’Orso.
Alcune leggende narrano che tutto ha avuto inizio proprio di fronte la Chiesa dove il Santo, vissuto anteriormente al IX secolo, era solito distribuire ai poveri indumenti e le tipiche calzature in legno “Sabot”, ancora oggi presentate in Fiera accanto a sculture, intagli su legno o pietra ollare, pizzi e tessuti, oggetti in rame e ferro battuto, ceste, cucchiai e fiori in legno.
La Fiera ospita più di mille bancarelle, oltre a tanta musica e folklore, il tutto accompagnato da degustazioni di vini e prodotti tipici della enogastronomia valdostana presso appositi padiglioni, gestiti da Pro-Loco valdostane lungo tutto il percorso della manifestazione.
In Piazza Chanoux e Piazza Plouves sarà presente “L’Atelier”, una mostra mercato riservata agli artigiani che hanno fatto della produzione artistica la loro professione.
Il simbolo della manifestazione è il Galletto ma sono tanti gli oggetti legati alla tradizione: i Sabot, la Coppa dell’Amicizia, la Grolla, i giocattoli “Tatà” e poi quelli di uso quotidiano fino a qualche decennio fa: rastrelli, cestini e gerle, botti.
Per chi arriva in auto, camper o bus sono a disposizione parcheggi gratuiti assistiti alla periferia della città.
È inoltre in funzione un servizio navetta gratuito verso la Fiera; sarà garantita inoltre una navetta “trasversale” che unisce i due ingressi opposti della Fiera (Arco d’Augusto – Piazza della Repubblica), con fermata alla stazione ferroviaria.
Nella notte tra il 30 ed il 31 gennaio, il centro di Aosta si anima per la Veillà, nel dialetto valdostano, il patois, “Veillà” vuol dire “veglia”.
Dalle 19 in poi passeggiando nelle vie si incontrano cori e gruppi folkoristici che si esibiscono, durante la camminata è anche possibile visitare le “crotte”, le cantine del borgo che vengono aperte per l’occasione e che offrono degustazioni di salumi ed altri prodotti tipici.
Durante la veglia è tradizione scaldarsi sorseggiando del vin brulé o del brodo caldo.
Il proverbio della Fiera in patois valdostano “Se feit cllier lo dzor de sèn-t-Or, l’or baille lo tor et dor euncò pe quarenta dzor”descrive la tradizione secondo cui se il giorno di Sant’Orso (1º febbraio) il tempo è bello, l’orso si gira nel suo pagliericcio e dorme ancora per 40 giorni, il che significa che farà brutto per i 40 giorni successivi.
Il ciondolo ufficiale della Fiera di quest’anno è “la maschera in legno”, è un ottimo souvernir e può essere acquistato al banchetto situato alla Porta Praetoria.
Dosson di Casier in provincia di Treviso ospiterà dal 27 gennaio al 5 febbraio 2017 la 31° edizione della Festa del radicchio rossocon un programma ricco di attività che vedrà come protagonista in ogni angolo della festa quello che viene anche chiamato “il fiore che si mangia” o “l’aragosta della terra”.
Il radicchio di Treviso, dalla forma più allungata e le foglie affusolate, è il più pregiato, ed è molto gradito dai cuochi migliori che con esso sanno creare ricette molto interessanti in cui riescono a dare libero sfogo alla loro creatività.
Negli stand gastronomici della festa i cuochi presenteranno durante la manifestazione un ricco ventaglio di menu dedicati all’esaltazione del radicchio rosso facendolo incontrare anche con il cinghiale della Toscana o con la cucina tipica regionale delle Marche.
L’idea di realizzare una Festa del radicchio rosso a Dosson nasce nell’autunno del 1986 con l’intento di valorizzare di più e meglio il radicchio dossonose e viene messa in pratica nel gennaio del 1987 con la prima edizione della festa.
Ma la consacrazione ufficiale del radicchio rosso, come pregiato ortaggio invernale simbolo di Treviso ha origini lontane e avviene per opera di Giuseppe Benzi, un agronomo di origine lombarda trasferitosi nel 1876 a Treviso come insegnante all’istituto tecnico Riccati.
Questo intraprendente agronomo, divenuto responsabile dell’Associazione Agraria Trevigiana, organizzò il 20 dicembre 1900 la prima delle mostre che annualmente la città di Treviso dedicherà alla rossa cicoria proprio sotto la centralissima Loggia di piazza dei Signori.
La mostra accompagnerà l’ultimo secolo della storia di Treviso e verrà interrotta solamente in due occasioni: durante la grande guerra e negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale.
Inoltre a partire dal 1970 alla mostra del capoluogo si aggiungeranno tutta una serie di mostre periferiche (le mostre di Santa Cristina, Preganziol, Zero Branco, Mogliano, Lughignano, Dosson, Rio San Martino di Scorzè, Martellago) che hanno contribuito in tutti questi anni ad aumentare la valorizzazione di questo ortaggio consacrandone tra l’altro le sue indiscusse qualità gastronomiche.
Tra i piatti che compongono i vari menu presentati nel corso della Festa vanno segnalati: Strudel alla trevigiana con fonduta di morlacco e croccante di speck Trancetto di terrina con faraona e radicchio, su insalata di radicchio in “salsa” Antipasto della marca trevigiana (radicchio all’agro, radicchio in saor, radicchio fritto) Risotto di radicchio alla dossonese con piccolo stracotto di guancia di manzo e polvere di zucca Ravioli allo stracotto di radicchio con guanciale di amatrice e tardivo Risotto al radicchio trevigiano Polenta morbida e ragù di corte al radicchio Ravioli con radicchio, guanciale e Morlacco del Grappa Il “ciavar” salsiccia matta con involtini di verza su crema di zucca gialla Musetto al radicchio su crema di fagioli e punte di fiore d’inverno alla vinegrette di Digione Tortelli caserecci al radicchio tardivo padellati con fonduta al morlacco Guancetta di maialino stufata al radicchio rosso
La tempesta di neve che si è riversata sul centro Italia già martoriato da una furia sismica senza precedenti ci ha trasmesso se ancora ve ne fosse bisogno una certezza, quella che lo Stato non esiste!
A più riprese governanti e alte cariche dello Stato in questi mesi (5 ne sono passati dal terremoto di Amatrice del 24 agosto) sono andati in processione nei luoghi investiti dalle calamità naturali a ripetere un rosario che immancabilmente si è concluso con quell’incoraggiamento : “non vi lasceremo soli” che oggi suona come una beffa o meglio come un insulto verso quelle persone che per l’ennesima volta si sono fidate di uno Stato che puntualmente ha disatteso quanto aveva promesso.
Non si tratta di fare sciacallaggio, di essere penta stellati o leghisti, ma unicamente di constatare che per l’ennesima volta lo Stato non ha mantenuto i propri impegni e trovo veramente disdicevole che alcuni parlamentari che sorreggono il Renzi bis, altrimenti chiamato Governo Gentiloni, abbiano avuto il coraggio di avanzare come scusa alla totale inadeguatezza dei soccorsi il fatto che all’evento sismico si sia aggiunta una nevicata senza precedenti. Ma di cosa stiamo parlando?Ma qualcuno pensa veramente che sul Gran Sasso vi possano essere le stesse condizioni climatiche di Silvi Marina!
I terremoti non si possono prevedere ma che fosse in arrivo una nevicata di quelle da segnare sul calendario lo sapeva anche un bambino delle elementari, e la Protezione Civile con chi doveva predisporre il piano di intervento per liberare le strade che fine hanno fatto?
Ma ci rendiamo conto che all’uomo che ha telefonato in Prefettura per segnalare la tragica situazione che si stava palesando nell’hotel sul Gran Sasso non hanno creduto!
E così altri morti per negligenze, imperizie e irresponsabilità di chi mai pagherà per tutto ciò grazie al turbinio di scaricabarile pronto a partire, come consuetudine, appena avvenuto il disastro. Ma chi ha la responsabilità del mancato approvvigionamento dei mezzi idonei a liberare le strade dalla neve al fine di renderle agibili per poter far pervenire i soccorsi a chi era ed è in pericolo di vita!
Sentire in televisione il capo della Protezione Civile Curcio e il commissario straordinario Errani che ci raccontano che stanno lavorando per normalizzare la situazione è una roba che fa capire quanto la politica sia ormai un qualcosa di estraneo dalla quotidianitàche i cittadini vivono sulla loro pelle; questi personaggi parlano una lingua incomprensibile e nonostante il voto del 4 dicembre, all’orizzonte non si vede nulla di buono!
Del resto cosa ci si poteva aspettare da un personaggio come Renzi che con la nomina di Errani ha voluto di fatto politicizzare la Protezione Civile, tanti proclami e tweet ridondanti di “noi con voi”per avere oggi a cinque mesi dal terremoto una situazione fallimentare non fosse altro per non aver saputo mettersi a vento in previsione dell’arrivo dell’inverno.
In occasione del terremoto di Amatrice ho scritto un articolo “Terremoto – gli Italiani ci mettono il cuore, lo Stato gli spiccioli” in cui evidenziavo come gli Italiani non si siano fatti pregare più di tanto a mettere mano al portafoglio per riversare nelle casse dello Stato un aiuto economico da devolvere agli abitanti delle zone terremotate. Dieci milionidi euro donati in meno di cinque giorni per arrivare a un totale di circa 28 milionidi euro a tutto il 15 gennaio 2017.
Ma la generosità degli Italiani è stata resa vana da chi ci governa che avendo avocato a sé la disponibilità dei fondi ha di fatto, grazie a mille pastoie burocratiche, congelatol’utilizzo di questi soldi ( e sono passati 5 mesi dalle prime elargizioni).
Ancora oggi non passa telegiornale in cui la RAI ci ricordi quotidianamente che il numero 45500 è ancora attivo, senza però dire in maniera chiara che i soldi donati attraverso quel numero andranno a finire su di un conto corrente infruttifero aperto presso la Tesoreria Centrale dello Stato a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri!
Quindi, come ben spiegato sul sito della Protezione Civile, i soldi degli Italiani non vanno di fatto direttamente ai terremotati ma passano, attraverso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla politica che per il tramite di un Comitato di Garanti vaglierà attentamente di concerto con le varie entità regionali sul come spenderli. Mi sembra tutto chiaro! O no? Quello che mi è meno chiaro è per quale motivo dopo il voto del 4 dicembre non si possa far tornare nei tempi brevi gli Italiani alle urne per poter scegliere liberamente da chi essere governati. Caro Presidente della Repubblica, cari governanti per una volta lasciateci da soli, anche solo per un attimo, giusto il tempo di poter entrare nuovamente nella cabina elettorale.
Se proprio non volete scrivere della sua musica e della sua grandezza come artista, allora invece di scrivere stupidaggini senza senso sulla sua vita privata, scrivete della sua immensa generosità a favore dei più deboli, dei malati e di quanti hanno avuto in serbo dalla vita solo miseria. George Michaelha regalato a molte persone un momento di felicità, ma soprattutto la speranza di poter credere ancora nella vita e l’ha fatto con la gentilezza che solo un angelo può avere.
E lui un angelo lo è stato per davvero, per tutte quelle persone che ha aiutato tenendosi in disparte, senza mai apparire, facendo del bene senza volere il più delle volte che si sapesse che dietro a quell’atto caritatevole c’era lui.
Scrivetelo che ha aiutato: la LGBT Community britannica, il NHS servizio sanitariopubblico inglese, il Macmillan Cancer Support, Childline ( il telefono azzurro britannico ) e i minatori; che ha lavorato come volontario in un rifugio per senzatetto, che ha devoluto in beneficenza le royalties del suo singolo “Last Christmas/Everything She Wants” (oltre 2 milioni di copie vendute nel mondo), che ha realizzato un concerto speciale, interamente gratuito, a nord di Londra per gli infermieri del NHS come ringraziamento per le cure che prestarono alla sua mamma quando morì di cancro.
In un mondo pazzesco come quello in cui viviamo oggigiorno, non vi è più rispetto nemmeno per la morte, ed i primi a infierire sono proprio quei “media” che per anni si sono fatti grassi scrivendo e dando notizie dei suoi successi.
La Irish music è come un fiume che scorre attraverso l’Irlanda e conduce i visitatori nel cuore della vera esperienza irlandese.
La “session” del sabato sera è in pieno svolgimento in uno dei tanti piccoli pub dalla luce soffusa disseminati sull’isola di smeraldo e magari situato lungo un’isolata stradina di campagna.
Guidata da un suonatore di uilleann (la tipica cornamusa irlandese) dai capelli grigi e da una giovane suonatrice di fiddle (il tipico violino) la session prevede cinque musicisti che siedono intorno a due dei 10 tavoli della sala del pub, insieme alla cornamusa e al violino suonano una chitarra, un flauto e un bodhrán (un tamburo tipico irlandese – si pronuncia ‘ bough-rawn ’).
Un banjo, una scatola di pece per il violino, due pinte di scura e due bicchieri di succo d’arancia sono poggiati sul tavolo, la giga che stanno suonando tutti insieme è vivace e ipnotica: i suoni sono chiari e armoniosi. E’ musica di qualità, davvero tradizionale, che riempie il pub di magia.
I suonatori sembrano non accorgersi del pubblico che li ascolta, circa 40 persone del posto, alcuni clienti, i più vicini ai musicisti ascoltano con attenzione ed ogni tanto lanciano il loro ‘ ye-oo ’ di incoraggiamento.
Gli altri invece sono seduti più distanti, e parlano e scherzano tra di loro, all’improvviso la giga termina e, tra i mormorii di approvazione, il suonatore di cornamusa impone il silenzio: un uomo sta per cantare séan nos (che in gaelico significa “alla vecchia maniera ”) e ciò significa che non è previsto accompagnamento musicale. Gli avventori del pub fanno rispettosamente silenzio (anche i giocatori di biliardo nella sala accanto, che interrompono il gioco) e il cantante si produce in uno splendido e intricato lamento gaelico, di quelli che ti riportano indietro nei secoli e che rendono il canto irlandese così profondo e senza tempo.
Quando il cantante finisce, la folla grida ‘ good man ’ e ‘ grand job, Jamesy! ’ Dopo pochi secondi inizia una nuova melodia e i clienti tornano al craic – il termine irlandese per “divertimento”– che avevano interrotto poco prima. Questa è la Contea di Antrim, ma potrebbe essere un qualsiasi altro luogo d’Irlanda, e potrebbe essere anche un qualsiasi altro luogo del pianeta.
Gli irlandesi sostengono che le session in Irlanda non hanno uguali, ma la penetrazione e la popolarità a livello mondiale della musica tradizionale irlandese sono tali che è possibile imbattersi in un’eccellente performance da Skibbereen a Southampton a Singapore a Sidney a Sacramento.
Una buona session tradizionale ti fa tornare a casa contento, ti fa camminare sollevato da terra e ti riempie la mente di musica per un’intera settimana, non c’è niente che le assomigli, le melodie si tramandano di generazione in generazione e derivano da una tradizione ancora viva di musica da ballo che risale a 300 anni fa.
Trecento? E chi lo sa? E’ forte il dibattito sulle radici della musica tradizionale irlandese: alcuni dicono che risalgano a più di mille anni fa. Sebbene ora ne sia parte integrante, la session è pur sempre un’aggiunta piuttosto recente a l’antica storia della musica irlandese; nel passato i bardi e i musicisti suonavano esclusivamente degli assolo e proteggevano gelosamente le loro melodie per evitare che i rivali le rubassero e le utilizzassero per guadagnare denaro – e questo spiega in larga parte il predominio della melodia nella musica irlandese.
Per chi volesse documentarsi in proposito consiglio il libricino “ Field Guide to the Irish Music Session ” scritto da Barry Foy.
Un altro modo di sperimentare la tradizione in Irlanda è partecipare a quello che chiamano un fleadh(pronunciato ‘ flah ’), e l’All-Ireland Fleadh in particolare è uno dei luoghi ideali per comprendere il fenomeno irlandese della tradizione.
Un fleadh è un festival di cultura tradizionale irlandese – musica, canzoni e balli – con l’aggiunta di un tocco di competizione, ce ne sono dozzine in tutto il paese, da aprile ad agosto, e culminano nell’All-Ireland, il più grande e importante a livello nazionale. Durante il festival si svolgono le finali delle gare di musica organizzate durante l’anno nelle contee, e il sogno ricorrente di ogni artista di musica tradizionale è quello di sollevare il premio dell’All-Irelandper il suo strumento.
Molti nomi famosi della musica irlandese si sono “ laureati ” all’All-Ireland, compresi Frankie Gavin, il virtuoso del violino del super-gruppo De Dannan e Michael Flatley famoso per la Riverdance, ma anche eccezionale flautista.
L’energia sprigionata dall’All-Ireland Fleadh Cheoil è incredibile, i concorrenti possono arrivare a 12.000; ma i 250.000 spettatori provenienti da tutta l’isola e da ogni angolo del mondo lo trasformano nella session più potente che si possa immaginare.
La musica si leva spontanea ovunque, dall’alba al tramonto, fino alle ore più tarde, e ogni angolo, fazzoletto di terra libero, pub e albergo ne è conquistato, ed è tradizione che la città ospite rivolga céad míle fáilte ( centomila benvenuto ) a chiunque si unisca a questa gioiosa dimostrazione d’amore per la musica.
La città di Sligo ” Sligeach ” (Sligo in gaelico) che vuol dire “luogo delle conchiglie“ha ospitato le edizioni 2014 e 2015 dell’All-Ireland Fleadh, mentre nel 2016 è stata la città di Ennis ad ospitare l’importante evento, a cui è stata riconfermata l’assegnazione anche per il 2017.
Domenica notte quando Renzi ha concluso la sua conferenza stampa da Palazzo Chigi e si è avvicinato alla moglie Agnese mettendole il braccio sopra la spalla per guadagnare l’uscita ho capito che il piccolo principe non avrebbe abdicato ma al contrario era già pronto strategicamente ad imboccare la strada che per soddisfare la sua smodata ambizione lo porterà a tentare di essere incoronato Imperatore!
Da quella conferenza si è voluto fa uscire l’immagine mediatica di un ragazzo dedito alla famiglia e grato alla moglie che l’ha supportato in un’avventura in cui lui per il bene dell’Italia e degli italiani non ha esitato a trascurare le persone più care, peccato che nessun italiano sappia che faccia abbia la moglie del suo predecessore Enrico Letta. Renzi è il classico politico che vuole rottamare chi lo ha preceduto a botte di distinguo : “io non sono come quelli là” ma poi come ha raccontato Emiliano, presidente della Regione Puglia, a Matrix su canale 5 intervistato da Nicola Porro, in occasione delle primarie che lo hanno incoronato segretario del PD si è succhiato l’appoggio incondizionato di Emiliano (che per darglielo ha litigato con Bersani e D’Alema) e poi una volta ottenuto ciò che voleva non si è più fatto vedere in Puglia, nemmeno per promuovere la campagna elettorale di Emiliano alla Regione.
Diciamo le cose come stanno, quale Premier al mondo non avrebbe annunciato le proprie dimissionidopo una sconfitta elettorale come quella subita dal Pinocchietto di Pontassieve, stiamo parlando di venti punti percentuali capaci di mettere konon solo un Premier ma anche il partito che lo esprime e la compagine governativa che lo ha sostenuto (ricordiamoci che D’Alema, l’ultimo Premier a dimettersi per una sconfitta elettorale, lo fece per molto menoessendo incappato in una debacle del partito alle elezioni regionali nel ‘2000).
Il problema è un altro, Renzi in piena campagna elettorale aveva annunciato che in caso di vittoria del NOsi sarebbe non solo dimesso ma avrebbe considerato chiusa la sua esperienza politica! Ma quanti sono quelli che non gli hanno creduto? A vedere i risultati del Referendum si direbbe che siano stati una marea gli italiani che si sono portati avanti in quel difficile campo talvolta minato che si chiama “democrazia”, della serie.. per intanto ti voto controe poi vediamo se te ne andrai veramente a casa!
A proposito ve lo ricordate Cameron,dopo la batosta rimediata con la Brexit, immortalato mentre mangia fish and chips su un muretto in compagnia della moglie!
Dalle urne è uscito un verdetto chiaro e forte, agli italiani non “garba” il governo Renzie chi lo sostiene, e cosa assai più importante vogliono poter scegliere con il proprio voto da chi essere governati.
Appare quindi inevitabile che non si perda ulteriore tempo e si metta il popolo in condizione di poter ritornare alle urne in tempi brevi per scegliere la propria classe dirigente.
Nel momento in cui Renzi ha capito di aver perso alla grande, che cosa ha fatto? Ha subito rilanciato la palla nel campo avversario invitando i vincitori a proporre loro le soluzioni per uscire dal tunnel in cui lui stesso l’ha confinato! Ma come? Non era Renzi che in campagna elettorale aveva promesso non solo a Cuperlo (che nel Pd conta come il 2 a briscola) ma anche agli italiani che avrebbe rimesso mano all’Italicum! E se avesse vinto il SI cosa sarebbe successo?Pinocchietto avrebbe incassato la vittoria e mandato il Paese a nuove elezioni con l’attuale legge elettorale a marzo del prossimo anno per fare tabula rasa di chi si fosse ancora frapposto alla sua incoronazione a Imperatore.
Ma il dramma è che questo irresponsabile tale ambizione continua a coltivarla nonostante la scoppola che ha preso e la riprova si è avuta nella Direzione del PD tenutasi l’altro giorno; una Direzione assai anomala per un partito che ha il termine “democratico”nel proprio simbolo!
In Direzione ha parlato solo il segretarioche così facendo ha umiliato non solo le varie componenti del partito ma credo anche tutti quei militanti che difficilmente potranno riconoscersi in un segretario che con il suo entourage di ex democristianista mettendo sotto assedioil partito che fu di Gramsci e Togliatti. Tutto studiato a tavolino, parla solo il segretario e la Direzione viene convocata in maniera permanente il che significa in termini pratici che a breve non sarà convocata nessuna ulteriore Direzione in cui le varie componenti possano chiedere conto al segretario della sua sconfitta.
Del resto cosa fare Renzi lo ha ben chiaro, mettere in condizioni il Presidente Mattarella di ridargli nuovamente l’incarico per un Renzi bis oppure fare un governo di scopo con a capo un suo uomo di fiducia (e mantenuto a galla ancora con i Verdini,gli Alfano,ecc.) che possa traghettarlo senza ulteriori traumi alle prossime elezionidove sicuramente lui sarà il candidato Premier del PD, altro che lasciare la politica! Pinocchietto è convinto che alle prossime elezioni, da tenersi il più tardi possibile (in modo da permettere alla marea di neoeletti di maturare il vitalizio, che si materializzerà il 17 settembre 2017) potrà contare su quei 13 milioni di italiani che hanno votato SI.
Credo che Renzi non abbia recepito appieno il messaggio che gli italiani gli hanno mandato il 4 dicembre e continui a pensare che con un’ulteriore campagna elettorale lunga e infarcita di balle possa risorgere e poter arrivare alla guida del Paese da eletto e non da nominato.
Da un esame dei flussi elettorali non è così difficile capire che quei 13 milioni di voti non sono tutti suoi o del PD ma anche di elettori che pur non votando normalmente PD si sono espressi per il SI al Referendum. Pinocchietto vuol far credere che si andrà presto alle elezioni ma al contrario sta lavorando per ottenere un nuovo incarico che gli consenta di governare ancora per un anno o al peggio di mettere un suo clone, perché nessuno lo scrive o dice, ma nei primi mesi del prossimo anno il governo dovrà procedere a una marea di nomine che sicuramente non saranno lasciate decidere ad un esecutivo di unità nazionale perché non è difficile capire che ogni forza politica vorrà poter accedere alla propria fetta di una torta che si prospetta più che prelibatavisto che stiamo parlando delle nomine dei vertici di : Finmeccanica, Poste, Eni, Enel, Terna, Tesoro e Banca d’Italia.
Ma vi sembra possibile che quando si è voluto varare la riforma Fornero sulle pensioni il Parlamento l’abbia fatto in 16 giornie ora dopo un pronunciamento chiaro e inequivocabile del popolo che chiede di indire nuove elezioni politiche si debba aspettare il pronunciamento della Consulta che avverrà solo il 24 gennaio 2017 ( Consulta dove peraltro il Presidente Mattarella è di casa, visto che ne ha fatto parte dal 2011 fino alla sua elezione a Presidente della Repubblica).
Gli italiani hanno dimissionato il Governo Renzima non il Parlamento e allora i nostri tra virgolette (visto che sono tutti nominati) “rappresentanti”si riuniscano e producano collegialmente una nuova legge elettorale che risponda a due priorità assolute: far scegliere agli elettori i propri rappresentanti, e consentire a spoglio avvenuto che la colazione vincente possa essere messa in condizione di governare, grazie non solo al premio di maggioranza che riceverà, ma anche e soprattutto all’introduzione del divieto di cambio di casacca per i parlamentari eletti.
In questa vicenda grottesca non vanno sottaciute le enormi responsabilitàdi chi nel fare informazione si è schierato con chi ha il potere, penso ai tanti colleghi giornalisti che hanno raccontato alla gente quell’Italia che non c’è, dando per buone tutte le balle che il Premier ha raccontato non solo in campagna elettorale ma day by day nei suoi 1000 giorni di governo.
Per raccontare le cose come stanno non è necessario avere in tasca la tessera di un partito o di un movimento, è sufficiente vivere una giornata tra la gentemagari cominciando al mattino presto quando ti tocca aspettare per decine di minuti il treno in ritardo, per poi passare davanti all’edicola dove rinunci a comprare il giornale e al bar dove la colazione, cappuccio e cornetto, per molti è solo un bel ricordo.
Ma se ti metti a scrivere di queste cose vieni bollato come un populistada quelli come Renzi che credono di aver capito tutto e vanno in mezzo alla gente solo quando devono chiedere voti!
Io sarò un populista e non capirò niente, ma una cosa l’ho intesa, quella di domenica per Renzi e il PD è stata una sconfitta epocale e al prossimo sbaglio o balla che sia il popolo non farà nessun tipo di sconto!
La Finlandia è considerata a ragione “ il paradiso dei pescatori” in quanto in questo Paese, dove la natura è rimasta ancora incontaminata, sono tali e tante le possibilità di scelta che si presentano a chi ama praticare la pesca sportiva che a volte può essere imbarazzante il dover scegliere la zona per la propria battuta, vista la bontà e validità dei molteplici luoghi di pesca.
Certamente tutto questo è dovuto alla particolare conformazione di questo Paese che presenta sul suo territorio un numero incredibile di laghi ( sono infatti oltre 180.000 ) e una miriade di fiumi, oltre ad avere più di 4.000 km di coste marine.
In più cosa assai importante la pesca sportiva, può essere praticata durante tutto l’anno, in quanto anche nel periodo invernale si può tranquillamente pescare attraverso un buco che viene praticato sulla superficie ghiacciata dei laghi o del mare.
Lo scopo di questa guida è quello di fornire tutta una serie di notizie utili a chi ama la pesca, per poterla praticare nel modo migliore in questo Paese, fornendo al tempo stesso alcuni itinerari di pesca che toccano quei luoghi di pesca che meritano di essere assolutamente provati.
Il Premier Renzi ha chiamato a raccolta gli italiani per avere, in un delirio di onnipotenza, il lasciapassare per modificare la Costituzione a suo piacimento e il popolo italiano ha accolto in pieno questo invito facendo registrare un affluenza alle urne da record che ha sfiorato il 70% (68,48).
Dalle urne è uscita una sonora bocciatura per Renzi e per tutto il suo entourage, i risultati parlano chiaro e soprattutto non lasciano spazio a quel teatrino della politica in cui dopo una tornata elettorale solitamente si fa fatica a trovare chi ha perso.
Questa volta non è andata così, più di 19 milionidi italiani hanno detto NO licenziando di fatto Renzi e il suo governo, un risultato che in termini percentuale fissa al 59,14 % i NO e al 40,86% i SI, che in termini pratici sta a significare uno scarto percentuale di circa 20 punti.
L’Italia ha detto NO a Renzi e lo ha fatto in maniera omogenea considerato che solo tre regioni hanno fatto registrare una leggera supremazia del SI: Trentino Alto Adige (53,87SI), Toscana (52,51 SI), Emilia Romagna (50,39SI– poco più di 20.000 voti di vantaggio sul NO).
Nel resto della penisola il NO ha trionfato e soprattutto al Sud si è avuta la più sonora bocciatura per il Premier: Sardegna ( 72,22 NO), Sicilia (71,58NO), Campania (68,52 NO), mentre al Nord è il Veneto la regione con la percentuale più alta di NO(61,94).
Gli italiani con il voto di ieri hanno dimostrato che quando si deve decidere sul futuro del nostro Paese hanno ancora voglia di poter dire la loro, lo hanno fatto mandando un messaggio molto chiaro non solo a Renzi ma all’intera classe politica: è finito il tempo di firmare cambiali in bianco a chicchessia, gli italiani vogliono poter scegliere da chi essere rappresentati in Parlamento!
Il NOdi ieri non è solo un NO a Renzi ma anche e soprattutto a chi cambiando casacca ha permesso al suo governo di stare a galla ( Verdini, Alfano e transfughi vari), un esecutivo che come i due precedenti (Monti e Letta) non è stato votato dagli italiani ma creato a tavolino sotto l’abile regia di quel Giorgio Napolitano che per tale servizio ha ricevuto i gradi di “ Presidente emerito”.
La palla ora passa nelle mani del Presidente Mattarella al quale toccherà cogliere il messaggio lanciato dagli italiani, basta giochini di palazzo, si dia l’incarico a un traghettatore che nel giro di un paio di mesi licenzi una nuova legge elettorale che permetta agli italiani di decidere chi mandare in Parlamento e poi nel più breve tempo possibile si vada nuovamente a votare per scegliere chi finalmente ci governerà in maniera legittimaper i prossimi cinque anni.
Renzi uscirà di scena? Non ne sarei così convinto anche se avrà il suo da fare a rimettere in sesto un PD che da questo Referendum esce profondamente lacerato al suo interno e decisamente indebolito.
Certo a veder le facce di molti suoi compagni di partito messi in naftalina mi viene in mente l’epitaffio sulla tomba di Lucio Cornelio Silla : “Nessun amico mi ha reso servigio, nessun nemico mi ha recato offesa, che io non abbia ripagati in pieno.”
Amen!
un giornalista in viaggio che non sopporta gli ombrelli