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Renzi compie 40 anni ma è già vecchio dentro!

REnzisciL’anagrafe mediatica dice che il Premier Renzi compie i suoi primi 40 anni e contrariamente alle previsioni fatte da lui stesso in occasione del precedente genetliaco in cui affermava: “A 40 anni credo che sarò a palazzo Vecchio“, oggi ce lo ritroviamo, grazie al famoso hastag #stai sereno, come inquilino di Palazzo Chigi da ben 323 giorni.
Nonostante abbia il primato di essere diventato il più giovane Premier della politica italiana, scalzando dal primo posto Giovanni Goria (che lo diventò a 44 anni), nel giorno del suo quarantesimo compleanno, complice anche la tripletta di bischerate che ha messo a segno nei primi giorni del nuovo anno, si percepisce quanto in realtà sia un politico rampante giovane d’età ma già vecchio per il modo in cui fa politica.
Per capire come non ci sia alcuna differenza tra il modo di fare politica del giovane Renzi e gli esponenti di quella classe politica che lui si è detto pronto a rottamare è sufficiente analizzare la “Super tripletta“ di bischerate che ha saputo mettere in fila nei primi giorni del 2015 e che risulta composta da :

– volo di Stato
– norma #salvaB
– tweet cancellato

L’utilizzo del volo di Stato con cui ha portato la famiglia in vacanza a Courmayeur e da lui giustificato con un tweet che recitava “ Gli spostamenti aerei, dormire in caserma, avere la scorta, abitare a Chigi non sono scelte ma frutto di protocolli di sicurezza #regole “ sta a dimostrare che il giovane rottamatore ben si è adattato a quei protocolli tanto cari a molti dei suoi predecessori.
Vale però la pena ricordare al nostro giovane Premier e a tutto il suo entourage che un certo Sandro Pertini si faceva beffe dei protocolli di sicurezza e giocava a nascondino con gli uomini della scorta per stare tra la gente da uomo comune e non da privilegiato di Stato.
Se poi vogliamo fare i “precisini” come talvolta fanno gli uomini che curano l’immagine del giovane Renzi è utile ricordare che a proposito di “protocolli di sicurezza “ la circolare del 10 maggio 2013 firmata dal segretario generale di Palazzo Chigi e inviata a tutti i capi di gabinetto avente come oggetto le “modalità di concessione del trasporto aereo di Stato” recita che non bastano i “ motivi di sicurezza “ per prenotare un volo, ma si deve anche dimostrare che non esistano alternative.
Sui “motivi di sicurezza“ credo che ognuno di noi abbia potuto capire quanti e quali ve ne fossero visto che il giovane Premier ha sciato tranquillamente in mezzo alla gente; in quanto poi alle alternative è opportuno ricordare che Courmayeur la si raggiunge da Firenze tranquillamente in macchina in meno di cinque ore; sul fatto poi che il giovane Premier ( come ha subito precisato il suo staff di Palazzo Chigi ) abbia provveduto a pagare di tasca propria il suo soggiorno sulla neve non possiamo che esserne compiaciuti ma saremmo curiosi di capire quale tipo di servizio e sistemazione sia stata riservata alla famiglia Renzi e soprattutto se siano state applicate o meno le tariffe previste dalla convenzione stipulata tra il Ministero della Difesa e gli appartenenti al CAI che fissano in 9 euro e 25 centesimi la spesa giornaliera per alloggio e in 12 euro e 74 centesimi totali la spesa giornaliera per colazione, pranzo e cena ( come facilmente rivelabile dalla convenzione in allegato ).
A tutto ciò si deve aggiungere il fatto non secondario che il suo predecessore Letta l’anno precedente in occasione delle vacanze natalizie si recò con la famiglia in Slovenia con un volo di linea da Roma a Trieste ( dove prenotò un auto a noleggio per i suoi spostamenti in terra slovena ) per cui non è tanto una questione di protocolli quanto di stile!
Ma c’è di più, la cancelliera Angela Merkel per le sue brevi ma frequenti vacanze primaverili a Ischia non sbarca sull’isola in elicottero ma prendendo l’aliscafo a molo Beverello come una comune turista!
Sulla norma #salvaB, dove B sta per Berlusconi, il giovane Premier ha dato il meglio di se stesso riuscendo a far capire in maniera inequivocabile, anche a coloro che fanno finta di non capire, quanto il patto del Nazareno rappresenti la cartina di tornasole con cui si misura la credibilità politica di un premier che pur di stare a galla farebbe patti e inciuci pure con il diavolo! Della serie a te ci penso io, non ti preoccupare, basta che facciamo finta che comando io!
Ma la vera perla del “triplete” è il tweet con cui il giovane Premier avrebbe risposto a quello lanciato da Marco Agnoletti (suo ex portavoce come Sindaco di Firenze) per provocare alcuni tifosi della Roma su gol assegnato alla squadra giallorossa nella partita in corso con l’Udinese il 6 gennaio.
Agnoletti scrive: “Oh, almeno stavolta vedete di far fruttare 3 punti il vostro furto!!” e il buon Matteo risponde : “Parlare di furto è stravolgimento della realtà”.
Non entro nel merito sull’opportunità o meno che un Premier seppur giovane trovi il tempo e la voglia tra le migliaia di impegni a cui è sottoposto di cinguettare di calcio in tempo reale, ma sottolineo che su fatti importanti come l’alluvione di Genova gli si bloccò la tastiera dello smartphone per ben tre giorni prima di annunciare su Twitter il famoso proclama “ Genova e non solo “ pubblicato in data 12 ottobre sulla sua pagina facebook, a distanza appunto di tre giorni dalla terribile alluvione che aveva colpito Genova.
Tornando al tweet sulla Roma, le solite fonti ufficiali di Palazzo Chigi hanno precisato che il tweet incriminato è in realtà di Franco Bellacci, collaboratore storico di Renzi, il quale avendo accesso dal suo smartphone all’account del Premier per una “banale svista” ha postato il commento sulla bacheca sbagliata, tanto è vero che poco dopo il tweet viene cancellato.
E così grazie a una partita di calcio gli italiani che seguono il giovane Premier sui profili ufficiali aperti su Twitter e Facebook avranno ben chiaro chi è che cura la comunicazione “urbi et orbi” del Premier, che tradotto in un linguaggio più terra terra vuol dire “chi scrive i suoi tweet e i suoi post”.
Potremmo finirla qui, ma dato che l’appetito vien mangiando ci spingiamo oltre aggiungendo a questa “Super tripletta” altri due elementi recentissimi che portano il giovane Premier a mettere a segno una cinquina “memorabile”.
L’elemento che gli consente di fare quaterna è la notizia lanciata da alcuni quotidiani ( in particolare dal Fatto quotidiano ) che riportano come i debiti contratti a suo tempo dall’azienda del padre del giovane Premier con il Credito Cooperativo di Pontassieve e garantiti all’80% da Fidi Toscana Spa ( guidata dal Presidente della Regione Toscana e partecipata anche da Provincia e Comune di Firenze ) sembrerebbe che siano stati rimborsati in toto alla fiduciaria con delibera del 18 giugno 2014 da parte del ministero dell’Economia che ha provveduto a liquidare la somma di 236.803,23 euro attraverso il Fondo centrale di garanzia il 30 ottobre 2014, il che significa che il debito contratto da Renzi senior è stato coperto dallo Stato.
L’ultima perla di questa sfilza di comportamenti inopportuni è una nota di colore che sottolinea come il giovane Premier abbia qualche problemino con le lingue straniere; del suo pessimo inglese sapevamo già, ma della sua evidente difficoltà a pronunciare in maniera corretta quattro parole quattro in francese lo abbiamo appreso nel momento in cui il giovane Premier si è recato a Palazzo Farnese per partecipare all’ambasciatrice di Francia il cordoglio degli italiani per la recente strage di Parigi.
A qualcuno ascoltandolo è venuto in mente Ciriaco De Mita, ma il politico di Nusco fu Premier nel 1988 e se dopo quasi 30 anni chi ci governa e rappresenta nel mondo ha una padronanza delle lingue straniere come quella messa in mostra dal Premier Renzi forse si può capire cosa sia stata capace di partorire in tutti questi anni la nostra classe politica e come il nostro Premier sia giovane solo per l’anagrafe ma di fatto vecchio dentro!

2014 – un anno travagliato!

Renzi sulla vicenda dei Marò lascia spazio ai suoi dilettanti allo sbaraglio!

maròIl tempo passa inesorabile e sulla vicenda dei Marò si sono alternati tre differenti Presidenti del Consiglio, Mario Monti, Enrico Letta e buon ultimo speedy Gonzales alias Matteo Renzi.
Che l’uomo in loden e quello giubilato via twitter non abbiano prodotto nulla di valido per risolvere una situazione che ridicolizza il nostro paese ci può stare perché entrambi erano espressione del “vecchio modo” di fare politica, quella del fare tutto per fare niente!
Ma la vera vergogna è che a produrre il nulla sia proprio il Premier Renzi ( quello de #lavoltabuona ) che nei suoi 300 giorni di governo ha stordito gli italiani con un annuncio dopo l’altro e con slogan del tipo “ una riforma al mese “ che nei fatti sono rimaste solo ipotetiche enunciazioni.
Siamo alle prese con un Premier che vuol far credere agli italiani che i politici con lui lavorano fino alle 5 del mattino ( giusto per far passare in maniera anti-democratica leggi di cui non si ha contezza del testo che le illustrano ) e pure la vigilia di Natale ( è convocato un Consiglio dei Ministri ); che le tasse diminuiscono, che l’Italia è in ripresa e che gli italiani hanno più soldi in tasca da spendere!
Peccato che alle favole non creda più nessuno e che durante le ormai imminenti festività natalizie 9 italiani su 10 rimarranno a casa per evidenti problemi economici e che molti alberghi, ristoranti, pizzerie e negozi di ogni genere siano di fronte allo spettro di una possibile chiusura delle loro attività nell’anno che verrà.
Già, il tempo passa inesorabile ma le dichiarazioni e i tweet rimangono a testimoniare come agli annunci non siano seguiti i fatti, dimostrando all’opinione pubblica che tra Monti, Letta e il buon Renzi di fatto non vi sia alcuna differenza!
Erano le 17.30 del 22 febbraio 2014 quando il neo Premier Renzi affidò a twitter la prima dichiarazione sui Marò che recitava «Ho appena parlato al telefono con Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Faremo semplicemente di tutto» #palazzochigi.

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Al tweet seguì poi una nota di Palazzo Chigi in cui si affermava che il Presidente del Consiglio al telefono aveva rassicurato i due Marò dicendo loro: “ Consideriamo il vostro caso una priorità, siamo pronti a fare tutto quanto è in nostro potere per arrivare il più rapidamente possibile ad una soluzione positiva “.
Lo seguirono a ruota il ministro degli Esteri Federica Mogherini che alle 20.03 dello stesso giorno scrive su twitter ” Prime due telefonate, oggi. Ai nostri due #Marò, per garantire vicinanza e impegno massimo. E al nostro ambasciatore a #Kiev”, e il ministro della Difesa Roberta Pinotti che lasciando il Quirinale dopo la cerimonia del giuramento del nuovo governo afferma: “È la mia preoccupazione, è il primo pensiero che dobbiamo avere”.
Ma per rendere maggiormente incisiva la sua azione propagandistica il Premier Renzi si è spinto oltre volendo incontrare insieme alla Mogherini e alla Pinotti, nel giorno previsto per la fiducia alla Camera al suo governo, prima di entrare in Aula le mogli dei due Marò per assicurare loro che: “Riportarli subito a casa è una questione d’onore, il governo farà di tutto perché Salvatore Girone e Massimiliano Latorre tornino in Italia al più presto”. Parola di Matteo Renzi.
Sono trascorsi 10 mesi e nulla è successo se non alcuni ulteriori annunci nel mese di agosto e di novembre in occasione dell’incontro tra Renzi e il premier indiano a margine del G20 di Brisbane.
Poi il 16 dicembre arriva come una doccia fredda la notizia che la Corte suprema indiana ha rigettato l’istanza dei due Marò volta ad ottenere una attenuazione delle condizioni della libertà provvisoria, decisione che di fatto revoca il permesso a Latorre ( invitandolo pertanto a rientrare in India ) e non concede la licenza per le festività natalizie a Girone, che rimane quindi in India.
E qui le nostre istituzioni sono state in grado di superarsi: il presidente della repubblica non trova di meglio che dirsi “ fortemente contrariato dopo le notizie giunte dall’India “, il neo ministro degli Esteri Gentiloni si dice irritato e come reazione si affretta a richiamare in Italia il nostro ambasciatore in India ( una mossa che ha lo stesso peso di quando giocando a briscola si cala un 2 sul tavolo ), mentre il ministro Pinotti afferma : “è una decisione grave che non ci aspettavamo. Siamo vicini ai nostri militari e come Italia pensiamo a come rispondere“.
Bene bravi bis! E qui va in scena il vero capolavoro del Premier pinocchietto Renzi che come d’incanto si eclissa, o meglio diventa una sorta di desaparecidos e lascia per una volta ampio spazio ai suoi due ministri che con le loro dichiarazioni ricordano molto da vicino quei concorrenti che venivano catapultati sul palco in quella fortunata trasmissione di Corrado, la ricordate?
Si chiamava: “ La Corrida – dilettanti allo sbaraglio”.
Povera Italia!

Renzi – 18 miliardi tasse in meno e tredicesime da 1 euro

1euroNel girotondo di annunci che il buon Renzi ha snocciolato in tutti questi mesi uno dei più roboanti è stato quello di fine novembre in cui durante una video conferenza con gli imprenditori della CNA ha promesso “una riduzione di 18 miliardi di tasse” e che “per la prima volta lo Stato dimagrisce anziché ingrassare, ma anche che tale riduzione è “l’inizio di un processo rivoluzionario“.
E provare per credere puntuale come un orologio svizzero è arrivata la prima fotografia indelebile di cosa siano oggi le tasse in Italia dopo 10 mesi di Governo Renzi.
La protagonista di questa istantanea “ tutta da ridere “ è un insegnante della scuola primaria che insegna in Toscana come precaria con un contratto a tempo determinato dal 27 ottobre 2014 al 3 di febbraio 2015.
Nella sua busta paga il totale della tredicesima è di 482,23 euro ma la somma delle ritenute per addizionale Irpef e addizionale comunale oltre a quelle previdenziali, ammontano a 481,23 euro e il conto è presto fatto: le rimane a disposizione 1 euro!
Ma al danno si aggiunge pure la beffa perché l’insegnante precaria a tutt’oggi non ha ancora ricevuto nessuna mensilità di stipendio e le hanno detto che potrebbe vedere qualche spicciolo a partire dal mese di gennaio!
Che bei tempi quelli in cui il simpatico Tino Scotti si affacciava dal tubo catodico per ricordarci che con “ Falqui, basta la parola! ” e in effetti bastava eccome, mentre oggi in una sorta di ballo del Blabla il buon pinocchietto Renzi con l’ausilio ed il conforto di media compiacenti è libero di sfornare una balla dietro l’altra.

Credits photo: palermomania.it 

Caro ministro Poletti ci illumini!

poletti7In questi giorni in cui Roma Capitale è scossa dalla vicenda di corruzione legata alla Cooperativa ”29 giugno” e del suo presidente Salvatore Buzzi arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso assistiamo ad una vera e propria eclissi mediatica da parte del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti che mentre prima era un giorno si e l’altro pure in televisione di colpo si è reso irreperibile.
A onor del vero dopo la pubblicazione della famosa foto che lo ritrae a cena, con Salvatore Buzzi e alcuni esponenti del “mondo di mezzo” il ministro ha affidato alle pagine di Repubblica, attraverso una sua lettera una sorta di giustificazione sulla partecipazione a quella cena, dicendosi sconcertato ed amareggiato per le notizie relative all’inchiesta, nonché di provare grande rabbia e di sentirsi tradito perché sente che sono stati feriti e traditi i principi ed i valori in cui crede e per i quali si è impegnato per una vita.
Non conosco i motivi che hanno spinto il Premier Renzi ad affidare a Poletti l’incarico di ministro ma credo che possa aver giocato un ruolo determinante il fatto che il buon Poletti ha ricoperto dal 2002 fino al momento della nomina a ministro l’incarico di Presidente della Legacoop.
Oggi dopo i fatti di Roma Capitale ci troviamo di fronte ad un enorme conflitto di interessi visto che il ministro che in 12 anni di presidenza della Legacoop non è stato in grado di vigilare sul bubbone che stava proliferando in una delle tante Coop associate si trova oggi a dover vigilare come ministro sull’organismo di cui lui era a capo e che a quanto pare non ha per nulla vigilato.
Forse sarebbe il caso di sospendere momentaneamente lo slogan con cui la Coop si promuove, quel motto “ la Coop sei tu “ non fosse altro perché suona un po’ come una nota stonata nei confronti di tutti quei lavoratori consociati in cooperative che vivono del loro sano ed onesto lavoro.
Capisco che il ministro Poletti nell’allora ruolo di Presidente della Legacoop possa essere stato invitato a presenziare alla famosa cena dove allo stesso tavolo sedevano accanto a lui alcuni tra i principali indagati della bufera giudiziaria abbattutasi su Roma, ma quello che emerge da una rapida consultazione del sito web della “29 giugno” fa capire che tra Poletti e Buzzi vi sia stato un gioco di sponda piuttosto evidente, troviamo infatti Poletti immortalato in copertina accanto a Buzzi nel Magazine della “29Giugno” con cui vengono presentati i bilanci della Cooperativa del 2012 e del 2013, oltre a numerose altre foto che li vede fianco a fianco.
Ma la di là delle foto che possono avere una rilevanza più o meno marginale, quello di cui viene spontaneo chiedere conto al ministro Poletti è come mai nei suoi 12 anni trascorsi alla guida della Legacoop nazionale non abbia mai pensato di controllare l’operato della “29giugno” che non era una Cooperativa qualsiasi ma bensì una macchina da soldi capace di aumentare il proprio bilancio tra il 2008 e il 2013 da 28 milioni di euro agli attuali 60 milioni.
A questo proposito è superfluo ricordare che lo Statuto della Legacoop presieduta per 12 anni da Poletti recita all’art.1 che: “Legacoop è competente a esercitare la vigilanza sugli enti cooperativi”.
Viene quindi spontaneo chiedersi come mai l’attuale ministro Poletti durante tutti gli anni di presidenza della Legacoop non si sia mai chiesto in che maniera una Coop come la “29giugno” possa aver aumentato in maniera così impressionante il proprio fatturato!
La domanda diventa del tutto legittima proprio in virtù del fatto che il buon Poletti ( come evidenziano le numerose foto ) è dimostrato che abbia avuto una certa familiarità di frequentazione nel corso degli anni con le attività istituzionali poste in essere dalla Coop “29giugno” e quindi abbia avuto coscienza anno dopo anno dell’aumento costante del fatturato.
Per cui, Caro ministro Poletti ci illumini!

In Veneto vince Alessandra MORETTI – la peggiore interprete del Renzismo in movimento

PD: SPERANZA, MORETTI E GIUNTELLA, IL GIOVANE TEAM DI BERSANIIConfesso che ho iniziato a sentir parlare di Alessandra Moretti nel settembre del 2012 quando l’allora segretario del PD, Pier Luigi Bersani, presentò alla Casa internazionale delle donne la sua squadra per le primarie di coalizione del centrosinistra.
In quell’occasione con tanto di foto ricordo, Bersani presentò come parte del suo progetto: il coordinatore politico Roberto Speranza (segretario regionale del PD Basilicata), il coordinatore per i rapporti con la società civile Tommaso Giuntella (consigliere nel Municipio XVII di Roma) e la portavoce del comitato tal Alessandra Moretti vicesindaco di Vicenza.
La Moretti, per la cronaca, a Vicenza si era presentata alle elezioni amministrative del 2008 come capolista nella lista civica di centro-sinistra “Variati Sindaco” entrando in consiglio comunale con 195 preferenze, ottenute su 70.754 votanti, e contestualmente nominata vicesindaco e assessore all’Istruzione e alle Politiche Giovanili.
Da quel fatidico settembre 2012 nel giro di due anni questa nuova rampante del PD inizia un valzer infinito che la porta armi bagagli e beauty case da viaggio  in un tourbilonn di investiture politiche.
Viene candidata ed eletta alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Veneto 1 a partire dal marzo 2013, mentre nell’aprile 2014 ( dopo un solo anno di permanenza nel Parlamento Italiano ) viene candidata alle Elezioni Europee come capolista del PD nella Circoscrizione Italia nord-orientale ed eletta al Parlamento Europeo nelle elezioni di maggio.

MorettiCOp2
Ieri sera nelle primarie novembrine del centro sinistra svoltesi in Veneto la Moretti è stata eletta candidata alla presidenza della regione Veneto in vista delle regionali del 2015.
Recentemente in occasione di alcune interviste rilasciate a importanti quotidiani nazionali questa “Ladylike” come ama definirsi ha ribadito che “Io, la Boschi, la Madia, abbiamo uno stile ‘Lady like’: dobbiamo e vogliamo essere belle, brave, intelligenti ed eleganti“.
Non so quanto ci sia di vero su questa storia della “Ladylike” e sul fatto che la renziana Moretti abbia precisato in altre interviste che la sua intensa attività politica non le consente più di rifarsi le unghie con la dovuta cadenza e di andare con regolarità dall’estetista, mi preme però sottolineare un aspetto puramente politico che riguarda la partecipazione degli elettori del PD alle primarie che si sono appena concluse in Veneto.
Lo scorso anno di questi tempi, era l’Immacolata, in Veneto alle primarie per la scelta del segretario del PD ( tra Renzi, Cuperlo e Civati ) si recarono al voto 178.115 simpatizzanti del PD, mentre ieri per la scelta del candidato alla presidenza della Regione hanno votato in 39.619 e se la matematica non è un opinione il saldo negativo nel giro di 1 anno fa registrare la fuga dalle urne di ben 138.469 elettori o simpatizzanti del PD.
Credo che dati come quelli di ieri dovrebbero far riflettere chi tira le fila di quel Partito Democratico che si sta staccando ogni giorno di più dai suoi elettori dando un’immagine poco credibile a partire dagli esponenti politici che sceglie e promuove per incarichi istituzionali di rilievo.
Capisco che una “ladylike” come la Moretti abbia sentito il bisogno impellente di abbandonare il suo mentore Bersani per salire sul carro del Renzismo ma non sarei così tanto sicuro che il vero popolo della sinistra ( e non solo quello ) non cominci a sentire un po’ di puzza di bruciato sul Renzismo in movimento.

Per Renzi inizia il declino …

votoLe elezioni regionali tenutesi ieri in Emilia Romagna e Calabria hanno fatto segnare un vero e proprio crollo dell’affluenza alle urne in entrambe le regioni.
La rossa Emilia ha disertato in massa le urne tanto che il dato definitivo relativo ai votanti ha fatto registrare una percentuale del 37,7% contro il 68,06% delle regionali del 2010 e il 70% delle elezioni europee di sei mesi fa.
Un dato che ha dell’incredibile e fa capire in maniera inequivocabile che l’Emilia non è più la regione dove “va sempre tutto bene” e mentre Renzi si trastulla su twitter con un messaggio in cui si compiace per la vittoria ottenuta dal Pd forse sarebbe il caso che qualcuno del suo entourage lo illumini sul fatto che i romagnoli gli hanno appena assestato un sonoro ceffone visto che in soli 6 mesi il suo Pd in Emilia ha perso una marea di voti.
La musica non cambia in Calabria dove la percentuale definitiva dei votanti si è fermata al 44,10% contro il 59,26% delle regionali del 2010.
Quello di ieri non può che essere visto come l’inizio della parabola discendente di un Premier che nonostante la tanto sbandierata politica del fare non riesce a mandare alle urne gli abitanti di quella che da sempre è considerata una vera e propria roccaforte del voto di sinistra.
Poi qualcuno ci spiegherà che si sta parlando di un voto a carattere regionale e non di un test pro o contro il governo, un po’ come in occasione delle elezioni europee di sei mesi fa dove il Pd prese il 40% del 70% dei votanti e  il voto diventò di fatto un voto a favore del governo, ma a spoglio in corso il Pd in Emilia prenderà il 48% del 37% dei votanti … ma già,  questa è un’altra storia!

Caro Renzi, ma quale burocrazia?

Dopo lo spottone che il Premier Renzi ha fatto domenica pomeriggio alla nazione dalla sua pagina facebook nel quale ha spiegato per benino che la colpa del disastro genovese è da addebitarsi al complesso di intralci burocratici che non hanno permesso la realizzazione dei lavori di messa in sicurezza del Bisagno ecco che spunta fuori ( anticipata dal Tg La7 e pubblicata dal Fatto quotidiano ) la lettera inviata al Premier Renzi il 5 agosto 2014 dai legali della ditta che avrebbe dovuto realizzare i lavori.
Lettera che è rimasta senza risposta!
Caro Renzi, ma quale burocrazia! Lei che ha messo in piedi uno staff super tecnologico che cura nei minimi particolari lanci di tweet, slide e quant’altro possa promuovere a dismisura la sua immagine non è nemmeno in grado di avere un sottoposto che sappia distinguere l’importanza di una comunicazione come quella inviata dagli avvocati genovesi!
Povera Italia, siamo veramente al ridicolo!

Questa la copia della lettera indirizzata al Premier Renzi e pubblicata da il Fatto quotidiano.

Cliccare qui per visualizzarla

Caro Renzi, Genova piange e lei dov’è?

Caro Premier era il 1° di giugno quando lei presenziando al Festival dell’Economia a Trento annunciò come anticipazione del suo futuro “ passo dopo passo “ il varo dello “ Sblocca – Italia “ uno strumento innovativo “ che lascerà fare alla gente quel che vuol fare e consentirà di sbloccare interventi fermi da 40 anni “.
Per rendere più roboante la notizia aggiunse: “ domani scriverò a tutti i sindaci per chiedere di individuare sul loro territorio le questioni bloccate”. Sarà una cabina di regia a palazzo Chigi, con un responsabile ad hoc, a guidare l’azione sul territorio e tutti i Sindaci entro 15 giorni dovranno scrivere a Palazzo Chigi indicando i problemi locali.
Da quel giorno sono passati quattro mesi, mentre ne sono passati quasi otto da quando lei è diventato Premier e tra slide, lanci di twitter e 21 richieste di fiducia in Parlamento per il suo Governo ha trovato anche il tempo per recarsi in visita ufficiale a Tunisi, in Vietnam,Cina e Kazakistan, in America e non da ultimo il tour aziendale di questi giorni in Emilia Romagna che si è concluso a Medolla con il comizio elettorale a favore del candidato del Pd Bonaccini alla guida della Regione.
Genova piange e lei nelle stesse ore in cui il capoluogo ligure è per l’ennesima volta in ginocchio non trova di meglio che recarsi a fare un comizio elettorale per il suo partito anziché andare a far visita ad una città martoriata dalla scellerata condotta dei politici che l’hanno amministrata negli ultimi vent’anni e che guarda caso sono della sua stessa parte politica.
Tre anni fa a esondare furono gli stessi torrenti che hanno provocato la piena in queste ore; il sindaco di allora Marta Vincenzi e altre cinque persone sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo plurimo, disastro, falso e calunnia.
Ma lo sa caro Renzi che i lavori di contenimento e gli interventi di messa in sicurezza dei torrenti che sono nuovamente esondati sono fermi da allora!
Ha sentito caro Renzi le dichiarazioni rilasciate dal Sindaco: “L’allerta? Non era compito del Comune. Se l’allerta fosse stata data, avremmo adottato le misure adeguate. In assenza di un’allerta avevamo pattuglie che stavano monitorando la situazione” o quelle del Governatore Burlando che ha prontamente precisato che alla Regione non possono essere addebitate responsabilità di nessun genere.
Caro Renzi lei che ama così tanto rottamare una classe politica “superata” e non al passo con un Premier che sogna un Paese cool e smart ( ma che a quanto sembra poi richiama al suo fianco il governatore Errani ) ha presente il ruolino di marcia di chi amministra la città di Genova e la regione Liguria?
Claudio Burlando è stato consigliere comunale di Genova dal 1981 al 1993, assessore ai trasporti dal 1983 al 1985, vice-sindaco dal 1990 al 1992 e sindaco dal dicembre 1992 a maggio 1993.
Dal 1996 al 2006 è stato deputato della Repubblica eletto in Liguria, mentre dal 1996 al 1998 ha ricoperto l’incarico di Ministro dei Trasporti e dal 2005 a oggi è Presidente della Regione Liguria.
Marco Doria dal 1978 al 1985 è stato consigliere di circoscrizione nel quartiere genovese di Albaro e poi consigliere comunale di Genova dal 1990 al 1993, mentre ricopre la carica di Sindaco dal maggio 2012.
Caro Premier capisco che sia più facile andare a raccogliere gli applausi a un comizio elettorale piuttosto dei fischi che le avrebbero riservato i cittadini genovesi, ma visti i ruolini di marcia dei due amministratori che hanno avuto in passato e al presente responsabilità dirette nella gestione della città di Genova credo che in attesa di una sua visita ai cittadini genovesi sarebbe opportuna una sua telefonata ai diretti interessati con l’invito come capo del Governo a dimettersi!

Riforma del Senato – Renzi #ilmiopacco per l’Italia!

Il premier Renzi incurante del ruolo delle opposizioni e del fatto che tre italiani su quattro (il 73%) vogliono un Senato eletto dai cittadini ( sondaggio del 20 luglio commissionato dal Corriere della Sera alla Ipsos ) ha fatto approvare dal Senato della Repubblica la Riforma costituzionale che prevede un Senato delle Istituzioni composto da 100 senatori che non saranno più eletti direttamente dai cittadini.
Nei giorni scorsi Flipper Renzi aveva accusato gli attuali senatori di non volere le riforme perché attaccati alle poltrone, ma nella realtà oggi il Senato ha votato la Riforma della “paura”, non quella di perdere l’attuale poltrona ma bensì quella di garantirsi con un voto compiacente una qualche poltrona futura!
Del resto che il Governo e la maggioranza che lo sostiene, a partire dal Pd, abbiano puntato una pistola alla testa dei loro senatori durante i lavori parlamentari è un fatto accertato e la prova del nove è comparsa ogni volta che in aula si è fatto ricorso al voto segreto che ha visto Governo e maggioranza sempre regolarmente battuti.
Il Premier Renzi da buon venditore di fumo ha voluto a tutti i costi questa riforma per poter consegnare agli italiani dopo il bonus degli 80 euro un vero e proprio pacco dono con la dedica che questa riforma cambierà l’Italia!
A cosa siano serviti gli 80 euro lo ha certificato nero su bianco l’Istat che ha parlato di “ Italia in recessione tecnica “ a fronte di un ulteriore calo del 0,2% del Pil ( il dato peggiore degli ultimi 14 anni ), mentre Pinocchietto Renzi quando enunciò il bonus fece previsioni di un +0,8% minimo.
Per la Riforma del Senato Pinocchietto Renzi l’ha buttata ancora una volta sui soldi evocando il risparmio di futuri 50 milioni di euro per le casse dello Stato!
Una goccia d’acqua a fronte di un bilancio del Senato ( bilancio consuntivo 2011) di 546 milioni di euro e di un bilancio della Camera dei Deputati ( bilancio consuntivo 2011 ) di 1 miliardo e 70 milioni di euro, per un totale tra i due rami del Parlamento di 1 miliardo 626 milioni di euro di spese annue!
I 50 milioni di euro che Pinocchietto Renzi asserisce di far risparmiare allo Stato avrebbe potuto tranquillamente risparmiarli facendo gli opportuni tagli alle spese del Senato, dove si spendono annualmente per alcune tra le innumerevoli voci :
23,5 milioni di euro di rimborsi per segretari particolari, consulenze per il Consiglio di Presidenza, cerimoniale, studi e ricerche; 8,5 milioni di euro per Comunicazioni istituzionali ( di cui 4,5 milioni per la stampa degli atti parlamentari ) – per la cronaca il Parlamento polacco ha da tempo abolito ogni forma di atto cartaceo mediante la fornitura di un Ipad a ciascun singolo deputato; 2,5 milioni di euro per l’assicurazione dei senatori; 8 milioni di euro per servizi di trasporto e spedizione; 5,5 milioni di euro per spese di pulizia e facchinaggio; 13,5 milioni di euro per la diaria ai senatori.
Appare del tutto chiaro che non sia ammissibile barattare la libertà democratica di ogni singolo cittadino a cui verrà precluso il diritto di votare i propri rappresentanti con la scusa di favorire un risparmio marginale per le casse dello Stato, non fosse altro per il fatto che a tutti i nuovi senatori le spese che sosterranno per l’esercizio delle loro funzioni verranno rimborsate dagli organi territoriali di competenza ( leggasi Regioni e Comuni) e quindi dallo Stato, oppure c’è qualcuno che immagina un consigliere regionale pagarsi di tasca propria tutte le spese che dovrà sostenere per raggiungere Roma e per soggiornarvi durante i lavori parlamentari.
E’ chiaro che si tratterà di un Senato di nominati e capace nello specifico di dare un’ampia maggioranza alla sinistra, ma vediamo con una semplice simulazione come sarebbe composto ad oggi il nuovo Senato delle Istituzioni che conterà 100 senatori di cui 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 persone illuminate la cui nomina spetterà al Presidente della Repubblica.
Partendo dai sindaci dei capoluoghi di regione avremo : 16 senatori del centro-sinistra ( Aquila, Napoli, Bologna, Trieste, Roma, Genova, Milano, Ancona, Campobasso, Torino, Bari, Cagliari, Palermo,.Firenze, Trento, Bolzano ), 3 senatori del centro-destra ( Potenza, Catanzaro, Perugia ), 1 senatore autonomista ( Aosta ), 1 senatore non presente in quanto Venezia è commissariata.
Per quanto riguarda invece i 74 senatori nominati dai consigli regionali ( ogni regione dovrà avere non meno di 2 senatori ) su base proporzionale agli abitanti di ciascuna regione dovrebbero entrare nel nuovo Senato 44 senatori di centro-sinistra e 30 senatori di centro-destra.
Avremo così un Senato delle Istituzioni in cui il centro-sinistra avrà la maggioranza assoluta con 60 senatori mentre il centro-destra potrà contare su 33 senatori, gli autonomisti 1 più i 5 di nomina presidenziale.
Questi senatori tra cui rivedremo presumibilmente Fassino, Burlando, Orlando, Vendola, Zaia, Maroni, DeMagistris, Pisapia, Nardella, Chiamparino e Serrachiani saranno chiamati tra le altre cose a votare il prossimo Presidente della Repubblica e appare del tutto evidente lo squilibrio che potrà generare una Camera di nominati dalle segreterie dei partiti.
E così mentre Pinocchietto Renzi ci dona #ilmiopacco per l’Italia il nostro Paese è in recessione e nessuno di chi lo governa a partire da chi si vanta di poter fare le riforme perché “ Silvio c’è “ ( come gli ha ricordato in aula il senatore Romani di Forza Italia ) ha uno straccio di voglia di mettere mano alle vere riforme di cui questo Paese avrebbe bisogno!