Segovia – il Mesonero Mayor de Castilla

CastillaSe avete in programma un viaggio in Spagna e nel vostro itinerario è prevista una sosta in Castilla y León, la comunità autonoma più estesa della penisola iberica e la terza dell’Unione Europea, vi consiglio caldamente di fare tappa a Segovia famosa per il suo acquedotto romano, ma anche per i suoi celebri maialini da latte, vale a dire maiali che sono stati alimentati solamente con latte materno e che non hanno più di tre settimane.
La Mesón de Cándido è un classico ristorante castigiano che si autodefinisce, non a torto, il “Mesonero Mayor de Castilla” e che dal 1886 delizia il palato dei suoi commensali con una cucina che ha mantenuto inalterata nel tempo tutta la sua classicità.
La Mesón de Cándido propone un menu alla carta ampio e variegato dove potrete trovare i piatti tipici della cucina spagnola e castigliana, tra cui : Jamòn de Guijuelo de Bellota, Tabla de quesos de Castilla y León, Menestra de verduras con Jamòn Ibérico, Bacalao en crema de ajo arriero, Gambas a la plancha, Pollo de Corral en pepitoria, Tarta de ponche csegoviano, Torrija de leche caramelizada; ma la comida che da sola vale il viaggio è lo spettacolare Cochinillo asado al estilo de Cándido.
Il Cochinillo è un maialino da latte che non ha più di tre/quattro settimane che viene condito solamente con burro, acqua e sale, prima di essere cotto in un forno a legna a una temperatura di 180° gradi per circa 40 minuti circa da ambo i lati.
Il maialino dopo essere stato preparato viene inserito in un tegame di coccio con sul fondo delle assi di legno che consentono durante la cottura alla carne di non attaccarsi al fondo del tegame.
Per sapere se il Cochinillo è tostato e croccante all’esterno e molto tenero all’interno ci si affida alle parole di Cándido: “quando colpiamo la pelle con le nocche e suona come la pelle di un tamburo”, la cottura è avvenuta correttamente.
Oltre alla bontà del Cochinillo la vera sorpresa è quella del rito con cui vi verrà servito, una presentazione che riveste quasi la stessa importanza della materia prima.

Il Cochinillo vi verrà presentato all’interno di un tegame di coccio da un cuoco armato di un comune piatto di ceramica e proprio con questo piatto il cuoco taglierà il maialino con una precisione quasi chirurgica, e il piatto terminata la sua funzione di trinciatore verrà scaraventato a terra dal cuoco in un gesto quasi liberatorio per augurare una buona comida ai suoi ospiti.
Questo modo un po’ insolito di servire il maialino è nato per una doppia casualità e lo si deve al celebre locandiere Cándido López che lo fece diventare di moda negli anni ’30.
Mentre stava presentando al tavolo ad alcuni clienti il Cochinillo, Cándido si accorse di aver dimenticato il coltello in cucina e fu allora che ebbe l’intuizione di tagliare il maialino con il bordo del piatto, dimostrando in tal modo anche l’estrema morbidezza e delicatezza della sua carne.
I commensali applaudirono e da quel giorno un aneddoto si trasformò in tradizione e quando questo modo di tagliare il maialino divenne ormai estremamente diffuso, in un’occasione, il piatto usato per il taglio scivolò di mano a Cándido e si ruppe in mille pezzi a terra, mentre i clienti applaudirono con entusiasmo, pensando che questo facesse parte della cerimonia di presentazione.
Da allora a Segovia non c’è alcun locandiere che si consideri tale che non imiti il maestro.
La città di Segovia ha voluto ricordare con una statua Cándido, un suo cittadino così particolare e all’avanguardia, che l’ha resa un centro gastronomico di prima grandezza in Castilla y León.
Il monumento a Cándido, Mesonero Mayor del Reino de Segovia (Grande locandiere del regno di Segovia), si trova all’incrocio tra le strade Ezequiel González e Sancti Espíritu e, non poteva essere altrimenti, lo ritrae nel momento in cui inizia a trinciare quattro maialini.

Mesón de Cándido
Plaza del Azoguejo, 5
Segovia

Oggi è il Carbonara day – 6 aprile 2025

Oggi si celebra il #CarbonaraDay, che è in pratica la “spaghettata social” più grande del mondo dedicata alla ricetta di pasta più amata e condivisa

Il Carbonara Day a cinque anni dal lancio sui social dai pastai di Unione Italiana Food che lo hanno ideato supportati da IPO – International Pasta Organisation ha raggiunto una platea potenziale di 1,7 miliardi di persone e generando ad oggi quasi 1,6 milioni di contenuti su Instagram aventi come hastag #Carbonara

E’ diventato in pratica un appuntamento imperdibile per media, cuochi, food influencer e per quanti amano condividere opinioni su questo piatto che talvolta ha generato non poche discussioni sul rapporto tradizione e contaminazione in cucina

Da una parte i puristi, quelli che ammettono una sola maniera per prepararla e 5 ingredienti canonici: pasta,guanciale,pecorino,uovo e pepe e dall’altra gli innovatori che considerando la pasta un piatto oltremodo versatile ritengono che non si debbano porre limiti alle reinterpretazioni di questa ricetta

La verità dove sta? Come spesso accade nel mezzo e quindi si può tranquillamente affermare che non esiste la carbonara perfetta, ma quella “perfetta per me “ a patto che l’autore rispetti lo spirito della ricetta originale

Ma quando è nata la Carbonara? Sembra che la sua nascita sia dovuta nel 1944 all’incontro tra la pasta italiana e gli ingredienti delle “Razione K” dei soldati americani che contenevano tra le altre cose anche tuorlo d’uovo in polvere e bacon; sembrerebbe che i soldati americani risalendo la Penisola accompagnassero alla pasta questi due ingredienti per integrare la dose di carboidrati

Ed è curioso che l’inventore della “Razione K” fu proprio quell’ Ancel Keys che molti anni dopo fu lo scopritore la celeberrima “dieta meditteranea”

Vi è poi una seconda ipotesi che racconta di carbonai appenninici ( carbonari in romanesco) che la preparavano usando ingredienti facilmente reperibili e soprattutto a lunga conservazione e in questo caso la carbonara non sarebbe null’altro che l’evoluzione del piatto “ cacio e ova “ di origini laziali e abruzzesi

Ultima ma prima per datazione l’ipotesi che ricondurrebbe la genesi della ricetta alla cucina napoletana, andando a scovare nel trattatoCucina teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti del 1837 una possibile origine della pietanza

Per partecipare all’evento virtuale le regole sono semplici: il 6 aprile, a partire dalle ore 12 basterà seguire gli hashtag #CarbonaraDay e #CarbonaraSharing e cimentarsi in dirette video, condividere opinioni, foto e consigli su Instagram, Facebook e Twitter, nel segno di un piatto all’insegna dell’inclusione.

La ricetta tradizionale

Pasta di semola di grano duro da cuocere in acqua salata (i formati più frequenti sono spaghetti e rigatoni), uova, pepe e pecorino grattugiato da aggiungere dopo la cottura e guanciale tagliato a striscioline

E la vostra ricetta?

Today we celebrate the #CarbonaraDay, which is basically the largest “social spaghettata” in the world dedicated to the most loved and shared pasta recipe

Carbonara Day five years after the launch on social networks by the Unione Italiana Food pasta makers who created it supported by IPO – International Pasta Organization has reached a potential audience of 1,7 billion people and today generating almost 1.6 million contents on Instagram having as hastag #Carbonara

In practice, it has become an unmissable event for media, cooks, food influencers and for those who like to share opinions on this dish which has sometimes generated quite a few discussions on the relationship between tradition and contamination in the kitchen

On the one hand the purists, those who admit only one way to prepare it and 5 canonical ingredients: pasta, bacon, pecorino, egg and pepper and on the other the innovators who considering pasta an extremely versatile dish believe that no limits should be placed on reinterpretations of this recipe

Where is the truth? As often happens in the middle and therefore it can be safely said that there is no perfect carbonara, but the one “perfect for me” as long as the author respects the spirit of the original recipe

But when was Carbonara born? It seems that its birth is due in 1944 to the encounter between Italian pasta and the ingredients of the “K Ration” of American soldiers which also contained powdered egg yolk and bacon among other things; it would seem that the American soldiers going up the peninsula accompanied these two ingredients to the pasta to supplement the dose of carbohydrates

And it is curious that the inventor of the “K Ration” was precisely that Ancel Keys who many years later was the discoverer of the famous “Mediterranean diet”

There is also a second hypothesis that tells of Apennine charcoal burners (carbonari in Roman dialect) who prepared it using easily available and above all long-life ingredients and in this case the carbonara would be nothing more than the evolution of the dish “cacio e ova” of Lazio and Abruzzo origins

Last but first by dating the hypothesis that would bring the genesis of the recipe back to Neapolitan cuisine, finding in the treatise “Theoretical-practical cuisine” by Ippolito Cavalcanti of 1837 a possible origin of the dish

To participate in the virtual event, the rules are simple: on April 6, starting at 12 noon, just follow the hashtags #CarbonaraDay and #CarbonaraSharing and try your hand at live videos, share opinions, photos and advice on Instagram, Facebook and Twitter, of a dish dedicated to inclusion

The traditional recipe

Durum wheat semolina pasta to be cooked in salted water (the most frequent formats are spaghetti and rigatoni), eggs, pepper and grated pecorino to add after cooking and bacon cut into strips

Spaghetti 320 g

Tuorli di uova medie 6 p

Pepe nero q.b.

Guanciale o Pancetta 150 g

Pecorino Romano 50 g

And your recipe?

 

Pippi Calzelunghe 80 anni e non sentirli!

pippi7«Alla periferia della minuscola città c’era un vecchio giardino in rovina, nel giardino c’era una casa, e nella casa abitava Pippi Calzelunghe.»
Chissà quante persone nel mondo avranno letto almeno una volta l’incipit con cui Astrid Lindgren li ha catapultati nelle mirabolanti avventure della peste con le trecce rosse!
E pensare che fu Karin, la figlia di Astrid Lindgren, a chiederle una sera del 1941: “Raccontami la storia di Pippi Calzelunghe!”
La piccola era malata di polmonite e voleva sentire una storia che la facesse divertire ed essendo un nome insolito quello scelto da Karin, la madre decise di raccontare una storia insolita su una ragazza insolita, così forte da poter sollevare un cavallo se lo voleva.
La storia divenne poi un libro nel 1944 quando la Lindgren, grazie alla slogatura di una caviglia, che la confinò in casa, ebbe finalmente il tempo di scriverla.
Quest’anno si festeggiano i primi 80 anni dall’anno in cui le avventure di Pippi furono edite nel 1945 (Pippi Långstrump edizione Rabén & Sjögren) ; da allora i libri di Pippi sono stati tradotti in 70 lingue, dall’arabo allo zulu, e venduti in circa 60 milioni di copie, in più di 100 Paesi nel mondo.
Pippi Calzelunghe è stata trasformata in otto film, due serie televisive, due film per la televisione e numerosi spettacoli teatrali, ha ispirato tesi accademiche ed è stata interpretata nel mondo da tutti i punti di vista possibili e immaginabili.
Ovviamente sarà festa grande a Vimmerby nello Småland, regione del sudest, dove si potranno seguire le orme della scrittrice per sperimentare dal vivo i suoi racconti nel parco teatrale “Il mondo di Astrid Lindgren” (Astrid Lindgrens värld), visitare la sua casa natale a Näs, o vedere le abitazioni e le fattorie che attraverso le immagini cinematografiche hanno fatto il giro del mondo.
Il Parco teatrale celebra il 80° compleanno di Pippi con un ricco programma di attività durante i mesi estivi. Nel parco si possono incontrare i più amati personaggi dei romanzi dal vivo e gli attori che li interpretano si mescolano ai visitatori coinvolgendoli in gag e mettono in scena spettacoli che hanno come protagonisti Pippi Calzelunghe, Emil il terribile, Ronja, la figlia del brigante.
Vimmerby, che si trova a circa 285 a sud di Stoccolma, è la cittadina in cui Astrid Lindgren è cresciuta, ed è anche il luogo in cui è stata sepolta. Il paesino non è mutato molto durante l’ultimo secolo e passeggiando lungo le vie del centro si possono rivivere gli stessi ambienti da cui la scrittrice ha tratto ispirazione per le sue opere: i vicoli di Kalle Blomkvist, il mercato di Emil, la casa col negozio di caramelle di Pippi.
Pippi Calzelunghe per gli svedesi è una sorta di eroe nazionale, ma anche un must per i bambini di tutto il mondo che l’hanno amata anche grazie alla serie Tv trasmessa dalla Rai per la prima volta nel 1970 in cui l’orfanella di nove anni, interpretata dall’indimenticabile Inger Nilsson, (con la mamma in cielo, e il papà impegnato a fare il pirata nei mari del Sud) che vive sola a Villa Villacolle in compagnia di un cavallo (Zietto) e di una scimmietta (Signor Nilsson) è entrata in maniera dirompente nel mondo dei bambini, fornendo a molti di loro grandi spunti d’ispirazione e una irresistibile voglia di vivere all’insegna del divertimento ma anche una notevole forza d’animo nel proteggere i più deboli e vulnerabili.

Per maggiori informazioni sul Parco “Astrid Lindgrens värld ” e sulla regione in cui si trova Vimmerby si possono consultare : www.alv.se   e www.visitsmaland.se
Il Parco sarà aperto giornalmente dalle 10 alle 17 fino al 31 agosto e tutti i fine settimana di settembre.

astridAstrid Ericsson Lindgren ( 1907 – 2002 )
Astrid Ericsson nasce nel 1907 a Näs, una fattoria vicino alla piccola città di Vimmerby, nel Sud della Svezia.
Solo nel 1931, in seguito all’unione con Sture Lindgren, diventerà la celebre Astrid Lindgren.
Pippi Calzelunghe ed Emil sono i suoi libri più noti ma Astrid scrisse più di 115 altri racconti, inclusi gialli, racconti di avventura, fantasy e lavori per la televisione svedese e il cinema.
Le sono stati assegnati numerosi premi per il suo lavoro tra i quali il Premio Hans Christian Andersen nel 1958, il Lewis Carroll Shelf Award nel 1973 per Pippi Calzelunghe, il International Book Award dell’UNESCO nel 1993 e il Right Livelihood Award (conosciuto anche come “Premio Nobel Alternativo”) nel 1994, oltre a numerose altre onorificenze e lauree honoris causa di numerose università.
L’Accademia che assegna il Premio Nobel non ritenne mai di doverle assegnare l’ambito riconoscimento perché non volle mai considerare una scrittrice per bambini alla pari di altri autori.
Per protesta il Governo svedese donò, in occasione del suo 90˚ compleanno, 7,5 milioni di corone alla fondazione creata per la tutela delle sue opere, in pratica la stessa cifra che ricevevano i vincitori dei premi Nobel.
Fu molto impegnata nella difesa dei diritti dei bambini e degli animali.

Per celebrare gli 80 anni dalla pubblicazione di Pippi Calzelunghe, la casa editrice Salani ha lanciato una edizione speciale del romanzo, disponibile in libreria da martedì 25 marzo.

 

Buon Natale – Hyvää joulua – Merry Christmas naif 2024

Auguri di Buon Natale – Hyvää joulua –  Merry Christmas – Feliz Navidad 

con un collage di opere naif e un Aiku natalizio

with a collage of naive works and a Christmas Aiku

 

Nel presepe cresce l’attesa
tra foglie di agrifoglio
giungono i doni

The wait grows in the manger
between holly leaves
the gifts arrive

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Galway – 70° International Oyster & Seafood Festival

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Galway la cittadina irlandese amata da scrittori ed artisti, centro della cultura gaelica e della musica tradizionale ospiterà dal 27 al 29 settembre 2024 la 70° edizione del Festival Internazionale delle ostriche e dei frutti di mare.
Il più vecchio Festival al mondo dedicato alle ostriche fu lanciato nel settembre del 1954 da Brian Collins, manager del Great Southern Hotel (oggi chiamato Hotel Meyrick).
Dal 1968 all’interno della manifestazione ha fatto la sua comparsa il Campionato mondiale di apertura delle ostriche (a cui partecipano concorrenti provenienti da più di 20 Nazioni ) che ogni anno decreta come vincitore chi riuscirà ad aprire nel minor tempo possibile 30 ostriche; il record mondiale (a tutt’oggi imbattuto) appartiene a Willie Morans che nel 1977 aprì le 30 ostriche in 1 minuto e 31 secondi, mentre il vincitore della prima edizione fu John Cummins con il tempo di 3 minuti e 34 secondi.
festivalgalway6The Galway International Oyster & Seafood Festival che porta tanta notorietà a Galway si tiene ogni anno nel mese di settembre quando si possono gustare le prime ostriche della nuova stagione.
La stagione delle ostriche inizia infatti a settembre, poiché la regola vuole che le ostriche migliori siano consumate nei mesi che hanno una ” r “ nel nome, e quindi da settembre ad aprile.
E’ il Festival ad hoc per chi ama le ostriche (quelle irlandesi sono particolarmente deliziose) per cui grandi scorpacciate di ostriche alla tartara e fiumi di birra Guinness per chi deciderà di trascorrere l’ultimo week end di settembre a Galway.
Il programma del Festival prevede anche un interessantissimo Seafood Trail che consentirà agli amanti dei frutti di mare di assaggiarli nei principali ristoranti che hanno aderito all’iniziativa ( consultare la relativa cartina ).
Il successo del Festival è sancito dall’aver saputo richiamare durante le varie edizioni oltre mezzo milione di visitatori che hanno consumato più di 3 milioni di ostriche innaffiate con fiumi di birra Guinness e Champagne.

Per maggiori informazioni:
http://galwayoysterfestival.com/

Galway, the Irish town loved by writers and artists, center of Gaelic culture and traditional music, will host the 70th edition of the International Oyster and Seafood Festival from 27 to 29 September 2024.
The oldest oyster festival in the world was launched in September 1954 by Brian Collins, manager of the Great Southern Hotel (now called Hotel Meyrick).
Since 1968, the World Oyster Opening Championship (in which competitors from more than 20 countries participate) has made its appearance within the event, which each year decides as the winner who will be able to open 30 oysters in the shortest possible time; the world record (still undefeated) belongs to Willie Morans who in 1977 opened the 30 oysters in 1 minute and 31 seconds, while the winner of the first edition was John Cummins with a time of 3 minutes and 34 seconds
The Galway International Oyster & Seafood Festival which brings such notoriety to Galway is held every year in September when the first oysters of the new season can be tasted.
In fact, the oyster season begins in September, as the rule dictates that the best oysters are consumed in the months that have an “r” in their name, and therefore from September to April.
It is the festival ad hoc for those who love oysters (the Irish ones are particularly delicious) for which a large feast of tartare oysters and rivers of Guinness beer for those who decide to spend the last weekend of September in Galway.
The Festival program also includes a very interesting Seafood Trail that will allow seafood lovers to taste them in the main restaurants that have joined the initiative (see the relevant map).
The success of the Festival is sanctioned by having been able to attract over half a million visitors during the various editions who have consumed more than 3 million oysters washed down with rivers of Guinness beer and Champagne

For more information:
http://galwayoysterfestival.com/

 

Seafood trail

 

 

Isole Faroe – meraviglie sconosciute nell’Atlantico

Quanti di voi hanno mai sentito parlare delle Isole Faroe? Se non le conoscete non è poi così strano considerato che non appaiono addirittura su alcune carte geografiche e quando ci sono vengono localizzate con alcuni puntini difficilmente riconoscibili a occhio nudo!
Se posso aiutarvi a immaginarle vi suggerisco di pensare a un paese con paesaggi mozzafiato, l’aria decisamente fresca e una cultura più che interessante.
Sono piccole e disperse nel mezzo del Nord Atlantico, ma è proprio la loro ridotta dimensione che consente al viaggiatore di esplorarle e viverle intensamente anche in un periodo limitato di tempo; sono facilmente raggiungibili con i nuovi voli diretti da Milano in sole 4 ore di volo.

20110606-184829-1Migliori isole al mondo
Qualche anno fa la rivista di viaggio americana National Geographic Traveler chiese a 500 esperti di viaggi di partecipare ad un sondaggio per trovare la miglior comunità di isole nel mondo; il sondaggio si basava sull’integrità del luogo e su quello che rende una destinazione unica.
Furono classificate ben 111 isole differenti e le Isole Faroe raggiunsero il vertice della classifica come destinazione isolare numero uno al mondo e furono definite come: autentiche, incontaminate e con un’alta probabilità di restare tali a lungo.
Nel mezzo del Nord Atlantico troverete un paese in cui la natura è una selvaggia esplosione di verde che si perde in un oceanico abbraccio marino e dove la popolazione vive in un affascinante contrasto tra modernità e tradizioni culturali antiche.
In queste terre selvagge vivono 50mila abitanti e un esercito decisamente più numeroso di pecore, poi ci sono gli uccelli – un’incredibile varietà – pulcinelle di mare, sule e procellarie, che riempiono di colori e suoni incantati questo angolo di paradiso per i bird watcher che arrivano da ogni angolo del mondo per osservarli.

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The smallest capital in the world
Tórshavn è la più piccola capitale del mondo, ma capace di offrire tanti servizi, dagli hotel 4 stelle ai negozi di design locale, oltre a ottimi ristoranti che servono cibo a base di prodotti locali.
Molto caratteristica è la parte vecchia della città, Reyni, colorata dalle tante casette costruite in legno e con i tetti d’erba, che rendono il quartiere molto pittoresco; anche Tinganes, dove risiede il governo è un importante punto di riferimento per la capitale.
Per gli amanti dell’arte c’è da visitare il museo Listaskalin, con mostre permanenti di dipinti e arte faroese contemporanea, oppure la Casa del Nord, un centro culturale dedicato all’intera Scandinavia, dove regolarmente si svolgono concerti, spettacoli e mostre temporanee di pittura.
Le Isole Faroe dispongono di un’ottima rete di collegamenti interni, tramite strade, ponti e tunnel sott’acqua, che permettono al turista di visitare tutte le parti delle isole e di vivere il contrasto evidente che vi è tra la capitale e i villaggi di pescatori.

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Bird watching
Tutta la costa ovest e in particolare l’isola di Mykines è un vero paradiso per gli amanti del bird watching, con migliaia di pulcinelle di mare, sule e molti altri uccelli marini che si possono ammirare da vicino, sostando sulle barche, facendo escursioni sulle maestose scogliere o semplicemente passeggiando nella natura.
Sulle Isole Faroe sono state identificate ben 300 specie di uccelli, dei quali un centinaio sono specie di uccelli migratori abituali del Nord Atlantico; in primavera e in autunno, periodi nei quali le Faroe sono la meta meno esplorata dai bird watcher, in realtà si possono ammirare alcune delle specie più rare.

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Non c’è niente di meglio di un’escursione tra i paesaggi mozzafiato, dove poter assaporare l la tranquillità e respirare l’aria chiara e pulita a pieni polmoni.
Pur essendo piccole, le Isole Faroe offrono tante opportunità di escursioni e gite, dai vecchi sentieri che collegano i piccoli villaggi, ai percorsi di montagna con vista sull’oceano, accompagnati dal canto degli uccelli e circondanti da pecore e manti di erba verde.
In primavera e in estate vengono organizzate una serie di escursioni giornaliere nell’area intorno a Tórshavn e Kirkjubø, e sulle varie isolette, con guide del posto esperte ed appassionate.
Tra le mete più gettonate e spettacolari vi sono: le alte scogliere di Djupini, la zona di Akraberg con il famoso faro sulla punta più a sud, e l’isola di Stóra Dímun, abitata da una sola famiglia, un’occasione unica per scoprire da vicino la vita della gente locale e godere del calore e dell’ospitalità che i Faroesi sanno riservare ai visitatori che approdano sulle loro coste.

Come arrivare
Le Isole Faroe sono comodamente raggiungibili in aereo, con voli diretti tutto l’anno dalla Danimarca, dall’Inghilterra, dall’Islanda e dalla Norvegia.
In estate Atlantic Airways opera anche un volo diretto da Milano Malpensa (4 h) una volta alla settimana, il sabato (dal 29 giugno al 28 agosto), da Copenaghen Atlantic Airways opera voli giornalieri, mentre da Billund ci sono da 2 a 5 collegamenti alla settimana, a seconda della stagione.
L’aeroporto di Vagar si trova a 56 km dalla capitale Thorshavn, situata sull’isola di Streymoy, e per raggiungere la città viene assicurato un servizio di pullman ogni ora; il biglietto, dal costo di 100 corone faroesi/13,50 € include la traversata in traghetto per l’isola di Streymoy.
Le Faroe sono raggiungibili ovviamente anche via mare: da Hirtshals, nello Jutland del Nord, ci sono collegamenti diretti 2 volte a settimana durante l’estate e una volta durante l’inverno, con il traghetto ” Norröna ” della compagnia Smyril Line ( 38 ore di traversata ); lo stesso traghetto naviga anche dall’Islanda alle Isole Faroe una volta a settimana durante l’estate.

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ITALIA .. adesso tutti a casa

Una prestazione imbarazzante contro la Svizzera chiude un europeo da incubo per una nazionale che è la fotografia disarmante di quello che sa esprimere oggi il calcio italiano.
Due eliminazioni nelle ultime qualificazioni ai mondiali e il disastro odierno relegano ad un fatto episodico la vittoria dell’Italia di Mancini nell’europeo post pandemia.
La nazionale in Italia sa cementare il tifo di milioni di italiani ma ha tra i suoi più grandi nemici i presidenti delle squadre di club.
Serie A,B e C pullulano di giocatori stranieri che vengono ingaggiati dai presidenti che si giovano per tali ingaggi di bonus fiscali che fanno risparmiare soldi a beneficio dei bilanci societari.
Un tale comportamento fa sì che una marea di giovani calciatori italiani non trovino spazio come titolari in prima squadra con la conseguenza che non potendo giocare con continuità non riescono ad accrescere il loro bagaglio tecnico.
Potrei capire l’ingaggio di campioni di provata bravura ( in numero comunque limitato) che possano alzare il livello tecnico delle squadre, ma non riesco a comprendere l’ingaggio di una marea di modesti giocatori stranieri che nulla portano all’ innalzamento della qualità del gioco.
Questo pomeriggio la nazionale è riuscita a far sembrare la Svizzera al pari del Brasile, ricevendo sul piano del gioco una lezione a dir poco umiliante.
Nessuno è esente da colpe e la logica vorrebbe che per ripartire sia prima necessario azzerare tutto il movimento partendo dai vertici della Federazione e proseguendo con la conduzione tecnica che ha dimostrato di non essere riuscita ad inquadrare sul piano tecnico-tattico nessuna delle quattro partite disputate.

Irlanda del Nord – Carrick-a-Rede una via per la memoria

welcomeSe siete in Irlanda e vi siete inoltrati nella parte a nord dell’isola non potete perdervi una escursione al ponte di corda di Carrick-a-Rede (Rope Bridge in inglese), una delle principali attrazione turistiche dell’Irlanda del Nord che richiama oltre 250.000 visitatori all’anno.
Questo ponte sospeso in corda, collega l’isolotto di Carrick Island alla terra ferma e si trova lungo la famosa Causeway Coast (un’area nota per l’eccezionale bellezza naturalistica) vicino al villaggio di Ballintoy, nella contea di Antrim, è lungo 20 metri, e fissato ad una scogliera molto suggestiva ad un’altezza di circa 30 metri.
Una volta giunti sull’isolotto da lì si possono ammirare l’isola di Rathlin e le coste della Scozia.
Il ponte era stato costruito originariamente ( si narra che il primo ponte abbia visto la luce circa 350 anni fa ) per permettere ai pescatori di accedere all’isola, dove per centinaia di anni hanno rischiato la vita per catturare i salmoni nord-atlantici durante la migrazione.
Nel corso dell’ultima ristrutturazione avvenuta nel 2008 si è riportato in vita anche un affascinante pezzo di storia marinara irlandese, il cottage dei pescatori (che veniva usato dai pescatori quando lavoravano nell’industria ittica) con un ampia raccolta di memorie e racconti delle persone legate alla pesca al salmone nella zona.
Aki Colgan, l’ultimo pescatore a Carrick-a-Rede, ha messo a disposizione molti ricordi.
Aki ha lavorato sull’isola per più di 25 anni, andandosene solo nel 2002 quando l’industria ittica ha chiuso (dopo aver mantenuto generazioni di pescatori) poiché di salmoni non ne erano rimasti molti nelle acque circostanti che attraversavano per risalire i corsi dei fiumi Bann e Bush.
Prenotando in anticipo, si può anche visitare il cottage dei pescatori restaurato e ascoltare resoconti di prima mano dell’attività della pesca al salmone nella zona, la cui storia risale al 17° secolo.

Per prenotazioni per visitare il cottage dei pescatori, contattare +44 (0) 28 2076 9839

Per maggiori informazioni :
http://www.nationaltrust.org.uk/carrick-a-rede

SARAWAK – alla scoperta dei parchi naturali

cerbottanaLe foreste tropicali che ricoprono il territorio della Malesia sono considerate le più antiche del pianeta e in questo meraviglioso ecosistema vivono specie ancora ignote alla scienza.
Quello che vi aspetta nella regione di Sarawak è un viaggio emozionante, tra trekking mozzafiato e flora e fauna incredibili.
Grazie al clima tropicale e alle abbondanti precipitazioni troverete una vegetazione ricchissima, con una rara varietà di alberi, piante e fiori, comprese molte specie endemiche come la rafflesia, il fiore più grande del mondo, che può raggiungere fino a 1 m di diametro.
In questo paradiso tropicale trovano ospitalità 2.000 diversi tipi di alberi, 5.500 specie vegetali, migliaia di esemplari di felci e orchidee, mentre si contano 7.000 differenti insetti, 1.200 specie di uccelli, 10 diverse varietà di scimmie, 290 razze di mammiferi e migliaia di farfalle.
Di seguito vi segnalo i più importanti parchi naturali e il Sarawak Cultural Village dove potrete fare una full immersion nelle diverse culture di questa regione.

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Gunung Mulu National Park
Decretato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 2000, è il più grande ed imponente Parco nazionale del Sarawak, si trova vicino al confine con il Brunei e vanta una foresta pluviale incontaminata, dove dominano picchi calcarei e maestose grotte.
Tra le grotte più spettacolari ci sono la Wind, la Clear e la Deer Cave, dalle quali, verso sera, vengono fuori migliaia di pipistrelli.
Bako National Park
Il parco, situato nella penisola di Santubong a nord di Kuching, si estende per 2.728 ettari tra le foci dei fiumi Sarawak e Bako, una zona di grande bellezza, con coste orlate da mangrovie e promontori rocciosi interrotti solo da candide spiagge.
E’ il posto migliore per avvistare la nasica, rarissima scimmia con la proboscide, e per poter osservare il Nepente.
Gading National Park
Situato nell’estremità occidentale del Sarawak il Gading National Park annovera come sua principale attrazione la Rafflesia, il fiore più grande del mondo, simbolo del Sarawak.
Similajau National Park
Un parco nazionale, a nord est di Bintulu, con alcune delle spiagge più belle del Sarawak.
Niah National Park
A metà strada tra Bintulu e Miri il Parco ospita imponenti grotte al cui interno vengono raccolti i nidi di rondine impiegati nella prelibata zuppa cinese.
Kubah National Park
Si estende su una serie di colline calcaree a meno di un’ora dalla capitale Kuching. All’interno del parco, percorsi di trekking attraverso la fitta foresta tropicale conducono ad una vista panoramica del paesaggio circostante e della costa sud-occidentale del Sarawak. Peculiare la presenza delle più varie specie di palme ed orchidee.
All’interno di questo parco si trova il Matang Wildlife Centre, il più importante del Sarawak per la salvaguardia e il reinserimento nel loro habitat di animali cresciuti in cattività, in particolare dei giovani oranghi.
Tanjung Datu National Park
Situato all’estremità sud-occidentale del Sarawak, è il parco nazionale più piccolo del paese: al largo di questo lembo di costa, un vero paradiso ecologico per le tartarughe che qui vengono a deporre le uova, si trovano barriere coralline multicolori tra le più belle del Sarawak e meravigliosi fondali.
Loagan Bunut
Raggiungibile da Miri, è il più vasto lago naturale del Sarawak, caratterizzato da un ecosistema in continua trasformazione è un paradiso assoluto per gli amanti del birdwatching e un’occasione da non perdere per visitare le longhouse, i villaggi dei Berawan e scoprire i metodi di pesca tradizionali praticati dalla popolazione locale.
Lambir National Park
Probabilmente la foresta tropicale che presenta la più alta diversità biologica al mondo: innumerevoli varietà di piante e fiori, oltre a 157 diverse specie di uccelli. All’interno del parco si trovano splendidi percorsi di trekking, una torre panoramica, laghetti e cascate, il tutto a soli 30 minuti da Miri.
Batang Rejang
Il grande fiume costituisce l’arteria principale per il commercio con l’entroterra per l’intero Sarawak. Il periodo migliore per compiere un viaggio sul fiume è tra maggio e giugno durante il Gawai, la cerimonia del raccolto dei Dayak.
Sarawak Cultural Village
Ai piedi del leggendario monte Santubong, di fronte al Mar della Cina Meridionale, vi aspetta il villaggio culturale del Sarawak con la sua tradizionale calda ospitalità.
Qui avrete la possibilità di condividere le attività delle maggiori culture del Sarawak, come i giochi, le arti, il cibo e la musica, mentre nel   moderno teatro si alternano   spettacoli di danza delle varie culture locali.

Emma Davis

Emma Davis è nata nel 1975 in Scozia in una famiglia di artisti.
Ha studiato Arte contemporanea e pittura per quattro anni alla Scuola d’Arte di Glasgow dove si è laureata nel 1998.
Ha esposto le sue opere in molte gallerie d’arte della Scozia e nel 1999 ha vinto il Alexander Graham Munro Travel Award, assegnato dalla Royal Scottish Society of Painters in Watercolours (RSW).
Nel 2002 Emma Davis ha vinto il Sir William Giles art award alla RSW nella annuale esibizione.
Ha vinto numerosi altri premi durante le varie mostre tenute attraverso il Regno Unito.
Emma Davis dei suoi dipinti dice : “ Io da sempre amo I paesaggi della Scozia e sono cresciuta circondata dalle bellezze del mio Paese. Le mie opere esprimono la mia personalità e le mie emozioni verso particolari zone della mia Scozia, la tonalità della luce e dei colori che vedo intorno a me influenzano ciò che dipingo ogni giorno”.

 

 

 

 

Emma Davis was born in 1975 in Scotland into a family of artists
She studied contemporary art and painting for four years at the Glasgow School of Art where she graduated in 1998
She exhibited her works in many Scottish art galleries and won the Alexander Graham Munro Travel Award in 1999, awarded by the Royal Scottish Society of Painters in Watercolors (RSW)
In 2002 Emma Davis won the Sir William Giles art award at RSW in the annual performanceShe has won numerous other awards during various exhibitions held across the UK
Emma Davis of her paintings says: “I have always loved the landscapes of Scotland and I grew up surrounded by the beauties of my country. My works express my personality and my emotions towards particular areas of my Scotland, the tone of light and the colors I see around me influence what I paint every day “

 

 

un giornalista in viaggio che non sopporta gli ombrelli