Happy Easter
May it be a peaceful and happy Easter!
Hyvää pääsiäistä
Olkoon rauhallista ja iloista pääsiäistä!
Felices Pascuas
Que sea una Pascua serena y feliz!
Oggi si celebra il #CarbonaraDay, che è in pratica la “spaghettata social” più grande del mondo dedicata alla ricetta di pasta più amata e condivisa
Il Carbonara Day a cinque anni dal lancio sui social dai pastai di Unione Italiana Food che lo hanno ideato supportati da IPO – International Pasta Organisation ha raggiunto una platea potenziale di 1,7 miliardi di persone e generando ad oggi quasi 1,6 milioni di contenuti su Instagram aventi come hastag #Carbonara
E’ diventato in pratica un appuntamento imperdibile per media, cuochi, food influencer e per quanti amano condividere opinioni su questo piatto che talvolta ha generato non poche discussioni sul rapporto tradizione e contaminazione in cucina
Da una parte i puristi, quelli che ammettono una sola maniera per prepararla e 5 ingredienti canonici: pasta,guanciale,pecorino,uovo e pepe e dall’altra gli innovatori che considerando la pasta un piatto oltremodo versatile ritengono che non si debbano porre limiti alle reinterpretazioni di questa ricetta
La verità dove sta? Come spesso accade nel mezzo e quindi si può tranquillamente affermare che non esiste la carbonara perfetta, ma quella “perfetta per me “ a patto che l’autore rispetti lo spirito della ricetta originale
Ma quando è nata la Carbonara? Sembra che la sua nascita sia dovuta nel 1944 all’incontro tra la pasta italiana e gli ingredienti delle “Razione K” dei soldati americani che contenevano tra le altre cose anche tuorlo d’uovo in polvere e bacon; sembrerebbe che i soldati americani risalendo la Penisola accompagnassero alla pasta questi due ingredienti per integrare la dose di carboidrati
Ed è curioso che l’inventore della “Razione K” fu proprio quell’ Ancel Keys che molti anni dopo fu lo scopritore la celeberrima “dieta meditteranea”
Vi è poi una seconda ipotesi che racconta di carbonai appenninici ( carbonari in romanesco) che la preparavano usando ingredienti facilmente reperibili e soprattutto a lunga conservazione e in questo caso la carbonara non sarebbe null’altro che l’evoluzione del piatto “ cacio e ova “ di origini laziali e abruzzesi
Ultima ma prima per datazione l’ipotesi che ricondurrebbe la genesi della ricetta alla cucina napoletana, andando a scovare nel trattato “Cucina teorico-pratica” di Ippolito Cavalcanti del 1837 una possibile origine della pietanza
Per partecipare all’evento virtuale le regole sono semplici: il 6 aprile, a partire dalle ore 12 basterà seguire gli hashtag #CarbonaraDay e #CarbonaraSharing e cimentarsi in dirette video, condividere opinioni, foto e consigli su Instagram, Facebook e Twitter, nel segno di un piatto all’insegna dell’inclusione.
La ricetta tradizionale
Pasta di semola di grano duro da cuocere in acqua salata (i formati più frequenti sono spaghetti e rigatoni), uova, pepe e pecorino grattugiato da aggiungere dopo la cottura e guanciale tagliato a striscioline
E la vostra ricetta?
Today we celebrate the #CarbonaraDay, which is basically the largest “social spaghettata” in the world dedicated to the most loved and shared pasta recipe
Carbonara Day five years after the launch on social networks by the Unione Italiana Food pasta makers who created it supported by IPO – International Pasta Organization has reached a potential audience of 1,7 billion people and today generating almost 1.6 million contents on Instagram having as hastag #Carbonara
In practice, it has become an unmissable event for media, cooks, food influencers and for those who like to share opinions on this dish which has sometimes generated quite a few discussions on the relationship between tradition and contamination in the kitchen
On the one hand the purists, those who admit only one way to prepare it and 5 canonical ingredients: pasta, bacon, pecorino, egg and pepper and on the other the innovators who considering pasta an extremely versatile dish believe that no limits should be placed on reinterpretations of this recipe
Where is the truth? As often happens in the middle and therefore it can be safely said that there is no perfect carbonara, but the one “perfect for me” as long as the author respects the spirit of the original recipe
But when was Carbonara born? It seems that its birth is due in 1944 to the encounter between Italian pasta and the ingredients of the “K Ration” of American soldiers which also contained powdered egg yolk and bacon among other things; it would seem that the American soldiers going up the peninsula accompanied these two ingredients to the pasta to supplement the dose of carbohydrates
And it is curious that the inventor of the “K Ration” was precisely that Ancel Keys who many years later was the discoverer of the famous “Mediterranean diet”
There is also a second hypothesis that tells of Apennine charcoal burners (carbonari in Roman dialect) who prepared it using easily available and above all long-life ingredients and in this case the carbonara would be nothing more than the evolution of the dish “cacio e ova” of Lazio and Abruzzo origins
Last but first by dating the hypothesis that would bring the genesis of the recipe back to Neapolitan cuisine, finding in the treatise “Theoretical-practical cuisine” by Ippolito Cavalcanti of 1837 a possible origin of the dish
To participate in the virtual event, the rules are simple: on April 6, starting at 12 noon, just follow the hashtags #CarbonaraDay and #CarbonaraSharing and try your hand at live videos, share opinions, photos and advice on Instagram, Facebook and Twitter, of a dish dedicated to inclusion
The traditional recipe
Durum wheat semolina pasta to be cooked in salted water (the most frequent formats are spaghetti and rigatoni), eggs, pepper and grated pecorino to add after cooking and bacon cut into strips
Spaghetti 320 g
Tuorli di uova medie 6 p
Pepe nero q.b.
Guanciale o Pancetta 150 g
Pecorino Romano 50 g
And your recipe?
«Alla periferia della minuscola città c’era un vecchio giardino in rovina, nel giardino c’era una casa, e nella casa abitava Pippi Calzelunghe.»
Chissà quante persone nel mondo avranno letto almeno una volta l’incipit con cui Astrid Lindgren li ha catapultati nelle mirabolanti avventure della peste con le trecce rosse!
E pensare che fu Karin, la figlia di Astrid Lindgren, a chiederle una sera del 1941: “Raccontami la storia di Pippi Calzelunghe!”
La piccola era malata di polmonite e voleva sentire una storia che la facesse divertire ed essendo un nome insolito quello scelto da Karin, la madre decise di raccontare una storia insolita su una ragazza insolita, così forte da poter sollevare un cavallo se lo voleva.
La storia divenne poi un libro nel 1944 quando la Lindgren, grazie alla slogatura di una caviglia, che la confinò in casa, ebbe finalmente il tempo di scriverla.
Quest’anno si festeggiano i primi 80 anni dall’anno in cui le avventure di Pippi furono edite nel 1945 (Pippi Långstrump edizione Rabén & Sjögren) ; da allora i libri di Pippi sono stati tradotti in 70 lingue, dall’arabo allo zulu, e venduti in circa 60 milioni di copie, in più di 100 Paesi nel mondo.
Pippi Calzelunghe è stata trasformata in otto film, due serie televisive, due film per la televisione e numerosi spettacoli teatrali, ha ispirato tesi accademiche ed è stata interpretata nel mondo da tutti i punti di vista possibili e immaginabili.
Ovviamente sarà festa grande a Vimmerby nello Småland, regione del sudest, dove si potranno seguire le orme della scrittrice per sperimentare dal vivo i suoi racconti nel parco teatrale “Il mondo di Astrid Lindgren” (Astrid Lindgrens värld), visitare la sua casa natale a Näs, o vedere le abitazioni e le fattorie che attraverso le immagini cinematografiche hanno fatto il giro del mondo.
Il Parco teatrale celebra il 80° compleanno di Pippi con un ricco programma di attività durante i mesi estivi. Nel parco si possono incontrare i più amati personaggi dei romanzi dal vivo e gli attori che li interpretano si mescolano ai visitatori coinvolgendoli in gag e mettono in scena spettacoli che hanno come protagonisti Pippi Calzelunghe, Emil il terribile, Ronja, la figlia del brigante.
Vimmerby, che si trova a circa 285 a sud di Stoccolma, è la cittadina in cui Astrid Lindgren è cresciuta, ed è anche il luogo in cui è stata sepolta. Il paesino non è mutato molto durante l’ultimo secolo e passeggiando lungo le vie del centro si possono rivivere gli stessi ambienti da cui la scrittrice ha tratto ispirazione per le sue opere: i vicoli di Kalle Blomkvist, il mercato di Emil, la casa col negozio di caramelle di Pippi.
Pippi Calzelunghe per gli svedesi è una sorta di eroe nazionale, ma anche un must per i bambini di tutto il mondo che l’hanno amata anche grazie alla serie Tv trasmessa dalla Rai per la prima volta nel 1970 in cui l’orfanella di nove anni, interpretata dall’indimenticabile Inger Nilsson, (con la mamma in cielo, e il papà impegnato a fare il pirata nei mari del Sud) che vive sola a Villa Villacolle in compagnia di un cavallo (Zietto) e di una scimmietta (Signor Nilsson) è entrata in maniera dirompente nel mondo dei bambini, fornendo a molti di loro grandi spunti d’ispirazione e una irresistibile voglia di vivere all’insegna del divertimento ma anche una notevole forza d’animo nel proteggere i più deboli e vulnerabili.
Per maggiori informazioni sul Parco “Astrid Lindgrens värld ” e sulla regione in cui si trova Vimmerby si possono consultare : www.alv.se e www.visitsmaland.se
Il Parco sarà aperto giornalmente dalle 10 alle 17 fino al 31 agosto e tutti i fine settimana di settembre.
Astrid Ericsson Lindgren ( 1907 – 2002 )
Astrid Ericsson nasce nel 1907 a Näs, una fattoria vicino alla piccola città di Vimmerby, nel Sud della Svezia.
Solo nel 1931, in seguito all’unione con Sture Lindgren, diventerà la celebre Astrid Lindgren.
Pippi Calzelunghe ed Emil sono i suoi libri più noti ma Astrid scrisse più di 115 altri racconti, inclusi gialli, racconti di avventura, fantasy e lavori per la televisione svedese e il cinema.
Le sono stati assegnati numerosi premi per il suo lavoro tra i quali il Premio Hans Christian Andersen nel 1958, il Lewis Carroll Shelf Award nel 1973 per Pippi Calzelunghe, il International Book Award dell’UNESCO nel 1993 e il Right Livelihood Award (conosciuto anche come “Premio Nobel Alternativo”) nel 1994, oltre a numerose altre onorificenze e lauree honoris causa di numerose università.
L’Accademia che assegna il Premio Nobel non ritenne mai di doverle assegnare l’ambito riconoscimento perché non volle mai considerare una scrittrice per bambini alla pari di altri autori.
Per protesta il Governo svedese donò, in occasione del suo 90˚ compleanno, 7,5 milioni di corone alla fondazione creata per la tutela delle sue opere, in pratica la stessa cifra che ricevevano i vincitori dei premi Nobel.
Fu molto impegnata nella difesa dei diritti dei bambini e degli animali.

Per celebrare gli 80 anni dalla pubblicazione di Pippi Calzelunghe, la casa editrice Salani ha lanciato una edizione speciale del romanzo, disponibile in libreria da martedì 25 marzo.
con un collage di opere naif e un Aiku natalizio
with a collage of naive works and a Christmas Aiku
Nel presepe cresce l’attesa
tra foglie di agrifoglio
giungono i doni
The wait grows in the manger
between holly leaves
the gifts arrive
Galway la cittadina irlandese amata da scrittori ed artisti, centro della cultura gaelica e della musica tradizionale ospiterà dal 27 al 29 settembre 2024 la 70° edizione del Festival Internazionale delle ostriche e dei frutti di mare.
Il più vecchio Festival al mondo dedicato alle ostriche fu lanciato nel settembre del 1954 da Brian Collins, manager del Great Southern Hotel (oggi chiamato Hotel Meyrick).
Dal 1968 all’interno della manifestazione ha fatto la sua comparsa il Campionato mondiale di apertura delle ostriche (a cui partecipano concorrenti provenienti da più di 20 Nazioni ) che ogni anno decreta come vincitore chi riuscirà ad aprire nel minor tempo possibile 30 ostriche; il record mondiale (a tutt’oggi imbattuto) appartiene a Willie Morans che nel 1977 aprì le 30 ostriche in 1 minuto e 31 secondi, mentre il vincitore della prima edizione fu John Cummins con il tempo di 3 minuti e 34 secondi.
The Galway International Oyster & Seafood Festival che porta tanta notorietà a Galway si tiene ogni anno nel mese di settembre quando si possono gustare le prime ostriche della nuova stagione.
La stagione delle ostriche inizia infatti a settembre, poiché la regola vuole che le ostriche migliori siano consumate nei mesi che hanno una ” r “ nel nome, e quindi da settembre ad aprile.
E’ il Festival ad hoc per chi ama le ostriche (quelle irlandesi sono particolarmente deliziose) per cui grandi scorpacciate di ostriche alla tartara e fiumi di birra Guinness per chi deciderà di trascorrere l’ultimo week end di settembre a Galway.
Il programma del Festival prevede anche un interessantissimo Seafood Trail che consentirà agli amanti dei frutti di mare di assaggiarli nei principali ristoranti che hanno aderito all’iniziativa ( consultare la relativa cartina ).
Il successo del Festival è sancito dall’aver saputo richiamare durante le varie edizioni oltre mezzo milione di visitatori che hanno consumato più di 3 milioni di ostriche innaffiate con fiumi di birra Guinness e Champagne.
Per maggiori informazioni:
http://galwayoysterfestival.com/
Galway, the Irish town loved by writers and artists, center of Gaelic culture and traditional music, will host the 70th edition of the International Oyster and Seafood Festival from 27 to 29 September 2024.
The oldest oyster festival in the world was launched in September 1954 by Brian Collins, manager of the Great Southern Hotel (now called Hotel Meyrick).
Since 1968, the World Oyster Opening Championship (in which competitors from more than 20 countries participate) has made its appearance within the event, which each year decides as the winner who will be able to open 30 oysters in the shortest possible time; the world record (still undefeated) belongs to Willie Morans who in 1977 opened the 30 oysters in 1 minute and 31 seconds, while the winner of the first edition was John Cummins with a time of 3 minutes and 34 seconds
The Galway International Oyster & Seafood Festival which brings such notoriety to Galway is held every year in September when the first oysters of the new season can be tasted.
In fact, the oyster season begins in September, as the rule dictates that the best oysters are consumed in the months that have an “r” in their name, and therefore from September to April.
It is the festival ad hoc for those who love oysters (the Irish ones are particularly delicious) for which a large feast of tartare oysters and rivers of Guinness beer for those who decide to spend the last weekend of September in Galway.
The Festival program also includes a very interesting Seafood Trail that will allow seafood lovers to taste them in the main restaurants that have joined the initiative (see the relevant map).
The success of the Festival is sanctioned by having been able to attract over half a million visitors during the various editions who have consumed more than 3 million oysters washed down with rivers of Guinness beer and Champagne
For more information:
http://galwayoysterfestival.com/




Quanti di voi hanno mai sentito parlare delle Isole Faroe? Se non le conoscete non è poi così strano considerato che non appaiono addirittura su alcune carte geografiche e quando ci sono vengono localizzate con alcuni puntini difficilmente riconoscibili a occhio nudo!
Se posso aiutarvi a immaginarle vi suggerisco di pensare a un paese con paesaggi mozzafiato, l’aria decisamente fresca e una cultura più che interessante.
Sono piccole e disperse nel mezzo del Nord Atlantico, ma è proprio la loro ridotta dimensione che consente al viaggiatore di esplorarle e viverle intensamente anche in un periodo limitato di tempo; sono facilmente raggiungibili con i nuovi voli diretti da Milano in sole 4 ore di volo.
Migliori isole al mondo
Qualche anno fa la rivista di viaggio americana National Geographic Traveler chiese a 500 esperti di viaggi di partecipare ad un sondaggio per trovare la miglior comunità di isole nel mondo; il sondaggio si basava sull’integrità del luogo e su quello che rende una destinazione unica.
Furono classificate ben 111 isole differenti e le Isole Faroe raggiunsero il vertice della classifica come destinazione isolare numero uno al mondo e furono definite come: autentiche, incontaminate e con un’alta probabilità di restare tali a lungo.
Nel mezzo del Nord Atlantico troverete un paese in cui la natura è una selvaggia esplosione di verde che si perde in un oceanico abbraccio marino e dove la popolazione vive in un affascinante contrasto tra modernità e tradizioni culturali antiche.
In queste terre selvagge vivono 50mila abitanti e un esercito decisamente più numeroso di pecore, poi ci sono gli uccelli – un’incredibile varietà – pulcinelle di mare, sule e procellarie, che riempiono di colori e suoni incantati questo angolo di paradiso per i bird watcher che arrivano da ogni angolo del mondo per osservarli.
The smallest capital in the world
Tórshavn è la più piccola capitale del mondo, ma capace di offrire tanti servizi, dagli hotel 4 stelle ai negozi di design locale, oltre a ottimi ristoranti che servono cibo a base di prodotti locali.
Molto caratteristica è la parte vecchia della città, Reyni, colorata dalle tante casette costruite in legno e con i tetti d’erba, che rendono il quartiere molto pittoresco; anche Tinganes, dove risiede il governo è un importante punto di riferimento per la capitale.
Per gli amanti dell’arte c’è da visitare il museo Listaskalin, con mostre permanenti di dipinti e arte faroese contemporanea, oppure la Casa del Nord, un centro culturale dedicato all’intera Scandinavia, dove regolarmente si svolgono concerti, spettacoli e mostre temporanee di pittura.
Le Isole Faroe dispongono di un’ottima rete di collegamenti interni, tramite strade, ponti e tunnel sott’acqua, che permettono al turista di visitare tutte le parti delle isole e di vivere il contrasto evidente che vi è tra la capitale e i villaggi di pescatori.
Bird watching
Tutta la costa ovest e in particolare l’isola di Mykines è un vero paradiso per gli amanti del bird watching, con migliaia di pulcinelle di mare, sule e molti altri uccelli marini che si possono ammirare da vicino, sostando sulle barche, facendo escursioni sulle maestose scogliere o semplicemente passeggiando nella natura.
Sulle Isole Faroe sono state identificate ben 300 specie di uccelli, dei quali un centinaio sono specie di uccelli migratori abituali del Nord Atlantico; in primavera e in autunno, periodi nei quali le Faroe sono la meta meno esplorata dai bird watcher, in realtà si possono ammirare alcune delle specie più rare.
Hiking
Non c’è niente di meglio di un’escursione tra i paesaggi mozzafiato, dove poter assaporare l la tranquillità e respirare l’aria chiara e pulita a pieni polmoni.
Pur essendo piccole, le Isole Faroe offrono tante opportunità di escursioni e gite, dai vecchi sentieri che collegano i piccoli villaggi, ai percorsi di montagna con vista sull’oceano, accompagnati dal canto degli uccelli e circondanti da pecore e manti di erba verde.
In primavera e in estate vengono organizzate una serie di escursioni giornaliere nell’area intorno a Tórshavn e Kirkjubø, e sulle varie isolette, con guide del posto esperte ed appassionate.
Tra le mete più gettonate e spettacolari vi sono: le alte scogliere di Djupini, la zona di Akraberg con il famoso faro sulla punta più a sud, e l’isola di Stóra Dímun, abitata da una sola famiglia, un’occasione unica per scoprire da vicino la vita della gente locale e godere del calore e dell’ospitalità che i Faroesi sanno riservare ai visitatori che approdano sulle loro coste.
Come arrivare
Le Isole Faroe sono comodamente raggiungibili in aereo, con voli diretti tutto l’anno dalla Danimarca, dall’Inghilterra, dall’Islanda e dalla Norvegia.
In estate Atlantic Airways opera anche un volo diretto da Milano Malpensa (4 h) una volta alla settimana, il sabato (dal 29 giugno al 28 agosto), da Copenaghen Atlantic Airways opera voli giornalieri, mentre da Billund ci sono da 2 a 5 collegamenti alla settimana, a seconda della stagione.
L’aeroporto di Vagar si trova a 56 km dalla capitale Thorshavn, situata sull’isola di Streymoy, e per raggiungere la città viene assicurato un servizio di pullman ogni ora; il biglietto, dal costo di 100 corone faroesi/13,50 € include la traversata in traghetto per l’isola di Streymoy.
Le Faroe sono raggiungibili ovviamente anche via mare: da Hirtshals, nello Jutland del Nord, ci sono collegamenti diretti 2 volte a settimana durante l’estate e una volta durante l’inverno, con il traghetto ” Norröna ” della compagnia Smyril Line ( 38 ore di traversata ); lo stesso traghetto naviga anche dall’Islanda alle Isole Faroe una volta a settimana durante l’estate.
Una prestazione imbarazzante contro la Svizzera chiude un europeo da incubo per una nazionale che è la fotografia disarmante di quello che sa esprimere oggi il calcio italiano.
Due eliminazioni nelle ultime qualificazioni ai mondiali e il disastro odierno relegano ad un fatto episodico la vittoria dell’Italia di Mancini nell’europeo post pandemia.
La nazionale in Italia sa cementare il tifo di milioni di italiani ma ha tra i suoi più grandi nemici i presidenti delle squadre di club.
Serie A,B e C pullulano di giocatori stranieri che vengono ingaggiati dai presidenti che si giovano per tali ingaggi di bonus fiscali che fanno risparmiare soldi a beneficio dei bilanci societari.
Un tale comportamento fa sì che una marea di giovani calciatori italiani non trovino spazio come titolari in prima squadra con la conseguenza che non potendo giocare con continuità non riescono ad accrescere il loro bagaglio tecnico.
Potrei capire l’ingaggio di campioni di provata bravura ( in numero comunque limitato) che possano alzare il livello tecnico delle squadre, ma non riesco a comprendere l’ingaggio di una marea di modesti giocatori stranieri che nulla portano all’ innalzamento della qualità del gioco.
Questo pomeriggio la nazionale è riuscita a far sembrare la Svizzera al pari del Brasile, ricevendo sul piano del gioco una lezione a dir poco umiliante.
Nessuno è esente da colpe e la logica vorrebbe che per ripartire sia prima necessario azzerare tutto il movimento partendo dai vertici della Federazione e proseguendo con la conduzione tecnica che ha dimostrato di non essere riuscita ad inquadrare sul piano tecnico-tattico nessuna delle quattro partite disputate.
Mary e io abbandonammo il nostro attico in città e la brillante professione di corrispondenti esteri per quotidiani e settimanali.
Ci lasciammo alle spalle una vita lussuosa e affascinante, accettando una riduzione superiore all’ottanta per cento dei nostri guadagni.
Cominciammo così una nuova vita di contadini su un roccioso lembo di terra in un remoto angolo d’Irlanda.
Non avevamo alcuna cognizione di agricoltura, se si esclude quel che si può imparare coltivando rose in una terrazza sovrastante le strade rumorose della città. Mary vendette la sua lavastoviglie all’inquilino che subentrò nel nostro appartamento e io regalai il mio frac all’opera di beneficenza “ Soccorso peruviano”.
Questa svolta radicale iniziò per caso. In un caldo giorno d’estate stavamo seduti all’ombra di un tendone in terrazza: avevo in mano un libro di Agatha Christie e Mary il suo catalogo di sementi. Lo zampillo continuo delle nostre fontanelle si sovrapponeva piacevolmente allo strombazzare dei taxi.
– Sai – dissi alzando gli occhi dal libro – mi ha sempre attirato l’idea di dedicarmi all’agricoltura. Fin da bambino avrei voluto essere agricoltore.
In verità stavo dicendo una cosa assai singolare, dal momento che tutta la mia vita era trascorsa in città, come, del resto, era avvenuto per mia moglie.
Mary non distolse gli occhi dal suo catalogo, limitandosi a borbottare qualcosa a proposito di piselli dolci. Poi, dopo qualche minuto, la mia frase sembrò colpirla e mi guardò:
– Anch’io, – disse vivacemente, e allora perché non ci proviamo?
– Proviamo che cosa? – chiesi distratto, non avendo dato peso alla mia stessa proposta.
– A fare gli agricoltori!
Misi da parte il libro, mentre mi venivano in mente diverse obiezioni alla mia uscita e all’osservazione di Mary, davvero campate in aria, se non pura follia: non possedevamo una fattoria né avevamo soldi a sufficienza per comprarne una, non avevamo tempo libero da dedicare alla campagna e avremmo dovuto incominciare tutto da zero. Il nostro lavoro di giornalisti ci impegnava molto e ci remunerava in proporzione. Dal punto di vista fisico, poi, entrambi somigliavamo assai poco a quel che deve essere un agricoltore: non eravamo più giovani e avevamo passato troppo tempo seduti a leggere, scrivere e parlare.
– Continua a leggere – disse Mary; – torno fra un minuto.
Un’ora più tardi tornò in terrazza: aveva scorso in lungo e in largo gli annunci di fattorie in vendita su parecchi giornali e settimanali e aveva fatto alcune telefonate. Questo fu l’inizio, poi ogni gradino portò al successivo.
Mi sono imbattuto in questo libro (edito per la prima volta in America nel 1973 dalla Doublebay & Co. Inc.Garden City N.Y e in Italia nel 1983 per i tipi della Mursia editore S.p.A) nel 1999 quando ne ho trovato una copia su di una bancarella del mercatino dell’usato che stazionava di fronte al mitico Bar Vanni, in via Col di Lana – in zona RAI a Roma.
L’ho letto in una notte, trovandolo bellissimo, vista la mia passione per l’isola di smeraldo e la prima cosa che mi è venuta in mente a fine lettura è che il libro fosse stato recuperato in qualche operazione di sgombero a seguito del decesso del proprietario (che ha siglato e dato un voto al libro nella prima pagina), perchè, un libro del genere chi lo possiede se lo tiene in libreria per andarselo a rileggere quando la voglia d’Irlanda si fa sentire, o come nel mio caso, ogni due o tre anni per convincermi che il sogno di aprire una bed & breakfast nella terra di San Patrizio potrà diventare prima o poi realtà.
Donald Grant con la moglie Mary sono stati i precursori del moderno “mollo tutto e scappo via” e la loro fuga l’hanno messa in atto negli anni’60 quando internet non esisteva e una copia del giornale su cui scriveva Donald a New York impiegava 30 giorni per arrivare a Dooneen.
Mentre leggevo il libro ho provato grande ammirazione per queste due persone che hanno saputo realizzare una straordinaria impresa che realizza il sogno dell’affrancamento dalla società tecnologica, ho percepito quanto amore hanno dedicato alla loro impresa e mi son detto che potremmo farlo tutti …di trovare il nostro posto nel mondo!
Il libro è il racconto puntuale della nuova quotidianità e Donald racconta giorno per giorno la loro nuova vita in un luogo dove tutto è nuovo e diverso: dalle peripezie per la costruzione della loro casa, al lavoro nei campi, all’allevamento di capre bianche e di api nere, fino all’inevitabile incontro con gli abitanti del luogo che da tempi immemorabili vivono quella vita, con la loro cultura e le loro tradizioni; il tutto mettendo in campo la capacità di adattamento, la pazienza e l’umiltà con cui hanno saputo affrontare le non poche difficoltà.
La zona della costa irlandese che va da Kinsale fino a Dursey Island, all’estremità della penisola di Beara è una delle più belle in assoluto dell’intera Irlanda.
Il libro è ambientato nella “Sheep’s Head” Peninsula (“Capo della pecora”), lo stretto lembo di terra che si estende per 24 km tra la Mizen Peninsula e la Beara Peninsula.
Siamo di fatto nella contea di Cork, ma gli abitanti di questa zona se interrogati sul luogo da cui provengono hanno il vezzo di rispondere “da West Cork”, e non da “Cork”.
La vicinanza con la Corrente del Golfo rende questa parte di costa particolarmente temperata, con un clima decisamente mite, confermato anche dalla fioritura dei narcisi, che ogni anno avviene nel mese di gennaio.
Qui la “pioggerellina” tipicamente irlandese è di casa, visto che per 250 giorni all’anno non si dimentica di bagnare (anche se talvolta in modo lieve) la vasta e variopinta vegetazione, fatta di torbiere e di piante carnivore.
Il paesaggio, verso ovest, si fa decisamente più aspro e selvaggio e la costa è tutto un susseguirsi di piccole città portuali, piccole baie e insenature.
Capre bianche e api nere – White Goats and Black Bees
Il libro è stato ristampato più volte da Mursia Editore, l’ultima edizione è del 2013 nelle Collana: Mollo tutto e …
Al volume è allegata una guida pratica con le informazioni essenziali per andare a lavorare, trasferirsi o semplicemente trascorrere un piacevole soggiorno nella meravigliosa Irlanda.
Mollo tutto e… allevo capre bianche e api nere in Irlanda
Donald Grant e Mary Frances
Donald e Mary entrambi giornalisti si erano incontrati nel periodo in cui condividevano una scrivania alle Nazioni Unite dove lavoravano come corrispondenti per le rispettive testate giornalistiche.
Donald scriveva per il “Post-Dispatcher” di St.Louis, mentre Mary era corrispondente per il “McGraw-Hill World News”, per il quotidiano indiano “Patriot” e per Look Magazine.
Negli anni’60 hanno comprato una piccola proprietà sulla penisola di “Sheep’s Head” ( capo della pecora), in gaelico “Rinn Mhuintir Bháire”, nella contea di Cork.
Qui hanno allevato capre ( tra cui Fleur, Katrina, Joy e Paddy), anatre e 200.000 api nere irlandesi, trasformandosi in contadini e vivendo in pratica di sola agricoltura.
Donald e Mary hanno continuato a vivere a Sheep’s Head e, poi a Bantry per il resto della loro vita.
Donald è morto nel 1983, mentre Mary è deceduta nel luglio del 2012 ed entrambi sono sepolti nella loro amata Kilcrohane.
Se siete in Irlanda e vi siete inoltrati nella parte a nord dell’isola non potete perdervi una escursione al ponte di corda di Carrick-a-Rede (Rope Bridge in inglese), una delle principali attrazione turistiche dell’Irlanda del Nord che richiama oltre 250.000 visitatori all’anno.
Questo ponte sospeso in corda, collega l’isolotto di Carrick Island alla terra ferma e si trova lungo la famosa Causeway Coast (un’area nota per l’eccezionale bellezza naturalistica) vicino al villaggio di Ballintoy, nella contea di Antrim, è lungo 20 metri, e fissato ad una scogliera molto suggestiva ad un’altezza di circa 30 metri.
Una volta giunti sull’isolotto da lì si possono ammirare l’isola di Rathlin e le coste della Scozia.
Il ponte era stato costruito originariamente ( si narra che il primo ponte abbia visto la luce circa 350 anni fa ) per permettere ai pescatori di accedere all’isola, dove per centinaia di anni hanno rischiato la vita per catturare i salmoni nord-atlantici durante la migrazione.
Nel corso dell’ultima ristrutturazione avvenuta nel 2008 si è riportato in vita anche un affascinante pezzo di storia marinara irlandese, il cottage dei pescatori (che veniva usato dai pescatori quando lavoravano nell’industria ittica) con un ampia raccolta di memorie e racconti delle persone legate alla pesca al salmone nella zona.
Aki Colgan, l’ultimo pescatore a Carrick-a-Rede, ha messo a disposizione molti ricordi.
Aki ha lavorato sull’isola per più di 25 anni, andandosene solo nel 2002 quando l’industria ittica ha chiuso (dopo aver mantenuto generazioni di pescatori) poiché di salmoni non ne erano rimasti molti nelle acque circostanti che attraversavano per risalire i corsi dei fiumi Bann e Bush.
Prenotando in anticipo, si può anche visitare il cottage dei pescatori restaurato e ascoltare resoconti di prima mano dell’attività della pesca al salmone nella zona, la cui storia risale al 17° secolo.
Per prenotazioni per visitare il cottage dei pescatori, contattare +44 (0) 28 2076 9839
Per maggiori informazioni :
http://www.nationaltrust.org.uk/carrick-a-rede
Che differenza c’è tra un bicchiere d’assenzio ed un tramonto?
Oscar Wilde aveva la risposta: “Un bicchiere d’assenzio è la cosa più poetica al mondo”.
Così Londra scopriva l’esaltazione di quello che Baudelaire battezzerà la Fata Verde nella Parigi creativa e scapigliata dei suoi tempi.
liscio: si beve direttamente come tale, servito in un bicchiere piccolo.
alla francese: è il rituale classico. Si versa nel bicchiere una dose di assenzio, si appoggia un cucchiaino apposito, forato con una zolletta di zucchero sopra, e con una brocca, si fa gocciolare dell’acqua ghiacciata.
flambè o bohemiènne: si mette prima di tutto il cucchiaino con lo zucchero sopra il bicchiere, si versa l’assenzio bagnando la zolletta di zucchero, fatto questo si incendia la zolletta in modo che il fuoco caramelli lo zucchero che gocciolando infiamma anche l’assenzio, quindi si allunga la miscela con acqua.
L’absinthe, in italiano assenzio,una delle mode che caratterizzarono la fine dell’Ottocento, è un liquore ad alta gradazione alcolica 68º, che si presenta in colore verde smeraldo o verde chiaro ottenuto dalla Artemisia Absinthium, una pianta spontanea che cresce in gran parte dell’Europa e particolarmente in Italia, dove è nota anche come “artemisia maggiore o romana”.
L’assenzio, liquore proibito prima in Francia poi in quasi tutta Europa, Italia inclusa, è passato alla storia come la bevanda alcolica degli artisti.
Pittori, poeti e scrittori da Shakespeare fino ad Hemingway senza dimenticare i maledetti come Verlaine e Rimbaud che dell’assenzio fecero la loro personale dannazione.
Degas, Van Gogh, Gauguin, Toulouse Lautrec poi Picasso ed il nostro Modigliani.
Tra l’uso e l’abuso, la leggenda nefasta e l’esaltazione a musa ispiratrice, nel 1915 anno della messa al bando definitiva, l’assenzio sparisce dal quotidiano, sbiadisce nella memoria ferita da due guerre mondiali e resta isolato nei versi maledetti come qualcosa di assolutamente estraneo al mondo moderno che all’alba della pace è già alle prese con altri vizi e piaceri illeciti.
Oggi è nuovamente tornato tra di noi.
Per maggiori informazioni:
Associazione italiana per la tutela dell’assenzio
https://www.assenzioitalia.it/