Il futuro firmato TELECOM
TIM guarda al futuro ma non è in grado di rispondere nel merito da 146 ore – 6 giorni – a segnalazione aperta da cliente con 20 anni di anzianità!
A nulla sono serviti numerosi solleciti al 119, fax inviato al num.800600119 e vari contatti con responsabili del Custom Care TIM che recitano nei loro profili: “sono a disposizione per rispondere alle tue esigenze di assistenza sul mobile” ma di fatto non risolvono niente, anzi ti dicono che devi aspettare che venga lavorata la tua segnalazione!
E questo dopo 6 leggasi SEI giorni di attesa!
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La tomba delle lucciole
La tomba delle lucciole è un film bellissimo e unico nel suo genere, molto triste e in alcune scene decisamente crudo che aiuta le giovani generazioni a riflettere sulle nefandezze della guerra – prodotto nel 1988 da Isao Takahata (il regista di Heidi e di La storia della principessa splendente) che insieme a Hayao Miyazaki ha fondato il più celebre studio di produzione di film di animazione giapponesi, lo Studio Ghibli.
Tratto dal romanzo autobiografico ”Hotaru no Haka” di Nosaka Akiyuki, racconta gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale in Giappone attraverso la storia commovente dei due protagonisti protagonisti: Seita, 14 anni, e la sorellina Setsuko, di soli 4, che rimasti orfani in seguito ai bombardamenti dei B-29 americani sulla città di Kobe, cercano di ricostruirsi una parvenza di famiglia e serenità, non riuscendo purtroppo nel loro intento.
La sera del 21 settembre 1945, nell’atrio della stazione ferroviaria di Kobe, un ragazzo muore di fame fra l’indifferenza dei passanti. Tutto quello che possiede è soltanto una scatola di latta che contiene piccoli frammenti di ossa ( che Seita ha recuperato quando da solo ha cremato la sorella circondato da centinaia di lucciole danzanti nell’aria).
Quando la scatola viene gettata via da un inserviente, appare il fantasma di una bambina, presto raggiunto da quello del ragazzo. Inizia così il flashback che racconta la loro storia.
SETSUKO
Quando rimane orfana Setsuko è appena una bambina. Una bambina che dovrà confrontarsi con la solitudine e l’orrore della guerra e della fame, che le porterà via il sorriso e la vita stessa.
SEITA
Il giovane Seita, tenta in qualche modo di ribellarsi alle brutture che la guerra gli imporrebbe, e rimasto orfano preferisce rifugiarsi in una grotta per “giocare alla famiglia” con la sorellina. Una scelta che finirà in tragedia.
«La vita degli uomini, in questo periodo storico, è destinata a durare quanto la vita di una lucciola»
Nosaka Akiyuki
Nato nel 1930 a Kamakura (prefettura di Kanagawa), in seguito alla morte della madre il piccolo Nosaka Akiyuki venne adottato da una famiglia di Kobe.
La sua infanzia è stata segnata da bombardamenti, distruzioni e mercato nero, avvenimenti che, secondo le sue stesse parole, sarebbero divenuti “gli unici maestri della sua carriera letteraria”.
Al termine della guerra si trasferì a Tokyo, dove conducendo una vita errabonda fatta di piccoli furti e miseria finì per essere rinchiuso in una casa di correzione per minori.
Nel 1950 si iscrisse al corso di francese della Waseda Daigaku di Tokyo, interrompendo gli studi due anni dopo per dedicarsi ai lavori più disparati, prima di entrare alla televisione come autore televisivo.
Nel 1963 pubblica “I maestri dell’eros” (Erogotoshitachi), un romanzo che gli porta una buona dose di successo anche al di fuori dei confini giapponesi.
Nel 1967 arriva “La tomba delle lucciole” (Hotaru no haka), seguito da “Le alghe americane” (America hijiki) nel 1968 e “Maria della notte” (Mayonaka no Maria) nel 1969, opere anche queste di grande successo.
Con “Hotaru no Haka” da cui è stato tratto il film “La tomba delle lucciole” ha venduto oltre un milione di copie.
Claire WEST
Claire West è nata e cresciuta a Hull nell’East Yorkshire nel 1968.
Inizialmente ha studiato Interior Design nel Newcastle Art College, ma ben presto si rese conto che la sua vera passione era l’arte e così ha frequentato per 7 anni un corso di laurea part-time all’Humberside University , mentre lavora di giorno, in un centro di lavoro.
In occasione del suo 40° compleanno ha preso la decisione di diventare un’artista a tempo pieno, grazie anche al regalo particolare ricevuto dal marito, un “grande capannone” che le ha permesso di realizzare il sogno di avere a sua disposizione un grande spazio “tutto suo” dove poter realizzare i suoi grandi dipinti.
Per Claire dipingere vuol dire essere felice e spera che la sua felicità possa essere trasmessa anche a chi osserverà i suoi dipinti, crede infatti fortemente nella cromoterapia per il benessere dello spirito.
Le piace esplorare i contrasti e la vivacità dei colori, usando spesso colori che tradizionalmente mal si prestano ad essere accoppiati, fatto questo che le trasmette un forte senso di libertà.
Talvolta i suoi lavori si strutturano attraverso l’utilizzo di molti strati di vernice e il loro conseguente gocciolamento casuale; di solito lavora su tela in acrilico, inchiostri e tecniche miste.
I soggetti dei suoi dipinti sono molteplici: da ciò che si vede da un finestrino della macchina, alle ceramiche del 1950 per arrivare agli uccelli che può vedere nel suo giardino.
Espone i suoi dipinti in gallerie d’arte attraverso l’intero Regno Unito, tiene poi regolarmente workshop di pittura e incisione a gruppi di ogni età e capacità, e l’obiettivo di questi workshop è quello di essere “FUN“.
I suoi lavori sono apparsi in molti programmi televisivi, tra cui I.T. Folla, Life of Riley e Eastenders.
Per maggiori informazioni:
Il suo sito web
La sua pagina facebook
Tattoo Life Map, ma un tatuaggio è per sempre?
Per gli amanti dei tatuaggi è nata, creata da Miki Vialetto (uno dei principali esperti dell’arte del tatuaggio e fondatore di Tattoo Life Production, casa editrice specializzata in pubblicazioni sull’arte del tatuaggio e sulla street art), Tattoo Life Map che offre la possibilità di trovare a portata di smartphone, ovunque ci si trovi, un elenco degli studi e tatuatori “giusti”.
L’applicazione è ovviamente personalizzabile e consente di affinare le ricerche in base alle proprie esigenze, oltre a salvare tra i preferiti gli studi selezionati e condividere quanto trovato sull’app con i propri contatti sui social network.
Tra i tatuatori più gettonati troviamo :
Antonio Mack Todisco
Deno
Jondix
Ottorino D’Ambra – Otto –
Rudy Fritsch
Volker Merschky e Simone Pfaff
Tiny-Miss-Becca ( pagina facebook)
Tattoo Life Map vi conduce in una sorta di tour tra centinaia di tattoo shop in Italia, Francia, Spagna, Austria, Germania e Gran Bretagna, attraverso le schede di più di 500 studi e migliaia di immagini di tatuaggi.
Detto di questa app più che interessante per chi ha in mente di farsi un tatuaggio viene però da chiedersi : ma un tatuaggio è per sempre?
Da quanto si sente in giro e soprattutto da quanto viene fuori da uno studio condotto da Quanta System Observatory effettuato con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1600 italiani di eta’ compresa tra i 18 e i 60 anni sembrerebbe proprio che la nuova tendenza del tattoo-changing (che trasforma in pratica il nostro corpo in una lavagna da ridisegnare) stia spopolando tra chi vuole liberarsi di tatuaggi che hanno segnato una fase della propria vita ma che ora si detestano (non è difficile pensare al nome dell’ex oppure a frasi che non hanno più ragione di esistere).
Con l’arrivo del tattoo-changing la cancellazione definitiva non è più l’unica soluzione, infatti stando ai dati dello studio promosso da Quanta System Observatory il 51% dei pentiti preferisce modificarli o sostituirli anziché eliminarli definitivamente.
Gli italiani che si sono pentiti della loro scelta iniziale sembra possano essere oltre 1 milione e duecentomila su una popolazione di tatuati (in base agli ultimi dati forniti dall’Istituto Superiore della Sanita’) di oltre 7 milioni.
Potrà sembrare strano ma la tecnologia più potente al mondo per soddisfare le esigenze dei “tattoo-pentiti” è made in Italy; si tratta infatti del trattamento laser Discovery Pico di Quanta System che oltre ad essere efficace e rapido, presenta meno possibili effetti collaterali.
Ma qual è la TOP 10 dei tatuaggi di cui gli italiani si sono più pentiti:
1 – Il nome o l’iniziale di un partner del passato (58%)
2 – Le citazioni celebri o tratte da film (45%)
3 – I grossi disegni tribali che ricoprono braccia e gambe (41%)
4 – I tatuaggi fatti con le ex amiche o amici del cuore (37%)
5 – I disegni venuti male (35%)
6 – Gli scudetti o gli stemmi della propria squadra del cuore (31%)
7 – Quelli troppo evidenti o impressi su una parte del corpo esposta (25%)
8 – I tattoo ritenuti imbarazzanti come un lecca-lecca o una pin-up (19%)
9 – Quelli che fanno riferimento a partiti politici o a ideologie (15%)
10 – I tatuaggi ritenuti troppo infantili come i personaggi dei cartoni animati (12%)
Questo invece l’identikit del perfetto pentito del tatuaggio:
E’ donna al 54% e uomo al 48%, ha un’età compresa tra i 30/40 anni nel 68% dei casi, percentuale che scende al 45% tra i 18/29 anni e al 41% tra gli over 40.
E’ occupato come: manager (23%), professionista (21%), impiegato statale (18%), insegnante (15%), impiegato (11%), operaio (9%).
Ma in cosa consiste il trattamento messo a punto dal laser ai picosecondi?
Il Discovery Pico è il primo laser ai picosecondi di nuova generazione che, grazie alla sua tecnologia esclusiva (patent pending), risulta lo strumento più innovativo e potente presente oggi sul mercato per il trattamento di tatuaggi e lesioni pigmentate; utilizza la più avanzata tecnologia di emissione ai picosecondi attraverso impulsi di energia estremamente brevi e potenti.
Gli impulsi generano un puro effetto fotoacustico mirato agli inchiostri e alle macchie cutanee, lasciando la pelle circostante intatta.
A differenza dei tradizionali laser Q-Switch che frammentano i pigmenti in granuli, il laser ai picosecondi li riduce in un particolato finissimo che risulta più facilmente eliminabile dal corpo anche attraverso il processo di fagocitosi.
A questo punto due sono le strade possibili:
– state pensando a un nuovo tatuaggio e siete alla ricerca di qualcosa di originale? Beh allora è d’obbligo una visita a Tattoo Life Map;
– siete in quella fase di ripensamento e quindi vorreste modificare quello che non vi piace più del vostro vecchio tatuaggio? Potete approfondire l’argomento sul laser ai picosecondi facendo visita alla pagina web di Quanta System.
Sanremo 2017 diventa il “Disco per l’estate” e vince Francesco Gabbani
Sanremo non è più Sanremo, da quest’anno è diventato l’anteprima del Disco per l’estate.
Francesco Gabbani con la super orecchiabile Occidentali’s Karma si è aggiudicato la 67° edizione del Festival di Sanremo precedendo Fiorella Mannoia e Ermal Meta.
Una vittoria, quella del bravissimo Gabbani, che sancisce con largo anticipo che la sua canzone diventerà il tormentone della prossima estate.
La musica quest’anno con un colpo di coda ha relegato al ruolo di comprimario lo spettacolo televisivo che anno dopo anno profuma di antico, diventando a tratti noioso infarcito da una pubblicità assillante, da ospiti evitabili, da qualche ciaone di troppo, da quelle larghe intese che si sono da subito trasformate in un predominio della sciura Maria che chiamata per salvare il carrozzone sanremese lo ha di fatto affossato portandosi dietro quel suo modo di fare tv che con il Festival ci sta come i cavoli a merenda, tanto che verrebbe quasi voglia di dire arridatece le vallette.
Tra tutti gli ospiti che si sono alternati sul palco dell’Ariston l’intervento di Geppi Cucciari l’ha vista primeggiare con un monologo di quelli che non fanno solo sorridere ma anche meditare.
La classifica
1° Francesco Gabbani
2° Fiorella Mannoia
3° Ermal Meta
4° Michele Bravi
5° Paola Turci
6° Sylvestre
7° Fabrizio Moro
8° Elodie
9° Bianca Atzei
10° Samuel
11° Michele Zarrillo
12° Lodovica Comello
13° Marco Masini
14° Chiara
15° Alessio Bernabei
16 ° Clementino
Aosta – La Fiera di Sant’Orso è alla sua 1017° edizione!
Aosta ospita il 30 e 31 gennaio come ogni anno lungo le sue vie La Fiera di Sant’Orso (in francese Foire de Saint-Ours, in patois valdostano Fèira de Sènt-Or), un evento nato con l’intento di mettere in luce i frutti del lavoro artigianale valdostano.
Nel Medio Evo la Fiera si svolgeva nel Borgo di Aosta, in quell’area circostante la Collegiata che porta il nome di Sant’Orso.
Alcune leggende narrano che tutto ha avuto inizio proprio di fronte la Chiesa dove il Santo, vissuto anteriormente al IX secolo, era solito distribuire ai poveri indumenti e le tipiche calzature in legno “Sabot”, ancora oggi presentate in Fiera accanto a sculture, intagli su legno o pietra ollare, pizzi e tessuti, oggetti in rame e ferro battuto, ceste, cucchiai e fiori in legno.
La Fiera ospita più di mille bancarelle, oltre a tanta musica e folklore, il tutto accompagnato da degustazioni di vini e prodotti tipici della enogastronomia valdostana presso appositi padiglioni, gestiti da Pro-Loco valdostane lungo tutto il percorso della manifestazione.
In Piazza Chanoux e Piazza Plouves sarà presente “L’Atelier”, una mostra mercato riservata agli artigiani che hanno fatto della produzione artistica la loro professione.
Il simbolo della manifestazione è il Galletto ma sono tanti gli oggetti legati alla tradizione: i Sabot, la Coppa dell’Amicizia, la Grolla, i giocattoli “Tatà” e poi quelli di uso quotidiano fino a qualche decennio fa: rastrelli, cestini e gerle, botti.
Per chi arriva in auto, camper o bus sono a disposizione parcheggi gratuiti assistiti alla periferia della città.
È inoltre in funzione un servizio navetta gratuito verso la Fiera; sarà garantita inoltre una navetta “trasversale” che unisce i due ingressi opposti della Fiera (Arco d’Augusto – Piazza della Repubblica), con fermata alla stazione ferroviaria.
Nella notte tra il 30 ed il 31 gennaio, il centro di Aosta si anima per la Veillà, nel dialetto valdostano, il patois, “Veillà” vuol dire “veglia”.
Dalle 19 in poi passeggiando nelle vie si incontrano cori e gruppi folkoristici che si esibiscono, durante la camminata è anche possibile visitare le “crotte”, le cantine del borgo che vengono aperte per l’occasione e che offrono degustazioni di salumi ed altri prodotti tipici.
Durante la veglia è tradizione scaldarsi sorseggiando del vin brulé o del brodo caldo.
Il proverbio della Fiera in patois valdostano “Se feit cllier lo dzor de sèn-t-Or, l’or baille lo tor et dor euncò pe quarenta dzor” descrive la tradizione secondo cui se il giorno di Sant’Orso (1º febbraio) il tempo è bello, l’orso si gira nel suo pagliericcio e dorme ancora per 40 giorni, il che significa che farà brutto per i 40 giorni successivi.
Il ciondolo ufficiale della Fiera di quest’anno è “la maschera in legno”, è un ottimo souvernir e può essere acquistato al banchetto situato alla Porta Praetoria.
Per maggiori informazioni :
www.fieradisantorso.it
Dosson di Casier – 31° edizione della Festa del radicchio rosso
Dosson di Casier in provincia di Treviso ospiterà dal 27 gennaio al 5 febbraio 2017 la 31° edizione della Festa del radicchio rosso con un programma ricco di attività che vedrà come protagonista in ogni angolo della festa quello che viene anche chiamato “il fiore che si mangia” o “l’aragosta della terra”.
Il radicchio di Treviso, dalla forma più allungata e le foglie affusolate, è il più pregiato, ed è molto gradito dai cuochi migliori che con esso sanno creare ricette molto interessanti in cui riescono a dare libero sfogo alla loro creatività.
Negli stand gastronomici della festa i cuochi presenteranno durante la manifestazione un ricco ventaglio di menu dedicati all’esaltazione del radicchio rosso facendolo incontrare anche con il cinghiale della Toscana o con la cucina tipica regionale delle Marche.
L’idea di realizzare una Festa del radicchio rosso a Dosson nasce nell’autunno del 1986 con l’intento di valorizzare di più e meglio il radicchio dossonose e viene messa in pratica nel gennaio del 1987 con la prima edizione della festa.
Ma la consacrazione ufficiale del radicchio rosso, come pregiato ortaggio invernale simbolo di Treviso ha origini lontane e avviene per opera di Giuseppe Benzi, un agronomo di origine lombarda trasferitosi nel 1876 a Treviso come insegnante all’istituto tecnico Riccati.
Questo intraprendente agronomo, divenuto responsabile dell’Associazione Agraria Trevigiana, organizzò il 20 dicembre 1900 la prima delle mostre che annualmente la città di Treviso dedicherà alla rossa cicoria proprio sotto la centralissima Loggia di piazza dei Signori.
La mostra accompagnerà l’ultimo secolo della storia di Treviso e verrà interrotta solamente in due occasioni: durante la grande guerra e negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale.
Inoltre a partire dal 1970 alla mostra del capoluogo si aggiungeranno tutta una serie di mostre periferiche (le mostre di Santa Cristina, Preganziol, Zero Branco, Mogliano, Lughignano, Dosson, Rio San Martino di Scorzè, Martellago) che hanno contribuito in tutti questi anni ad aumentare la valorizzazione di questo ortaggio consacrandone tra l’altro le sue indiscusse qualità gastronomiche.
Tra i piatti che compongono i vari menu presentati nel corso della Festa vanno segnalati:
Strudel alla trevigiana con fonduta di morlacco e croccante di speck
Trancetto di terrina con faraona e radicchio, su insalata di radicchio in “salsa”
Antipasto della marca trevigiana (radicchio all’agro, radicchio in saor, radicchio fritto)
Risotto di radicchio alla dossonese con piccolo stracotto di guancia di manzo e polvere di zucca
Ravioli allo stracotto di radicchio con guanciale di amatrice e tardivo
Risotto al radicchio trevigiano
Polenta morbida e ragù di corte al radicchio
Ravioli con radicchio, guanciale e Morlacco del Grappa
Il “ciavar” salsiccia matta con involtini di verza su crema di zucca gialla
Musetto al radicchio su crema di fagioli e punte di fiore d’inverno alla vinegrette di Digione
Tortelli caserecci al radicchio tardivo padellati con fonduta al morlacco
Guancetta di maialino stufata al radicchio rosso
Per maggiori informazioni:
www.radicchiorossodosson.it
Non vi lasceremo soli.. detto fatto!
La tempesta di neve che si è riversata sul centro Italia già martoriato da una furia sismica senza precedenti ci ha trasmesso se ancora ve ne fosse bisogno una certezza, quella che lo Stato non esiste!
A più riprese governanti e alte cariche dello Stato in questi mesi (5 ne sono passati dal terremoto di Amatrice del 24 agosto) sono andati in processione nei luoghi investiti dalle calamità naturali a ripetere un rosario che immancabilmente si è concluso con quell’incoraggiamento : “non vi lasceremo soli” che oggi suona come una beffa o meglio come un insulto verso quelle persone che per l’ennesima volta si sono fidate di uno Stato che puntualmente ha disatteso quanto aveva promesso.

Non si tratta di fare sciacallaggio, di essere penta stellati o leghisti, ma unicamente di constatare che per l’ennesima volta lo Stato non ha mantenuto i propri impegni e trovo veramente disdicevole che alcuni parlamentari che sorreggono il Renzi bis, altrimenti chiamato Governo Gentiloni, abbiano avuto il coraggio di avanzare come scusa alla totale inadeguatezza dei soccorsi il fatto che all’evento sismico si sia aggiunta una nevicata senza precedenti.
Ma di cosa stiamo parlando? Ma qualcuno pensa veramente che sul Gran Sasso vi possano essere le stesse condizioni climatiche di Silvi Marina!
I terremoti non si possono prevedere ma che fosse in arrivo una nevicata di quelle da segnare sul calendario lo sapeva anche un bambino delle elementari, e la Protezione Civile con chi doveva predisporre il piano di intervento per liberare le strade che fine hanno fatto?
Ma ci rendiamo conto che all’uomo che ha telefonato in Prefettura per segnalare la tragica situazione che si stava palesando nell’hotel sul Gran Sasso non hanno creduto!
E così altri morti per negligenze, imperizie e irresponsabilità di chi mai pagherà per tutto ciò grazie al turbinio di scaricabarile pronto a partire, come consuetudine, appena avvenuto il disastro.
Ma chi ha la responsabilità del mancato approvvigionamento dei mezzi idonei a liberare le strade dalla neve al fine di renderle agibili per poter far pervenire i soccorsi a chi era ed è in pericolo di vita!
Sentire in televisione il capo della Protezione Civile Curcio e il commissario straordinario Errani che ci raccontano che stanno lavorando per normalizzare la situazione è una roba che fa capire quanto la politica sia ormai un qualcosa di estraneo dalla quotidianità che i cittadini vivono sulla loro pelle; questi personaggi parlano una lingua incomprensibile e nonostante il voto del 4 dicembre, all’orizzonte non si vede nulla di buono!
Del resto cosa ci si poteva aspettare da un personaggio come Renzi che con la nomina di Errani ha voluto di fatto politicizzare la Protezione Civile, tanti proclami e tweet ridondanti di “noi con voi” per avere oggi a cinque mesi dal terremoto una situazione fallimentare non fosse altro per non aver saputo mettersi a vento in previsione dell’arrivo dell’inverno.
In occasione del terremoto di Amatrice ho scritto un articolo “Terremoto – gli Italiani ci mettono il cuore, lo Stato gli spiccioli” in cui evidenziavo come gli Italiani non si siano fatti pregare più di tanto a mettere mano al portafoglio per riversare nelle casse dello Stato un aiuto economico da devolvere agli abitanti delle zone terremotate.
Dieci milioni di euro donati in meno di cinque giorni per arrivare a un totale di circa 28 milioni di euro a tutto il 15 gennaio 2017.
Ma la generosità degli Italiani è stata resa vana da chi ci governa che avendo avocato a sé la disponibilità dei fondi ha di fatto, grazie a mille pastoie burocratiche, congelato l’utilizzo di questi soldi ( e sono passati 5 mesi dalle prime elargizioni).
Ancora oggi non passa telegiornale in cui la RAI ci ricordi quotidianamente che il numero 45500 è ancora attivo, senza però dire in maniera chiara che i soldi donati attraverso quel numero andranno a finire su di un conto corrente infruttifero aperto presso la Tesoreria Centrale dello Stato a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri!
Quindi, come ben spiegato sul sito della Protezione Civile, i soldi degli Italiani non vanno di fatto direttamente ai terremotati ma passano, attraverso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla politica che per il tramite di un Comitato di Garanti vaglierà attentamente di concerto con le varie entità regionali sul come spenderli.
Mi sembra tutto chiaro! O no? Quello che mi è meno chiaro è per quale motivo dopo il voto del 4 dicembre non si possa far tornare nei tempi brevi gli Italiani alle urne per poter scegliere liberamente da chi essere governati.
Caro Presidente della Repubblica, cari governanti per una volta lasciateci da soli, anche solo per un attimo, giusto il tempo di poter entrare nuovamente nella cabina elettorale.
Se ne va un annus horribilis.. Auguri per il 2017!
George Michael è volato via!
Se proprio non volete scrivere della sua musica e della sua grandezza come artista, allora invece di scrivere stupidaggini senza senso sulla sua vita privata, scrivete della sua immensa generosità a favore dei più deboli, dei malati e di quanti hanno avuto in serbo dalla vita solo miseria.
George Michael ha regalato a molte persone un momento di felicità, ma soprattutto la speranza di poter credere ancora nella vita e l’ha fatto con la gentilezza che solo un angelo può avere.
E lui un angelo lo è stato per davvero, per tutte quelle persone che ha aiutato tenendosi in disparte, senza mai apparire, facendo del bene senza volere il più delle volte che si sapesse che dietro a quell’atto caritatevole c’era lui.
Scrivetelo che ha aiutato: la LGBT Community britannica, il NHS servizio sanitario pubblico inglese, il Macmillan Cancer Support, Childline ( il telefono azzurro britannico ) e i minatori; che ha lavorato come volontario in un rifugio per senzatetto, che ha devoluto in beneficenza le royalties del suo singolo “Last Christmas/Everything She Wants” (oltre 2 milioni di copie vendute nel mondo), che ha realizzato un concerto speciale, interamente gratuito, a nord di Londra per gli infermieri del NHS come ringraziamento per le cure che prestarono alla sua mamma quando morì di cancro.
In un mondo pazzesco come quello in cui viviamo oggigiorno, non vi è più rispetto nemmeno per la morte, ed i primi a infierire sono proprio quei “media” che per anni si sono fatti grassi scrivendo e dando notizie dei suoi successi.
















