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San Ponso Canavese – 36° Sagra delle rane

Sagra-rane-san-ponso-volantino-piccoloDal 22 aprile al 1 maggio a San Ponso, piccolo centro dell’Alto Canavese, si terrà la 36° edizione della sagra delle Rane – tradizionale appuntamento nato con l’intento di promuovere la specialità tipica della zona: la rana fritta in pastella.
La Sagra delle rane è nata da una brillante idea della Pro Loco locale che ha messo a frutto il soprannome “i Ranër” (in piemontese, “quelli delle rane”) con cui vengono chiamati nel Canavese gli abitanti di San Ponso.
Questo soprannome deriva agli abitanti locali dal fatto che in epoca pre-romana parte del territorio canavesano (San Ponso incluso) era formato da una miriade di specchi d’acqua che lo rendevano un ambiente paludoso e umido; nonostante l’opera di bonifica operata dai romani molte zone rimasero acquitrinose e in queste continuarono a proliferare rane e rospi che ben presto diventarono una fonte importante di sostentamento per le popolazioni locali.
Le rane saranno le protagoniste dell’offerta culinaria, ma dalla cucina allestita dalla locale Pro Loco usciranno tante altre specialità del territorio non a base di rane.
Le rane fritte da asporto verranno servite tutte le sere fino alle ore 19, mentre per pranzi e cene sotto il tendone è preferibile prenotare.
Durante la sagra saranno organizzati anche tre raduni: dei 4×4 con un percorso di circa 70 km. in fuoristrada (domenica 24 aprile), delle Fiat 500 e auto storiche (lunedì 25 aprile), dei trattori d’epoca e moto storiche (domenica 1 maggio) e non mancheranno le serate danzanti.
San Ponso dista circa 40 km da Torino e 36 da Ivrea.

Per maggiori informazioni :
http://www.sagradelleranesanponsocanavese.it/
Pagina facebook

Vi è venuta voglia di rane? Provate questo Risottino con le rane

Ingredienti
300 gr di riso Acquerello, 2 dozzine di rane, un mazzetto di prezzemolo, un mazzetto di costine, 3 carote, 3 scalogni, 1 spicchio d’aglio, 2 gambe di sedano, 1 porro, 30 gr di burro, olio extra vergine, parmigiano reggiano grattugiato, brodo vegetale, vino bianco, sale, pepe.

Preparazione
Pulire e spellare le rane, usando solo le cosce private dell’ossicino, e lavarle accuratamente.
Tritare le foglie delle costine insieme alle foglie di prezzemolo e allo spicchio d’aglio, privato dell’anima.
Tritate a pezzetti con il coltello le 2 carote, 2 dei 3 scalogni e la gamba di sedano.
In una casseruola mettete questo trito a cui aggiungerete tre/quarti del trito precedente (costine,prezzemolo e aglio), aggiungete una manciatina di sale grosso e una grattata di pepe.
Fate rosolare per un paio di minuti e quindi unite le cosce delle rane, coprite e fate cuocere a fuoco moderato girando di tanto in tanto.
A parte preparate in una pentola un brodo vegetale fatto aggiungendo all’acqua portata ad ebollizione : 1 carota, 1 gamba di sedano e 1 porro, tagliati grossolanamente.
In un’altra casseruola mettete lo scalogno rimasto (tritato finemente), un cucchiaio d’olio e fatelo rosolare, quindi unite il riso e dopo averlo fatto colorire bagnatelo con un bicchiere di vino bianco e fate evaporare.
Portate il riso a cottura, aggiungendo un mestolo alla volta del brodo vegetale preparato in precedenza.
Quando il riso è a tiro, regolatelo di sale e pepe, unite il trito rimasto di prezzemolo, costine e aglio.
Mantecate, unite le rane con il loro sughetto e il burro fuso e versate il risotto sul piatto da portata avendo cura di spolverare il bordo con il parmigiano grattugiato.

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Polvere di stelle

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GuidaMichelinlogo2Giovedì 10 dicembre si è tenuta a Milano la presentazione della Guida Michelin Italia 2016 e Michael Ellis direttore internazionale della Guida Michelin ha descritto l’Italia come «Una delle destinazioni più dinamiche e affascinanti del mondo» di cui la Guida rossa, strumento utile e pratico per chi viaggia, è in grado di scattare ogni anno una fotografia attraverso i suoi ispettori che ne setacciano puntigliosamente il territorio.
La Guida Michelin funziona è innegabile, del resto chi non ha consultato la “rossa” almeno una volta nella vita?
L’originario libercolo rosso dedicato agli automobilisti nato nel 1900 è arrivato in Italia nel 1956 e da allora ha decretato anno dopo anno gioie e dolori per quegli chef che hanno affidato alla tanto agognata stella un ruolo puramente promozionale.
La Guida è un ottimo business editoriale, ma la cucina non c’entra niente, è tutta un’altra storia che non può essere riconducibile a una stella che talvolta diventa una vera e propria fissazione per tutti coloro che vi ruotano intorno.
Tra gli addetti ai lavori c’è chi la venera e ne attende con trepidazione l’uscita per vedere rinsaldata la propria notorietà e consolidare il fatturato, mentre c’è chi come Gualtiero Marchesi (il principe degli chef) ed Ezio Santin (chef dell’ Antica Osteria del Ponte di Cassinetta di Lugagnano) ritengono che la passione per la cucina non possa essere subordinata ai voti, e quindi in tempi diversi hanno deciso di uscire dalla “rossa”.
L’edizione italiana 2016 segnala 6300 indirizzi e ben 334 stelle così ripartite: 8 tre stelle, 38 due stelle e 288 stelle (26 le nuove stelle) che confermano l’Italia come secondo paese al mondo con il più alto numero di stelle.
Le regioni più stellate sono nell’ordine la Lombardia con 56, seguita dalla Campania con 37, dal Piemonte e Veneto a pari merito con 36, dalla Toscana con 29 e dal Trentino Alto Adige con 27.
La vera chicca dell’edizione 2016 è costituita dal declassamento del Combal.Zero di Davide Scabin da due a una stella, fatto questo che ha scatenato un tam tam immediato sui social dove è partito un vero e proprio cinguettio di incredulità.
C’è chi parla di vera e propria doccia fredda per i numerosi fan di Scabin e dell’intera brigata del Combal.Zero, o chi addirittura come il fotografo Bob Noto (uno dei più noti fotografi del settore a livello internazionale) affida alla sua pagina facebook la piena solidarietà allo chef di Rivoli lanciando “Je Suis Scabin”.
Scabin nel frattempo affida il suo commento al Corriere della sera : “Sono basito, non so cosa dire. Non ho avuto alcuna spiegazione dalla Michelin, non so proprio come commentare la decisione della guida. E pensare che qui al Combal.Zero abbiamo fatto un anno di lavoro bellissimo, con il ristorante sempre pieno e tante innovazioni. Ero convinto di essere sotto osservazione per la terza stella, che magari sarebbe potuta arrivare l’anno prossimo. E invece mi hanno tolto la seconda. Non modificherò né i piatti né i prezzi, vado avanti con la solita qualità e la solita ricerca. Quindi sarò il ristorante a una stella più caro d’Italia: il mio menu degustazione costa 200 euro”.
Ma la levata di scudi a favore di Scabin assume più che altro i contorni di una vera e propria difesa d’ufficio verso un grande ristorante italiano considerato che quasi tutti contestano il giudizio espresso dalla “rossa” senza però parlare di cucina e porsi l’unica domanda possibile: al Combal.Zero oggi si mangia come o meglio di due anni fa?
Nella giostra delle guide ci sta che un ristorante di un certo livello debba essere presente per una questione di visibilità e quindi di comunicazione, ma nel momento in cui si decide di salire sulla giostra (e quella della “rossa” è una sorta di rampa di lancio verso la clientela straniera) bisogna condividerne appieno le regole che prevedono da una parte di poter essere ben giudicati e quindi di trarre benefici in termini di visibilità e dall’altra di dover accettare con la dovuta signorilità i giudizi non troppo benevoli che dovrebbero sollecitare un momento di riflessione sul proprio operato a meno che non si pensi di essere esentati dal commettere errori.
Il mondo delle guide per un ristorante che voglia ambire al Gotha della ristorazione è un’operazione ineludibile di marketing per cui fatto salvo il detto: “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”, Scabin da questa vicenda potrebbe ricavarne una maggiore visibilità rispetto a quella che gli avrebbe garantito il mantenimento della seconda stella.

NOVEMBER PORC – la staffetta più golosa d’Italia

novemberPORClogoLa terra di Verdi e Guareschi a novembre ospita la staffetta più golosa d’Italia fra 4 città e in quattro weekend.
Siamo nella Bassa parmense (celebre per i prodotti gastronomici e il particolare dialetto stretto) dove novembre è il mese dedicato alla “festa” del maiale che viene celebrata con un abbuffata di maxi salumi per tutti: il Mariolone più grosso a Sissa, il Prete più Pesante a Polesine Parmense, lo Strolghino da Guinness a Zibello e la Cicciolata più Grande a Roccabianca.
NOVEMBERPORC ….speriamo ci sia la nebbia!, ideato e organizzato dalla Strada del Culatello di Zibello e dal Consorzio Antichi Produttori di Culatello e Spalla Cruda, con il sostegno dei 4 Comuni e il patrocinio della Provincia di Parma è uno degli appuntamenti più golosi d’Italia, molto apprezzato anche da tanti turisti stranieri.
La formula del successo di questa manifestazione è semplice ma molto intrigante visto che di fatto le 4 località passandosi la staffetta golosa nel corso dei 4 weekend di novembre danno la possibilità ai buongustai di potersi gustare nei singoli weekend i quattro salumi separatamente.
La tradizione vuole che NOVEMBER PORC apra a Sissa per la degustazione del Mariolone più grosso, per proseguire nel secondo weekend a Polesine Parmense, sull’argine del Po, con “Ti cuociamo Preti e Vescovi” e con il Prete più pesante (lo scorso anno fu di 380 kg).
Il terzo weekend la kermesse si sposta a Zibello con “Piaceri e delizie alla corte di Re Culatello” e lo Strolghino più lungo, mentre il gran finale si avrà dal 27 al 29 novembre a Roccabianca, con “Armonia di Spezie e Infusi” e con la distribuzione della Cicciolata più grande servita con la polenta.
NOVEMBER PORC è nata nel settembre del 2002 quando di ritorno da un viaggio in terra tedesca il Presidente Spigaroli lanciò quello che doveva diventare un vero e proprio Must : “se qui fanno l’October Fest noi faremo il November Porc!” che in pratica voleva dire “vendere” la Bassa nel periodo di novembre… nebbia compresa!
Quella nebbia così importante per la realizzazione degli squisiti salumi e capace di donare al paesaggio un’atmosfera magica,sfumandone i contorni.
Tra i salumi vanno ricordati degli autentici capolavori di bontà come il culatello (il cui segreto risiede nella stagionatura favorita dalle nebbie autunnali e dalle estati afose della bassa, nonchè nell’accurata scelta delle carni), la spalla cotta di San Secondo, il salame, la coppa e il salame Strolghino (il primo salume che si mangiava dopo poche settimane dalla lavorazione del maiale).
Oggi a 13 anni di distanza quell’idea è diventata un evento capace di attirare nei quattro appuntamenti più di 90.000 persone provenienti da tutto il territorio nazionale.

NOVEMBER PORC è anche una manifestazione da record e come ogni anno, ciascuno ha il suo:
– Il Mariolone più grosso (6-7-8 Novembre 2015 Sissa)
– il Prete più Pesante (13-14-15 novembre 2015 Polesine Parmense)
– lo Strolghino da Guinness (20-21-22 Novembre 2015 Zibello)
– la Cicciolata più Grande (27-28-29 Novembre 2014 Roccabianca)

Per maggiori informazioni e programma dettagliato:
http://novemberporc.it/

Pagina Facebook November Porc

Vini Cantina Dogarina

Parmigiano Reggiano Night – 160 ristoranti celebrano il Re dei formaggi

parmigiano1Sabato 24 ottobre saranno ben 160 i ristoranti italiani che si cimenteranno nella Parmigiano Reggiano Night, l’evento che unisce simbolicamente tutti gli appassionati del Re dei formaggi celebrando il gusto della tavola e il gusto di stare insieme.
Da Belluno a Ragusa ( il maggior numero di adesioni si è avuto da Emilia Romagna, Lombardia,Veneto, Piemonte e Campania) i ristoranti che hanno aderito alla manifestazione questa sera presenteranno un piatto o un intero menù a base di Parmigiano Reggiano e distribuiranno un simpatico gadget a tutti i clienti che parteciperanno alla serata.
Nei giorni successivi, i locali che caricheranno sul sito web dell’evento le foto della propria serata potranno partecipare all’estrazione di una intera forma di Parmigiano Reggiano del peso di 40 kilogrammi.
La suddivisione geografica dei ristoranti che hanno aderito alla Parmigiano Reggiano Night vede in testa l’Emilia-Romagna con 64 esercizi (equamente divisi tra province di produzione e aree fuori dal comprensorio produttivo), seguiti dai 23 della Lombardia, dai 10 del Veneto e poi via via dai ristoranti di Piemonte e Campania (8 a testa), Liguria, Marche, Calabria, Sicilia, Puglia e altre regioni italiane.
Tra le città al di fuori del comprensorio di produzione (nel cui ambito il primato va a Bologna, con 11 ristoranti), la graduatoria è guidata da Rimini (10 ristoranti), seguita da Milano e Piacenza (7 ristoranti ciascuna), Roma e Verona (entrambe con 6) e poi Napoli (4) e Torino (3).
Chi volesse partecipare all’evento può visitare il sito dedicato www.night.parmigianoreggiano.com inserire la propria città di appartenenza, consultare la lista dei ristoranti più vicini e prenotare (menu e prezzi sono a discrezione dei singoli esercizi).
La Parmigiano Reggiano Night, giunta quest’anno alla 4° edizione è nata nel 2012, a seguito del terremoto che colpì duramente anche tanti caseifici del Parmigiano Reggiano, e da allora si è ripetuta ogni anno come momento di coinvolgimento e unione per tutti gli amici del Parmigiano Reggiano e per gli chef che interpretano il Re dei formaggi valorizzandolo secondo i propri gusti e il proprio stile.

Per informazioni e prenotazioni:
www.night.parmigianoreggiano.com

White Musk / Muschio Bianco

Riolo Terme – 23° Fiera dello Scalogno di Romagna IGP

scalogno5Riolo Terme fino a domenica 26 luglio all’ombra dell’imponente Rocca Sforzesca ospiterà la ventitreesima edizione della sagra dedicata a sua Maestà lo scalogno e creata nel lontano 1992 dalla locale Pro Loco con l’intento di esaltare e promuovere un prodotto della terra che nasconde al suo interno una sorta di laboratorio chimico.
La raccolta dello Scalogno avviene a metà giugno e quindi la scelta del mese di luglio per celebrarlo è una tappa obbligata in quanto in questo periodo il prodotto si presenta fresco e profumato.
Coltivato da sempre in Romagna, lo Scalogno è un piccolo bulbo appartenente alla famiglia delle Liliacee ( come l’aglio e la cipolla) e fu portato in Italia da popoli provenienti dall’oriente già tre mila anni fa; pur essendo cugino di aglio e cipolla ha un gusto più dolce e deciso rispetto alla cipolla e decisamente meno inteso di quello dell’aglio; ha un colore bianco violaceo ed è avvolto all’esterno da una pellicola la cui colorazione può variare dal ramato al rossastro.
Ha varie proprietà benefiche grazie alle sue componenti che lo rendono un ottimo disinfettante intestinale, battericida e fluidificante del sangue (solfuro di allile); può essere un buon antinvecchiamento per effetto della componente solfidrica che lo rende un valido antiradicalico, mentre il Selenio (Se) che ha in se gli conferisce un azione antiossidante.
Un’alimentazione che preveda l’utilizzo costante dello Scalogno può portare benefici nelle carenze di calcio, nelle malattie polmonari, nelle infezioni della vescica.
Dal 1997 lo Scalogno di Romagna ha ottenuto il riconoscimento IGP (indicazione geografica protetta) presso la Comunità Europea.
La fiera ospita la mostra mercato degli agricoltori che sono in possesso della certificazione del prodotto e per tutta la durata della manifestazione i ristoratori locali proporranno menu a tema mentre nello stand gastronomico allestito dalla Pro Loco il piccolo bulbo troverà la sua esaltazione grazie alle sapienti capacità culinarie degli addetti ai fornelli che proporranno un menu comprendente: scalogno sott’olio, crostini misti di scalogno, fiori di cipolline e salsa di scalogno, tagliolini allo scalogno, risotto allo scalogno, polenta al ragù di scalogno, tartare allo scalogno, salsiccia allo scalogno, arrosto al forno con scalogno, castrato allo scalogno, frittate di scalogno, patate al forno con scalogno, scalogno al forno.
In contemporanea alla Fiera dello Scalogno di Romagna IGP, Riolo Terme ospiterà per il quarto anno consecutivo anche la “Fiera del libro romagnolo” nella centrale Piazza Mazzanti.

23° Fiera dello Scalogno di Romagna IGP – Riolo Terme
Orari:
feriale: dalle ore 19.00 alle ore 24.00
festivo: dalle ore 12.00 alle ore 24.00
Ingresso gratuito

Per maggiori informazioni:
www.comune.rioloterme.ra.it
www.terredifaenza.it
www.riolotermeturismo.it

Vini Cantina Dogarina

30° Festa del Culatello di Zibello

Vini Cantina Dogarina

Zibellofesta30Zibello il borgo rivierasco del Parmense da venerdì 29 maggio a martedì 2 giugno ospiterà la 30° edizione della Festa del Culatello con cui celebrerà il suo straordinario prodotto tipico locale, “Sua Altezza” il Culatello.
Sarà sicuramente un’edizione storica e speciale che cade proprio nell’anno di Expo e che permette di festeggiare 30 anni di una storia fatta di centinaia di volontari, centinaia di migliaia di persone intervenute, decine di mesi di preparativi.
Una storia piena di successi che si è potuta realizzare grazie all’impegno di tanti uomini e donne che, senza chiedere nulla in cambio, si sono lungamente prodigati per il bene del paese.
Ma è anche la storia di un prodotto di eccellenza, dal nome quasi irriverente, che ha consacrato Zibello a livello mondiale.
E pensare che nel 1986 quando la manifestazione è nata per iniziativa dell’Amministrazione comunale doveva trattarsi di una delle tante feste di piazza organizzate per esaltare la buona cucina e fare quattro salti in musica, il tutto per salutare l’arrivo della buona stagione dopo i lunghi mesi invernali trascorsi tra gelo e nebbia.
Strada facendo è nata l’Associazione per la tutela del culatello di Zibello (formata da varie associazioni locali), il Culatello di Zibello ha ottenuto il riconoscimento della Dop e la kermesse si è allargata sempre di più arrivando ai risultati straordinari che oggi è capace di ottenere, richiamando migliaia e migliaia di persone tutti gli anni.
I volontari hanno subito l’inevitabile ricambio generazionale, così come sono cambiate le associazioni organizzatrici che si riuniscono in un comitato coordinato dalla Pro loco, ma non è cambiata però la sostanza, quella di una festa a tutti gli effetti, dedicata ad un prodotto attorno al quale Zibello, e la Bassa Parmense, hanno saputo costruire un successo internazionale.

Sotto alla grande tensostruttura di piazza Garibaldi (che permetterà il regolare svolgimento degli eventi anche in caso di maltempo), si potranno gustare il culatello Dop del Consorzio del Culatello di Zibello e degli Antichi Produttori del Culatello di Zibello e della Spalla Cruda di Palasone, oltre alle specialità preparate dagli allievi dell’Istituto Alberghiero “Magnaghi” di Salsomaggiore Terme, che con le loro professionalità nobiliteranno sicuramente il menu che verrà offerto durante la sagra.
La Scuola alberghiera di Salsomaggiore da quest’anno partecipa alla realizzazione della manifestazione occupandosi, per cinque serate, del servizio di sala e cucina dando vita nel “cuore” di Zibello a un vero e proprio “ristorante”.
Gli allievi opportunamente “orchestrati” dai loro chef e maitres d’hotel, hanno predisposto un gustoso menu che prevede ben cinque primi a base, ovviamente, di Culatello di Zibello.
Gli stand gastronomici, da venerdì 29 maggio a martedì 2 giugno, saranno aperti ogni sera dalle 19 alle 23, mentre da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno, anche a pranzo, dalle 11.30 alle 14.

Il Programma della manifestazione

Venerdì 29
Ore 18,00 Inaugurazione della 30° Festa del Culatello di Zibello
Ore 19,00 Apertura stand gastronomici
Ore 22,00 Gruppo musicale “Matrioska”

Sabato 30
Ore 17,00 Camminata di San Rocco ad Ardola
Ore 19,00 Apertura stand gastronomici
Ore 19,00 Gruppo musicale “Burrito Jazz”
Ore 21,30 Orchestra Spettacolo “La Storia di Romagna”

Domenica 31
Ore 9,00 Mercatino del Riuso in Contrada Pallavicino
Ore 11,30 Apertura stand gastronomici fino alle ore 14,00
Ore 16,00 Country Road Trecasali
Ore 19,00 Apertura stand gastronomici
Ore 21,30 Spettacolo de Le Sorelle Marinetti “La Famiglia Canterina”

Lunedì 1
Ore 16,00 Giullari itineranti
Ore 19,00 Apertura stand gastronomici
Ore 22,00 Dj Aladyn from Radio Deejay

Martedì 2
Ore 9,00 Apertura del Mercato in Contrada Pallavicino e Viale Caduti per la Patria
Ore 10,30 Giullari itineranti
Ore 11,30 Apertura stand gastronomici fino alle ore 14,00
Ore 19,00 Apertura stand gastronomici
Ore 21,00 Orchestra Spettacolo “Gigi Chiappin”

Durante l’intera manifestazione saranno inoltre presenti:
Luna Park per i bambini
Mostra degli attrezzi agricoli e hobbisti locali
Museo della Civiltà Contadina
Esposizione fotografica a cura di Giuseppe Galli “Viaggio tra i miei scatti”
Mostra di quadri di Elena Radisi “Il Po e i suoi paesaggi”
Mostra di quadri di Marzia Vitanza “Colpi di scena”

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Il menu della Festa :

Primi piatti
– Tagliatelle al Culatello
– Gnocchetti allo strolghino di Culatello
– Tortelli al Culatello e burro fuso
– Risotto al Culatello
– Mezze penne con vellutata di zafferano e culatello croccante

I primi piatti saranno preparati dagli allievi della Scuola Alberghiera di Salsomaggiore “G.Magnaghi”.

– Culatello D.O.P. a cura del Consorzio del Culatello e Antichi Produttori

– Panini al Culatello
– Melone
– Parmigiano Reggiano
– Patatine fritte
– Torta
– Sorbetto
– Birra chiara e rossa alla spina
– Acqua, vino, bibite
– Caffè e liquori

Gaglianico – 5° Festival Nazionale del Risotto

risottoLogoDa oggi 17 aprile ( giorno dell’inaugurazione ) fino al 2 giugno Biella Fiere a Gaglianico ospiterà in tutti i week end a venire la quinta edizione del Festival nazionale del risotto targato Edoardo Raspelli.
Nel corso della serata inaugurale vi sarà l’esibizione del “Coro delle Mondine” e la possibilità di ammirare una ricca selezione di reperti storici provenienti dal Museo “LA RISAIA” di Livorno Ferraris, creato con lo scopo di dare la possibilità al pubblico di assistere a una fantastica ricostruzione della vita delle mondine.
Cinque i maestri “risottieri” piemontesi/lombardi si alterneranno ai fornelli per mettere a punto nuove ricette e abbinamenti, da affiancare ai grandi classici della tradizione piemontese come gli agnolotti e i tajarin o i grandi “secondi” di carne.
Il Menu del week end che va dal 17 al 19 aprile prevede :

  • RISOTTO al Ratafià Rapa di noci con granella e Maccagno (Maurizio Coda)
  • RISOTTO alla zucca con pesto di nocciole delle Langhe mantecato con olio E.V.O. (Silvia Saltarelli)
  • RISOTTO al pomodoro e guanciale croccante alla maniera di Amatrice (Silvia Saltarelli)
  • RISOTTO lamponi e lime mantecato al pepe nero (Michele Ingiulla)*
  • PANISSA Roasiana (Carla Mila)
  • RISO Venere (Nero) con gamberetti e zucchine (Carla Mila)
  • RISOTTO al Bramaterra con Gorgonzola e Maccagno (Carla Mila)
  • RISOTTO allo zafferano e midollo di bue (Gian Luca Bellardone)
  • RISOTTO Paletta e Maccagno sfumato alla birra Menabrea ambrata (Gian Luca Bellardone)
  • RISOTTO con crema di Gorgonzola e pesto di nocciole IGP di Magnano (Michele Ingiulla)*
  • RISOTTO salsiccia e zafferano (Maurizio Coda)
  • RISOTTO con Maccagno biellese e riduzione al Bramaterra (Michele Ingiulla)*
  • AGNOLOTTI piemontesi al sugo d’arrosto (Maurizio Coda)
  • TAPULONE con polenta o puré di patate (Maurizio Coda)

* Michele Ingiulla del Ristorante Palazzo Boglietti e i suoi risotti saranno di scena domenica 19 aprile.

Orari e prezzi
L’ingresso è libero e la manifestazione sarà aperta dalle ore 11.00 alle 23.00 il sabato e la domenica, e dalle ore 18.00 alle 23.00 il venerdì.
Il costo del singolo primo piatto (risotto o agnolotto) è di 7 € e del piatto di carne è di 10 €, che diventano rispettivamente 6 € e 9 € utilizzando il buono scaricabile online dal sito web della manifestazione: http://www.festivaldelrisottoitaliano.it

Vini Cantina Dogarina

Curiosità

Museo “LA RISAIA” – Livorno Basteris
Il Museo si trova a Livorno Ferraris presso “La Colombara”, una cascina a corte chiusa risalente al ‘500 in cui, su 2000 giornate piemontesi di risaia, facevano “la stagione” oltre 800 mondine, il museo si propone l’obiettivo di raccontare la vita quotidiana delle mondine e il loro duro lavoro nei campi.
Per farlo, sono stati ricreati gli ambienti di un tempo, contando su oggetti e utensili di quegli anni donati dalla gente, per riproporre il più fedelmente possibile le atmosfere di questo luogo negli anni successivi alla fine del secondo conflitto mondiale.
Si sono così riallestiti i dormitori delle donne, con brande, vestiti, persino i giornali femminili del tempo; ma è stata anche ricostruita la scuola, con banchi, lavagna, vecchi pallottolieri; il laboratorio del sellaio con annessa dependance d’epoca, quello del fabbro, la bottega del falegname e l’angolo del maniscalco.
Il ricordo dei canti delle mondine e del loro instancabile lavoro giornaliero irrompe nel silenzio di questa cascina, che oltre a essere una riseria è divenuta anche sede dell’atelier dell’artista tedesca Claudia Haberkern e di un piccolo spazio espositivo delle opere scultoree dell’artista uruguayano Ricardo Santerini.

Il riso Acquerello
Acquerello è il riso Carnaroli Superfino unico al mondo, coltivato e confezionato dalla famiglia Rondolino nella Tenuta Colombara, nel cuore della provincia di Vercelli.
Il suo successo è il frutto di un lungo studio e dell’esperienza familiare, l’unione di tradizione e innovazione permette infatti una lavorazione unica. Il cereale ancora grezzo viene dapprima invecchiato, poi raffinato lentamente e reintegrato con la sua preziosa gemma.
Sono proprio i processi di invecchiamento, lavorazione e gemmatura a rendere Acquerello più buono, più ricco e più sano. E’ riconosciuto dagli chef e gourmet più famosi come il riso numero uno al mondo.
I suoi chicchi sono integri, sodi, sgranati e saporiti, l’unico riso sempre perfetto per i tutti i piatti, con Acquerello non si sbaglia mai un risotto.
Per preservare le sue qualità viene venduto in pratiche lattine sottovuoto di vari formati e lavorazione e confezionamento vengono effettuati con cura direttamente in cascina, nel pieno rispetto della natura e dell’habitat circostante.

Olio di Argan

Cracco reinventa l’amatriciana e Amatrice dice no!

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AmatriceQAnni fa mentre ero di passaggio ad Amatrice fui ospitato per il pranzo da alcuni conoscenti “ amatriciani da generazioni “ e provai la goduria di assaporare un piatto di spaghetti all’amatriciana preparati secondo tradizione; sarà stata la fame, l’aria buona, il guanciale nostrano o il pecorino locale, fatto sta che quel piatto di spaghetti fumanti rimane a tutt’oggi la miglior amatriciana di sempre.
Sabato sera ho avuto modo di vedere alcuni spezzoni del programma “C’è posta per te” condotto da Maria De Filippi su Canale 5 e ho assistito alla performance dello Chef Carlo Cracco che essendo il regalo per la destinataria della posta l’ha coinvolta in un giochino per poterle assegnare come premio un invito a pranzo presso il suo ristorante di Milano.
Lo Chef stellato ha coinvolto la festeggiata in una sorta di Cracco Quiz con tre domande che riguardavano la conoscenza degli ingredienti di alcune ricette classiche, tra cui il famoso sugo all’amatriciana.
Il buon Cracco memore dello slogan coniato per la pubblicità delle patatine San Carlo “ La cucina ha bisogno di audacia “ non ha trovato di meglio che inserire tra gli ingredienti del sugo all’amatriciana l’aglio in camicia!
Si sa che gli Chef alla Cracco ogni tanto se ne escono con alcune stravaganze per lanciare qualche piatto che andrà ad arricchire i loro menu artistici, ma bene ha fatto il Comune di Amatrice a rivendicare immediatamente la paternità della ricetta originale i cui ingredienti erano e rimangono: guanciale, pecorino, vino bianco, pomodoro San Marzano, pepe e peperoncino.
L’Amministrazione Comunale sulla propria pagina facebook si è detta sconcertata e si augura che quello di Cracco sia stato un vero e proprio “ lapsus”, per cui pur non avendo nulla in contrario sul fatto che lo Chef possa liberamente inserire nel sugo da lui preparato “l’aglio in camicia” resta del tutto evidente che tale sugo non potrà essere chiamato “ Amatriciana “.
Stiamo infatti parlando di un sugo che ha reso celebre la cucina romana nel mondo, ma che nella realtà deve la sua origine ai pastori amatriciani che lo preparavano con gli ingredienti che avevano a disposizione quando portavano al pascolo le loro greggi.
Agli inizi il piatto preparato con guanciale tagliato a cubetti o in fettine sottilissime, pecorino e spaghetti fu chiamato “ unto e cacio “; con il tempo questa ricetta chiamata anche “gricia”  fu in qualche modo impreziosita con l’aggiunta di pomodoro e qualche lacrima di olio d’oliva, per diventare la vera “amatriciana”.
Nell’Ottocento quando molti amatriciani ( a causa della crisi della pastorizia ) emigrarono a Roma e trovarono lavoro nei ristoranti locali vi fu per l’amatriciana la vera e propria diffusione a livello nazionale.
Il primo ristorante amatriciano a Roma lo aprì nel 1860 Luigi Sagnotti chiamandolo “ Il Passetto “ dato che attraverso il ristorante si poteva passare dal vicolo del passetto a piazza Navona.
Il vero boom l’amatriciana lo raggiunse a metà degli anni ’90 grazie all’attore Aldo Fabrizi che ne divenne in pratica l’indiretto testimonial parlandone spesso durante le sue trasmissioni radiofoniche e televisive.
Ma tornando ad Amatrice, piccolo borgo montano in provincia di Rieti, è utile sapere che proprio recentemente ( il 23 gennaio 2015 ) la Giunta comunale , ha deliberato di concedere il riconoscimento De.Co. a tre prodotti della tradizione amatriciana: il Pecorino di Amatrice, il Guanciale amatriciano e gli Gnocchi ricci, approvandone i relativi disciplinari di produzione predisposti dalla Commissione di esperti.
Amatrice inoltre ospita l’ultimo fine settimana di agosto “ La Sagra degli spaghetti all’amatriciana “ e quella che si terrà il prossimo agosto sarà la 49° edizione.

Curiosità
– Alla semplicità degli ingredienti di questo piatto, il poeta Carlo Baccari (1878 – 1978) dedicò questi suoi versi:
“… E li tra gli armenti, da magica mano, nascesti gioiosa nel modo più strano
la pecora mite e il bravo maiale, donarono insieme formaggio e guanciale”.

– Agli “Ingredienti degli spaghetti all’amatriciana e città di Amatrice“, il 29 agosto 2008, è stato dedicato dalle Poste Italiane un francobollo, policromo e dentellato del valore di 0,60 euro

Vini Cantina Dogarina

Copenaghen – Al Noma per un assaggio della cucina nordica

nomaPer noi italiani è alquanto strano pensare che a Copenaghen esista un ristorante non solo pluri stellato ma capace di risultare negli ultimi cinque anni per ben quattro volte ( 2010-2011-2012 e 2014 ) il miglior ristorante al mondo secondo la classifica stilata da Restaurant Magazine, una delle più importanti riviste di enogastronomia del Regno Unito, stiamo parlando del NOMA un mix tra le parole Nordic e Mad ( che significa cibo in danese ).
Credo infatti che nell’immaginario collettivo della stragrande maggioranza degli italiani la Danimarca venga per lo più associata ad un panino con wurstel e salsa remolade piuttosto che all’idea di qualcosa di vagamente appetibile per chi lungo l’italica penisola si trastulla il palato tra code alla vaccinara, bolliti misti, tagliolini all’astice o risottini al tartufo.
I tempi cambiano e oggi Copenaghen presenta un parterre de rois di chef di tutto rispetto, capaci di portare in dote alla capitale danese ben 17 stelle della Guida Michelin suddivise tra 15 ristoranti.
Il NOMA dello chef di origini albanesi René Redzepi, si trova in un vecchio magazzino costruito nel 1766 e situato sull’isola artificiale di Christianshavn circondato dai canali della capitale danese.
Il ristorante è poco lontano dalla Grønlandske Handels Plads ( piazza del commercio groenlandese ) che per quasi duecento anni è stata il centro del commercio con le isole Far Øer, la Finlandia, l’Islanda e la Groenlandia; il magazzino fungeva nel passato da deposito per il pesce essiccato, le aringhe salate, l’olio di balena e il pellame prima che questi prodotti venissero venduti nei mercati europei.

noma2Lo chef René Redzepi è sicuramente dotato di un innato talento che ha perfezionato prima di aprire il NOMA in alcuni dei migliori ristoranti al mondo tra cui El Bulli di Ferran Adrià.
Il segreto del suo successo è quello di aver saputo creare una cucina basata quasi esclusivamente sulla generosità della natura, affidandosi a bacche, erbe, radici, germogli, uova, frutti di mare, pesce.
Nella bella stagione alla mattina una brigata di stagisti ( ne arrivano da tutto il mondo ) guidati da uno degli chef inforcano le biciclette per andare a raccogliere a km.zero, fiori, radici, bacche e germogli.
Il risultato della assoluta libertà che lo chef si prende in cucina nel trattare gli alimenti è quello di veder serviti piatti che diventano delle vere opere prime che non sono per nulla paragonabili a qualcosa di già mangiato e quindi nella loro totale originalità non consentono ricordi sensoriali e confronti essendo appunto dei “pezzi unici”.
Vi troverete ad assaggiare alghe islandesi, pesce d’alto mare faroese, bue muschiato della Groenlandia e acetosella delle foreste danesi, solo per fare alcuni esempi.
Gli chef della brigata seguono la lavorazione e preparazione delle materie prime nelle varie fasi e la presentazione dei piatti vi farà capire di quanta avanguardia ci sia nella combinazione dei vari ingredienti in un modo del tutto innovativo.
Trovare un tavolo libero in questo ristorante ( potrà sembrare strano, visti anche i prezzi ) non è cosa semplice, si parla della necessità di prenotare con parecchi mesi di anticipo, segno che sono molte le persone desiderose di vivere un’esperienza gastronomica straordinaria.
I prezzi non sono per niente abbordabili considerato che il menu degustazione che prevede 20 portate ( tranquilli, sono poco più che degli assaggi ) viene proposto a 200 euro ( a cui vanno aggiunti almeno altri 150/200 euro per i vini )  e di questi tempi si può tranquillamente affermare che stiamo parlando di cifre non alla portata di tutti.
Comunque se vi fosse venuta la voglia di provare questo ristorante durante uno dei vostri prossimi viaggi a Copenaghen è opportuno sapere che :
Il NOMA sarà chiuso per le vacanze di Natale dal 21 di dicembre 2014 e riaprirà solo il 24 di marzo 2015 dopo il trasferimento armi e bagagli per due mesi del NOMA in Giappone.
René Redzepi ha infatti accettato l’invito del tre volte stellato chef Murata dell’acclamato Kikunoi di Kyoto e sarà presente con la sua cucina nordica dal 9 gennaio al 14 febbraio 2015 presso il Mandarin Oriental di Tokyo.
La direzione del NOMA fa sapere che Lunedì 12 gennaio 2015 dalle ore 10 verranno accettate le prenotazioni per l’ultima settimana di marzo, dalla riapertura del 24 marzo e per tutto il mese di aprile 2015.
Mentre lunedì 2 febbraio 2015 sempre dalle ore 10 verranno accettate le prenotazioni per il mese di maggio 2015.
Il NOMA è aperto dal martedì al sabato, chiuso la domenica e il lunedì.

5° edizione Sagra del Bollito – San Pietro in Casale

bollito3Nella Zona Artigianale di San Pietro in Casale presso “ Il Casale “ in via Ferrara 5 è iniziata la quinta edizione della Sagra del Bollito, un grande piatto della tradizione culinaria bolognese che viene riproposto nella sua versione originale con i diversi tipi di carne, dal muscolo alla coda, alla lingua, al cotechino e al guanciale, accompagnati da gustose salse, tra cui primeggia l’impareggiabile salsa verde a base di prezzemolo, capperi e aglio sminuzzati.
La Sagra è stata ideata dall’Associazione Cranvel ed San Pir in Casel per sostenere lo storico Carnevale tradizione che vive dal 1871, motivo per cui alcuni dei piatti del menù sono intitolati all’irriverente Sandròn Spaviròn, la maschera simbolo di San Pietro.
Il menu della Sagra offre:
ANTIPASTI – Nervetti con Cipolla e Fagioli
MINESTRE – Tortellini in Brodo di Cappone, Passatelli in Brodo di Cappone, Maltagliati in Brodo di Fagioli,Gramigna con Salsiccia
SECONDI – Bollito ed “Sandron Spaviron” (muscolo, coda, lingua, cappone, guanciale, cotechino, durelli, ovine, salsa verde, salsa ortaggina), Bollito di Maiale (zampetto, lingua, costolette, cotechino, salsa ortaggina), Trippa in ciotola, Grigliata Mista (salsiccia, coppone, pancetta e costolette), Castrato (Lombata e coscia), Salsiccia e Coppone
CONTORNI – Friggione, Patate fritte, Insalata e radicchio
VINI – Lambrusco ed Sandron Spaviron, Pignoletto ed Sandron Spaviron, Bonarda DOC Colli Piacentini, Pinot Bianco (Signore di Merlengo), “Glera” (Bianco frizzante in Caraffa)

Programma
Sabato 15 dalle 19:00 alle 22:30
Domenica 16 dalle 12:00 alle 14:30
Giovedì 20 dalle 19:00 alle 22:30
Venerdì 21 dalle 19:00 alle 22:30
Sabato 22 dalle 19:00 alle 22:30
Domenica 23 dalle 12:00 alle 14:30

Come arrivare :
Dall’Autostrada A13 Bologna-Padova è sufficiente uscire al casello di Altedo e svoltare a destra in direzione di San Pietro in Casale; superata la località Gavaseto si arriva ad un incrocio dove bisogna svoltare a sinistra (direzione BOLOGNA, Via Galliera Nord), avanti 300mt circa, si svolta alla seconda strada a destra in direzione del centro paese, quindi, si procede fino all’incrocio con Via Bologna, dove si svolta a sinistra e, avanti 100mt, si svolta ancora a sinistra su Via Ferrara.