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Referendum dal #Ciaone alla vittoria di Pirro!

Vota-QualunquementeOltre 15,5 milioni di italiani hanno disatteso l’invito del Premier Renzi di recarsi al mare e di questo 32,1% del corpo elettorale l’85,8% (pari a 13.334.764 milioni di persone) ha votato SI.
Non è stato raggiunto il quorum necessario per rendere valido il Referendum ma a mente fredda, oggi si può dire che sarebbe stato difficile il contrario, non fosse altro per il fatto che:
– si è votato in una sola giornata
– il Governo non ha voluto accorparlo alle amministrative di giugno
– vi è stata una totale disinformazione da parte dei media e del servizio pubblico RAI verso questo appuntamento referendario.
Dalle rilevazioni fornite dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni), giusto per capire il livello di disinformazione che ha accompagnato questo Referendum, nel periodo 4-10 aprile 2016 i TG di RAI 1 hanno dedicato in totale all’argomento del quesito referendario in sette giorni solo 13 minuti e 28 secondi (meno di 2 minuti al giorno tra tutti i TG mandati in onda nell’arco dell’intera giornata).
Che dire poi del giornalista Gerardo Greco (conduce su RAI 3 il programma Agorà) che durante la puntata del 6 aprile, presente in collegamento Michele Emiliano presidente PD della Regione Puglia (uno dei principali promotori del referendum) ha affermato che: “si vota soltanto in alcune regioni, in otto mi sembra” e dopo la precisazione di Emiliano sul fatto che si trattava di un voto nazionale ha continuato così: ”si vota dappertutto in Italia, ma ovviamente sono interessate soltanto le regioni che lo hanno promosso… se io vivo in Valle d’Aosta delle trivellazioni in adriatico diciamo che poco mi interessa” (per la cronaca in Valle d’Aosta sono andati a votare il 34,02% dei cittadini, al pari di regioni come l’Emilia Romagna o le Marche).
Che sia stato un Referendum anomalo gli osservatori più attenti lo hanno capito e non poteva essere diversamente dal comportamento del Presidente della Repubblica che si è recato a votare intorno alle 20,30, quando al contrario i suoi predecessori (tranne una volta Scalfaro) in passato si sono presentati al seggio sempre di buon mattino; non bisogna essere degli esperti di comunicazione per capire che il modus operandi di Mattarella ha di fatto precluso l’eventuale effetto traino che avrebbe potuto avere la notizia del voto del Presidente nei TG delle ore 13.
Mattarella ha scelto di non voler dare un significato politico al quesito referendario, ma nella realtà già nel corso della giornata si è capito (grazie agli interventi fuori luogo di alcuni esponenti della segreteria del PD) che il Referendum era per il PD l’ennesima conta interna tra Renzi e la minoranza del suo partito.
La conferma di tutto ciò è venuta alle 23.08 quando il Premier Renzi da Palazzo Chigi ha commentato l’esito del Referendum rivolgendosi quasi esclusivamente a “quei pochi, pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione che hanno voluto cavalcare un referendum per esigenze personali politiche”.
Nel suo discorso farcito di tante baggianate degne del miglior “la qualunque” il Premier Renzi si è scagliato contro “una parte della classe dirigente di questo Paese che si mostra autoreferenziale: vivono su Twitter e Facebook. Ma l’Italia è molto più grande, fuori dalle telecamere c’è un Paese che chiede concretezza” e ancora “Per settimane autorevoli ospiti si sono chiusi nei talk show, hanno teorizzato spallate, hanno ipotizzato crolli”.
Non ho avuto il piacere di poter esprimere con un voto la legittimazione della carica che ricopre il Premier Renzi, ma sentito il discorso di ieri sera sono sempre più convinto che Renzi stia usando la sua carica per fare pulizia all’interno del suo partito e francamente trovo irrispettoso verso i cittadini che un Premier vada in conferenza stampa dopo l’esito di un Referendum per fare la lista dei cattivi tra i Presidenti di Regione del suo partito, quasi fosse l’ennesima resa dei conti all’interno del PD.
Che Renzi non sia credibile, lo si capisce dalla boutade di scagliarsi contro chi sta tutto il giorno su Twitter e Facebook, che detto da uno che sui social ha lanciato addirittura l’hastag #MatteoRispode con tanto di diretta in contemporanea su entrambi i social, sa un po’ di presa in giro!
Che dire poi del comportamento dell’onorevole Ernesto Carbone che a votazione aperta alle 15.12 ha sentito il bisogno di salutare quanti avevano esercitato il loro diritto di voto o stavano per farlo con il seguente tweet: “Prima dicevano quorum. Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare. #ciaone”, per la cronaca questo personaggio fa parte della I Commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati oltre che essere un componente della segreteria del PD.
Qualche ora prima il vicesegretario del PD Lorenzo Guerini, appena resi noti i dati del Ministero in merito all’affluenza delle 12 se ne è uscito con questa dichiarazione: : “I dati che ci giungono dalla Rete del Pd che segue l’andamento dell’affluenza ai seggi sono in linea, anzi direi addirittura meglio, con le nostre aspettative. Aspettiamo chiaramente i dati ufficiali del Viminale, ma per quanto è in nostro possesso lo possiamo fare con assoluta serenità. Comunque per una valutazione complessiva del risultato parlerà a urne chiuse il nostro segretario”.
Non poteva mancare per chiudere al meglio le esternazione dei dirigenti del PD il tweet della ministra Boschi che alle 23.51 scrive: “Questo Governo è più forte dei sondaggi, dei talk e delle polemiche #avantitutta” che scritto da lei che nel Porta a Porta di martedì 5 aprile ha avuto come ospite nientemeno che Bruno Vespa è tutto dire!
Quasi mai nell’immediatezza dell’esito elettorale si ha la prontezza di passare sotto la lente d’ingrandimento il responso che viene dalle urne e talvolta ci si limita a prendere per buone alcune dichiarazioni rilasciate a caldo dai leader dei vari partiti, una su tutte quella di Renzi che in conferenza stampa ha parlato dei lavoratori delle piattaforme come i veri vincitori di questa consultazione popolare, invitando a brindare con le donne e gli uomini di Ravenna (un territorio che si è sempre distinto per affluenza) dove si è registrato un dato al di sotto della media nazionale.
A bocce ferme andando a vedere i dati delle Elezioni Regionali in Emilia Romagna del 23 novembre 2014 si scopre che in provincia di Ravenna :
– su 303.931 elettori sono andati a votare in 125.284 pari al 41,31%
– la lista del PD ha ottenuto 56.420 voti
Mentre per il Referendum di ieri è successo che:
– su 294.249 elettori sono andati a votare in 84.131 pari al 28,59%
– hanno votato SI 58.532 persone (70,60%) e NO 24.298 (29,40%)
Non è difficile ipotizzare che coloro che hanno votato SI sono +2.100 rispetto a quanti votarono PD nel 2014.
Se poi si vanno a guardare i dati della Camera del 2013 e delle Europee del 25 maggio 2014 si scopre che:
– nel 2013 alla Camera su 46.905.154 elettori sono andati a votare in 35.270.926 pari al 75,20%
– nel 2104 alle Europee su 49.256.169 elettori sono andati a votare in 29.908.004 pari al 58,69%
– la lista del PD ha ottenuto 8.646.034 voti pari al 25,43 alla Camera 2013
– la lista del PD ha ottenuto 11.172.861 voti pari al 40,82% alle Europee 2014
Mentre per il Referendum di ieri:
– su 50.675.406 elettori sono andati a votare in 15.806.788 pari al 31,19%
– hanno votato SI 13.334.764 elettori che sono quasi 5 milioni di voti in più rispetto ai voti del PD del 2013 e 2,2 milioni in più rispetto a quelli del 2014.
Considerato che per il referendum costituzionale previsto per il prossimo mese di ottobre non sarà richiesto il quorum credo che il risultato di ieri possa essere considerato per Renzi & company una vittoria di Pirro, perché se è vero che il referendum non è passato è altrettanto vero che su un tema non del tutto accattivante le opposizioni hanno saputo mettere in fila oltre 13 milioni di #staiserenomatteo ai quali mi auguro si aggiungeranno anche quelli di quanti quotidianamente si lamentano che l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!
La prossima volta non ci saranno alibi, tutti quanti avremo ben chiaro il motivo per cui saremo chiamati alle urne: dare il nostro voto a Renzi o mandarlo a casa!

Referendum-Ernesto-Carbone

Referendum-Maria-Elena-Boschi

Referendum-Renzi-twitter

Attenti a quei due! Per loro il Referendum è una bufala

Referendum-Vota-SI-24Certo che noi italiani siamo proprio fortunati ad avere un Presidente del Consiglio, il Premier Renzi, che bolla come una “Bufala” il Referendum del 16 aprile e un ex Presidente della Repubblica (ora “emerito”) che rincara la dose definendolo “un’iniziativa pretestuosa” invitando di fatto gli italiani a non andare a votare!
Sarebbe troppo facile liquidare le esternazioni dei due compagni di cordata, che buttarono giù dal burrone il buon Letta, come le dichiarazioni di due politici non interessati al quesito referendario, e no!
Renzi al di là della sua carica di segretario del PD è il Presidente del Consiglio, il capo di quel governo che sta governando il paese ed è inaccettabile che un capo di governo inviti il popolo a disertare le urne, mentre al contrario il Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi invita ad andare a votare.
Napolitano da par suo non è una novità che consideri il ricorso al voto popolare un rischio, del resto nel corso del suo mandato ha sempre preferito ricercare accordi di Palazzo con i quali ha di fatto imposto scelte politiche che andavano ben oltre i suoi compiti istituzionali, per cui oggi da lui ci si aspettava più che un accorato appello a non andare a votare una serena autocritica sugli esiti a cui ha portato la sua presidenza; credo comunque che quest’ultima esternazione del “Presidente emerito” possa considerarsi una sorta di mesto commiato dalla vita politica.
La consultazione popolare di domenica costerà alle casse dello Stato dai 350 ai 400 milioni di euro (a Milano la macchina organizzativa costerà quasi 5 milioni, mentre per Roma ci vorranno non meno di 17 milioni) e gli uomini che rappresentano le istituzioni che fanno? Invitano gli italiani a non andare a votare!
Il segretario del PD Renzi, dimentica o meglio fa finta di non ricordare che il Referendum di domenica è l’unico rimasto in campo dei sei quesiti referendari sulla ricerca e l’estrazione degli idrocarburi in Italia promossi nel 2015 da dieci consigli regionali (Abruzzo, Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna,Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) di cui ben otto governati dal centro sinistra. L’Abruzzo si è poi ritirato dalla lista dei promotori.
Renzi invita a non andare a votare ma i Giovani Democratici di Basilicata, Puglia, Abruzzo, Calabria e Molise fanno cartello insieme e invitano alla partecipazione per un’Italia che guarda avanti!
Il Premier e il suo cerchio magico si affannano a ricordare che l’astensione è comportamento legittimo, e lo fa pure la vice segretaria del PD Serracchiani che il 21 gennaio 2012 postava un twitter che recitava:Oggi a Monopoli ho partecipato alla manifestazione per la difesa del mare Adriatico dai rischi delle trivellazioni petrolifere”.
Sarebbe troppo facile tirare in ballo la recentissima vicenda di “trivellopoli” che ha visto come protagonista l’ex ministra Guidi e il suo compagno per avere un motivo in più per andare a votare domenica, ma credo che quel twitter di quattro anni fa della Serracchiani, oggi totalmente sconfessato sia molto di più che un invito ad andare a votare SI.

Spray Corpo Profumati

Serrachiani-twitter-Monopoli

Chissà chi lo sa? Siamo in guerra o no!

Pray-belgique-tin-tinNegli anni’70 il sabato pomeriggio RAI 1 mandò in onda un fortunatissimo programma per ragazzi che si chiamava “Chissà chi lo sa?” condotto da Febo Conti per la regia di Cino Tortorella (quello che si travestiva da Mago Zurlì per presentare lo Zecchino d’Oro), nel programma due scuole medie si scontravano a suon di domande basate su indovinelli e cultura generale.
Se il programma fosse ancora in onda ai giorni nostri, credo che gli alunni delle medie non avrebbero alcuna difficoltà a rispondere “Si” a una domanda volta a chiedere se l’Europa sia o meno in guerra, non fosse altro per le immagini di terrore e sangue che dall’inizio del 2015 a intervalli ormai quasi costanti scorrono sugli schermi delle Tv di casa.
Peccato che gli adulti e tra questi quelli che si sono assunti l’onore e l’onere di guidare il nostro Paese alla stessa domanda rispondano da mesi a questa parte in maniera evasiva o per buttarla in ridere (mentre in realtà c’è solo da piangere) alla maniera di Razzi (quel senatore che ha fatto la fortuna, artisticamente parlando di Crozza): “ beh, non penso proprio!”.
Sveglia! Quello che è successo questa mattina a Bruxelles, ma prima ancora in Francia e in Turchia è l’ennesimo messaggio forte e chiaro: l’Europa è in guerra e l’Italia almeno che non voglia trasferirsi armi e bagagli su Marte c’è dentro fino al collo!
La domanda che viene spontanea rivolgere a chi di guerra deve ragionare e quindi Governo, Presidente del Consiglio, Ministro della Difesa, Ministro dell’Interno, Ministro degli Esteri è di una semplicità disarmante: cari signori, vi siete resi conto che i terroristi hanno cambiato strategia e non rivolgono più le loro attenzioni “al tritolo” alle sedi istituzionali o alle alte personalità che le governano ma stanno facendo la guerra al popolo: a chi prende la metropolitana per andare a lavorare, un aereo per andare in vacanza o cena al ristorante con gli amici o la famiglia.
E voi cosa pensate di fare? Volete trattare con i terroristi? Fatelo, al più presto e bene! Non volete trattare? Allora non vi resta che combatterli, ma come? Mandando in avanscoperta dei droni?
Vi è sufficientemente chiaro che quella che stiamo vivendo è una guerra anomala perché il terrorismo è un fenomeno capace di sfuggire anche al più sofisticato sistema di sicurezza, e la riprova la si è avuta questa mattina nell’aeroporto di Bruxelles che è tra i più sicuri al mondo.
I carri armati o gli aerei super tecnologici possono servire per combattere e distruggere le loro roccaforti, là dove nasce il tutto, ma in Europa la guerra da combattere è qualcosa di più sottile e subdola, perché il nemico primario è la mente umana, che talvolta volteggia fino a quando non trova pace in una cintura esplosiva.
Qualcuno ci ha messo in testa che dobbiamo salvare il mondo, esportando la democrazia in ogni angolo del pianeta, ma siamo così tanto sicuri di riuscirci visto che gli stessi USA a quanto par di capire non hanno nessuna intenzione di imbarcarsi in un’altra guerra di Medio Oriente.
E se invece cominciassimo a guardare dentro i nostri confini, pensando magari a come rendere più sicuro il nostro Paese e di concerto l’incolumità dei suoi abitanti?
Qualcuno si indigna quando si parla di chiudere le frontiere, perché un Paese democratico non può rifiutarsi di accogliere chi è in difficoltà, ma alle difficoltà degli italiani chi ci pensa?
L’Europa no di sicuro, anzi fino ad oggi ci ha solo creato difficoltà, bacchettandoci e imponendoci direttive che vanno contro gli interessi economici dei cittadini e delle aziende italiane ( penso soprattutto al comparto agricolo, dove si è arrivati a non poter più commercializzare i prodotti della nostra terra per far posto a quelli imposti dalle dinamiche di mercato europee: agrumi, pomodori, olio, ecc.).
Mentre il premier Renzi twitta “col cuore e con la mente a Bruxelles” è sacrosanto che il cuore di tutti, non solo il suo, abbia avuto un sussulto al cospetto dell’ennesimo massacro, credo però che la mente di chi ha la responsabilità delle sorti del proprio Paese e dei suoi abitanti dovrebbe darsi delle priorità ben precise che non riguardino: centri accoglienza, moschee, e quant’altro ma unicamente la tutela del popolo italiano da chi lo sta chiamando in guerra!

brussels10

La tragedia dell’Erasmus e il saper tacere

Erasmus-lutto-FBLa morte di una persona cara è qualcosa che lascia senza parole, sempre, e a maggior ragione quando ad andarsene sono delle giovani vite che vengono strappate senza un perché al loro futuro e all’amore delle loro famiglie.
Genitori straziati, amici increduli che hanno visto partire queste ragazze per mettersi alla prova, per imparare, per crescere, in quella che per alcune di loro era la prima esperienza all’estero, e che oggi si ritrovano a doverle riportare a casa in una bara.
In queste ore si è letto e sentito di tutto al riguardo, un mucchio di retorica inutile e dannosa, perché trasformare queste povere ragazze nelle “figlie migliori di questa Europa” è qualcosa di incomprensibile, perché si tratta di un gravissimo incidente stradale che sarebbe potuto accadere a un pullman di turisti, di pellegrini o di tifosi.
Il lutto non può che essere nazionale e ciascuno di noi nel momento che ha appreso la notizia ha sentito un sentimento di scoramento e di impotenza, rimanendo per un attimo in silenzio perché in questi momenti non si possono trovare le parole per giustificare e dare un senso a quanto è accaduto.
Invece chi di mestiere fa politica e quindi vive di consenso ( in un Paese dove ormai più della metà degli aventi diritto non vanno a votare) si è buttato a pesce sul tragico avvenimento: qualcuno ha tirato in ballo l’Europa migliore (quella che a conti fatti non è in grado di mettere d’accordo 28 paesi), altri hanno rinviato la direzione del PD in segno di lutto e prontamente c’è chi ha polemizzato sul rinvio affermando che il buon Renzi si è fatto due conti (è il caso del tweet lanciato dalla bersaniana Geloni), altri hanno postato un video che spiegava la dinamica dell’incidente rimandando a inserti pubblicitari.
Tutti, nessuno escluso credo che abbiano perso l’occasione più consona in questi momenti, quella di saper tacere!

Quando l’autogol è un capolavoro!

Invito all'assaggio 6 bottiglie di Prosecco di Valdobbiadene Superiore DOCG con spedizione gratuita!

Renzi-Rowhani-conferenzaDa ragazzino quando seguivo i miei genitori in casa di qualche loro amico mi arrivava puntuale, pur essendo un tipo piuttosto tranquillo, la predica di rito : “mi raccomando comportati bene, stai al tuo posto, a tavola non fare richieste strane, mangia quello che ti viene servito e ricordati che non sei a casa tua”.
In quei tempi l’essere ospite in casa di altri significava rispettare le regole non scritte del galateo e credo che ancora oggi le persone educate e di buon senso abbiano ben chiaro quale sia il giusto mix di comportamenti da seguire da una parte e dall’altra per portare a compimento nei migliore dei modi un momento d’incontro.
Quello che è successo in occasione della visita romana del presidente iraniano Hassan Rouhani è qualcosa di avvilente per la cultura del nostro Paese e soprattutto per gli italiani.
Si potrebbe disquisire su quanto possa essere discutibile ospitare il presidente di un regime dove le esecuzioni capitali sono perennemente all’ordine del giorno, che incarcera e tortura i prigionieri politici, che umilia le donne e che nonostante fosse stato approvato dall’Onu un documento proposto dall’Unione europea sulla depenalizzazione dell’omosessualità, ritiene per il momento di considerare ancora un reato l’omosessualità, punibile con la condanna a morte. ( fonte: formiche.net).
Secondo i dossier di «Nessuno tocchi Caino» in Iran sono state giustiziate nel 2015, 1.084 persone contro le 753 del 2014.
Forse più che coprire le nudità delle statue capitoline qualcuno di quelli che gli hanno stretto calorosamente la mano (Matteo Renzi, Sergio Mattarella) avrebbero dovuto chiedergli conto del mancato rispetto dei diritti umani nel suo Paese, visto che l’Italia è tra coloro che stanno punendo con sanzioni la Russia di Putin.
E’ il caso di dire che mai come in questo caso “pecunia non olet” visto che Rouhani ha portato con sé 17 miliardi di euro di accordi per le aziende italiane, ben accolti dal presidente di Confindustria Squinzi.
Che pensare poi di un Pontefice amato in tutto il mondo (non volle stringere la mano al Dalai Lama per non urtare il regime cinese) che pure lui si è piegato al quel dio denaro che giorno dopo giorno dice di voler combattere.
Ma il bello dell’intera vicenda è che come sempre avviene in Italia ogni qualvolta la politica ne combina una delle sue, prontamente parte il giochino dello scarica barile!
Il Governo dice di non saperne nulla, il ministro Franceschini ancora meno e prontamente scarica il tutto sulla Sovrintendenza della Capitale, la quale a sua volta rigetta le accuse alla Presidenza del Consiglio!
E così al segretario generale di Palazzo Chigi non pare vero di poter dare il meglio di se stesso ( che per un buropolitocratico è una vera goduria) avviando un’indagine interna per poter accertare le responsabilità e fornire tutti i necessari chiarimenti in merito alla vicenda.
Ma per scoprire chi ha coperto migliaia di anni di arte e cultura per non turbare la sensibilità di un regime che non brilla certo per umanità, non era sufficiente fare duebarratre telefonate?
Si fa il nome di Ilva Sapora, dirigente dell’ufficio del Cerimoniale della presidenza del Consiglio, che in pratica guida il Cerimoniale da tre anni.
Questa signora segue il Premier in Italia e all’Estero pur avendo una conoscenza dell’inglese a livello elementare, come recita il suo curriculum sul sito della Presidenza del Consiglio ( ma questo aspetto potrebbe essere un pregio, per un Premier che è fermo a “the pen is on the table”).
Come sostiene il Corriere sembra quanto mai improbabile, visto il metodo di lavoro di Renzi, “che possa aver preso la decisione di coprire i nudi del Campidoglio in totale autonomia”.
Ad avvalorare questa tesi c’è fatto non secondario il precedente dell’ottobre scorso, quando a Firenze, in occasione del vertice bilaterale con lo sceicco Mohammed Bin Zayed Al Nahyan, Renzi fece oscurare dal cerimoniale di Palazzo Chigi e di Palazzo Vecchio con un pannello blu gigliato una scultura di Jeff Koons ex marito della pornostar Cicciolina.

Ministra-Guidi-chador
Ma c’è di più, le nostre politiche quando vanno a Teheran o nel mondo islamico (come testimoniano le foto, tra cui una assolutamente fantastica della ministra Guidi in chador) sentono il bisogno di indossare il burqua per rispetto alla cultura islamica, mentre noi al contrario quando Rouhani viene a Roma ci auto censuriamo coprendo il nostro patrimonio culturale!
Detto che le statue non andavano coperte, se proprio era irrefrenabile il bisogno di prostrarsi si poteva evitare questo clamoroso autogol cambiando il percorso della visita ed evitando una figuraccia mondiale!
Per la cronaca, è opportuno precisare che durante le visite ufficiali le rappresentanti di altri Paesi, nel mondo islamico non sono tenute a indossare il velo, ma come ha chiarito Stefania Craxi ( in occasione della presentazione a Udine sul libro delle vicende di Sigonella) quando si incontra un autorità religiosa l’uso del velo è giusto.
Peccato che in occasione della visita del Premier Renzi e del suo entourage a Papa Francesco nessuna delle donne presenti abbia sentito il bisogno di coprire il capo con un velo nero, così come aveva già fatto anche la presidente della Camera Boldrini e la figlia del Presidente Mattarella.
Potrei parlare del vino non servito durante il pranzo conviviale per rispettare la cultura islamica, in un Paese che è il primo produttore al mondo di vino, ma non voglio infierire oltre per rispetto ai produttori di vino italiani.
A proposito di rispetto mi piace ricordare un fatto accaduto nel maggio del 2007, quando durante una visita a Udine dell’ex presidente dell’Iran Khatami fu programmato un incontro, con i vertici dell’Assindustria friulana, al quale non ha potuto partecipare Giannola Nonino in quanto produttrice di grappa.
Sta bene adeguarsi alle regole altrui quando si va all’estero, ma anche chi viene in Italia dovrebbe rispettare le nostre regole, la nostra cultura e la nostra religione.

Papa-Renzi

Renzi & Boschi : l’Italia giusta siamo noi!

Fragranze White Musk

Boschil'ItaliagiustaIl Premier Renzi non trova di meglio che correre in soccorso della regina della Leopolda ( forse sarebbe il caso di dire ex-regina, vista la fugace apparizione nella sesta edizione appena conclusa) caduta nelle grinfie dei malpensanti e di tutti quei giornalisti che hanno avuto l’ardire di sottolineare le non poche “strane” coincidenze emerse nel momento in cui il Governo ha messo mano al decreto salva banche, non da ultimo lo scrittore Saviano che da luce quando criticava Berlusconi è diventato oggi per Renzi & company qualcosa del tipo : «per un bravo scrittore perdere la creatività è terribile, Saviano riponga il mattarello».
La vicenda è ormai di dominio pubblico non fosse altro per il fatto che a fare le spese della mala gestione della Banca Etruria sono tutti quei piccoli e medi risparmiatori che fidandosi sulla parola del funzionario di riferimento della propria filiale hanno perso tutti i loro risparmi.
Il padre della ministra, Pierluigi Boschi è stato Consigliere di Amministrazione di Banca Etruria dal 3 aprile 2011 e Vice presidente dal maggio 2014 (giusto tre mesi dopo l’insediamento del Governo Renzi) fino a quando la banca è stata commissariata (nella stessa banca hanno lavorato il fratello della ministra, Emanuele e la di lui moglie Valentina).
Nel 2012 e nel 2013 la Banca d’Italia a seguito di due ispezioni ha multato Banca Etruria per 2,54 milioni di euro e tra coloro a cui era rivolta la sanzione figura anche Pier Luigi Boschi a cui gli ispettori di via Nazionale infliggono una multa di 144mila euro per “violazioni di disposizioni sulla governance, carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione nel controllo del credito e omesse e inesatte segnalazioni alla vigilanza”.
Sembrerebbe che il padre della Boschi abbia detto in questi giorni di logoramento poltico di essersi impegnato a fare tutto il possibile per cercare di salvare la banca dal dissesto, ma nel periodo 2013/14 quando la banca è già attenzionata da Bankitalia il consiglio di amministrazione spende in consulenze oltre 15 milioni di euro, mentre negli ultimi cinque anni consiglieri e sindaci ricevono emolumenti per oltre 14 milioni di euro mentre la banca arriva a cumulare perdite per oltre 300 milioni a cui vanno a sommarsi altri 500 milioni prima del de profundis.
Se come sostiene qualcuno l’affossamento della banca è dovuto in buona parte ai “crediti malati” non si capisce per quale motivo su oltre 1600 dipendenti della banca solo 19 siano stati utilizzati come addetti al recupero dei crediti!
Ma c’è di più, sembrerebbe come rivela il Sole24Ore che 13 ex amministratori e 5 sindaci della banca di fatto prestavano i soldi a loro stessi (198 posizioni di fido per un importo totale di 185 milioni) e di questi soldi ben 90 milioni sono finiti tra i prestiti in incaglio o in sofferenza e coincidenza delle coincidenze chi lavorava nell’ufficio incagli di Banca Etruria se non Emanuele Boschi, il fratello della ministra.

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Renzi da par suo si è buttato a pesce sulla vicenda tentando dapprima di scaricare ogni responsabilità sulla Commissione Europea dicendo che le regole delle banche adesso le decide l’Europa, ma il commissario Ue ai servizi finanziari Jonathan Hill non ci ha messo molto a chiarire che: “esistono alcune banche che vendevano alla gente prodotti inadatti e questo ha avuto conseguenze personali per alcune persone in Italia, ma è il governo italiano a essere alla guida del processo di salvataggio delle 4 banche italiane e sono quindi del Governo italiano le responsabilità inerenti al provvedimento emanato”.
E così il buon Renzi corregge il tiro e afferma che : “Il Governo italiano quando ha visto che quattro banche rischiavano di chiudere e rischiavano di perdere migliaia di posti di lavoro e i soldi dei contribuenti è intervenuto e sono molto lieto delle misure che ha preso perché ha salvato i soldi dei conti correnti e i posti di lavoro” (anche i posti di lavoro di chi ha truffato i propri clienti) e aggiunge di essere favorevole all’apertura di una commissione di inchiesta parlamentare su ciò che è avvenuto nel sistema bancario italiano ed europeo negli ultimi 15 anni.
Peccato che in questi giorni la Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, presieduta dall’On.le Fioroni e nata dall’esigenza di fare luce sugli aspetti non ancora chiariti della tragica vicenda ha depositato il testo della relazione sui primi 12 mesi di attività impiegati per far luce su un fatto accaduto 37 anni fa!
Questo giusto per capire cosa significhi nel nostro paese aprire una commissione di inchiesta parlamentare!
Ma intanto la polemica politica aumenta giorno per giorno dopo il suicidio di un pensionato che ha perso 110mila euro in obbligazioni subordinate presso la Banca Etruria e il Premier in questo frangente riesce a dare il meglio di sé affermando che: “Non sono abituato a strumentalizzare la vita e la morte di alcune persone. Il governo esprime il proprio dolore e fa le condoglianze alla famiglia dell’uomo che si è tolto la vita dopo aver perso i suoi soldi ma è al lavoro per trovare soluzioni”.
Ma Renzi si sa, predica bene ma razzola male e infatti mentre stava tenendo il suo discorso alla chiusura della Festa dell’Unità di Milano (domenica 6 Settembre 2015) sul palco alle sue spalle capeggiava a mo’ di poster l’immagine terrificante del povero bimbo siriano Aylan.
La ministra Boschi da par suo ha dichiarato di “non accettare lezioni di moralità da nessuno” perchè il Governo “non fa favoritismi o leggi personali”   e “sul piano politico non c’è nessun disagio perché il nostro governo è intervenuto per evitare che quattro banche chiudessero. Queste quattro banche avranno un futuro ridimensionato, ma avranno un futuro. Abbiamo fatto quello che ritenevamo giusto e potevamo fare”.
Peccato che nel decreto salva banche licenziato dal Governo Renzi si consentano azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori solo con l’autorizzazione del commissario della società e come ricorda “La Stampa” di sabato 12 dicembre 2015, l’articolo 35 del decreto che ha recepito la direttiva del bail-in recita: «L’esercizio dell’azione sociale di responsabilità e di quella dei creditori sociali contro i membri degli organi amministrativi e di controllo e il direttore generale (…), spetta ai commissari speciali sentito il comitato di sorveglianza, previa autorizzazione della Banca d’Italia», il che tradotto in termini pratici vuol dire che i truffati che volessero avviare eventuali azioni di risarcimento per le responsabilità degli amministratori non potranno farlo senza ottenere in via preventiva il benestare dei commissari, del comitato di sorveglianza e di palazzo Koch (della serie, campa cavallo che l’erba cresce).
Sempre la ministra Boschi, in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa che la vede tra le protagoniste del libro stesso, ha dichiarato: “Mio padre è una persona perbene e se sento del disagio è verso di lui e la mia famiglia, se mio padre è finito nelle cronache, è perché è mio padre e mi spiace. Ma lo conosco, conosco la mia famiglia e affronteremo questo momento”.
Forse sarebbe opportuno che la ministra Boschi indipendentemente da come andranno a finire le mozioni di sfiducia presentate in Parlamento dalle opposizioni nei suoi confronti e del Governo Renzi sentisse la responsabilità come esponente di quella nuova classe politica che avanza di rispondere insieme al suo babbo a poche e semplici domande per togliere d’impaccio lei e tutta la sua famiglia e per dimostrare agli Italiani che lo slogan di cui si fa forza il suo partito “Pd – l’Italia giusta!“ non diventi l’ennesima barzelletta a cui ci ha abituato chi fa politica in Italia!
Queste le domande:
– Il Sole24Ore riporta che negli ultimi 5 anni i 13 ex amministratori e i 5 sindaci di Banca Etruria si sono assegnati compensi per oltre 14 milioni di euro: quanti di questi 14 milioni sono stati pagati a Pierluigi Boschi?
– Sempre secondo il Sole24Ore gli amministratori di Banca Etruria si sono concessi fidi per 185 milioni, quanti di questi soldi sono andati a società riconducibili alla famiglia del ministro Boschi?
– I crediti in incaglio o sofferenza in capo ad amministratori e sindaci di Banca Etruria valgono 90 milioni di euro (fonte: Sole24Ore): quanti di questi 90 milioni sono dovuti da Pierluigi Boschi?
– I crediti in sofferenza o incaglio di Banca Etruria ammontano a 3 miliardi: quanti di questi 3 miliardi di crediti in sofferenza o incagliati sono stati concessi a società amministrate da Pierluigi Boschi o da altri famigliari di esponenti del governo, compreso il Premier Renzi?
– Nel biennio 2013/14, sono stati spesi in consulenze da Banca Etruria ben 15 milioni di euro attraverso “incarichi che vengono forniti sulla stessa materia a diversi professionisti”: quanti di questi 15 milioni sono stati assegnati a familiari o amici del ministro Boschi?

Se può essere d’aiuto per invogliarla a rispondere non sarebbe male che la ministra Boschi si rivedesse il filmato delle dichiarazioni da lei rilasciate nella trasmissione Ballarò nel novembre 2013 in occasione della vicenda che portò alle dimissioni della ministra Cancellieri ( per una telefonata fatta o ricevuta).
Ho letto infine che la città di Arezzo si sarebbe stretta intorno alla sua ministra e alla famiglia Boschi ben voluta da tutti e non mi capacito come alle recenti elezioni comunali del 15 giugno 2015 il candidato Sindaco Matteo Bracciali sostenuto dal Pd e dalla ministra sia stato battuto al ballottaggio da Alessandro Ghinelli sostenuto dal Centro-destra.
Fatto questo che ha riconsegnato alla destra la città di Arezzo dopo 10 anni di governo della sinistra e chissà se nel segreto delle urne nel momento di vergare la scheda a qualcuno il pensiero non sia andato agli amici degli amici di Banca Etruria!
Che sia un’altra l’Italia giusta!

Questo l’intervento della ministra Boschi a Ballarò nel novembre 2013

MariaElenaBoschiLook

Marinato da chi?

marino_renziQuando penso a Ignazio Marino mi viene spontaneo associarlo a un salmone che dopo aver vissuto per alcuni anni in mare, sente l’istinto di tornare nelle acque dolci in cui è nato, quasi a significare come l’acqua salata lo ritenesse una sorta di corpo estraneo.
Si sa che il salmone giunto alla meta, si riproduce e muore sfiancato per il viaggio, ed è un po’ quello che è successo al Sindaco della città eterna che nel giro di un paio di mesi è stato giorno dopo giorno sfilettato a piacere dai media, dal suo stesso partito e ovviamente dalle opposizioni fino a quando non si è arrivati all’atto finale che se per il salmo salar il più delle volte vuol dire apparire in tavola sotto forma di un bel piatto di salmone marinato, per il “marziano” come lo chiamano i suoi detrattori sono state le tanto agognate dimissioni.
Ma chi ha marinato Marino e perché?
Facendo un po’ di conti all’indietro stiamo parlando di un esponente del PD che alle primarie romane del 7 aprile 2013 ha vinto con il 51% dei voti, precedendo David Sassoli con il 28% e l’attuale ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che si fermò al 14%.
Si potrebbe quindi dire, stando ai risultati delle primarie, che Marino sta al PD romano come il segretario Renzi sta al PD nazionale, ma il vero botto Marino lo fa quando viene eletto Sindaco al ballottaggio dove ottiene 664.490 voti pari al 63,93% contro i 374.883 voti pari al 36,07% del Sindaco uscente Gianni Alemanno.
I numeri di allora dicono che due romani su tre lo hanno votato come Sindaco anche se per dovere di cronaca va ricordato che a votare andarono solo il 44,93% degli aventi diritto (il che vuol dire, fatto non trascurabile, che oltre 1 milione 300mila romani hanno disertato le urne).
Tra le prime dichiarazioni rilasciate dal neoeletto Sindaco vi fu la non profetica : “Cambieremo Roma insieme” che oggi a poco più di due anni da quello spot a mo’ di sfida fa capire quanto possa essere stato difficile il cammino tutto in salita di questo genovese di madre svizzera ma romano d’adozione.
Una delle tiritere più usate dai suoi detrattori è stata quella di non essere un romano DOC ma un “marziano” catapultato all’improvviso nella città eterna senza aver portato con sé il libretto delle istruzioni per governarla.
debitoRomaNoi italiani, si sa abbiamo la memoria corta perché è fin troppo facile dando una guardatina ai dati pubblicati dal Sole24 capire che sotto due Sindaci “romani de’Roma” come Rutelli e Veltroni l’aumento medio giornaliero del debito del Comune di Roma era rispettivamente di + € 829,937 e di + € 416.476 mentre con Marino è sceso a – € 12.987 ( con Alemanno era a + € 450.160).
In questi giorni così tormentati che hanno portato alle dimissioni si è scritto di tutto e di più sul perché Marino avrebbe dovuto lasciare, ripercorrendo i vari episodi che lo hanno visto protagonista partendo dalla panda rossa per arrivare alle ricevute dei rimborsi non conformi, passando per i suoi viaggi e l’invito non invito di Papa Francesco, in un percorso tortuoso fatto di gaffes, piccole bugie e file di rastrelliere.
Certamente Marino ci ha messo del suo per arrivare al punto che si è arrivati e verrebbe quasi da pensare che possa sembrare uno sprovveduto o al contrario un furbacchione, ma di cosa stiamo parlando? Di qualche ricevuta non conforme in una marea di conti che hanno generato in decenni di mala gestione debiti per poco meno di 15 miliardi!
Il vero problema di questa vicenda è legato alla degenerazione della classe dirigente che ha portato la politica ad esprimersi non più attraverso contenuti e programmi ma lanciando una infinita sequela di spot che hanno il solo scopo di nascondere ai cittadini la drammaticità delle migliaia di problematiche irrisolte che riguardano non solo Roma ma l’intera penisola.
Ignazio Marino è figlio del nuovo modo di far politica lanciato da Renzi, si viaggia, si gira, si va di social a tutto spiano, si corre ad inaugurare questo o quell’evento spostando di fatto l’attenzione dalle criticità; c’è un problema in Italia? Si vola alla finale degli open di tennis in America; c’è un problema a Roma si va a Philadelphia ad accogliere il Papa!
Le dimissioni di Marino sono la prima vera sconfitta di Renzi che agli occhi dei cittadini romani passerà per quello che ha fatto spallucce quando gli chiedevano di azzerare il Consiglio comunale per Mafia Capitale, mentre non ci ha pensato due volte a far saltare Marino per il tramite dell’aut aut rivoltogli da quel Matteo Orfini Presidente del PD e commissario del PD romano, che ai tempi di Mafia Capitale minimizzava (dicendo dal Nazareno: “Marino e Zingaretti sono stati un baluardo della legalità e quello che sta emergendo è dovuto anche alle loro denunce. Sono loro il baluardo della legalità”) e l’altro ieri ha messo spalle al muro il “marziano” per qualche bottiglia di vino di troppo!
Marino è risultato essere un vero e proprio corpo estraneo in un sistema che viaggia ormai da troppo tempo su metodiche ben consolidate che portano benefici finanziari a quei poteri forti che di fatto ne hanno segnato la fine.
Non appena è circolata la notizia delle sue possibili dimissioni è stata lanciata su change.org una petizione per invitarlo a ritirare le sue dimissioni ( qui trovate la petizione ) che al momento ha raggiunto oltre 47.000 firme.
Nella petizione vengono snocciolati in 40 punti alcuni dei provvedimenti assunti da Marino nei suoi due anni di mandato e a leggerli bene si può ben capire perché il PD abbia deciso di assecondare il volere dei poteri forti romani sconfessando di fatto tutti quei romani che avevano affidato a Marino nel 2013 il compito di governare la capitale per i prossimi cinque anni.
Tra i sostenitori di Marino vi è anche Massimiliano Tonelli, uno dei fondatori del blog “Roma fa schifo” ( che da anni racconta il degrado della città) che sulla vicenda ha detto: “Marino non fa schifo. Fa schifo chi lo attacca e lo fa perché è in malafede”.
In effetti scorrendo i 40 punti delle cose fatte sembrerebbe che Marino abbia fatto qualcosina di più delle ormai famose “rastrelliere” ma è pur vero che il metro di giudizio di un cittadino che utilizza i mezzi pubblici per spostarsi è dato nell’immediato dal fatto che l’autobus è perennemente in ritardo e non dalla consapevolezza che si sta lavorando per ridurre quegli sprechi che consentiranno di poter aumentare con nuove acquisizioni il parco degli automezzi a disposizione.
Una delle più strette collaboratrici di Marino, Alessandra Cattoi in un’intervista a LaPresse ha detto: “Dovevamo scegliere se chiuderci in Campidoglio con i tecnici per rimettere a posto i conti e le aziende, fare pulizia e creare protocolli per la legalità oppure stare nei quartieri, in mezzo alla gente. Tutte e due le cose non siamo riusciti a farle”.
Dai primi di novembre arriverà il Commissario straordinario con la sua corte di ben 8 vice per traghettare la Capitale verso nuove elezioni, ma Roma si lascerà mai governare?

Linea Honeymania

La Buona Scuola di Renzi diventa una scuola alla buona!

buonascuolaNOL’avvio del nuovo anno scolastico ha sancito senza se e senza ma che la scuola è nel caos totale e a gridarlo non sono solo i sindacati ma anche e soprattutto gli insegnanti, gli studenti e le famiglie, tanto che la Buona Scuola di Renzi & company sembra essere diventata più che altro una scuola alla buona!
La riforma di pinocchietto Renzi portata avanti con i numeri della propaganda permanente per ammaliare l’opinione pubblica è tutt’altro che la preannunciata cura miracolosa contro la “supplentite” tanto che anche quest’anno si assisterà al solito balletto dei supplenti, con l’aggravante che in base al nuovo piano di immissioni in ruolo bisognerà aspettare novembre per sapere se e dove saranno assunti!
Che la Buona Scuola di Renzi & company fosse un flop era nelle cose non fosse altro per il fatto che migliaia di addetti ai lavori ( insegnanti, studenti, personale) ne hanno contestato la validità da subito, chiedendo a più riprese in fase di discussione di poter dire la loro per migliorare una riforma che avrebbe dovuto essere una riforma epocale in grado di mettere finalmente fine a molte criticità della scuola pubblica italiana.
buona1Renzi & company non hanno voluto sentir ragioni e il Governo con la maggioranza che lo supporta si sono in pratica votati da soli in Parlamento la riforma nonostante nei circoli del PD il cerchio magico di pinocchietto Renzi avesse fatto girare un volantino di invito, per inutili incontri sul tema, che recitava: “ La buona Scuola – Il futuro della Buona Scuola lo scriviamo insieme. – Vi propongo un patto, un patto educativo. Noi sul tavolo mettiamo le idee che vedete e tutto il coraggio che abbiamo, per evitare il coro di lamentela dei rassegnati e dei cinici che già dicono: ‘Tanto non cambia mai nulla.’ A voi chiedo di essere protagonisti e non spettatori. Chi vuole bene all’Italia vuole bene alla scuola. Renderla più giusta e più rispettata è il nostro obiettivo. Lo facciamo insieme? Ti aspettiamo. Firmato Matteo Renzi”.
Ho sempre sostenuto che attaccare la Buona Scuola di Renzi & company partendo dal fatto che nelle scuole manca la carta igienica sia un errore perché pur essendo un aspetto molto importante il buon funzionamento di un istituto scolastico si corre il rischio di essere tacciati di non avere argomenti validi di discussione da parte di chi promuove le riforme in un crescendo di slogan che tendono a deviare l’attenzione dal vero problema che rimane l’inadeguatezza della proposta di legge.
Renzi & company hanno più volte respinto le proteste delle opposizioni proprio adducendo al fatto che per loro il problema più grosso era quello alla mancanza di carta igienica nelle scuole, segno che non aveva nulla in concreto da proporre.
Due esponenti di primo piano del PD come l’On.le Flavia Malpezzi e il sottosegretario del MIUR Davide Faraone hanno ben esplicitato a tal proposito il pensiero del Governo in merito al “problema carta igienica“, segno quindi che pur essendo un aspetto secondario era e rimane comunque uno di quei problemi a cui l’opinione pubblica presta una certa attenzione.
Video dell’intervento dell’On.le Flavia Malpezzi alla Camera su la buona scuola.
L’On.le Flavia Malpezzi del PD in sede di dichiarazioni di voto alla Camera dei Deputati su la Buona Scuola rivolgendosi alle opposizioni ha detto :”Significa per intenderci che ci saranno i soldi per la carta igienica, se ve lo dobbiamo spiegare in un altro modo vi facciamo lo schemino”, mentre il sottosegretario Faraone dopo l’approvazione della riforma in un’intervista ha detto: “Questo è un governo che per la prima volta dopo tanti anni torna a investire nella scuola. L’avrete sentito ripetere a me, al premier Renzi, al Ministro Giannini, a vari parlamentari più volte nel corso di questi mesi di gestazione del ddl #labuonascuola. È così. È un dato incontrovertibile che non può essere negato: in legge di stabilità ci sono 3 miliardi destinati alla scuola. L’ultima volta che si è parlato di soldi e scuola il numero era un 8, sì, ma con un segno meno davanti. Oltre ai 3 miliardi, molte altre sono le risorse che verranno investite sui singoli istituti. Perché senza fondi a disposizione l’autonomia rimane sulla carta. Nessuno potrà più dire che nelle scuole non ci sono nemmeno i soldi per la carta igienica.”
Intervista sottosegretario Davide Faraone
Chissà se questi due esponenti del PD hanno avuto modo di leggere la lettera inviata a Orrizontescuola.it da una mamma, nonché docente precaria, della provincia di Monza e Brianza che spiega come in occasione dell’inizio dell’anno scolastico 2015/16 si è vista richiedere dalla Scuola media della figlia, anche per quest’anno, il pagamento del contributo scolastico!
Mentre le è stato chiesto sempre per l’anno in corso di portare alla Scuola elementare di suo figlio più piccolo il sapone, lo scottex, le salviette e una risma di carta A4!
La mamma conclude la sua lettera scrivendo: “Tutto questo, moltiplicato per il numero di famiglie, anzi di allievi, mi induce a pensare che le Scuole non siano autonome e che il motto “faraonico” – Nessuno potrà più dire che nelle scuole non ci sono nemmeno i soldi per la carta igienica- sia solo propaganda, per fortuna facile da sbugiardare … se lo facessimo tutti!”
Lettera mamma della provincia di Monza e Brianza
Ecco quindi che il problema carta igienica messo in questi termini può assumere una sua valenza per far capire quanto la propaganda a lungo andare possa non essere sufficiente a coprire l’inadeguatezza di chi legifera.
Del resto già un sondaggio lanciato a suo tempo dal sito skuolanet e ancora aperto, alla domanda : Nella tua scuola avvertite il problema della mancanza di carta igienica? Recita che l’82,8% degli studenti provvedono da soli portandosi dietro pacchetti di fazzoletti di carta.
StampaScritto della carta igienica vediamo invece cosa è emerso dalla presentazione ( avvenuta la scorsa settimana ) del XIII Rapporto di Cittadinanzattiva su sicurezza, qualità e accessibilità a scuola.
XIII Rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza delle scuole
La sicurezza delle scuole nel nostro Paese lascia ancora a desiderare: quattro edifici su dieci hanno una manutenzione carente, oltre uno su cinque presenta lesioni strutturali, in quasi la metà dei casi gli interventi strutturali non sono stati effettuati. Più della metà delle scuole, inoltre, si trova in zona a rischio sismico e più di una su dieci a rischio idrogeologico.
L’Anagrafe dell’edilizia scolastica, varata ad agosto, resta ancora un’opera non aggiornata ed incompleta, non certo la fotografia nitida da cui partire per programmare la messa in sicurezza delle scuole: un esempio su tutti : la scuola elementare di Laigueglia (SV) risulta dal database come scuola sicura e senza necessità di particolari interventi, difatti lo stesso Comune l’aveva inserita tra i punti di ritrovo in caso di emergenza: peccato che a giugno un’intera parete della palestra sia crollata sull’adiacente ferrovia.
Diventa quindi una sorta di barzelletta del tipo “la sai l’ultima” condividere l’ottimismo del Ministero dell’Istruzione quando afferma che con l’Anagrafe “conosciamo le condizioni di ogni edificio scolastico” e che “in quattro anni tutte le scuole saranno sicure.”
Nella realtà l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, come nel caso della scuola di Laigueglia, presenta dati, per una parte dei comuni e delle regioni, ancora approssimativi, non aggiornati e poco chiari.
Il XIII Rapporto su sicurezza, qualità ed accessibilità a scuola nello specifico fa riferimento al monitoraggio di 101 edifici scolastici di 13 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio,Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto).
Per la valutazione degli edifici scolastici sono stati utilizzati 4 componenti o macro-aree (edifici, qualità, prevenzione e vigilanza, organizzazione), 20 fattori e 391 indicatori; la rilevazione è stata effettuata, fra marzo e giugno 2015, attraverso una griglia di osservazione diretta, che i cittadini monitori hanno riempito durante il sopralluogo, e tramite il questionario rivolti al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione.
Il contesto ambientale
Il 73% delle scuole monitorate è situato in zona a rischio sismico; il 14% in zona a rischio idrogeologico, il 4% in zona a rischio industriale, il 5% a rischio vulcanico, il 5% in zona a elevato inquinamento acustico.
Lo stato degli edifici
Il 39% delle scuole ha uno stato di manutenzione mediocre o pessimo, una scuola su cinque (21%) presenta lesioni strutturali per lo più sulla facciata esterna (41%); il 38% dei corridoi, il 27% delle palestre e il 15% delle aule presenta distacchi di intonaco o segni di fatiscenza. Di fronte alla richiesta di piccoli lavori di manutenzione, nel 12% dei casi l’ente proprietario non è mai intervenuto e nel 21% è intervenuto con molto ritardo. Nel caso di richiesta di lavori di manutenzione strutturale, ben più lunghi e onerosi, in ben il 45% delle situazioni l’ente non è intervenuto.
Crolli
Da settembre 2014 ad agosto 2015 Cittadinanzattiva ha contato 45 casi di crolli in scuole di ogni ordine e grado. A volte eventi annunciati e prevedibili, se non addirittura ripetuti, altri totalmente inaspettati. Tra questi ultimi, quello che ha fatto più scalpore la vicenda della scuola elementare Pessina di Ostuni (BR): inaugurata a gennaio di quest’anno, ad aprile ha subito il crollo di un solaio un’aula, causando il ferimento di due bambini. O ancora, il crollo, a giugno, di un muro della palestra nella scuola elementare di Laigueglia (SV) che era “a prova di sicurezza” tanto che il Comune l’aveva inserita tra i punti di ritrovo in caso di emergenza.
Cortili
I cortili sono presenti nell’87% delle scuole monitorate. Nel 93% dei casi sono recintati, ma lo stato della recinzione è pessimo in una scuola su cinque. Talvolta vengono usati come magazzino, con presenza di ingombri e di rifiuti non rimossi; in una scuola su tre sono utilizzati come parcheggio, dal personale e dalle famiglie. L’88% dei cortili è dotato di uno spazio verde e nel 28% anche di una area gioco o sportiva attrezzata.
Bagni
I bagni sono spesso sprovvisti di carta igienica (manca nel 42%), di sapone (53%), di asciugamani (77%) e di scopini per il wc (assenti nel 49% delle scuole).
La sicurezza interna
Mancano scale di sicurezza nel 26% delle scuole monitorate; solo il 34% presenta vetrate a norma; le porte con apertura antipanico sono assenti nel 74% delle aule, nell’89% dei bagni, nel 65% delle aule computer, nel 54% dei laboratori, nel 47% delle mense e nel 37% delle palestre e anche nel 15% dei cortili dove saranno obbligatorie per legge.
In più di una scuola su quattro, l’impianto elettrico non è completamente o per nulla adeguato; quasi una scuola su tre ha un impianto anti-incendio in stato arretrato.
Certificazioni e segnaletica
Poco più di una scuola su tre possiede il certificato di agibilità statica (38%), il certificato di agibilità igienico-sanitaria (35%), e quello di prevenzione incendi (32%). Il 98% ha nominato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, solo il 6% il medico competente.
Il piano di emergenza è presente in tutte le scuole, mentre il documento di valutazione dei rischi è stato redatto nel 97%.
Le prove di evacuazione sono effettuate con regolarità nel 98% delle scuole, per lo più relativamente al rischio incendio (86%) e sismico (81%). Veramente rare (5%) le prove per rischio idrogeologico. La piantina con i percorsi di evacuazione è presente nel 92% delle scuole, la segnalazione delle uscite di emergenza nell’85%.
Barriere architettoniche e accessibilità
Quasi una scuola su due è priva di posti per disabili ad hoc nel cortile o nel parcheggio interno. Il 50% degli edifici su più piani dispone di un ascensore, ma questo nel 12% dei casi non funziona e nel 4% non è abbastanza largo da consentire l’ingresso di una carrozzina. Barriere architettoniche sono presenti nel 18% degli ingressi e dei laboratori, nel 17% delle aule, nel 13% dei bagni, nel 12% delle palestre e nel 6% delle mense. Il 73% delle scuole non ha tutte le aule utilizzabili da un disabile, nel 75% non sono installate attrezzature didattiche o tecnologiche adeguate agli studenti disabili.
Mancano bagni per disabili in una scuola su quattro. Dal punto di vista della didattica, tutte le scuole monitorate attuano piani educativi individualizzati.
Potremmo ancora scrivere dell’aspetto più caotico della riforma, quella delle 102mila assunzioni promesse, attraverso le fasi 0,A e B che hanno immesso in ruolo poco più di 29mila docenti e addentrarci nei meccanismi complessi dell’assegnazione delle destinazioni decise da un algoritmo del MIUR ( per i docenti l’algoritmo va bene mentre nel caso di Calderoli è un insulto alle istituzioni) che ha portato migliaia di docenti dal sud al nord dell’Italia solo sulla carta perché il MIUR ha concesso ai prescelti la possibilità di effettuare ancora un anno nella propria provincia e quindi prendere eventualmente servizio nella nuova destinazione solo dal 1 luglio 2016, fermo restando che il prossimo anno molti di questi docenti potranno usufruire di un piano straordinario di assegnazione provvisoria, della serie parto anzi no!
Forse tutto sommato l’unico che veramente dovrebbe partire con biglietto di sola andata da Palazzo Chigi alla sua residenza abituale è il Premier Renzi!

Renzi, la mia ricetta per cambiar verso all’Europa

Leopolda: in bacheca anche messaggi critici e delusioneDopo lo schiaffone rimediato in occasione del Referendum greco il Premier Renzi ha già in mente la nuova ricetta con cui si presenterà al board della UE per dare finalmente il via al suo intendimento di cambiar verso all’Europa!
In occasione della presentazione si accettano prenotazione per i tavoli allestiti a mo’ di Leopolda ( i posti sono limitati, per cui affrettatevi ) … è dovuta una quota di partecipazione di € 1000 ( rimasta invariata, nonostante lo sforzo mentale richiesto ) per sovvenzionare l’iniziativa.
#paggettoRenzi #teladoioleuropa #cambiarversoalleuropa #quelfiascodiRenzi #staiserenoMatteo #cavolinidiBruxelles

ricettaRENZIfiasco

In Europa c’è chi dice NO alla signora Merkel!

Invito all'assaggio 6 bottiglie di Prosecco di Valdobbiadene Superiore DOCG con spedizione gratuita!

grecia4Il popolo greco si è espresso con una valanga di NO contro la politica di austerità portata avanti in questi anni dalla troika e dalla UE.
Un risultato che per il popolo greco sta a significare un sussulto di dignità dopo aver subito dal 2010 a tutt’oggi ogni sorta di imposizioni e sacrifici da parte di chi ha fatto dell’austerità la propria ragione di vita.
Va detto per chiarezza che il referendum di oggi non ha vincitori ma solo vinti perché al di là del risultato numerico il ricorso alle urne sancisce la sconfitta della UE e della stessa Grecia che si ritrova ormai sull’orlo del baratro.
Trovare i colpevoli in entrambi i campi non è poi così difficile, da una parte vi sono la Merkel e i promotori della politica del rigore e dall’altra la classe politica greca che è riuscita a mandare in poco più di 30 anni un Paese sull’orlo del fallimento.
Quando la Grecia entrò nell’EU agli inizi degli anni ottanta aveva un debito pubblico contenuto, pari al 28% del Pil e poteva contare su una discreta economia interna basata sull’industria navale, sul comparto minerario e ovviamente su turismo e agricoltura.
Con l’entrata nella UE la Grecia si aprì, suo malgrado, all’importazione di quelle economie forti dei Paesi nordici che in poco tempo riuscirono a mettere ko la produzione nazionale e lo Stato si sostituì all’industria privata ricollocando nel comparto pubblico buona parte dei suoi disoccupati.
Ma per rendere possibile tutto ciò i politici hanno percorso la strada più semplice e più gratificante per loro (per ottenere consensi), quella di non curarsi più del debito pubblico sopraffatti dalla bramosia di ottenere voti che ricambiavano distribuendo a pioggia impieghi pubblici.
Quando poi nel 2009 è scoppiata la crisi molti dei settori produttivi erano spariti e l’assistenzialismo si faceva ormai carico di sfamare il 70% della popolazione.
Quello di oggi non era un referendum per uscire dall’Europa ma per dar vita a un’altra Europa e credo che il NO secco uscito dalle urne debba far riflettere non solo la classe dirigente greca ma soprattutto il board della UE al quale arriva un invito chiaro e diretto a cambiare rotta.
Tsipras ha aperto una strada nuova e c’è da augurarsi che quel buontempone del nostro Premier questa sera abbia imparato qualcosa sul valore che sembra ancora avere la parola democrazia.
Quel Renzi che nell’ultima settimana nei giorni pari abbracciava il suo amicone Tsipras e nei giorni dispari correva dietro alla cancelliera Merkel affannandosi a dire (per essere il primo dei paggetti) che il referendum in Grecia non era null’altro che uno sbaglio e che lui non lo avrebbe fatto.
Sappiamo dai tempi del giochino a Letta quanto la coerenza non sia parola conosciuta da pinocchietto Renzi ma questa sera dalla Grecia arriva un messaggio altrettanto chiaro anche per il più incoerente dei Premier che mai l’Italia abbia avuto, quello che il volere del popolo è sovrano!
Certo che per essere un suo amicone, al buon Matteo, Tsipras gli ha rifilato uno schiaffone mica da ridere!