Una prestazione imbarazzante contro la Svizzera chiude un europeo da incubo per una nazionale che è la fotografia disarmante di quello che sa esprimere oggi il calcio italiano.
Due eliminazioni nelle ultime qualificazioni ai mondiali e il disastro odierno relegano ad un fatto episodico la vittoria dell’Italia di Mancini nell’europeo post pandemia.
La nazionale in Italia sa cementare il tifo di milioni di italiani ma ha tra i suoi più grandi nemici i presidenti delle squadre di club.
Serie A,B e C pullulano di giocatori stranieri che vengono ingaggiati dai presidenti che si giovano per tali ingaggi di bonus fiscali che fanno risparmiare soldi a beneficio dei bilanci societari.
Un tale comportamento fa sì che una marea di giovani calciatori italiani non trovino spazio come titolari in prima squadra con la conseguenza che non potendo giocare con continuità non riescono ad accrescere il loro bagaglio tecnico.
Potrei capire l’ingaggio di campioni di provata bravura ( in numero comunque limitato) che possano alzare il livello tecnico delle squadre, ma non riesco a comprendere l’ingaggio di una marea di modesti giocatori stranieri che nulla portano all’ innalzamento della qualità del gioco.
Questo pomeriggio la nazionale è riuscita a far sembrare la Svizzera al pari del Brasile, ricevendo sul piano del gioco una lezione a dir poco umiliante.
Nessuno è esente da colpe e la logica vorrebbe che per ripartire sia prima necessario azzerare tutto il movimento partendo dai vertici della Federazione e proseguendo con la conduzione tecnica che ha dimostrato di non essere riuscita ad inquadrare sul piano tecnico-tattico nessuna delle quattro partite disputate.
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Capre bianche e api nere – Donald Grant
Mary e io abbandonammo il nostro attico in città e la brillante professione di corrispondenti esteri per quotidiani e settimanali.
Ci lasciammo alle spalle una vita lussuosa e affascinante, accettando una riduzione superiore all’ottanta per cento dei nostri guadagni.
Cominciammo così una nuova vita di contadini su un roccioso lembo di terra in un remoto angolo d’Irlanda.
Non avevamo alcuna cognizione di agricoltura, se si esclude quel che si può imparare coltivando rose in una terrazza sovrastante le strade rumorose della città. Mary vendette la sua lavastoviglie all’inquilino che subentrò nel nostro appartamento e io regalai il mio frac all’opera di beneficenza “ Soccorso peruviano”.
Questa svolta radicale iniziò per caso. In un caldo giorno d’estate stavamo seduti all’ombra di un tendone in terrazza: avevo in mano un libro di Agatha Christie e Mary il suo catalogo di sementi. Lo zampillo continuo delle nostre fontanelle si sovrapponeva piacevolmente allo strombazzare dei taxi.
– Sai – dissi alzando gli occhi dal libro – mi ha sempre attirato l’idea di dedicarmi all’agricoltura. Fin da bambino avrei voluto essere agricoltore.
In verità stavo dicendo una cosa assai singolare, dal momento che tutta la mia vita era trascorsa in città, come, del resto, era avvenuto per mia moglie.
Mary non distolse gli occhi dal suo catalogo, limitandosi a borbottare qualcosa a proposito di piselli dolci. Poi, dopo qualche minuto, la mia frase sembrò colpirla e mi guardò:
– Anch’io, – disse vivacemente, e allora perché non ci proviamo?
– Proviamo che cosa? – chiesi distratto, non avendo dato peso alla mia stessa proposta.
– A fare gli agricoltori!
Misi da parte il libro, mentre mi venivano in mente diverse obiezioni alla mia uscita e all’osservazione di Mary, davvero campate in aria, se non pura follia: non possedevamo una fattoria né avevamo soldi a sufficienza per comprarne una, non avevamo tempo libero da dedicare alla campagna e avremmo dovuto incominciare tutto da zero. Il nostro lavoro di giornalisti ci impegnava molto e ci remunerava in proporzione. Dal punto di vista fisico, poi, entrambi somigliavamo assai poco a quel che deve essere un agricoltore: non eravamo più giovani e avevamo passato troppo tempo seduti a leggere, scrivere e parlare.
– Continua a leggere – disse Mary; – torno fra un minuto.
Un’ora più tardi tornò in terrazza: aveva scorso in lungo e in largo gli annunci di fattorie in vendita su parecchi giornali e settimanali e aveva fatto alcune telefonate. Questo fu l’inizio, poi ogni gradino portò al successivo.
Mi sono imbattuto in questo libro (edito per la prima volta in America nel 1973 dalla Doublebay & Co. Inc.Garden City N.Y e in Italia nel 1983 per i tipi della Mursia editore S.p.A) nel 1999 quando ne ho trovato una copia su di una bancarella del mercatino dell’usato che stazionava di fronte al mitico Bar Vanni, in via Col di Lana – in zona RAI a Roma.
L’ho letto in una notte, trovandolo bellissimo, vista la mia passione per l’isola di smeraldo e la prima cosa che mi è venuta in mente a fine lettura è che il libro fosse stato recuperato in qualche operazione di sgombero a seguito del decesso del proprietario (che ha siglato e dato un voto al libro nella prima pagina), perchè, un libro del genere chi lo possiede se lo tiene in libreria per andarselo a rileggere quando la voglia d’Irlanda si fa sentire, o come nel mio caso, ogni due o tre anni per convincermi che il sogno di aprire una bed & breakfast nella terra di San Patrizio potrà diventare prima o poi realtà.
Donald Grant con la moglie Mary sono stati i precursori del moderno “mollo tutto e scappo via” e la loro fuga l’hanno messa in atto negli anni’60 quando internet non esisteva e una copia del giornale su cui scriveva Donald a New York impiegava 30 giorni per arrivare a Dooneen.
Mentre leggevo il libro ho provato grande ammirazione per queste due persone che hanno saputo realizzare una straordinaria impresa che realizza il sogno dell’affrancamento dalla società tecnologica, ho percepito quanto amore hanno dedicato alla loro impresa e mi son detto che potremmo farlo tutti …di trovare il nostro posto nel mondo!
Il libro è il racconto puntuale della nuova quotidianità e Donald racconta giorno per giorno la loro nuova vita in un luogo dove tutto è nuovo e diverso: dalle peripezie per la costruzione della loro casa, al lavoro nei campi, all’allevamento di capre bianche e di api nere, fino all’inevitabile incontro con gli abitanti del luogo che da tempi immemorabili vivono quella vita, con la loro cultura e le loro tradizioni; il tutto mettendo in campo la capacità di adattamento, la pazienza e l’umiltà con cui hanno saputo affrontare le non poche difficoltà.
La zona della costa irlandese che va da Kinsale fino a Dursey Island, all’estremità della penisola di Beara è una delle più belle in assoluto dell’intera Irlanda.
Il libro è ambientato nella “Sheep’s Head” Peninsula (“Capo della pecora”), lo stretto lembo di terra che si estende per 24 km tra la Mizen Peninsula e la Beara Peninsula.
Siamo di fatto nella contea di Cork, ma gli abitanti di questa zona se interrogati sul luogo da cui provengono hanno il vezzo di rispondere “da West Cork”, e non da “Cork”.
La vicinanza con la Corrente del Golfo rende questa parte di costa particolarmente temperata, con un clima decisamente mite, confermato anche dalla fioritura dei narcisi, che ogni anno avviene nel mese di gennaio.
Qui la “pioggerellina” tipicamente irlandese è di casa, visto che per 250 giorni all’anno non si dimentica di bagnare (anche se talvolta in modo lieve) la vasta e variopinta vegetazione, fatta di torbiere e di piante carnivore.
Il paesaggio, verso ovest, si fa decisamente più aspro e selvaggio e la costa è tutto un susseguirsi di piccole città portuali, piccole baie e insenature.
Capre bianche e api nere – White Goats and Black Bees
Il libro è stato ristampato più volte da Mursia Editore, l’ultima edizione è del 2013 nelle Collana: Mollo tutto e …
Al volume è allegata una guida pratica con le informazioni essenziali per andare a lavorare, trasferirsi o semplicemente trascorrere un piacevole soggiorno nella meravigliosa Irlanda.
Mollo tutto e… allevo capre bianche e api nere in Irlanda
Donald Grant e Mary Frances
Donald e Mary entrambi giornalisti si erano incontrati nel periodo in cui condividevano una scrivania alle Nazioni Unite dove lavoravano come corrispondenti per le rispettive testate giornalistiche.
Donald scriveva per il “Post-Dispatcher” di St.Louis, mentre Mary era corrispondente per il “McGraw-Hill World News”, per il quotidiano indiano “Patriot” e per Look Magazine.
Negli anni’60 hanno comprato una piccola proprietà sulla penisola di “Sheep’s Head” ( capo della pecora), in gaelico “Rinn Mhuintir Bháire”, nella contea di Cork.
Qui hanno allevato capre ( tra cui Fleur, Katrina, Joy e Paddy), anatre e 200.000 api nere irlandesi, trasformandosi in contadini e vivendo in pratica di sola agricoltura.
Donald e Mary hanno continuato a vivere a Sheep’s Head e, poi a Bantry per il resto della loro vita.
Donald è morto nel 1983, mentre Mary è deceduta nel luglio del 2012 ed entrambi sono sepolti nella loro amata Kilcrohane.
L’Assenzio, la cosa più poetica al mondo..
Che differenza c’è tra un bicchiere d’assenzio ed un tramonto?
Oscar Wilde aveva la risposta: “Un bicchiere d’assenzio è la cosa più poetica al mondo”.
Così Londra scopriva l’esaltazione di quello che Baudelaire battezzerà la Fata Verde nella Parigi creativa e scapigliata dei suoi tempi.
liscio: si beve direttamente come tale, servito in un bicchiere piccolo.
alla francese: è il rituale classico. Si versa nel bicchiere una dose di assenzio, si appoggia un cucchiaino apposito, forato con una zolletta di zucchero sopra, e con una brocca, si fa gocciolare dell’acqua ghiacciata.
flambè o bohemiènne: si mette prima di tutto il cucchiaino con lo zucchero sopra il bicchiere, si versa l’assenzio bagnando la zolletta di zucchero, fatto questo si incendia la zolletta in modo che il fuoco caramelli lo zucchero che gocciolando infiamma anche l’assenzio, quindi si allunga la miscela con acqua.
L’absinthe, in italiano assenzio,una delle mode che caratterizzarono la fine dell’Ottocento, è un liquore ad alta gradazione alcolica 68º, che si presenta in colore verde smeraldo o verde chiaro ottenuto dalla Artemisia Absinthium, una pianta spontanea che cresce in gran parte dell’Europa e particolarmente in Italia, dove è nota anche come “artemisia maggiore o romana”.
L’assenzio, liquore proibito prima in Francia poi in quasi tutta Europa, Italia inclusa, è passato alla storia come la bevanda alcolica degli artisti.
Pittori, poeti e scrittori da Shakespeare fino ad Hemingway senza dimenticare i maledetti come Verlaine e Rimbaud che dell’assenzio fecero la loro personale dannazione.
Degas, Van Gogh, Gauguin, Toulouse Lautrec poi Picasso ed il nostro Modigliani.
Tra l’uso e l’abuso, la leggenda nefasta e l’esaltazione a musa ispiratrice, nel 1915 anno della messa al bando definitiva, l’assenzio sparisce dal quotidiano, sbiadisce nella memoria ferita da due guerre mondiali e resta isolato nei versi maledetti come qualcosa di assolutamente estraneo al mondo moderno che all’alba della pace è già alle prese con altri vizi e piaceri illeciti.
Oggi è nuovamente tornato tra di noi.
Per maggiori informazioni:
Associazione italiana per la tutela dell’assenzio
https://www.assenzioitalia.it/
Il gioco di colori di Ana Sánchez Marín
Ana è nata a Malaga, ma vive a Valladolid dal 2005 Due sono le passioni che la accompagnano fin da quando era piccola, le lingue ( ha un diploma di turismo e una laurea in inglese ) e la pittura Sua mamma racconta che Ana già a tre anni sapeva dipingere e girava per casa dipingendo tutto quello che vedeva, vasi, statuine di ceramica, quindi matite colorate e tubetti di colore sono diventati suoi buon amici si può dire da sempre! Ama molto la storia dell’arte ma nonostante l’incoraggiamento dei suoi genitori a frequentare dei corsi di pittura, Ana ha preferito imparare da sola e da buona autodidatta si è documentata e ha studiato molto e ha una grande ammirazione per gli artisti del Rinascimento, in particolare per Leonardo da Vinci che non era solo un pittore ma uno di quegli artisti a tutto tondo ( architetto,inventore,scultore..) Da quando si è trasferita a Valladolid ha iniziato a dedicarsi in maniera professionale alla pittura sviluppando un suo stile del tutto personale che utilizza nei suoi dipinti ad olio e nelle numerose varietà di illustrazioni che esegue sempre ad olio su tela L’arte naif descritta come ingenua, si caratterizza il più delle volte per essere un dipinto semplice ma è fuor di dubbio che chi lo realizza deve saper dipingere e bene per creare un quadro che possa saper trasmettere emozioni in chi lo guarda L’arte naif è uno stile di vita più che uno stile artistico e la visione dell’artista è molto importante perché rende un quadro naif un pezzo unico in cui l’artista aggiungendo il suo tocco d’immaginazione Ana predilige dipingere le città che sono piene di vita e a lei piace soffermarsi su quello che si vede ogni giorno nella vita quotidiana di una città, grande o piccola che sia, dove albergano personaggi,animali,macchine, monumenti e molto altro, mentre i campi sono il suo secondo ambiente prediletto perché niente come la natura sa donare in un dipinto un senso di serenità In fondo a ben pensarci l’arte Naif è la pittura del cuore e nei dipinti di Ana si coglie al primo sguardo non c’è solo fantasia ma anche molto della sua anima Il mondo è pieno di colori e Ana con la sua padronanza dei colori di base opportunamente miscelati riesce a farci vedere proprio il mondo di tutti i giorni riuscendo a trasmettere quel senso di gioia che è la vera essenza dell’arte Naif Ana ha partecipato a molte esposizioni in tutta Europa e i suoi quadri sono visibili e acquistabili attraverso il suo sito web e i suoi canali social
The play of colors by Ana Sánchez Marín
Ana was born in Malaga, but has lived in Valladolid since 2005 There are two passions that have accompanied her since she was little, languages (she has a diploma in tourism and a degree in English) and painting. Her mother says that Ana already knew how to paint at the age of three and went around the house painting everything she saw, vases, ceramic figurines, so colored pencils and tubes of color became her good friends, you can tell they have always been! She loves art history very much but despite her parents’ encouragement to attend painting classes, Ana preferred to learn on her own and as a good self-taught she is well documented and studied a lot and has great admiration for Renaissance artists, in particular for Leonardo da Vinci who was not only a painter but one of those artists in the round (architect, inventor, sculptor ..) Since she moved to Valladolid she began to devote herself professionally to painting developing her own completely personal style which she uses in her oil paintings and in the numerous varieties of illustrations she always performs in oil on canvas Naive art described as naïve, is characterized most of the time for being a simple painting but there is no doubt that whoever makes it must know how to paint well to create a picture that can convey emotions in the viewer Naive art is a lifestyle more than an artistic style and the artist’s vision is very important because it makes a naive painting a unique piece in which the artist adding her touch of imagination Ana prefers to paint cities that are full of life and she likes to dwell on what you see every day in the daily life of a city, large or small, where characters, animals, cars, monuments and much more dwell, while the fields they are his second favorite environment because nothing like nature can give a sense of serenity in a painting After all, thinking about it, Naive art is the painting of the heart and in Ana’s paintings you can see at first glance there is not only fantasy but also a lot of her soul The world is full of colors and Ana with her mastery of properly mixed basic colors manages to show us the everyday world managing to convey that sense of joy which is the true essence of Naive art Ana has participated in many exhibitions throughout Europe and her paintings are visible and purchasable through her website and social channels
El juego de colores de Ana Sánchez Marín
Ana nació en Málaga, pero vive en Valladolid desde 2005 Hay dos pasiones que la acompañan desde pequeña, los idiomas (es diplomada en turismo y licenciada en inglés) y la pintura Su mamá dice que Ana ya sabía pintar a los tres años y andaba por la casa pintando todo lo que veía, jarrones, figuritas de cerámica, así que los lápices de colores y los tubos de colores se convirtieron en sus buenos amigos, ¡se nota que siempre lo han sido! Ama mucho la historia del arte pero a pesar de que sus padres la animaron a asistir a clases de pintura, Ana prefirió aprender sola y como buena autodidacta está bien documentada y estudió mucho y tiene una gran admiración por los artistas del Renacimiento, en particular por Leonardo. da Vinci que no solo fue pintor sino uno de esos artistas de ronda (arquitecto, inventor, escultor..) Desde que se trasladó a Valladolid empezó a dedicarse profesionalmente a la pintura desarrollando un estilo propio y totalmente personal que utiliza en sus óleos y en las numerosas variedades de ilustraciones que siempre realiza al óleo sobre lienzo El arte naïf descrito como naïf, se caracteriza la mayoría de las veces por ser una simple pintura pero no cabe duda de que quien lo realiza debe saber pintar bien para crear un cuadro que pueda transmitir emociones en el espectador El arte naif es un estilo de vida más que un estilo artístico y la visión del artista es muy importante porque hace de una pintura naif una pieza única en la que el artista aporta su toque de imaginación Ana prefiere pintar ciudades llenas de vida y le gusta detenerse en lo que uno ve cada día en el día a día de una ciudad, grande o pequeña, donde habitan personajes, animales, autos, monumentos y mucho más, mientras los campos son su segundo ambiente favorito porque nada como la naturaleza puede dar una sensación de serenidad en una pintura Al fin y al cabo, pensándolo bien, el arte naïf es la pintura del corazón y en los cuadros de Ana se puede ver a simple vista que no solo hay fantasía sino también mucho de su alma El mundo está lleno de colores y Ana con su dominio de los colores básicos convenientemente mezclados logra mostrarnos el mundo cotidiano logrando transmitir esa sensación de alegría que es la verdadera esencia del arte naïf Ana ha participado en muchas exposiciones en toda Europa y sus pinturas se pueden ver y comprar a través de su sitio web y sus redes sociales
453° edizione della Fiera Fredda – dal 2 al 5 dicembre 2022 – Borgo San Dalmazzo (CN)
Borgo San Dalmazzo in provincia di Cuneo ospita sino a lunedì 5 dicembre 2022, la 453° Edizione della Fiera Fredda – fiera nazionale della lumaca – un appuntamento che si rinnova puntualmente ogni anno ( salvo lo stop per la pandemia) da illo tempore e che vuol essere un momento di incontro per tutti gli abitanti delle valli, che un tempo scendevano in paese per procurarsi le ultime provviste prima del lungo inverno, mentre oggi ai tempi moderni vivono la Fiera attraverso un susseguirsi di importanti appuntamenti ed eventi che puntano a far conoscere l’immagine della città e delle vallate del circondario

All’interno del padiglione attrezzato di Palazzo Bertello vengono esposti i migliori prodotti locali, con particolare attenzione all’helix pomatia alpina e alle eccellenze eno-gastronomiche che permettono di gustare quei piatti divenuti degli autentici “must” della manifestazione.
Continua anche l’iniziativa “Sotto il segno della lumaca” (dopo il grande successo delle precedenti edizioni) coinvolgendo numerosi ristoranti del territorio intorno a Borgo San Dalmazzo che offriranno la possibilità di degustare menu particolari a base di lumache e, in alternativa, menu con i prodotti tipici del territorio.
I ristoranti aderenti con i relativi menu si trovano qui
La storia narra che il 18 dicembre 1569 Dalmasso Fenoglio e Biagio Pasquerio, allora Sindaci di Borgo San Dalmazzo, ottennero la concessione da Emanuele Filiberto di istituire una fiera in onore del santo Patrono, il 5 dicembre, della durata di tre giorni.
I valligiani convenuti a Borgo per la Fiera erano soliti recarsi nelle osterie locali per gustare i piatti divenuti classici di questa manifestazione e questo ha fatto sì che si sviluppasse una forte tradizione gastronomica di richiamo anche ai giorni nostri per numerosi visitatori e gourmet, che affollano la città nel periodo della Fiera Fredda.
In particolare, il piatto più tipico della manifestazione, è diventata l’Helix Pomatia Alpina, la chiocciola dalla carne bianca che sulle Alpi Marittime ha trovato il suo habitat naturale.
Secondo la più antica tradizione borgarina, le lumache venivano servite semplicemente lessate nel

proprio guscio dal quale venivano estratte con il caratteristico chiodo per ferrare i cavalli (usato anche ai giorni nostri) e intinte in salsa piccante a base di olio, sale, pepe e aglio, detta “salsa del cartuné”.
Il “cartun” era un carro coperto da un telo sostenuto da quattro centine di legno, trainato dal mulo; era la casa mobile del pastore delle vallate di Borgo: il “cartuné”. Erano proprio i carrettieri di passaggio a Borgo e diretti verso la Francia i principali frequentatori delle osterie locali, che hanno dato il nome alla famosa salsa.
In alternativa alla “cartunera” le lumache lessate potevano anche essere accompagnate da “ajé” (o “aiolì”), una maionese con aglio finemente pestato nel mortaio e dal sapore vagamente provenzale.
Per maggiori informazioni e programma dettagliato sulla 453° Fiera Fredda:


TAIGA Colors a different way of doing design
Today I want to present you and recommend a very special Finnish design shop for your purchases
TAIGA Colors is located in the heart of Helsinki, between the Market Square and Senate Square in Tori Quarters and also belongs to Design District Helsinki
When I visited this interesting little but nice shop I met the founder of TAIGA Colors, the photographer and designer Jutta Kuure, and her told me that has always loved the colors and when she was a little girl his best friends were the pens and a kaleidoscope
TAIGA Colors is a Finnish design company specialized in pattern design, and has its own bag and interior design collection ( their customers include for example the Finnish Defence Forces, the Ministry for Foreign Affairs of Finland and Team Finland) for private customers
The key values of TAIGA Colors are high quality and 100% Finnish work, their patterns include Finnish nature and urban Helsinki themes, all the patterns are created by Jutta Kuure
In autumn 2014 Jutta Kuure designed patterns on Finnish nature and urban Helsinki, named them TAIGA Colors, and ran a successful crowd-funding campaign for the collection, in December 2014 TAIGA Colors Helsinki is opened
Very interesting is the story of Juuso bear that gave Jutta the inspiration to create a new collection that includes cushions, bags and zipper pouches
The Predator Center in Kuusamo has six brown bears, and one of them, Juuso, loves painting and “JuJu Collection” is designed based on Juuso’s original paintings
All Taiga Colors items, also the “JuJu Collection”, are manufactured in Finland.
The material used on Taiga Colors products has been certified bear-proof, since Juuso has tested the products – 10 % of the sales of the “ JuJu Collection” is donated to The Predator Center in Kuusamo
If you want to buy a very special and original item for your home I recommend you when you will be in Helsinki to go and have a look at this really nice shop
There is also a shop online in their website https://www.taigacolors.fi/
You can find TAIGA Colors also in the most important social
https://www.facebook.com/taigacolors.fi
https://www.instagram.com/jutta_taigacolors/
https://twitter.com/TaigaColors
Oggi voglio presentarvi e consigliare un negozio di design finlandese molto speciale per i vostri acquisti
TAIGA Colors si trova nel cuore di Helsinki, tra la Piazza del Mercato e la Piazza del Senato, nel quartiere di Tori e appartiene anche al Design District di Helsinki
Quando ho visitato questo piccolo ma interessante negozio ho incontrato la fondatrice di TAIGA Colors, la fotografa e designer Jutta Kuure, e lei mi ha detto di aver sempre amato i colori e quando era una bambina i suoi migliori amici erano le penne e un caleidoscopio
TAIGA Colors è una società di design finlandese specializzata in design di modelli e ha una propria collezione di borse e interior design
I valori chiave di TAIGA Colors sono alta qualità e lavoro al 100% finlandese, i loro modelli includono la natura finlandese e temi urbani di Helsinki, tutti i modelli sono stati creati da Jutta Kuure nell’autunno 2014 e nel dicembre 2014 TAIGA Colors Helsinki è stato aperto
Molto interessante è la storia dell’orso Juuso che ha dato a Jutta l’ispirazione per creare una nuova collezione che include cuscini, borse e portafogli con cerniera
Il Predator Center di Kuusamo ha sei orsi bruni, e uno di loro, Juuso, ama dipingere e “JuJu Collection” è stata progettata sulla base dei dipinti originali di Juuso
Tutti gli articoli TAIGA Colors, così come la collezione JuJu, sono fabbricati in Finlandia
Il materiale utilizzato per i prodotti TAIGA Colors è stato certificato a prova di orso, dal momento che Juuso ha testato i prodotti – il 10% delle vendite della “Collezione JuJu” è donato al Centro Predator di Kuusamo
TAIGA COLORS
Unioninkatu 28
HELSINKI
opening hours:
Mon-Fri 10 am to 6 pm
Sat 10 am to 5 pm
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Purtroppo dalla mia ultima visita questo negozio ha chiuso la propria attività, un vero peccato perchè offriva articoli molto carini ed interessanti dal punto di vista creativo
– rimane aperto il negozio online
Unfortunately since my last visit this shop has closed its business, a real shame because it offered very nice and interesting items from a creative point of view
– the online shop remains open

When craft becomes Art – Olivia Rose Turner
Olivia Rose Turner è una giovane modista britannica di 23 anni che vive e lavora in Buckinghamshire, UK
Ha studiato inglese e scrittura creativa alla Royal Holloway University di Londra ed a metà del suo diploma di laurea in arte ha dovuto lasciare a causa della forte ansia
Dopo aver lasciato gli studi, non ha rinunciato al suo sogno di riuscire in una carriera creativa e ha iniziato a fare cappelli, in parte per motivi terapeutici ma anche e soprattutto perchè attratta da sempre dal mondo dei cappelli
Olivia Rose proviene da una lunga serie di Showmen inglesi: un business, uno stile di vita e una società che è stata tramandata attraverso molte generazioni, la sua famiglia, opera e viaggia con attrazioni fiere e divertimenti a Londra e dintorni
Dopo aver frequentato Royal Ascot per 5 anni consecutivi, ed essendo un ospite di matrimoni seriale, Olivia Rose ha sempre avuto un grande apprezzamento per cappelli e copricapo. Gli Showmen conoscono molti altri showmen, e quasi sempre si sposano all’interno dell’azienda, e per questo motivo ci sono molti matrimoni in questo ambiente lavorativo
I matrimoni degli Showmen sono spesso elaborati e le donne indossano sempre cappelli che spesso si abbinano perfettamente ai loro abiti, è un vero spettacolo! Queste signore molto alla moda hanno costituito all’inizio la sua base clienti e sono state i migliori modelli e sostenitori del suo lavoro
Olivia Rose è prevalentemente autodidatta, ma ha completato alcuni corsi quando voleva imparare come fare determinate tecniche o lavorare con materiali specifici. Tuttavia, piuttosto che seguire esclusivamente i metodi di questi modisti, ha cercato di sviluppare un proprio stile che le ha permesso di produrre copricapi unici
Quest’estate Olivia Rose è diventata una modista pluripremiata nel Regno Unito e in Spagna. Ha vinto il primo Best Millinery Award di Newmarket, ospitato dal talentuoso Ana Bella Millinery, e poi ha vinto il miglior cappello nella categoria “Spiaggia” alla La Palma Hat Week , organizzato dall’affascinante Judith e Karl Kinsky, e giudicata da una giuria di rinomati mugnai e professionisti del settore. Ha anche presentato due cappelli alla Great Hat Exhibition della London Hat Week all’inizio di quest’anno, e uno dei suoi cappelli è stato selezionato dall’adorabile Monique Lee, per presentarsi in una piccola collezione alla festa di anteprima stampa presso il flagship store Pinko a Londra.
Avendo acquistato molti cappelli e copricapo su misura prima della sua carriera di modista, Olivia Rose sa cosa vuol dire essere nella posizione del suo cliente e per questo cerca di essere molto comunicativa con i suoi clienti, le piace dare loro molte opzioni, idee e aggiornamenti sul processo, in modo che diventino parte della creazione e il risultato sia un cappello davvero su misura, non solo un capo affascinante che accompagna il loro vestito. Il suo obiettivo primario è sempre quello di creare copricapi di alta qualità, unici, comodi e intercambiabili con diversi outfits
Nell’industria della moda in questi giorni si è fatta strada l’idea della moda usa e getta; il che significa che un abito può essere indossato solo una volta perché è stato catturato e documentato sui social media.
Ma Olivia Rose non scende a compromessi sullo stile “usa e getta”, vuole che i suoi cappelli siano amati, apprezzati, curati e indossati più e più volte, un pezzo di “head art” non solo un accessorio.
Olivia Rose ama i cappelli perché sono naturalmente più architettonici degli abiti e hanno la capacità di fornire struttura, equilibrio e simmetria al vestito e al corpo di una persona. Adora i colori, i drammi, le stampe contrastanti, le perline, i ricami, i fiori e adora mescolarli! . Io credo che il suo stile possa in parte essere attribuito al suo background di Showman; essere cresciuta nei luna park, ha sicuramente influenzato la vivacità e il dramma dei suoi copricapi. Anche la sua passione per l’artigianato è in qualche modo ereditata, gli antenati di sua nonna erano persone del circo e lei la confrontava con la sua bisnonna che creava i costumi per gli spettacoli.
Attualmente Olivia Rose lavora da sola e ha creato il suo laboratorio in una stanza della casa in cui vive con i genitori nel Buckinghamshire, usa la sua roulotte disabitata come spazio di archiviazione e sta pianificando, con l’aiuto del suo fidanzato, la trasformazione della roulotte in un laboratorio mobile, dove può lavorare mentre viaggia per Londra
La sua modisteria ha ripristinato la sua fiducia e le ha permesso di attingere a tutti i suoi interessi e le sue abilità per lavorare in un modo adatto alla dualità della sua vita. Olivia Rose è alimentata dalla sua passione per l’artigianato che le consente di scolpire bellissimi pezzi che a loro volta fanno sentire belli anche le sue clienti.
Potete seguire l’attività artistica di Olivia Rose Turner sulle sue pagine social

Olivia Rose Turner is a young 23-year-old British milliner who lives and works in Buckinghamshire, UK
She studied English and Creative Writing at Royal Holloway University London and had to leave midway through her degree in art due to severe anxiety
After leaving her studies, she did not give up her dream of succeeding in a creative career and started making hats, partly for therapeutic reasons but also because she was always attracted by the world of hats
Olivia Rose comes from a long line of English Showmen: a business, a way of life and a society that has been passed down through many generations, her family own, operate and travel with fun fair attractions in and around London
After attending Royal Ascot for 5 consecutive years, and being a serial wedding guest, Olivia Rose has always had a great appreciation for hats and headpecies. The showmen know many other showmen, and almost always marry inside the company, and for this reason there are many Showmen weddings
Showmen weddings are often elaborate and women always wear hats that often match their clothes perfectly, it’s a real show! These very fashionable ladies initially formed their client base and were the best models and supporters of her work
Olivia Rose is predominantly self-taught, but completed some courses when she wanted to learn how to do certain techniques or work with specific materials. However, rather than following exclusively the methods of these milliners, she tried to develop her own style that allowed her to produce unique headpieces
This summer Olivia Rose has become an award-winning milliner in the UK and Spain. She won the first Newmarket Best Millinery Award, hosted by the talented Ana Bella Millinery, and then won the best hat in the “Beach” category at La Palma Hat Week, organized by the charming Judith and Karl Kinsky, and judged by a jury of renowned milliners and professionals in the industry. She also presented two hats at London Hat Week’s Great Hat Exhibition earlier this year, and one of his hats was selected by the lovely Monique Lee, to feature in a small collection at the press preview party at Pinko’s flagship store in London.
Having purchased many hats and bespoke headpieces before her millinery career, Olivia Rose knows what it means to be in the position of her client and for this she tries to be very communicative with her clients, she likes to give them many options, ideas and updates on the process, so that they become part of the creation and the result is a truly bespoke hat, not just a fascinator that goes with their dress . Her primary objective is always to create high quality, unique, comfortable and interchangeable headpieces with different outfits.
In the fashion industry these days the idea of throwaway fashion has made its way; which means that a dress can only be worn once because it has been captured and documented on social media.
But Olivia Rose does not compromise on the throwaway fashion, she wants her hats to be loved, appreciated, cared for and worn over and over again, a piece of “head art” not just an accessory.
Olivia Rose loves hats because they are naturally more architectural than clothes and have the ability to provide structure, balance and symmetry to a person’s dress and body. She loves colors, dramas, contrasting prints, beads, embroidery, flowers and loves to mix them! . I believe his style can partly be attributed to her Showman background; having grown up in fun fairs, it certainly influenced the liveliness and drama of her headdresses. Even her passion for crafts is somehow inherited, her grandmother’s ancestors were circus people and she compared Olivia Rose with her great-grandmother who created costumes for the shows.
Olivia Rose currently works alone and has set up her workshop in a room in the house where she lives with her parents in Buckinghamshire. She uses her uninhabited caravan as storage space and is planning, with the help of her boyfriend, the transformation of the caravan in a mobile lab, where she can work while traveling to London
Her millinery restored her confidence, and allowed her to draw upon all her interests and skills to work in a way that suits the duality of her life. Olivia Rose is fueled by her passion for craft which allows her to sculpt beautiful pieces that in turn make her clients feel beautiful too.
You can follow the artistic activity of Olivia Rose Turner on her social pages
When the elegance of a woman starts from the head
Cynthia Jones-Bryson è una modista australiana pluripremiata, è nata a Delegate nel New South Wales e ora vive nella capitale Canberra
Cynthia negli ultimi 16 anni ha progettato e realizzato fantastici modellini pluri premiati
Cynthia ha studiato Fashion Design al Canberra Institute of Technology, con la Modisteria come una delle sue materie preferite, inutile dire che eccelleva e si innamorò della Modisteria
Completati gli studi a Canberra, Cynthia ha vissuto a Londra per diversi anni dove ha intrapreso un certo numero di corsi di modisteria teatrale e il suo amore per tutto ciò che il copricapo era ormai una dipendenza
Ed è proprio a Londra che la sua passione e la sua dipendenza per tutto ciò che riguarda il copricapo si è accesa ancor di più dopo aver completato un certo numero di corsi di Millinery teatrale con la famosa Modista teatrale Jane Smith
Jane era così stimolante e appassionata della sua arte, che ha saputo trasmettere la stessa passione a Cynthia
Cynthia ha acquisito una crescente reputazione nell’élite delle corse, può vantare un numero di clienti di alto profilo, tra cui l’ex governatore generale Dame Quentin Bryce (molti i modelli create appositamente per lei) e un numero crescente di vincite nella “Fashion on the Field” , oltre ad essere la vincitrice della tanto ricercata Melbourne Cup Carnival Myer Millinery Award nel 2015; è stata finalista nello stesso premio nel 2014 e nel 2018

Cynthia Jones-Bryson is an award-winning Australian milliner, she was born in Delegate in New South Wales and now lives in the capital Canberra
Cynthia over the past 16 years has designed and produced fantastic award-winning models
Cynthia studied Fashion Design at Canberra Institute of Technology, with Millinery being one of her chosen subjects, needless to say she excelled and fell in love with Millinery
Studies completed in Canberra, Cynthia lived in London for several years where she undertook a number of theatrical millinery courses and her love for everything that the headgear was now an addiction
And it is precisely in London that her passion and her dependence on everything concerning the headgear turned on even more after completing a number of theatrical Millinery courses with the famous theatrical miller Jane Smith
Jane was so inspiring and passionate about her art that she was able to pass on the same passion to Cynthia
Cynthia has a growing reputation in the racing elite, can boast a number of high-profile clients, including former Governor-General Dame Quentin Bryce (many models created specifically for her) and a growing number of “Fashion on the Field ” winners, , as well as being the winner of the much-sought after Melbourne Cup Carnival Myer Millinery Award in 2015; she was a finalist in the same award in 2014 and 2018
Her most important awards
July 2019 – Winner MAA Design Awards _ People’s Choice AWard
Nov 2018 – Finalist – Emirates Melbourne Cup Carnival Millinery Award
July 2017 – Tutor at the Millinery Association of Australia Hats off to Adelaide Millinery Convention.
March 2017 – Showcased at the Burjuman Millinery Festival in Dubai.
March 2017 – Best Millinery at Kentucky Derby – USA.
April 2017 – Featured in Hattalk Magazine.
September 2016 – showcased at London Hat week
Nov 2016 – guest judge at Emirates Melbourne Cup Carnival Millinery Award.
Nov 2016 – recognised by Elle Magazine – Best Oakes Day Looks
Nov 2015 – Winner – Emirates Melbourne Cup Carnival Millinery Award.
Nov 2014 – Finalist – Emirates Melbourne Cup Carnival Millinery Award.
March 2104 and 2015 – winner FOTF – Black Opal
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Cento anni di Ugo Tognazzi – la voglia matta che non si spegne mai
Ugo Tognazzi, uno dei più grandi attori che il cinema italiano e mondiale abbia mai avuto nasceva a Cremona il 23 marzo di 100 anni fa
Ricordare la sua nascita è come riavvolgere la pellicola di un film con le immagini dei tanti personaggi a cui ha dato vita in un arco temporale che va dagli anni ’50 al 1990, anno in cui è prematuramente scomparso.
In quarant’anni di carriera nei suoi film ha messo a nudo con mirabile maestria i difetti dell’uomo comune e alcuni suoi personaggi sono entrati a far parte non solo della storia del cinema, ma anche della quotidianità, uno per tutti il conte Mascetti.
Il segreto del successo riscosso dai suoi personaggi è dovuto al fatto che come lui stesso ha raccontato in un intervista: “a queste macchiette faccio fare le cose che farei io nella vita”.
E’ stato molto amato dal pubblico per la sua innata simpatia e per quell’immagine di persona perbene che ha saputo sempre trasmettere e dalle donne che ne hanno esaltato la sua fama di grande tombeur des femmes; da parte sua non ha mai nascosto la passione per le donne e l’amore quasi viscerale per la cucina.
I suoi film a distanza di anni si vedono sempre con piacere e soprattutto non stancano mai, anzi il più delle volte sono di gran lunga preferibili alla normale programmazione della Tv e seppur datati sanno sprigionare una sorta di “voglia matta” che fa si che se ne incontri uno facendo zapping non puoi che continuarne la visione.
Ugo Tognazzi, one of the greatest actors that Italian and world cinema has ever had, was born in Cremona on 23 March 100 years ago
Remembering his birth today when he would have turned 100 is like rewinding the film of a movie with the images of the many characters he gave life to in a time span ranging from the 1950s to 1990, the year in which he prematurely passed away
In forty-year of career in his films he has exposed the defects of the common man with admirable skill and some of his characters have become part not only of the history of cinema, but also of everyday life, one for all the Conte Mascetti
The secret of the success of his characters is due to the fact that, as he himself told in an interview: “I make these specks do the things I would do in life”
He was much loved by the public for his innate sympathy and for that image of a decent person that he has always known how to convey and by the women who have exalted his fame as a great tombeur des femmes; for his part, he has never hidden his passion for women and an almost visceral love for cooking
His films after many years are always seen with pleasure and above all they never tire, indeed most of the time they are by far preferable to normal TV programming and even if dated they know how to release a sort of “mad desire” which means that if you meet one by zapping you can only continue the vision
8 marzo solidarietà alle donne ucraine
Migliaia di donne ucraine vivranno la giornata internazionale delle donne in fuga con i propri figli nel tentativo di raggiungere l’Europa
E poi ci sono le donne che sono rimaste in Ucraina per accudire gli anziani, per contribuire alla resistenza contro l’oppressore, per piangere i loro morti e devono vivere una quotidianità fatta di spari e bombe
A queste migliaia di donne va tutta la nostra solidarietà e vicinanza che l’Italia ma direi tutta l’Europa sta facendo sentire in maniera tangibile
Un pensiero particolare e un abbraccio virtuale vanno a :
Marina una mamma con la maglietta grigia macchiata del sangue del suo bambino Kirill di 18 mesi che colpito dai bombardamenti a Mariupol non è riuscito a salvarsi una volta giunto nell’ospedale privo di elettricità;
Olena, con lo sguardo perso nel vuoto , testa fasciata e volto coperto di sangue ferita nel bombardamento a Chuguev che le ha distrutto completamente la casa e che trova la forza con un filo di voce di dire “ sono stata molto fortunata”
Alla mamma di Zaporizhzhia che dovendo assistere la nonna disabile ha fatto salire su di un treno della salvezza il suo bambino di 11 anni che è arrivato da solo in Slovacchia con un numero di telefono scritto sul palmo della mano per poter contattare dei parenti
C’è poi un immagine che spiega meglio di ogni altra cosa sia la solidarietà ed è la foto che ritrae una fila di passeggini con tanto di copertine e necessaire per neonati lasciati dalle mamme polacche su un binario di una stazione dei treni in Polonia per rendere meno difficile alle mamme ucraine che arriveranno il loro viaggio lontano dalla guerra
Un pensiero va anche alle tante mamme russe che non potranno riabbracciare i loro figli mandati a morire ingiustamente
March 8 solidarity with Ukrainian women
Thousands of Ukrainian women will experience International Women’s Day on the run with their children in an attempt to reach Europe
And then there are women who have remained in Ukraine to look after the elderly, to contribute to the resistance against the oppressor, to mourn their dead and have to live a daily life of gunfire and bombs
To these thousands of women goes all our solidarity and closeness that Italy but I would say the whole of Europe is making felt in a tangible way
A special thought and a virtual hug go to:
Marina a mother with the gray shirt stained with the blood of her 18-month-old baby Kirill who, hit by the bombing in Mariupol, was unable to survive once he arrived at the hospital without electricity;
Olena, with her gaze lost in the void, head bandaged and face covered in blood wounded in the bombing of Chuguev which completely destroyed her house and who finds the strength with a faint voice to say “I was very lucky”
To the mother of Zaporizhzhia who, having to assist her disabled grandmother, put her 11-year-old child on a salvation train who arrived alone in Slovakia with a telephone number written on the palm of his hand to be able to contact relatives
Then there is an image that explains solidarity better than anything else and it is the photo that portrays a row of strollers complete with covers and baby necessities left by Polish mothers on a platform of a train station in Poland to make less difficult for Ukrainian mothers who will make their journey away from the war
A thought also goes to the many Russian mothers who will not be able to embrace their children sent to die unjustly





















