Tutti gli articoli di doubleg

Nato a Savona, giornalista e autore, travel e food blogger, ama viaggiare, cucinare e non sopporta gli ombrelli. Ha scritto diversi reportage sui Paesi Nordici, soprattutto su Irlanda e Finlandia pubblicando le relative Guide di viaggio. I suoi libri sono pubblicati da : R.C.S. Libri, Fabbri, Sonzogno, De Vecchi editore, Sperling & Kupfer. Press office,Comunicazione,Pr - Attorno a un tavolo da pranzo non si invecchia mai. - Per chi vuole vederli ci sono fiori dapperutto, Henri Matisse - La definizione corretta di giornalista? - ” colui che non si lascia intimidire dal rapporto conflittuale fra stampa e potere “

Mile Davidovic

Mile Davidovic, il cittadino del mondo, è nato il 18 novembre nel segno dello scorpione nel territorio dell’ ex Jugoslavia vicino a un paese di nome Hlebine, famoso nel mondo per la scuola della pittura naif (Generalic, Lackovic, Kovacic, Vecenaj…).
Dopo aver abbandonato Podravska Slatina ha vissuto a   Mostar e dopo a Bijeljina (dove ha finito la scuola elementare, la scuola media di economia e la scuola di musica).
A Belgrado vive dal 1977 dove si è laureato in economia. In   gioventù ha praticato lo sport, la danza moderna e il folclore, dopo di che ha lavorato come capo del marketing nella rivista Notizie sui Film, come operatore da presa nella televisione SOS e come corrispondente della rivista Satellite TV di Atene, Grecia, dove ha vissuto per sei anni.
Davidovic è l’autore della prima videocassetta sui computer nel territorio dell’ ex   Jugoslavia. Il suo amore verso l’arte l’ha scoperto ai tempi degli studi di economia e ha deciso di cominciare a dipingere.
Ha partecipato a circa 400 mostre personali e collettive in circa 50 paesi in tutti e cinque i continenti e i suoi quadri si trovano sia nelle molte gallerie jugoslave e del mondo, che nelle collezioni private.
Nelle mostre internazionali della pittura naif ha avuto molti riconoscimenti e premi;i suoi quadri e i soldi guadagnati li ha   spesso regalati ai fondi umanitari.
Da marzo del 2002 è membro dell’ Associazione internazionale della pittura naif con sede a Parigi.
Da quel giorno, tutto il mondo è suo…

 

Genepì … quando la tradizione diventa storia

artemisiaI montanari delle Valli Occitane Piemontesi preparano da secoli questo tradizionale liquore digestivo, mettendo in infusione le piante di genepì raccolte sul territorio.
La prima produzione risale alla metà del ‘700 quando tal Giovanni Stefano Pin, di professione notaro, nel tempo libero si dedicò alla raccolta e alla distillazione delle erbe introducendo per primo in Val Chisone l’alambicco.
La prima distilleria venne fondata nel 1823 a Finestrelle, in località Alpi Cozie, dal di lui nipote Stefano Pin che si specializzò nella produzione di liquori alpestri ottenuti mediante l’infusione e la distillazione di fiori ed erbe aromatiche raccolti in Alta Val Chisone.
Il Genepì appartiene botanicamente parlando al genere ” Artemisia “, che conta oltre 200 varietà di piante, tra cui le due più pregiate “ l’Artemisia genipì ” ( conosciuta anche come genepì nero, poco adatta alla coltivazione ) e ” l’Artemisia mutellina ” ( conosciuta anche come Genepì bianco, e più adatta alla coltivazione ) che vengono utilizzate per la produzione del Genepì.
Entrambe le specie crescono spontaneamente sulle Alpi piemontesi a quote decisamente elevate e in luoghi talvolta difficilmente accessibili, ragion per cui a partire dagli anni’60 alcuni montanari hanno iniziato a coltivare a quote molto elevate alcune selezioni di Artemisia mutellina, acquisendo con il tempo una vera e propria professionalità in questa coltura che oltre ad essere particolarmente difficile da portare avanti richiede molto tempo ed un impegno pluriennale.
Il procedimento per ottenere il prodotto finito, non è dei più brevi, e richiede varie fasi di lavorazione che iniziano con la posa ad essicare dei fiori raccolti, quindi si può cominciare a produrre il liquore che può essere ottenuto per infusione ( con le piante di genepì messe in infusione in una soluzione idroalcolica per non meno di 40-45 giorni ) o per sospensione ( le piantine di genepì non vengono immmerse nella soluzione idroalcolica, ma vengono poste su delle griglie che sono sospese sulla soluzione stessa).
Con il metodo della infusione si può ottenere un prodotto finito nel giro di 120 giorni, mentre per la sospensione il procedimento è molto più lungo dovendo sommare ai 90 giorni necessari per ottenere la sospensione altri 100-150 giorni di stagionatura.
In entrambi i procedimenti il liquore che si ottiene ha una gradazione variabile tra i 30 e i 42 gradi, mentre cambia la colorazione che è paglierina tendente al verde pallido per l’infuso, mentre è incolore per il prodotto ottenuto con la sospensione.
Nel 2002 è nata con l’apporto della Regione Piemonte ” l’Associazione per la tutela e la valorizzazione del Genepì delle Valli Occitane Piemontesi ” con l’intento di tutelare e salvaguardare uno dei prodotti più tradizionali in assoluto della cultura alpina piemontese, e la denominazione Genepì Occitan che contraddistingue l’associazione vuole dare a quest’ultima una precisa collocazione geografica.
L’associazione ha raggiunto lo scorso anno un obbiettivo di estrema importanza vedendosi riconoscere dalla Comunità Europea al Genepì del Piemonte l’indicazione geografica protetta e con questo riconoscimento la tradizione diventa storia.

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La notte di Halloween … tremate le streghe sono tornate…

E così arriva la notte delle Streghe….la notte di Halloween con i suoi incantesimi, le sue pozioni e le sue feste fatte con il glamour di abiti e gioielli di gusto gotico.
Vedremo donne che si muovono come creature ultraterrene, vestite del colore della pece e truccate con colori viola e neri che esaltano lo sguardo creando delle ombre che sanno di malaticcio, labbra rosso fuoco e viso di un pallore che ricorda molto da vicino i vampiri.
E per sembrare delle autentiche creature della notte renderanno la loro andatura incerta e traballante con tacchi a spillo da 14 centimetri e zeppe molto simili a delle torri.
Non vi è dubbio che ci sarà da divertirsi questa notte… una notte che trae origine da una festa popolare di origine celtica, quando le popolazioni tribali usavano dividere l’anno in due parti in base alla transumanza del bestiame.
Nel periodo fra ottobre e novembre, preparandosi la terra ad accogliere l’inverno, era necessario trovare un ricovero al chiuso per il bestiame che altrimenti all’esterno mal avrebbe sopportato i rigori del gelido inverno, è questo il periodo di Halloween.
I Celti festeggiavano “Samhain” ( ” fine dell’estate ” in gaelico ) che era il loro capodanno; a sera tutti i focolari venivano spenti per essere riaccesi dal ” sacro falò ” curato dai druidi a Tlachtga vicino alla collina di Tara.
Nella dimensione circolare del tempo, presente nella cultura celtica, ” Samhain ” si collocava in un punto al di fuori della dimensione temporale non appartenendo né all’anno vecchio e neppure al nuovo, in questo momento particolarissimo il sottile velo che divideva dalla terra dei morti si assottigliava ancor di più diventando penetrabile per cui i vivi potevano accedervi.
I Celti non temevano i propri morti e lasciavano sui loro tavoli del cibo per loro in segno di accoglienza per quando sarebbero venuti a far visita ai vivi, e da qui nasce l’usanza del “ trick – or – treating ” ( dolcetto o scherzetto? ).
E allora godiamoci fino in fondo questa notte da streghe e se poi vogliamo fare qualcosa di stravagante, ma con i tempi che corrono anche propiziatoria per tempi migliori giochiamoci la cinquina delle Streghe: la zucca 67, la strega 89, la frase Dolcetto (38) o scherzetto (34)?, che viene pronunciata bussando ad almeno 13 porte diverse secondo il rituale della tradizione.
Ed ecco bella pronta la cinquina di Halloween : 67-89-38-34-13.

Buona Festa e Buona Fortuna!

Per chi vuole conoscere la storia della leggenda di Jack O’Lantern basta cliccare sul suo nome

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IL TRIANGOLO ….. Sì

menage2Si…è proprio così il “triangolo” è al primo posto delle fantasie segrete di uomini e donne italiane … particolare che viene svelato dal sondaggio ” Quale è la tua ossessione segreta? ” commissionato da Calvin Klein alla iModerate Research Technologies e condotto da quest’ultima in sette diversi paesi ( Usa, Canada, Gran Bretagna,Germania, Russia, Spagna e Italia ) su di un campione di ottomila persone intervistate tra uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 45 anni.
Il 65% degli uomini e il 25% delle donne ” di casa nostra ” pongono al primo posto delle loro fantasie erotiche “ il triangolo “, mentre nel resto del mondo il “ ménage à trois ” è solamente al terzo posto preceduto dalle ossessioni per la gelosia per il partner e per la chirurgia estetica.
Ma il sondaggio va a scavare in un mondo del tutto particolare dove oramai il sentimento dell’amore è stato smitizzato; ecco quindi che gli uomini quando pensano ad una donna si concentrano sulla loro fisicità : il seno, il lato ” B “, le gambe e la lingerie, mentre le donne prediligono il fondo schiena, gli occhi e strano ma vero l’odore dei maschi!!!
Dal sondaggio emergono anche aspetti del tutto nuovi e magari impensati, come il fatto che gli uomini siano meno trasgressivi di quanto le donne possano pensare, mentre al contrario soluzioni estreme o sadomaso sembrano essere ai primi posti delle fantasie segrete del gentil sesso.
La gelosia per il partner che è al primo posto delle ossessioni a livello mondiale, per le donne italiane cede il passo alla attenzione per se stesse e cioè alla chirurgia estetica, mentre al contrario le donne inglesi sono le più gelose in assoluto seguite a ruota dalle russe; tra gli uomini il titolo di ” Mister Otello ” spetta ai russi.
L’interesse poi per la donna molto più giovane è a vantaggio dei tedeschi, mentre gli inglesi hanno il primato nel bondage ( l’essere legati ) e nella fantasia del travestimento..
Insomma c’è un po’ di tutto in questo sondaggio che Calvin Klein ci ha voluto regalare … e di questo lo ringraziamo … però forse sarebbe stato assai più utile per il marchio fondato nel 1968 con l’apertura di una boutique all’interno di un hotel di New York … fare un sondaggio sulle mutande che produce … non so voi .. ma io le trovo terribilmente brutte…

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Linda Nelson Stocks

Linda L. Nelson ( 1 maggio 1938 – 22 aprile 2011 ) meglio conosciuta come Linda Nelson Stocks è stata una apprezzata pittrice americana che ha tratto ispirazione per le proprie opere dai racconti di sua nonna Moses e dall’aver trascorso la sua fanciullezza in una fattoria dell’Illinois.
Molto conosciuta e apprezzata nel suo genere, ha saputo trasportare sulla tela le immagini di quell’America vecchio stile e colma di semplicità che ha rivissuto attraverso i racconti della nonna.
Dal 1993 si era trasferita dall’Illinois nella cittadina di Woodbury situata nella Contea di Litchfield nello stato del Connecticut.

Gli ingredienti segreti dell’amore

Le coincidenze non esistono. Aurélie Bredin ne è sicura. Giovane e attraente chef, Aurélie gestisce da qualche anno il ristorante di famiglia, Le Temps des cerises. È in quel piccolo locale con le tovaglie a quadri bianchi e rossi in rue Princesse, a due passi da boulevard Saint-Germain, che il padre della ragazza ha conquistato il cuore della futura moglie grazie al suo famoso Menu d’amour. Ed è sempre lì, circondata dal profumo di cioccolato e cannella, che Aurélie è cresciuta e ha trovato conforto nei momenti difficili. Ora però, dopo una brutta scottatura d’amore, neanche il suo inguaribile ottimismo e l’accogliente tepore della cucina dell’infanzia riescono più a consolarla. Un pomeriggio, più triste che mai, Aurélie si rifugia in una libreria, dove si imbatte in un romanzo intitolato Il sorriso delle donne. Incuriosita, inizia a leggerlo e scopre un passaggio del libro in cui viene citato proprio il suo ristorante. Grata di quel regalo inatteso, decide di contattare l’autore per ringraziarlo. Ma l’impresa è tutt’altro che facile. Ogni tentativo di conoscere lo scrittore – un misterioso ed elusivo inglese – viene bloccato da André, l’editor della casa editrice francese che ha pubblicato il romanzo. Aurélie non si lascia scoraggiare e, quando finalmente riuscirà nel suo intento, l’incontro sarà molto diverso da ciò che si era aspettata. Più romantico, e nient’affatto casuale. Con mano fresca, leggera e piena di passione, Nicolas Barreau mescola amore, un pizzico di mistero, lo charme di Parigi e la sensualità della cucina per regalarci una storia tenera e gustosa, che nutre e scalda il cuore.

Nicolas Barreau

è nato a Parigi nel 1980 da madre tedesca e padre francese, motivo per cui è perfettamente bilingue. Ha studiato Lingue e letterature romanze alla Sorbonne, ha lavorato in una piccola libreria sulla Rive Gauche e infine ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Ha una passione per i ristoranti e la cucina, crede nel destino, è molto timido e riservato e non ama mostrarsi in pubblico, proprio come il misterioso scrittore descritto in Gli ingredienti segreti dell’amore.

Nella realtà Nicolas Barreau è uno pseudonimo sotto cui si cela un immaginario scrittore francese creato in base ad analisi di mercato che attestano come gli autori francesi siano apprezzati dai lettori tedeschi.

Feltrinelli Editore

La Feltrinelli.it

La Verità sul caso Harry Quebert

Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell’oceano. Convinto dell’innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent’anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo. La verità sul caso Harry Quebert ha tutti gli ingredienti del ” giallo giusto ” capace di calamitare il lettore dalla prima all’ultima pagina, un libro geniale, divertente e appassionante, forse un po’ troppo lungo e ripetitivo nella parte finale, ma nel complesso il giudizio è del tutto positivo.

Joël Dicker è nato a Ginevra nel 1985. La verità sul caso Harry Quebert è il suo secondo romanzo. Il primo, Les derniers jours de nos pères, ha ricevuto il Prix des écrivains genevois nel 2010. La verità sul caso Harry Quebert ha ottenuto il Grand Prix du roman de l’Académie Française 2012 e il Prix Goncourt des lycéens 2012, ed è in corso di traduzione in oltre 25 paesi.

Edizioni BOMPIANI

 

La verità sul caso Harry Quebert (Narratori stranieri)

Il Vallée d’Aoste Enfer Arvier DOC

Il Vallée d’Aoste Enfer Arvier DOC è un vino rosso, dal sapore intenso e corposo e dal colore rubino che, con l’invecchiamento, tende al granata; ha un gusto secco e vellutato, che sprigiona un retrogusto amarognolo. L’Enfer , ricavato per l’85% da uve Petit rouge e per la parte restante, con altri vitigni a bacca rossa quali: Vien de Nus, Neyret, Mayolet, Dolcetto, Pinot nero e Gamay; ne scaturisce un vino strutturato, che ben si accompagna con le carni.

Per cui ben si accosta con le carni rosse, gli arrosti e la selvaggina, le zuppe tipiche e i formaggi valdostani. La sua zona di produzione coincide con il comprensorio di Arvier e i vigneti da cui trae origine sono coltivati in un anfiteatro naturale caratterizzato da un forte irraggiamento solare, da cui deriva l’appellativo di “inferno”. Questo rosso di montagna “di grande interesse”, che raggiunge una gradazione alcoolica che oscilla dagli 11,5° ai 12,5°, è stato uno dei primi vini valdostani a ottenere la Denominazione di Origine Controllata. Per degustarlo nelle sue condizioni migliori si consiglia di stappare la bottiglia qualche ora prima del consumo e di servirlo a una temperatura di 20°-22°.

Una leggenda narra che due viandanti, giunti ad Arvier e chiesto del parroco, con un po’ di stupore si sentirono rispondere dalla perpetua: “il souffre à l’enfer”, ossia “è all’inferno che soffre”. Ma la donna non intendeva certo riferirsi a oltremondani regni di pena, bensì alludeva alle vigne di Arvier, coltivate in un anfiteatro naturale dove si registra un microclima particolarmente caldo, talmente caldo da meritarsi l’appellativo di ‘enfer’.

Zona di origine: Arvier

Vitigni impiegati: Petit Rouge (85%), Vien de Nus, Neyret, Mayolet, Dolcetto, Pinot Noir e Gamay (max 15%)

Colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento

Profumo: delicato con bouquet caratteristico di rosa selvatica e viola

Gusto: secco, vellutato, di giusto corpo, con retrogusto amarognolo

Grado alcolico: 11,5° – 12,5°

RMC … a proposito di ascolti

In un momento non facile per la radiofonia italiana che ha dovuto registrare nell’ultimo anno un calo di quasi 2,5 milioni di ascoltatori il mese di settembre dovrebbe avere per gli addetti ai lavori e per gli ascoltatori il sapore del nuovo fatto di novità editoriali capaci di portare aumenti negli ascolti e soprattutto soddisfare le aspettative dei fedelissimi.
Chissà perché RMC ad ogni inizio di stagione ci mette del suo per rendere le cose inevitabilmente complicate, e quest’anno giusto per complicare ancora di più una situazione già di suo piuttosto ingarbugliata ha pensato bene di non annunciare i cambiamenti di palinsesto che sono avvenuti quasi in sordina a partire da lunedì 15 con l’arrivo di Valli e Porticelli a sostituire la banda di No Comment capitanata da Debora Villa ma soprattutto ha lasciato cadere nel mistero più fitto la probabile defezione di Teocoli e la ventilata cancellazione dal palinsesto dell’Alfonso Signorini Show e di conseguenza dell’appuntamento giornaliero con Luisella.
Non so quale strategia editoriale segua l’attuale dirigenza di RMC ma credo che una tale situazione non renda merito per prima cosa agli speaker che sono chiamati a svolgere il loro lavoro in pratica senza rete e tantomeno agli ascoltatori che meriterebbero una maggiore considerazione non fosse altro per l’attaccamento che dimostrano verso un emittente che galleggia da anni all’ultimo posto della classifica degli ascolti tra le emittenti nazionali.
Fatta questa importante premessa e visto che comportamenti del genere creano disinformazione e possono portare a interpretazioni sui generis sui dati di ascolto attribuiti ai vari programmi è utile a mio parere analizzare in maniera analitica i dati degli ascolti relativi al primo semestre del 2013 e del 2014 in modo da capire come vengano distribuiti nell’arco della giornata gli ascoltatori dell’emittente monegasca.
Per capire cosa voglia dire oggi ascoltare RMC credo sia utile vedere prima di tutto come la ascoltano il milione e 222mila fedelissimi e troviamo che 334.000 la ascoltano da casa, 795.000 fuori casa e 96.000 sia in casa che fuori.
Tra chi la ascolta fuori casa è interessante sapere che : 756.000 la ascoltano in automobile, 106.000 sul luogo di lavoro, 5.000 in un negozio, 15.000 in un centro commerciale, 3.000 in uno studio professionale, 9.000 in un locale pubblico, 13.000 in un luogo pubblico all’aperto e 12.000 in altri luoghi.
La ascoltano 676.000 maschi e 546.000 femmine, mentre l’età degli ascoltatori è così ripartita : 14-17 78.000, 18-24 93.000, 25-34 113.000, 35-44 255.000, 45-54 309.000, 55-64 200.000, Over 64 174.000.
Il grado di istruzione dei fedelissimi è così ripartito: Laurea 254.000, Diploma 462.000, Licenza media inferiore 398.000, Licenza elementare/nessun titolo 108.000.
Tra le professioni troviamo : Imprenditore, libero professionista 66.000 – Artigiano, commerciante, agricoltore 134.000 – Dirigente, quadro, funzionario 87.000 – Impiegato, insegnante 280.000 – Operaio, commesso, agricoltore 169.000 – Casalinga 88.000 – Studente 135.000 – Pensionato 165.000 – Non occupato 98.000.
I dati che ho analizzato ( fonte Radio Monitor GfK Eurisko ) si prestano a diverse letture ma l’aspetto da prediligere è quello che tende a raffrontare nei due semestri presi a campione le differenze di ascolti per singola fascia oraria, seguito dal raffronto del quarto d’ora medio per singolo programma e in ultimo quello relativo alla comparazione per fasce di 3 ore.
Vi è poi anche un dato che indica per il semestre 2014 il miglior risultato in termini di ascolti ottenuto da ogni singolo programma, ma questo indice è puramente indicativo perché la densità degli ascoltatori varia a seconda della fascia oraria di riferimento, il che vuol dire per esempio che sicuramente alle 10 del mattino vi sono in generale più ascoltatori ( inteso come dato assoluto ) che alle 14 o alle 21.

ASCOLTI PER FASCE ORARIE di 3 ore
( primo dato =2013 * secondo dato = 2014 )

6/9 434.000 / 372.000 – 62.000
9/12 389.000 / 395.000 + 6.000
12/15 276.000 / 279.000 + 3.000
15/18 379.000 / 386.000 + 7.000
18/21 291.000 / 255.000 – 36.000
21/00 109.000 / 103.000 – 6.000

ASCOLTI PER SINGOLA FASCIA ORARIA
( primo dato=2013 * secondo dato=2014)

5/6 11.000 / 14.000 + 3.000
6/7 63.000 / 42.000 – 21.000
7/8 214.000 / 175.000 – 39.000
8/9 283.000 / 256.000 – 27.000
9/10 191.000 / 205.000 + 14.000
10/11 212.000 / 232.000 + 20.000
11/12 210.000 / 226.000 + 16.000
12/13 118.000 / 138.000 + 20.000
13/14 108.000 / 130.000 + 22.000
14/15 153.000 / 125.000 – 28.000
15/16 137.000 / 143.000 + 6.000
16/17 196.000 / 179.000 – 17.000
17/18 217.000 / 230.000 + 13.000
18/19 155.000 / 138.000 – 17.000
19/20 131.000 / 111.000 – 20.000
20/21 87.000 / 74.000 – 13.000
21/22 45.000 / 35.000 – 10.000
22/23 54.000 / 62.000 + 8.000
23/24 54.000 / 39.000 – 15.000

MEDIA ASCOLTI per ¼ d’ora medio per programma
(primo dato=2013 * secondo dato=2014)

Si Salvi Chi Può 35.000 / 23.000 – 12.000
No Comment 142.000 / 126.000 – 16.000
Signorini Show 150.000 / 158.000 + 8.000
In Tempo reale 116.000 / 132.000 + 16.000
Teo in Tempo reale 150.000 / 167.000 + 17.000
In the music Patty & Desi 89.000 / 85.000 – 4.000
Kay is in the air 113.000 / 107.000 – 6.000
Nick the NightFly 126.000 / 114.000 – 12.000
Anteprima News/ Valli&Porty 65.000 / 55.000 – 10.000

MIGLIOR RISULTATO ottenuto da singolo programma
in singola ora nel 1° semestre 2014

No Comment dalle 8 alle 9 256.000
In Tempo Reale dalle 10 alle 11 232.000
Nick the Nightfly dalle 17 alle 18 230.000
Teo in tempo reale dalle 11 alle 12 226.000
Signorini Show dalle 9 alle 10 205.000
Kay is in the air dalle 16 alle 17 179.000
In the music Patty&Desi dale 13 alle 14 130.000
Valli & Porticelli dale 19 alle 20 111.000
Si salvi chi può dalle 6 alle 7 42.000

Questi dati impongono alcune riflessioni inevitabili, la prima è quella che il programma No Comment ha perso nei confronti del programma di Platinette qualcosa come 66.000 ascoltatori e 16.000 ascoltatori nel ¼ d’ora medio, un dato non trascurabile e significativo per un Morning Show che dovrebbe portare fieno in cascina; quindi a fronte di questo dato negativo, su cui credo abbiano pesato non poco certe scelte redazionali ( specie negli ultimi mesi ) la non riconferma della Villa e di tutta la Crew ci sta, perché perdere quasi 70.000 ascoltatori in una fascia in cui bisognerebbe acquistarne 100.000 non regge editorialmente.
Altro ragionamento va fatto per l’Alfonso Signorini Show, un programma che ha guadagnato 14.000 ascoltatori rispetto all’anno precedente e registra un ulteriore aumento di 8.000 ascoltatori nel quarto d’ora medio diventando con 158.000 ascoltatori di media una sorta di garanzia.
Credo che a fronte di un tale risultato sia oltremodo azzardato non riconfermare Signorini e con lui Luisella la vera anima di RMC che per migliaia di ascoltatori è molto più di una voce amica.
Su Luisella si è scritto di tutto e di più ma io credo che non sia mai abbastanza non fosse altro per il fatto che per lei RMC è stato il vero grande amore della sua vita e credo che una radio che si rispetti dovrebbe consentirle di terminare nel migliore dei modi quel percorso iniziato tanti anni fa e che la porterà il prossimo anno a festeggiare i 45 anni insieme a RMC, privarla oggi della gioia di poter ricevere giornalmente l’affetto dei suoi tanti fan sarebbe un autogol pazzesco ma soprattutto una caduta di stile incredibile verso una professionista che ha rinunciato a fior di proposte per rimanere fedele al suo pubblico e alla sua radio.
Negli ultimi dieci anni la dirigenza di RMC ha dilapidato un patrimonio in termini di ascolti incredibile ma ha potuto contare sempre e comunque sullo zoccolo duro dei suoi fedelissimi, credo però che l’affetto e la stima che tantissimi ascoltatori hanno nei confronti di Luisella potrebbe trasformarsi in uno tsunami di proporzioni incredbili e ho dei seri dubbi che quell’atollo che una volta raffigurava RMC in una pubblicità con la scritta “ Rmc un’isola fra le onde “ possa uscirne indenne!

Dublino – Temple Bar

Temple Bar è un quartiere molto antico di Dublino, nel’200 nella zona lungo il Liffey tra Crown Street e Cecilia Street vi era un monastero agostiniano, poi dopo la soppressione dei monasteri, intorno al 1540 vi si insediarono i nobili tra cui William Temple prevosto del Trinity College.
Si chiamava ” bar ” la striscia di terreno lungo il fiume ed il passaggio utilizzato dalla famiglia Temple diventò famoso come Temple Bar.
Da una ventina di anni a questa parte i proprietari delle attività commerciali presenti nella zona si sono consociati al fine di salvare e ristrutturare il quartiere dal degrado in cui era caduto durante la crisi degli anni ’50.
Oggi Temple Bar è un quartiere vivace e trendy che pullula di attività : artisti, designer, negozi alternativi, ristoranti etnici, teatri, cinema, night club e Pub dove molto spesso è una vera e propria impresa riuscire a giungere al banco.
Ricordatevi di andare a dare un’occhiata al Half Penny Bridge, il ponte-passerella in ferro che deve il suo nome curioso ( ponte del mezzo penny ) non tanto alla forma ( quasi quella di mezza monetina ) ma ad un antico pedaggio istituito all’atto della sua costruzione nel 1816.
Il ponte fu infatti edificato per consentire ai dublinesi di raggiungere il Music Hall and Theatre di Crown Street, in Temple Bar, senza dover aspettare il traghetto e pagando la modica cifra di mezzo penny.