Il popolo greco si è espresso con una valanga di NO contro la politica di austerità portata avanti in questi anni dalla troika e dalla UE.
Un risultato che per il popolo greco sta a significare un sussulto di dignità dopo aver subito dal 2010 a tutt’oggi ogni sorta di imposizioni e sacrifici da parte di chi ha fatto dell’austerità la propria ragione di vita.
Va detto per chiarezza che il referendum di oggi non ha vincitori ma solo vinti perché al di là del risultato numerico il ricorso alle urne sancisce la sconfitta della UE e della stessa Grecia che si ritrova ormai sull’orlo del baratro.
Trovare i colpevoli in entrambi i campi non è poi così difficile, da una parte vi sono la Merkel e i promotori della politica del rigore e dall’altra la classe politica greca che è riuscita a mandare in poco più di 30 anni un Paese sull’orlo del fallimento.
Quando la Grecia entrò nell’EU agli inizi degli anni ottanta aveva un debito pubblico contenuto, pari al 28% del Pil e poteva contare su una discreta economia interna basata sull’industria navale, sul comparto minerario e ovviamente su turismo e agricoltura.
Con l’entrata nella UE la Grecia si aprì, suo malgrado, all’importazione di quelle economie forti dei Paesi nordici che in poco tempo riuscirono a mettere ko la produzione nazionale e lo Stato si sostituì all’industria privata ricollocando nel comparto pubblico buona parte dei suoi disoccupati.
Ma per rendere possibile tutto ciò i politici hanno percorso la strada più semplice e più gratificante per loro (per ottenere consensi), quella di non curarsi più del debito pubblico sopraffatti dalla bramosia di ottenere voti che ricambiavano distribuendo a pioggia impieghi pubblici.
Quando poi nel 2009 è scoppiata la crisi molti dei settori produttivi erano spariti e l’assistenzialismo si faceva ormai carico di sfamare il 70% della popolazione.
Quello di oggi non era un referendum per uscire dall’Europa ma per dar vita a un’altra Europa e credo che il NO secco uscito dalle urne debba far riflettere non solo la classe dirigente greca ma soprattutto il board della UE al quale arriva un invito chiaro e diretto a cambiare rotta.
Tsipras ha aperto una strada nuova e c’è da augurarsi che quel buontempone del nostro Premier questa sera abbia imparato qualcosa sul valore che sembra ancora avere la parola democrazia.
Quel Renzi che nell’ultima settimana nei giorni pari abbracciava il suo amicone Tsipras e nei giorni dispari correva dietro alla cancelliera Merkel affannandosi a dire (per essere il primo dei paggetti) che il referendum in Grecia non era null’altro che uno sbaglio e che lui non lo avrebbe fatto.
Sappiamo dai tempi del giochino a Letta quanto la coerenza non sia parola conosciuta da pinocchietto Renzi ma questa sera dalla Grecia arriva un messaggio altrettanto chiaro anche per il più incoerente dei Premier che mai l’Italia abbia avuto, quello che il volere del popolo è sovrano!
Certo che per essere un suo amicone, al buon Matteo, Tsipras gli ha rifilato uno schiaffone mica da ridere!
Londra – Audrey Hepburn: Portraits of an Icon
Se avete programmato nei prossimi mesi una vacanza a Londra e siete appassionati di cinema vi segnalo che la metropoli multietnica celebra Audrey Hepburn (1929-1993) con una mostra fotografica che racconta per immagini la sua carriera cinematografica e l’impegno come ambasciatrice Unicef.
Le oltre 70 immagini in mostra alla National Portrait Gallery documentano i percorsi della vita di quella che rimane una indimenticabile icona di stile; la vedrete mentre muove i primi passi come giovanissima modella e poi attraverso una miscellanea di fotografie, copertine di riviste di moda, articoli di giornali e locandine dei suoi film.
La mostra si avvale anche degli scatti dei più importanti fotografi al mondo quali Richard Avedon, Cecil Beaton, Terry O’Neill, Norman Parkinson and Irving Penn.
La mostra ha avuto il supporto della Bernard Lee Schwartz Foundation e del Audrey Hepburn Exhibition Supporters Group e la sua organizzazione è avvenuta con il supporto di Audrey Hepburn Estate / Luca Dotti & Sean Hepburn Ferrer ( la fondazione dei figli Sean Hepburn Ferrer e Luca Dotti).
La mostra sarà aperta fino al 18 ottobre 2015
Biglietti:
Tickets with donation* Full price £10 / Concessions £8.50
Tickets without donation Full price £9 / Concessions £7.50
Concessions include: senior citizens (over 60), students, children 12–18 years.
Orario di apertura
Giornalmente 10.00 – 18.00
Giovedì e venerdì fino alle 21.00.
National Portrait Gallery
St Martin’s Place
London
WC2H 0HE
020 7306 0055
Il catalogo della mostra pubblicato il 2 luglio 2015, composto da 192 pagine e 145 illustrazioni è disponibile per essere acquistato presso i negozi della Galleria al prezzo di £29.95 con copertina rigida e £19.95 nella versione in brossura, volendo lo si può acquistare anche online quando si prenota il biglietto.
#Hepburn
Fassina chi? Quello che ha scelto la gente!
Stefano Fassina il calimero del PD dopo aver lasciato il partito ha rotto gli indugi e si è fatto grande promuovendo al teatro Palladium alla Garbatella un incontro dal tema “Scuola lavoro democrazia, futuro a sinistra” a cui hanno partecipato Pippo Civati, Cofferati, esponenti di SEL e Rifondazione comunista, oltre a una nutrita schiera di militanti che hanno stracciato la tessera del PD.
Il leader in pectore della nuova sinistra non ha scelto una data a caso per la sua presentazione, ma lo ha fatto il 4 luglio che come lui stesso ha spiegato: “Oltre all’Indipendenza degli Stati Uniti oggi celebriamo anche l’indipendenza da una sinistra rassegnata e subalterna”.
Fassina davanti ad una sala gremitissima non ha usato giri di parole ma anzi è andato diritto al problema affermando: “Stiamo costruendo un partito di governo che mette insieme la sinistra vera. Quella alternativa a Renzi, che di sinistra non ha nulla”.
Nel suo intervento l’ex vice ministro dell’Economia del Governo Letta ha citato Edoardo Bennato e la sua celebre “L’isola che non c’è” per lanciare il messaggio che la nuova formazione politica che si materializzerà subito dopo la pausa estiva nasce proprio per andare verso quell’isola che oggi non c’è e nella quale potranno coabitare le diverse anime della sinistra che nulla condividono con il PD di Renzi.
Quello che si apprestano a lanciare Fassina, Civati e & co. è un progetto politico molto interessante che potrà portare a risultati da doppia cifra elettorale nel momento in cui saprà imbarcare nel viaggio verso l’isola la moltitudine di naufraghi della sinistra che si sono visti costretti a scendere da un barcone, quello del PD, che fa acqua da tutte le parti.
Renzi ha fatto spallucce, ma è chiaro a tutti che ha accusato il colpo, tanto che dopo l’annuncio dell’addio di Fassina al PD si è affrettato a dire ai componenti del suo cerchio magico di non attaccarlo pubblicamente e se possibile di non commentare e non è difficile capire il motivo di questo suo atteggiamento.
Infatti se l’uscita di Pippo Civati è stata bollata dall’entourage di Renzi con la più classica delle battute: “ se ne è andato perché ha perso la corsa per la segreteria e perché non conta nulla” quella di Fassina è una defezione di quelle che può fare male e soprattutto nata per dare voce ai tanti militanti che non si riconoscono più in un PD che sa molto di Fanfani e poco o niente di Berlinguer.
Ecco allora che diventa estremamente controproducente per Renzi e combriccola dare contro a chi come Fassina ha messo da parte gli interessi personali per portare avanti quell’idea di sinistra che non si riconosce per nulla nelle riforme portate avanti dal Governo Renzi.
Fassina può essere simpatico o antipatico ma sicuramente è una persona coerente con le proprie idee e rispettoso degli impegni presi a suo tempo con gli elettori (alle primarie per le politiche del 2013 a Roma città fu il più votato con oltre 11.000 preferenze) non ci ha pensato due volte a lasciare un partito in cui le differenze non vengono rispettate ma anzi fatte oggetto di sberleffi.
Fossi in Renzi comincerei a guardarmi a sinistra con una certa apprensione visto che la sua luna di miele con una parte della metà degli italiani è pressoché finita, come recitano i sondaggi che vedono lo sgretolamento costante del suo consenso.
Renzi e #labuonapolitica che ricolloca Bassanini
Tra i tanti hastag lanciati dal premier Renzi dal giorno del suo insediamento a Palazzo Chigi quello relativo a #labuonapolitica si può considerare uno dei più gettonati e secondo come importanza solo al fantastico #staisereno con cui buttò giù dal palazzo Letta.
Se #staisereno fu un hastag di sostanza (te lo mando e ti soffio il posto) al contrario #labuonapolitica è quello che maggiormente rappresenta l’essenza di quel Renzismo che si basa sul nulla e che può essere catalogato come “just an illusion“ (prendendo in prestito il titolo della canzone più famosa degli Imagination lanciata nel 1982).
#labuonapolitica è quella con cui Renzi afferma di voler cambiare l’Italia in meglio, affidandosi a processi innovativi che vadano a scardinare il vecchio sistema!
Peccato che in questi giorni pinocchietto Renzi abbia messo in atto una mossa che con #labuonapolitica non ha nulla a che vedere ma anzi ricorda i vecchi maneggi di democristiana memoria con cui venivano distribuiti gli incarichi di peso sulla base delle indicazione d’ordine fornite dai poteri forti.
E’ il caso delle dimissioni obbligate a cui è stato sottoposto il presidente della Cassa Depositi e Prestiti ( nonchè di Metroweb), Franco Bassanini politico di lungo corso e socialista votato alla causa del PCI.
Franco Bassanini è stato Onorevole dal 1979 al 1996 ( VIII,IX,X,XI,XII legislatura), Senatore dal 1996 al 2006 ( XIII e XIV legislatura), nonché Ministro per la funzione pubblica dal 1996 al 2001 (nei governi Prodi I, D’Alema II e Amato II), mentre la di lui moglie Linda Lanzillotta ( ha cambiato 7 partiti dall’inizio della sua attività politica ad oggi: Unione Comunisti Italiani, PSI, Democrazia e Libertà – La Margherita, PD, Alleanza per l’Italia, Scelta Civica, PD) attuale Vice Presidente del Senato siede in Parlamento dal 1996 ( XV,XVI,XVII legislatura) ed è stata Ministro per gli affari regionali dal 2006 al 2008 (Governo Prodi).
Per dirla in parole povere le Fondazioni bancarie d’intesa con il premier Renzi hanno deciso la destituzione di Bassanini per fare spazio a Claudio Costamagna, già consigliere di amministrazione di Bulgari, del Gruppo Il Sole 24 Ore, di Autogrill, di DeA Capital tutte società quotate sulla Borsa italiana.
Costamagna ha lavorato in Citibank, Montedison e Goldman Sachs, colosso della finanza mondiale dove, entrato nel 1988 come responsabile dell’investment banking per il mercato italiano ne è uscito dopo vent’anni con la stessa carica ma estesa all’intera area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa).
Attualmente è Presidente di Salini Impregilo Spa ( che costruisce anche opere per enti locali finanziati dalla Cassa depositi ) e siede anche nel consiglio di amministrazione di Luxottica, FTI Consulting Inc, Virgin Group Holdings Ltd.
Per allontanare Bassanini dalla cassaforte d’Italia il premier Renzi non si è affidato a un tweet ma lo ha fatto con un comunicato ufficiale che recita: “Ho parlato col Presidente Bassanini dell’esigenza – avvertita dal Governo e dalle Fondazioni bancarie – che tale processo sia accompagnato da una riflessione più ampia sulla governance della Cassa. Gli ho anche prospettato la mia intenzione di continuare ad utilizzare le sue competenze ela sua esperienza al servizio del Paese per altri incarichi. Bassanini si è dichiarato disponibile a favorire questo processo di rinnovamento, scegliendo per il momento di lavorare a Palazzo Chigi con l’incarico di “consigliere speciale” del Presidente del Consiglio. È mia intenzione affidargli divolta in volta il compito di predisporre analisi, proposte e soluzioni suspecifici problemi, continuando a dare il suo contributo alla realizzazione del Piano Banda Ultralarga”.
Della serie ti trombo dalla Cassa Depositi e Prestiti perché non sei “funzionale” ma ti nomino “consigliere speciale” del Presidente del Consiglio per la Banda Ultralarga!
Beh se questa è #labuonapolitica visto quello che sta succedendo in Europa e in Grecia a proposito del potere delle banche credo che sia veramente il caso di preoccuparsi.
NCD insieme verso il nulla
E’ di questi giorni la notizia della richiesta di arresto formulata dal gip di Reggio Calabria (nell’ambito dell’operazione “Erga Omnes“, condotta dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della Procura di Reggio Calabria) per il senatore del NCD Giovanni Bilardi.
Una richiesta che suona come un de profundis per il partito del Presidente Alfano che ha sempre rivendicato di aver lasciato Berlusconi per non consegnare l’Italia nelle mani di Grillo!
Peccato che nell’ultimo sondaggio eseguito da Euromedia per la trasmissione tv Ballarò del 23 giugno il M5S venga dato al 22,5% e il NCD al 2,7%, ben al di sotto della soglia di quel 3% che garantisce l’entrata in Parlamento.
Il sondaggio non lascia spazio a interpretazioni, il M5S andrebbe al ballottaggio contro il PD e il NCD sarebbe fuori dal Parlamento!
Del resto non vi può essere partita tra un Movimento che fa della legalità il suo motto vincente e un partito che è sconquassato al suo interno da problemi che vanno dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta fino al concorso esterno in associazione mafiosa.
Di questi tempi nei corridoi di Palazzo gira la battutina : “il NCD ha più indagati che voti” considerato che a conti fatti almeno 1/3 dei parlamentari dell’intero gruppo che riunisce NCD e UDC sono attenzionati dalla magistratura.
Qualche nome? Il sen.Azzolini per il quale è stato chiesto l’arresto dalla Procura di Trani per lo scandalo delle case di cura Divina Provvidenza di Bisceglie; il sottosegretario Castiglione appena salvato dalla sfiducia e implicato nella abuso d’ufficio nell’inchiesta sull’appalto da 97 milioni di euro per la gestione del centro rifugiati di Mineo; il sen.Aiello indagato per voto di scambio e pure presente nella stessa inchiesta che vede coinvolto il sen.Bilardi.
Che dire poi del sen.Formigoni imputato nel processo che lo vede accusato di associazione a delinquere e corruzione in un filone dell’inchiesta sulla sanità lombarda o dei due ministri costretti alle dimissioni: Nunzia De Girolamo ministra alle Politiche Agricole, iscritta nel registro degli indagati con l’ipotesi di abuso di ufficio (i fatti risalgono al 2012 quando nel corso di alcune conversazioni con il manager e il direttore amministrativo della Asl di Benevento, la parlamentare campana avrebbe cercato di imporre le proprie nomine nell’azienda sanitaria); Maurizio Lupi ministro delle Infrastrutture e dei trasporti dimessosi dal governo Renzi per il caso Incalza e lo scandalo delle Grandi opere (quello del rolex d’oro avuto in dono dal figlio).
Oggi più di ieri si capisce il motivo della scelta che portò l’allora segretario nazionale del Pdl Alfano a lasciare Berlusconi per fare da stampella a un governo del PD, non fu solo un fatto di poltrone ( 4 ministri, 2 vice ministri e 6 sottosegretari ) ma anche e soprattutto l’aver staccato una cambiale in bianco per il futuro!
Non ci vuole molto a capire che se oggi il NCD non fosse al Governo i vari Azzolini, Castiglione e Bilardi difficilmente potrebbero essere salvati dalle richieste di sfiducia o peggio ancora da quelle dei magistrati.
Del resto che il partito del Presidente Alfano si basi sul nulla lo dice il fatto che i senatori del gruppo hanno votato in aula e salutato con tanto di tweet festaioli la riforma sulla #buonascuola, quella che comprende per intenderci anche l’articolo 16 del maxiemendamento che recita: “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e sensibilizzare studenti, docenti e genitori sulle tematiche indicate all’articolo 5 comma 2 del Decreto Legge 93”.
Andando a leggere l’articolo 5, questo recita: “Il ministro delegato per le pari opportunità elabora un piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”; e leggendo il testo di questo piano di azione straordinario c’è un paragrafo specifico sull’educazione, il 5.2 che dice: “Obiettivo primario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambine e bambini, sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti, sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa”.
Tutto chiaro? Non direi, visto che il sen.Giovanardi al contrario dei suoi colleghi di partito non ha votato il provvedimento forse memore del fatto che solo pochi giorni prima il Presidente Alfano in occasione della giornata della famiglia aveva lanciato il tweet: “Spettacolo Piazza #SanGiovanni stracolma di donne, uomini e bambini! In Parlamento faremo sentire la loro voce. #difendiamoinostrifigli “.
L’impressione è che il NCD fatichi più che mai a rimanere a galla, del resto i recenti sondaggi elettorali e i risultati delle elezioni regionali confermano che vi è il rischio ( che è poi quello più micidiale per chi fa politica ) che un partito nato per salvare l’Italia da Grillo si trasformi nel partito del nulla!
Fatti due conti il 2,7 – 3% di consenso attribuito ad oggi al NCD lo rende ininfluente se a votare si andasse domani mattina; la sua misera percentuale non serve alla coalizione di centro destra per vincere ( sono sufficienti i voti della Lega, di Forza Italia e di Fratelli d’Italia ) e meno che mai al centro sinistra che non avrebbe alcun interesse a mettersi in casa un partito alla deriva e sotto assedio della magistratura ( il PD ha già i suoi indagati a cui pensare).
La vera fotografia della parabola del partito del presidente Alfano si è materializzata nelle recenti elezioni amministrative quando si è provveduto al rinnovo di diverse amministrazioni comunali, tra cui quella di Agrigento, città del ministro dell’interno Alfano.
Se è pur vero che nella città della Valle dei templi ha vinto il candidato della colazione di centro sinistra ( formata da ben sette liste a sostegno, tra cui PD e NCD ) è altrettanto vero che se la lista del NCD ha preso il 12,48% pari a 4062 voti, l’On.le Marco Marcolin della Lega Nord e appoggiato dalla lista Noi per Salvini ha ottenuto il 9,15% pari a 2574 voti, ma è opportuno ricordare che siamo in Sicilia e non in Val Brembana e soprattutto in casa del Ministro dell’Interno.
Appare quindi del tutto evidente che per il partito del nulla è iniziato il countdown che lo porterà prima o poi nuovamente al cospetto degli elettori ( tutti si affannano a dire che voteremo nel 2018, ma con un PD che perde consensi in maniera vertiginosa, non è detto che si possa tornare al voto quanto prima ) e la strada verso un nuovo salto della quaglia sembra pressoché tracciata, sempre ovviamente per il bene dell’Italia e magari questa volta per non consegnare l’Italia anziché a Grillo al PD e al premier Renzi con cui il presidente Alfano attualmente governa il Paese e la sua città!
Tali Yalonetzki – Tosya
Tali Yalonetzki è nata nel 1983 in una piccola città dell’Ucraina chiamata Dragovich ma si è trasferita con la sua famiglia all’età di 7 anni e mezzo in Israele, dove attualmente vive a Tel Aviv.
Ha iniziato a dipingere e creare le sue illustrazioni fin da ragazzina e ha portato avanti la sua passione per la pittura e il disegno attraverso i suoi studi alla Bezalel Academy of Art & Design dove si è laureata nel 2009 con un BA in comunicazione visiva ed un master in illustrazione.
Predilige i pastelli ad olio e le matite colorate che le consentono di dipingere in maniera veloce.
Nei suoi dipinti si possono notare due stili completamente differenti, uno prettamente naif piuttosto infantile e con una vena umoristica e l’altro decisamente più realistico dove cattura interessanti momenti di vita di tutti i giorni.
Firma le sue opere con due differenti pseudonimi: quello di Tosya per le opere naif e quello di Tushtush per tutte le altre.
Jesolo – Winx Worldwide Reunion dal 3 al 6 settembre
Rainbow, la content company nota in tutto il mondo per le sue produzioni animate e multimediali, ha scelto la meravigliosa cornice di Jesolo (VE) per ospitare la “Winx Worldwide Reunion”, il più importante evento internazionale mai organizzato prima che avrà come protagoniste le fan di tutto il mondo delle magiche fatine Winx, la serie di animazione che ha ormai conquistato le bambine di tutto il mondo e che è in onda in più di 150 paesi.
Dal 3 al 6 settembre, per la prima volta, le fan delle magiche fatine e le loro famiglie si daranno appuntamento per un incontro internazionale che tingerà Jesolo di rosa e che porterà per le strade tutta la magia ed i valori positivi che accompagnano da sempre questa serie come amicizia, impegno e altruismo.
Un evento straordinario e senza precedenti: 4 giorni di festa in una magica location, tra mare, sole, estate.
Moltissime saranno le attività che coinvolgeranno le famiglie: dal magico Welcome Party, attività a tema Winx Story e Winx fashion mood con mini casting, laboratori creativi, prove di ballo e canto, proiezioni e revival dei più grandi successi del Winx Club e straordinarie feste a tema.
E per non perdere tutti gli aggiornamenti in tempo reale è sufficiente consultare il sito dedicato alla manifestazione http://www.winxreunion.com che man mano svelerà tutte le ultime notizie sulle “Winx Worldwide Reunion”.
Ma non finisce qui! La magica cornice di Jesolo diventerà una vera e propria Winx Destination pronta ad accogliere apprendiste fatine da tutto il Mondo, con accoglienza tematizzata negli hotel della città, menu a tema Winx in bar e ristoranti, un’atmosfera magica in tutta la città con fontane rosa, strade Glitter e polvere di fata.
Save the date: Winx Worldwide Reunion 3-6 Settembre Jesolo Venice.
L’evento più magico dell’anno sta per arrivare!
http://www.winxreunion.com
Addio a Laura Antonelli … sogno erotico di una generazione
Se ne è andata in silenzio, forse stroncata da un infarto, l’attrice italiana che più di ogni altra ha costituito il sogno erotico di una generazione.
Laura Antonaz (questo il suo vero nome) nata a Pola, attuale Croazia, nel 1941 dopo un’infanzia da profuga si trasferì in Italia insieme ad altri 300 mila istriani costretti a fuggire dalla ex Jugoslavia.
Diplomatasi a Napoli presso l’Istituto Superiore di Educazione Fisica si trasferì con la famiglia a Roma, dove dopo una breve parentesi come insegnante di educazione fisica cominciò a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo, dapprima furono fotoromanzi, alcuni caroselli e piccole parti in alcuni film, tra cui “Il magnifico cornuto” per la regia di Antonio Pietrangeli nel 1964.
Ma fu nel 1973 quando recitò il ruolo della cameriera nel film “Malizia” di Salvatore Samperi che Laura diventò un vera e proprio sex symbol grazie a una vestaglietta, succinta e ammiccante che la rese terribilmente sexy.
Malizia incassò al botteghino qualcosa come 6 miliardi di lire, quando un biglietto del cinema costava mille lire, e la bellezza prorompente di Laura attirò a lei i più importanti registi dell’epoca tra cui Giuseppe Patroni Griffi ( La divina creatura) e Luchino Visconti che la volle per il ruolo di moglie di Giancarlo Giannini ne “L’innocente”.
La sua interpretazione in “Malizia” le valse il Nastro d’Argento come migliore attrice protagonista e il Globo d’oro come miglior attrice rivelazione, ma soprattutto le consentì di spiccare il volo verso una carriera ricca di successi che la vide regina incontrastata della commedia sexy degli anni ’60 e ’70.
Negli anni ’80 continuò a recitare in film di cassetta, tra cui “Porca vacca”, “Grandi magazzini”, “Rimini Rimini”, “Roba da ricchi” e nella mini serie TV “Disperatamente Giulia” di Enrico Maria Salerno.
Poi nel 1991 vi fu il tentativo di dare un seguito alla pellicola che l’aveva resa famosa con la realizzazione di “Malizia 2000”, ma l’operazione commerciale si trasforma in un vero e proprio flop al botteghino e l’attrice, che si era nel frattempo sottoposta a un intervento di chirurgia plastica mal riuscito, cade in un forte stato di depressione.
Sempre nel’91 Laura viene coinvolta in una vicenda giudiziaria che la porta a essere rinchiusa nel carcere di Rebibbia per reati legati alla droga; mandata ai domiciliari (dopo pochi giorni) la sua vita da quel momento sarà segnata per sempre ( e poco importa se dopo la prima condanna a tre anni e sei mesi verrà completamente assolta nel processo d’appello dopo quasi dieci anni) e lei sprofonderà in un silenzio che la accompagnerà fino alla tragica scomparsa di oggi.
A quei pochi amici che in questi anni si sono prodigati ( a dire il vero vi fu una sorta di fuggi fuggi ) per starle vicino, tra cui Lino Banfi che lottò per farle ottenere il sussidio della Legge Bacchelli, lei rispose con una lettera in cui chiedeva di essere dimenticata!
Ma come si può dimenticarla!
Il cantautore Simone Cristicchi a dedicato a Laura Antonelli la canzone “Laura” contenuta nel cd “Album di famiglia”, una canzone molto toccante in cui Cristicchi a modo suo denuncia come la Antonelli fu vittima del perbenismo.
Alcuni tra i suoi film più importanti:
La rivoluzione sessuale, regia di Riccardo Ghione (1968)
Venere in pelliccia, regia di Massimo Dallamano (1969-1975)
Il merlo maschio, regia di Pasquale Festa Campanile (1971)
Malizia, regia di Salvatore Samperi (1973)
Sessomatto, regia di Dino Risi (1973)
Peccato veniale, regia di Salvatore Samperi (1974)
L’innocente, regia di Luchino Visconti (1976)
Casta e pura, regia di Salvatore Samperi (1981)
Viuuulentemente mia, regia di Carlo Vanzina (1982)
Porca vacca, regia di Pasquale Festa Campanile (1982)
Sesso e volentieri, regia di Dino Risi (1982)
La venexiana, regia di Mauro Bolognini (1986)
Grandi magazzini, regia di Castellano e Pipolo (1986)
Rimini Rimini, regia di Sergio Corbucci (1987)
Roba da ricchi, regia di Sergio Corbucci (1987)
Gli indifferenti, regia di Mauro Bolognini (1988) Miniserie TV
Disperatamente Giulia, regia di Enrico Maria Salerno (1989) Miniserie TV
L’avaro, regia di Tonino Cervi (1990)
Laura di Simone Cristicchi
Lauraaa-aa-a
Lauraaa-aa-a
Maresciallo buona sera
si accomodi alla festa
c’è il mio manager, il produttore
manca solo il regista
Laura nella sua vestaglia
sola come un cane beve
sopra il tavolo in salotto
una montagna di neve
Laura pazza, Laura ingenua
Laura povera drogata
Laura fragile, sensibile
alla gogna trascinata
Laura aspetta la sentenza
crocifissa sul giornale
condannata per dieci anni
ad impazzire
Lauraaa-aa-a
Lauraaa-aa-a
Lauraaa-aa-a
Cara Laura, forse è vero
è tutta colpa dell’amore
che riavvolgerà il destino
riscrivendoci il copione
ma se in ogni fotogramma
resti sempre la più bella
la tua anima è leggera
come un volo di farfalla
Mentre scorrono veloci
i titoli di coda
non è ancora troppo tardi
per riavere la tua vita
ora che cammini libera
e ti perdi tra la gente
con il nome di una donna
come tante
Lauraaa-aa-a
La sai l’ultima?
Bocciata #labuonapolitica di Renzi e del suo governo
I risultati delle regionali di ieri nelle sette regioni chiamate al voto saranno ricordate per la Caporetto rimediata dal PD in Veneto e in Liguria, due regioni in cui il Premier Renzi e le sue ministre si sono spesi all’inverosimile in campagna elettorale per sostenere le due candidate Moretti e Paita.
Oggi a disfatta avvenuta, nel PD le voci parlanti del cerchio magico vicino a Renzi ( i vari Orfini, Guerini, Rosato e Serrachiani ) minimizzano dicendo che in fondo si tratta pur sempre di elezioni a valenza regionale e non politica, dimenticando che giusto in Veneto il Premier Renzi aveva promosso la candidatura della Moretti con un video in cui la scarrozzava in una macchina con lui alla guida e il messaggio lanciato era piuttosto chiaro: lei governerà il Veneto ma alla guida ci sono io!
A Renzi si sa non piace perdere e così non ha trovato di meglio che volare questa mattina di buon’ora in Afghanistan per evitare di dover commentare un risultato elettorale che vede lui e il suo governo ampiamente bocciato!
Il primo dato contro Renzi è che l’astensione dalle urne anziché diminuire è aumentata passando dal 64,13% delle regionali 2010 e dal 58,69% delle europee del 2014 al 53,90% di ieri, risultato che indica che ha votare non è andata la metà degli italiani chiamati alle urne.
Ma non era lui ad aver lanciato l’hastag #labuonapolitica che aveva lo scopo di riavvicinare al voto gli italiani, non era lui quello che si era detto convinto di andare a pescare con il Partito della nazione nell’elettorato del centro destra e del movimento 5 stelle? Beh da quello che si è visto al suo PD la missione non è riuscita per nulla ma anzi il PD rispetto alle elezioni europee dello scorso anno, quelle per intenderci con cui Renzi si era fatto Re forte del 40% raccolto, perde voti ovunque, non solo nelle regioni perse ma anche e soprattutto in quelle vinte.
Ieri sera Orfini, presidente del PD, imprudentemente si è lasciato andare a un euforico “abbiamo vinto”, ma forse si riferiva alla partita che stava giocando alla playstation con il Premier Renzi, perché a ben vedere i risultati ottenuti dalla lista PD in tutte e sette le regioni fanno registrare un calo di voti che ridimensiona totalmente il risultato delle europee e fa pensare che il PD sia tornato ai livelli di quando il partito era gestito da chi Renzi ha voluto rottamare.
A proposito di rottamazione c’è un aspetto molto interessante sul voto in Campania che fa capire come il Renzismo di fatto non abbia nulla di diverso rispetto al modo di fare politica della classe dirigente che l’ha preceduto; Renzi da una parte parla di rottamazione e dall’altra riesuma nientemeno un personaggio come Ciriaco De Mita che seppur con un modesto 2,34% del suo UDC consegna di fatto la vittoria a De Luca (disattendendo al fotofinish un accordo già siglato con Caldoro) e quindi al PD di Renzi! ( De Luca 41,14 – 2,34= 38,80 * Caldoro 38,38 + 2,34= 40,72 ).
Vediamo nel dettaglio i risultati ottenuti dalla lista PD nelle sette regioni chiamate al voto:
LIGURIA
Il centrodestra ha vinto ottenendo con Toti il 37.71% mentre la candidata del PD Paita ha ottenuto il 27.83%.
La lista PD ha ottenuto il 25.63% (138.590 voti) contro il 28.35% (211.500 voti) delle regionali del 2010 e il 41.67% (323.728 voti).
In pratica il PD perde 73.000 voti rispetto al 2010 e 185.138 rispetto al 2014.
VENETO
Il centrodestra ha vinto ottenendo con Zaia il 50.08% mentre la candidata del PD Moretti ha ottenuto il 22.74% – un risultato con cui per dirla alla Renzi il presidente uscente Zaia ha completamente asfaltato la Moretti che a leggere i suoi tweet pre-voto pensava di vincere alla grande.
La lista PD ha ottenuto il 16.67% (307.942 voti) contro il 20.34% (456.309 voti) delle regionali del 2010 e il 37.52% (899.723 voti).
La lista PD perde 148.367 voti rispetto al 2010 e 591.781 rispetto al 2014.
TOSCANA
Il candidato del PD Rossi vince ottenendo il 48.03% seguito a sorpresa al secondo posto dal candidato della Lega Borghi che ottiene il 20.02%.
La lista PD ha ottenuto il 46.35% (614.406 voti) contro il 42.20% (641.000 voti) delle regionali del 2010 e il 56.35% (1.069.000voti).
Anche in questa regione proverbialmente rossa la lista PD fa registrare una perdita di 26.594 voti rispetto al 2010 e qualcosa come 454.594 voti rispetto al 2014.
MARCHE
Il candidato del PD Ceriscioli vince con il 41.07% precedendo il candidato del M5S Maggi che ottiene il 21.78%.
La lista PD ha ottenuto il 35.13% (186.357 voti) contro il 31.12% (224.897 voti) delle regionali del 2010 e il 45.45% (361.463 voti).
E anche in questa regione a trazione rossa la lista PD perde 38.540 voti rispetto al 2010 e 175.106 rispetto al 2014.
UMBRIA
La candidata del PD Marini vince con il 42.78% sul candidato del centrodestra Ricci che ottiene il 39.27%.
La lista PD ha ottenuto il 35.76% (125.777 voti) contro il 36.17% (149.219 voti) delle regionali del 2010 e il 49.15% (228.329 voti).
E così nella rossa Umbria la lista PD perde 23.442 voti rispetto al 2010 e 102.552 rispetto al 2014.
CAMPANIA
Il candidato del PD De Luca vince con il 41.14% sul candidato del centrodestra Caldoro che ottiene il 38.38%.
La lista PD ha ottenuto il 19.49% (443.092 voti) contro il 21.43% (590.000 voti) delle regionali del 2010 e il 36.12% (832.183 voti).
Anche qui la lista PD perde 146.908 voti rispetto al 2010 e 389.091 rispetto al 2014.
PUGLIA
Il candidato del PD Emiliano vince con il 47.10%, mentre per il secondo posto c’è una lotta all’ultimo voto tra la candidata del M5S Laricchia (18.40%) e Schitulli (18.31%) della lista Fitto.
La lista PD ha ottenuto il 18.83% (316.204 voti) contro il 20.75% (410.395 voti) delle regionali del 2010 e il 33.58% (550.086 voti).
Anche qui la lista PD perde 94.191 voti rispetto al 2010 e 233.882 rispetto al 2014.
Da sempre l’analisi politica del risultato di una consultazione elettorale si fa in due modi: il primo attraverso l’ormai deprimente “teatrino della politica” con cui i politici si arrampicano sugli specchi per non ammettere la sconfitta (teatrino nel quale da ieri sera entrano di diritto i vari Orfini, Guerini, Rosato e Serracchiani); il secondo attraverso la conta dei voti che ciascun partito ha ottenuto in termini generali; per cui sulla base dei dati presenti online sul sito del Ministero dall’Interno alle ore 17.30 di oggi si può affermare che il PD ha perso 551.411 voti rispetto alle regionali del 2010 e 2.574.125 voti rispetto alle europee del 2014.
A conti fatti, credo che quando un partito nel giro di un anno perde qualcosa come oltre 2,5 milioni di voti non si possa in nessun caso parlare di una vittoria, ma semmai di una sonora sconfitta.
Questo risultato certifica la fine anticipata della luna di miele tra Renzi e buona parte degli italiani, nel breve spazio di un anno i cittadini hanno avuto tra le mani non il gessetto con cui Renzi ci ha impartito la sua lezioncina alla lavagna ma l’atavica matita copiativa con la quale hanno vergato nei suoi confronti una netta bocciatura.
Il miracolo del PD di Renzi e del Renzismo non esiste più, siamo ritornati al PD di Bersani e di quelle percentuali comprese tra il 20-30%.
Non poteva finire diversamente, Renzi ha sfidato il mondo della scuola e del lavoro, i pensionati, spesso arrivando quasi a ridicolizzare queste categorie per cui credo che ieri gli sia arrivata una sonora lezione e che sia in difficoltà nel metabolizzarla lo dice il fatto che oggi di lui ( sempre attento a dire la sua su tutto ) in Italia non c’è traccia!
Un suggerimento? Provi se ne ha il coraggio a farsi votare dagli italiani, si dimetta e lasci che siano i cittadini a decidere se possa essere un Re o un paggetto!





















