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Ne vedremo delle belle

La botta subita al Referendum sulla giustizia è stata di quelle pesanti e la signora Meloni sta tentando di correre ai ripari mettendo in atto il più classico dei “ vai avanti tu e vediamo che succede “.
Ma c’è un distinguo notevole da fare sulle richieste di dimissioni  ottenute nel giro di poche ore dopo la disfatta del SI, e sì perché le dimissioni di Del Mastro e Bartolozzi erano un atto dovuto già da prima della chiusura delle urne elettorali e soprattutto i loro comportamenti  non in linea con chi svolge un ruolo di governo si sono manifestati nel caso della Bartolozzi e invece scoperti nel caso di Del Mastro nel pieno della campagna elettorale.
La logica, il buon senso e il rigore istituzionale farebbero pensare che un Capo di gabinetto di un ministero e per di più del ministero titolare del quesito referendario si dovrebbe astenere dal fare campagna elettorale attiva partecipando addirittura a trasmissioni televisive, come se fosse non un funzionario dello stato ma un esponente di un partito politico.
Su Del Mastro credo che non ci sia nulla da commentare in quanto qualsiasi commento volto a giustificare il comportamento tenuto da un vice ministro della giustizia suonerebbe come una vera e propria presa in giro, per carità chi non ha mai commesso in vita sua una leggerezza,  ma poi viene fuori che la leggerezza l’ha commessa con altri  tre compagni di partito, tra cui la vice presidente della regione Piemonte  e se questi ultimi possono essere ritenuti dei bonaccioni o dei creduloni che si sono fidati della bontà dell’affare proposto dall’amico per Del Mastro vice ministro della giustizia è impensabile che prima di entrare in qualsiasi tipo di società non abbia fatto una piccola verifica non tramite i servizi segreti ma semplicemente digitando su Google il cognome dell’unica persona  al di fuori del suo giro di conoscenze politiche a cui avrebbe poi affidato il ruolo di amministratore unico della società che sarebbe andato a formare.
Ben altro discorso è quello che riguarda la signora Garnero in Santanchè perché quello che oggi per la signora Meloni non va più bene è sotto gli occhi di tutti da almeno due anni e se per  tutto questo tempo ha goduto della fiducia della capo di governo come mai oggi le vengono chieste le dimissioni ( ricordando che la coalizione che governa ha respinto a più riprese almeno tre mozioni di sfiducia presentate contro l’operato non etico della signora Garnero in Santanchè ) e il motivo è semplicissimo serve qualcuno che faccia da capro espiatorio per la disfatta patita al Referendum.
E’ più che logico che la signora Garnero in Santanchè punti i piedi, perché lei non è proprio apparsa nella campagna elettorale referendaria e non ci sta a passare alla storia come quella che avrebbe fatto perdere il referendum al centro destra.
Comunque vada a finire la vicenda, che non potrà che finire con un passo indietro se non altro per evitarsi una sfiducia parlamentare che questa volta arriverà di sicuro, una cosa è certa la vita politica della cuneese è arrivata al capolinea perché per potersi ripresentare in  qualsiasi tornata elettorale futura non potrà più farlo se al comando della coalizione ci sarà la signora Meloni.
Se la cuneese non se la passa bene non è che la romana della Garbatella stia meglio perché il giorno dopo la botta ricevuta  dal popolo italiano del No tutto cambia e nulla sarà più come prima.
E’ venuta meno la fiducia di 15 milioni di italiani che non è poca cosa e comincerà a venir meno la fiducia di personaggi che gravitano all’interno della coalizione che regge la sua maggioranza che già pensano alle prossime elezioni e soprattutto al dove e come collocarsi per non andare a casa.
Non vorrei essere nei panni della signora Meloni che da oggi più che mai avrà un chiodo fisso a cui pensare ( non certamente diminuire le accise, rimettere a posto la sanità, intervenire sugli aumenti  energetici che mettono in ginocchio gli italiani – su questi problemi non si è fatto nulla in tre anni e mezzo e meno che mai lo si farà da qui in avanti ) andare a nuove elezioni subito o aspettare il 2017?
Nel primo caso ci vuole quel coraggio che mi sembra le sia mancato quando avrebbe dovuto chiedere queste dimissioni in tempi non sospetti e fatto non secondario il coraggio dovrebbe farsi doppio per andare contro a tutti quei suoi alleati che non hanno nessuna intenzione di lasciare una poltrona già sapendo che potrebbero non riaverla.
Nel secondo caso si lascerà avvolgere dai pifferai magici che la convinceranno a soprassedere alla possibilità di elezioni anticipate e così facendo darà il tempo e la possibilità ai suoi avversari politici di organizzarsi e si sa che in politica quando si fiuta odore di possibilità di vittoria i campi stretti fanno ben presto a diventare non larghi ma larghissimi imbarcando dentro anche una marea di Pinocchi pur di arrivare a sconfiggere il nemico che era al Governo.
Una cosa è certa, ne vedremo delle belle!