Dopo quello che è successo ieri a Roma con la maxi operazione “Mondo di mezzo” torna più che mai attuale la frase di Mark Twain “Se votare servisse a qualcosa, non ce lo lascerebbero fare”.
Non è necessario entrare nei particolari dell’operazione per capire che l’ennesima questione di malaffare che ha coinvolto la politica italiana vede coinvolti uomini politici di destra e di sinistra che hanno intrallazzato tra di loro nel più completo rispetto di quella che viene chiamata la politica “delle larghe intese”.
Quello che ha dell’incredibile è che questa classe politica continua imperterrita a farsi i cavoli propri incurante dei messaggi che il popolo gli sta inviando con la mancata partecipazione al voto.
Credo che a questo punto sia necessario andare oltre ed avere la forza di azzerare completamente questa classe politica anche a costo di disertare in massa i prossimi appuntamenti elettorali, perché se ad aver ragione è Mark Twain l’unico mondo per mandarli a casa tutti e di non votarne NESSUNO!
Archivi tag: Governo Renzi
In Veneto vince Alessandra MORETTI – la peggiore interprete del Renzismo in movimento
Confesso che ho iniziato a sentir parlare di Alessandra Moretti nel settembre del 2012 quando l’allora segretario del PD, Pier Luigi Bersani, presentò alla Casa internazionale delle donne la sua squadra per le primarie di coalizione del centrosinistra.
In quell’occasione con tanto di foto ricordo, Bersani presentò come parte del suo progetto: il coordinatore politico Roberto Speranza (segretario regionale del PD Basilicata), il coordinatore per i rapporti con la società civile Tommaso Giuntella (consigliere nel Municipio XVII di Roma) e la portavoce del comitato tal Alessandra Moretti vicesindaco di Vicenza.
La Moretti, per la cronaca, a Vicenza si era presentata alle elezioni amministrative del 2008 come capolista nella lista civica di centro-sinistra “Variati Sindaco” entrando in consiglio comunale con 195 preferenze, ottenute su 70.754 votanti, e contestualmente nominata vicesindaco e assessore all’Istruzione e alle Politiche Giovanili.
Da quel fatidico settembre 2012 nel giro di due anni questa nuova rampante del PD inizia un valzer infinito che la porta armi bagagli e beauty case da viaggio in un tourbilonn di investiture politiche.
Viene candidata ed eletta alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Veneto 1 a partire dal marzo 2013, mentre nell’aprile 2014 ( dopo un solo anno di permanenza nel Parlamento Italiano ) viene candidata alle Elezioni Europee come capolista del PD nella Circoscrizione Italia nord-orientale ed eletta al Parlamento Europeo nelle elezioni di maggio.

Ieri sera nelle primarie novembrine del centro sinistra svoltesi in Veneto la Moretti è stata eletta candidata alla presidenza della regione Veneto in vista delle regionali del 2015.
Recentemente in occasione di alcune interviste rilasciate a importanti quotidiani nazionali questa “Ladylike” come ama definirsi ha ribadito che “Io, la Boschi, la Madia, abbiamo uno stile ‘Lady like’: dobbiamo e vogliamo essere belle, brave, intelligenti ed eleganti“.
Non so quanto ci sia di vero su questa storia della “Ladylike” e sul fatto che la renziana Moretti abbia precisato in altre interviste che la sua intensa attività politica non le consente più di rifarsi le unghie con la dovuta cadenza e di andare con regolarità dall’estetista, mi preme però sottolineare un aspetto puramente politico che riguarda la partecipazione degli elettori del PD alle primarie che si sono appena concluse in Veneto.
Lo scorso anno di questi tempi, era l’Immacolata, in Veneto alle primarie per la scelta del segretario del PD ( tra Renzi, Cuperlo e Civati ) si recarono al voto 178.115 simpatizzanti del PD, mentre ieri per la scelta del candidato alla presidenza della Regione hanno votato in 39.619 e se la matematica non è un opinione il saldo negativo nel giro di 1 anno fa registrare la fuga dalle urne di ben 138.469 elettori o simpatizzanti del PD.
Credo che dati come quelli di ieri dovrebbero far riflettere chi tira le fila di quel Partito Democratico che si sta staccando ogni giorno di più dai suoi elettori dando un’immagine poco credibile a partire dagli esponenti politici che sceglie e promuove per incarichi istituzionali di rilievo.
Capisco che una “ladylike” come la Moretti abbia sentito il bisogno impellente di abbandonare il suo mentore Bersani per salire sul carro del Renzismo ma non sarei così tanto sicuro che il vero popolo della sinistra ( e non solo quello ) non cominci a sentire un po’ di puzza di bruciato sul Renzismo in movimento.
Per Renzi inizia il declino …
Le elezioni regionali tenutesi ieri in Emilia Romagna e Calabria hanno fatto segnare un vero e proprio crollo dell’affluenza alle urne in entrambe le regioni.
La rossa Emilia ha disertato in massa le urne tanto che il dato definitivo relativo ai votanti ha fatto registrare una percentuale del 37,7% contro il 68,06% delle regionali del 2010 e il 70% delle elezioni europee di sei mesi fa.
Un dato che ha dell’incredibile e fa capire in maniera inequivocabile che l’Emilia non è più la regione dove “va sempre tutto bene” e mentre Renzi si trastulla su twitter con un messaggio in cui si compiace per la vittoria ottenuta dal Pd forse sarebbe il caso che qualcuno del suo entourage lo illumini sul fatto che i romagnoli gli hanno appena assestato un sonoro ceffone visto che in soli 6 mesi il suo Pd in Emilia ha perso una marea di voti.
La musica non cambia in Calabria dove la percentuale definitiva dei votanti si è fermata al 44,10% contro il 59,26% delle regionali del 2010.
Quello di ieri non può che essere visto come l’inizio della parabola discendente di un Premier che nonostante la tanto sbandierata politica del fare non riesce a mandare alle urne gli abitanti di quella che da sempre è considerata una vera e propria roccaforte del voto di sinistra.
Poi qualcuno ci spiegherà che si sta parlando di un voto a carattere regionale e non di un test pro o contro il governo, un po’ come in occasione delle elezioni europee di sei mesi fa dove il Pd prese il 40% del 70% dei votanti e il voto diventò di fatto un voto a favore del governo, ma a spoglio in corso il Pd in Emilia prenderà il 48% del 37% dei votanti … ma già, questa è un’altra storia!
Caro Renzi, ma quale burocrazia?
Dopo lo spottone che il Premier Renzi ha fatto domenica pomeriggio alla nazione dalla sua pagina facebook nel quale ha spiegato per benino che la colpa del disastro genovese è da addebitarsi al complesso di intralci burocratici che non hanno permesso la realizzazione dei lavori di messa in sicurezza del Bisagno ecco che spunta fuori ( anticipata dal Tg La7 e pubblicata dal Fatto quotidiano ) la lettera inviata al Premier Renzi il 5 agosto 2014 dai legali della ditta che avrebbe dovuto realizzare i lavori.
Lettera che è rimasta senza risposta!
Caro Renzi, ma quale burocrazia! Lei che ha messo in piedi uno staff super tecnologico che cura nei minimi particolari lanci di tweet, slide e quant’altro possa promuovere a dismisura la sua immagine non è nemmeno in grado di avere un sottoposto che sappia distinguere l’importanza di una comunicazione come quella inviata dagli avvocati genovesi!
Povera Italia, siamo veramente al ridicolo!
Questa la copia della lettera indirizzata al Premier Renzi e pubblicata da il Fatto quotidiano.
Caro Renzi, Genova piange e lei dov’è?
Caro Premier era il 1° di giugno quando lei presenziando al Festival dell’Economia a Trento annunciò come anticipazione del suo futuro “ passo dopo passo “ il varo dello “ Sblocca – Italia “ uno strumento innovativo “ che lascerà fare alla gente quel che vuol fare e consentirà di sbloccare interventi fermi da 40 anni “.
Per rendere più roboante la notizia aggiunse: “ domani scriverò a tutti i sindaci per chiedere di individuare sul loro territorio le questioni bloccate”. Sarà una cabina di regia a palazzo Chigi, con un responsabile ad hoc, a guidare l’azione sul territorio e tutti i Sindaci entro 15 giorni dovranno scrivere a Palazzo Chigi indicando i problemi locali.
Da quel giorno sono passati quattro mesi, mentre ne sono passati quasi otto da quando lei è diventato Premier e tra slide, lanci di twitter e 21 richieste di fiducia in Parlamento per il suo Governo ha trovato anche il tempo per recarsi in visita ufficiale a Tunisi, in Vietnam,Cina e Kazakistan, in America e non da ultimo il tour aziendale di questi giorni in Emilia Romagna che si è concluso a Medolla con il comizio elettorale a favore del candidato del Pd Bonaccini alla guida della Regione.
Genova piange e lei nelle stesse ore in cui il capoluogo ligure è per l’ennesima volta in ginocchio non trova di meglio che recarsi a fare un comizio elettorale per il suo partito anziché andare a far visita ad una città martoriata dalla scellerata condotta dei politici che l’hanno amministrata negli ultimi vent’anni e che guarda caso sono della sua stessa parte politica.
Tre anni fa a esondare furono gli stessi torrenti che hanno provocato la piena in queste ore; il sindaco di allora Marta Vincenzi e altre cinque persone sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo plurimo, disastro, falso e calunnia.
Ma lo sa caro Renzi che i lavori di contenimento e gli interventi di messa in sicurezza dei torrenti che sono nuovamente esondati sono fermi da allora!
Ha sentito caro Renzi le dichiarazioni rilasciate dal Sindaco: “L’allerta? Non era compito del Comune. Se l’allerta fosse stata data, avremmo adottato le misure adeguate. In assenza di un’allerta avevamo pattuglie che stavano monitorando la situazione” o quelle del Governatore Burlando che ha prontamente precisato che alla Regione non possono essere addebitate responsabilità di nessun genere.
Caro Renzi lei che ama così tanto rottamare una classe politica “superata” e non al passo con un Premier che sogna un Paese cool e smart ( ma che a quanto sembra poi richiama al suo fianco il governatore Errani ) ha presente il ruolino di marcia di chi amministra la città di Genova e la regione Liguria?
Claudio Burlando è stato consigliere comunale di Genova dal 1981 al 1993, assessore ai trasporti dal 1983 al 1985, vice-sindaco dal 1990 al 1992 e sindaco dal dicembre 1992 a maggio 1993.
Dal 1996 al 2006 è stato deputato della Repubblica eletto in Liguria, mentre dal 1996 al 1998 ha ricoperto l’incarico di Ministro dei Trasporti e dal 2005 a oggi è Presidente della Regione Liguria.
Marco Doria dal 1978 al 1985 è stato consigliere di circoscrizione nel quartiere genovese di Albaro e poi consigliere comunale di Genova dal 1990 al 1993, mentre ricopre la carica di Sindaco dal maggio 2012.
Caro Premier capisco che sia più facile andare a raccogliere gli applausi a un comizio elettorale piuttosto dei fischi che le avrebbero riservato i cittadini genovesi, ma visti i ruolini di marcia dei due amministratori che hanno avuto in passato e al presente responsabilità dirette nella gestione della città di Genova credo che in attesa di una sua visita ai cittadini genovesi sarebbe opportuna una sua telefonata ai diretti interessati con l’invito come capo del Governo a dimettersi!
Genova l’ennesimo disastro!
Sono passati 44 anni dalla tremenda alluvione del 1970 e ciclicamente la città della lanterna è sottoposta ad alluvioni che la mettono in ginocchio e rendono i cittadini impotenti verso l’ennesima esondazione annunciata.
Tre anni fa la stessa storia e chi avrebbe dovuto fare nulla ha fatto, e puntuale come sempre parte il teatrino dello scaricabarile, non è stata lanciata l’allerta, il Comune non ne può niente e via dicendo mentre la città è nuovamente in ginocchio e la gente stufa di dover salvare il salvabile senza che ancora una volta le istituzioni abbiano messo in atto interventi strutturali per prevenire una tale catastrofe.
Ma questa è l’Italia di una classe politica che in 44 anni non è riuscita a risolvere i problemi di Genova e di tutte quelle città “ a rischio” disseminate per la penisola.
E’ l’Italia che paga 40 euro al giorno a un extra comunitario per mantenerlo servito e riverito ( con tanto di fornitura di sigarette ) in Hotel a spese degli italiani, è l’Italia il cui premier va a festeggiare la festa di San Francesco per conquistare qualche copertina o passaggio tv ma che nulla fa per sbloccare i lavori necessari per scongiurare simili tragedie annunciate, è l’Italia in cui il ministro dell’Ambiente di turno arriva sempre sul posto della tragedia il giorno dopo ma non vi torna mai dopo un anno per vedere cosa realmente si sia fatto per risolvere il problema, è l’Italia la cui classe politica pensa unicamente ai propri interessi personali o di partito e mai e poi mai a quelli del territorio di appartenenza, ragion per cui la “casta” mal gradisce che si voti con le preferenze perché grazie proprio alle preferenze i cittadini di Genova potrebbero mandare a casa chi nulla ha fatto in tutti questi anni per la città, la provincia o la regione che si onora di rappresentare in Parlamento!
Da ligure e da italiano non posso che dire VERGOGNA!
Riforma del Senato – Renzi #ilmiopacco per l’Italia!
Il premier Renzi incurante del ruolo delle opposizioni e del fatto che tre italiani su quattro (il 73%) vogliono un Senato eletto dai cittadini ( sondaggio del 20 luglio commissionato dal Corriere della Sera alla Ipsos ) ha fatto approvare dal Senato della Repubblica la Riforma costituzionale che prevede un Senato delle Istituzioni composto da 100 senatori che non saranno più eletti direttamente dai cittadini.
Nei giorni scorsi Flipper Renzi aveva accusato gli attuali senatori di non volere le riforme perché attaccati alle poltrone, ma nella realtà oggi il Senato ha votato la Riforma della “paura”, non quella di perdere l’attuale poltrona ma bensì quella di garantirsi con un voto compiacente una qualche poltrona futura!
Del resto che il Governo e la maggioranza che lo sostiene, a partire dal Pd, abbiano puntato una pistola alla testa dei loro senatori durante i lavori parlamentari è un fatto accertato e la prova del nove è comparsa ogni volta che in aula si è fatto ricorso al voto segreto che ha visto Governo e maggioranza sempre regolarmente battuti.
Il Premier Renzi da buon venditore di fumo ha voluto a tutti i costi questa riforma per poter consegnare agli italiani dopo il bonus degli 80 euro un vero e proprio pacco dono con la dedica che questa riforma cambierà l’Italia!
A cosa siano serviti gli 80 euro lo ha certificato nero su bianco l’Istat che ha parlato di “ Italia in recessione tecnica “ a fronte di un ulteriore calo del 0,2% del Pil ( il dato peggiore degli ultimi 14 anni ), mentre Pinocchietto Renzi quando enunciò il bonus fece previsioni di un +0,8% minimo.
Per la Riforma del Senato Pinocchietto Renzi l’ha buttata ancora una volta sui soldi evocando il risparmio di futuri 50 milioni di euro per le casse dello Stato!
Una goccia d’acqua a fronte di un bilancio del Senato ( bilancio consuntivo 2011) di 546 milioni di euro e di un bilancio della Camera dei Deputati ( bilancio consuntivo 2011 ) di 1 miliardo e 70 milioni di euro, per un totale tra i due rami del Parlamento di 1 miliardo 626 milioni di euro di spese annue!
I 50 milioni di euro che Pinocchietto Renzi asserisce di far risparmiare allo Stato avrebbe potuto tranquillamente risparmiarli facendo gli opportuni tagli alle spese del Senato, dove si spendono annualmente per alcune tra le innumerevoli voci :
23,5 milioni di euro di rimborsi per segretari particolari, consulenze per il Consiglio di Presidenza, cerimoniale, studi e ricerche; 8,5 milioni di euro per Comunicazioni istituzionali ( di cui 4,5 milioni per la stampa degli atti parlamentari ) – per la cronaca il Parlamento polacco ha da tempo abolito ogni forma di atto cartaceo mediante la fornitura di un Ipad a ciascun singolo deputato; 2,5 milioni di euro per l’assicurazione dei senatori; 8 milioni di euro per servizi di trasporto e spedizione; 5,5 milioni di euro per spese di pulizia e facchinaggio; 13,5 milioni di euro per la diaria ai senatori.
Appare del tutto chiaro che non sia ammissibile barattare la libertà democratica di ogni singolo cittadino a cui verrà precluso il diritto di votare i propri rappresentanti con la scusa di favorire un risparmio marginale per le casse dello Stato, non fosse altro per il fatto che a tutti i nuovi senatori le spese che sosterranno per l’esercizio delle loro funzioni verranno rimborsate dagli organi territoriali di competenza ( leggasi Regioni e Comuni) e quindi dallo Stato, oppure c’è qualcuno che immagina un consigliere regionale pagarsi di tasca propria tutte le spese che dovrà sostenere per raggiungere Roma e per soggiornarvi durante i lavori parlamentari.
E’ chiaro che si tratterà di un Senato di nominati e capace nello specifico di dare un’ampia maggioranza alla sinistra, ma vediamo con una semplice simulazione come sarebbe composto ad oggi il nuovo Senato delle Istituzioni che conterà 100 senatori di cui 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 persone illuminate la cui nomina spetterà al Presidente della Repubblica.
Partendo dai sindaci dei capoluoghi di regione avremo : 16 senatori del centro-sinistra ( Aquila, Napoli, Bologna, Trieste, Roma, Genova, Milano, Ancona, Campobasso, Torino, Bari, Cagliari, Palermo,.Firenze, Trento, Bolzano ), 3 senatori del centro-destra ( Potenza, Catanzaro, Perugia ), 1 senatore autonomista ( Aosta ), 1 senatore non presente in quanto Venezia è commissariata.
Per quanto riguarda invece i 74 senatori nominati dai consigli regionali ( ogni regione dovrà avere non meno di 2 senatori ) su base proporzionale agli abitanti di ciascuna regione dovrebbero entrare nel nuovo Senato 44 senatori di centro-sinistra e 30 senatori di centro-destra.
Avremo così un Senato delle Istituzioni in cui il centro-sinistra avrà la maggioranza assoluta con 60 senatori mentre il centro-destra potrà contare su 33 senatori, gli autonomisti 1 più i 5 di nomina presidenziale.
Questi senatori tra cui rivedremo presumibilmente Fassino, Burlando, Orlando, Vendola, Zaia, Maroni, DeMagistris, Pisapia, Nardella, Chiamparino e Serrachiani saranno chiamati tra le altre cose a votare il prossimo Presidente della Repubblica e appare del tutto evidente lo squilibrio che potrà generare una Camera di nominati dalle segreterie dei partiti.
E così mentre Pinocchietto Renzi ci dona #ilmiopacco per l’Italia il nostro Paese è in recessione e nessuno di chi lo governa a partire da chi si vanta di poter fare le riforme perché “ Silvio c’è “ ( come gli ha ricordato in aula il senatore Romani di Forza Italia ) ha uno straccio di voglia di mettere mano alle vere riforme di cui questo Paese avrebbe bisogno!
A volte ritornano … NO al Renzismo!
In questi giorni così importanti per il futuro della nostra Repubblica il Premier Renzi, con la complicità dei senatori del suo partito e di quelli che sostengono il suo Governo in maniera palese o subdola, come i rappresentanti del Pdl, nonché la parzialità del Presidente del Senato e del Presidente della Repubblica che hanno abdicato al loro ruolo di “super partes“, sta mandando in onda un film già visto nel 1922 quando Mussolini prese il potere nel nostro Paese.
Le premesse per un’azione del genere c’erano tutte e potevano essere intuibili e immaginabili già dal passaggio con cui Renzi liquidò a suon di twitter il malcapitato Letta, è proprio in quel momento che nasce il Renzismo.
Ma cos’è il Renzismo al di là del Dire, Fare, Amare se non una sete di potere e di ambizione sfrenata di un politico che si circonda di soggetti servizievoli e del tutto marginali nonché obbedienti e incapaci di fargli ombra e quindi mai e poi mai programmati per oscurarne la leadership!
Basti pensare a politici emergenti del calibro di Gori e Civati che dotati di un notevole carisma sono stati relegati a posizioni del tutto marginali; Gori si è dovuto auto relegare al confino come Sindaco di Bergamo e Civati è stato di fatto reso impalpabile nella direzione del Pd.
Il Renzismo nella sua prima fase di avvio è stato un mix di slogan e promesse lanciate attraverso i social elevando alla massima potenza la funzione degli hastag che raccontano di un Paese che non c’è, fatto di positività fasulla che traspare da una sorta di venerazione del “fare“ e poco importa se poi a ben vedere il fare, agire, approvare, lanciati a colpi di parole precedute da un # a mo’ di timbro non siano altro che una sorta di illusione con cui trasmettere agli elettori la sensazione che tutto cambia quando invece al contrario nulla cambia e niente si muove!
Esaurita la prima fase basata solo ed unicamente su promesse non mantenute il Premier Renzi con la complicità del Pd passa alla seconda fase del suo piano che porterà all’abolizione delle libertà democratiche e alla realizzazione di una dittatura autoritaria.
L’aspetto più assurdo e subdolo di questa manovra anti democratica è che quella parte politica che oggi è al governo, solo ieri dai banchi dell’opposizione urlava intonando Bella Ciao: La Costituzione Italiana è un capolavoro e non si tocca, giù le mani dalla Carta Costituzionale!
Un progetto che vuole minare la democrazia del Paese dando vita a un Senato non eletto dai cittadini ma dalle segreterie dei partiti che avrà come conseguenza un Presidente della Repubblica nominato dai partiti e da una Camera eletta sui listini bloccati dei partiti.
A chi giova tutto questo? Di certo non ai cittadini perché lo stravolgimento delle regole democratiche e della Costituzione servono unicamente a prevenire futuri conflitti sociali e a conferire un potere forte ad una sola persona: il capo (a suo tempo chiamato duce) a cui in futuro sarà più facile non mantenere le promesse fatte per ottenere consensi e reprimere di conseguenza le manifestazioni di dissenso relegando ad un ruolo ininfluente le opposizioni all’interno delle istituzioni parlamentari.
Non ho vissuto in prima persona il ventennio fascista ma ho ben chiaro come il Fascismo prese il potere e lo consolidò attraverso sei semplici passaggi che ritrovo tutti, nessuno escluso, nel Renzismo :
1) NO al voto popolare ( Renzi non è stato eletto dal popolo );
2) Decide il Re chi mettere alla guida del Governo ( Renzi è diventato Premier nominato dal Presidente della Repubblica senza passare attraverso regolari elezioni );
3) Le opposizioni vengono di fatte azzerate ( è quello che sta accadendo in Senato nelle votazioni sulla Riforma del Senato );
4) Premio di maggioranza al partito che riceve più voti ( è quanto previsto dall’Italicum che assegna un premio di maggioranza spropositato al partito che vincerà le elezioni);
5) Abolizione delle preferenze ( è quanto previsto dall’Italicum che toglie ai cittadini la possibilità di indicare la preferenza per il proprio candidato mantenendo di fatto una Camera dei Deputati di nominati);
6) Abolizione di una delle due Camere ( è quello che vuole imporre Renzi con l’abolizione del Senato per sostituirlo con il Senato delle Autonomie dove i senatori non verranno più votati dai cittadini ma saranno nominati dalle segreterie dei partiti attraverso i consigli regionali; l’esatta fotocopia della Camera dei Fasci e delle Corporazioni che sostituì la Camera dei deputati dal 1939 al 1943, i cui membri non più denominati deputati ma consiglieri nazionali, non venivano eletti dal popolo, ma ne facevano parte di diritto in quanto componenti:del Gran Consiglio del Fascismo, del Consiglio Nazionale del Partito Nazionale Fascista e del Consiglio Nazionale delle Corporazioni.
Poiché a volte ritornano mi viene spontaneo dire NO al Renzismo!